30.9.10

Buio Doc (N°1): Recensione: "Sicko"



Moore non mi sta affatto simpatico. Ovviamente è una sensazione a pelle o forse il tutto è dovuto al fatto che il grande successo in un tipo di format (documentario denuncia-inchiesta) lo abbia portato a riproporlo più volte in diverse salse, mettendomi il dubbio sulla genuinità del tutto.
Il fatto però è l'indubbia forza e capacità di Moore di raccontare il peggio del suo paese, gli Stati Uniti, in una maniera allo stesso tempo seria ed ironica, commovente e grottesca. Sicko ha poi il merito di raccontarci un fatto meno di dominio pubblico rispetto al tema trattato ad esempio in Bowling a Columbine (il possesso e uso delle armi, comune in America), quello dell'incredibile modo in cui è organizzato il sistema sanitario statunitense, totalmente in mano alle compagnie di assicurazione. Semplice il concetto: se non paghi non verrai curato. Il sistema è allucinante. Qui non si parla soltanto dell'aberrante rifiuto al ricovero o alle cure per chi non è in grado di pagare ma anche di:
- Medici che hanno gratificazioni e carriere semplificate se rifiutano a più persone possibili le cure (perchè ovviamente una cura, anche qualora il paziente sia assicurato, costa bei soldini alle assicurazioni e se si può evitare...)
- Nel caso di accettazione di operazioni o cure di assicurati, ci sono ( o c'erano) persone addette a trovare malattie, anche banali, preesistenti per poter così rompere il contratto.
- Malati anche assicurati ai quali sono state rifiutate le cure in un dato ospedale perchè non di proprietà della compagnia del contratto.
- Pazienti letteralmente buttati per strada perchè inabili a pagare.

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Moore usa la stessa identica struttura di Columbine: elencazioni dei mali - confronto con gli altri paesi del mondo - trovata finale.

Qui il confronto non si limita solo al Canada come per le armi ma si estende anche al Regno Unito e alla Francia dove ovviamente, come da noi del resto, chiunque ha il diritto ad esser curato o, alla rovescia, ogni medico ha il dovere di curare senza pensare a chi ha davanti o a quanti soldi può far perdere alla compagnia di assicurazione.

Moore rimane allibito quando scopre che ci sono "addirittura" medici ,complementari alle nostre guardie mediche, che non si limitano a curarti gratis all'ospedale, ma ti vengono persino a casa.
Il capolavoro di Sicko è però la trovata finale, accomunabile nel precedente documentario alla visita nella megacatena di market dove venivano venduti armi e proiettili. Il documentarista prende un gruppo di volontari dell' 11 Settembre che si sono ammalati a Ground Zero. Per prima cosa li porta a Guantanamo dove i criminali godono (giustamente a parer mio) di un eccellente servizio medico gratuito. Geniale la contrapposizione tra loro e gli americani di buona famiglia che non possono esser curati (se non pagando fior di quattrini).
Poi, vista l'impossibilità di essere accolti nel supercarcere, porta tutti i malati in un normale ospedale cubano. Qui si raggiungono i momenti emotivamente più alti, dovuti più che ad un'umana pietas, alla rabbia e al fortissimo senso di ingiustizia che si respira. Gli americani vengono tutti accolti e curati con sistemi di altissimo livello e il tutto, ovviamente, gratis. E Moore riesce qui nel suo colpo di teatro e nella massima umiliazione che poteva regalare al suo paese. A Cuba, patria del nemico diavolo comunista, un americano può ancora essere considerato un uomo e ricevere quello che dovrebbe essere alla base di un paese civilizzato, un aiuto, una cura, un abbraccio. Gesti semplici, dovuti, che non possono essere regolamentati da una banconota.

(  voto 8 )

28.9.10

Recensione: "L' Ultima casa a sinistra (2009)"



Affatto male questo thriller, remake di un dimenticabile (a quanto dicono) originale di Craven, tra l'altro qui produttore del film. C'è qualcosa di buono in ogni singolo aspetto filmico, dalla sceneggiatura alla recitazione, dalla fotografia alla colonna sonora, dagli effetti splatter all'atmosfera. E un prodotto che, senza eccellere, riesce a curare tutto questo è senz'altro meritorio. Andiamo meglio nel dettaglio.

