30.5.10

Ci Siamo...


POST TEMPORANEO PER EVITARE SPOILERATE E PARLARE DEL MIGLIORE PRODOTTO TELEVISIVO DELLA STORIA

27.5.10

Recensione: "Bubba Ho-Tep"


Fa ridere quel clown. Guarda il naso rosso, la guance rubiconde, il sorriso gigante. Guardate quel buffo cappello e come riesce a sprizzare l'acqua dal farfallino. Guardate quelle scarpe che non finiscono mai e come ci inciampa. Straordinario. Guardate tutto questo, guardate, ridete, ma io non ne ho voglia. A me sembra che quel clown non sia felice, a me sembra che abbia sofferto, che dietro il sorriso disegnato ci siano denti serrati, che dietro quegli occhi colorati ci siano lacrime, che dietro quel vestito arlecchineo e ingombrante ci sia un corpo vecchio, malandato.
Tutto questo mi ha suggerito Bubba Ho Tep, un film che è molto più di quello che sembra, che ha un vestito sfarzoso, tempi comici, storia barocca, ma un'anima triste. E bellissima. La vecchiaia, la solitudine a cui porta, la tenerezza dell'amicizia in là con gli anni, l'importanza delle piccole cose, dei piccoli oggetti che ci ricordano fasti, amori e gioie passate, la malattia, le piccole soddisfazioni o meglio le grandi soddisfazioni dovute alle minime cose . E poi nella figura decadente e decadentista di Elvis parliamo del declino, della fine della fama ma poi, meravigliosamente non rimpiangiamo tanto quella fama, quel successo, ma al contrario avremmo voluto evitarlo, avremmo voluto essere persone normali, avremmo voluto stare più tempo possibile vicino a nostra moglie e nostra figlia. 

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Straordinario l'Elvis nato dalla penna di Lansdale, un uomo che per un destino forse autocreatasi si ritrova vecchio e solo in una casa di riposo. Il Re è sceso dal trono, e soffre come e più dei suoi vecchi sudditi. Ma tolti i lustrini acquisisce un'altra regalità, quella dell'anima. E con lui in un processo quasi mimetico si accompagna Bruce Campbell, l'attore che mai più ha raggiunto la fama avuta a trent'anni. Bruce è Elvis, il suo doppio come Rourke era Randy "The Ram"in the Wrestler. La vita non è sempre sulla cresta dell'onda, specie se quella cresta aveva le dimensioni di uno tsunami.
Togliete quella mummia, togliete gli orpelli, perchè Bubba Ho tep non è quello che sembra. Bubba Ho tep è una splendida riflessione su noi e sui nostri ultimi anni, sulla morte e sulla vita vissuta male, sulla mancanza di affetti e sulla chiusura del palcoscenico, sulla pazzia e tenerezza di un vecchio nero convinto di essere Kennedy e, all'opposto, di un uomo che è davvero Elvis ma, forse, non vorrebbe mai esserlo stato.


( voto 7,5 )

21.5.10

Recensione: "Evilenko"



Recensione non facile per questa opera prima e unica di David Grieco, tra l'altro giornalista da sempre interessatosi alla storia del comunismo. Portare in celluloide la storia di Andrej Chikatilo, uno dei più efferati serial killer di sempre, non era certo facile, sia moralmente che cinematograficamente dato che la crudeltà e nefandezza dei suoi omicidi, specie su bambini era, a mio parere giustamente, infilmabile. E qui rendo merito a Grieco e al suo film. Molti avrebbero potuto calcare la mano nel dettaglio macabro degli omicidi, mentre il regista ha sempre mostrato soltanto il Pre e il Post delitto, peraltro con più di una scena riuscita. Rendo poi il doveroso omaggio alla grande prova di McDowell, completamente immerso stanislaskivamente nel personaggio. Cos'è allora che non mi convince appieno? Innanzitutto il "taglio" televisivo del film, e per taglio intendo atmosfera, fotografia, dialoghi, anche recitazione, tutti aspetti che a volte ci fanno sembrare di essere davanti a una puntata di Derrick anzichè al cinema. 

