Uno dei film italiani più belli degli anni 2000.
Uno dei thriller psicologici (non solo italiani) più belli degli anni 2000.
Un film perfetto in ogni sua componente, tecnica, attoriale, d'atmosfera e di scrittura.
La storia di una famiglia "perfetta" che un giorno vive una piccola grande tragedia.
Da quel momento Anna, la madre, riceverà la visita di "un'Estranea", che di lì in poi le proporrà continuamente dei Patti per salvare chi ama, in una spirale sempre più dolorosa ed inarrestabile.
Un film che - già bellissimo di suo - riesce nel miracolo di ribaltarsi in soli 5 secondi, diventando ancora più bello, ancora più coerente e ancora più stimolante.
So che tanti odiano il termine ma io lo dico, capolavoro.
Questa recensione sarà lunghissima e si dividerà in una sbrodolante prefazione (almeno chi odia la mia esaltazione può interrompere subito la lettura), nella descrizione del film (nel modo più analitico che posso) e poi, solo in fondo, nel fornire tutte le mie letture, tutte le mie interpretazioni.
Sono tornato a scrivere dopo mesi e mesi.
Ma non potevo non farlo.
Uno dei thriller psicologici (non solo italiani) più belli degli anni 2000.
Un film perfetto in ogni sua componente, tecnica, attoriale, d'atmosfera e di scrittura.
La storia di una famiglia "perfetta" che un giorno vive una piccola grande tragedia.
Da quel momento Anna, la madre, riceverà la visita di "un'Estranea", che di lì in poi le proporrà continuamente dei Patti per salvare chi ama, in una spirale sempre più dolorosa ed inarrestabile.
Un film che - già bellissimo di suo - riesce nel miracolo di ribaltarsi in soli 5 secondi, diventando ancora più bello, ancora più coerente e ancora più stimolante.
So che tanti odiano il termine ma io lo dico, capolavoro.
Questa recensione sarà lunghissima e si dividerà in una sbrodolante prefazione (almeno chi odia la mia esaltazione può interrompere subito la lettura), nella descrizione del film (nel modo più analitico che posso) e poi, solo in fondo, nel fornire tutte le mie letture, tutte le mie interpretazioni.
Sono tornato a scrivere dopo mesi e mesi.
Ma non potevo non farlo.
PRESENTI SPOILER
CAPITOLO 1: UNA SBRODOLANTE PREFAZIONE
Una turbolenza in aereo (primi 4 secondi impattanti come pochi).
Fuori dal finestrino uno strano ed inquietante vortice sulle nuvole.
Nell'aria c'è qualcosa di potente, qualcosa di inquietante.
Epilogo.
La cornice di una foto viene rialzata.
Un lento zoom si avvicina ai volti.
Ed eccolo lì quel volto, il volto che ci restituisce la verità.
In mezzo a questi primi 20 secondi e questi ultimi 20 secondi c'è un film grandioso, uno di quegli "apici di genere" (in questo caso il thriller psicologico) che - per quanto mi riguarda - fissa a terra una pietra di paragone tra ciò che c'era prima e ciò che verrà dopo L'Estranea.
D'ora in poi chiunque si cimenterà in questo genere (e non solo in Italia, nel mondo tutto) porterà la mia testa a quest'ultimo film di Paolo Strippoli, per un inevitabile - e quasi sempre perdente - confronto.
Strippoli ha 33 anni ma ha già sulle spalle una carriera di 4 film uno più bello dell'altro.
Il primo - in coregia con De Feo (regista del magnifico The Nest) - è un gioco col genere horror, un'operazione a "Quella casa nel bosco" di elevatissima fattura.
"A Classic Horror Story" si chiama e già dal titolo gioca con lo spettatore, in quest'opera che usa gli stereotipi in modo geniale, paradossalmente proprio uscendone.
Poi Strippoli, come fosse un musicista, ha cominciato la sua carriera da "solista" e ha sfornato 3 film uno meglio dell'altro, in climax ascendente.
Fuori dal finestrino uno strano ed inquietante vortice sulle nuvole.
Nell'aria c'è qualcosa di potente, qualcosa di inquietante.
Epilogo.
La cornice di una foto viene rialzata.
Un lento zoom si avvicina ai volti.
Ed eccolo lì quel volto, il volto che ci restituisce la verità.
In mezzo a questi primi 20 secondi e questi ultimi 20 secondi c'è un film grandioso, uno di quegli "apici di genere" (in questo caso il thriller psicologico) che - per quanto mi riguarda - fissa a terra una pietra di paragone tra ciò che c'era prima e ciò che verrà dopo L'Estranea.
D'ora in poi chiunque si cimenterà in questo genere (e non solo in Italia, nel mondo tutto) porterà la mia testa a quest'ultimo film di Paolo Strippoli, per un inevitabile - e quasi sempre perdente - confronto.
Strippoli ha 33 anni ma ha già sulle spalle una carriera di 4 film uno più bello dell'altro.
Il primo - in coregia con De Feo (regista del magnifico The Nest) - è un gioco col genere horror, un'operazione a "Quella casa nel bosco" di elevatissima fattura.
"A Classic Horror Story" si chiama e già dal titolo gioca con lo spettatore, in quest'opera che usa gli stereotipi in modo geniale, paradossalmente proprio uscendone.
Poi Strippoli, come fosse un musicista, ha cominciato la sua carriera da "solista" e ha sfornato 3 film uno meglio dell'altro, in climax ascendente.