Come detto ottima la sceneggiatura, o quantomeno il semplice soggetto. Una famiglia va in vacanza alla casa al lago, la figlia esce la sera, viene "presa" insieme alla sua amica da un gruppo di delinquenti (e assassini) che uccide l'amica e crede di aver ucciso anche lei. L'idea geniale è che poi il gruppo di assassini si rifugi proprio nella casa dei genitori della ragazza sopravvissuta. Quando questa, quasi mortalmente ferita, riuscirà a tornare la vendetta potrà cominciare.

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Quello che sorprende è il grande senso di realismo della pellicola. A parte l'orrenda scena finale del microonde, assolutamente gratuita e fuori contesto, ci troviamo finalmente di fronte ad un film che presenta comportamenti molto credibili dei protagonisti e riesce anche a raccontare drammi umani (come lo stupro e la scoperta dello stesso da parte dei genitori) con forza e umanità allo stesso tempo. Se non concedesse un pò troppo nella seconda parte allo splatter, potremmo parlare addirittura di un gran film drammatico. E' probabile che il ricorso a tali effetti sia soltanto in una logica commerciale e di genere. I rapporti famigliari sono tratteggiati perfettamente (sempre nel poco tempo che il cinema concede) e non parlo soltanto della famiglia della vittima, ma anche di quella, anomala ma pur sempre famiglia, degli assassini, con l'unica nota stonata dello zio, troppo caricato e caricaturale. Ci troviamo così in una specie di ibrido di un horror troppo intelligente e umano per essere tale o di un drammatico troppo tendente allo splatter per avere una propria coerenza dall'inizio alla fine.
Bellissime le scene "d'acqua", tra l'altro quelle in cui sia la regia che la colonna sonora hanno dato il meglio di sè. Insomma, un ottimo prodotto che accontenterà praticamente tutti, anche amanti di generi diversi, lasciando però una sensazione strana, di un film che non è sicuro di quello che vuole essere, come un ragazzo che non sa quale strada percorrere per diventare uomo.

(voto 7)

25.9.10

Recensione: "Inception"


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Commentare Inception dopo soltanto una visione porta all'inevitabile rischio che la valutazione, nel bene o nel male, sia incompleta, sbagliata, superficiale. E' talmente monumentale l'architettura (termine non scelto a caso) messa su da Nolan che è quasi impossibile vederne d'acchito le travi portanti, i tramezzi, le intercapedini. Senz'altro mi trovo davanti ad uno dei film più complessi che abbia mai visto e per complessità non intendo nè difficoltà di comprensione di plot (malgrado Inception non sia un film facile) nè chissà quale richiesta di interpretazione metaforica. E' proprio un discorso di struttura, di intensità narrativa, di capacità di coinvolgimento totale senza una minima pausa.
Non ci sono temi nuovi, il dualismo tra realtà e sogno, il senso di colpa, il riaffiorare persistente dei ricordi (curioso che queste ultime due tematiche riguardavano Di Caprio anche in Shutter Island). Anche la tecnica del sogno condiviso è qualcosa di non già visto (penso a uno dei capitoli di Nightmare). Il fatto è che Nolan ha l'incredibile coraggio di andare fino in fondo, non limitarsi a parlar di sogni, ma reificarli in strutture, labirinti, livelli. 

