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27.1.22

Recensione: "The House" - Su Netflix

 

Su Netflix un cartone in stop motion antologico (a episodi).
Bello, davvero bello.
Il punto comune tra tutti gli episodi è la casa, non tanto come luogo fisico ma come concetto.
In tutti e 3 rappresenta un'ossessione, un'ossessione che può portarci solo a morte e dannazione.
Un nuovo luogo dove andare, materiale, che ci fa perdere quello che eravamo.
Un sogno lungo una vita che alcuni parassiti possono portarci via.
Una prigione che vogliamo abbellire senza capire che l'unica cosa da fare è prendere e muoversi.
Gotico il primo, inquietante e kafkiano il secondo, leggero ma esistenzialmente bellissimo il terzo.
The House è un cartone non di facile lettura, un'opera che sarebbe un peccato prendere solo per quello che mostra senza cercare di capire quello che racconta

Siccome ne parlavano tutti e siccome era veramente pane per i miei denti (stop motion - che adoro - e atmosfera gotica) ho deciso di vedere anche io abbastanza presto questo film d'animazione, The House.
Le aspettative erano veramente altissime.
Rispettate? forse no, ma semplicemente perchè avvertivo la possibilità di ritrovarmi qualcosa di veramente bellissimo.
Mi è piaciuto? sì, e veramente tanto.
Paradossalmente il motivo per cui non riesco a breve distanza (2 giorni) a gridare al capolavoro è forse per colpa della qualità più grande del film, ovvero il suo essere opera strana, misteriosa, non da primo impatto, con una scrittura sotto le righe che è, probabilmente, superiore a quella manifesta.
Tutti e 3 gli episodi alla fine scorrono via abbastanza linearmente eppure in ognuno è facilmente intuibile che ci sia molto di più di quello che vediamo.

Siamo davanti ad un film antologico, ad episodi, legati apparentemente da un solo aspetto, ovvero la casa dove sono ambientati.
In realtà è difficilmente capibile se si tratta della stessa identica casa (vista nell'arco di più anni) ma di sicuro se non proprio "fisicamente" la stessa (difficile dirlo, nel primo episodio viene bruciata, nel secondo distrutta) siamo davanti a 3 case con elementi assolutamente accomunabili.
Cambia pocoin realtà, tanto - a meno che io non c'abbia fatto caso - non ci sono elementi tra i 3 episodi che ci raccontano si tratti proprio della stessa casa.
Dicevo che cambia poco perchè il concetto fondamentale di base resta lo stesso, questi 3 episodi hanno una "casa" come elemento comune.
In tutti e 3 è riscontrabile più che altro l'ossessione verso quel luogo.
Nel primo il sogno di averne una più bella fa fare una specie di patto col Diavolo ai nostri protagonisti. Hanno una casa migliore ma le loro anime vengono poco a poco sporcate, mangiate, devastate dalla stessa abitazione.
Anche nel secondo episodio c'è l'ossessione per la casa ma stavolta a mangiarti vivo non è qualcosa presente in essa ma che viene da fuori.
Nel terzo lo stesso, quella casa rischia di ucciderti, anche se il messaggio finale sarà bellissimo e positivo.
In tutti e 3 i casi siamo davanti a delle ristrutturazioni.
Una malefica realizzata da un mefistofelico architetto, una compiuta dal nostro protagonista e una sognata, ma mai realizzata, nel terzo episodio.
C'è quindi questo concetto di ristrutturazione, di cambiamento, di costruzione di qualcosa che ci faccia star bene.
In un caso ci si va ad abitare, in uno si aggiusta per venderla, nell'ultimo si migliora per affittarla.
Tre modi diversi quindi di trattare il tema casa, chi va a vivere in una nuova, chi ne fa una bellissima per poi venderla, chi è proprietario e l'affitta.
In tutti e 3 i casi però questa ossessione porterà a conseguenze nefaste, anche se nel terzo - per un pelo - questo non accadrà.
Che dire, le location sono bellissime, alcuni squarci fotografici impressionanti (l'ultimo episodio ha pennellate da Vita di Pi), i personaggi benissimo scritti, anche se io tendenzialmente non amo la zoomorfia.
Un film da vedere, ascoltare (musiche di Santaolalla, l'indimenticabile musicista dei capolavori di Inarritu) e provare a capire.