Piove, La Valle dei Sorrisi, L'Estranea, 3 film così tanto diversi tra loro eppure con tematiche, vicende, scene e persino personaggi tanto simili.
Sì, siamo davanti ad uno di quei casi nei quali riconosciamo ormai la "mano" dell'autore, le sue ossessioni.
Non dirò niente dei primi due film perchè, sono sicuro, riappariranno nel corso di questa recensione.
L'Estranea, diciamolo subito, è un film "internazionale", di grandissimo respiro, uno di quei film di genere che - dovunque verrà visto - sembrerà "assoluto", non assimilabile a nessuna filmografia.
E questo malgrado Strippoli lo abbia ambientato nella sua Bari e a Roma, nonostante questo bellissimo attaccamento alla propria terra, L'Estranea sarà "irriconoscibile", una perla del cinema tutto, non nazionale.
Questo, come tutti i grandi thriller psicologici, è un film da analizzare, da capire, da interpretare.
E quindi d'ora in poi, sparsi qua e là, troverete miei pensieri, pensieri che andranno anche molto nello specifico.
In realtà nel prossimo "capitolo" farò moltissimi spoiler di trama ma non svelerò il finale, quindi siamo a "mezzi" spoiler.
In ogni caso se non l'avete visto mi fermerei qua.
Sì, siamo davanti ad uno di quei casi nei quali riconosciamo ormai la "mano" dell'autore, le sue ossessioni.
Non dirò niente dei primi due film perchè, sono sicuro, riappariranno nel corso di questa recensione.
L'Estranea, diciamolo subito, è un film "internazionale", di grandissimo respiro, uno di quei film di genere che - dovunque verrà visto - sembrerà "assoluto", non assimilabile a nessuna filmografia.
E questo malgrado Strippoli lo abbia ambientato nella sua Bari e a Roma, nonostante questo bellissimo attaccamento alla propria terra, L'Estranea sarà "irriconoscibile", una perla del cinema tutto, non nazionale.
Questo, come tutti i grandi thriller psicologici, è un film da analizzare, da capire, da interpretare.
E quindi d'ora in poi, sparsi qua e là, troverete miei pensieri, pensieri che andranno anche molto nello specifico.
In realtà nel prossimo "capitolo" farò moltissimi spoiler di trama ma non svelerò il finale, quindi siamo a "mezzi" spoiler.
In ogni caso se non l'avete visto mi fermerei qua.
CAPITOLO 2: IL FILM
Roma, 2026.
In una giornata che promette un tremendo temporale una madre - Anna - raggiunge la figlia Alice, da anni "fuggita" nella capitale da Bari, la città d'origine della famiglia (e di Strippoli).
Va da lei perchè sente il bisogno di raccontarle la verità sulla loro famiglia ("Tutto quello che ti ho raccontato sulla nostra famiglia è falso"), una verità incredibile e trascendentale, un filo rosso che è stato la causa di ogni cosa sia successo loro, la spiegazione di tutto.
In realtà Anna è a Roma anche per compiere un gesto, l'unico gesto possibile che possa tagliare quel filo rosso.
Da qui parte un film a più temporalità, il 2026 del presente, il 1999 - l'origine di Tutto -, il 2006 e il 2025.
Oscilleremo continuamente tra la cornice (mai parola più giusta) del presente e i vari quadri negli anni.
Partiamo dal 1999, siamo a Bari e la famiglia Colonna (composta da Anna, Walter e i due figli Tobia e Alice) rappresenta il non plus ultra dell'alta borghesia, una villa magnifica, un giardino immenso, dei ricevimenti che raccolgono la creme de la creme di Bari (sindaco compreso) e un'aria di famiglia "ideale" perfettamente racchiusa in una foto - quella della locandina - in cui al suo interno c'è presente tutto, la loro unione, l'orgoglio, lo sfarzo, il tenore di vita.
C'è un mega ricevimento, tutti vestiti di bianco che sembra di trovarsi a Hanging Rock.
Tutti sono felici, tutti si complimentano per la bellezza (ops) di Anna o per il successo di Walter.
I bambini giocano, Tobia a calcio, sua grande passione e sport che lo vede primeggiare, Alice invece è più piccolina e ancora non sa bene che passione portare avanti.
E' arrivata però una "grande" notizia, Alice è stata scelta per la pubblicità della Barilla (proprio quell'anno Barilla cominciò i suoi spot "dove c'è Barilla c'è casa"...) e Anna, la madre, è folle di gioia, finalmente inizierà la grande carriera di attrice della figlia.
Che poi la figlia non voglia tutto questo non importa...
Sotto alla bambina stesa nell'erba delle formiche formano una spirale impazzita intorno ad un buco, se uniamo questo al vortice nelle nuvole dell'incipit stiamo già capendo che ci sono delle forze "maggiori" che annunciano in modo sinistro una tragedia (e anche qui vorrei ricordare Hanging Rock, dove mille simboli preannunciavano la morte).
E la tragedia, sotto le note indimenticabili e travolgenti di Narcotic dei Liquido, arriva.
Il cane di famiglia ha attaccato Alice, le ha spezzato la gamba (scena pazzesca e incredibile per resa visiva).
Tutti urlano, la festa è finita, la famiglia corre in ospedale, ospedale che sarà uno dei tanti fil rouge del film.
C'è poco da fare, la gamba dovrà essere amputata.
"E' così che è arrivata lei" dice Anna nel presente ad Alice.