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L'impresa è quasi impossibile e senz'altro non immune da errori, ma solo il fatto di averla tentata e resa credibile testimonia la grandezza e genialità della penna di questo incredibile regista (e sceneggiatore aggiungo). Il 99% dei suoi colleghi sarebbe crollato di fronte a tale prova rendendo il proprio film un coacervo di incongruenze e banalità, Nolan regge fino alla fine. L'eccessiva durata del film è dovuta proprio al bisogno di spiegar passo passo, andare un pò incontro allo spettatore per non rendere l'opera una specie di Inland Empire lynchiano.
Non parliamo poi della messinscena... Dopo Il Cavaliere Oscuro, Nolan ci regala un'altra opera visivamente straordinaria con una scenografia pazzesca, complessa e labirintica come la materia trattata (possiamo proprio parlare di scenografia coincidente con la materia trattata, rarissimo caso direi). Musiche grandiose, magnifico il tema principale.
Per il resto metafore su metafore, la prigione dei ricordi, uomini-proiezioni mentali o manifestazioni del subconscio, piccoli oggetti ( i totem) come contatto con la propria realtà, labirinti della mente e quant'altro.
E poi il concetto di impianto dell'idea, reso possibile soltanto se arriviamo al livello più basso del subconscio, quello meno superficiale. In questo senso il gioco di matrioske tra i livelli del sogno, è forse l'aspetto più geniale del film (pur con qualche piccola incongruenza). Mi piace chiudere con la questione del tempo e dell'amore. Nel bellissimo finale la moglie del protagonista lo incolpa di averla uccisa ( anche qui particolarissimo caso di somiglianza con il Di Caprio dell'ultimo Scorsese) malgrado la promessa che sarebbero invecchiati insieme. Lui risponde che l'hanno fatto, sono invecchiati insieme, anche se soltanto in un lunghissimo sogno, è vero, ma l'emozione è stata assolutamente la stessa. Tempo Reale, Tempo Immaginato e percepito. 

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Possono davvero le emozioni essere le stesse anche se scopriamo poi di non averle "realmente" vissute? (A questo proposito vi invito a guardare una scena del magnifico Moon) . L'Amore ha bisogno della realtà per essere completo e appagante oppure è un sentimento che prevarica tutto? Possiamo volerci bene a prescindere oppure abbiamo bisogno di darci un tenero,dolce ma ahimè rischiosissimo pizzicotto?

( voto 9,5 )

24.9.10

Recensione: "Autopsy"



La bellezza infartuante della protagonista riesce a far sì che Autopsy riesca a ciondolare sull'orlo del disastro senza precipitare. Peccato, perchè trama e ambientazione, pur non essendo originalissime, potevano comunque portare a un risultato più che sufficiente.
Un gruppo di ragazzi, tutti sulla stessa macchina, è coinvolto in un incidente . Tutti sono più o meno feriti. Arriva un'autoambulanza chiamata probabilmente dal regista che li carica e porta in un ospedale per degli accertamenti. L' Ospedale in realtà è chiuso da anni, ma è usato da un dottore, coadiuvato da una vecchia segretaria e 2 infermieri ex galeotti, per non meglio precisati studi atti a far tenere in vita la moglie gravemente malata.
Questa è la traballantissima struttura di un film che più che puntare su storia e plot, si diverte letteralmente a raccontare il classico ospedale malato, con tanto di amputazioni gratuite, esperimenti malati, vegetali peripatetici, mad doctor e stanze dell'incubo. E, malgrado la banalità del tutto, è indubbio negare una buona atmosfera, (non orrorifica, perchè di tensione ne ho più a lasciar la figlia all'asilo) ma semplicemente di ambiente grazie soprattutto alla fotografia, tutta giocata sui colori verde, giallo e rosso delle luci dell'ospedale. Ad un certo punto sembra così forte la componente pittorica da sembrare di trovarsi in un film di Bava. 

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Due a mio avviso le scene cult. Un malato si riversa su una delle protagoniste che, inavvertitamente, gli apre la pancia. Sarà inondata da tutti gli organi interni possibili e immaginabili del tale tanto che, fossi io il Presidente dell'Aido, consegnerei a questo donatore una medaglia al valore. E non parliamo di una delle scene finali in cui vediamo in un letto uno dei ragazzi sotto una tremenda impalcatura di cuori pulsanti (non saprei come definirla, va visto). Ne' si capisce come tale impalcatura sia stata creata, nè come funziona, nè quali sono i presunti benefici che ne poteva trarre la moglie del dottore. Probabilmente le scimmie scrittrici del regista non avevano più voglia di partecipare alla sceneggiatura e ha dovuto finirla lui stesso. Peccato, perchè le scimmie l'avevano tenuta almeno a un livello da 5.
Rimango comunque soddisfatto della visione. In effetti, mi auguravo un film così.

