Visualizzazione post con etichetta Rocco's House. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rocco's House. Mostra tutti i post

12.4.23

Recensione: "Adorazione" - Su Mubi - Rocco's House

 

Cos' Adorazione?
Un film sulla scoperta dell'amore?
Sul riconoscersi tra simili?
Sull'annullare due solitudini?
Un coming of age?
Un film sulla manipolazione affettiva?
Sui rapporti tossici?
Uno sulla malattia mentale?
Uno sul Bene e sul Male che si uniscono tra loro?

Adorazione riesce ad essere tutto questo grazie a una scrittura eccezionale, specie nel tratteggiare i due indimenticabili protagonisti, due ragazzini che, per motivi diversi, decidono di scappare insieme da una clinica per malattie mentali.
 Film splendido che eccelle in tutto, dalle location suggestive alla "commovente" fotografia, dalla regia perfetta (del Du Welz di Calvaire) alle interpretazioni.
Davvero un gioiello impossibile da perdersi


Conobbi Du Welz con la sua opera prima, Calvaire, e fu una folgorazione.
Mi piacque così tanto che ad uno dei raduni del blog proposi il suo secondo film, Vinyan.
Fu un fiasco, una grossa delusione per me e anche per quasi tutti gli amici presenti.
Dopo qualche anno ci riprovo e, caspita, Adorazione è veramente bellissimo, forse addirittura superiore a quell'esordio così fulminante.

Siamo in un'epoca non meglio precisata.
Una clinica per malattie mentali in campagna, un bosco tutto intorno (stessa identica location dell'ultimo film visto, Quando Dio imparò a scrivere).
Paul è "costretto" a vivere dentro quella clinica perchè sua madre lavora lì.
Paul non ha amici, è un ragazzo dall'impressionante candore.
Studia gli uccelli, gli unici essere viventi con cui presumibilmente è cresciuto.
Salva un cardellino dalla morte (poi la madre lo butterà nella spazzatura in una delle scene più emozionanti), tiene due barbagianni in soffitta, parla con loro.
Fino a che non conosce Gloria, una sua coetanea ricoverata lì per disturbi mentali.
Conoscere un'altra ragazza come lui lo porta a vivere emozioni mai vissute prima.
E, probabilmente, a innamorarsi perdutamente.



Adorazione è un film che ha letteralmente tutto, e tutto al meglio.
Location bellissime (ne troverete addirittura una decina), una fotografia talmente eccezionale che è quasi commovente (so che è un aggettivo che non si applica alla "luce" ma qui siamo davvero in presenza di tonalità e di immagini talmente suggestive da emozionare), una colonna sonora eccezionale, una regia perfetta che alterna precise e maniacali inquadrature ferme (specie negli interni) ad una camera a mano vorticosa e "viva", attori formidabili (vi innamorerete di lui, forse leggermente meno di lei a causa dell'ambiguità del personaggio), e tanti, tanti, tanti sottotesti.

Cos' Adorazione?
Un film sulla scoperta dell'amore?
Sul riconoscersi tra simili?
Sull'annullare due solitudini?
Un coming of age?
Un film sulla manipolazione affettiva?
Sui rapporti tossici?
Uno sulla malattia mentale?
Uno sul Bene e sul Male che si uniscono tra loro?
Ecco, c'è una scrittura dei personaggi e delle dinamiche secondo me talmente grande che Adorazione, forse, riesce ad essere tutte le cose qua sopra.
Tutto questo nascosto dietro una "copertina" bellissima, con scene minime (il film è sia molto lineare nel plot che molto semplice nella costruzione delle sequenze) ma che diventano grandissime grazie alla regia, alla recitazione a alla sopracitata fotografia, una delle più belle viste recentemente.
Le luci colorate che usa Paul con la sua torcia, quella abbagliante del sole che più volte colpisce i nostri due protagonisti, quella della notte, quella riflettente sugli innumerevoli specchi d'acqua presenti, quella del fuoco che brucia, ogni 5 minuti sembra di essere dentro un quadro disegnato meravigliosamente.
E questa camera a mano che spesso si muove tra i due, anche se molto "controllata" (insomma, non alla Trier).
E il bosco, e la laguna, e gli interni della clinica, e la soffitta, e il fiume, e la barca e i laghetti, e i prati, sono davvero tutte bellissime le location.

Paul è un'anima pura, quasi un angelo, anche nell'aspetto.
Lui vive per gli altri, per accudirli.
Lo fa con gli uccellini che trova.
Lo fa con quella madre immatura che lo vuole tutto per sè e si ritrova anche ad essere gelosa esteticamente di una bambina (terribile quel "E' più carina di me?").
E lo fa (o lo vorrebbe fare) anche con Gloria che, però, se per "ruolo" si ritrova ad essere la persona che ha bisogno dell'altro  (è ricoverata, rinchiusa e sta male) in realtà è assolutamente quella che tiene le fila, quella che gestisce tutto, la "Regina" che con un ordine o un pianto è capace di convincere chiunque.

16.3.23

Recensione: "After Love" (2020) - Su Mubi - Su Prime - Rocco's House

 

Un film perfetto, al quale non riesco a trovare un solo difetto (non per questo After Love va considerato un capolavoro, è "semplicemente" un film perfetto).
A Mary muore il marito Ahmed, marito per il quale si era convertita all'islamismo.
Per caso scopre che Ahmed aveva una storia parallela dall'altra parte della Manica (lui è un marittimo e lavorava tra le due coste).
Decide di andare a conoscere la donna che vive in Francia, l'amante.
Un film delicato con una sceneggiatura al tempo stesso semplicissima ma anche complessa nella gestione di questo triangolo impossibile (la scena della chat col figlio è in questo senso un capolavoro).
Una gigantesca (in tutti i sensi) Joanna Scanlan (la madre di Pin Cushion, lacrime) in un'opera dolorosa ma mai struggente, per quel suo modo meraviglioso di raccontare tutto in punta di piedi, in silenzio, con i sentimenti trattenuti dentro la pancia.
Un film dove la solitudine di aver perso il proprio amore è raccontato dal gesto meccanico, istintivo, di preparare ancora due thè.
Davvero bellissimo.


A volte, anzi, molto raramente, finito un film ho la strana e quasi fastidiosa sensazione di aver visto qualcosa di perfetto.
Non per forza un capolavoro, a volte nemmeno un quasi capolavoro, ma, "semplicemente", un film perfetto, un film di cui non cambieresti un dialogo, un personaggio, una scena, un film a cui non riesci a trovare un difetto di scrittura, di ritmo, di regia, niente di niente.
Magari ci sono film che ti piacciono anche molto più di questi che però sono film imperfetti e con cose che ti fanno storcere il naso.
After Love no, After love è perfetto.
Una di quelle storie minime che piacciono a me, pure banali le chiameremmo se dentro quel "banale" non ci fosse invece dentro un mondo intero. 