Perchè sì, in quei momenti terribili, quando Alice stava per essere amputata, la madre - nella Cappella dell'ospedale (preannunciata da quell'immagine quasi metafisica di una luce in fondo al corridoio del nosocomio) - incontrerà un'altra donna, un'Estranea, un'immensa - cazzo, immensa - Bruni Tedeschi.
Una donna che sembra conoscere tutto della famiglia Colonna, i loro nomi, la tragedia appena successa e, soprattutto, l'immediato futuro, l'amputazione della gamba di Alice (ancora non comunicata alla famiglia).
L'Estranea ha un fare al tempo stesso mellifluo e cinico, deciso e sfuggente.
Offre ad Anna un Patto, se vuole salvare la gamba di Alice basterà accettare che Tobia ingrassi (ricordiamolo, è un campioncino del calcio).
Un Patto così strano, inconsueto, quasi assurdo per un Essere trascendentale.
Perchè sì, lo spettatore lo capisce subito, L'Estranea sembra un messo del Demonio, se non il Demonio stesso.
In ogni caso quello che offre è un "do ut des" apparentemente vantaggioso.
Anna, quindi, accetta.
E, infatti, la figlia si salva.
E, infatti, Tobia inizia a mangiare in un modo sempre più animalesco e irrefrenabile.
Allora era tutto vero, quella donna aveva veramente dei poteri sovrumani.
Il film può finalmente cominciare.
E sarà meraviglioso.
Adesso cambio approccio, è inutile che continui a raccontare il film in modo cronologico, non finiremmo più.
Ma credo che questa prima parte andasse restituita tutta, perchè base di tutto quello che verrà poi.
Da quella scampata tragedia nel 1999 la famiglia Colonna ne vivrà molte altre.
Ogni volta, però, nel momento in cui la tragedia si starà per compiere definitivamente, arriverà L'Estranea ad offrire ad Anna un'alternativa, la soluzione per "evitare l'inevitabile" in cambio, però, di contropartite sempre più dolorose.
Per gran parte del tempo ci sembrerà di stare assistendo ad una versione italiana (di altissimo livello) di quel film incredibile che è Il Sacrificio del Cervo Sacro di Lanthimos.
Anche qui un estraneo, un "visitatore", anche qui una persona "normale" che sembra manovrare la famiglia come vuole, portando dentro casa loro dolore, malattia e morte se questi non gli danno in cambio qualcosa.
E anche qui, come nel film del regista greco, c'è un climax ascendente che, partendo da una cosa "piccola", arriverà all'inevitabile sacrificio di un membro della famiglia.
Poi i due film prenderanno pieghe diverse, quello di Strippoli porterà questo climax talmente all'estremo da farlo diventare "apocalittico", ma le due opere hanno comunque punti in comune da brividi.
A me ha ricordato anche il magnifico racconto di Buzzati "Sette piani", per questa kafkiana ed inarrestabile spirale che, piano piano, porta sempre a tragedie e problemi più grandi.
E, sempre restando a Buzzati - anche se mi sto spostando momentaneamente più avanti nel film - vorrei ricordare anche il racconto "Lo Scarafaggio" dove un uomo schiaccia l'insetto per poi andarsene a letto.
Ma non può dormire, l'intero quartiere sembra urlare di dolore, le persiane sbattono, i cani ululano, il mondo non riesce a placarsi.
Si scoprirà che tutto questo accade perchè lo scarafaggio muove ancora una zampetta e finchè non lo si ucciderà definitivamente, finchè quella minuscola vita così ormai devastata e senza quiete non avrà finalmente fine, l'intero mondo subirà quel dolore.
Ecco, L'Estranea ci porterà sempre più a questa convinzione, ovvero che quel dolore della bambina, quella zampetta ferita, alla fine potrà portare alla fine della stessa umanità, a meno che non si torni indietro ad "emendare" quella tragedia primigenia.
Finita la digressione, torniamo a noi.
Dalla gamba a rischio amputazione passeremo alla possibile morte di Tobia, dalla possibile morte di Tobia passeremo ad una morte invece "necessaria", quella di Walter, dalla morte di Walter - apparentemente "definitiva" nel Patto - passeremo alla necessità di offrire altre due anime, una madre e una figlia, per salvare quelle coinvolte nell'incidente.
Ed è straordinaria la Trinca (mamma mia quanto è bella, mamma mia quanto è brava) a restituirci questo personaggio che per tutti quegli anni, per tutto quel tempo, vivrà sempre "sapendo" non solo quello che sta per accadere ma anche le cause di quello che è accaduto.
Il suo senso di colpa, la sua angoscia, il suo essere dolorosamente onnisciente producono sullo spettatore fortissime emozioni, in modo straordinario.
Non posso non citare, ad esempio, la stratosferica sequenza a montaggio alternato tra la morte di Walter e la vittoria italiana dei Mondiali del 2006 (ah, a proposito, a fine primo tempo ho detto ai miei amici che secondo me Strippoli era appassionato di calcio perchè aveva ambientato la prima parte nel 1999 a Bari, e qualsiasi appassionato di calcio con "1999-Bari" pensa a quell'incredibile esordio di Cassano con l'Inter, diciassettenne. Ecco, quando il secondo tempo è cominciato coi Mondiali ho capito che avevo avuto l'intuizione giusta).
Dicevo, quel montaggio alternato, tra quei momenti di euforia collettiva, Walter disperato che prova ad uccidersi e la Trinca che "sa" che sta per succedere qualcosa di terribile sono di devastante bellezza.
Visiva, emotiva, intellettuale.