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Ma, soprattutto, non ho amato la distorsione della storia approntata da Grieco. Perchè prendere la vicenda di Chikatilo e cambiarla ad arte solo dove fa comodo? Sembra che il regista abbia preso la biografia del killer e detto: questo sì (passato da insegnante, capacità di eccitarsi e raggiungere l'orgasmo solo con la violenza, l'omicidio) questo no ( Chikatilo era padre di 2 figli, molto importante a mio parere), questo lo gonfiamo ( Chikatilo aveva la tessera comunista, nel film è addirittura un agente KGB; Chikatilo aveva senz'altro capacità di persuasione con le sue vittime, ma nel film è praticamente un ipnotista) questo lo sminuiamo ( la pazzia, malattia mentale di una persona del genere). Grieco, addirittura, è così immerso nel suo studio sul comunismo che, sebbene il dialogo sia molto buono, sembra addossare nella crisi di quest'ultimo la nascita di mostri come Chikatilo. Riporto il dialogo: -" La schizofrenia nasce sempre da una crisi di identità, l'unica identità dell'uomo sovietico è il comunismo; ora il comunismo sta morendo e l'uomo sovietico per non morire ricorre all'istinto di sopravvivenza" -" Secondo lei siamo tutti malati?" -"Dal momento che i manicomi si sono serviti per chiudere la bocca ai dissidenti, cioè agli unici sani di mente, devo presumere che i veri malati siano ancora tutti là fuori". "in questo paese sta per scoppiare una vera epidemia. Lui (Evilenko- Chikatilo) è il virus. Se lo ucciderete non troverete mai l'antidoto".
Tutto molto bello Grieco, ma usa questi tuoi pensieri per altro. Chikatilo era un malato, punto e basta. L' America ne ha avuti molti di più se è per questo. Sta epidemia che fine ha fatto? Chikatilo era semplicemente un uomo, Chikatilo era semplicemente un mostro.

( voto 6,5 )

15.5.10

Recensione: "Shadow"


(presenti spoiler)

Mi ritrovo per la prima volta a commentare un film il giorno dopo la visione e non immediatamente. Questo perchè Shadow ha bisogno di essere rielaborato, capito, ricostruito, per non rischiare di tacciarlo come semplice gioco registico, peraltro ottimo. Per questo, se la mia ricostruzione fosse giusta, credo di essere davanti a una grande opera di genere (anche se a dir la verità Shadow balla tra più generi). A mio parere il tema dominante del film è il Senso di colpa. Cercherò di spiegarmi il più possibile. David è un soldato che in Iraq, suo malgrado, si è reso complice di un eccidio di civili in una grotta (bruciati vivi). Subito dopo però è colpito da una granata. I suoi due compagni muoiono, lui resta senza gambe. Questa in realtà è la fine del film ma punto di partenza di tutto. David prima del risveglio in ospedale vive un incubo, praticamente l'intero film.E' in Europa a fare biking. Conosce una ragazza, anch'essa biker, della quale si innamora. I 2 sono perseguitati da un paio di cacciatori pazzi pronti ad ucciderli. Ma un' inquietante presenza, quasi un mostro, rapirà tutti e 4 e li trascinerà all'inferno.

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Parlavo del senso di colpa : David in realtà non avrebbe voluto compiere il massacro in Iraq ma non ha saputo fermare i compagni. Questi 2 soldati, nella rielaborazione mentale di David, non sono altro che i due cacciatori. Sono suoi antagonisti nell'incubo perchè colpevoli nella realtà di averlo coinvolto nel massacro. Da qui si spiega anche il fatto che David, per punizione, li faccia morire nel suo incubo. Ma chi li uccide? Qui sta la genialità, sempre che l'abbia colta, di Shadow. Il mostro, l'uomo deforme, non è altro che la l'impersonificazione di tutte le vittime di guerra della storia, la loro crasi ( fisico da ebreo dei campi di concentramento, viso da disastro nucleare, corpo da torturato) che finalmente può avere la sua vendetta sugli uomini della guerra, sui carnefici. Non a caso uccide i due cacciatori, ma non David, che in realtà è stato solo testimone (palpebra tolta, occhio sbarrato: testimone ) del massacro iracheno ma non direttamente colpevole. La ragazza ( in realtà l'infermiera dell' ospedale) non è infatti nemmeno toccata nè la si vede più dopo il rapimento da parte del "mostro", perchè completamente innocente. Però la sua voce, il suo richiamo porterà David fuori dalla casa delle torture, come in effetti nella realtà salverà lui la vita (quando nell'incubo David esce finalmente fuori è raggiunto dal mostro che , presumibilmente, gli taglia le gambe...). 

