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19.4.14

Recensione "Grand Budapest Hotel"


Nella vita, e non necessariamente soltanto nelle cose concrete della vita ma anche nei sentimenti quando inizia un
processo di perdita, di sconfitta, di peggioramento, poi è quasi impossibile tornare indietro.
Immaginate quei bar dove si affollavano decine e decine di persone, quei bar che erano epicentri di vita, di grida, di bevute e sguardi maliziosi, di incontri e scontri. E il barista era a metà tra l'essere quasi impaurito dal dover gestire tutto quel casino e l'esserne esaltato. E la notte quel barista andava a letto orgoglioso e felice di quel mondo che prendeva vita dentro il suo bar. Già, il barista, perchè solo lui o meglio, nessuno più di lui si accorge poi quando inizia a non venir più anche una singola persona, poi sono 2, poi 5, poi la mancanza di grida la notano tutti, poi le facce sono sempre quelle, poi non c'è nessun nuovo incontro da fare e lo scontro, quando c'è, è uno scontro che non viene fuori da un'adrenalina o da un'euforia ma da una stanchezza, da una noia e dalla voglia di non accettare quella sconfitta. Quando nella vita, nelle cose della vita e anche nei sentimenti, inizia quel morbido ma inesorabile deterioramento è quasi impossibile tornare indietro. Ecco, forse il termine più giusto è decomposizione, perchè il processo di decomposizione non lo si ferma, anzi, forse un pò si può fermare, ma dalla decomposizione non si torna indietro, la puoi fermare un attimo ma poi andrà sempre avanti. A meno di un miracolo. Difficilmente le cose che iniziano a morire possono tornare in vita. E non è giusto perchè le cose che iniziano a vivere invece possono cominciare a morire quando vogliono. La vita la si ferma in qualsiasi momento, la composizione può essere abbandonata, fermata, rovinata, la decomposizione no.

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E Anderson, perchè alla fine di un film bisogna parlare, racconta della decomposizione, morbida ma inesorabile, di un'intera epoca. E quell'epoca aveva uno dei suoi tanti microcosmi nel Grand Budapest Hotel, un albergo sul picco della montagna, mai tanto affollato per dir la verità, mai tanto vissuto, ma nel quale chi l'affollava, chi lo viveva stava vivendo non solo una villeggiatura ma anche un'epoca sull'orlo dell'abisso, un abisso che come un polder olandese che guadagna terra al mare questo guadagna il vuoto dell'abisso alla terra e si avvicina ai nostri piedi per colpa dei tempi, dell'uomo, della guerra, del nuovo.
E abbiamo sempre i nostri cari personaggi andersoniani, quelli colorati pastello e caratterizzati cartoon, quei personaggi che però sotto i vestiti gialli, blu e verdi e quei caratteri così oltre nascondono quasi sempre una malinconia e una difficoltà di vivere immensa. I film di Wes Anderson, i suoi personaggi, sono come una magnifica scatola colorata che quando la apri dentro non c'è nulla o comunque niente che fa pendant con la scatola, semmai un topo morto con un papillon rosa.

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E si resta affascinati da questi personaggi, da questo hotel con gli ascensori rossi, con le pareti talmente rosse che ti viene in mente che siano pregne di sangue dentro, che quando l'ascensore si apre ecco che quel sangue può uscire, forse Kubrick usò uno di quegli ascensori per il suo lago rosso indimenticabile, forse in quel caso le pareti si ruppero, che ne so.
Ma proprio quando iniziamo a vivere una fiaba moderna poi tutto diventa un pò più bolso, farraginoso, la storia va avanti senza più guizzi, una crime story innocua come un bebè, nessuno nuovo personaggio, nessuna nuova trovata, scene che si ripetono quasi una uguale all'altra, e io che mi aspettavo la storia di quell'Hotel attraverso gli anni, attraverso le epoche, attraverso sempre nuovi ed entusiasmanti personaggi macchietta.
Mi sono pure annoiato, na cosa che con Anderson è come dire che con Trier ti sei divertito.
Poi ci sono tante cose buonissime, il personaggio di Dafoe, quei colori pastello, le strepitose sequenze sulla neve,funivia compresa, anche la storia d'amore dei due ragazzi un pochino nel cuore ti entra, un pochino però, anche perchè quando c'è la Ronan un pochino di qualcosa c'è sempre.
Ma il film all'inizio prometteva altro, prometteva di sorprendermi a ogni inquadratura, prometteva di raccontarmi una storia incredibile, mi prometteva l'emozione, il coinvolgimento.