Io soffrivo col personaggio di Anna, così consapevole di tutto, così in colpa per tutto (tra l'altro Strippoli e l'altro sceneggiatore De Chirico sono stati crudelissimi a farci vedere un Walter finalmente umano, dolce e comprensivo - quando soffre finalmente per Tobia - proprio quando sapevamo che ora era destinato a morire).
Sono 10 minuti di cinema ed emozioni allo stato puro, anche visivamente (penso al tifoso pelato e pitturato, alla colonna sonora, ad Anna che chiama la figlia disperata mentre questa sta dando il suo primo bacio).
Ma la stessa angoscia di Anna, lo stesso suo "perfetto" (perchè ineludibile) senso di colpa, l'avevamo già provato per tutta la struggente storia di Tobia, raccontata con una grazia e al tempo stesso una ferocia unica.
Strippoli sa emozionare, sa raccontare questi drammi, anche su Piove e La Valle dei Sorrisi succedeva.
Credo sia un regista dalla grande sensibilità e umanità che ci fa andare in fortissima empatia coi suoi personaggi.
Tra l'altro a livello narrativo è molto interessante questo segmento perchè è l'unico, 3 minuti finali a parte, in cui non siamo dentro al racconto di Anna ma nel ricordo di Alice (parlo della scena terribile del bullismo, un segreto che Alice porterà sempre con sè).
Ma quella sorella che abbraccia quell'enorme fratello nudo sono emozioni vere (come non ripensare alla sorellina di Piove?).
E quel "Tu non sai niente Mamma" è molto interessante perchè è una possibile spia della risoluzione finale, ovvero di come in realtà tutte le cose di quella famiglia siano andate in un modo diverso da come se le è raccontate Anna.
Ma, ovviamente, ci torneremo poi.
Dalla gamba a rischio amputazione passeremo alla possibile morte di Tobia, dalla possibile morte di Tobia passeremo ad una morte invece "necessaria", quella di Walter, dalla morte di Walter - apparentemente "definitiva" nel Patto - passeremo alla necessità di offrire altre due anime, una madre e una figlia, per salvare quelle coinvolte nell'incidente.
Ed è straordinaria la Trinca (mamma mia quanto è bella, mamma mia quanto è brava) a restituirci questo personaggio che per tutti quegli anni, per tutto quel tempo, vivrà sempre "sapendo" non solo quello che sta per accadere ma anche le cause di quello che è accaduto.
Il suo senso di colpa, la sua angoscia, il suo essere dolorosamente onnisciente producono sullo spettatore fortissime emozioni, in modo straordinario.
Non posso non citare, ad esempio, la stratosferica sequenza a montaggio alternato tra la morte di Walter e la vittoria italiana dei Mondiali del 2006 (ah, a proposito, a fine primo tempo ho detto ai miei amici che secondo me Strippoli era appassionato di calcio perchè aveva ambientato la prima parte nel 1999 a Bari, e qualsiasi appassionato di calcio con "1999-Bari" pensa a quell'incredibile esordio di Cassano con l'Inter, diciassettenne. Ecco, quando il secondo tempo è cominciato coi Mondiali ho capito che avevo avuto l'intuizione giusta).
Dicevo, quel montaggio alternato, tra quei momenti di euforia collettiva, Walter disperato che prova ad uccidersi e la Trinca che "sa" che sta per succedere qualcosa di terribile sono di devastante bellezza.
Visiva, emotiva, intellettuale.
Io soffrivo col personaggio di Anna, così consapevole di tutto, così in colpa per tutto (tra l'altro Strippoli e l'altro sceneggiatore De Chirico sono stati crudelissimi a farci vedere un Walter finalmente umano, dolce e comprensivo - quando soffre finalmente per Tobia - proprio quando sapevamo che ora era destinato a morire).
Sono 10 minuti di cinema ed emozioni allo stato puro, anche visivamente (penso al tifoso pelato e pitturato, alla colonna sonora, ad Anna che chiama la figlia disperata mentre questa sta dando il suo primo bacio).
Ma la stessa angoscia di Anna, lo stesso suo "perfetto" (perchè ineludibile) senso di colpa, l'avevamo già provato per tutta la struggente storia di Tobia, raccontata con una grazia e al tempo stesso una ferocia unica.
Strippoli sa emozionare, sa raccontare questi drammi, anche su Piove e La Valle dei Sorrisi succedeva.
Credo sia un regista dalla grande sensibilità e umanità che ci fa andare in fortissima empatia coi suoi personaggi.
Tra l'altro a livello narrativo è molto interessante questo segmento perchè è l'unico, 3 minuti finali a parte, in cui non siamo dentro al racconto di Anna ma nel ricordo di Alice (parlo della scena terribile del bullismo, un segreto che Alice porterà sempre con sè).
Ma quella sorella che abbraccia quell'enorme fratello nudo sono emozioni vere (come non ripensare alla sorellina di Piove?).
E quel "Tu non sai niente Mamma" è molto interessante perchè è una possibile spia della risoluzione finale, ovvero di come in realtà tutte le cose di quella famiglia siano andate in un modo diverso da come se le è raccontate Anna.
Ma, ovviamente, ci torneremo poi.
Intanto continuiamo a vedere spirali (ad esempio il tubo lasciato in terra da Walter o un segnale dentro l'ospedale) e questo dannato Patto col Diavolo è sempre più strano, sempre più "ballerino" (ad esempio passano 20 anni tra la morte del padre e la possibile morte di madre e figlia (moglie di Tobia e figlioletta) come "ricompensa" al Diavolo per aver salvato la famiglia dell'incidente.