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Tre vari sensi di colpa, totale dei soldati, parziale di David, nullo della ragazza sono così sublimati nell'incubo del ragazzo. Se questo era veramente il messaggio di Zampaglione lo considero uno dei metodi più geniali e originali per la rivalsa delle vittime di guerra contro i carnefici.
Gia, Zampaglione. Un film ha anche un aspetto tecnico e Shadow è oltre ogni aspettativa. Fotografia mozzafiato, che passa dai campi lunghissimi degli stupendi paesaggi ai primissimi piani, quasi dettagli, dei protagonisti. Colonna sonora disturbante e funzionale, veramente notevole, firmata in toto dal regista. Interpretazione degli attori di ottimo livello sui quali spicca quella MEMORABILE del mimo Nuot Arquint, capace di dare vita a uno dei più bei cattivi cinematografici degli ultimi anni (le smorfie e lo sguardo durante la prima tortura sono qualcosa di straordinario). Scene d'azione perfette come quella dell'inseguimento in macchina ai 2 bikers. Ambientazioni degli interni da incubo, tensione per tutta la durata della pellicola molto sopra la media. Che dire? Quei piccoli difetti (sicuramente presenti) che può avere la pellicola sono senz'altro superati dalla qualità, originalità e "effetto sorpresa" (per essere un horror italiano) che innegabilmente possiede Shadow. Una boccata d'aria fresca (anzi malsana, sgradevole, irrespirabile) ma comunque ARIA nell'apnea decennale del cinema horror italiano.

( voto 8)

14.5.10

Recensione: "Ben X"


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presenti pesanti spoiler

E' difficile trovare le parole per descrivere le emozioni che questo autentico capolavoro ha saputo suscitarmi. E' difficile, ma doveroso, perchè non potrei trovarle a freddo, non sarebbero le stesse, è giusto che vengano ora, a cuore ancora pulsante, a viso ancora segnato dalle lacrime.
Ben X è uno dei film più toccanti che abbia mai potuto vedere anche se tale aggettivo rischia di sminuirlo, di limitare alla semplice (ma importantissima) componente emozionale quella che è una grandezza a prescindere dell'opera. Cercherò per questo di analizzarlo più completamente che posso anche se le dita, ancora tremanti, potrebbero portarmi a scrivere cose troppo di parte.
Partiamo dalla recitazione. L' interpretazione di Greg Timmermans (Ben) è semplicemente memorabile. Certo, il suo personaggio è straordinario, ma in 9 visi su 10 sarebbe risultato esagerato, forzato, macchiettistico. Lui passa da un registro all'altro, sopra e sotto le righe senza far mai perdere coerenza al personaggio. E che dire della madre, figura dalla straziante umanità, forza e debolezza, speranza e rassegnazione, amore sconfinato per un ragazzo che, solo apparentemente, non sembra ricambiare. E veri, veri, in un cinema che sembra non conoscere le persone e le dinamiche della vita, veri sono tutti gli altri personaggi, forse di contorno (perchè tutto in BEN X è di contorno a Ben, alla sua mente), ma allo stesso tempo tremendamente funzionali.

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La regia, modernissima, è a volte forse troppo da videoclip, ma da videoclip, da videogame è la coscienza di Ben, veloce, attenta ai dettagli, incapace di fermarsi, a 2000 l'ora dentro a una testa e a un viso che sembrano , al contrario, essere spenti e fermi. Sono molte le distorsioni e i virtuosismi tanto da arrivare a volte a un senso di iperrealtà, ma iperreale è la vita vista da Ben, vissuta allo stesso modo del videogame dove essere a livello 80 "significa che sei rispettato da tutti" mentre nel mondo reale nessuno lo fa. Nei videogame "puoi essere quello che vuoi", mentre nella vita, quella vera, sei ciò che sei. E qui entriamo nel discorso della sceneggiatura, assolutamente perfetta. Difficilmente ho visto film dove non ci sia neanche un comportamento fuori posto, una sola frase sbagliata o superflua, un solo evento che non sia funzionale alla storia. E così la videocassetta del dileggio massimo, quella videocassetta che ci accompagna come una freccia piantata nel cuore per tutto il film, riviene fuori alla fine, quando ormai nessuno di noi se lo aspettava più. Ed è qui che scopriamo che Ben, alla faccia di tutti, non è semplicemente una vittima predestinata, Ben sa cos'è il dolore, sa cos'è la vergogna, sa qual'è il male e riesce a combatterlo, e a sconfiggerlo, in un modo magnifico, plateale, geniale, definitivo. E le lacrime che avevamo cominciato a spendere per quello che sembrava, diventano lacrime di gioia, di tenerezza, di dolcissima rabbia. E poi il finale, quel cavallo più volte cavalcato virtualmente ed ora lì, davanti a lui, così reale, così vicino.

