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12.12.16

Recensioni Superiori (4)- Sacro Gra di Franco Battaglia


In questa casualissima rubrica-non rubrica che mi inventai due annetti fa portavo qua nel blog delle recensioni che leggevo in giro e che mi colpivano molto.
La prima fu quella, indimenticabile, di un certo Mr 619, ovvero la Più grande Scrittura di Sempre (la trovate qua)

Poi vi feci conoscere il mitico Orsetto Bundi, le sue k, il suo connubio cinema-cibo e la sua pazzia (qua)

E poi arrivò Chiara, a cui dedicai anche la prima puntata dei "blog da seguire".
Per chi non conoscesse come scrive Chiara questa è la prima volta che ne parlai, qui.

Oggi è successa una cosa strana che ho già spiegato su facebook, quindi non c'ho voglia de riscrivela.
Però, in effetti, posso copia-incollalla

"Quanto è piccolo il mondo...

Oggi mi faceva i complimenti per il raccontino del bar e la fabbrica Franco Battaglia.
Poi ha voluto saperne di più, l'ho indirizzato alla sezioni racconti del blog e lui ne ha letti e commentati alcuni.
E mi ha detto che lui scriveva per FilmTv come Lampur.
E, insomma, anche io scrivevo per filmtv e grazie alla mia eccezionale memoria per queste cose non solo mi sono ricordato di lui ma anche di una sua recensione che io all'epoca ritenni magnifica, una di quelle che piacciono a me e che anche a me piacerebbe scrivere.
La recensione è una stroncatura, a Sacro Gra, film che anche io, ahimè, ho quasi detestato.
In ogni caso auguro tutto il meglio a Rosi e al suo Fuocammare.
Leggete che bella, specie i romani

insomma, tutto st'ambaradan per favve legge sta recensione de Sacro Gra

mi tolgo di mezzo, dopo la foto c'è Franco




E’ una recensione anomala la mia.
Nella fattispecie: molto di parte.
Sono romano de Roma. Nasco praticamente col GRA.
“Faccio il raccordo” è una frase idiomatica d'uso universalmente riconosciuto, nella galassia capitolina.
Lo pratico in entrambi sensi: interno, esterno, orario ed anti.
Lungo i suoi 68 chilometri ho battezzato il mio primo, emozionante, “anello” in bicicletta.
Il GRA mi ha visto passeggiare e giocare a pallone nelle domeniche dell'austerity con le auto costrette in garage.
Ci ho anche fuso un motore, per correre da un vecchio amore.
L'ho percorso con la neve, la grandine, la pioggia torrenziale, il vento a raffica ed il sole che squagliava il catrame.
Ho incidentato anche, sul GRA, e ci sono rimasto senza benzina.
L'ho transitato col carro attrezzi, ed attraversato stupidamente a piedi, al tempo delle sfide di adolescenza sbruffona.
L’ho visto crescere, da due timide corsie a tre, spesso insufficienti.
Sono uscito ed entrato da tutte le sue uscite e tutte le sue entrate (che non sono poche), ho testato tutte le sue “inversioni di marcia”, dato appuntamenti e preso buche (in tutti i sensi).
Il mio scooter, re della corsia d'emergenza, ne conosce infossamenti e cicatrici, ne ho utilizzato tutte le aree di servizio, fatto la spesa di notte e di giorno.
Certo non tutti i giorni, ma ieri c’ero e lo prenderò anche domani.
La sua forza centrifuga mi ha proiettato, alternativamente, verso il mare, la neve, i castelli romani, la Tuscia.
O anche solo da nord a sud e viceversa, che a Roma è già “viaggio”.
Quella centripeta verso i palazzoni che si divorano gli ultimi appezzamenti di verde asfittico, e vorrebbero uscirne e scavalcarlo con un salto, scrollandosi da quell’amorevole abbraccio.
Faccio ogni volta l'amore con l'Ikea che spunta dalle sue sponde di guardrail consunto, sogno di puntare Fiumicino ed un aereo tutto per me, scorgo la neve appenninica e slalomeggio con l'auto, come su un mio personale circuito.
Ma ne sono rimasto anche ostaggio, nel traffico ossidato, e spesso per ore, a sognare un'uscita da (in)gorghi indicibili, a scrivere mille sms, a leggere il giornale o interi capitoli di libri, fermo o ad indolente passo d’uomo, sbirciando le altre auto, colme anch’esse di speranze e rabbie, a sbirciare fuori dal guscio, a loro volta.
E di nuovo, mi sono ritrovato ostaggio, ieri al cinema.
Dove Rosi ha preso spunto dal nostro raccordo - intrigato dal calembour dell’acronimo GRA che giocava con un calice decisamente più famoso -, trasformandolo in pretestuoso perimetro di vita da consolari, di viottoli bui, lucciole da bar, chioschi balordi, stradine abbandonate, ricovero di reietti ed emarginati, figuri e figuranti, case popolari e decadute ville kitsch, ma tutto assimilabile alle periferie dismesse di mezza Italia e senza alcun “raccordo” tra loro: pescatori di anguille, prostitute fuori tempo massimo, cacciatori di “punteruoli”: tutti costretti a recitare malissimo, spesso ridicole macchiette, qualche rarissimo flash di fotografia sognante col GRA di sguincio, contro mille inquadrature da incubo pseudocinematografico, scorci di vita fradicia e personaggi a margine che il GRA non sanno neanche dove si prende, più altre, inconciliabili, parentesi (come le salme riesumate, i russi cerimonieri, le chat solitarie ), spesso con nulla di, neanche apparentemente, relazionabile tra loro.
Ma cosa pensavano di cogliere dal mio GRA?!
E scorgere in questi giorni, sui display elettronici del mio raccordo, la scritta: “Il vostro GRA vince il Leone d’Oro”, suscita tenerezza mista a risentimento.. chissà se quell’asfalto potesse andare al cinema... urlerebbe SOS, come le colonnine che ad intervalli regolari vengono in aiuto all’automobilista in panne...
Due anni di riprese di grande raccordo anulare più otto mesi di montaggio - mi dicono - e non percepirne uno straccio di spirito di connivenza coi romani, ma solo quello pruriginoso di un regista da filmetto amatoriale, che coi fotoromanzi, immagino, se la cava probabilmente meglio...
In uno dei siparietti più deprimenti, un padre “ottocentesco” si affaccia alla finestra ed indicando lontano esclama alla figlia inchiodata al computer...: “il cupolone si vede anche da qua, incredibile” (si vede che non s'era mai affacciato prima...).
Avrebbe anche potuto dire: “il raccordo si vede anche da qua, incredibile”.
Cosi come l'ha visto Rosi, perché è proprio cosi che l'ha visto 'sto regista.
Da lontanissimo. Sbiadito e nebuloso come l'autentico anello di Saturno chiamato in causa ad inizio docufilm.
Altro che Leone d'Oro.
Io neanche un Gatto Randagio di Plastica gli avrei dato...


