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9.7.22

Al mio babbo, agli imbecilli e alla vita puttana

 

Il mio amato babbo se ne è andato.
Scrivo questo post intorno ai miei amici, a casa mia, col babbo in mezzo tra noi.
Sembrerà inopportuno ma questo è il momento per scrivere, queste ultime ore insieme a lui e con amici fantastici, non avrei un'altra occasione e non me ne frega niente di quello che pensa la gente.
Il mio babbo è morto per un tumore al polmone.
Una coincidenza incredibile!
Sì perchè da 40 anni gli dicevo che sarebbe morto così, e incredibilmente c'ho preso.
Ma la realtà è un'altra.
Mio padre fumava da 60 anni milioni di sigarette.
Un imbecille.
Era ovvio finisse così.
Perchè chi fuma così tanto è un imbecille.
Imbecille perchè si uccide lentamente, perchè mette la sua vita in mano alla sorte.
Ma non imbecille per questo, perchè tutti abbiamo delle dipendenze.
Imbecille perchè fumare sigarette non serve a NIENTE, se non a uccidersi.
E' un gesto bruttissimo da vedere (non siamo più dentro ai film americani degli anni 50), puzzate sia dentro che fuori, non vi serve a nulla e in più vi uccidete.
E siete talmente imbecilli che mi dite "Mia zia ha 95 anni e fuma da 80. E sta benissimo"
O altre cazzate così.
Ridicoli.
Prendete per esempio chi non si è ammalato e dite che il fumo non fa male, se deve succedere succede.
No, fumando migliaia di sigarette vi state mettendo in una fune con sotto un abisso.
E stigrancazzi se in fondo alla fune ci arrivano in tanti, e anche sani.
Perchè salirci?
Perchè aumentare di decine di volte il rischio di morire in un modo così inumano, terribile e devastante come il babbo?
Ma perchè piuttosto non vi drogate pesante, eroina, cocaina.
Almeno tutto avrebbe un senso, la disperazione e lo sballo che sia.
O perchè non vi alcoolizzate?
Almeno anche qua un senso ci sarebbe, il gusto della birra, del superalcoolico, del vino.
O la disperazione, anche qua.
Ma fumando vi uccidete per nulla, per un vizio subdolo, inutile, che vi rilassa, che fate per status quo. Per una dipendenza da una cosa con un sapore terribile che decide di preferire alla vostra vita.
Porca puttana non vi capirò mai, morite di continuo per una cosa così imbecille.
E la rabbia, e il dolore che ho addosso adesso col mi babbo qui freddo vicino a me è troppo forte, e ste cose devo dirle.

Babbo, abbiamo litigato così tante volte.
Così tante volte mi hai fatto sentire inadatto a fare le cose, anche le più sceme.
Per questo errore comune dei genitori che pensano di far bene il loro ruolo se ti dicono come fare le cose, facendoti sentire sempre sbagliato te a farle.
Non è questo fare il genitore.
O il tuo essere tremendamente antisportivo.
O il tuo voler sempre cercare di fregare le compagnie telefoniche o televisive, la tua furbizia.
Tanti difetti, che ho sempre odiato.
Sembravi arrogante a volte ma in realtà eri una persona profondamente insicura di sè, umile, consapevole di alcune sue mancanze, culturali o genitoriali.
Perchè, diciamocelo, non hai potuto fare del tutto il padre, eri quasi usurpato.
E chissà quanto t'ha fatto male sta cosa babbo.
Eppure hai cresciuto insieme a quell'altro essere umano assurdo che è la mamma quattro figli profondamente buoni, stimati quasi da tutti.
E la nostra casa, la tua casa, è diventata la casa di tutto il paese.
Ho sempre temuto che te ne saresti andato e io non avrei fatto in tempo a dirti quanto ti voglio bene.
E invece sta notizia del tumore ci ha fatto vivere dei mesi bellissimi, spesso insieme, a mangiare, a scherzare, ad abbracciarci continuamente.
Abbiamo fatto in tempo a dimostrarci tutto quello che non avevamo mai avuto il coraggio di fare.
Fino a questi ultimi devastanti ultimi 10 giorni.
Devastanti.
Potrei scrivere cose fortissime che ho vissuto con te in ospedale ma questo è un post di rabbia verso chi fuma e di ricordo di te, non voglio dare un peso così grande a chi legge.
Perchè se dicessi alcune cose sono convinto che tutta la gente sensibilissima che legge qua dentro si farebbe male.
E allora le tengo per me.
Sono intime, eppure gigantesche.
Il gigantesco è spesso nell'intimo.
Le due cose più gigantesche che ho vissuto sono state in un ospedale.
La nascita della mia Ginevra, un momento assoluto, perfetto, sovrumano che mi ha annichilito.
E ora questi 10 giorni con te.
Ospedale e ospedale.
La nascita della vita e il lento accompagnamento, cosciente e inesorabile, alla morte.
Ma del resto come possono esserci cose più gigantesche della vita e della morte?
Sti 10 giorni non me li toglierò mai dalla testa, quei 4-5 momenti che abbiamo vissuto (e che hai vissuto probabilmente insieme ai miei splendidi fratelli) non se ne andranno più via.
Non mi faranno dormire la notte.
Ma questo accompagnamento alla morte è la cosa più colma di vita che ho mai vissuto, quella che più me ne ha fatto capire la grandezza.
E chiudo questo post di dolore e rabbia mentre nel frattempo qualche amico se ne è andato via.
Un abbraccio, un "Peppe, che scrivi?", e via.
Domani sarà il primo giorno senza di te.
Sopravvivremo, assolutamente.
E visto quello che stavi vivendo questi giorni saremo anche sollevati.
E ora andrò a letto senza probabilmente avere il coraggio di riguardarti ancora, volgendo lo sguardo altrove.
E sai babbo, se 10, 100, 1000 o 10000 persone leggeranno queste righe, e se solo una smetterà di fumare per questo, ecco, è merito tuo.
Un imbecille in meno, una persona in più che ha possibilità di non finire come sei finito tu.
Tu che hai avuto un comportamento perfetto quando hai saputo cosa ti ha colpito. Hai pianto, ti sei disperato, ma lo hai accettato, con una dignità e una onestà intellettuale straordinaria.
Che tutti dovrebbero copiarti.
Ti voglio bene.