Una donna, Mary, presumibilmente inglese ma diventata musulmana per amore del marito Ahmed, è appena tornata a casa e sta preparando un thè.
In una inquadratura ferma (le prime due inquadrature prendono quasi 10 minuti) vediamo lei trafficare in cucina mentre chiacchiera amabilmente col marito che si sta svestendo in camera.
Poi Mary porta il thè ad Ahmed. Lo chiama due volte, lui non risponde.
Nella seconda inquadratura (una lentissima carrellata avanti da campo medio a primissimo piano, una delle mie preferite nel cinema) delle donne piangono vicino a lei, è probabilmente un funerale.
Ahmed è morto.
Poco dopo (forse lo stesso giorno, il film si svolge in davvero poco tempo) Mary scopre sul cellulare del marito dei messaggi strani con un'altra donna.
Un'altra donna che vive in Francia, dall'altra parte della Manica (le vicende si svolgono tra Dover e Calais, o almeno credo).
Mary prende un traghetto per andare a conoscere l'amante del marito.

Ne nasce un film malinconico, delicato, sempre costantemente sotto le righe e trattenuto.
Trattenuto come le emozioni di Mary che, una volta arrivata in Francia, non riesce a dire la verità a Genevieve, accettando addirittura di farle da donna delle pulizie.
Quella scelta apparentemente insensata è in realtà la scelta di una donna profondamente buona che non riesce a trovare il coraggio.
E questo suo prender tempo, questo suo restare in quella casa, la porterà a un viaggio dentro sè stessa, dentro le sue emozioni, dentro i suoi ricordi.
Affrontando piccole prove ma sempre più difficili (trovare le camicie di lui in quella casa, rassettando il letto dove presumibilmente il marito dormiva e faceva sesso con Genevieve e tanto altro).
Il suo dolore soffocato ma meravigliosamente accettato (la dignità di questa donna è straordinaria) creeranno un personaggio fortemente empatico per lo spettatore, l'unico che insieme a lei sa la verità.
Mentre lei trattiene tutto e tenta di tenere insieme tutti i pezzi, però, il suo mondo intorno pare sgretolarsi (in questo senso ho letto la frana che vede nella costiera alla partenza verso la Francia o il tetto che, come una polvere, si sgretola in camera di Genevieve).
Lei finge di restare tutta intera ma - metaforicamente - fuori tutto si sta sgretolando.

Avendo perso tutto Mary si abbandona nel mare


Anche perchè la sua era una storia di vero amore, un amore esclusivo, anche "sacrificale" (la scelta di cambiare religione per lui) e una volta perso Ahmed la donna si trova veramente senza più nulla (mantenendo però una forza e una dignità eccezionali).
Ah, la prova di Joanna Scanlan è da brividi. E' un'attrice che avevo già visto in un altro ruolo indimenticabile, quello della madre in quel piccolo grande film che è Pin Cushion, un film che fa male.
Un'interpretazione coraggiosa, con quel suo corpo così grande mostrato anche nudo. 
In questo senso perfetta la contrapposizione tra le due donne, molto grassa una, terribilmente magra l'altra, tutto volto a creare un grande disagio in Mary che, dopo aver visto Genevieve, mette in dubbio tutta la sua storia d'amore, anche dal lato fisico.

21.2.23

Recensione: "Creators : The Past" - La Doppietta di Vieri - Rocco's House - Su Prime - Gli Abomini di serie Z e fosse per me lo metterei anche nella rubrica della mad..., no via, meglio me trattengo

 

Il crossover che tutta Italia aspettava, l'incrocio tra La Doppietta di Vieri (la rubrica quando Vieri me viene a trovà da Firenze e vedemo due film in una sera) e Rocco's House (ossia quella dei film visti a casa de? indovinate) non poteva esse celebrata meglio che con la visione di un film cult di cui si parla da 4 anni ma che quasi nessuno, fino ad adesso che maremmaiala è su Prime, era riuscito a vedè, ovvero Creators : The Past(iccio).
Un film fatto da complottisti, gente che crede a Nuovi Ordini Mondiali, gente che crede ai rettiliani, gente che crede de esse aliena (seriamente eh) e che in uno sci-fi mastodontico ce propinano, senza che si capisca letteralmente una sega, tutte le loro teorie da lesionati mentali.
Non c'è ironia, non c'è divertimento (dico in chi il film l'ha fatto, nello spettatore sì), sono proprio seri.
Ma, oltre all'altra migliaia de cose, solo per prendene una, come se pò considerà serio un film dove nascondono la boccetta (sfera) per dominà il mondo dentro un'arancia del Carnevale di Ivrea e poi la tirano sul muso a uno?
Ma andate affanculo via

Ma come se fa dico io a fa pagà una pizza normale, perdipiù su una pizzeria scrausa de 5 metri quadri che le fa principalmente al taglio, dico, come se fa a fa pagà su una pizzeria così, con ingredienti tra l'altro pessimi e insapori, una pizza 11 euro?
Cioè, a Perugia ormai a quel prezzo mangi quelle gourmet con sopra ogni ben di Dio, dio santo.
Boh, forse la simpaticissima (son serio) signora pizzaiola sapeva che poi avremmo visto il MITICO Creators e allora c'ha voluto già mandà in mood de malemale misto a incazzatura.
Chè io poi sto film lo aspettavo da 4 anni, da quando fu presentato in pompa magna come (leggete nel poster...) e anche come un film che avrebbe cambiato la vita delle persone, avrebbe detto la verità e cambiato le leggi del cinema.
Ma seri eh! Cioè, dietro Creators non ci sono persone normali, autoironiche e che si sono divertite ma LESIONATI MENTALI SERI che credono ai Rettiliani, agli alieni che dominano il mondo, al Nuovo Ordine Mondiale e altre cazzate varie.
Anzi, colei che sto film lo ha scritto e prodotto (ed è anche la protagonista del film, ovviamente) se considera essa stessa n'aliena e c'ha un canale you tube dove parla de ste cose.
E io 4 anni fa li vedevo i suoi video, me ce divertivo e, proprio a causa de quelli, non vedevo l'ora de vedè Creators.
Ora, invece, una volta visto, vorrei cavamme gli occhi.
Perchè che era brutto brutto lo sapevo, ma che fosse così insopportabile no.
Meno male eravamo in 6 e quindi ce l'abbiamo fatta, anche ridendo a tratti parecchio, ma se fossi stato solo avrei tolto dopo, giuro, 45 secondi.
Perchè i primi 45 secondi c'è una voce fori campo che spiega delle cose e, letteralmente, non ce se capisce una sega.
Ho iniziato a prende appunti e niente, tempo 12 secondi ho posato la penna.
Niente, un'accozzaglia de cose senza senso, Creatori, pianeti, lens, alieni sulla terra, rettiliani, chiesa, vicende nel 1300 e altre di adesso, un casino senza precedenti in cui l'unica cosa che se pò fa è disse "Ok, non seguo più nulla, lascio che le immagini me scorrano davanti e arriverò in qualche modo alla fine"
Con tanta tanta fatica.
Io ora vorrei davvero dirvi la trama di Creators ma, senza alcuna ironia nè voglia de prende in giro solo per partito preso, ve lo giuro, non c'ho capito NIENTE.
E quando dico niente è niente.
Ma la cosa più inquietante è che è passato solo un giorno e mezzo e già non ricordo - a parte le scene più comiche - quasi mezza scena.
Ad esempio, come finisce?
Boh.
Quindi è per me impossibile fare una recensione sì scema, ma al contempo lineare e sensata, posso solo dà qualche flash.