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E invece ahimè, poi si stabilizza tutto, poi la storia altro che incredibile, diventa persino più che verosimile, e il coinvolgimento non c'è, o non quello della promessa.
E anche il finale arriva rapidissimo, due inquadrature e tirate su  il sipario.
Eppure avrei voluto essere immerso nella storia di un albergo così incredibile, eppure in quella struttura rosa in cima alla montagna pensavo di trovar dentro qualcosa di indimenticabile.

( voto 7)


26 commenti:

  1. Io invece lo reputo un film delizioso, in cui la storia è quasi marginale per lasciar spazio alla parte visionaria di Anderson e dei suoi modellini. Dafoe è splendido. :)
    (Ma in fondo stai parlando con una che è riuscita a ridere con Von Trier, quindi non faccio testo)

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    1. Assolutamente, delizioso.
      Ma che all'inizio promettesse più di quello che verrà poi mi sembra abbastanza palese.
      Non lo so, i primi 30 minuti sono deliziosi, poi si perde un pò, cambia atmosfera e magia.
      Il caro e buon vecchio Trier di nemici ne ha tanti, lo difenderemo noi irriducibili!

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  2. Anche se non soddisfatto appieno, mi pare che la tua recensione, alla fine, lo promuova: spero di vederlo presto, sono davvero molto curioso.

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    1. Impossibile non premiarlo.
      Ma secondo me chi ha parlato di capolavoro o di film bellissimo un pò s'è fatto fregare.
      Sia da Anderson che dal film stesso che per soggetto ed inventiva prometteva davvero al capolavoro.
      Ma io sono il primo a farsi fregare spesso...

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  3. a me ha dato l'impressione di essere una specie di Shining buonista...non so come spiegarlo, ma vorrei vederlo comunque...non mi dispiace il regista...

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    1. Ah ah, no no, Shining, albergo a parte, non c'entra nulla, quella è stata solo una mia suggestione sull'ascensore.
      Vedilo :)

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  4. Io devo ancora guardarlo ma noto che tu sei più tiepidino rispetto agli altri. Io credo sarà sulla tua linea, ma vedremo...

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    1. Attendo allora...
      Vediamo dopo Oculus se avremo ancore da discutere :)

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  5. Non ho visto il film, però mi piace molto ciò che hai scritto a proposito del presentimento di un'epoca, dello scivolamento dell'una nell'altra (veramente azzeccata l'immagine del polder olandese). Mi è venuto subito in mente il film di Hanneke "il nastro bianco" dove si assiste ad una sottile opera di preparazione, e tutto suggerisce il male che che verrà... è difficile per un'opera riportare lo spirito del tempo, ma ancora più difficile cogliere i segni e le crepe dell'epoca. Niente è senza segno, tutte le epoche hanno le loro qualità occulte che preparano e trovano il loro senso nell'avvenire e questo, a sua volta, è l'unica regola delle cose passate.

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    1. Quella dei polder mi è venuta proprio al volo, mentre scrivevo la stessa frase.

      Perfetta tutta l'analisi Rocco e il riferimento al Nastro Bianco è straordinario, perfetto, malgrado i due film tra loro c'azzecchino poco e niente.

      Forse sto film non riesce ad essere un affresco di un'epoca (anzi, non lo è) nè ad individuare perfettamente le crepe della stessa, ma senz'altro è il racconto di un mondo che cambia, quel mondo. Poi è tutto talmente surreale (lo stesso stato e gli stessi luoghi sono tutti inventati) che definirla un'opera "storica" è improprio. Ma ma malinconia è quella.
      Bellissimo l'ultimo tuo periodo.

