Torno a scrivere dopo un anno e 4 mesi una recensione "seria" (in mezzo c'è stata solo la recensione comica de La Mummia) e lo faccio con uno splendido film italiano adesso nelle sale (per ora poche, troppo poche).
Un film scritto e diretto da due sorelle, ambientato a fine anni 90, che racconta di infanzia, di adulti sbagliati, di responsabilità, di tenerezza, di scoperta, di repressione, di amore e disamore.
Un film piccolo e tenerissimo che vi darà sensazioni bellissime anche quando (e lo fa spesso) ha dentro tematiche e scene molto forti.
Un'opera coraggiosa, dall'anima drammatica anche se mascherata dalla magia dei suoi personaggi (amabilissimi), da una regia pop e "pazza", da un'atmosfera spesso spensierata e magica.
Vi auguro di viverlo come l'ho vissuto io perchè, se accadrà, non si staccherà più da voi.
PRESENTI SPOILER
Un film scritto e diretto da due sorelle, ambientato a fine anni 90, che racconta di infanzia, di adulti sbagliati, di responsabilità, di tenerezza, di scoperta, di repressione, di amore e disamore.
Un film piccolo e tenerissimo che vi darà sensazioni bellissime anche quando (e lo fa spesso) ha dentro tematiche e scene molto forti.
Un'opera coraggiosa, dall'anima drammatica anche se mascherata dalla magia dei suoi personaggi (amabilissimi), da una regia pop e "pazza", da un'atmosfera spesso spensierata e magica.
Vi auguro di viverlo come l'ho vissuto io perchè, se accadrà, non si staccherà più da voi.
PRESENTI SPOILER
Una zanzara svolazza in una stanza, con quel suo insopportabile ronzio che, più si avvicina al suo obiettivo - NOI - più si fa forte.
La vediamo in soggettiva prima perlustrare e poi fiondarsi verso una delle nostre future protagonista, Eva, donna tutta sbagliata, madre tutta sbagliata che, con un battito di mani, porrà fine alla sua odiosa vita (quella della zanzara dico, anche se questa frase potremmo riciclarla pari pari in futuro con diverso significato).
"Donna tutta sbagliata" e "madre tutta sbagliata" ho scritto, già.
La vediamo in soggettiva prima perlustrare e poi fiondarsi verso una delle nostre future protagonista, Eva, donna tutta sbagliata, madre tutta sbagliata che, con un battito di mani, porrà fine alla sua odiosa vita (quella della zanzara dico, anche se questa frase potremmo riciclarla pari pari in futuro con diverso significato).
"Donna tutta sbagliata" e "madre tutta sbagliata" ho scritto, già.
Questo perchè così penseranno quelli dal pensiero netto e facile, quelli che non vedono oltre o dentro le cose.
In realtà Eva, personaggio praticamente identico a quello di Halley in Florida Project (ma i due film, quello e questo, fanno l'amore continuamente), è semplicemente una ragazza-madre piena di problemi, dipendenze e incapacità di amare e accudire, forse figlie di mancanza d'amore e d'accudimento pregresso.
Potremmo considerarla un personaggio che alla fine è paradigma di quasi tutti gli altri, ovvero esseri umani pieni di difetti, problemi, vizi ed egoismi ma, e qui sta la magia principale di questo splendido film italiano, comunque esseri umani che lo spettatore porterà con sè, amerà, capirà, accudirà, perchè i primi che li hanno amati, capiti e accuditi sono coloro che li hanno scritti, le due sorelle Bertani registe e la terza sceneggiatrice, Maria Sole Limodio.
Come ho già detto a quest'ultima in privato queste sono le sensazioni che di solito mi danno Sean Baker (per me riferimento principale), Dolan e P.T.Anderson, ovvero quei registi che - qualsiasi personaggio scrivono - percepisci da 16 km lontano quanto loro, scrivendoli, li hanno amati e, di conseguenza, quanto questo accadrà anche a noi.
Le Bambine è un grande piccolo film perchè è una continua madeleine, ogni frase, ogni oggetto, ogni azione, ogni paura, ogni speranza nel momento stesso in cui te li vedi, tipo Ego in Ratatouille, ripensi a quando quella frase l'hai pronunciata, a quando quell'oggetto l'hai maneggiato, a quando hai fatto quella stessa identica cosa, a quando hai avuto quelle stesse speranze e stesse paure.