17.9.21

Recensione: "In the earth" - Rocco's House - 2 - NO!, SCUSATE! VOLEVO SCRIVE LA RECENSIONE MA POI HO COMINCIATO A DESCRIVE LA SERATA SURREALE A CASA DE ROCCO E HO PENSATO CHE FOSSE SUFFICIENTE QUELLA. E ALLORA LA VERA RECENSIONE LA SCRIVO DOMANI

 


Ho acceso il pc per recensì l'ultimo film di Wheatley, In the earth.
Poi però volevo scrive du righe su tutto quello che è successo a casa de Rocco nella serata.
E me so accorto che come recensione basta e avanza quella.
Il film domani, sticazzi

Siamo io, il mi fratello e Rocco.
A casa de Rocco.
Secondo me i più intelligenti de voi, avendo letto come nome della rubrica Rocco's House, l'avevano capito.
Prima magnamo.
Stasera ho deciso de fa i wrap, che adoro.
Praticamente piadine ripiene chiuse meglio delle piadine.
Le fo con salsiccie, gorgonzola e zucchine alla peppe, ovvero saltate in padella con pan grattato e pecorino (ve le consiglio).
Memore dell'altra volta quando sull'amatriciana misi UN PEZZETTINO DE PEPERONCINO DE ROCCO e quel solo pezzettino aveva ucciso mezzo chilo de pasta (tanto da dovè boccheggià durante la cena e da riceve un sms de Rosso all'una de notte su problemi di bruciori mentre faceva..., ok, ) dico, memore de quel ricordo assurdo decido, nella padella con le zucchine, de mette UN QUARTO DE PEZZETTINO del peperoncino de Rocco, per capisse una cosa meno de un'unghia de mignolo.
Niente da fare, quel microgrammo ha invaso le zucchine. Non a livello de rovinacce la cena (a detta degli "ospiti" eccellente, tanto da fa il bis) ma c'è andato vicino.
Prossima volta ho deciso che quando userà il peperoncino de Rocco, ossia il neonominato Devil's Pepper, farò una cosa, ovvero prende la bustina (tipo droga) dove Rocco li tiene e la faccio passà sopra la padella senza manco aprì la bustina. Credo che basterà questo planar sopra, questo sguardo che il peperoncino darà al cibo, per dare la piccantezza giusta.
Comunque ce siamo salvati.
Col cazzo.
Perchè d'ora in poi succederanno talmente tante cose che ce sembrerà de esse dentro The vast of night (bellissimo).
Allora, mentre chiacchieramo post cena mettemo in tv Fantozzi contro tutti. Tutti e 3 lo idolatramo Fantozzi ma Rocco quel film lo sa talmente a memoria che ce anticipa ogni battuta.
Il film finisce e noi tra wrap e Fantozzi semo sempre più gasati.
Avevo deciso de vedè In the earth, l'ultimo film de Wheatley, e allora lo avevo portato in hard disk.
Rocco attacca l'hard disk alla sua tv da 100 pollici (capito Nencioni? i sindacalisti in realtà son capitalisti) e niente, pronti per vedè il film.
Sono le 21.03
Solo che dentro sto hard disk non trovamo il film. In realtà compaiono piano piano migliaia de file (io mai messi, lì dentro ce sono solo film e video che nessuno deve vedè, infatti avevo il terrore), file "generali" che non so che cazzo erano.
Dopo un quarto d'ora desistiamo.
Allora, siccome eravamo 3 geni, abbiamo la prima grande idea, mettemo il film dentro il pc de Rocco e poi lo attaccamo alla tv.
Quindi famo sta cosa ma ci accorgiamo (e io sta cosa la sapevo anche perchè l'har disk l'avevo prestato a un paio di amici) che la prima volta che quell'hard disk viene trasferito su un pc nuovo sta MEZZ'ORA a trasferì cose.
Sono già passati 45 minuti.
Nel frattempo, nell'attesa dico, in televisione troviamo concentrata tutta la peggio merda mai vista nella storia della tv.
Roba che la meglio cosa era le Tartarughe Ninja (la peggio sicuro il film con Seagal, roba da diventà serial killer).
Comunque alla fine tutto a posto, l'hard disk ha trasferito i dati.
Non resta che attaccarlo alla tv.
Basta un cavo hd, quella cosa che credo sia presente in qualsiasi casa del mondo, anche quelle dei più poveri.
Ma non a casa de Rocco.
Anzi, Rocco ce propina il cavo quello dei pc fissi, non me ricordo come se chiama, pensando che fosse quello HD.
Niente, dopo un'ora de madonne scopriamo che niente film.
Ma c'è Netflix, c'è Prime, ci sono mille canali nella tv de Rocco.
Sì, ma per la prima volta in SEI ANNI a casa de Rocco da 10 minuti era saltata la connessione internet. Una roba talmente grave che credo abbiano risolto da poco, dopo un giorno.
In quel momento, ne sono sicuro, eravamo L'UNICA CASA in Italia senza nè rete nè cavi HD. Ormai decidiamo che salta tutto, vedremo le Tartarughe Ninja.
Poi colpo de genio de Rocco
"Ma la chiavetta no??? mettemo il film in chiavetta e l'attacco al televisore"
E' uno dei momenti più belli dei miei ultimi anni, esultamo.
Rocco va a prende la chiavetta.
La mette sul pc e trasferisce il film.
Ma, poi, dice 
"Non ce credo, non c'entra"
"Ma che cazzo dici, è UN film, come fa a non entracce? leva qualcosa no?"
"No no, è vota, ma non c'entra lo stesso"
Ormai è passata un'ora e 10.
Poi Rocco dice "Ho un'altra chiavetta! In macchina!"
Tutto diventa ancora più surreale.
Rocco esce de casa e torna co sta chiavetta.
La infila.
Tempo 20 secondi vedo che non parla, me giro verso di lui, vedo che ha gli occhi tra un misto de risata e disperazione
"Cazzo succede Rò??"
"Non c'entra manco su questa, è 0.500"
"Ma come cazzo fa una chiavetta a esse 0.500??? Ma chi cazzo la compra???"
"Io"