Qualcosa scricchiola, eppure lo spettatore è ancora lì in questa cornice soprannaturale e trascendentale che sembra portare ineluttabilmente alla fine di una spirale, ad una risoluzione terribile, nel male o nel male.
Prima di arrivare al finale e - finalmente! - alla mia interpretazione di tutto fermiamoci un attimo ad analizzare aspetti più "esterni" alla narrazione.
L'Estranea è un film eccellente sotto ogni aspetto.
Colonna sonora magnifica, rumori ancora più magnifici (il film ha un sonoro incredibile, inquietante), atmosfere impressionanti in più di una scena per le quali io più volte mi sono ritrovato in forte disagio, come nei più grandi horror.
La regia - ma ormai con Strippoli lo sappiamo - è di altissimo livello, visivamente i suoi film sono bellissimi da vedere, con location suggestive, fotografia superba e una capacità tecnica (spazi, luci, musica, inquadrature, personaggi) nel creare "cupezza" sempre e ovunque, anche nelle scene en plein air.
E gli attori? Splendidi, tutti.
Come accade spesso nel "vero" cinema italiano, quello che molti non guardano.
I duetti tra Trinca e Bruni Tedeschi sono eccezionali, e alla luce della rivelazione finale diventano ancora più belli e riusciti (questo è un film che secondo me va visto almeno due volte, rivedere molte scene "sapendo" dovrebbe essere stimolante da morire).
Per non parlare di Giannini, di tutti i ragazzi giovani, dell'attrice che interpreta Alice, tutti superbi.
Quindi abbiamo tutto, scrittura, regia, attori, comparto tecnico, colonna sonora.
E' il momento quindi di andare al "cuore" dell'Estranea, al suo significato, alla sua possibile interpretazione.
Ah, fino ad adesso non ho nemmeno parlato di tematiche, vero, tanto sono sicuro confluiranno in questo mio discorso finale.
CAPITOLO 3 : IL FINALE, LA FOTO E L'INTERPRETAZIONE DI TUTTO
Su Roma e forse sul mondo intero sembra arrivata l'Apocalisse.
Il cielo si apre letteralmente in due, piove così tanto che l'allagamento della città raggiunge i piani alti.
Il mondo, forse, sta per scomparire, a mò di Diluvio Universale.
E noi sappiamo perchè, sappiamo che deriva dal fatto che bisogna tornare a quella gamba spezzata, lasciare che venga amputata cosicchè l'incredibile spirale che ne è derivata possa fermarsi.
Tra l'altro è bellissimo notare come tutti e 3 i film "da solista" di Strippoli finiscano con una specie di Apocalisse, quelle poi di Piove e L'Estranea quasi identiche (vediamo anche i rubinetti che iniziano a buttar fuori liquami neri, come in Piove).
Il cielo si apre letteralmente in due, piove così tanto che l'allagamento della città raggiunge i piani alti.
Il mondo, forse, sta per scomparire, a mò di Diluvio Universale.
E noi sappiamo perchè, sappiamo che deriva dal fatto che bisogna tornare a quella gamba spezzata, lasciare che venga amputata cosicchè l'incredibile spirale che ne è derivata possa fermarsi.
Tra l'altro è bellissimo notare come tutti e 3 i film "da solista" di Strippoli finiscano con una specie di Apocalisse, quelle poi di Piove e L'Estranea quasi identiche (vediamo anche i rubinetti che iniziano a buttar fuori liquami neri, come in Piove).
Eppure neanche davanti a tutto questo, per giunta dopo aver sentito la madre raccontarle tutte quelle cose, Alice sembra crederci.
"E' stato solo un incidente! E Tobia ha solo cominciato a mangiare per stress post traumatico" dice a sua madre e uno spettatore - come me - ormai completamente convinto dal lato paranormale della vicenda quasi si innervosisce con questa povera e magnifica ragazza che ancora adesso, davanti quelle evidenze, continua a negare.
Poco prima c'era stato l'ultimo incontro con L'Estranea, l'ultimo do ut des, questo se possibile più potente e misterioso degli altri (con questo notevole artificio narrativo della valigia, cosa conterrà?).
"E' stato solo un incidente! E Tobia ha solo cominciato a mangiare per stress post traumatico" dice a sua madre e uno spettatore - come me - ormai completamente convinto dal lato paranormale della vicenda quasi si innervosisce con questa povera e magnifica ragazza che ancora adesso, davanti quelle evidenze, continua a negare.
Poco prima c'era stato l'ultimo incontro con L'Estranea, l'ultimo do ut des, questo se possibile più potente e misterioso degli altri (con questo notevole artificio narrativo della valigia, cosa conterrà?).
Arriviamo alla fine, la madre tenta di sedare la figlia per amputarle la gamba, la figlia riuscirà a reagire ed ucciderla, prima di addormentarsi sedata dalla siringa.
Poco prima c'era stata una sequenza bellissima ma, per me, l'unico errore narrativo nel film.
Ovvero quel ripercorrere della figlia tutti i luoghi protagonisti del racconto della madre.
Con tutti i protagonisti fermi come manichini.
Funziona alla grande, vero, ma porta Alice in una dimensione trascendentale che non le appartiene, lei e la sua razionalità, lei e la sua verità "cruda".
E' come se con questo espediente anche lei finisca nel trascendente della madre, forse per portare lo spettatore ancora più fuori strada ma in modo leggermente furbo e unfair.
