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17.3.22

Extra Sci-Fi Festival Verona - Prima Edizione - di Enrico G.





Post davvero bello di Enrico G., il ragazzo che solitamente cura per il blog la rubrica degli anime.
Si è tenuta la prima edizione di un nuovo festival, a Verona, l'Extra sci-fi Festival.
Enrico ha praticamente visto tutti i film e li ha ottimamente recensiti (potrebbe anche essere l'unico luogo in rete dove troverete tutti i film del festival, o sicuramente uno dei pochissimi).
Non solo, Enrico ha anche intervistato uno degli organizzatori, un redattore del mitico sito I 400 calci.
Vi lascio alla presentazione, all'intervista e poi alle recensioni di tutti i film


L’Extra sci-fi è un festival nuovo di zecca, tenutosi nella sua prima edizione tra il 4 e il 13 marzo 2022 a Verona, con tutta una serie di eventi incentrati sul genere fantascientifico. Il suo cuore però è stato decisamente il Cinema Teatro Nuovo di San Michele Extra (il nome non è casuale), dove per due fine settimana si sono tenute svariate proiezioni: 1 pellicola cult introduttiva, 6 lungometraggi e 4 corti in lingua originale, che essendo un locale ho avuto il piacere prima di vedere in gran parte, e poi scriverne (senza spoiler), anche per fare pubblicità a questo esperimento tirato su praticamente da soli appassionati della mia amata città. Ma perché dovrei introdurvelo io, quando potrebbe farlo un organizzatore in persona? Per questa speciale occasione infatti mi sono improvvisato reporter, grazie mille quindi a Marco Triolo aka George Rohmer, redattore dei 400 Calci che mi ha gentilmente assecondato in questa intervista, a cui vi lascio senza indugi.


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- Questa è una prima edizione, com’è che nasce un festival dal nulla, praticamente senza sponsor, per passione?

- L’idea iniziale era di Emanuele (Del Medico, organizzatore, ndr), anche lui appassionato di cinema di genere, di cinema di fantascienza, lettore dei 400 Calci… alla Sobilla, dove c’è stata la presentazione del volume di Zattera, vicino a piazza Santa Toscana, si trova questo circolo dove lui faceva parte del direttivo, avevamo fatto le presentazioni dei libri di 400 Calci ad esempio, ci ha invitati lui anni fa. Per cui quando gli è venuta questa idea lui mi ha tirato dentro, voleva vedere se era possibile una partnership coi 400 Calci, che poi come vedi c’è stata, c’è anche il logo. Allora, la sua idea era quella di fare un festival di fantascienza a Verona e partire dal Trieste Science+Fiction, perché lui da fan del cinema di fantascienza è andato più volte là a vedere i film del festival e gli è venuta questa idea di portarne un pezzo qua. Quindi semplicemente abbiamo contattato Trieste, io poi conoscevo uno degli organizzatori, per cui li abbiamo sentiti, si sono dimostrati subito interessati, abbiamo avuto diversi incontri su Zoom per definire le cose; ad un certo punto gli abbiamo chiesto se erano interessati a darci proprio il loro marchio, fare una cosa ufficiale, proprio una costola del festival, e da lì abbiamo iniziato a selezionare i film, che di fatto sono una selezione della loro selezione.

- In questa selezione vi hanno dato una certa libertà di scelta?
- Sì, poi noi ci siamo dati dei paletti, abbiamo cercato robe che non fossero proprio le più diffuse: ovviamente abbiamo fatto tre film dell’ultima edizione di novembre, era più facile che non fossero usciti, mentre quelli più vecchi, i pomeridiani presi dalle edizioni precedenti, alcuni erano effettivamente già usciti sulle piattaforme streaming… magari non al cinema, ma giravano già, anche da scaricare illegalmente. L’eccezione è stato un po’ Extra Ordinary, il film da cui è partito tutto, si è cominciato subito a parlare di quello lì, di quanto era figo, aveva vinto dei premi, nel 2019 mi pare, Emanuele lo voleva fare assolutamente, quindi è il film da cui è partito un po’ tutto. Quello si trovava, ma non è stato distribuito in Italia… Per quanto riguarda fare tutto questo senza gente che ti dà budget, siamo un gruppo di persone che ha già organizzato altri eventi, sapevamo come muoverci, avevamo un po’ di sponsor che ci hanno dato una mano economicamente.