Niente, ormai il film è andato, siamo nervosi ma anche divertiti. Internet non va, non ci sono i cavi, la tecnologia non funziona, ogni tanto scostiamo le tende per vedere se fori sono atterrati.
Gli alieni dico.
Poi Rocco fa un deja vu incredibile, anzi, un deja sentù.
"Ho ancora un'altra chiavetta!!!"
Va in camera e torna, davvero, co n'altra chiavetta.
Ovviamente non abbiamo speranze ma ormai ce dà gusto avere ancora più elementi per ricordare sta serata.
Rocco la mette e dice:

"E' 5 giga cazzo! c'entra!!!"

Per un pelo poi, file è tipo 4.70.
Rocco comincia a scaricare il film.
In ogni caso tutti noi siam convinti che poi tanto la tv non leggerà la chiavetta.
Arriva il momento tanto atteso, Rocco infila la chiavetta.
Andamo sulle impostazioni, mettemo l'uscita e il film C'E' !!
Ormai siamo talmente tanto contenti che di qualsiasi livello sarà il film resterà una conquista incredibile.
Sì, ma poi appena il protagonista parla ce accorgemo che non ce sono i sottotitoli, che non li prende.
Io faccio per andar via, pronto a combattere gli alieni fori.
Poi Tommaso dice che c'è un'altra soluzione, nominare il file dei sub come quello del film.
Ce provamo.
Il film parte e ci sono i sottotitotoli.
Dopo un'ora e 35 potemo vedè un film che in qualsiasi altra casa avremmo già finito.
Poi del film ne parlerò.
Ma, alla fine, sticazzi del film


16.5.21

La Casa Occupata

 