Siamo (circa) nel 96/97, epoca in cui la tecnologia stava, in nuce, promettendo tutto quello che sarà.
I primi cellulari, i primi giochi tecnologici (Tamogochi, Il Grillo Parlante), e la rumorosissima assenza di internet che faceva sì che i bambini non vedessero l'ora di fiondarsi fuori, a correre (parleremo di una corsa in particolare), a sbucciarsi le ginocchia, a saltare nelle pozzanghere.
A volte ho pensato che se c'è un gesto che divide l'età bambina da quella adulta, ecco, quello è proprio saltare nelle pozzanghere.
I primi cellulari, i primi giochi tecnologici (Tamogochi, Il Grillo Parlante), e la rumorosissima assenza di internet che faceva sì che i bambini non vedessero l'ora di fiondarsi fuori, a correre (parleremo di una corsa in particolare), a sbucciarsi le ginocchia, a saltare nelle pozzanghere.
A volte ho pensato che se c'è un gesto che divide l'età bambina da quella adulta, ecco, quello è proprio saltare nelle pozzanghere.
Tanto impossibile non farlo da bambini quanto quasi altrettanto impossibile avere il coraggio di farlo una volta cresciuti.
Quel magnifico gruppo dei Sigur Ros (che ai bambini affiderà quasi ogni loro videclip) forse questo lo sapeva, e ai salti sulle pozzanghere (il titolo proprio questo significa) dedicarono l'incredibile Hoppipolla.
Ora smettete di leggere e ascoltate.
Fa bene all'anima.
Ora smettete di leggere e ascoltate.
Fa bene all'anima.
Ma l'assenza di internet aveva anche uno svantaggio, ovvero quello che ogni paura che ci inculcavano diventava per noi gigantesca, granitica, incontrovertibile.
E così mettere la cannuccia nel naso poteva far sì che aspirassimo il cervello, e così ogni tappeto era pieno di acari - minuscoli esserini che ci avrebbero mangiato - e così le droghe sembravano mostri ancora più grossi di quelli che, comunque, sono realmente (nel film si vede un cartone animato "educativo" di cui avevo visto un piccolo documentario su youtube, fece veramente scandalo).
Non potevamo controllare niente di quello che ci dicevano nè avevamo qualcuno che controllasse per noi.
Tutto poteva essere maledettamente vero e reale.
E così mettere la cannuccia nel naso poteva far sì che aspirassimo il cervello, e così ogni tappeto era pieno di acari - minuscoli esserini che ci avrebbero mangiato - e così le droghe sembravano mostri ancora più grossi di quelli che, comunque, sono realmente (nel film si vede un cartone animato "educativo" di cui avevo visto un piccolo documentario su youtube, fece veramente scandalo).
Non potevamo controllare niente di quello che ci dicevano nè avevamo qualcuno che controllasse per noi.
Tutto poteva essere maledettamente vero e reale.
Però fermiamoci un attimo, perchè se continuo a parlare del "materiale" che c'è dentro il film rischio di perdere di vista il film stesso.
Ci torniamo poi sulle tematiche e le atmosfere.
Ci torniamo poi sulle tematiche e le atmosfere.
Cos'è "Le Bambine" alla fine?
E' un film di straordinaria tenerezza che ha la grandissima capacità di metter dentro temi anche molto duri e drammatici senza mai, però, perderla quella tenerezza, quella leggerezza.
Può parlare di discriminazione, di disamore, di odio, persino di morte ma, facendolo, arriverà comunque a noi quasi sempre come carezza.
Le bambine dicono parolacce e ruttano? Una carezza.
Mette dentro personaggi oggettivamente insopportabili? Lo stesso, non ne avvertiremo la pesantezza ma al massimo il loro lato grottesco (in questo mi ha ricordato anche un certo Sorrentino).
E' un film che fa veramente di tutto per essere spigoloso, volgare, non accondiscendente con lo spettatore.
Ma lo stile, i personaggi, gli attori, la bellezza che trasuda continuamente, smussano tutto.
E' un film di straordinaria tenerezza che ha la grandissima capacità di metter dentro temi anche molto duri e drammatici senza mai, però, perderla quella tenerezza, quella leggerezza.