Fatto sta che anche quando L'Estranea sbaglia lo fa in modo bellissimo.
Poco prima c'era stata una sequenza bellissima ma, per me, l'unico errore narrativo nel film.
Ovvero quel ripercorrere della figlia tutti i luoghi protagonisti del racconto della madre.
Con tutti i protagonisti fermi come manichini.
Funziona alla grande, vero, ma porta Alice in una dimensione trascendentale che non le appartiene, lei e la sua razionalità, lei e la sua verità "cruda".
E' come se con questo espediente anche lei finisca nel trascendente della madre, forse per portare lo spettatore ancora più fuori strada ma in modo leggermente furbo e unfair.
Fatto sta che anche quando L'Estranea sbaglia lo fa in modo bellissimo.
Anna muore, Alice si sveglia nel sole, la casa è distrutta dalla loro lite ma per nulla allagata.
Poi si avvicina alla foto, la rialza e...
E abbiamo un colpo di scena di 10 soli secondi che va di diritto tra le risoluzioni filmiche più belle degli anni 2000.
Il film si ribalta, con una sola foto.
E riesce nel miracolo di non perdere coerenza.
Perchè già era super coerente prima (seppur in una veste sovrannaturale), ora si ribalta e tutto torna lo stesso, anzi, torna meglio di prima.
D'ora in poi quello che scriverò è frutto di mia interpretazione e dei miei compagni di visione, alcune cose sono sicuramente giuste, altre rimangono supposizioni.
Partiamo.
La foto mostra il volto della Bruni Tedeschi al posto di quello della Trinca.
E sì, senza tanti voli pindarici, la madre della famiglia Colonna è la Bruni Tedeschi, ha veramente quel volto.
Paradossalmente "l'estranea" è la Trinca, è lei la parte "immaginaria" di Anna.
Questo film racconta infatti secondo me il non plus ultra del narcisismo e dell'egocentrismo (so che tecnicamente sono due cose diverse ma io le fondo in questo personaggio).
Intanto la bellissima Trinca è come si vede Anna, innamorata di sè stessa.
Non è un caso che appena entrata in casa della figlia sia lei ad abbassare la foto, perchè non sopporta la sua vera immagine.
E ora capiamo tutte le scene in cui le due amoreggiano, si sfiorano, si baciano, non è nient'altro che Narciso che flirta con la sua immagine riflessa.
Sì, c'è anche un significato più torbido, ovvero l'amoreggiare con la nostra parte più oscura, essere innamorati di lei, non riuscire a farne a meno.
Ma credo che Narciso sia ancora più pertinente.
E questo perchè il film racconta di una donna così innamorata di sè stessa, così egocentrica, così tanto capace di mettersi al centro dell'Universo, per cui tutto quello che è accaduto nella propria vita ha una sola causa, lei.
E una sola salvezza, lei.
E' un "egocentrismo bipolare", stranissimo, quello per cui si ha costantemente il senso di colpa per avere causato tutti i mali del mondo e al tempo stesso sentirsi Dio perchè è solo lei che può rimediare, che può salvare tutti.
Le cose che accadono nel mondo accadono per un unico motivo, perchè lei esiste, Anna, e la cosa è portata talmente all'estremo che è convinta che l'intero Mondo finirà per causa sua (l'Alluvione) e solo lei, ancora una volta, potrà salvarlo.
E sì, senza tanti voli pindarici, la madre della famiglia Colonna è la Bruni Tedeschi, ha veramente quel volto.
Paradossalmente "l'estranea" è la Trinca, è lei la parte "immaginaria" di Anna.
Questo film racconta infatti secondo me il non plus ultra del narcisismo e dell'egocentrismo (so che tecnicamente sono due cose diverse ma io le fondo in questo personaggio).
Intanto la bellissima Trinca è come si vede Anna, innamorata di sè stessa.
Non è un caso che appena entrata in casa della figlia sia lei ad abbassare la foto, perchè non sopporta la sua vera immagine.
E ora capiamo tutte le scene in cui le due amoreggiano, si sfiorano, si baciano, non è nient'altro che Narciso che flirta con la sua immagine riflessa.
Sì, c'è anche un significato più torbido, ovvero l'amoreggiare con la nostra parte più oscura, essere innamorati di lei, non riuscire a farne a meno.
Ma credo che Narciso sia ancora più pertinente.
E questo perchè il film racconta di una donna così innamorata di sè stessa, così egocentrica, così tanto capace di mettersi al centro dell'Universo, per cui tutto quello che è accaduto nella propria vita ha una sola causa, lei.
E una sola salvezza, lei.
E' un "egocentrismo bipolare", stranissimo, quello per cui si ha costantemente il senso di colpa per avere causato tutti i mali del mondo e al tempo stesso sentirsi Dio perchè è solo lei che può rimediare, che può salvare tutti.
Le cose che accadono nel mondo accadono per un unico motivo, perchè lei esiste, Anna, e la cosa è portata talmente all'estremo che è convinta che l'intero Mondo finirà per causa sua (l'Alluvione) e solo lei, ancora una volta, potrà salvarlo.
E ora, finalmente, possiamo rileggere tutto il film.
Anna è ossessionata dal suo status sociale e dal dover indirizzare il futuro di sua figlia (nella recitazione).
Come del resto anche Walter, nella parte maschile della famiglia, fa lo stesso con Tobia (quel "fallo entrare!" detto all'allenatore riferito al figlio obeso mette i brividi).