4.7.15

Recensioni Superiori (N°3): Pier91


Nelle precedenti due puntate ci eravamo trovati in quella zona pericolosissima che nel linguaggio comune viene chiamata "tra il serio e il faceto". Sì perchè se era evidente un certo divertimento nel riportare le recensioni di Mr619 o del mitico Orsetto Bundi, era altresì vero che io, comunque, una certa ammirazione (più de na certa) ce l'avevo davvero per loro.
Pier91 è un'utentessa di Filmscoop, come l'orsetto.
Quando apparivano le sue recensioni le divoravo.
L'età, se è quella che il nick richiama, è impressionante se riferita alla ricchezza, padronanza e intelligenza della sua scrittura.
Qui di faceto non c'è nulla, qui c'è un occhio e una sensibilità superiore e una superiore capacità di riportare sul "foglio" quello che quell'occhio e quella sensibilità hanno colto.
Spero che le faccia piacere sta cosa, ora la contatto.
Ma ormai il post l'ho fatto, se glie sta bene bene, se non glie sta bene peggio per lei.
Mi sarebbe piaciuto rileggermi un centinanio delle sue rece e riportare le più belle. Sarebbe stato troppo difficile e laborioso e allora, vi giuro, ne ho prese solo a caso un pò, seguendo titoli che conosco bene.
Tanto, do cogli cogli con lei.

CAVE OF FORGOTTEN DREAMS
La mia risposta all' ultima domanda di Herzog è: sì. Scrutando la grotta Chauvet, sì, sono stata sovrastata dal sentimento di un abisso temporale. Proprio come il coccodrillo albino, che in una splendida favola futuribile potrebbe non riconoscere, sulle pareti, i suoi alter ego, quelle fraterne creature aliene. Proprio come l' archeologo giocoliere, cui Herzog, geniale funambolo della parola, pone le domande perfette… proprio come lui, che dopo cinque giorni di esplorazione ha dovuto fermarsi ed assimilare, atterrito da immagini magiche, "mostruose", già gravide di tutte le scintille, di tutti i sogni dell' uomo sulla rappresentazione del mondo: la messa a morte dell' arte descrittiva, il sorpasso dell' arte statica, il cinema. Possiamo specchiarci in questi sognatori affrancati dalla Storia (disegnavano, a distanza di migliaia di anni, sopra le opere dei loro predecessori) senza provare vertigine?