Può parlare di discriminazione, di disamore, di odio, persino di morte ma, facendolo, arriverà comunque a noi quasi sempre come carezza.
Le bambine dicono parolacce e ruttano? Una carezza.
Mette dentro personaggi oggettivamente insopportabili? Lo stesso, non ne avvertiremo la pesantezza ma al massimo il loro lato grottesco (in questo mi ha ricordato anche un certo Sorrentino).
E' un film che fa veramente di tutto per essere spigoloso, volgare, non accondiscendente con lo spettatore.
Ma lo stile, i personaggi, gli attori, la bellezza che trasuda continuamente, smussano tutto.
Pensiamo per esempio al sesso, quasi un trait d'union di tutti i personaggi, tutti.
Eva che fa sesso occasionale, mercenario, "sporco", solo per pagarsi la droga.
I genitori delle due sorelline che sembrano perennemente pronti a saltarsi addosso, un'intesa sessuale fatta anche di soli sguardi.
Il trans Carlino che in almeno due scene (quella del calippo e quella della fellatio interrotta dal barista) supera i limiti del buongusto dello spettatore medio.
E persino le bambine (e qui il film è tanto coraggioso, ma del resto è coraggioso in moltissime scelte) a soli 10 anni vengono comunque accostate al sesso, con Azzurra che correndo con il body sente una strana "aura" (per andare incontro ai ragazzi di oggi) che la pervade, e quell'aura altro non è che una prima sensazione di piacere fisico, sessuale, che attraversa il suo corpo (non sono una ragazza ma presumo che avvenga con lo sfregamento del body sulle parti intime).
Per non parlare di Marta, 9 anni, che cerca il pene dell'action figure.
Ogni singolo personaggio fa sesso, vuole sesso, prova la sensazione del sesso, eppure te, spettatore, manco te ne accorgi di quanto la tematica è presente (e, in almeno 3 dei 4 casi sopracitati, anche "scomoda") perchè sei lì, coccolato ed emozionato da un film che ti sembra leggerissimo senza che, ad analizzarlo a compartimenti stagni e non nel suo fluire, leggerissimo alla fine non lo è mai.
Anche perchè sei rapito dai personaggi, tutti iper caratterizzati, tutti "indimenticabili" (questo è uno di quei film che quando tra 10 anni ti parlano di un personaggio te lo ricordi, ne sono sicuro).
Di Eva abbiamo già detto nell'incipit (anche se ci sarebbe da scrivere un libro), delle bambine parleremo poi, vediamone qualcun altro.
La Nonna in Svizzera funziona. Funziona perchè è letteralmente opposta a sua figlia (Eva), funziona perchè perfetto archetipo di quelle anziane signore che, con i soldi, possono comprare tutto. Eppure - sarà che il film dà questa sensazione con tutti i personaggi - sembra una donna che alla figlia e alla nipote - sotto sotto - ci tiene davvero, ma che è, ormai, semplicemente imprigionata in uno status (e nel corrispettivo modus operandi di quello status) che la fanno così tanto diversa dai suoi affetti.
Ecco, se devo trovare un minuscolo difetto al film è non chiudere tutti tutti gli archi narrativi dei vari personaggi in modo perfetto, il suo è uno di questi.
I due gemelli "diversamente belli" (lo dico con empatia ragazzi) sono dei micro personaggi (intendo come tempo sullo schermo, compariranno 5 minuti in totale) che al tempo stesso sono sì tremendamente odiosi, ma che ci fanno anche una profonda tenerezza, con il loro autismo, l'esser segregati, il passare una vita-non vita fatta di maniacalità (il loro contare ogni cosa) e routine ossessive (meravigliosa la citazione del Signor Giancarlo e le sue amazzoni con figa, visto in loop).
Di Eva abbiamo già detto nell'incipit (anche se ci sarebbe da scrivere un libro), delle bambine parleremo poi, vediamone qualcun altro.
La Nonna in Svizzera funziona. Funziona perchè è letteralmente opposta a sua figlia (Eva), funziona perchè perfetto archetipo di quelle anziane signore che, con i soldi, possono comprare tutto. Eppure - sarà che il film dà questa sensazione con tutti i personaggi - sembra una donna che alla figlia e alla nipote - sotto sotto - ci tiene davvero, ma che è, ormai, semplicemente imprigionata in uno status (e nel corrispettivo modus operandi di quello status) che la fanno così tanto diversa dai suoi affetti.