- E proprio a Verona perché? Avete trovato disponibilità al cinema?
- Emanuele non è veronese ma vive qua, per il resto siamo tutti veronesi, quindi l’idea era proprio quella di farlo qui… il cinema è stato tirato dentro da subito, fin dalle prime riunioni, anzi mi sa che la prima l’abbiamo fatta proprio qui. Era già parte del progetto, poiché il Cinema Nuovo fa da sempre rassegne, quindi era il posto adatto.

- Stavo pensando, guardando il film introduttivo, La Cosa, quello è film in un certo senso d’intrattenimento ma dal contenuto molto politico, e che all’epoca non sarebbe stato presentato in nessun festival; oggi lo introduce. È anche un tentativo, questo Extra sci-fi, di unire lo spettatore che cerca l’intrattenimento a quello da festival?
- Guarda, non so se lo definirei così, anche perché col coinvolgimento dei 400 Calci, noi come sito non riteniamo che il cinema di genere debba presentarsi in maniera più elevata per ottenere riconoscimento (…) il punto dei 400 Calci è che il cinema di genere, l’action, l’horror, eccetera, ha la stessa dignità del cinema d’autore. Cioè, il cinema d’autore è un’espressione fondamentalmente inventata: ci sono autori che hanno lavorato solo di generi, Kubrick ha fatto solo film di genere. Cinema d’autore è un po’ un cappello, diciamo, comodo, per includere tutti quei film che non sai bene come definirli, hanno certi tratti caratteristici ma non sono di genere. Quindi per me, ma anche per gli altri, non è che un film debba essere confezionato in un certo modo per poter ottenere pari dignità rispetto al cinema alto: per me comunque, il cinema è tutto su un unico livello. C’è un’espressione di Edgar Wright, segnata anche nel nostro primo libro, che “non esistono film belli o brutti, ma solo film noiosi o non noiosi”. Quindi no, non ci interessava unire pubblici, semplicemente siamo appassionati di fantascienza, volevamo proporre fantascienza. La fantascienza parla da sé, a seconda della sensibilità un autore può farla smaccatamente pulp, edulcorata, più d’autore come “The trouble with being born”, l’importante, ciò che divide la vera fantascienza da quella solo di messa in scena è che la fantascienza deve parlare dell’oggi.

- E del domani, possibilmente.
- Usa il domani per parlare dell’oggi, o comunque delle prospettive che abbiamo, tendenzialmente da sempre parla della società umana attraverso l’uso di metafore. La saga di Transformers è fantascienza visivamente, per le caratteristiche superficiali, ma in realtà non lo è nel senso che non fa un discorso, sono robot che si picchiano, altro tipo di cinema.

- La fantascienza è il contenuto e non il vestito insomma?
- Esatto, delle volte la fantascienza, come nel film di oggi pomeriggio (The trouble with being born, film tedesco che mi sono perso ma so essere attualmente recuperabile su Mubi, ndr), è qualcosa che non ha effetti visivi praticamente, ma il concetto comunque è fantascientifico. Abbiamo fatto questo sperando di intercettare un pubblico che questo tipo di cinema l’apprezza, e mi pare sia andata proprio così.

- A proposito di questo, mi hai detto di essere abbastanza soddisfatto di questa esperienza. C’è qualcosa, immaginando puntiate a tornare il prossimo anno, che sperate, che volete cambiare, aspettative?
- Forse rivedremo alcune cose, non sappiamo se fare esattamente come quest’anno, con un film introduttivo nel weekend e le proiezioni quello dopo, o spalmare su due fine settimana le proiezioni, comunque vedremo, l’idea è ovviamente sì, di tornare con un’altra edizione.

- Come ultima domanda, per selezionarli avrai immagino visionato tutti i film, hai un preferito, qualcuno che ti ha particolarmente colpito?
- Beh, Extra Ordinary, che poi è quello meno fantascientifico di tutti, e mi è piaciuto molto anche Lapsis, perché quel tipo di cinema lì mi piace, più cerebrale, magari più difficile ad una prima visione, ma che si fa rivedere. Poi c’è un discorso politico, è un film molto interessante, di quel genere, come Primer, basato su idee difficili ma che ti restano.

Ancora grazie a Marco per avermi concesso questa interessante chiacchierata, ora passiamo alle mie, come sempre, soggettive opinioni sulla selezione.

