Pagine

6.6.20

Recensione: "Mindhunter" - Stagione 1 - Le serie al tapis roulant - 1 -


Ho trovato il modo per vedere serie più lunghe di 8 episodi e con più di una stagione.
Il tapis roulant.
Dopo una vita di sport sono troppi anni che sono fermo ed ho trovato allora questa soluzione. Ma come si fa a correre senza musica o senza vedere qualcosa? per me impossibile.
Ecco allora che ho pensato "Ma perchè non ti vedi cose che altrimenti non vedresti mai?"
Le serie lunghe.
Dovete capire che la visione di un qualcosa mentre si corre, senza ad esempio potere prendere appunti, è molto diversa da quella che ho di solito.
Ma sticazzi, almeno le vedo e qualche riga riesco comunque a scriverla.
Ho cominciato con Mindhunter, serie che per argomento mi ha sempre affascinato (adoro i serial killer).

E non potevo iniziare meglio.
Mindhunter racconta di come, alla fine degli anni 70, l'FBI cominciò finalmente a studiare le psicologie degli assassini più efferati, cercando di capire i motivi dei loro crimini, provando a trattarli come persone dalle quali poter ricavare qualcosa, poter studiare ed analizzare, non solo mostri da richiudere e far marcire in galera.
Questo avverrà grazie al giovane agente Holden Ford, uomo non intelligentissimo ma curioso e capace di avere intuito, in una istituzione, quella del Bureau, in cui l'intuito è bandito.
Piano piano, grazie anche all'aiuto di due colleghi, il metodo di Ford prenderà piede, i serial killer inizieranno ad essere ascoltati, il loro mondo dell'orrore ad essere conosciuto e catalogato.

Una serie in cui non vedrete un crimine ma che solo di quelli parlerà, un'opera dal profondo valore psicologico che racconterà quanto il confine tra mostro e persona "normale" sia labilissimo e di come, in fondo, quei mostri sono prodotti di contesti malati, traumi, mancanze.
Personaggi meravigliosi, grande etica, grande ricostruzione di un'epoca e di una mentalità.



E' il 1977, l'anno migliore del mondo.
Holden Ford è un giovane negoziatore dell'FBI, uno di quelli insomma che deve parlare e interagire con i malviventi in situazioni d'emergenza.
Nel prologo lo vediamo parlare con un pazzo che ha sequestrato delle persone.
Sto pazzo, alla fine, si sparerà in testa.
L'operazione per l'FBI viene considerata un successo visto che, a parte il criminale, nessuno è morto.
Ma per Holden no, Holden sente di voler andare oltre questo, sente che ha bisogno di capirli quei criminali, non considerarli solo dei pazzi, diversi da "noi", gente che deve essere rinchiusa in galera o morire.

Holden pensa che possano rappresentare una ricchezza, un'opportunità, un aiuto.

Grazie a Holden (che poi rappresenta l'alter ego del vero agente FBI che ha scritto il libro da cui la serie è tratta) comincerà un processo che rivoluzionerà l'FBI, sia nei metodi che nelle finalità.
Fino a quel momento i criminali venivano considerati mostri da sconfiggere, non "menti" sulle quali lavorare.


"Meglio le armi che il dialogo" era una delle massime.