Ecco, se devo trovare un minuscolo difetto al film è non chiudere tutti tutti gli archi narrativi dei vari personaggi in modo perfetto, il suo è uno di questi.
I due gemelli "diversamente belli" (lo dico con empatia ragazzi) sono dei micro personaggi (intendo come tempo sullo schermo, compariranno 5 minuti in totale) che al tempo stesso sono sì tremendamente odiosi, ma che ci fanno anche una profonda tenerezza, con il loro autismo, l'esser segregati, il passare una vita-non vita fatta di maniacalità (il loro contare ogni cosa) e routine ossessive (meravigliosa la citazione del Signor Giancarlo e le sue amazzoni con figa, visto in loop).
Ammetto che vederli ridere alla fine davanti al rogo di Carlino mi ha fatto male ma, lo ripeto, fa parte del coraggio del film.
Curiosa la simbolica scena dell'ascensore quando, aiutati da Linda, escono finalmente fuori casa senza madre.
Curiosa perchè, per me, c'è un errore o di scrittura, o di montaggio o, semplicemente, di una scena di raccordo tagliata.
I 3 arrivano al piano terra ma il secondo dopo Linda è da sola.
Capita :)
Anche la famiglia dei vicini ha personaggi odiosi, eppure non li odi.
La vicina pettegola, perbenista, ipocrita, finta inclusiva, invadente, giudicante, narcisista, è davvero perfetta come personaggio, chissà quante ne abbiamo avute nella nostra vita di vicine di casa così.
Il marito alla fine è un pò come lei con la differenza che se ne sta più sulle sue, impegnato a pensare al cibo (splendido il soprannome "maritozzo").
Curiosa la simbolica scena dell'ascensore quando, aiutati da Linda, escono finalmente fuori casa senza madre.
Curiosa perchè, per me, c'è un errore o di scrittura, o di montaggio o, semplicemente, di una scena di raccordo tagliata.
I 3 arrivano al piano terra ma il secondo dopo Linda è da sola.
Capita :)
Anche la famiglia dei vicini ha personaggi odiosi, eppure non li odi.
La vicina pettegola, perbenista, ipocrita, finta inclusiva, invadente, giudicante, narcisista, è davvero perfetta come personaggio, chissà quante ne abbiamo avute nella nostra vita di vicine di casa così.
Il marito alla fine è un pò come lei con la differenza che se ne sta più sulle sue, impegnato a pensare al cibo (splendido il soprannome "maritozzo").
Hanno una figlia adottiva, arrivata da qualche povero paese dell'Est.
Mi permetto un ritorno nella mia sfera personale.
Ho pensato che la figlia fosse ucraina e l'ho subito "abbinata" a Chernobyl.
Nei fine anni 80 molti orfani di Chernobyl venivano portati in Italia, al mio paesino avevamo addirittura due bambine.
Erano identiche a lei, per questo ho avuto il flash.
Poi - ripensando che il film è ambientato a fine anni 90 - mi son detto che non c'entra niente, ma poco importa, per me lei è la ragazzina ucraina.
Una ragazzina completamente amputata della sua parte bambina, costretta a vivere secondo ridicoli precetti, privata di tutto dai genitori, nessuna spensieratezza, nessun gioco, nessuno sfogo.
Forse è l'unico personaggio che prova odio verso un altro (la madre) ma, direi, ne ha ben donde.
I genitori di Azzurra e Marta sono forse i personaggi più indecifrabili.
Lei, bellissima donna, eternamente indecisa sul suo futuro, con quella vocazione d'infermiera che se ne va a discapito di quella d'artista che poi se ne va a discapito di quella di infermiera.
E' una madre che permette letteralmente tutto alle proprie figlie (anche qui torniamo a Florida Project) e che si limita, giusto per sentirsi ogni tanto madre, a dare piccole regole alle quali crede poco anche lei. Perchè c'è lei davanti tutto, i suoi sogni, il suo desiderio di sesso col marito, i suoi hobby.
Il suo è personaggio tremendamente sfaccettato, percepisci che ama le sue figlie ma, al tempo stesso, è pronta in ogni momento a metterle in secondo piano, fino alla scena simbolicissima in cui "le vende" alla nonna di Linda (quelle bambole simboleggiano le proprie figlie, lei stessa lo disse), in cambio di apprezzamenti e soldi per la sua arte.