Il giorno del ricevimento finalmente tutte le aspettative di Anna trovano il loro punto di partenza, la figlia andrà in tv in una pubblicità.
Ma avviene la tragedia del cane.
"E' così che è arrivata lei" dirà - riferendosi a questo momento - Anna alla figlia Alice adulta.
E credo che questa frase sia sincera, probabilmente Anna, pur con tutti i suoi difetti, non aveva mai manifestato squilibri psichici fino a quel momento.
Ma vedere la gamba spezzata della figlia proprio un'ora dopo aver iniziato a sognare per lei (ricordiamo che era il SUO sogno, non quello di Alice) "spezza" anche la mente di Anna, che si divide in due.
Da quel momento accadranno molte cose, la gamba verrà salvata, il figlio diventerà obeso, poi rischierà di morire, poi si salverà, poi Walter morirà in un incidente, poi molti anni dopo rischieranno di morire anche la nipote e la nuora, ma tutto questo accade semplicemente perchè... accade.
Non c'è mai stato un Patto col Diavolo, non c'è mai stato un intervento sovrannaturale, semplicemente le cose sono accadute.
Ma Anna rileggendo la sua vita si racconta che tutto è accaduto per causa sua, nel male e nel bene.
Probabilmente i dialoghi che vediamo tra la Trinca e la Bruni Tedeschi non erano nemmeno monologhi deliranti che accadevano veramente in quegli istanti (altrimenti dovrebbe pensare che Anna sia comunque una sensitiva, visto che avrebbe "saputo" -ad esempio - che Tobia dal giorno dopo avrebbe cominciato a mangiare in modo incontrollato) ma sono solo ricostruzioni "a posteriori" degli eventi più importanti della propria vita.
E invece la gamba l'avevano salvata i medici, e invece Tobia aveva cominciato il suo disturbo alimentare sia per lo shock terribile vissuto con la sorella sia per quella educazione impossibile impartita dai suoi genitori, un'educazione in cui non essere vincenti non era un'opzione.
Anna è ossessionata dal suo status sociale e dal dover indirizzare il futuro di sua figlia (nella recitazione).
Come del resto anche Walter, nella parte maschile della famiglia, fa lo stesso con Tobia (quel "fallo entrare!" detto all'allenatore riferito al figlio obeso mette i brividi).
Il giorno del ricevimento finalmente tutte le aspettative di Anna trovano il loro punto di partenza, la figlia andrà in tv in una pubblicità.
Ma avviene la tragedia del cane.
"E' così che è arrivata lei" dirà - riferendosi a questo momento - Anna alla figlia Alice adulta.
E credo che questa frase sia sincera, probabilmente Anna, pur con tutti i suoi difetti, non aveva mai manifestato squilibri psichici fino a quel momento.
Ma vedere la gamba spezzata della figlia proprio un'ora dopo aver iniziato a sognare per lei (ricordiamo che era il SUO sogno, non quello di Alice) "spezza" anche la mente di Anna, che si divide in due.
Da quel momento accadranno molte cose, la gamba verrà salvata, il figlio diventerà obeso, poi rischierà di morire, poi si salverà, poi Walter morirà in un incidente, poi molti anni dopo rischieranno di morire anche la nipote e la nuora, ma tutto questo accade semplicemente perchè... accade.
Non c'è mai stato un Patto col Diavolo, non c'è mai stato un intervento sovrannaturale, semplicemente le cose sono accadute.
Ma Anna rileggendo la sua vita si racconta che tutto è accaduto per causa sua, nel male e nel bene.
Probabilmente i dialoghi che vediamo tra la Trinca e la Bruni Tedeschi non erano nemmeno monologhi deliranti che accadevano veramente in quegli istanti (altrimenti dovrebbe pensare che Anna sia comunque una sensitiva, visto che avrebbe "saputo" -ad esempio - che Tobia dal giorno dopo avrebbe cominciato a mangiare in modo incontrollato) ma sono solo ricostruzioni "a posteriori" degli eventi più importanti della propria vita.
E invece la gamba l'avevano salvata i medici, e invece Tobia aveva cominciato il suo disturbo alimentare sia per lo shock terribile vissuto con la sorella sia per quella educazione impossibile impartita dai suoi genitori, un'educazione in cui non essere vincenti non era un'opzione.
Due genitori che scelgono tutto per i propri figli, che trasferiscono su di essi tutto quello che avrebbero voluto per loro.
"Ti faccio diventare come voglio io, o come io avrei voluto diventare"
L'immagine è importantissima, non va sporcata, e infatti il dialogo "assurdo" nel quale la Trinca accetta l'ennesimo Patto (quello di far morire altre due persone in cambio dell'immagine "pulita" di Walter) ora a posteriori ci sembra ancora più assurdo.
E invece, semplicemente, Walter era morto, aveva davvero causato involontariamente la possibile morte di altre due persone ed Anna, nel suo malato egocentrismo, stava lì a pensare all'etichetta, a salvare l'onore della famiglia.
Eravamo poi nel 2006 e quel Patto si compirà solo nel 2026, 20 anni dopo.
Solo questo ci doveva far capire che qualcosa non tornava, immaginarsi un Diavolo che come prima ricompensa vuole "solo" che un bimbo ingrassi e che per prendersi invece l'ultima aspetta 20 anni non aveva alcun senso.
Ma lo capiamo solo ora.