PRIMO EPISODIO


E' senz'altro quello più gotico e quello che gioca più con l'horror anche se, devo ammetterlo, quello che lascia addosso sensazioni più negative è il secondo.
Una famiglia felice, che ha tutto per esser tale.
Poi, però, c'è la possibilità di avere una casa più bella, gratis, e non ce la si lascia scappare.
Ecco così che la volontà di avere una "cosa" più bella, materiale, piano piano sbriciola l'umanità della famiglia, specie dei due genitori.
Le figlie, infatti, non saranno prese da questo demone (del resto anche nella vita reale sono spesso i genitori, rispetto ai bambini piccoli, quelli che sognano di cambiar casa, di migliorare), manterranno la loro purezza e vivranno un vero e proprio incubo (molto bello che nella cantina ci sia ancora la loro vecchia casa, in questo film pieno di "luoghi impossibili").
Episodio inquietante, molto cupo, lynchiano a tratti.
I tratti somatici dei pupazzetti aiutano a creare questa atmosfera per niente confortevole per lo spettatore.
La Casa diventa qualcosa di vivo, che cambia continuamente, qualcosa che mangia i nostri protagonisti.
E' un episodio faustiano alla fine, con queste persone che per avidità di piacere alla fine si dannano.
Molto bello che i due capifamiglia diventino quello che bramavano, vere e proprie cose (una sedia e una tenda) a sottolineare questa spersonalizzazione che hanno avuto.
Prima distruggeranno, pezzo per pezzo, la loro vecchia casa (simbolo di armonia, umanità, umiltà). Del resto in tutti e 3 gli episodi la casa verrà distrutta o smantellata, a metafora di come in questo modo venga distrutta la propria identità, la propria felicità, il proprio benessere, i propri sogni.
Alla fine in un "finale non finale" molto particolare i bambini riusciranno comunque a salvarsi, grazie anche all'ultimo momento di lucidità dei genitori ormai condannati e morenti.
Se c'è un insegnamento è quello di privilegiare sempre il poco, quando ci basta ed è pieno d'amore

SECONDO EPISODIO


Parte abbastanza tranquillo, quasi scanzonato, ma poco a poco questo episodio diventa un vero e proprio incubo kafkiano (non solo per le atmosfere, ma pensiamo solo allo scarafaggio...) che per buoni 5-6 minuti mi ha messo vero disagio.
Il nostro protagonista sta ristrutturando, con molto impegno e anche grandi risultati devo dire, una casa, per poi venderla.
Il giorno dell'apertura più persone verranno a visitarla. In teoria è tutto a posto, la casa è bellissima ed invitante, ma per tanti piccole cose sembra che nessuno la voglia (adoro questi piccoli incubi giornalieri, fatti di niente ma angoscianti).
L'unica coppia rimasta alla fine, una coppia orribile con volti orribili e orribili corpi, non solo decide di comprarla, ma la considera già propria, vivendoci direttamente.
Incredibili i punti in comune (casuali?) con quel capolavoro che è madre! di Aronofsky.
Questi visitatori che piano piano si appropriano della casa, fregandosene dei padroni, vivendola come propria, mandando nella pazzia chi ci abitava.
Non è un caso che per tutto il film vediamo delle blatte, dei parassiti, perchè questo alla fine rappresenta anche quell'orribile coppia, dei parassiti, delle persone che si cibano e vivono delle cose altrui.
Quel loro "siamo estremamente interessati" diventa una frase talmente inquietante da mettere a disagio lo spettatore.
Se nel primo episodio siamo "noi" ad esserci dannati per sempre andando altrove qui è l'opposto, qui il demone, il cancro, arriva da fuori. E ci trova soli, spaesati, incapaci di reagire. Sembra la metafora di quegli uomini che costruiscono cose bellissime, che passano la vita con un'unica ossessione (magari restando soli) e poi qualcuno gli distrugge tutto, senza che loro riescano ad opporre resistenza.
Peccato per le sequenze di ballo degli scarafaggi, secondo me assolutamente fuori luogo, anche se lette attraverso la pazzia del protagonista.
Il finale arriva troppo veloce, forse, ma questa sua velocità e immediatezza (mi riferisco alla famiglia orribile che distrugge e divora tutta la casa) lo rende ancora più incisivo.
Il nostro protagonista è ormai folle, anche lui deumanizzato come quelli del primo episodio.
Difficile trovargli colpe, difficile trovare una morale. Di sicuro c'è un monito, quello di non lasciarsi mangiare la vita da persone-parassiti, quello di trovare subito la forza di reagire