Sta con un uomo che non parla praticamente mai, sempre preso soltanto a fumare (sempre!) e ammiccare con lo sguardo.
Un "piacione" che non avrà evoluzione, misterioso, affascinante, particolarissimo.
Quei suoi cerchi di fumo durante i pasti è come se fossero le sue parole, parole piene di carisma, velata autorità, fascino.
Cerchi di fumo che attraversano la tavola ed è come se noi ne percepiamo la calma e inossidabile fermezza. E' un personaggio così scolpito nella sua caratterizzazione che ho immaginato possa venire - magari come tanti altri - dallo stesso passato di chi l'ha scritto.
(io invece odiavo te babbo quando fumavi, sempre, come lui. Non ho mai provato quel fascino, quell'incanto. Ti voglio bene).
E poi c'è Carlino, il personaggio più grande (con Linda), quello più amabile, quello più commovente.
Un uomo (o una donna, o qualsiasi cosa si senta lui) con una empatia e una capacità d'amare straordinaria, un essere umano meraviglioso che anche quando - vedi la scena della volgare fellatio in un bar pubblico - ha comportamenti sicuramente discutibili comunque non viene "sporcato" ai nostri occhi. Uno di quei personaggi che per gli spettatori diventa "persona", che travalica lo schermo, che senti di volergli bene "davvero".
La scena in cui lo chiamano con disprezzo "frocio", quella malinconicissima con la vecchia madre abituata a rispondere a telefonate di approccio di bavosi e quella, ovviamente, del rogo, sono scene che mi hanno fatto male, ma non in quanto tali, ma per pura empatia con lui.
Quei suoi cerchi di fumo durante i pasti è come se fossero le sue parole, parole piene di carisma, velata autorità, fascino.
Cerchi di fumo che attraversano la tavola ed è come se noi ne percepiamo la calma e inossidabile fermezza. E' un personaggio così scolpito nella sua caratterizzazione che ho immaginato possa venire - magari come tanti altri - dallo stesso passato di chi l'ha scritto.
(io invece odiavo te babbo quando fumavi, sempre, come lui. Non ho mai provato quel fascino, quell'incanto. Ti voglio bene).
E poi c'è Carlino, il personaggio più grande (con Linda), quello più amabile, quello più commovente.
Un uomo (o una donna, o qualsiasi cosa si senta lui) con una empatia e una capacità d'amare straordinaria, un essere umano meraviglioso che anche quando - vedi la scena della volgare fellatio in un bar pubblico - ha comportamenti sicuramente discutibili comunque non viene "sporcato" ai nostri occhi. Uno di quei personaggi che per gli spettatori diventa "persona", che travalica lo schermo, che senti di volergli bene "davvero".
La scena in cui lo chiamano con disprezzo "frocio", quella malinconicissima con la vecchia madre abituata a rispondere a telefonate di approccio di bavosi e quella, ovviamente, del rogo, sono scene che mi hanno fatto male, ma non in quanto tali, ma per pura empatia con lui.
E quel vestirsi come Lady D, e farlo proprio il giorno che lui ha rischiato di morire, e farlo proprio il giorno in cui la vera Diana morirà, ecco, è una di quelle forzature di sceneggiatura che sì cazzo, la voglio, è perfetta, è simbolica, ci emoziona.
Che poi tanto "Le Bambine" non è mai solo puro realismo (in questo mi ha ricordato anche Pietro Marcello e il suo realismo magico), e quindi va bene tutto, qualsiasi cosa "magica".
Ma del resto magica era la scena del body, magico è il rapporto tra Eva e sua figlia (quasi stregonesco, un contatto trascendentale), magica è la scena (stupenda) in cui Eva racconta una favola alle bimbe in montaggio alternato con sua madre che fa la stessa cosa, magico il formarsi della locandina del film, con quel titolo - Le Bambine - che appare quando effettivamente le 3 bambine sono per la prima volta insieme, magica e fosca è la scena della discoteca con quella piramide umana (anche qui vidi un documentario su quell'usanza nei locali dell'epoca) che mette in cima Linda, magica è la scena della stessa Linda e delle sue stelline che provano a coprire lividi e dolore, magica la struggente, coraggiosa e devastante scena finale, quella della (possibile) morte di Eva, con quella sensazione "cosmica" che unisce le 3 generazioni della famiglia.