- All'inizio ce sono sti 8 Creatori, 3-4 parleranno sempre (quelli mezzi umani nelle fattezze) ma poi ce sono altri 4 quasi del tutto alieni e brutti che invece stanno lì zitti senza dì mai na parola. Se vede che ormai la storia de sti complottisti era con 8 e quindi li hanno creati e messi lì, per fa tornà i conti

Ecco, son questi quelli inutili



- A proposito de conti uno dei Creatori vi giuro che è uguale a Ugo Conti, ma così uguale uguale che abbiamo fermato il film e cercato notizie in rete sul cast, senza però leggere il su nome. Ergo, non era lui.

- Lei, la Fiani, la "capoccia" de tutto sto progetto, quella che - realmente - se crede un'aliena e ha scritto e prodotto sto film è bona.

Nel film c'è addirittura la partecipazione di DEPARDIEU.
Ora, è facile immaginà che per convincelo glie hanno dato 7 fiaschi de vino e una notte a testa con tutte le femmine di topo presenti nel film.
Il grande Gerard ha accettato, chiamalo scemo...
Che poi interpreta una figura importante della Chiesa (non me dite quale che non se capisce niente) e che Depardieu interpreti una figura importante della Chiesa fa già ride de suo.
Sarà per quel "Dieu" finale sul cognome, forse.

- Il film è uno sci-fi, infarcito per almeno metà del tempo da effetti visivi magniloquenti de spazio, pianeti, luoghi strani, fasci de luce etc...
Intendiamoci, non sono manco fatti male gli effetti eh, ma è tutto talmente pacchiano che anche gli effetti belli diventano insopportabili.
2001 Odissea nello strazio

- Il film a tratti ha una buonissima fotografia e anche un buon gusto dell'immagine e delle inquadrature. Questo avviene specialmente nei 3-4 inserti "da cartolina" (quello de Venezia, quello della figliola che canta e un altro paio) che col film, come del resto tutto il... resto, non c'entrano niente col resto. Ora voglio un arresto pe sta frase


- C'è una scena dove Depardieu me sembra preghi e fa un monologo. A faglie da colonna sonora un giovane prete che nell'altra stanza sona il piano, così, lo sona proprio per fa da colonna sonora a Depardieu, magnifico.

- Ad un certo punto nel film, anche qui quasi completamente a caso, fa la comparsa BIGLINO! Molti di voi lo conosceranno, uomo di profonda cultura (ha ritradotto in maniera completamente diversa la Bibbia) ma dalle idee particolarmente strambe. Perfette, però, nella cornice di Creators. 
Nel film c'è una sua marchetta con un'intervista e anche i suoi libri messi in bella evidenza, uno spettacolo!

- Ad un certo punto nel film compare un bambino, i miei amici mi hanno detto che sia una specie di Gesù ma io non ho capito nulla. Porello, il dialogo che ha con l'altro bambino nel tablet è da harakiri, per fortuna le pizze ce le avevano già tagliate perchè se avevo ancora il coltello in mano me sa sta recensione non sarebbe mai stata scritta. Ed era solo meglio

- Nel film è importante una sfera, una "lens". Non ho capito a che serva (ragazzi, vi prego, guardare il film perchè quando dico continuamente "non ho capito" non mi sto atteggiando, solo vedendolo potete (non) capire). 
Come inserire questa Lens nel nostro mondo terreno?
Ecco, i Creatori, esseri soprannaturali che governano altri pianeti, la infilano DENTRO UN'ARANCIA del Carnevale di Ivrea e poi qualcuno la tira sul muso di un ragazzo. E niente, in due secondi per un'arancia sul muso arriva l'ambulanza e partono a sirene spiegate (ecco, le sirene sono spiegate, il film per niente...). Come un film che parla di 8 pianeti, di super poteri, di governatori del Mondo e del Tempo si sia trovato con un oggetto potentissimo nascosto dentro un'arancia de Ivrea, in Italia, non se sa.

- Ah, no, spetta, scrivendo me so ricordato la faccenda de Gesù. Cioè, non è che ho capito qualcosa ma me ricordo una scena dove se vede lei (era lei?) che entra dentro il Santo Sepolcro dopo che Gesù è morto e lo fa uscì.
Perlamordelamadonna, in tutti i sensi

- La scena CAPOLAVORO.
La bella ragazza ricoverata in ospedale (non me chiedete perchè è ricoverata che non me ricordo) deve fuggì dallo stesso ospedale (dove i medici sono Rettiliani, con gli occhi neri) insieme al bel giovane biondo che cantava le canzoni al centro de igiene mentale.
Ecco, che succede? Che questa scopre de avè dei grandissimi poteri e allora mentre corrono lancia davanti a sè un fascio di potenza per aprì la porta che c'hanno davanti.
Lei lancia sto coso e in effetti la porta se apre.
Ma è una porta scorrevole de quelle a sensori, ad apertura automatica.
Lei APRE CON UN FASCIO DE LUCE UNA PORTA CHE SE APRIVA DA SOLA.
Incredibile che dopo questa cosa siamo voluti ancora andà avanti.

- I due poi sono a casa de lei (o de lui) e, boh, lui è dietro di lei ma poi le sbuca da davanti in basso. Oddio, non so come spiegallo, dovete solo vedella.

- Ora partono 10 minuti pazzeschi.
Il bambino di cui sopra, quello col tablet, non me ricordo perchè ma finisce nella sala-capoccia dei Creatori.
O era nella cripta?
Poco importa. Sto bambino diventa un adulto in due secondi ma all'inizio ha ancora la voce del bambino. E ve giuro che vedè quell'omone che parla con quella vocina è qualcosa di inestimabile.
Incredibilmente poi non è che quando la voce diventa da omo le cose migliorano, anzi, peggiorano.
Uno dei Creatori (perdonatemi ma non ricordo il ruolo di nessuno di essi nè un briciolo di trama) glie dice che deve andà nella Terra a fa una cosa.
Ecco, mentre l'altro lo ascolta scacciandosi da intorno le mosche (cioè, in realtà credo scacci le lucine de quel mondo magico, ma perchè???), mentre l'altro lo ascolta questo glie dice quello che deve fa nella Terra e, vi giuro anche qui, abbiamo dovuto mandà indietro 4 volte il dialogo perchè è pazzesco.
E' come se uno ve dicesse: "Ora vai sulla strada, poi giri a destra, poi dopo 3 metri troverai un mazzo di fiori in terra e giri a sinistra, poi passerà un gallo urlando in perugino e te ti fermi un attimo e lo trovi un gran bel gallo e poi fai due passi indietro ma a passi di tip tap, mi raccomando, e poi canti la canzone de Tananai a Sanremo e poi prendi la vietta a sinistra, quella dove c'è la cacata del cane Umberto, e lì troverai una buca di cui però non ti devi interessare perchè in realtà tu quella buca nemmeno la vedi perchè è una buca piena di terra e quindi non è nemmeno una buca e allora te andrai altri 8 metri indietro e dopo aver detto buongiorno al quarto vecchietto della panchina di sinistra di Deruta, ma attenzione, solo al quarto, perchè gli altri 3 sono Creatori di cui uno somiglia a Ugo Conti, te allora vedrai un luccichio a nord ovest e quel luccichio è una coppa d'oro, ma non ci andare, non devi prendere quella, non ci interessa, piuttosto adesso vai 12 anni in avanti e vedi il derby Perugia - Ternana del 2035 e te vedi che il Perugia vince 3 a 0 e uno dei marcatori è Luigino, il figlio de Mariuccio, che è il nipote del vecchio che hai salutato prima, ma questa è solo una coincidenza, e ora te torni indietro e sapendo il risultato scommetti quella partita ma purtroppo morirai prima del passare di questi 12 anni e allora sì, ora vedi quella spada conficcata in terra lì sulla strada verso Todi? ecco, prendila"
Questa, facilitandola un pò, è la spiegazione che dà il creatore al bambino diventato omo.
Che poi nella scena dopo semplicemente cammina 41 secondi e prende una spada in terra.