Piano piano si comincerà a capire che dietro tante menti disturbate e assassine ci sono dei traumi, delle problematiche, dei contesti assolutamente determinanti.
E "studiabili".
Da quando son ragazzino ho una passione sfrenata per i serial killer, anche se, come tante mie passioni, è poi sfumata in questi ultimi anni.
Non era tanto il gusto per il macabro a farmeli "studiare" e conoscere quanto la stessa motivazione che muove Holden, ovvero "capirli", cercare di analizzare perchè una persona arriva ad uccidere sistematicamente, perchè lo fa in un certo modo, perchè sceglie certe vittime, perchè sceglie la morte alla vita.
In più il fatto che quasi tutti i serial killer fossero persone estremamente intelligenti rendeva la cosa ancora più affascinante.
Mindhunter era quindi una serie perfetta per me (grazie tapis roulant) già di suo ma poi l'impostazione che le è stata data me l'ha resa ancora più grande.
Pensate ad esempio che in 10 puntate in cui si parla solo di serial killer ed omicidi terribili ed inumani alla fine, di omicidi, non ne vedremo UNO.
Non so se sia stata una scelta etica, obbligata (magari essendo veri omicidi i parenti o altri non permettono di mostrarli) o semplicemente una genialata di sceneggiatura, ma ho adorato questo aspetto.
Avremo comunque più modi per conoscere questi delitti.
Lo faremo sia attraverso numerose fotografie (sempre ricostruite mi pare, non originali), sia attraverso i dialoghi degli agenti sia, ed è qui la parte migliore della serie, attraverso le parole degli stessi serial killer.
Sì perchè Holden e il suo staff proprio questo riuscirono a fare, ovvero andare a "intervistare" i killer direttamente in prigione, fu queste la vera rivoluzione.


All'epoca sembrava una cosa folle ed inutile (sono mostri, che ci vuoi ricavare?) e invece porterà ad una rivoluzione nel metodo investigativo, rivoluzione che aiuterà a capire traumi comuni dei killer, motivazioni comuni, modus operandi comuni. Attraverso queste profilazioni (analizzando ovviamente anche le differenze) si iniziò veramente a studiare la figura del serial killer (ovvero chi uccide almeno due persone in due momenti distinti), termine che proprio la crew di Holden Ford coniò in quegli anni.
Mindhunter è bellissima perchè lascia quasi niente allo spettacolo in favore di questo racconto della genesi di metodo investigativo, quasi fosse una serie in qualche modo documentaristica. 

Questa scelta di sobrietà e di analizzare soprattutto il lato psicologico sia delle "guardie" che dei "ladri" ne fa un prodotto di grandissimo interesse e onestà intellettuale.
Ma l'intera struttura è davvero perfetta, ad esempio con quei prologhi che riguardano sempre la stessa persona, un serial killer di cui vediamo ogni volta solo pochi secondi di vita quotidiana a puntata. Incredibile come tutti questi assaggi alla fine non portino a niente, finiremo la prima stagione senza mai vederlo all'opera, a dimostrare, una volta di più, come Mindhunter abbia un suo ritmo, un suo modo di raccontare le cose, un suo "progetto", che esula completamente da quello che quasi tutti avrebbero fatto, ovvero mostrarci decine di omicidi efferati.
No, Mindhunter non vuole raccontare il cosa, vuole raccontare il "perchè".

Ne nasce una serie con personaggi splendidi, caratterizzati perfettamente.
Holden è un ragazzo curioso, non intelligentissimo ma intuitivo (e l'intuito è la parola chiave, quella che va più in contrasto con la vecchia scuola dell'FBI). Uno che "vede oltre" anche se è tutto fuorchè un genio.
All'inizio lo vediamo imprigionato in un ruolo castigato, da damerino.
Conosce una ragazza, Debbie.

Lei invece è il suo opposto, molto sveglia, molto arguta, molto più "libera" di testa, probabilmente anche una ragazza da coppia aperta (ci viene suggerito in due momenti) che per amore era disposta a diventare altro, senza però annullarsi.
Ci sono all'inizio delle scene di sesso tra i due, in cui lei lo invita a fare cose sporche ed usare un linguaggio altrettanto sporco, scene che sembrano banali ma sono invece la chiave per tutto quello che accadrà poi.
Per fare quel lavoro Holden ha infatti bisogno di aprire la testa, affrontare il torbido, togliersi la giacca e la cravatta mentale che lo attanagliano. Più lui riuscirà a liberare la propria parte nera e nascosta (anche nel sesso) più questa sua nuova forma mentis lo aiuterà nel lavoro, specie ad intervistare i killer.