Era la prima volta che andavo ad abitare completamente da solo.
2013
Lavoravo in fabbrica, lo stipendio era da fame e c'era necessità de trovà la cosa più economica possibile.
Mi dicono "Eh, allora va bene solo Via della Pescara".
"Perchè?" dico io
"Beh, su quei palazzi le case non costano niente"
"Perchè?" dico io
"Beh, è una zona un pò malfamata, lì c'è la Nigeria bene (io ero rimasto alla Milano bene, Nigeria bene mai sentito).
"Ah, capito"
"Per cercare il palazzo che dico io chiedi de Il Palazzo delle Puttane"
"Perchè?" dico io
"Beh, se lo chiamano il Palazzo delle Puttane forse è perchè ce sono le puttane" mi dicono
"Ah"
"In realtà c'erano una volta, puttane, delinquenti, spacciatori, ma ora hanno ripulito tutto, però resta Il Palazzo delle Puttane"
"Ok, grazie, tutto molto incoraggiante"
Vado a sto Palazzo delle Puttane, sento di 3 appartamenti, due non mi accettano visto il contratto determinato in fabbrica ma uno sì.
Insomma, vado a vivere lì, nella zona una volta più malfamata de Perugia.
In realtà io in quei due anni e mezzo non vedrò niente di male.
Ma che una casa di 35 metri quadri avesse DUE bagni, ecco, sì, era la conferma che quello era il Palazzo delle Puttane.
Ma andiamo alla vicenda.
Ero stato via 4-5 giorni, non ricordo dove, forse ero tornato al mio paesello.
Torno a casa a Perugia una sera, parcheggio, e mi si gela il sangue.
Vedo le luci di casa mia accese.
Dico 30 bestemmie, penso alla bolletta che sarebbe arrivata, e distrutto faccio per andare a casa.
Arrivo al portone e non si apre.
Penso sia il mio nervosismo, mi calmo, rimetto la chiave per bene ma niente, non se apre.
Poi, ad un certo punto, sento dei rumori in casa.
Il cuore mi si ferma (è una sensazione che non vi auguro mai).
Dopo 10 secondi MI APRONO alla MIA porta.
E' un uomo dell'est, altissimo, biondo, sembra ucraino.
Uno di quegli uomini che paiono usciti da Ogni cosa è illuminata.
Mi guarda e mi chiede cosa voglio.
Io che a botte non so fare e sono sempre molto cordiale inizio a tremare e gli dico
"Ma...siete...a casa...mia"
"Casa tua?" mi fa quello con un accento dell'est
"Sì, casa mia cazzo, cosa avete fatto?"
"Ah, casa tua? allora entra, facci caffè"
A quel "facci" noto dietro di lui un altro uomo, sempre dell'est, che mi guarda seduto al tavolino con in mano una bottiglia di vodka.
Mi sorride.
Noto che il tavolino NON è più nemmeno il mio, e anche qualcos'altro che scorgo dalla porta mi sembra diverso.
Non solo hanno occupato casa in 4 giorni ma hanno cambiato tutto.
A quella richiesta di entrare a fargli un caffè mi prende male, inizio veramente ad aver paura e mi allontano minacciandoli
Al che inizio a chiamare mezzo piangente tutti i miei parenti che, giustamente, mi dicono di chiamare subito amministratore e polizia.
Chiamo l'amministratore.
Non riesce nemmeno a capirmi al telefono tanto la mia voce è sconvolta ed impaurita.
Mi dice di calmarmi, che lui è già lì per motivi suoi e in 2 minuti sarebbe arrivato.
Io aspetto lì sul corridoio mentre l'Ucraino numero 1 mi guarda dalla porta ridendo, come a sfidarmi.
Passano quasi 10 minuti, ancora niente amministratore.
Poi lo stesso amministratore mi chiama al telefono.
"Giuseppe, sono qui davanti al tuo portone, ma dove sei?"
"In che senso sei davanti al mio portone?"
"Sono qui, al 13, e non c'è nessuno"
Chiudo per 5 secondi gli occhi, cerco di capire cosa sta succedendo e poi la verità arriva, e quando arriva è come se mi avessero sparato addosso.
Avevo parcheggiato la macchina davanti all'interno precedente quello di casa mia (sono 3 interni tutti identici).
Ero entrato nella prima casa a destra (come era la mia) ma di un altro interno.
Chiudo il telefono.
L'ucraino continua a guardarmi e ridere.
Non dico nulla, nemmeno mi scuso, esco dal portone e vado su quello 10 metri dopo, dove mi aspetta l'amministratore.
Sono rosso come un peperone.
In quei 10 metri di strada mi giro verso la mia NON casa e vedo la cosa più umiliante del mondo.
 I due ucraini sono alla finestra, mi indicano e ridono, facendomi vedere anche la bottiglia di vodka.
Credo che a quel punto scappi anche a me un mezzo sorriso.
Arrivo nella casa giusta, chiedo all'amministratore di non raccontare mai a nessuno sta storia (non lo farà) ed entro in casa mia.
Vado a letto

5.8.19

Del Pasto Negato, o anche l'Odissea di due amici usciti per pranzo (probabilmente la puntata numero due de "La lampadina da cambiare")


FLESC BEK

C'è Roberto Palloncini a casa mia.
In realtà è quasi sempre a casa mia.
Probabilmente a casa mia c'è più fiato de Roberto che aria normale.
Il giorno prima de ieri era andato in farmacia per comprà quel farmaco che serve quando te e il bagno diventate amici troppo stretti.
L'ho fatto entrare perchè c'era una sola persona dentro.
E' uscito dopo più de 20 minuti.
S'è trovato davanti uno che c'aveva il pus al piede, che per capì che cazzo comprà s'è fatto visità il piede dalle farmaciste, che è stato du ore a raccontà quello che glie era successo, che provava i farmaci lì in diretta e cose varie.
Alla fine ha pagato col bancomat tanto che avrei potuto chiamà sta piccola storia

DAL PUS AL POS

ma non è questa la storia di cui vorrei parlarvi, questa è solo per divve che a Roberto sembrava già assurda la sua.
Non era niente

IL giorno dopo del giorno prima de ieri, ovvero ieri, decidemo de andà a mangià fori Perugia.
Partimo a caso con la macchina, aspettando una mia intuizione.
L'intuizione arriva, ovvero La Locanda Paradiso a Sant'Egidio, un posto dove spendi 14 euri e mangi tutto quello che vuoi, spettacolare, una specie de all you can eat ma umbro (o almeno penso sia ancora così, non ci vado da 3 anni).
Arrivamo, è aperto.
Entramo.
In realtà ce stavano a magnà ma era la famiglia del proprietario e basta.
Ce dice questo.