- Verso il finale, anche qui non ricordo come, ce ritroviamo nell'Inferno de Dante, con tanto de Caronte. Che poi voi me dovete dì come se mischiano Dei, Alieni, Rettiliani, Chiesa, Inferno dantesco, cioè, su sto immaginario esiste tutto e il contrario de tutto.
Ci sono altri minuti stupendi che fanno concorrenza al finale de La Casa di Jack.
Io poi, e ve lo giuro per l'ultima volta, non ricordo NIENTE.
Non ricordo come finisce sta vicenda sull'inferno, non ricordo come finisce quella del 1330, non ricordo se succede qualcosa là sopra nella stanza dei capoccia dei Creatori.
Non c'ho manco mezzo appunto riguardo sto finale, forse stavo a tirà i piatti delle pizze.
Basta.

Ah, essendo La doppietta de Vieri abbiamo visto, anche se stancamente, un altro film.
Molto carino, fatto con zero budget, mi sembra irlandese.
La classica storia di piccole comunità, sette e credenze.
Piccolo, recitato bene, con 3/4 scene davvero belle.
Si chiama Brackenmore.
Niente di che, ma per passare un'ora e 20 va più che bene.

5.2.23

Recensione: "Speak no evil" - Rocco's House

 

Può un film che parte da un presupposto completamente inverosimile (nel senso peggiore del termine, ovvero con un vero e proprio errore macroscopico) esser comunque bellissimo?
Sì, perchè io di film come Speak no evil ne vorrei ancora, ancora e ancora.
Speak no evil, al netto dei difetti di cui parleremo (e so già che saranno difetti diversi da quelli che molti altri hanno visto) è grandissimo cinema del disagio, della minaccia, della paura sottile, del fastidio.
Un film che ha bisogno di esser letto, e ognuno lo farà con la propria esperienza, la propria psicologia e la propria sensibilità, come è giusto che sia.
Perchè i comportamenti dei suoi protagonisti vi sembreranno a volte sbagliati, inverosimili e privi di senso.
Eppure potrebbe non essere così,
Provo a dire perchè.

(purtroppo la recensione è stata scritta in una settimana, in 3 mezz'ore diverse e distanti tra loro. Quindi, se vi sembrerà ancora più caotica del solito, e magari in alcuni momenti ripetitiva, è perchè non avevo voglia di riprendere perfettamente il filo del discorso)

PRESENTI SPOILER DOPO IMMAGINE CHE URLANO INSIEME




Mannaggia, dico io.
Perchè un film come "Speak no evil", con qualche accortezza in più, poteva finire di diritto in quella ristretta cerchia di filmoni straordinari misconosciuti che uno non si dimentica più, quel club, per capirsi, dove metto roba come Possessor, November o il recentissimo visto You won't be alone.
Eppure questo bellissimo film danese è penalizzato da - almeno - un peccato originale non superabile e qualche altro peccatuccio minore qua e là, cose che per quanto mi riguarda non
 rovinano completamente il risultato, eh, ma incidono sulla grandezza assoluta del film.
Siamo in Italia, nel - da me ben conosciuto - entroterra toscano, luoghi magnifici con i borghi e le colline tra i più belli d'Italia.
Una famiglia danese e una olandese sono ospiti dello stesso resort.
Fanno amicizia, passano qualche giorno insieme, poi tutti a casa loro,
Senonchè un giorno i danesi riceveranno un invito a passare un week end dagli olandesi.
Ecco, non torneranno più.

Speak no evil, al netto dei difetti di cui parleremo (e so già che saranno difetti diversi da quelli che molti altri hanno visto) è grandissimo cinema del disagio, della minaccia, della paura sottile, del fastidio. Uno di quei film che alla fine stigrancazzi se non tutto torna (nel qual caso sarebbe stato sicuramente un piccolo capolavoro di genere), l'atmosfera vissuta è stata eccezionale lo stesso, quindi "grazie così" e "magari sempre" aggiungo io.
Tutto quello che avviene dal momento in cui la famiglia danese arriva a casa degli olandesi è talmente disagiante, e in modo così sottile, nascosto e intelligente, che compensa tutti gli errori "razionali" che troveremo poi.
Tafdrup - il regista - riesce a calarci in un horror psicologico che riesce ad esser tale anche quando nei significanti, nelle cose che mostra, sembra mostrare tutt'altro.
Questo grazie ad un magnifico lavoro sugli attori, sui dettagli, sulla colonna sonora (ad esempio immagini luminose e festose iniziali sono accompagnate da suoni e musiche disagianti, veri e propri - secondo me perfetti - spoiler di quello che vedremo).
Più vediamo cose apparentemente normali più, però, di pari passo insieme ai danesi, il nostro fastidio sale sempre di più, la paura serpeggia, l'inquietudine fa capolino.
Certo, a volte i segni che sotto si celi qualcosa di terribile son tangibili (vedi ad esempio la splendida scena dell'urlo muto del bambino senza lingua - tra l'altro scena scelta per l'immensa locandina -) ma quasi sempre il terrore sta dietro piccole cose o piccoli comportamenti che, normalmente, in situazioni meno "dense", sarebbero del tutto innocui, come la battuta del capofamiglia olandese su come Luoise fosse la cosa più bella della Danimarca, come il ballo abbracciati degli olandesi, come il conto non pagato, come il letto per la bimba troppo piccolo e basso, come loro che parlano olandese cosicchè gli altri - e noi con loro - non capiscono.


Insomma, vero cinema del disagio, quello che probabilmente più amo.
Di cose ne accadono tante altre, come lui (bellissimo che non ci sia certezza che sia lui ma noi siam sicuri, e questo è merito della sceneggiatura, che sia lui) che lava tranquillamente i denti mentre la moglie dell'altro fa la doccia, come sempre lui (vero ed eccezionale protagonista del film) che li scorge mentre fanno sesso, fino ad arrivare a quella che è forse la scena madre del disagio, ovvero la bambina portata a dormire a letto con gli altri, perlopiù nudi (ma anche questa scena ha un eccezionale contraltare morale, perchè alla fine mentre la bimba chiedeva aiuto di notte i genitori, pur sentendola, continuano a far sesso, quasi una scena da senso di colpa da incipit di Antichrist).
Questa scena porta i danesi, legittimamente, a fuggire.
E il film, fino ad allora perfetto, inizia a presentare situazioni molto opinabili.