Il problema è che l'FBI sembra un covo di suore. Parolacce non sono permesse e nemmeno termini non volgari ma troppo espliciti. Perchè il bureau se ne è sempre fregato di andare a fondo delle cose e dei pensieri, l'unico scopo era creare un metodo istituzionale per studiare i casi e le metodologie.
"E' stato il marito", "Non può essere uno del luogo" insieme a tante altre frasi erano la dimostrazione di come in ogni delitto ci doveva per forza essere qualcosa di "rassicurante", non torbido, facilmente leggibile e spiegabile.
E invece la serie ci racconterà come per fare questo lavoro serve la necessità di andare a vedere i lati più neri del cuore degli altri e, di conseguenza, anche del proprio.
E infatti questo accadrà, più Holden e il suo collega Bill andranno avanti a scandagliare l'orrore più le loro stesse vite ne saranno condizionate.
In questo senso magnifiche tutte le scene in cui Holden ritrova e rivive nella propria vita privata tutte le suggestioni avute nei colloqui coi killer, ad esempio nella scena delle scarpe coi tacchi di Debbie. Sono scene molto importanti perchè raccontano anche di quanto "noi" persone normali non siamo poi tanto lontane dai mostri, quanto i loro racconti possono suggestionarci e "modificarci". Se Holden solo parlando con Brudos ha avuto uno shock vedendo quelle scarpe immaginate cosa può accadere nella testa dei killer, persone che quei traumi, quegli oggetti, quelle immagini ce l'hanno proiettate in maniera cento volte superiore.
Si scoprirà che dietro ogni killer c'è quasi sempre un rapporto terribile con la madre, madre che li umilia, madre che non dà loro amore, madre mancante. Quella figura così terribile porta i killer ad uccidere donne che, appunto, identificano con la propria madre, madre che, in alcuni casi, viene poi anche effettivamente uccisa (come nel caso di Kemper, con quel racconto incredibile delle corde vocali buttate nella spazzatura perchè "parlava troppo" o delle teste di altre ragazze messe sotto la sua camera perchè "amava essere guardata").
 Verrà fuori un concetto scomodo all'FBI, ovvero quello per cui  quasi sempre si diventa mostri non per "nascita" ma per infanzie negate, contesti terribili, mancanze devastanti.

Riuscire a capire questi aspetti porterà gli investigatori non solo a tracciare profili dei killer molto più accurati, ma anche a prevenire eventuali crimini.
Sembra un paradosso ma lo studio che iniziò all'epoca servirà a delineare i confini e i metodi della pazzia, a trovare forme geometriche in linee impazzite, a intravedere figure in ammassi di nuvole.
Ma perchè se stavo parlando dei personaggi ora mi sono ritrovato qua? Boh.
Torniamo a loro.


Abbiamo Bill Tench, il collega di Holden. Lo vediamo inizialmente titubante ma comunque pronto a mettersi in gioco.
Poi, più si andrà avanti, più capirà che quella è la strada giusta.

E' un uomo molto buono, terribilmente frustrato come padre per avere un figlio (adottato) autistico al quale non riesce a dare amore o "capirlo". Mentre Holden nega continuamente il terribile impatto che quel lavoro sta avendo su di lui Bill se ne rende invece conto, cerca sempre in qualche modo di tenersi un pochino al riparo, difendersi, proteggersi. Ma anche lui c'è dentro fino al collo, non riesce a pensare ad altro, tanto da commettere errori madornali (la foto che trova la baby sitter).
Per ultima (solo come arrivo) c'è Wendy Carr, una psicologa insegnante in una prestigiosa università. Verrà assoldata perchè esperta di "mente umana" e perchè capace di saper organizzare quel lavoro. 