E così stiamo per arrivare alla fine, senza che poi, a pensarci, delle vere protagoniste del film, le bambine appunto, ne abbia mai parlato un granchè.
Perchè voglio lasciare loro il finale.
Finale di un film girato in maniera perfetta e virtuosa (non si contano le scene con intuizioni di regia), in un 4/3 di cui non so il significato ma che a me, anche se non l'avesse voluto, ha dato un po' quel senso "analogico" degli anni 90, con attori tutti tremendamente nella parte, con uno stile visivo di grande fascino, con una colonna sonora di incredibile varietà di stile (mi ha fatto piacere anche Ligabue...).
Un film di idee, una dietro l'altra (anche solo i titoli iniziali, per dire).
E ancora, alla rinfusa, la t shirt iniziale di Eva con Luca Carboni (il mio idolo adolescenziale, lì avevo già capito che "Le Bambine" sarebbe stato un mio film), il clacson della macchina usato come una specie di alfabeto Morse "uditivo", il racconto della morte del padre di Linda (sembra quasi preso da Big Fish), le chiamate alla radio per farsi mettere dei pezzi (ti ricordi mamma quando a 8 anni, nell'85, chiamammo la radio per farci mettere Noi ragazzi di oggi di Luis Miguel?), il trauma di vedere i propri genitori far sesso, il Grillo Parlante, Street Fighter, Paolo Fox, quanti stimoli, quanti.
E ancora, alla rinfusa, la t shirt iniziale di Eva con Luca Carboni (il mio idolo adolescenziale, lì avevo già capito che "Le Bambine" sarebbe stato un mio film), il clacson della macchina usato come una specie di alfabeto Morse "uditivo", il racconto della morte del padre di Linda (sembra quasi preso da Big Fish), le chiamate alla radio per farsi mettere dei pezzi (ti ricordi mamma quando a 8 anni, nell'85, chiamammo la radio per farci mettere Noi ragazzi di oggi di Luis Miguel?), il trauma di vedere i propri genitori far sesso, il Grillo Parlante, Street Fighter, Paolo Fox, quanti stimoli, quanti.
E le 4 bambine.
La ragazzina ucraina che, quasi fosse sulle macerie di una guerra (come probabilmente è stata abituata ad essere) mentre tutti sono scappati via se ne sta lì, serena, serafica.
E in soli 5 secondi abbiamo, contemporaneamente (incredibile) 3 simboli della fine dell'infanzia.
Il primo sangue mestruale che scende.
Una sigaretta che s'accende.
Il Tamagochi che viene lasciato morire (doppiamente simbolico, anche i suoi genitori l'unica cosa che facevano era darle da mangiare).
Tre istantanee in un secondo, quella bambina da adesso diventerà un'adulta.
Senza che, alla fine, bambina è stata mai potuta esserlo.
Allegra e Marta sono invece l'apoteosi dell'infanzia, quelle che possono far tutto, correre, saltare, fare avventure, fare le sceme, confondersi con gente più grande, scoprire le prime cose, giocare, divertirsi, tornare tardi, avere un'incredibile spensieratezza.
E poi c'è Linda, Linda che bambina non può permettersi di esserlo, che già a 8 anni deve essere la madre di sua madre, Linda che tiene la carta di credito della famiglia, che accudisce la madre, che ha una maturità incredibile, che sembra avere più carisma ed esperienza di tutti gli altri adulti del film (non a caso, forse, sarà in cima alla piramide in discoteca, lei è superiore a tutti).
Linda che non sa divertirsi non perchè questo non le viene permesso (la madre è completamente assente e potrebbe far tutto) ma perchè sente delle responsabilità talmente grandi che no, il divertimento, l'infanzia, non possono essere distrazioni da prendere in considerazione.
Tre tipi di infanzia diversissimi, la ragazza ucraina cui l'infanzia viene negata e tarpata, le due sorelline che la vivono a pieno, Linda che non può permettersi, per scelta sua di responsabilità, d'esser bambina.
E qui arriviamo al finale, talmente coraggioso da fare male.
Eva sta morendo, anzi, praticamente è già morta.