7.1.23

Recensione: "Aftersun" - Su Mubi - Rocco's House

 

Un padre e una figlia.
Un viaggio insieme in Turchia.
Mare, sole, giochi, l'infinita voglia di stare insieme.
Un tempo comune meraviglioso, sotto un cielo talmente limpido da essere continuamente disegnato da paracadutisti.
Questa è la cartolina, questa è la vita emersa.
Ma c'è qualcosa sotto.
C'è un sovrappensiero.
C'è quel sovrappensiero che tanti di noi hanno avuto in periodi tremendi della loro vita.
Un film difficile da dimenticare

PRESENTI SPOILER


Quando mi hai detto che tu hai 11 anni ed io ne compirò 131 alla fine è vero, perchè io davvero 131 me ne sento. Quando la vita che hai vissuto ti sembra già troppa puoi avere 15 anni, 40 o 70, ma te ne senti 131 addosso, sei già andato oltre, hai già sofferto troppo, hai già vissuto troppo.
Siamo qui figlia mia in questa splendida vacanza solo per noi due.
E che bello nuotare insieme, dormire insieme, giocare insieme, ballare insieme.
Ci scambiano anche per fratelli per quanto sono giovane, visto?
Eppure ho già vissuto tanto, troppo.
Siamo in questa terra così strana che è la Turchia, in questo villaggio turistico che, alla fine, non è niente di che, vecchiotto, spartano, un non-luogo quasi e mi dispiace aver scelto come ultimo luogo questo non-luogo, ma me ne rendo conto solo adesso ma siamo insieme e felici.
Come mi guardi, come sei orgogliosa di me, come mi dici che vorresti non andartene mai da qui, restare in questa eterna vacanza allo stesso tempo bruttina e bellissima che stiamo facendo e invece non sai che questa vacanza finirà e sarà la nostra ultima vacanza e magari ne verranno tante altre, siamo giovani e ancora abbiamo tutto il nostro futuro davanti eppure questa merda di sovrappensiero non se ne va via, eppure questo desiderio di farla finita non se ne va via, ti prego vattene via, fammi essere felice, cosa hai detto babbo?, niente, erano pensieri ad alta voce, sta tranquilla, non dirle niente, non farle capire niente, la morte tienila sempre qui, al sicuro, nel sovrappensiero, e mi dici che quando siamo lontani ti fa stare bene il pensiero che comunque siamo sotto lo stesso cielo, che comunque vediamo entrambi lo stesso sole, e lo fai mentre mi spalmi questo doposole, questo after sun ma non sai che stai spalmando questo doposole quando ormai la bruciatura è mortale, le tue manine non possono coprire tutta la mia schiena troppo grande, nessuna crema, nessun fango può coprire o lenire questa definitiva e senza ritorno voglia di finirla qua, la tua presenza, il tuo esserci non possono ormai salvarmi, la bruciatura è troppo forte e te invece figlia mia se un giorno leggerai questa recensione sappi che mi hai salvato, che anche io ero lì, a mezzo passo dalla fine, come Conor, ormai bruciato, ma te sei riuscita a cospargermi tutto, e ti giuro che mai e poi mai tornerò a quei momenti, mai più il sole mi brucerà e che belle le tue mani sul mio corpo, che bello questo nostro toccarsi e sfiorarsi continuamente, come quando mi tieni quella mano libera finalmente dal gesso, come adesso che ti sto facendo questa treccina, come adesso che facciamo questa buffa meditazione insieme che a te sembra un'arte marziale, e niente, sono i nostri momenti più belli e non sia quanto mi sento un vigliacco a non dirti che è tutto finto, è tutto tremendamente vero, verissimo, bellissimo, ma è anche tutto finto, caduco, illusorio, è il solo mio disperato, eroico, commovente ma anche vigliacco tentativo di lasciarti come mio ultimo ricordo quello più bello, io torno in camera, e io me ne resto qui, mi dici te, e non sai che torno in camera non perchè sono un pessimo padre che lascia la figlia 11enne da sola di notte ma perchè quando hai la morte dentro hai bisogno di star solo, di fuggire dalle cose belle, anche dagli affetti lo facevo anche io, e ora io devo allontanarmi perchè stiamo troppo bene insieme ma io ho bisogno di tornare nella mia oscurità, anzi, ora me ne andrò in spiaggia, di notte, e la farò finita, così, camminando e immergendomi, ma no, non ce la faccio, non posso lasciarti sola qui ed ora, torno indietro, e piango in camera, finalmente posso uscire dal sovrappensiero e disperarmi nella vita emersa, tanto, per fortuna, non sei qua con me, ma ancora non ce la faccio, la lettera che ti ho scritto non sarà letta stanotte, e te che hai fatto stasera, mi sono appartata con Michal, quel bambino che giocava alle moto con me, e poi ci siamo anche baciati e io allora voglio sapere tutto, voglio sapere quando ti innamorerai, quando proverai a drogarti, Ma non lo farò, mi dici te, Sì che lo farai, ma non è importante, anche io l'ho fatto, basta solo che me lo dici, dimmi tutto, voglio sapere tutto quello che ti accadrà nel futuro Conor, che stai facendo, non permetterti di pensare al futuro, torna qui, torna qui ad essere cullato da me, lascia perdere questa vita dove c'è la concreta possibilità di essere veramente felice, ma non ti terrorizza poter essere veramente felice?, e mentre noi parliamo, mentre noi prendiamo il sole c'è un cielo sempre bellissimo, talmente bello che forse è colpa sua se sto rimandando e rimandando quello che voglio fare, non puoi ucciderti quando il cielo è così bello, che ci atterrano dentro continuamente paracadutisti, non puoi farlo se lei è ancora qua, lei, il mio cielo, e mentre il mio sovrappensiero mi sta uccidendo ci si mette anche il sottofondo musicale a dargli una mano con i Blur che cantano I'm waiting fort that feeling to come, con il pezzo di Ghost - come si chiamava? - che mi dice I need your love, con i Queen che con quel modo apparentemente pop cantano Under Pressure e te non sai la pressione che si ha quando si arriva a questo punto, non sai la pressione che ti schiaccia vivo, non sai quanto hai la certezza di non liberarti, basta, basta, basta Tanti auguri a te! tanti auguri a te! tanti auguri al babbo, tanti auguri a te! mi canti da sotto la piramide e fai cantare anche gente che non conosci ma si può essere così amati, si può accettare che la figlia convinca sconosciuti a farti gli auguri e non riuscire a salvarsi lo stesso?, Il fatto è che nessuno, o solo chi ci è passato, può capire che in questi casi quando sei troppo amato è pure peggio, più grande ancora il senso di colpa, più grande ancora l'insostenibilità di poter reggere tutto quell'affetto che non si riesce a restituire nel modo migliore ma per fortuna la vacanza sta finendo, la scuola ricomincia, questo tempo sospeso meraviglioso e terribile sta finendo, e più la polaroid con noi due dentro felici diventa nitida più io so che è tutto finito, Ciao Sophie! ti dico al terminal e te giochi tutta contenta con me e sorridi, e pensi che hai vissuto dei giorni stupendi e