Donna intelligentissima, molto bella, bomba sexy sempre latente, omosessuale.
Proprio questo suo profilo è geniale perchè la sua figura così sensuale creerà un'atmosfera molto particolare in quell'ambiente lavorativo in cui alla fine sempre di quello si parla, ovvero delitti a sfondo sessuale (che siano con o senza stupro poco cambia, la matrice resta). Il fatto poi che sia lesbica crea un ulteriore cortocircuito perchè in molte figure criminali c'era uno spiccato lato femminile, dovuto sempre al terribile rapporto con la madre.
Questa sua figura porterà quindi a bellissimi dialoghi e litigi sull'etica, sui pregiudizi, sulle etichette.Wendy, però, crede poco nell'istinto e nei metodi non convenzionali, è forse questo il suo unico limite.
E' innegabile come, almeno all'inizio, le due figure più intelligenti e carismatiche siano proprio le due femminili, vicino alle quali Holden fa quasi sempre pessime figure.
Ma il ragazzo, piano piano, anche e soprattutto grazie a loro, acquisterà una sempre maggiore consapevolezza di sè, una nuova capacità di analizzare le cose tanto che, a fine serie - senza nemmeno che ce ne siamo accorti- potremo dire che Holden è diventato quello che le due donne erano, ovvero una persona sicura di sè, molto preparata e anche abbastanza carismatica.
Ma tutto questo avrà un prezzo, fisico e psicologico, e lo vedremo nella magnifica ultima puntata.

Andando un pochino più veloci...
Mindhunter è una serie recitata in modo straordinario (ad esempio impressionante il casting sui killer, identici agli originali), di grandissima sottigliezza psicologica (e la psicologia diventa sia materia che metodo, il sopra e il sotto delle righe), girato in maniera abbastanza classica a richiamare quell'operazione sobria e quasi filologica di racconto.
Una serie piena di aerei ed alberghi, dialoghi e solitudini, orrori e nascostissime bellezze, forze e debolezze.
Spicca il personaggio, magnifico, di Kemper, gigante capace di crimini allucinanti. Il suo abbraccio nel finale ad Holden è forse la scena al tempo stesso più terrificante e più dolce, incredibile.
C'è una puntata molto interessante che fa da contraltare alle altre, ovvero quella del preside. Dimostra come acquisire certe conoscenze, conoscere certi orrori, imparare alcuni modus operandi, possa portare anche a vedere l'intera umanità in maniera distorta, a non saper più riconoscere il sano dal malato, l'innocuo dal pericoloso.
Credo che il dialogo con la moglie del preside, quella dolcissima donna che non vorrebbe rubare troppo tempo (stupendo quel suo non far chiudere un'ascensore che pensa di prendere da un momento all'altro), sia umanamente il più bello della serie, di certo nemmeno lontanamente il più interessante ma uno dei pochi in cui non si parla di mostri e crimini, in cui il contesto di cui tratta continuamente Mindhunter è messo un momento da parte.
Ogni situazione, però, è da trattato psicologico, anche gli ultimi due interrogatori, quello con Speck (il killer delle infermiere) e quello con l'assassino della 12enne, probabilmente un possibile futuro serial killer (perchè quando un killer reifica un suo trauma o ossessione in un omicidio poi il passaggio da 1 a 10 crimini è molto più facile di quello da 0 a 1).


Ma arriviamo al finale.
Holden è sempre stato un debole che ha finto di esser forte, che si è dato coraggio.
Davvero ammirevole per alcuni versi la sua abnegazione, il suo andare avanti contro tutto e tutti.
In più di una scena lo vediamo veramente fortissimo. Ma è un ruolo che non gli si addice.
E nell'ultima puntata avviene quello che prima o poi doveva accadere, il collasso.
Holden che da bravo ragazzo ha cominciato a "sporcarsi", Holden che ascolta di crimini orrendi e invece di inorridire va ancora più a fondo, Holden che viene continuamente ostacolato ma riesce ad andare avanti, Holden che non riesce ad avere un rapporto sincero e paritario con Debbie, Holden che si sente tradito, Holden che incontra mostri con cui fa finta di essere a suo agio, Holden che inizia a sentire il profumo del successo e del sentirsi una celebrità.
In qualche modo tutto questo è avvenuto contro la sua natura, e lui ha sempre resistito.
Poi, però, quell'abbraccio con Kemper, quell'istantanea paura di morire, hanno aperto il tappo, tutto quello che Holden ha sopportato fino a quel momento, tutto quello che ha finto di essere andando contro la sua natura, ecco che viene fuori.
E il corpo collassa.
Del resto di questo ha raccontato l'intera prima stagione, di un uomo che ha voluto conoscere l'orrore e ha fatto sì che questo sia diventato un metodo.
Ma Holden, di fondo, è un bravo ragazzo, castigato, debole.
La sua forza è stata quella di andare contro sè stesso in nome di una curiosità verso l'essere l'essere umano incontrollabile.
Come non volergli bene alla fine.