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  6. Sono pienamente d'accordo sulla tua opinione dell'andamento del film che lentamente non regge alle aspettative ed alle atmosfere suggestive che era riuscito a creare, ovviamente essendo un film di Anderson stramerita la visione, il suo perfezionismo stilistico è bello ma quello che mi esalta più di tutti sono i suoi personaggi.
    Si è vero sono abbastanza simili già da un po' di anni ma il modo con cui riesce a nascondere tanta vita e tanto dolore dietro faccette apparentemente stereotipate e corpi che sembrano manichini è fantastico.
    Ad esempio Zero il ragazzo protagonista, è lì che dice "buongiorno" allo stesso modo con cui dice "sono stato torturato" e tu povero spettatore ridi! ridi perché questa è umorismo nudo e crudo, ridi e poi ti dici oh cazzo! ma questo è stato torturato! Ridere e poi riflettere, si va oltre la comicità e si arriva diretti a Pirandello, bravo Wes.

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    1. Che te devo dì Filì?
      Hai detto tutto.
      E perfettamente.

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  7. Oh. Da persona incoerente darò un commento che non c'entra una mazza. La tua recensione mi ha toccato dal punto di vista personale. Era giusto leggerla in questo preciso momento e cazzo (si può dire qui?): mi è piaciuta.

    Il film ancora non l'ho visto. I film con gli hotel mi piacciono, però. Non c'entra (che novità), ma mi è tornato alla mente "The Innkeepers", mentre leggevo. Quello è un film che forse vorrei rivedere.

    Bella, bella recensione. Perché per me non è solo una recensione. Yeah.

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    1. Tu Innkeepers devi rivederlo, io vederlo.
      Ma è un anno che gli faccio la posta.
      Non è una semplice recensione nemmeno per me.
      Yeah (detto triste)

      Ah, puoi dire anche culo e pisello qui

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  8. A me invece è piaciuto molto. Lasciamo stare la parola 'capolavoro', ormai stra-abusata, però è uno dei migliori Anderson degli ultimi anni. E' un film maturo e decisamente di altro livello rispetto agli ultimi 'Moonrise Kingdom' e 'Mr. Fox', 'carini' ma abbastanza fini a se stessi. Qui c'è una profonda riflessione sull'insensatezza della guerra, l'avidità umana. l'importanza del passato. Il tuo voto lo aumenterei almeno di mezzo punto... :)

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    1. Eppure sti giorni ci sto ripensando e sono sempre più convinto che sia un film delizioso, particolarissimo, ma sostanzialmente quasi vuoto, o comunque quasi mai in grado di coinvolgerti appieno.

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  9. Visto ieri sera.
    Premetto che il genere "favola per adulti" non mi ha mai entusiasmato (ho anche qualche difficoltà' con le animazioni... cioè devo essere nello stato d'animo giusto per apprezzarle), quindi il mio giudizio e' molto poco oggettivo.
    Il film e' sicuramente opera deliziosa, stilisticamente impeccabile, a tratti anche divertente, con qualche profondità; il regista e' riuscito a realizzare cio' che aveva in mente.
    Pero' il film non mi ha coinvolto: nessuna empatia con i personaggi (inverosimili) e una storia talmente assurda da rendere gli intrecci superflui.
    Guardare questo film e' stato come fare un giro sulle montagne russe: l'esperienza e' divertente ma alla fine non ti portano da nessuna parte ed arrivi dove sei partito.
    In fondo il film rischia di essere un vuoto esercizio di (gran) stile.
    Ma la frase definitiva su Anderson l'hai scritta tu con:

    "I film di Wes Anderson, i suoi personaggi, sono come una magnifica scatola colorata che quando la apri dentro non c'è nulla o comunque niente che fa pendant con la scatola, semmai un topo morto con un papillon rosa."

    Fenomenale.

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    1. Più ti leggevo e più mi dicevo "praticamente allora la pensa identico a me".
      Poi alla fine con la frase citata ho capito di sì :)

      Sì, purtroppo manca qualcosa, c'è pochissima empatia.
      Peccato perchè a me invece il filone piace.
      Credo che Big Fish sia il massimo nel genere.
      Grazie Jacopo

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  10. Ogni volta che esce un film di Wes Anderson alla fine me lo vado a vedere. Evidentemente questo regista è un ottimo creatore di illusioni e io appartengo al suo target. Trailer bellissimi, titoli sempre azzeccati, cast stellari e quel tocco di anticonformismo che piace.
    C.v.d. anche Grand Budapest Hotel rimane un film mediocre. Un continuo esercizio stilistico fatto di bellissimi colori pastello, inquadrature simmetriche a non finire, incredibili scenografie e una storia.. che vorrebbe farti appassionare. Un film geometrico, morbosamente studiato a tavolino in ogni inquadratura e preoccupato più nel farsi bello che nel voler raccontare qualcosa di interessante. Scintillante e ruffiano, che promette ma non mantiene.

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    1. Peccato non ti sia firmato, bellissimo commento.
      E, purtroppo, come avrai letto, lo condivido abbastanza.
      Manca il coinvolgimento, l'appassionarsi.
      E secondo me anche la storia è abbastanza moscietta...
      Sempre un piacere vederli.
      Ma il film che ti rapisce il cuore di Wes devo ancora vederlo.

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  11. Non so perchè, ma sospetto che tutto l'incipit della recensione non sia un semplice, distaccato incipit da recensione.

    Prova a guardare "I Tenenbaum", e poi dimmi.

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    1. Credo che su 700 recensioni di distaccate ce ne siano una ventina :)

      Però sì, qua diciamo che la faccenda è importante e delicata, e che sì, se uno scrive certe cose è perchè l'ha vissute o ha paura di viverle.

      I Tenembaum li vidi all'epoca, e mi piacquero moltissimo.
      Per questo ogni volta ci riprovo con Anderson, per ritrovare quella magia che mi coinvolse così tanto.

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  12. Ah, le cose belle e precise, curate con impegno e talento.
    ...Ma a me piacciono le sorprese! ;)

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    1. E che ste sorprese emozionino un filo di più ;)

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    2. E devo tirarlo fuori visto che mi continua a girare in testa: quando usciti di prigione Gustave e Zero si ritrovano; finto baffetto non ha trovato il rifugio, non ha i travestimenti, non ha il profumo e Gustave parte con la sua offensiva invettiva. L'altro risponde guerra e tortura allora lo sventravecchie colpito dieci a zero si scusa.

      Bisogna proprio sempre avere un passato traumatico per meritarsi un po' di rispetto? Per far delle scelte?
      Ma cribbio.
      Avrebbe dovuto scusarsi anche se Zero fosse venuto lì in villeggiatura.

      E rimasto l'amaro in bocca pure per la cesta con la testa, ti aspetti Agatha (della quale all'inizio nemmeno voleva parlare, come possibile visto la sua importanza nel prosieguo?) e tiri un sospiro di sollievo quando vedi che è -solo- la sorella di Serge.
      Argh.

      Dico due tra le altre cose... e ci credo che non ci si può emozionare troppo con questo film.



      Un appunto in contrapposizione al film di Noé. Qua pure si parla di solitudine, degli uomini in generale ma anche una diversa, che può nascere solo da una assenza.
      Piero Ciampi lo aveva espresso bene: "Per sapere cos'è la solitudine, bisona essere stati in due. Altrimenti, hai bisogno che qualcuno te lo racconti cos'è la solitudine."

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    3. Non sai quanto mi dispiaccia non ricordarmi quasi nulla...
      Descrivi come una fotografia le sue scene, perfettamente, ma non ricordo. E mannaggia, avevi notato cose molto interessanti, sarebbe stato bello parlarne.
      Adoro quando si discute di scene piccole, di piccoli gesti, di momenti non debordanti.

      Riguardo la fine ho amato talmente tanto quello che hai scritto che l'ho condiviso su facebook

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