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E il lirismo di alcune scene, l'abbraccio con la madre nel parco, le urla alla croce ( "Gesù, dove sei?"), l'incontro con la sua guaritrice, che tenendo fede al nome riuscirà a guarirlo dalla malattia più brutta, la malattia del vivere.
Magnifico, poetico e allo stesso tempo forte, sociale. Mi piace chiudere con la descrizione che fa Ben del profumo della pelle di Scarlite, la sua amata, "il profumo di una stagione che deve essere ancora inventata su un continente che deve essere ancora scoperto". Grazie Ben, grazie davvero.

( voto 9 )

12.5.10

Recensione: "Rovine"



Classica pellicola nella quale tutte le componenti "tecniche" prevalgono su quelle di scrittura.
Lo scheletro di sceneggiatura è il solito: gruppo di giovani dalla vita spensierata e promiscua di botto si ritrova a vivere un incubo che li vedrà morire uno dopo l'altro con il classico unico sopravvissuto. Lo scheletro è quello, vero, ma Rovine ha almeno un'ambientazione originale, uno sperduto tempio Maya in Messico. E allo stesso tempo originale è il "serial killer" che decima i ragazzi, nè umano nè mostruoso, ma vegetale. Però, come al solito sono vari gli errori ( 2 litri al giorno d'acqua per sopravvivere, perlopiù detto da un dottore...) le incongruenze (perchè i "selvaggi" si uccidono se toccati dalle piante? Non è mica il semplice contatto a portare la morte) e omissioni (quando era andato alle rovine il fratello del tedesco? Che sappiamo di queste piante?) di sceneggiatura che ci portano a fare troppe congetture quando forse era meglio spiegare.

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La parte tecnica però è superba: una fotografia pulitissima, nitida, che ci fa apprezzare al massimo la bellezza del luogo (bellissima l'immagine dal fondo del pozzo con il cielo sullo sfondo); i giovani attori protagonisti che hanno facce giuste e buon mestiere; gli effetti splatter a dir poco perfetti anche se l'unica vera tensione si concentra proprio soltanto in questi momenti quando invece, in un horror ben fatto, dovrebbe coprire tutti i momenti "morti", quelli in cui accade poco. Il regista era probabilmente anche a corto di location se è vero che abbiamo praticamente solo la sommità del tempio e il ristretto pozzo. Da qui una certa ripetitività delle azioni che, inevitabilmente dà staticità al film. Mi sarei aspettato dei cunicoli sotterranei, o comunque qualcosa che aveese aperto nuovi scenari. Rimane un teen horror molto sopra la media, a suo modo originale e, ripeto, molto ben fatto. Da notare che nel film, mentre gli uomini diventano vegetali, la pianta diventa sempre più umana (ha coscienza, ci imita). Non da escludere a questo punto un messaggio ambientalista da parte del regista.

( voto 6,5 )

8.5.10

Recensione: "Piovono Polpette"