 allora io fermo il fotogramma a me 11enne, bambina tremendamente felice, a quell'ultimo istante in cui siamo insieme, a quell'ultimo video all'aereoporto, e ancora adesso, dopo 20 anni, ti vengo sempre a cercare, in un posto buio e con luci al neon, sembra una discoteca, e te sei lì che balli e io ti guardo, te vestito come l'ultima volta che ti ho visto, anzi, come la volta che ti ho visto per l'ultima volta, e balli, e urli, e ti sfoghi, perchè forse sei dentro quell'oscurità che hai sempre amato, perchè adesso sei soltanto lì, perchè un giorno il tuo merdoso sovrappensiero è diventato definitivamente pensiero emerso, e azione, e morte, e io sono innamorata di una ragazza e te non sei qui, e io ho un bambino e te non sei qui, e io poggio i piedi in quel tappeto turco e te non sei qui, e io ti odio, e io ti amo, e io ti odio, e io ti amo, e io alla fine non ce la faccio e vengo sempre qui in questa discoteca di morte, e basta, abbracciami lo stesso, balliamo lo stesso, come l'ultimo giorno in Turchia, e basta, se posso avere solo questo solo questo posso avere, e basta perchè te in quell'aereoporto appena ci siamo lasciati hai aperto una porta e quella porta conduceva qui, a questo luogo non-luogo dove ti vengo sempre a cercare.
E ti dico una cosa, io voglio vivere.
E sai che anche io babbo ho un sovrappensiero?
Io voglio vivere

26.9.22

Recensione: "You are Here" no, spetta, recensione "Trash Humpers", no, cristo, manco quella, ah, ecco! Recensione "Ghost Town Anthology" - Rocco's House - 5 - e Su Mubi - 2 -

 

Non fatevi ingannare dal titolo del post, la recensione è seria (o comunque - dopo parecchie righe - diventa anche seria).
Semmai saltate tutta la parte dove parlo de cibo e dei soliti problemi a casa de Rocco, senza che i fan di Harmony Korine si offendano però.
Ghost Town Anthology è un piccolo film di un regista che non conoscevo e, dicono, molto sperimentale.
Non so se "sperimentale" è l'aggettivo adatto a questo film ma di sicuro Ghost Town Anthology è un film molto particolare, a suo modo coraggioso.
Siamo in un piccolissimo paesino del Quebec, 200 abitanti appena.
Il paese viene sconvolto dalla morte - forse per suicidio - di uno dei suoi pochi giovani.
Tutti attraversano il lutto a modo loro ma, piano piano, nel paese iniziano ad accadere fatti inspiegabili.
Film a suo modo quasi "unico", perchè per tutta la sua durata avrà una veste "solo" drammatica che nasconde però spruzzate di ghost stories, di fantascienza e di paranormale.
In teoria un film sull'elaborazione del lutto ma, forse, principalmente un'altra cosa.
Con un richiamo gigantesco (che non anticipo qua) ad una bellissima serie.

Che la serata fosse stata strana l'avevo capito già al Conad.
Per il grande ritorno della Rocco's House (in realtà questi mesi c'è stato un altro film visto da lui ma poi quando l'ho recensito mi sono incredibilmente dimenticato di inserirlo nella "rubrica") avevo pensato di fare il mio "famoso" pollo al curry, visto poi che Fede non l'ha mangiato mai. E invece, incredibile, con Tommaso adamo a fa spesa e NON C'E' UN GRAMMO DE POLLO in tutto il Conad.
Niente, vertiamo sulle "casarecce" con guanciale, zucca e gorgonzola ed è andato benissimo lo stesso.
Durante i 40 minuti in cui ho cucinato ho pregato gli altri se intanto cercavamo un film su Mubi.
Ovviamente 40 minuti non sono bastati e così, dopo mangiato, ce semo ritrovati a dovello sceglie insieme.
Decidiamo di vedere You are here, un film sconosciuto con una trama però che dire intrigante è poco e anche dagli ottimi voti. Perdipiù di cortissima durata.
Finalmente siamo pronti.
Parte il film ed è in inglese, meglio dai.
Andiamo per mettere i sub ita e...non ci sono (manco fosse pollo al Conad).
Ok che noi 4 sappiamo l'inglese dal benino (61%) al molto bene (82%) ma nessuno vedrebbe mai i film senza sub ita.
Maremma maiala riparte la ricerca.
Dopo tipo 128 titoli vedo Trash Humpers, di quel Korine del quale da 15 anni vorrei vedè tutto (ho visto solo Springbreakers, forse, almeno a livello formale, il meno koriniano).
Siccome anche Tommaso è molto convinto andamo con quello.
Ci sono 3 personaggi, presumibilmente giovani, vestiti e camuffati da vecchi (come alcuni Jackass per capirsi o come faceva il Nongio).
Nei primi 4 minuti scopano con sacchi della spazzatura, bidoni della spazzatura o fanno pompini alle foglie degli alberi. Tutto esattamente così come ho scritto.


Poi invece spaccano televisori, lanciano in terra televisori, danno calci a televisori e ogni tanto, con un twist di sceneggiatura, spaccano, lanciano e danno calci a uno stereo.
In questi 10 minuti abbiamo riso più volte, io ho anche preso appunti per la successiva recensione. Ma succede un fatto incredibile, Rocco passa da una grassa risata a, un secondo esatto dopo, prendere il telecomando e togliere il film, disgustato.
Restiamo tutti impietriti, non capiamo il gesto, peraltro preceduto da un presunto compiacimento.
Ma nessuno di noi 3 ha coraggio di dirgli di rimetterlo.
Anzi, forse siamo sollevati pure.
Il problema è che sono passate più di due ore dal mio "intanto scegliete un film" e il film non c'è.
Ma, miracolo, ci ricordiamo di un film che avevamo adocchiato un'ora prima, arrivando a un cm dal premere play.
Ormai è psicologicamente impossibile ricominciare a scegliere, andiamo con quello.
E quello è Ghost Town Anthology.
E ora metto un'immagine e dopo quella divento serio.


Siamo in un piccolissimo paesino del Quebec.
E quando dico piccolo intendo piccolissimo, poco più di 200 abitanti.
Il paese è sconvolto dalla morte - non si sa se per suicidio o per un incidente - di uno dei suoi pochi giovani (nel fulmineo e riuscitissimo prologo).
Il fratello è devastato, la mamma pure, il padre non regge la tensione e se ne va via.
In qualche modo tutto il paese è colpito, del resto i giovani, come detto, si contano tra le dita.
La sindaca non vuole aiuti psicologici esterni, il paese saprà affrontare la cosa da solo, dice.
Ma qualcosa di incredibile sta accadendo.
Ed è qualcosa più grande di noi.