"Ti faccio diventare come voglio io, o come io avrei voluto diventare"
L'immagine è importantissima, non va sporcata, e infatti il dialogo "assurdo" nel quale la Trinca accetta l'ennesimo Patto (quello di far morire altre due persone in cambio dell'immagine "pulita" di Walter) ora a posteriori ci sembra ancora più assurdo.
E invece, semplicemente, Walter era morto, aveva davvero causato involontariamente la possibile morte di altre due persone ed Anna, nel suo malato egocentrismo, stava lì a pensare all'etichetta, a salvare l'onore della famiglia.
Eravamo poi nel 2006 e quel Patto si compirà solo nel 2026, 20 anni dopo.
Solo questo ci doveva far capire che qualcosa non tornava, immaginarsi un Diavolo che come prima ricompensa vuole "solo" che un bimbo ingrassi e che per prendersi invece l'ultima aspetta 20 anni non aveva alcun senso.
Ma lo capiamo solo ora.
Tutto è stato sempre reale, semplicemente siamo davanti ad un personaggio che, se già "malato" di suo (nel gestire i figli e la propria vita) con quella gamba spezzata è entrato in un vortice (come quello delle nuvole), in una spirale (la vediamo una decina di volte) dalla quale era ormai impossibile uscire.
Quella gamba spezzata ha spezzato i sogni di Anna, non di Alice, e gli ha fatto raccontare tutti i fatti (tragici) della sua vita come una conseguenza di quel momento.
Anna aveva perso il controllo della situazione, di quella vita fino a quel giorno andata avanti su due binari costruiti con egoismo giorno per giorno insieme a Walter e poi deragliata per sempre, con il figlio che diventa obeso, Alice che non vuole recitare ed è pure lesbica, il marito che fallisce e poi si uccide.
Intendiamoci, Anna non è un puro villain, non è un mostro, anzi, ha dei lati tragici come pochi.
Ha un amore sconfinato per i figli, anche se "svolto" in maniera completamente sbagliata.
E ha vissuto una vita con 4 tragedie incredibili, alle quali ha disperatamente cercato di dare una lettura sovrannaturale, però riferita a sè stessa.
Ed è quei il capolavoro di scrittura del film, in questa declinazione da brividi dell'egocentrismo, così sovrannaturale e quasi messianica.
E anche tutti i "Prendi me!" che diceva alla Bruni Tedeschi sono soltanto dei "falsi" atti di eroismo, un cercare di sentirsi martire per dei fatti, però, che in realtà erano già avvenuti e che non potevano essere modificati.
Roma si risveglia col cinguettio degli uccelli.
C'è stato un temporale fortissimo sì (e questo Anna lo sapeva, per quello ha scelto quel giorno) ma nessuna Apocalisse.
Resta una figlia che ha ucciso sua madre dopo averla sentita delirare per tutta la notte.
Una figlia lucida, stoica, meravigliosa, che sin da piccola ha cercato di portare razionalità e forza in quella famiglia.
La casa è distrutta, probabilmente anche la sua stessa vita lo è, senza che ne abbia alcuna colpa.
Una foto viene rialzata.
In quegli istanti finisce di compiersi un film meraviglioso.
9




Grandissimo film, Grandissima recensione. I tuoi audio post visione spero di conservarli per sempre, come spero che Strippoli legga questa recensione e ti dica la sua.
RispondiEliminaGrazie amico.
EliminaLe storie le ha viste tutte, la recensione non credo abbia tempo e voglia.
Magari sì, ma non importa :)
Quello che conta è il film che ha fatto.
Che film incredibile ha fatto Strippoli, l’ennesimo direi, un film che probabilmente non vincerà l’Oscar ma che lo meriterebbe tutto, una regia matura, lucida e di genere, e che genere !!! una sceneggiatura cucita alla perfezione su attori credibilissimi, tra cui spiccano Romana Maggiora Vergano e una Valeria Bruni Tedeschi che ci manda tutti a casa, pieni del suo talento e delle sue parole. Una frase tra tutte continua a girarmi nella testa: “smettila di pregarmi, non è roba mia”. AMEN
RispondiEliminaPs recensione incredibile la tua, con una chiave di lettura interessante !
Sono un po’ in crisi con L’estranea. L’ho visto questo weekend e devo dire che, dal punto di vista della regia, è impeccabile. Diciamolo onestamente: sotto questo aspetto non sembra nemmeno un film italiano. Anche gli attori sono indiscutibili, davvero bravi. Le tematiche sono ottime, dense e interessanti, e mi hanno portata a riflettere anche sul rapporto tra identità e percezione di sé. Anch’io ho pensato che Anna e l’estranea potessero essere la stessa persona, una sorta di sdoppiamento, con Anna talmente accecata da se stessa da non riuscire più a riconoscersi davvero. È una lettura che trovo molto stimolante.
RispondiEliminaEppure, nonostante tutti questi elementi, c’è qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non riesco a mettere a fuoco. Il dolore e l’angoscia arrivano con grande forza, si avvertono e ti restano addosso, ma ho la sensazione che ci siano dei vuoti nella sceneggiatura, dei passaggi che non trovano una vera giustificazione o un adeguato sviluppo.
Ho messo sott'occhio Strippoli nel 2021, dal tanto vituperato "a classic horror story" in co-regia con Roberto De Feo. Ne avevo apprezzato la stralunata regia, la paraculaggine, l'ars provocatoria e l'immenso rarefatto (eppur cosi genuino) talento. Mi presi delle secchiate di merda storiche ai tempi.
RispondiEliminaEppure forse il mio occhio era più allenato che mai...la storia sta lentamente dando i suoi frutti