TERZO EPISODIO


E' molto bello che questo film antologico finisca con un episodio così, un episodio di vita, di speranza.
Anche qui, come ho detto sopra, la casa diventa un'ossessione.
La nostra protagonista è l'affittuaria. Vorrebbe migliorare l'abitazione, fare tanti piccoli lavoretti, ma è praticamente impossibile, oltre che assurdo.
Infatti c'è stata una grandissima inondazione e il mondo esterno, ormai, non esiste più.
Migliorare quella casa, sperare in nuovi condomini diventa un'assurdità che la protagonista però non vede. Lei vive ancora in un mondo normale (ad esempio pretende soldi invece di pesci come pagamento, ma è ovvio che quello è un mondo dove non si guadagna più, dove i soldi servono a nulla), vive ancora in un sogno, senza accorgersi della realtà oggettiva delle cose.
Un giorno arriverà una guida spirituale, abbastanza cazzona, ma che piano piano farà capire alla nostra gatta quello che bisogna fare.
E' un episodio molto leggero, con tutti personaggi simpatici ed adorabili.
La nostra protagonista è una buona che ha un solo difetto, non rendersi conto delle cose e vivere in un sogno solo suo che non è più realizzabile.
L'episodio è forse il più debole per gran parte della sua durata ma alla fine la metafora diventa talmente bella da considerarlo forse il segmento meglio strutturato.
L'acqua continua a salire ma Rosa finge di non accorgersene.
Intanto tutti se ne vanno.
Anche lei, alla fine, troverà il coraggio di farlo.
E avverrà una cosa magica, quella casa che non voleva perdere, quella casa che era tutto per lei, diventa una barca, per andar via "insieme".
Bellissimo.
Rappresenta la metafora di quelle persone che hanno paura del cambiamento, hanno paura di abbandonare quelle fondamenta dove ormai credono di vivere per sempre (quante analogie con quel miracolo che é Mine...).
Ma quando ormai sono con l'acqua alla gola (quando quindi ormai fattori esterni a loro li portano a trovare il coraggio) quella forza la trovano, e se ne vanno.
E tutto quello che pensavano di perdere, tutto quello che pensavano di lasciare là, se ne va via con loro.
Si perdono quindi fondamenta sbagliate, luoghi sbagliati, persone sbagliate, ma la loro "casa", la loro forza, la loro serenità, tutto quello che hanno costruito, può essere salvato, può restare con loro.
Il cambiamento non per forza è quindi un perdere le cose, a volte il cambiamento è tenere con sè tutto quello che ci fa star bene ma portarlo solo in un luogo migliore, un luogo dove tutto quello che abbiamo e siamo è destinato a vivere, non a morire.

15 commenti:

  1. Inquietantissimo film, interessante anche se oppressivo, una cosa che non ti aspetti in un film di animazione; quindi è stato una grossa sorpresa per me, che l'ho visto solo perché ne parlavano in tanti.

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  2. Un film veramente bellissimo, una gioia per chi, come me, adora la stop-motion e l'horror.
    Il secondo episodio ho fatto davvero fatica a sostenerlo, nonostante sia quello che, gratta gratta, mi è piaciuto di più, fortunatamente il terzo regala un po' di speranza, quella speranza che dobbiamo essere pronti a riconoscere e acchiappare.