( voto 4,5 )

21.9.10

Recensione: "Ex Drummer"



Dopo Afterschool mi ritrovo per la seconda volta consecutiva nell'incredibile difficoltà di dare una giusta valutazione a un film. Questo perchè dietro la facciata sporca e cattiva, forse troppo sporca, forse troppo cattiva, Ex Drummer mi pare avere un'anima, un senso, un qualcosa da raccontare, un perchè.
Chi lo vede soltanto come film iperviolento, misogino, grottesco, squallido, vuoto, prende a mio parere un grosso abbaglio peccando di superficialità.
Il film racconta il Degrado, che sia fisico, psicologico, etico, morale o semplicemente delle condizioni di vita. Lo fa attraverso gli occhi e il racconto di uno scrittore famoso, ricco, affascinante e innamorato, il quale decide di calarsi in questo degrado, in questo squallore accettando di diventare il batterista di una band heavy metal (almeno credo...) per conoscere più che altro la vita dei suoi componenti: un sadico e assassino stupratore di donne, un mezzo sordo disadattato e cocainomane con moglie (anch'essa cocainomane) e figlia, un omosessuale con gravissimi problemi famigliari. Lo scrittore sarà semplice osservatore, non cercherà affatto di migliorare la vita dei 3 (anzi) ma, come fosse uno studio sociologico, acquisisce informazioni da poter mettere in un romanzo. Ex Drummer è un film di denuncia, denuncia di un mondo underground nel quale vive la peggio gioventù ma non per questo, grazie al suo "carattere" grottesco e surreale, sembra condannare tutto ciò. Sembra quasi che il regista sia lo stesso scrittore, semplice osservatore dei fatti. Per questo non ho sopportato nel finale (che altrimenti sarebbe stato bellissimo) le pseudointerviste ai corpi dei protagonisti morti, atte a svelare che dietro la loro squallida vita e a ciò che loro sono, ci sono violenze, incesti o shock adolescenziali. 

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Queste giustificazioni erano a mio parere del tutto superflue e dimostrano un cedimento nel coraggio che il regista ha dimostrato per tutto il film. Regista, per inciso, che sa fare il suo mestiere alla grande. A partire dagli straordinari titoli iniziali, ci sono una serie di trovate, vuoi surreali (come le scene col misogino al contrario, vedi locandina) vuoi assurde e metaforiche (come la grotta-vagina) vuoi emotivamente fortissime (come il sordo che urla stringendo il materassino per la morte della figlia)vuoi semplicemente ottime cinematograficamente (come quando Dries, lo scrittore, si allontana dal palco del concerto) che testimoniano quanto Ex Drummer non sia un filmetto underground qualsiasi, ma sia un progetto cinematografico, condivisibile o no, scritto e portato a termine con tutti i crismi. Spesso e volentieri si eccede, è vero, e se solo avessi il minimo dubbio che il regista si schierasse dalla parte di tali aberrazioni, sarei il primo a condannarlo. Il finale però è in questo senso catartico, anche se trattasi di una purificazione occorsa attraverso sangue e violenza. Il padre dell'omosessuale, personaggio costretto legato a letto da anni dai familiari, viene liberato dallo scrittore e, pistola in pugno, fa fuori veramente tutti. In un montaggio alternato vediamo lo scrittore far sesso con la compagna in casa sua e, contemporaneamente, il padre massacrare chiunque gli capiti davanti. Il primo ha finito il suo compito, se ne può tornare finalmente e definitivamente nel suo attico e lasciare che qualcuno al posto suo (liberato da lui) ripulisca il mondo dalla feccia. Che poi la feccia si "crei" a causa di traumi infantili, come ho detto prima, era un'informazione che si poteva evitare. Nessuno nasce brutto, sporco e cattivo ma bello, pulito e innocente. Poi però c'è una cosa che ci cambia, e rispetto a quando nasciamo può farlo solo in peggio. Si chiama Vita.

( voto 6,5 )

18.9.10

Recensione: "Afterschool"


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Valutare e al contempo commentare un film come Afterschool è impresa veramente ardua. Senz'altro è una di quelle pellicole che a seconda di serata, predisposizione, attenzione e, soprattutto, "angolazione" di analisi ( insomma, da dove il film lo si vuole prendere) può risultare o un'opera straordinaria o un esercizio di stile e psicologia fine a se stesso. Comunque, già il fatto che un film ti ponga in queste condizioni è a mio parere un merito.
Il semiesordiente Campos dimostra di saperci fare alla regia e la sua mano, le sue scelte, sono già ben visibili alla sua opera prima. Un giovane regista che riesce già a crearsi una cifra, un marchio è senza dubbio da plaudire ma allo stesso tempo sarebbe forse preferibile all'inizio fare più cose, sperimentare più stili, tentare di non fossilizzarsi in un unico metodo. E invece Campos ci regala una lunga sequenza di quadri fissi, alcuni bellissimi (come quella del pranzo a mensa giocata tutta sui piani di ascolto), ma non dinamicizza mai la regia tanto da provocare un minimo di noia anche a uno, come me, che considera il vero cinema action quello in cui a muoversi e sparar colpi non sono i protagonisti sullo schermo, ma i neuroni in testa (badate bene, non è un autocomplimento, amo i film che fanno attivare i neuroni anche se ne avessi soltanto uno o due...). Non definirei piani sequenza quelli che ci propina Campos. E' vero, sono inquadrature uniche, ma non possiedono la dinamicità che ci si aspetta da un piano sequenza. In questo senso la regia ricorda moltissimo (per restare a quest'anno) quel gioiello che è Lourdes.

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Passiamo però alle tematiche, al messaggio, a , come mi piace definirla, l'anima del film.
Robert è un ragazzo nella fase più difficile dell'adoloescenza, quella del tentativo di accettazione, del cercare di uniformarsi agli altri, delle prime esperienze sessuali, del distacco dagli affetti (sta in un college lontano da casa). Ha una passione irrefrenabile per i video amatoriali, spesso di argomento sessuale o violento. Un giorno per sbaglio si trova a filmare a scuola la morte "in diretta" di due ragazze,da lui (non) soccorse per overdose da medicinali. Il ragazzo, come del resto tutta la scuola, inizia ad attraversare un periodo difficile, in un'atmosfera quasi surreale, nel quale manifesta più volte episodi di violenza repressa e non. Il filmato della morte lo ossessiona ma non c'è mai pena per quello che ha vissuto nè compassione per le vittime. Robert è un ragazzo apparentemente privo di emozioni se non rabbia. Mentre la scuola pensa soltanto a ricordare le due ragazze a mò di Studio Aperto (in questo senso eccezionale la scelta di mostrare i 2 montaggi) senza preoccuparsi più di tanto di capire cosa è in realtà successo (se non con indagini di facciata) Robert al contrario è turbato dalla verità e forse nasconde qualcosa. 

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Ad inquietarlo ancora di più c'è un filmato nel filmato di qualcuno che stava riprendendo lui quando, a sua volta, si era ritrovato a riprendere la morte delle ragazze. Questo passaggio a mio avviso unito all' ottimo finale ci dà la chiave di lettura migliore. Robert non è completamente innocente, tutt'altro. E la sua paranoia di video amatoriali lo porta a reificare il suo senso di colpa in filmati che in realtà (a mio parere) non esistono e lo perseguitano come quello appena citato o quello di chiusura al film. Robert è filmato, si gira, non c'è nessuno.Addirittura credo che sia messo in discussione anche il motivo stesso della morte delle ragazze (overdose? con tutto quel sangue in testa?). C'è reticenza in Campos e tante le domande non risposte (mi ricorda Cachè).Forse perchè Afterschool non è altro che la trasposizione in audiovisivo della difficilissima adolescenza di un ragazzo che, come tanti altri, rischia che la sua vita venga compromessa da una solitudine esistenziale profonda e assassina.