Ghost Town Anthology è film particolarissimo, dalle vesti puramente drammatiche (e quindi visibile da tutti) anche se nasconde al suo interno un'anima paranormale con, addirittura, una spruzzatina di sci-fi (anche se solo metaforica).
Il suo incedere è lento, lentissimo, il tipico passo dei film che raccontano dolori ed elaborazioni del lutto.
Ed è questa, senza dubbio, la tematica manifesta.
Il dolore del fratello, quello della madre, quello del padre (tutti dolori veramente grandi e veri anche se affrontati in maniera diversa), lo shock dei paesani nell'affrontare la situazione, tutti i personaggi del film, in qualche modo, affrontano il lutto.
E forse è così grande questa disperazione che "l'apparizione" del fratello potrebbe essere così vista come una necessaria cura di tutto.
L'unico modo  per non impazzire, l'unico modo per stare un pò meglio, è raccontarsi che quel ragazzo è ancora vivo, tra noi.
Eppure i morti "ritornati" sono tanti, non solo quel ragazzo, e tutti legati al paese.
E questo mi fa pensare che Ghost Town Anthology parli d'altro, ma ci arrivo dopo.

Il film è girato in una maniera che si vede quasi mai.
Ovvero con telecamerina a mano (se ho letto bene nelle note di Mubi è in 16mm) ma scegliendo inquadrature completamente opposte al concetto di telecamerina, ovvero quadri fissi, alla Haneke o Andersson per capirsi.
Non so se mi era mai capitato di vedere un film praticamente pieno di inquadrature fisse (ovvero senza movimenti di macchina, carrellate, panoramiche o qualsiasi altra cosa) che in realtà così fisse non sono visto che, inevitabilmente, essendo camera a mano, sono abbastanza traballanti.
Ecco, ho letto che questo regista sia sperimentale, e di certo in questo tipo di ripresa "ibrida" lo è (ma anche girare un film a tematica paranormale e quasi horror con un taglio del tutto documentaristico è qualcosa di inusuale).
Per darvi un'idea guardate l'immagine sotto.
Ecco, ovunque sarebbe questa scena sarebbe puramente horror, eppure qui, anche solo con un frame, è percepibile più il lato drammatico.




Gli attori son bravi, la location la adoro (i piccoli paesi, i paesani che li vivono, il freddo, la neve, la desolazione) e la storia minima e disperata che c'è dentro prende abbastanza.
Il personaggio di lei, la ragazza con leggeri disturbi mentali e l'unico elemento forse veramente "alieno" del paese (ci torneremo) è forse il solo personaggio che prova a dare al film un colore diverso, un possibile sviluppo sorprendente.
In realtà lo farà ma è indubbio dire che Ghost Town Anthology resti un film a passo uno (e ormai chi è abituato a questo tipo di cinema ha bisogno di eccellenze, altrimenti ci si annoia) che non sembra possedere le stimmate per elevarsi di troppo al di sopra della media nè per restare troppo impresso nello spettatore.
Sicuramente riuscitissime le figure dei 4 bambini mascherati, certo un qualcosa visto mille volte ma, quando il film si svela e di conseguenza capiamo anche chi sono, diventano figure più tragiche che altro.
Impossibile, per chi l'ha vista, non richiamare alla memoria la magnifica serie francese Les Revenants (tra l'altro anche questo film, essendo in Quebec, è in francese).
Il richiamo è talmente forte ed evidente da penalizzare il film, sia in un eventuale confronto tra le due opere, sia per una originalità sospetta.
Eppure a me è piaciuto, è piaciuto per questo suo essere sotto le righe, per questo suo racconto di disperazione quasi senza grida, per questa sua impossibile eppure forte convinzione da parte dei protagonisti che no, la morte non è definitiva.
Ed è vero, i morti tornano, tutti li vedono, tutti, quindi non sono soltanto le disperate fantasie di chi ha dentro un dolore troppo grande.
E allora ho pensato che forse Ghost Town Anthology più che un film sull'elaborazione del lutto sia un'opera sulla disperata solitudine. Non è un caso che i morti tornino solo nei paesi, non nelle città. E che questo paesino voglia affrontare la cosa da solo. Ecco, ho la sensazione che il film racconti queste solitudini di paese, così eterne, così perfette. E come in questi ambienti così desolati e desolanti si avverta allora il bisogno che i morti non ci lascino mai, chè già siamo disperati e pochi, chè già la nostra vita è triste, sempre uguale e con pochissima vita intorno, allora voi non lasciateci, state tra noi.


Non è un caso che il "paese" nel film sia protagonista tanto quanto i suoi abitanti.
E' come se si raccontasse una condizione che i cittadini non potranno mai capire, come se quelle 200 anime debbano essere per sempre indissolubili, e bastanti a sè stesse (non è un caso che tornino al paese anche morti vissuti altrove).
Ed è bellissimo che questa cosa così trascendentale diventi paradossalmente "razionale", spiegabile. Come se davvero così debba essere.
E forse non sarà un caso che Adele, la ragazza "scema", quella (lo si dice in un dialogo) che non sa nemmeno la differenza tra razionale ed irrazionale, a fine film se ne stia lassù, sospesa, divisa da tutti gli altri, in un mondo tutto suo.
Mentre sotto di lei dei disperati cittadini affrontano l'irrazionalità della morte con la razionalità che i morti possono tornare.
Per stare sempre insieme

7

10.8.22

Recensione: "Intrusion" e "Dos" - Su Netflix e Rocco's House

 

Due thriller visti su Netflix in questi giorni.
Entrambi mediamente interessanti, entrambi mediamente riusciti.
Il primo, Intrusion, racconta di una coppia che vive in una casa magnifica.
Iniziano a subire furti e intrusioni.
Tutto questo perchè, forse, quella casa nasconde un segreto...
Il film regge, c'è Logan Marshall-Green e già per questo vale la pena.
Sicuramente consigliabile anche se con evidenti difetti.

Il secondo, Dos, ha un soggetto assurdo.
Due persone si risvegliano attaccate tra loro, letteralmente cucite insieme.
Non si conoscono, non sanno perchè sono lì e non sanno chi c'è dietro.
Thriller da camera che per una buona ora regge e interessa.
Poi nel finale, quando prova a diventare "importante" e profondo, crolla quasi del tutto.

PRESENTI SPOILER

Che bello ritrovare il grande Logan Marshall-Green del meraviglioso The Invitation...
A dir la verità ci eravamo già incrociati una seconda volta nell'ottimo Upgrade (davvero consigliato).
Sbarbato, con occhialini da nerd, sempre mezzo clone di Tom Hardy, sempre tanta roba da vedere.
Ma ancora più piacevole è stato ritrovare la bellissima Freida Pinto, l'attrice indiana che 14 anni fa entrò nella case (e nel cuore di tutti) con The Millionaire.
Per quanto mi riguarda, da lì in poi, mai più vista.