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    1. grande Erica!

      credo avessi beccato in rete un post tuo al riguardo ma non potevo ancora legge ;)

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  3. Io sono ancora incredulo che Netflix abbia finanziato una roba simile...

    Per me DAVVERO bello. E manco a dirlo, il secondo episodio è quello che ho preferito, anche se gli ho dato tutt'altra lettura 😅

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    1. vero, uno dei prodotti più coraggiosi che ho visto lì

      cioè, ce ne sono decine e decine eh, ma non produzioni proprie e home page

      sì sì, il secondo è l'episodio più giuseppegiacomesco ;)

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  4. Per me uno di quei pochi (ma buoni) titoli che non mi fanno rimpiangere l'abbonamento a Netflix. Visivamente e concettualmente molto potente.

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    1. bene!

      film belli belli ci sono, ma certo sempre bassa percentuale rispetto al totale ;)

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  5. questo film è un laffone

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  6. 1/2

    Scrivo dopo due settimane dalla visione. Ma lo ricordo molto bene. Nel frattempo, il film ha avuto modo di sedimentare, ramificare, crescere. Ed è cresciuta anche la sensazione di aver visto qualcosa di veramente bello.

    Inquieto e inquietante, angoscioso e angosciante, grottesco, allegorico, surreale, leggero (ma di quella leggerezza "pensosa" - come direbbe Calvino), complesso (ma di quella complessità tipica delle metafore): The House è tutto questo. La casa, che è forse il correlativo oggettivo più significativo di quell'oggetto impossibile da rappresentare, ovvero l'io. La casa è la protagonista assoluta (e forse si tratta davvero della medesima abitazione in tre epoche diverse), e al tempo stesso è solo una comparsa, solo scenografia. La casa è il corpo (e viceversa). E noi la viviamo, e vivere è la voce più intima del verbo abitare - perché si coniuga in forma riflessiva. Abitar-si. Perché io sono la mia casa. Perché la mia casa sono io. E il rapporto che abbiamo con noi stessi conosce, o può conoscere, derive patologiche: l'ossessione, la paranoia, la depressione schizofrenica, il collasso delle relazioni (perché ogni identità è un dialogo). E, in fondo, ma in realtà anche all'inizio, e nel mentre e sempre, la speranza, la possibilità di rinascere, di spostare l'orizzonte degli eventi di altro un passo, perché a volte basta "ascoltare ancora e cercare il sole".

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    1. 2/2

      Il primo episodio. L'ossessione che diventa possessione, in senso tanto animistico quanto materiale. La paura di essere visti e percepiti per quello che non si è (la visita dei parenti, la casa come specchio dell'anima). Il desiderio di andare oltre le apparenze per ottenere apparenze che ci diano un'apparente accettabilità (ammesso che esista davvero una differenza tra "essere" e "apparire"). E quindi la famiglia cambia casa, decide di cambiare per poter soddisfare una pulsione di morte (distruggere la vita/casa precedente - che abitavano senza vivere), ma dalla quale non nasce alcuna nuova vita (divengono parassiti e finiranno per confondersi letteralmente con la mobilia). Ma la bambina no. Lei aveva una casa dentro la casa. ovvero una scintilla creatrice (perché se ne prendeva cura, della casa di bambole, la viveva pur non abitandola) dentro il suo cuore. Quella scintilla creatrice la salverà dall'incendio, grazie all'ultimo battito umano del cuore dei suoi genitori. Per lei ci sarà un nuovo inizio, perché consapevole del fatto che "dentro di me si tessono menzogne".