 In un'epoca nella quale l'animazione ha ormai raggiunto un livello d'eccellenza (quantomeno visiva) è giusto porre l'accento all'originalità, alla genialità di un'opera. Per questo premio e promuovo a pieni voti Piovono Polpette (straordinario il titolo originale traducibile con " nuvoloso con possibilità di polpette").
In un'isoletta sperduta dell' Atlantico c'è una comunità che vive di sardine: unico cibo, unica fonte di guadagno e unico interesse. Un giovane inventore però cambierà la vita di tutti costruendo una macchina capace di trasformare la pioggia in cibo, qualsiasi tipo di cibo. Fino a che la situazione non precipiterà...
E' vero, il film può risultare, soprattutto "in mezzo", come ripetitivo e un pò statico, ma siamo comunque di fronte a un piccolo gioiello. A livello visivo il risultato è massimo e scene come il rotolamento della palla di vetro, l'arrivo della prima nuvola carica di hamburger e la reggia di gelatina sono un piacere per gli occhi. Ma è la storia, completamente pazza e insensata che ci regala un profumo di nuovo, perlopiù gradevolissimo. Le tematiche certo non sono originali: ragazzino diverso dagli altri, quasi un freak (Dragon Trainer e, soprattutto, Robots); inseguimento di un sogno osteggiato dal padre (Kung fu Panda); successo che dà alla testa (Linguini in Ratatouille); distruzione della Terra da parte dell' uomo (Wall-e); solo per citare le più evidenti e limitandosi alla filmografia recente.Senza dimenticare il riferimento kubrickiano (già ripreso da Wall-e) per il quale la tecnologia, alla fine, acquisisce una propria coscienza e lotta contro l'uomo che l'ha creata.Ma è il modo, la cornice in cui tutto è raccontato a risultare senz'altro sui generis, peculiare. Fortissimo il richiamo al cinema catastrofico o in senso lato ai disastri naturali: il cielo cha cambia colore tipico della bomba atomica, il tornado di spaghetti, l'alluvione finale di cibo che distrugge la città costiera (New Orleans?).

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E, rimanendo in tema con il film, avrà pane per i suoi denti anche chi critica la mancanza di trovate divertenti o personaggi riusciti: che dire del sindaco ingrassante (alla fine identico a Bigweld di Robots)? E del ragazzo-pollo? E degli orsettini gommosi? E del padre? Per non parlare dei topouccelli, dell'immigrato guatemalteco dottore, fisico e altro che si ritrova a fare il cameraman. Mi sembra che rispetto a animali che fuggono da uno zoo o mostri che senza un filo logico si scontrano con alieni... ci sia molta "roba", più genio, più voglia di creare.Insomma in un tempo nel quale inevitabilmente il cinema riutilizza e cita se stesso, Piovono Polpette equivale a una bellissima citazione modificata ad arte che mette in calce la propria firma.

( voto 7,5 )

2.5.10

Recensione: "Birdy"



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L' orrore della guerra e delle sue conseguenze, fisiche e psicologiche; la bellezza eterea del Volo, sogno millenario e mai sopito dell' Uomo: è tra questi 2 estremi che si muove il bellissimo, difficile, intenso Birdy di Alan Parker.
" Si sono presi il meglio di noi" sussurra Al (Cage) nel meraviglioso monologo/dialogo finale al suo grande amico Birdy (un immenso Modine). La guerra. il Vietnam si è preso il meglio di un'intera generazione, morta, ferita, deturpata o impazzita a causa della guerra. Ed anche ragazzi di una purezza quasi irreale, come Birdy, ragazzi con il semplice sogno non tanto di volare come gli uccelli, ma di ESSERE uccelli, ragazzi che alle attrazioni, contingenze e pericoli della vita terrena preferirebbero un'altra vita, quella aerea, anche questi ragazzi, inevitabilmente, hanno dovuto in quel periodo scontrarsi con la realtà, la durezza e l'orrore della guerra, rimanendone devastati . E allo stesso tempo le terribili ferite al volto riportate da Al non sono diverse dal trauma di Birdy, sono sempre ferite, nella pelle o nell'anima, ma comunque indelebili.
Particolarissimo lo stile narrativo, ora super partes, ora focalizzato su Cage, ora su Modine con un continuo spostamento del punto di vista. Regia classica ma con punte liriche come la nascita del canarino o come il bellissimo volo della mente di Birdy, ripreso tanti anni dopo da Amenabar in Mare Dentro. Lo stesso volo, la stessa mente che viaggia, la stessa farfalla che parte dall'ingombrante scafandro del nostro corpo e vola libera, dove nessuno ha il permesso e la capacità di poterla fermare.

P.S: Scandaloso che un attore come Modine che ha debuttato negli anni 80 in maniera quasi devastante con Birdy e Full Metal Jacket, non abbia fatto più NIENTE di livello in seguito.



( voto 7 )