Intrusion è un thriller più che discreto, uno di quelli che se un amico appassionato vi chiede cosa vedere su Netflix potete segnalarglielo senza problemi.
Come punto di forza ha il riuscire a trasformarsi (all'inizio sembra un film che parla d'altro) e il cercare di costruire una sceneggiatura non banale, come punto debole ha invece semmai quello, una volta trasformatosi, di svelare troppo presto le sue carte.
Un architetto vive in una casa pazzesca (da fuori sembrano addirittura tre grandi case unite tra loro, mi chiedo che senso abbia che ci vivano due persone...) con la sua bellissima moglie.
Cominciano a subire dei furti in casa.
Un giorno beccano gli intrusi, in piena notte.
Ci sarà del sangue e si inizierà a capire che dietro quell'agguato c'è una storia molto torbida.
Punti di forza del film sono l'ambientazione a Corrales, con queste mega ville in mezzo al deserto (anche l'ospedale, dalle finestra, sembra avere il deserto intorno), l'idea stessa della mega-casa moderna e pulita che può nascondere luoghi dove avvengono cose terribili, il personaggio di lui che per una buona metà film - anche se poi la storia andrà altrove - ci sembra ricalcare quello di Mortensen in A history of violence (che passato ha quell'uomo? è davvero così mite? come ha fatto ad uccidere tre persone in uno scontro a fuoco?), l'atmosfera tesa ma fintamente serena tra lui e lei e la voglia (almeno per metà pellicola) di capire dove si andrà a parare.
Ho trovato davvero ben rappresentato un fatto che appare minore e "invisibile" ma che poi, andando al contenuto del film, manifesta invece delle scelte ben precise.
Mi riferisco a come loro due dormano di schiena, distanti come siano parimenti distanti anche ai pasti. Sembrano scene "normali", di vita quotidiana e magari solo casuali nel film mentre invece, alla luce di tutto, offrono gran parte degli elementi per poterlo leggere.
E leggendolo questa è la storia di una coppia che non si ama, non si tocca (non vedremo mai una scena di sesso e nemmeno di attrazione reciproca) e che fa insieme solo piccole cose di "facciata".
Lei, in realtà, non si rende conto di questo mentre lui, ovviamente, fa tutto scientemente.
Purtroppo un classico, uno dei due - magari ancora innamorato - non si rende conto del distacco dell'altro.


E' anche vero che viene messa in mezzo la storia del tumore, storia che serve sia a giustificare la "testa altrove" e la miopia di lei, sia quel concetto di finta protezione di lui.
Ecco, lui nasconde l'orrore di quello che è e di quello che fa esasperando questa recita della protezione alla moglie.
Non a caso nel finale, come ultime parole, lui dice "E ora chi ti proteggerà?", frase ad effetto ma secondo me completamente sbagliata e assolutamente dissonante con quello che, in realtà, è veramente lui, ovvero un uomo-mostro che ha bisogno di nascondere sotto abbaglianti falsità (che siano la bellissima casa o i suoi comportamenti) il suo lato oscuro. Ecco, nessuno crede che stesse veramente proteggendola.
Tornando al tumore - come scritto sopra inserito in maniera strumentale - devo dire che il film, a livello di contenuto, traballa parecchio e sembra non scritto benissimo.
Funziona più nel suo svolgimento evidente e manifesto, da puro thriller.
Non si capisce nemmeno bene cosa faccia lui con quella ragazzina (ripensando alle scene a letto di schiena con la moglie il motivo potrebbe essere prettamente sessuale ma prove certe non ne ho viste).
Curioso come in questo aspetto (la ragazza legata in cantina) Intrusion ricordi uno stupendo film italiano di quest'anno di cui non dirò il titolo per paura di giganteschi spoiler (mentre se uno ha letto fino a qua di Intrusion gli spoiler, riguardo Intrusion stesso, se li è cercati...).
Nel finale alcuni movimenti/scelte fanno storcere un pò il naso  il finale finale, quello "post-tutto" era del tutto evitabile) ma, insomma, è un thriller piacevole che si guarda volentieri.

6.5/7




Ecco, chi mi conosce sa che amo i soggetti assurdi, quelli dei quali se uno ti racconta anche solo una riga del film te fai subito "Lo voglio vedere!".
Dos fa parte di questa categoria.
Un uomo e una donna si svegliano (in una camera che non conoscono) e scoprono una cosa terribile, ovvero di essere letteralmente attaccati l'uno all'altro, proprio cuciti insieme per l'addome.
Le cose da fare sono o liberarsi (impossibile) o capire perchè è successa questa cosa.
Ovvio che dietro ci sia un'altra persona.
Ma chi?

Peccato, un buonissimo thriller da camera che nell'ultimo quarto d'ora si autosabota e quasi distrugge tutto quello di buono che aveva dentro.
Siamo a metà tra un Saw (due persone che si ritrovano prigioniere in un luogo non conosciuto, vittime di un "gioco" altrui) e Il Gioco di Gerald (essere chiusi in una stanza e dover usare l'intelligenza e il recupero dei propri ricordi per salvarsi).
Il film regge, i dialoghi sono discreti, i movimenti della "coppia" plausibili, così come i loro comportamenti (la diffidenza iniziale, i tentativi che provano a fare per uscire, le supposizioni sul perchè si trovino là etc...).
Non è che ci sia particolare tensione (almeno emotiva, è presente invece una certa tensione "fisica" per come sono conciati) però il film è interessante e la voglia di capire chi c'è dietro e perchè abbia fatto quello che ha fatto è grande.

A volte ci sono delle inquadrature secondo me "sbagliate" (ovvero dove il loro dover essere cuciti di pancia sembra essersi andato a benedire) ma è tutto abbastanza perdonabile.
Avrei evitato (almeno come lunghezza) la scena della pipì, sia smorza-tensione che, francamente, poco credibile (sto vivendo un orrore inumano, sono legato ad un'altra persona e c'è sicuramente un mostro che ha fatto questo, che mi frega di far pipì?).
Stesso discorso sulla scena della lasagna, con q
uei due che sono lì praticamente da un tempo reale (meno di un'ora) è ingiustificabile il bisogno atavico di mangiare o dare di corpo vista la situazione.
Però la visione procede in maniera molto piacevole, la parte (piccola) da body horror funziona (specie il tentativo col vetro) e quell'atmosfera da escape room è sempre stimolante (quei quadri, quella foto, tutti i piccoli indizi che dovrebbero aiutarli a capire).


Fa abbastanza specie il loro approccio e successivo atto sessuale, anche se me l'aspettavo ed ero sicuro sarebbe combaciato con la svolta del film.
Svolta che, però, porta ad un disastro dietro l'altro.
Prima quel "Mario" camuffato, un personaggio che sembra una macchietta.
Poi il suo non morire mai (3 volte).
La sua assoluta assenza di carisma.
Il discorso esistenziale sul Numero 2 che viene voglia di spegnere la tv.
E poi, ahimè, lo svelamento di tutto.
L'aver ritrovato quei suoi due figli perduti.
E, siccome erano siamesi, siamesi devono tornà.
Con la motivazione "in due siete più forti e vivrete qua".
E lei che invece di cercare soluzioni in casa  -casa dove tra l'altro avrebbe avuto - credo - cibo per sopravvivere mesi (altrimenti non ha senso il progetto del padre di vivere lì tutti insieme) -  lei dicevo che invece che cercare salvezza in casa (medicazioni, caldo, cibo, eventuali altri telefoni o telefonini per chiedere aiuto) va a morire di ipotermia nella neve, senza alcun senso e senza alcuna possibilità di salvezza.
Tutto questo per creare l'immagine finale dello yin e dello yang.
No, Dos fino a che fa il suo lavoro da thriller misterioso e "fisico" è davvero godibile, quando invece svela le carte e prova ad essere profondo (la storia dei figli persi e della madre morta) ed esistenziale (i pipponi sul numero 2) crolla miseramente.
Resta una pellicola da vedere per gli appassionati.
E le immagini finali di veri siamesi sono sempre quel weird che ci piace

6/6.5