"Semo aperti

lunedì pranzo e cena
martedì pranzo e cena
mercoledì pranzo e cena
giovedì pranzo e cena
venerdì pranzo e cena
sabato pranzo e cena
domenica cena

ieri era domenica a pranzo
La mia mente crea subito l'immagine di 1/14 de possibilità che succedesse questo.
Ed è successo.
Glie chiedemo se da quelle parti c'è un altro ristorante al volo, perchè sono le 13.50.
Lui ce dice

"C'E' LA TAVERNA DELL'ORSO APPENA PRIMA DE RIPA MA NON CREDO CHE A QUEST'ORA TE FANNO MANGIA', SARA' CHIUSA LA CUCINA"

(metto il maiuscolo per quello che accadrà dopo)

andamo a sta cazzo de taverna dell'Orso.
La faccio breve, il ristorante ha 280 coperti e sono TUTTI occupati, TUTTI.
No, pure peggio, c'era un tavolo per due che hanno preso mentre parcheggiavamo.
Mi sembra incredibile, quello ce diceva che a st'ora era tardi e invece vedemo 280 persone che magnano e, addirittura, nessuna che se sta per alzà, sembravano tutti arrivati a quell'ora.
Andamo via.

Incontramo un omino per strada e glie chiedemo se c'è un ristorante nelle vicinanze.
Lui ce dice de sì, che dovemo superà Ripa, andà verso Pianello (ah, non v'ho detto che pur essendo tutte zone a 20 minuti de Perugia io mai stato in vita mia) e poi c'è il ristorante Maggino.
Andamo.
A 5 minuti dall'arrivo sento Roberto che urla guardano il cel:

"NON CI CREDO, E' CHIUSO!"
Io che già avevo sulle spalle le vicende Paradiso e Orso non ce credo.
Ma poi arriva il montante.
"INTENDO DEFINITIVAMENTE!"
 Insomma, controllo e sì, Maggino è chiuso definitivamente.
A soli 5 km di distanza ce hanno consigliato un ristorante che non esiste più.

Uno l'avemo beccato nell' 1/14 che era chiuso
L'altro 280 persone su 280 sedute.
L'altro non esiste più.

Sono le 14.10 e allora decido de andà a Ripa (mai vista in vita mia), borgo molto bello e anche relativamente grande.
Decidiamo di andarci perchè ormai stremati ce accontentamo de un bar.
Parcheggio fori dalle mura, entramo.
Quello che accadrà nei successivi 20 minuti è un qualcosa che non ho mai visto in 42 anni.
Giriamo tutto il centro storico, non trovamo un singolo ristorante (e vabbeh, ormai ero sfiduciato), non trovamo un singolo bar (e sta cosa mai vista in un centro storico grandino) ma, GIURO, non vediamo una singola persona, UNA, UNA.
Ma non dico per strada eh, ma manco alla finestra.
Dopo 15 minuti surreali Roberto decide di fare un piccolo video per dimostrare la cosa, ma è solo due minuti su 20 e giusto 3 vicoli

il video ve l'avevo caricato qui ma Blogger me dice che è troppo grosso, se qualcuno sa come risolve me contatti

Ad un certo punto vedemo na ragazza seduta, quasi urlo de gioia.
Ce avvicinamo e a rendere tutto quello che stava accadendo ancora più incredibile ed inquietante vedemo che è fatta de legno, seduta su una panchina.
Purtroppo Roberto ha perso questo documento ma se andate a Ripa lo vedete.
Decidemo de scappà via, tornà a Perugia.
Passamo per Ponte Valleceppi e vediamo un bar grandissimo con tutte sedie fori.
Ci avvicinamo con la bava alla bocca, avremmo mangiato anche le sedie o i sandwich de un anno prima.
Anche perchè, non ve l'ho detto, tutte ste cose so successe a 38 gradi.
Il cartello fori dice grande 

CHIUSO IL LUNEDI'

quindi è aperto

arrivo sulla porta come quando c'hai la cacarella e trovi finalmente un bagno.

NON SE APRE, è chiuso

Roberto decide de chiede perchè all'agenzia de scommesse a fianco ma c'è na cinese che a malapena lo capisce.
Fuggiamo via per la milionesima volta.
Troviamo la superstrada interrotta, il navigatore ce fa fa strade a pendenza dell'80% piene de buche (ho messo 400 euri de gomme nove settimana scorsa).
In qualche modo arrivamo a Perugia ma tutto quello che vedo non lo riconosco.
Capisco che so arrivato a Perugia da un lato mai visto.
Poi scoprirò che quella zona è a DUCENTO METRI da una cui vado spesso.
Insomma, come se poco più sopra ce fossero state le mi Colonne d'Ercole.
C'è una pizzeria aperta, Pizza Magic.
Entramo strisciando, pronti a magnà anche la pizza co la sugna.
E beve, beve, beve.
Ci sono i due proprietari, ce dicono che hanno chiuso mezz'ora prima.
Io mi butto in terra, Roberto glie chiede almeno da beve.
Quello porello dice che proprio non ce pò vende niente ma va a prendece na bottiglia de coca cola e ce la mette in du bicchieri de carta.
Almeno avemo bevuto qualcosa.
Usciamo, famo quei 200 metri e io riscopro la mia Perugia, quella che conosco (zona Monteluce).
Sono le 3 meno 10 ma ormai siamo a Perugia, il primo bar glie magnamo anche la cameriera.
Arrivamo quasi per caso all'Arco Etrusco, poi in Corso Garibaldi, quello dove ce sono tutti locali etnici.
E, a differenza di tutti gli italiani che avevamo incontrato (tranne la taverna dell'Orso dove probabilmente erano andati a magnà tutti gli umbri) sono TUTTI aperti.
Cinesi, thailandesi, greci, tutti.
Però sono le 3, la fame è tanta ma al tempo stesso quasi passata per alzata de bandiera bianca e mangià pesante non vogliamo.
Stiamo per andare a un bar quando il mio occhio vede