29 commenti:

  1. 1° stagione ****
    questo nuovo X-Fil .... ops
    eppure dalle prime inquadrature, dal ritmo, dalla location, dalla genesi, dai personaggi, sono (a me evidenti) le citazioni e i richiami alla prima stagione di X-File con Holden novello Molder e Scully replicata in Bill+Wendy. Anche Skinner nell'atteggiamento viene ricordato dal primo Direttore e nell'aspetto dal secondo. Poi l'FBI, il piano interrato, la partenza del progetto in segreto e i serial killer allora alieni. Non dimentichiamo la fotografia, virata sulle tonalità scure, l'introspezione, Sì, per me, MINDHUNTER deve molto (e non lo nasconde) alle prime stagioni di X-File.
    Serie Tv senza azione, ma molto ben scritta, dove i dialoghi sono curati e protagonisti. Holden, il ragazzo al rallentatore, ha tutto per diventare un gran personaggio, di quelli che evolvono in una spirale senza soluzione, ma anche Bill (figlio problematico) e Wendy (omosessuale) hanno un alto potenziale.
    E' presto per una trama orizzontale, anche se tutte le brevi scene ante sigla fanno presupporre sviluppi, quindi fino ad ora ci si accontenta di trame verticali piuttosto brevi me ben svolte.
    A me sta piacendo molto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il commento a Stagione 2 l'ho pubblicato su FB, ma qui aspetto, tanto non la leggeresti

      Elimina
    2. io X-Files mai seguito, forse visto per sbaglio solo qualche episodio, quindi non potevo notare tutte ste analogie

      per il resto concordo alla grande

      ahah, vedo che mi conosci ;)

      Elimina
  2. Ciao, appena finito di vedere The vast of night. Film originale
    e notevole da diversi punti di vista. Se ti capita...leggerei volentieri tua recensione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. dici se mi capita mentre corro? ;)

      mai sentito e quando leggo un titolo mai sentito c'è qualche minima possibilità in più che lo veda

      ho visto adesso la foto del regista e andrebbe visto solo per quello, ahah

      Elimina
    2. ahah, lo segnalo perché credo sia interessante e particolare. La foto di Patterson con barba e capelli incolti? ahah, può essere di buon auspicio
      Dai, hai amato the Guilty, Locke e questo per la modalità di comunicazione lo ricorda, poi se ti piace l'ambientazione anni '50 e roba tipo...ai confini della realtà... Per me è da non perdere. Su Amazon Prime in streamig

      Elimina
    3. beh, se prima, come tutti i film che mi consigliano, c'era statisticamente l'1% che lo vedevo adesso sapere che è su una stanza e su Prime direi che decuplica al 10 ;)

      Elimina
    4. AHAHAH, ma va, so che detesti i consigli, non sapevo dove scrivere di un film un po' diverso e ho scritto qui. Sono io che seguo i tuoi consigli e va bene così;)

      Elimina
    5. ahah, ma no, adoro i consigli, odio non poterli soddisfare (è una cosa matematica, ne ricevo 10 al giorno, quindi 3650 l'anno e, fuori dalla sala, vedo 30-40 film l'anno, quindi 3600 vanno a vuoto, degli altri 40 trenta ne vedo per il guardaroba, restano se va bene 10 film l'anno da vedere sotto consiglio, ahah )

      Elimina
    6. The Vast of night è un film che in "giro" sta riscuotendo molte buone critiche anche su siti addetti ai film diciamo.. è un esordio alla regia e merita una visione senza dubbio

      Elimina
    7. guarda, ho già rischiato di vederlo due volte ;)

      lo vedrò al 100% perchè ce lo siamo detti col fratello e perchè nel frattempo anche altri mi hanno detto di vederlo assolutamente

      Elimina
    8. L'ho visto ieri, è molto intrigante ed ha un intreccio narrativo molto particolare.. ha senza dubbio un ritmo coinvolgente

      Elimina
    9. io lo sto sfiorando tutti i giorni ma ancora niente ;)

      Elimina
    10. Su Amazon, non so da quanto, hanno aggiunto L'uomo che venne dalla Terra, è un film di una 15ina di anni fa.. se hai l'occasione guardarlo, è uno dei film più intelligenti che abbia mai visto! È del genere "statico", quelli tipo Locke o Carnage dove il tutto si svolge in un luogo chiuso.. ha una valutazione altissima questo film e con pieno merito!