      Secondo episodio. Ancora l'ossessione, ancora la possessione (due elementi imprescindibili del dire poetico, ma l'equilibrio è sempre labile e basta un attimo per sfumare nel patologico). La storia più straniante, quella che ferisce di più, che fa stare più male di tutte, perché quegli insetti fanno paura, hanno coperto lo specchio e non possiamo più riconoscerci (e quindi "perduta è la verità che non si può vincere"). L'angoscia della solitudine e la solitudine dell'angoscia. Una casa che è un corpo affollato da anime parassite e insaziabili, seppure si dicono "estremamente interessate" alla nostra vita. E noi spesso crediamo che vengano ad abitarci per amore, invece è solo plastica. Allora ci aggrappiamo a qualunque brandello di realtà, e pur di sentirci vivi finiamo per chiamare "tesoro mio" anche il nostro dentista. Aprire le porta della propria casa è un gesto da compiere con una cautela estrema.

      Terzo episodio. L'ossessione per la riparazione, per il tappare buchi esistenziali, che proiettiamo invece sulle cose. Le relazioni, invece, le lasciamo perdere pezzi. Siamo così bravi a rintanarci dietro problemi finti per non affrontare quelli reali. E la casa, come sempre, è rifugio e prigione, ma quasi mai sappiamo distinguere tra le due dimensioni. Ma ogni casa possiede finestre da cui filtra la luce del mondo, del quale temiamo ogni vagito, perché ogni suo sussurro ci arriva come un'ondata che non lascia superstiti. Invece sono solo richieste di aiuto. Perché il mondo ha bisogno di noi per essere vero. E quindi non ci resta che muoverci, cambiare per diventarsi e non per fuggirsi, portarsi dietro l'unica casa che conta: il proprio cuore che batte di pura vita.

      Ciao, Giuse, un abbraccio :)

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    2. Eheh, sapevo che avresti detto alcune cose :)

      sì,la casa è l'io e questi 3 mediometraggi lo raccontano completamente

      e spesso è il nostro correlativo oggettivo, come dici

      lo è stato spesso anche per me, come vivevo la casa, come tenevo la casa, quanto abitavo la casa, era sempre correlativo di come stavo in quei dati periodi. Ho sempre capito di stare meglio analizzando il rapporto con casa mia

      1 vero, la visita di quei parenti potrebbe essere decisiva, una molla per desiderare di mostrarsi più di quello che si è. Ma cambiare casa, migliorare in modo fittizio, significa perdere la propria autenticità e, piano piano, spersonalizzarsi, annullarsi, diventare come tutto ciò che ti circonda. La bimba secondo me si salva anche perchè è fuori dal consesso sociale in questo senso, può abitare la casa e sè stessa senza confronti, senza ambizioni, senza doveri sociali

      ma, ovviamente, bellissima la tua lettura ;)

      2 quando tutto quello che desideriamo in realtà si dimostra mostruoso. Quanto la necessità di aprirsi al mondo possa portare ad entrare persone tossiche, sbagliate, indesiderate. E fa veramente male per il personaggio principale, per questo è l'episodio più angosciante. Sì, un film sulla solitudine, come dici

      3 PERFETTO, non riesco manco a dire niente ;)

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  7. Animazione stop-motion per un film che rimane ben oltre alla sua visione. Sono davvero 3 storie autonome con al centro sempre una casa. Una casa diversa, ma capace di influenzare le azioni di chi vi abita. I generi sono fluidi, si passa dal mistero horror, al surreale ansioso, al post apocalittico umano, osp gattoso. Varie le influenze e le citazioni ad altre opere (Presenze oscure, L'inquilino del terzo piano e Wes Anderson giusto per dare una traccia ad ogni episodio), ma nulla di così esplicito ed invasivo, così la visione resta fresca e piacevole. Al disturbo dei primi episodi (tra ansia, nervoso e impotenza) fa da contraltare l'ultimo poetico e delicato, che lascia lo spettatore con una carezza. Un piccolo gioiello che cresce ripensandoci.

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    1. commento breve ma perfetto stefano!

      sai che non lo avrei visto tanto nelle tue corde?

      "Al disturbo dei primi episodi (tra ansia, nervoso e impotenza) fa da contraltare l'ultimo poetico e delicato, che lascia lo spettatore con una carezza."

      riassunto di tutto ;)

      è vero, resta nei giorni e il suo valore si consolida nel tempo

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