La ragazzina ucraina che, quasi fosse sulle macerie di una guerra (come probabilmente è stata abituata ad essere) mentre tutti sono scappati via se ne sta lì, serena, serafica.
E in soli 5 secondi abbiamo, contemporaneamente (incredibile) 3 simboli della fine dell'infanzia.
Il primo sangue mestruale che scende.
Una sigaretta che s'accende.
Il Tamagochi che viene lasciato morire (doppiamente simbolico, anche i suoi genitori l'unica cosa che facevano era darle da mangiare).
Tre istantanee in un secondo, quella bambina da adesso diventerà un'adulta.
Senza che, alla fine, bambina è stata mai potuta esserlo.
Allegra e Marta sono invece l'apoteosi dell'infanzia, quelle che possono far tutto, correre, saltare, fare avventure, fare le sceme, confondersi con gente più grande, scoprire le prime cose, giocare, divertirsi, tornare tardi, avere un'incredibile spensieratezza.
E poi c'è Linda, Linda che bambina non può permettersi di esserlo, che già a 8 anni deve essere la madre di sua madre, Linda che tiene la carta di credito della famiglia, che accudisce la madre, che ha una maturità incredibile, che sembra avere più carisma ed esperienza di tutti gli altri adulti del film (non a caso, forse, sarà in cima alla piramide in discoteca, lei è superiore a tutti).
Linda che non sa divertirsi non perchè questo non le viene permesso (la madre è completamente assente e potrebbe far tutto) ma perchè sente delle responsabilità talmente grandi che no, il divertimento, l'infanzia, non possono essere distrazioni da prendere in considerazione.
Tre tipi di infanzia diversissimi, la ragazza ucraina cui l'infanzia viene negata e tarpata, le due sorelline che la vivono a pieno, Linda che non può permettersi, per scelta sua di responsabilità, d'esser bambina.
E qui arriviamo al finale, talmente coraggioso da fare male.
Eva sta morendo, anzi, praticamente è già morta.
Ma riesce con l'ultime forze a "connettersi" alla figlia, in quella connessione "cosmica" in cui è coinvolta anche la nonna.
Linda la sente.
Linda che per la milionesima volta potrebbe andare a salvarla, forse la volta più importante, perchè quella veramente mortale.
Eppure le sue nuove amiche stanno correndo per andare a giocare.
Linda si ferma, la sua parte adulta la fa guardare indietro, dove c'è una bambina mai cresciuta che sta per morire, sua madre.
Aiutarla per la milionesima volta?
No.
Linda si gira dall'altra parte e corre con le amiche.
Un finale identico a Florida Project, 3 amiche che corrono (anche in quel caso 2 + 1 acquisita) verso la libertà, verso il divertimento, verso la spensieratezza, scappando dal mondo orribile degli adulti.
C'è un'unica differenza, nel film di Baker la meta era il magico castello della gigantesca Disneyland, qui il calcinculo di una fiera di periferia.
Eppure non c'è differenza.
Ci sono comunque tre bambine che rivendicano il diritto di essere tali, bambine.
Con un sorriso, con la gioia stampata nel volto.
Oppure no.
Oppure quella gioia ha un'immagine diversa.
Un suono diverso.
Un urlo di rabbia.
Linda la sente.
Linda che per la milionesima volta potrebbe andare a salvarla, forse la volta più importante, perchè quella veramente mortale.
Eppure le sue nuove amiche stanno correndo per andare a giocare.
Linda si ferma, la sua parte adulta la fa guardare indietro, dove c'è una bambina mai cresciuta che sta per morire, sua madre.
Aiutarla per la milionesima volta?
No.
Linda si gira dall'altra parte e corre con le amiche.
Un finale identico a Florida Project, 3 amiche che corrono (anche in quel caso 2 + 1 acquisita) verso la libertà, verso il divertimento, verso la spensieratezza, scappando dal mondo orribile degli adulti.
C'è un'unica differenza, nel film di Baker la meta era il magico castello della gigantesca Disneyland, qui il calcinculo di una fiera di periferia.
Eppure non c'è differenza.
Ci sono comunque tre bambine che rivendicano il diritto di essere tali, bambine.
Con un sorriso, con la gioia stampata nel volto.
Oppure no.
Oppure quella gioia ha un'immagine diversa.
Un suono diverso.
Un urlo di rabbia.

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