      Elimina
    11. ma pensa te, mi sembra un titolo sentito mille volte ma da come lo descrivi mi pare invece un consiglio nuovissimo

      vediamo se ce la faccio, di sicuro prima vado di The vast of the night

      Elimina
  3. Serie bellissima, la seconda stagione se possibile forse pure un po' meglio. Il rapporto tra Kemper e Holden è raccontato magistralmente fino ad arrivare a quell'epilogo da brividi. Anche io da bambina e ragazzina avevo una vera e propria fissazione per i serial killer :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. eh, non sembra ma è una passione molto comune ;)

      speriamo per la seconda, per adesso viste solo due puntate ;)

      Elimina
  4. Ottima analisi, soprattutto sul personaggio di Holden. E adesso... vai con la Seconda Stagione ;)

    RispondiElimina
  5. Ciao Caden, dato che ti seguo ti ho nominato per il Liebster Awards, se vuoi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. madonna, sei arrivato da pochissimo e sei già così carino...

      ma io ricevo premi dal 2009 e non ho mai partecipato, sono un "blogger" un pochino atipico...

      non pensavo nemmeno esistessero ancora

      ma direi che minimo venire a vedere e ringraziare lo faccio ;)

      Elimina
  6. Una delle migliori serie uscite negli ultimi anni, registicamente una spanna sopra tante altre uscite recentemente.. una chicca, vai a vederti e scoprire le scene in auto (quando loro vanno in giro per i vari stati insomma) come sono state girate, io l'avevo notato subito che fossero molto particolari, poi Fincher ha postato una foto di come le ha girate ed è un tocco da maestro!
    Se posso consigliarti un'altra Grande Grande Grande serie originale Netflix prova Ozark

    RispondiElimina
    Risposte
    1. però potevi dirmela sta curiosità sul dietro le quinte, sai che io giro poco e non vado a vedere ;)

      sì sì, una della decina che ho appuntato Ozark

      Elimina
    2. Ahaha scusa! Vedi che quando loro viaggiano in auto, non è l'auto che si muove ma è il paesaggio intorno a scorrere? Ebbene il piccolo genio di Fincher ha creato una stanza grigia, con appese ai lati, sopra e intorno (4 o 8 non ricordo) delle grosse TV su cui scorrono i paesaggi, e in mezzo a questa l'auto ferma.. e telecamere posizionate in modo da riprendere il tutto e fare questo effetto molto molto particolare e fico

      Elimina
    3. sai che non me ero accorto delle scene finte in macchina? sarà che vedendo col tapis roulant alla fine i super dettagli li perdo

      beh, ma da quando è nato il cinema le scene in macchina, al 95%, sono fatte con fondali, probabilmente però Fincher ha creato un upgrade di questa tecnica veramente geniale ;)

      Elimina
  7. Ciao, ti ho incontrato sabato per caso e ora non guardo un film se non lo consigli tu, leggo che le serie non sono il tuo cavallo di battaglia! Peccato, per me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie per la fiducia, davvero...

      eh, piacerebbe anche a me vederne molte di più. Ho sempre detto che lo farò quando a casa non sarò solo, le serie non so perchè mi sembrano una cosa da coppia

      Elimina
    2. Non saprei, io le guardo da sola.
      Comunque bene, ora non resta che aspettare che tu ti fidanzi.

      Elimina
    3. guarda, faccio prima a vederle da solo. Anche perchè in quel versante avevo il meglio che potevo chiedere e l'ho perso

      ma so che arriveranno le serie, fidanzata o no

      Elimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao