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30.3.12

Recensione: "Il papà di Giovanna"

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O.k, questo sarà periodo di innamoramenti per me, su questo non ci piove.
Dopo il devastante falling in love per Synecdoche ecco infatti che non posso permettermi nemmeno di vedere un piccolo e bel film italiano in tutta tranquillità che mi scatta qualcosa per una delle attrici, la meravigliosa Alba Rohrwacher, interprete di cui avevo sempre sentito parlar benissimo ma che ha saputo letteralmente stregarmi in questo ottimo, misurato e ben scritto film di Pupi Avati, regista di cui ho apprezzato tante cose ma che, forse perchè troppo prolifico, non ho mai considerato grandissimo.
Ma torniamo alla Rohrwacher. Credo che la sua interpretazione dimessa, ingobbita, sfuggente, malinconica ma allo stesso tempo semplice, pura, a tratti vitale, dolcissima sia davvero meravigliosa, c'è una grazia e un sentimento nella sua arte recitativa davvero sorprendente. Anche nelle scene più esagerate e a rischio di macchietta (come nel manicomio, sul quale torneremo) la sua tecnica e la sua magia la salvano dal rischio del ridicolo involontario. Tutte le scene con Orlando sono da incorniciare anche perchè risiede forse qua il maggior pregio de Il Papà di Giovanna, in una accuratissima e delicata analisi di certe dinamiche affettive e familiari. La cornice, l'Italia fascista negli anni della Seconda Guerra, tutte le vicende narrate, tutti gli snodi narrativi sono e restano, appunto, semplice cornice per una storia di genitori e figli, di tristezza, di incomunicabilità, di possesso e di distanza, di amore e della difficoltà di saperlo esprimere.




Il problema del film, l'unico, sono delle piccole tare che certo cinema, specie quello italiano, non sanno eliminare.
Ad esempio il ricorso al "pettegolezzo", all'avere informazioni nel film da gente che cicaleggia alle spalle è di un finto pazzesco. Ho contato almeno 4 scene in cui dietro i protagonisti la gente commentava la situazione (ad esempio il fatto che Michele, il padre, sia padre di un'assassina) in un modo veramente imbarazzante, fuori da qualsiasi realtà. Sembra una cavolata, ma questi son problemi di sceneggiatura secondo me abbastanza gravi, da fiction televisiva. Il non plus ultra è la scena dal panettiere.
E sto ancora aspettando un manicomio dove non ci sia uno che canta da solo, uno che strilla, due che fanno a botte, uno che ruota la testa, un altro che parla al muro etc,, etc... . Davvero, il ritratto dei manicomi nel cinema è quasi sempre di un macchiettistico davvero imbarazzante, e Avati non è da meno, anzi.
Anche se per rischiare di affondare il film il tentativo più grande lo fa la fucilazione sulla quale preferisco soprassedere....
Per il resto il film è davvero buono, perfette le ricostruzioni degli ambienti, ottime le interpretazioni dei 4 protagonisti (bravissimo anche Ezio Greggio, davvero), mentre nei secondari a volte c'è da mettersi le mani tra i capelli. E davvero sorprendente è la scrittura di tutti i rapporti reciproci nella famiglia di Michele (il titolo sembra banale ma secondo me è assolutamente perfetto in questo senso, questo è semplicemente il film di un padre e di sua figlia). Nello specifico spicca la bellissima e quasi struggente scena del ballo con l'avvenente madre (Francesca Neri, scusa eh) che si diverte, la figlia bruttina che la guarda rapita e il padre che goffamente cerca di farla volteggiare. Magistrale.

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"I figli belli li fanno i genitori che si vogliono bene", in questa malinconica frase che Giovanna dice al padre c' dentro tutto il film, l'assoluta inadeguatezza che si sente addosso Giovanna, il dolore per sè e per i suoi genitori, la consapevolezza dell'assenza d'amore, il motivo originario di tutta la sua tristezza, il ruolo di Michele, uomo che sa ma che vuol far finta di non sapere.
Son persone semplici sto padre e sta figlia, persone che si bastano l'un l'altra ma che vorrebbero, come tutti, poter non essere soltanto in due.
Quando due solitudini si incontrano, quando due anime semplici si trovano, quello che ne può venir fuori è qualcosa di incredibile, straordinario.
Però sono e restano due solitudini che si sono fatte una.
Sono e restano una solitudine con due facce.

( voto 7,5 )

15 commenti:

  1. Risposte
    1. ecco... ora va...

      (ho tentato per un paio di volte di scrivere un commento ma blogger l'ha mangiato. se per caso ricompare, cestinalo. faceva più o meno così:)

      ancora non l'ho visto. per quanto riguarda la rotvailer (per me il suo cognome è questo, come quello di eastwood è clint-pistul ma tralascio...), temo l'effetto nicholas cage. nei (suoi) pochi film che ho visto, l'ho trovata troppo rigida ma non so se per attitudine attoriale o per scelta registica quindi le do ancora qualche possibilità.
      orlando invece spacca! ce ne fossero...

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    2. Ah ah
      interessante la tua osservazione sulla rotwailer, probabilmente hai ragione, mi fido di te però per me era la prima volta e mi è parso di trovarmi davanti a un'Attrice.
      Grande Orlando anche se pure lui è schiavo della sua fisicità e del suo viso nei ruoli che gli danno.

      Il film vale però. Ciao!

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  2. credo che sia l'ultimo Avati che mi sia piaciuto, il resto sono fotocopie.E molto come sottolinei è dovuto all'alchimia tra la rotwailer(mi piace!) e orlando che trovo sempre squisito quando deve sottrarre al personaggio.Mi piace questo posto!

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  3. Concordo, un gran bel film, seppure con i difetti che hai giustamente evidenziato (tipici di gran parte del cinema italiano, come anche, ma non è il caso di Avati, quello di un montaggio eccessivamente lineare e piatto).

    Guarda, io Avati lo apprezzo molto; è vero, è tanto prolifico e per forza di cose non tutte le ciambelle possono riuscirgli col buco, però tra i suoi lavori ce ne sono alcuni che considero delle vere e proprie chicche cinematografiche, ad esempio: "La Via degli Angeli", "Le strelle nel fosso", "Festa di Laurea", l'indimenticabile "La casa dalle finestre che ridono", "Regalo di Natale" e sicuramente tanti altri; anche il penultimo, "Una sconfinata giovinezza" l'ho trovato delicato e profondo al tempo stesso.

    Sulla recitazione della Rohrwacher concordo abbastanza anche se, avendola vista pure in altri film, forse gli troverei il difetto di aver fatto diventare quella sua impostazione dimessa, misurata un po' come il suo marchio di fabbrica e rischia di apparire leziosa e manieristica; voglio dire, ci sono film in cui è necessario cambiare tattica, impostazione, maniera di entrare nello schermo, altrimenti si corre il rischio di interpretare sempre se stessi, più che un personaggio diverso di volta in volta.

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    1. Cavolo, ma te potresti scrivere la biografia di Avati, complimenti!

      Ho visto solo Refalo di Natale (e mi è piaciuto molto) e ho senz'altro in programma Una sconfinata giovinezza.

      Rohrwacher...: mmm, sei già la seconda che fa quest'appunto, mi sta venendo il dubbio che abbiate ragione voi. Io ho visto solo questo e l'ho trovata fantastica. Ovvio che certi attori sono un pò schiavi del fisico, del viso e dell'atteggiamento, lo stesso Orlando un pochino lo è. Ed è ovvio che l'80% dei copioni alla fine ricalchi tali caratteristiche purtroppo.
      L'aspetto al varco.

      Ciao!

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  4. Questo era un film che volevo vedere, ma non mi è ancora riuscito.
    Invece, purtroppo, ancora non riesco a trovare Synecdoche Nguèèè!!! :,(

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    1. Ma dai! C'è James che l'ha trovato, scaricato e visto in 2 giorni, l'hai sentito?

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    2. Eh, James usa il mulo, io, però, sono "anticapace" :( Ho chiesto aiuto a sorella, cugino e chi più ne ha più ne metta, ma nulla! Comunque non demordo. Riuscirò nell'impresa! :)

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  5. io gli avrei dato mezzo voto in più. Non è esente da tutti i difetti che hai citato, ma mi sono innamorato di questa pellicola! In certe scene avevo quasi le lacrime.

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    1. Credo che tu abbia avuto le lacrime a tutte le scene con Orlando e la Rohrwacher, davvero notevolissime.
      Sì, grande cinema italiano.

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  6. Eccomi qua che passeggio nel blog leggendo recensioni e commenti sui film che ho visto, anche se non commento. Poi, arrivo a questo e sento il bisogno di esprimere la commozione che mi causò all'epoca e che continua a sovvenirmi quando ci penso. Per il papà di Giovanna, la sua debolezza di fronte ad una moglie comunque amata e la tenerezza impotente nei confronti della figlia che rivedo nel mio. Non che io abbia mai ucciso qualcuno, ma è quella sensazione di essere amata nonostante tutto, nonostante gli errori o le sciocchezze che penso di avere fatto, che svaniscono agli occhi di mio padre. Padri che però, alla fine, si rivelano forti proprio in questa capacità di amare e sostenere. Lo so che non riesco a spiegarmi, scrivo meglio di altro, mi dispiace... Un salutone, Caden!

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  7. Mannaggia, sono passati esattamente DIECI ANNI da quando l'ho visto, ahah, ricordo pochissimo se non che lo comnsiderai uno dei più bei film italiani di quel periodo...

    Però il tuo commento trascende dal film ed è in perfetto stile "buioinsala", ovvero parlare di noi grazie ai film

    e quello che hai scritto è bellissimo, grazie di averlo fatto

    (eh, quando c'è Orlando sta tenerezza c'è sempre ;) )

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due cose

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3 ciao