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Sins of a werewolf



Corto irlandese, curiosa scelta come introduzione al festival, specie appaiato al cult di John Carpenter, forse per la presenza della “creatura”, in questo caso un lupo mannaro. Un licantropo chiamato Banshee (un po’ ridondante no? E poi chiamato da chi?) infesta la parrocchia di un giovane prete, che dopo esserne stato vittima (leggasi: viene morso sulle chiappe) inizia a sua volta a mietere vittime col chiaro di luna, fino all’intervento delle prostitute più linde e pulite mai viste su grande schermo. Ora, Sins of a werewolf è pure simpatico a tratti - migliore battuta del film, dopo che il prete-licantropo ha letteralmente staccato un pene a morsi: “Oh mio Dio, sono omosessuale?” - ma veramente troppo incasinato, considerato pure che dura appena una ventina di minuti. Perché il licantropo dopo aver colpito, ovviamente in una scena montata malissimo per nascondere il pupazzone, non si vedrà mai più? Cosa ci facevano tre prostitute in mezzo alla brughiera di notte? Perché sprecare un’idea carina in “attacchi” alla chiesa all’acqua di rose? Ma soprattutto, perché mi faccio queste domande e non dedico invece più tempo alla Cosa?


La Cosa



So bene di essere l’ultimo arrivato su questo grande film, ma dopo averlo finalmente visto sul grande schermo, in lingua inglese, non posso esimermi: sono passati quarant’anni da quando il capolavoro assoluto di John Carpenter ha cambiato l’horror, in barba a chi l’osteggiò ai tempi, e va festeggiato per quanto trite possano essere le celebrazioni. Questa visione è stato il traino per partecipare al festival vero e proprio, poiché La Cosa è il mio film di paura preferito di tutti i tempi, ed è qui, lontano dalle mie solite dietrologie, che vorrei riportarlo: alla paura. Spogliato dal suo contesto politico, molto forte come in tutto il cinema di Carpenter, spogliato dalla disastrosa concorrenza con E.T., spogliato di tutto, rimane un film che ancora oggi incute timore, spaventa. La Cosa fa uscire dalla sala scoraggiati e paranoidi, come dovrebbe fare ogni buon horror. Molto è pura costruzione, senza i giustamente celebrati effetti speciali prostetici, forse i più efficaci mai visti nel cinema tutto, puro sfruttamento delle normali paure di tutti, l’ignoto, l’isolamento, la sensazione di non potersi fidare del proprio prossimo. Ci sono pochi bagliori di speranza, qualche sorriso a denti stretti, più che altro per la presenza di Kurt Russell, perché, beh, lui è Kurt Russell appunto, l’unico di cui lo spettatore veramente si fida, l’attore feticcio del regista qui nel ruolo dell’ennesimo antieroe in una lotta disperata. Ancora non si contano i brividi, quando partono le note cupe di Morricone, quando le pance si aprono e il sangue grida, quando un cane apparentemente innocuo è inseguito da un norvegese che urla come impazzito, quando c’è quel finale. Solo uno dei due emette fiato, in quella eterna notte antartica. Ti fa veramente interrogare, nel caldo della sala, chi siede veramente in fianco a te.


The exit plan



Corto anglo-australiano, e si sente dalle affascinanti voci senili ma dignitose, strascicate ma impeccabilmente inglesi, con una premessa molto interessante e un grande problema. Il “piano di congedo” è una legge di un futuro dalle risorse limitate, secondo il quale gli over 80 senza parenti che badino a loro devono lasciare spazio alle nuove generazioni “ritirandosi”, ovvero morire. Idea davvero interessante, che urla “fatemi diventare un lungometraggio!”, si presenta persino col classico testo all’inizio, svolge tutte le premesse con diligenza, e in 15 minuti deve frettolosamente chiudere su sfondo a nero. Peccato, davvero peccato, perché questo confronto psicologico - e poi fisico, in un momento che mi ha fatto genuinamente saltare sulla poltrona – tra la vecchietta bianca senza tempo da perdere e il giovane burocrate nero odioso ma non cattivo già rimandava una versione futuristica a pelli invertite della scarcerazione di Red, nell’indimenticabile Le Ali della Libertà. Solo che invece di un Morgan Freeman mostruoso che parla di parole inventate dai politici per creare un lavoro, abbiamo una svolta finale bella ma caduta dalle nuvole. Se è vero che al cinema il meno è più, questa è l’eccezione che conferma la regola.


Flashback



Questa era una delle visioni che m’intrigava e mi respingeva più allo stesso tempo dell’Extra sci-fi: basta guardare la locandina, o leggere una sinossi, e sembra di essere tornati in sala negli anni ’90. Può essere nel bene, può essere nel male, qui è… nel mezzo.