( voto 7,5 )

13.9.10

Gli Abomini di serie Z (3): Recensione: "Bone Eater"


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Per capire quanto sia maestoso l'Everest, quanto sia alto, quanto sia irraggiungibile la sua vetta, non c'è posto migliore che stare a terra, a 8848 metri di distanza dal punto in cui, figuratamente o no, l'uomo può esser più vicino a Dio in questa terra senza volare.
Per capire quanto sia grande il Cinema, quanto sia bello, quanto a volte sia anch'esso quasi irraggiungibile, non dobbiamo far altro che, a intervalli regolari, scendere al suo ground zero, al suo punto più basso. Poi, tornare in cima sarà ancora più gratificante.
Beh, BONE EATER è senz'altro il ground zero del cinema, oserei dire il suo sotterraneo. Questo di vedere tali autentici abomini, è un divertissement che mi porto dietro da 25 anni e del quale mai mi libererò. Il cinema mediocre non ha senso di esistere, io cerco il Paradiso e l'Inferno, il Cratere e la Vetta, la Cloaca e l' Eden.
Ci sono film brutti ma talmente pane e salame che ti ci affezioni subito; ce ne sono altri nei quali senti puzza di serietà, di presunta autoralità. Bone Eater è uno di questi e odiarlo è il minimo. Che dire di un film nel quale:
1 Mettono un attore uguale a Richard Gere per tentare di fare il colpaccio
2 Il mostro è un terribile scheletro computerizzato che, letteralmente, polverizza le vittime solo sfiorandole

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3 Si usa per la milionesima volta il clichè del territorio indiano profanato
4 Si usa 4 volte una stessa scena (un magnate che telefona vicino la macchina)
5 In una scena di inseguimento si velocizza l'immagine fino a mandare un'utilitaria a più di 330 km l'ora
6 Nella sequenza epica finale (nella quale lo sceriffo si veste da indiano...) il mostro che ha ucciso polverizzandole almeno 25 persone viene fatto fuori in 3 secondi tirandogli addosso un osso.

Sinceramente non ho ascoltato un singolo dialogo, e sono arrivato fino alla fine solo per farmi due risate con i miei compagni di merende. Obbrobrio cinematografico.

Ora si rimettono gli scarponi. Si cerca di tornare più in alto possibile.

( voto 0 )

9.9.10

Recensione:"Blow Up"



Non ho mai amato chi parla di presunta superiorità del passato rispetto al presente. Nel cinema questo è un pensiero diffusissimo. Non credo che la creatività, l'intelligenza, la maestria dell'uomo possano esser peggiorate negli anni perchè a peggiorare è la società, le abitudini, i gusti, non il DNA. Quello che però è senz'altro vero è il peggioramento MEDIO delle storie raccontate nel cinema. Tutto ciò è dovuto a molti fattori di cui 2 a mio parere predominanti: l'inevitabile bacino di nuove idee che inevitabilmente si prosciuga sempre di più e le nuove tecniche del cinema moderno, l'avanzare grafico e tecnologico che purtroppo, in un cinema sempre più spettacolo, sono spesso anteposte al soggetto, all'idea, alla vetusta trama.

Antonioni, pur eccellendo nel comparto tecnico, inteso semplicemente come regia e fotografia, dimostra con Blow Up quanto una sceneggiatura semplice ma scritta con i controc... possa far impallidire il 90% di quelle attuali.
Parlare dell'eleganza registica di Antonioni è il classico chettelodicoafa. Mi piace solo soffermarmi sul taglio dell'inquadratura, sull'uso che fa il maestro della scenografia, degli oggetti, per ritagliare l'immagine a suo piacimento. Avevo notato quest'arte nel "In the mood for love" di Kar Wai (solito dividere a metà l'inquadratura con mura o tende), in Antonioni è quasi maniacale. E non parliamo delle scene in camera car, semplicemente perfette (senza computer...)

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La fotografia che dire? Blow Up parla di fotografia, intendendo quella statica, probabile omaggio del regista a uno degli aspetti più curati e importanti per lui in cinematografia. Ad un certo punto nel film una foto viene paragonata a un quadro, sublime crasi di tre arti.
Come dicevo prima però sono rimasto affascinato dalla straordinaria sceneggiatura, dal lento incedere della storia, dall'atmosfera a tratti surreale (ma alla luce dei fatti c'è forse un perchè...) dagli incredibili silenzi, lunghi anche 10 minuti, di cui il film si riempe. A questo proposito la scena dell'analisi delle foto è di una forza impressionante e fa invidia a parecchi pseudo thriller di oggi (oltre ad essere IDENTICA alla scena portante di "Uomini che odiano le donne" - una foto di una donna che guarda impaurita da una parte, e un'altra ingrandita- blow up- per cercare di capire cosa sta vedendo).
Il genio però, quel quid che rende forse il film un capolavoro è il meraviglioso finale. Il corpo non c'è più, anche se potrebbe benissimo esser stato portato via, ma con la scena da pelle d'oca dei mimi l'ipotesi più forte diventa un'altra. La fantasia, l'immaginazione sono alcune delle più potenti e importanti cose che sono state regalate all'uomo. Se solo ci crediamo possiamo veder tutto, sognarci qualunque cosa, da un corpo morto disteso nel prato a una pallina da tennis che magicamente ci cade vicino ai piedi.

( voto 9 )

8.9.10

I Più bei film del decennio 2000-2009

Visto che moltissimi blog o siti si sono divertiti a stilare questa classifica ho voluto farlo anch'io. Ovviamente ci potrebbero essere mancanze anche clamorose perche all' 80% sono andato a memoria. Non metto i film in ordine di preferenza dato che nell'eccellenza non ci può essere un migliore o un peggiore. Mi piace però mettere quasi tutti i generi cercando di citare il miglior esponente di ognuno.Via!

quando possibile, il titolo rimanda alla recensione nel blog


1 MULHOLLAND DRIVE

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Il vertice più alto del genio di Lynch. Una meraviglia di sceneggiatura unita alla meraviglia cinematografica. Uno straordinario puzzle difficile da rimetter insieme ma, a differenza di Inland Empire, senz'altro possibile.

Dal nick capite quanto vi sia legato. Come dico sempre non è il più bel film che abbia mai visto, ma è il MIO film, un motivo razionale non c'è.

3 BIG FISH

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Forse uno dei Burton più "diversi da sè stesso". Tematiche importantissime tramutate in fantasy, finale da apnea.

4 LE CONSEGUENZE DELL'AMORE

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il miglior giovane regista italiano vivente sforna un'opera strepitosa. Trama kafkiana , eleganza di fotografia alla Won Kar Wai, regia assolutamente geniale.


Voglio premiare Inarritu perchè in soli 3 film è riuscito a non sbagliar mai ed a realizzare 3 (quasi) capolavori. Il migliore a mio parere è questo.

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Non può mancare un esponente dell'amato Horror. Senza andare tanto per le lunghe una delle migliori opere prime in assoluto del decennio e rarissimo caso di horror che sa emozionare, e nemmeno poco.

7 LE VITE DEGLI ALTRI

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Monumentale, perfetto, indimenticabile. Forse a livello europeo è lui il n° 1
.
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Tutti i film di Eastwood del decennio potrebbero star qua. Premio Gran Torino perchè oltre alla straordinaria bellezza, è forse il saluto del grande Clint nelle vesti di attore.

BEN X

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Film minore belga. Lo metto qua perchè è probabilmente la pellicola che più mi ha emozionato in questi ultimi anni. Il finale è da antologia.

10 MOON

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Nella fantascienza, genere che non amo, non posso che scegliere questo gioiellino inglese. Soltanto l'interpretazione di Sam Rockwell, da sola, varrebbe la citazione.

11 MEMENTO

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Forse a livello di script è l'opera più geniale della decade. Ma il film è bellissimo non solo per questo.


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Mazzata al cuore impossibile da dimenticare. Film senza speranza di una bellezza devastante.

13 GOMORRA

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Che dire? E' semplicemente perfetto, uno spaccato neo-neorealista di qualità eccezionale.

14 IL LABIRINTO DEL FAUNO

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Probabilmente l'opera migliore di un altro dei nuovi grandi registi del nostro cinema, Guillermo Del Toro. Non avrei mai creduto che un accostamento di 2 generi così diversi potesse portare a un simile risultato. Geniale.

15 WALL-E

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A mio parere è senza ombra di smentita il più bel cartone di sempre. Quando il cinema diventa allo stesso tempo poesia ed insegnamento.

16 TARNATION

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Chiudo con un film veramente sconosciuto. In realtà non è un film, ma l'insieme di veri video che un giovane regista ha montato insieme per raccontare e omaggiare la terrible vita passata da sua madre e, di conseguenza , da se stesso. Una delle cose più vere ed emozionanti che abbia mai visto, un'atto d'amore, un grido d'aiuto.