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12.11.14

Recensione "Post Mortem"

Risultati immagini per post mortem movie poster

presenti piccoli spoiler

Mario è il dattilografo dell'obitorio, quello che scrive a macchina i responsi delle autopsie.
Live, intendo, sempre che live c'entri qualcosa in un tavolo con un corpo morto sopra.
Ecco, mi stavo scervellando per capire la sensazione che questo particolarissimo film, al confine tra il tragico, il grottesco, il drammatico e lo storico mi aveva dato, non riuscivo a dare un nome a sta sensazione e invece quel nome, o quei nomi, erano lì, in quel tavolo mortuario e in quel corpo.

E sono nomi come il fastidio, la freddezza, la sgradevolezza, il disagio, bingo, il disagio, ecco la sensazione principe.
Post Mortem ti dà le stesse sensazioni che ti dà vedere un'autopsia, materia stessa del suo racconto poi.
Tutto è freddo come in un film di Haneke, tutto è sfuggente, tutti i personaggi hanno qualcosa sotto che non vediamo, sono subdoli, imperscrutabili, la fotografia è vecchia e sgranata (anche se il film è del 2010, ma ambientato nel 1973, durante il colpo di stato contro Allende), la stessa materia del film, fatta di esistenze senza prospettive e corpi morti da analizzare, ha qualcosa di sgradevole.

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All'inizio, sarà per la somiglianza dell'attore protagonista con Servillo, sarà per una regia molto molto varia (che alterna piani sequenza in movimento a quadri fissi di minuti), sarà per quel personaggio principale così misterioso e solo, sarà per quel particolare rapporto, che lui crede amore, che trova, ecco, mi sembrava di essere in una specie de Le Conseguenze dell'Amore sotto la minaccia di un colpo di stato.
Poi il film diventa altro, si fa ancora più cupo, la Storia, quella maiuscola, vi entra un pò più pesantemente e ci discostiamo completamente dal capolavoro sorrentiniano.
E' come se ci fossero non due ma tre livelli in Post Mortem.
Quello della vicenda personale del dattilografo, personaggio gogoliano, che si innamora di una ormai dismessa ballerina di burlesque.
Quello della Storia del Cile, con il colpo di stato militare di Pinochet contro il governo Allende.
Ma a questi due livelli microscopici e macroscopici, microcosmici e macrocosmici si aggiunge un terzo livello, quello del film stesso, che pare essere cosa a sè, pare avere un'anima nera personale.
Ce ne sono molti di film che incrociano le storie individuali a quelle storiche di un Paese ma la maggior parte poi si limita a raccontare questo incrocio.
Invece Post Mortem sembra avere uno stile e un'atmosfera che prescindono dalla materia trattata, come un foglio nero su cui poi si disegnano o scrivono le due storie parallele.
La sequenza madre, quella che unisce in maniera mirabile queste due storie parallele, che le perpendicola, è l'autopsia allo stesso Allende.
Scena terribile, fastidiosa, densa, soffocante.

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La forza delle immagini, tutto quello che quella morte rappresenta per uno Stato, il cranio divelto, l'assistente che si rifiuta di "trattare" il corpo del suo Presidente a suo parere non suicida, l'analisi autoptica che con dovizia di particolari racconta la traiettoria del proiettile, i militari che controllano, tutto è soffocante.
E poi quei corpi di vittime di guerra che continuano ad arrivare e Mario che ancora crede nell'amore di questa donna, Mario, essere schivo, timido ma allo stesso tempo capace di ripugnare, non cristallino.
Non c'è vita in Post Mortem, non c'è vita lapalissianamente in tutti quei corpi morti, non c'è vita nella storia, che non ha guizzi, non c'è vita in quei personaggi disillusi, morti dentro, non c'è vita in un pezzo di Storia pieno di morte, non c'è vita nella fotografia, nei movimenti, nelle vicende.
E forse l'unico vero attimo di vita, l'unica azione vitale, l'unica volta che non sembriamo, noi o i personaggi, in balia degli eventi, è in quel finale (che mi rammarico di aver previsto 40 minuti prima, sarà che quella scena ce l'ho nel mio cuore da 5 anni, per colpa di un horror spagnolo che quel cuore me l'ha lacerato) l'unico lampo di vita è un'azione che porta ad una morte, sono mobili, sedie, materassi e comodini e una porta che non si aprirà più.

( voto 7,5)


16 commenti:

  1. Uno dei finali più angoscianti e indimenticabili che mi sia mai capitato di vedere... e che con molta probabilità non sarò più in grado di ri-vedere.

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    1. Mi dispiace un casino averlo praticamente azzeccato 40 minuti prima.
      E tanto è stato forte comunque...

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  2. Questa tua rece mi ha molto colpito. sembra un film allo stesso tempo delicato e tremendo. non capisco se ho voglia di vederlo oppure no ....

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    1. C'è tanto morte dentro Giovanni e tanta disillusione.
      Vedi te :)

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    2. morte + disillusione: un'accoppiata forse troppo pesanrte per me, almeno, in questo periodo :) per quanto, in sé, la disillusione non sia per forza qualcosa di negativo...

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    3. No, guarda, vai sul cinema con più vita allora :)
      Del resto Post Mortem parla del bagno di sangue durante il colpo di stato di Pinochet, certo non poteva esimersi dall'avere tanta morte, disillusione e disperazione dentro...

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  3. ce l'ho lì, mi confermi che vale, viva Pablo Larrain :)

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  4. ricordo che Alfredo Castro ha fatto una piccola parte in "È stato il figlio", di Ciprì (gran bel film)

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    1. E' stato il figlio visto e recensito, grandissimo film.
      Ora ricordarmi la parte di Castro però è dura :)

      Sì, vale, a tratti l'ho trovato pesante e quasi odioso, per quel senso di disagio e fastidio di cui parlo.
      Ma è un film asettico, crudele

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    2. è un tipo che fa la fila all'ufficio postale, dice due battuta, 1-2 minuti max in tutto

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    3. Ma non quello che racconta la storia vero?
      Cioè, alle poste c'è uno che racconta tutta l vicenda del film, tu intendi semplicemente uno che fa la fila o proprio lui?
      Anche se a memoria visiva potrebbe proprio essere lui

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  5. grandissimo film, uno dei primi che ho recensito sul blog, quando ancora non mi si cagava nessuno...http://bradipofilms.blogspot.it/2012/03/post-mortem-2010.html

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    1. Finisco di rispondere a un pò di commenti e arrivo subito :)

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  6. Mi permetto di fare un commento che non c'entra un tubo. Penso che non sia film da me e non so se lo guarderei proprio in generale.

    Detto ciò - e arrivo al "c'entra un tubo" - : quando scrivi cosí, ammazza. Tanta roba.
    È un piacere leggrti al di là di molte cose.

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    1. Ed è un piacere grande leggere commenti così.
      Grazie davvero Martina

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