RISTORANTE AFRICANO

mai visto prima a Perugia.
E' infatti aperto da soli 20 giorni.
Quasi con vergogna chiediamo al titolare, una specie de eritreo 50enne con gli occhi chiarissimi, se potemo magnà qualcosa.
Certo, dice lui, accomodateve.
Il locale è carinissimo, come copertina del post ho messo un angolo.
Ce sedemo increduli, finalmente magnamo, sono le 3.
Ce porta il menù, molto interessante e povero, giusto 15 piatti.
Glie ordino il primo
Non c'è.
Il secondo.
Non c'è.
Il terzo.
Non c'è.
Insomma, birillo o baralla glie chiedemo 8 piatti e ce n'è solo uno, quello misto che vedete in foto.


Roberto glie chiede la loro birra africana.
E' finita, dice.
Io lo prego de non chiede più niente, magnamo e fuggimo per sempre da sta domenica maledetta.
Magnamo, è bono, sapori diversi ma la cucina umbra rimane sopra.
E poi dopo esse partiti all'una e 20 per mangià umbro a 30 km da Perugia ritrovasse dopo du ore a mangià africano a Perugia è assurdo.
Andamo a pagà, chiedemo il caffè, dietro c'è una bella macchina Illy.
"E' rotta", ce dice lui.
Insomma, su 10 richieste, tra magnà e beve, ce n'era solo una.
Usciamo.
Entramo in un bar per beve il caffè.
Ad un certo punto arriva proprio l'africano proprietario del ristorante.
"Ve li pago io i caffè", ce dice

un finale bello ma che rende ancora più surreale una delle giornate più surreali della mi vita

sono le 3.40, lascio Roberto in centro per fa i palloncini e me ne fuggo a casa

grazie vita

7.12.18

Di malattie che non se ne vanno più, di voglia di poesia, di abbandoni e di quadretti appesi al muro

Risultati immagini per camera spoglia

Sull'onda emotiva del post aspergeriano de ieri ho pensato di "rendere post" anche un'alta cosa che un amico-lettore mi scrisse, stavolta non su chat ma come commento ad un mio post, questo qua per chi interessa (altra esperienza vita).
Trovai questo commento talmente bello, delicato, struggente e vero (e benissimo scritto) che non sono più riuscito a dimenticarlo.
In questo caso avete anche nome e cognome, Alex Cavani (ieri per ovvi motivi era meglio di no).
Questo ragazzo, musicista, scrive anche spesso di cinema altrove (e l'ha fatto anche qua nel buio).
Ma adesso non ce interessa, adesso ce interessa altro

Da ormai undici anni lavoro nel mondo della disabilità nelle scuole e nei centri di recupero, ho fondato un'associazione per insegnare musica e teatro e ad oggi contiamo più di 50 ragazzi, da mettere ogni anno sul palco di un teatro.
Un avventura, spesso un'impresa titanica.
Ma sempre, irrimediabilmente speciale.

Tra le tante esperienze che mi hanno fatto riflettere in questi anni e che mi hanno fatto giungere alla stessa conclusione che hai tratto tu (Sembra quasi che la cattiveria sia il pezzo mancante, che per essere uomini pieni di vizi, egoismi, cattiverie e sovrastrutture si necessiti di un cervello completo), ce n'è una che non potrò mai dimenticare:

un ragazzo di questo mio gruppo, poco più piccolo di me, ha questa malattia degenerativa che ogni giorno lo paralizza sempre di più; è pieno di protesi, usa le stampelle e quant'altro, non può mai stare da solo.
Come se non bastasse soffre anche di dissociazione della personalità, in breve ha personalità multiple (ed è drammatico, mica Split e Split) e la più preponderante lo fa immedesimare in un cantante lirico, mi parla sempre delle sue cene con Al Bano, con il maestro Muti, le scappatelle con le soprane russe, il porno d'antan, le domande sul sesso che si sente di rivolgere solo a me; mi chiede di dargli un sol maggiore e inizia a fare i suoi vocalizzi, la nota non la becca mai, ma non importa; mi chiama il poeta, mi dice che se fossi vissuto all'epoca di Leopardi lui non sarebbe mai finito sui libri, ma io sì.
C'è un rapporto speciale, intimo e amichevole, libero da ogni preconcetto, mi viene da definirlo con una parola anacronistica: puro.
Poi a un certo punto inizia a non venire più alle prove e agli incontri, agli spettacoli neanche si presenta e la sua famiglia rimane nel proprio silenzio, non si sono mai neanche presentati con me.
Dalla scuola vengo a sapere che ultimamente le sue condizioni si sono aggravate, non riesce a camminare se non per pochi minuti e a 16 anni vivere la depressione è asfissiante.
Mi preoccupo, ma non ho modo di sapere nulla di più.
Un mercoledì viene alle prove accompagnato dallo zio, è triste, sconsolato, parliamo a malapena; prima di andare via una richiesta: "scrivimi una poesia, tu sei l'unico poeta che conosco e l'unica persona di cui mi interessa avere un ricordo".
In dieci minuti scrivo una poesia, non la ricorda neanche ad essere sincero, so che quelle parole sono totalmente rivolte a lui e uso delle figure retoriche e delle immagini che possano piacergli; non mi impegno un granchè, volevo essere svelto, doveva andare a casa.
La legge, me la fa firmare, si commuove e mi fa dei complimenti incredibili; poi mi abbraccia, mi saluta e se ne va.
Non sapevo che sarebbe stata l'ultima volta in cui l'avrei visto, l'avrei vissuta con molta più importanza.