14.5.15

Recensioni Superiori: Orsetto Bundi



Torna la rubrica che cerca di farvi conoscere alcune tra le recensioni (e relativi recensori) più originali del Web.

Dopo il grande successo della prima puntata, con l'indimenticabile Mr 619, volevo farvi conoscere un caro ragazzo con cui a volte avevo simpaticissimi scambi di opinione nel sito dove scrivevo.
Le sue K divennero leggendarie, i suoi "movie" al posto di "film" anche, i racconti di tutto quello con cui si strafogava durante i film indimenticabili, le sue divagazioni già iscritte nella storia.
Alla fine una riga del film la tirava sempre fuori ma quello che a lui premeva era raccontare la sua vita.
Ma sono due le cose strane che fanno del mitico Orsetto Bundi un personaggio genuino, vero.
La prima è che la scelta dei film che vedeva e le relative valutazioni molto spesso denotavano molta competenza e capacità critica (insomma, non era un troll, ve lo giuro). Tra l'altro un occhio bene attento, dopo averlo letto molte volte, capiva che si trovava davanti ad una persona affatto stupida, semplicemente "strana".
La seconda cosa che lo rese celebre fu lo scoprire che di lavoro insegnava la lingua italiana in Sud America.
Lo so, non ci credete, ma dimostrò veramente che fosse così.
Lo amo.
(ne ha scritte 500, non posso scegliere, pesco solo 3 film a caso.

9.4.15

Recensioni Superiori: Aelita



Per anni ho scritto in un sito di cinema. 
Poi, per vari motivi, primo tra i quali l'improvvisa disistima maturata nei confronti dei gestori dello stesso sito (no, nessuna vicenda personale, semplicemente una bambinata "editoriale" davvero inaccettabile per me) mi sono tolto di mezzo.
Ma ricordo comunque il sito con affetto e piacere anche perchè oltre a farmi conoscere gente vi ho letto dentro centinaia di grandi recensioni.
Ma ce n'è una, questa, che più di ogni altra non mi si è mai tolta dalla testa.
E' di un certo Mr 619, utente tra l'altro che di lì a poco (luglio 2009) sarebbe scomparso.
Non faccio fatica a capirne i motivi.
Spesse volte quando sono triste la rileggo, è catartica.
E ho scoperto che ogni mese riesco a capire una parola in più.
Caro Mr 619 vorrei conoscerti.
Vorrei sentirti parlare ore ed ore.
Anche perchè in questo blog ho un correttore automatico che nella tua rece è riuscito a sottolinearmi in rosso 32 parole.
La Tua è la Nuova Lingua.
Vorrei apprenderla un giorno.
Ti prego, almeno "peirasia".


Il primo film fantascientifico della storia del cinema e, dianacronisticamente,l'escatica amnesia ultimante della sinolica bio-massa realtà/perimetastasi proiezionale del "cosmus mentis".
Controbattendo, in questi termini, le confutazioni zenoniche dell'ontologia parmenidea, l'idea astrusa, monotica ed esperalmente perfetta di una parallela cosmetica a-patica è, in questa anagenica ed antiairetica pellicola, innessa all'anfistanziale e locomatico realismo onairologico, traente eliolatosi e latonimia dall'induzionale "peirasia" biologica.
Aelità altri non è che la captiva "umbra iacta" della turgida ed occlusiva simpsicosi del protagonista, il quale assume a proprio beneplacito le "res vitae" per sovrapporle, quasi che se ne volesse purificare e catarcheizzare, su un'obliqua e avantorta distensionale dimensione di analiticizzazione (dis)armonizzante ed anasinetica.Se "Metropolis" è la confermazione dello sconvolgimento dell'"autoctonia" suicida patriarcale ed umanistica, "Aelita" è una querrelistica ed autoriale riflessione ( dalle sfumature, alle volte, persino dittatoriali) sulla premessa del "noumeno" aneromorfico e sull'ineluttabilità dell'incombenza cosmogonica sul Fato dell'uomo.
L'espragmaticità certaminica soverchia il momento di comprensione e particolare attribuzione dei caratteri specifici alla prospettiva propensa agli occhi e forza, in un certo periodo, l'individuo all'abolimento dell'oggetto del suo perenne desiderio, con il fio della perseveranza sitosa delle proprie schematizzazioni immaginifiche.
Non putacaso l'astrale mira finale dei desideri reconditi è Marte, pianeta, "dio", del "polemos".Dal narcisismo al dioscurismo.
Terrificante.