Un giorno, pochi mesi fa, mi arriva un messaggio, da un numero che non conosco: contiene solo una foto, nient'altro. E in quella foto c'è una camera, forse da letto, completamente spoglia, se non per un particolare: c'è un piccolo quadretto, non si vede benissimo, ma è abbastanza; è la mia poesia, idealmente appesa sopra quella che un tempo doveva essere la testata di un letto.
Provo a chiamare il numero, non risponde nessuno, scrivo e non ottengo risposte.
Parlo con chi, da scuola, potrebbe darmi una spiegazione e l'unica che mi dice qualcosa è la preside, la mia preside, una donna con due palle grosse come carrarmati, una donna incredibile per fermezza e volontà.
Mi dice che lui, il ragazzo e i suoi familiari, si sono dovuti trasferire, lasciare la scuola e indebitarsi fino al collo per le cure mediche, hanno venduto qualsiasi cosa avessero in casa; la preside li ha aiutati con qualche soldo, di tasca sua, ma non è bastato. Ovviamente nessuno sapeva nulla.
Ora non sono più rintracciabili, non si sa dove vivano, il cognome non da risultati di alcun tipo e io ogni giorno penso a quel ragazzo, la mia mente non sa se sia vivo o no, il mio cuore pensa solamente a quella stanza vuota e a quel quadretto per molti senza significato, per me simbolo di un vuoto incolmabile.

Non so neanche se queste parole abbiano un senso e un ordine, le ho messe giù come un fiume in piena, ma il tuo post Giuseppe mi ha dato la possibilità di ritirare fuori questa storia e scriverne mi ha fatto stare meglio e ricordare dei bei momenti e in qualche modo esorcizzarne di brutti.
Non so se ci sia una morale in tutto questo, ma penso sempre che l'essenziale, come da sempre Il Piccolo Principe insegna a generazioni di uomini, sia da cogliere in ogni situazione, soprattutto dove non si vede o dove non si pensa che sia.

Grazie

6.12.18

Di Asperger, di sè, di contatti, di paure e di altre delicate e belle cose


Per la prima volta nella storia del blog pubblico nè un pezzo mio nè un pezzo mandato da altri.
Ora voi me direte: che altre opzioni ce sono? gli alieni?
No.
Il pezzo che leggerete è un qualcosa che mi hanno scritto in chat.
Una lettrice.
Non saprete nome (nel brano la chiamo Rebecca), età, niente.
Il fatto è che quando ho letto sta chat c'ho trovato dentro tante tante cose.
Cose che mi toccano da anni (diciamo che ho molta vicinanza con gli Asperger o casi simili e che noi fratelli Armellini, chi più chi meno, abbiamo sintomi come quelli descritti), cose di vita "normale", bisogni umani, paure, gioie, incertezze e dolori.
La fregatura poi è che non bastavano solo gli argomenti, sta ragazza ha scritto tutto anche con una passione, scrittura e voglia de raccontà davvero uniche.
Pura letteratura.
E a me me pareva na cosa brutta tenella per me una cosa così.
Gli ho chiesto se potevo mettela nel blog, ha detto sì.
Io credo che possa far bene a tanti, che possa interessare, a tratti divertire e soprattutto far pensare.
Boh, magari aprimo una rubrica de racconti de vita vostri, che ne so

Dopo la diagnosi Asperger ad inizio ottobre, ho fatto la cosa più semplice e più stupida. Ho cercato gruppi Asperger qui su fb, per imparare, capire, conoscere, confrontarmi. Ho trovato un gruppo che mi sembrava serio, vi sono entrata. Come d'uso e costume nei gruppi, mi sono presentata e ho raccontato di me. Ho ricevuto conforto virtuale al mio smarrimento. Il primo commento ricevuto è stato un bellissimo e gentile incoraggiamento, da parte di un moderatore, che si capiva essere un ragazzo giovane. Erano piovute decine di richieste di amicizia (non la sua, ma di tanti membri del gruppo) che non avevo accettato, come sempre. Non ho mai voluto avere l'amicizia su fb con persone che non conosco fisicamente o di cui ignoro l'identità. Per questo, non ho mai superato la trentina di amici, al massimo. Voglio avere l'amicizia solo con persone che conosco "dal vivo" o che non conosco ma che stimo. Nel gruppo, sentivo sempre parlare bene di questo ragazzo e vedevo i suoi "interventi", sempre per me intelligenti e misurati. Mi sembrava una persona dolce, un bravo ragazzo. Così pochi giorni dopo, avevo chiesto l'amicizia.
Mi aveva detto di essere " Aspiefriendly" , di soffrire di lieve depressione, di sentirsi molto solo, di non avere amici (come me), di avere 33 anni. Tutti colpi ben assestati (scientemente o meno) alla mia indole ingenua e accudente. Perciò messaggi dall'alba al tramonto, complimenti sul mio aspetto fisico e sulla mia "perfetta cristallinità", lodi su ogni cosa che dicevo, raccontavo, svisceravo ed elucubravo. E scuse per ogni volta che temeva di aver detto qualcosa di sbagliato (più volte ripetevo: " Non sono di cristallo!"). Voleva vedermi per parlare un po'. Ho preso il treno, ci siamo incontrati a metà strada. Abbiamo camminato e parlato per 6 ore. Prima di salutarci mi aveva sfiorato i capelli e mi aveva chiesto: " Posso accarezzarti?". Avevo risposto di no. Da 3 minuti dopo il nostro saluto, di nuovo messaggi suoi ad un ritmo forsennato, da quel momento con cuori e baci. Io guardavo il libro che mi aveva regalato. Nel giro di due giorni ed ormai erano 10 giorni che ci conoscevamo (dopo aver parlato più con lui che con chiunque in tutta la mia vita), si era dichiarato innamorato. Io, no. Era troppo giovane, troppo infantile, troppo irruento, troppo sbagliato "per me".
Ma era così dolce, così colto, così intelligente, così affettuoso. E quel " così giovane" da un difetto, è diventato un pregio. Ma non volevo. Giorni di lotta, con lui che mi apriva la mente sul suo mondo libero di ragazzo che non ha preconcetti né pregiudizi. Con la sua laurea di filosofia ad insegnarmi cos'è la vita. A me, che ero sempre stata chiusa nel mio piccolo mondo antico. E antico in tutti i sensi. Grazie, prego, mi scusi, abbi pazienza, perdonami, perdonatemi tutti se sono così diversa da voi, scusate se non so scegliere cosa comprare dal macellaio e ci metto tempo, se arrossisco, se quando mi emoziono balbetto e mi contorco le mani, se ho sempre creduto solo all'amore e poi ho smesso per sempre, se non ho mai avuto una avventura, se sono all'antica, se ragiono come una delle "Piccole donne" della Alcott (e non, Jo), se sono banale, insicura, impulsiva, se ragiono troppo, se scrivo e rimuovo, se sto con le ginocchia retroflesse e le punte dei piedi verso l'interno quando non so cosa dire, se la mia vita sociale è fatta di film sul divano col the (ho i denti persino un po' scuri, per i miei (beeeeepppp) anni di film e the), di sogni mai avverati (come tutti), di felicità avuta quando non sapevo di averla, di gesti goffi, di poesie, di cucina e meno male che cucinare non mi fa pensare anche se poi penso che non cucino mai per qualcuno, di un lavoro che mi ricorda ogni giorno che siamo qui a fare un cazzo (lavoro in Hospice, accompagno e assisto le ultime ore di vita di bambini e adulti e poi li lavo, li vesto, li trucco) eppure proprio guardando loro penso che è bello lo stesso bere i miei diecimila the guardando i film, di ricordi conservati e dimenticati e cancellati apposta, di treni presi da sola, di cinema con la sala vuota allo spettacolo delle 18, di telefonate mai fatte perché amo scrivere messaggi. Di poco e di tutto.
E lui non mi "ascoltava" stranito, non mi osservava incuriosito e perplesso, non mi derideva. Per la prima volta, potevo essere me stessa. Non ero più una aliena. Così gli ho detto: " Okay. Okay. Io non posso amarti. Non riesco più. E non potrei. Sei un ragazzo. Ma posso volerti bene. Possiamo essere amici. Possiamo persino fare sesso. Non ho mai fatto così, non so nemmeno come si fa. Ma okay. Tu mi insegni a non negarmi nulla. A vivere davvero. Okay. Non è amore, lo sai. È una terapia. Quanto costa la tua psicologa, a seduta? 50 euro? Ecco. Terapia gratis o quasi. Tu, per la tua lieve depressione. Io, per la mia solitudine Asperger. Non voglio avere intorno nessuno e se lo voglio lo scelgo tra cento. E poi quell' uno su cento però non ama gli alieni e allora ciao. Noi, no. Tu, no. Mi accetti. Io accetto te. Facciamoci compagnia. Coniamo questo termine: amici di tutto. ADT. ".
Carpe diem.
Ed eccola, la Rebecca Asperger. In tutto il suo splendore. Gli ho regalato l'abbonamento del treno per vederci, gli ho comprato un pigiama, dei libri. Mi sono ammazzata di cibo cinese perché a lui piaceva. Perché negare qualcosa ad un ragazzo di 33 anni che ti guarda e ti dice che ti adora? Ingenuità imbarazzante, la mia. Te l'ho detto. Ho fatto persino una follia, sono andata a comprare i preservativi. Mai fatto in vita mia. E mentre sentivo la faccia caldissima la cassiera aveva detto: " Buona serata!".
E poi ieri sera, dopo i miei commenti nel Guardaroba, ho fatto un giro su FB e sulle pagine che lui segue. Un giro durato 5 ore perché facendo incroci e incastri, giocando a tetris, ho scoperto che fa parte di gruppi che "amano" le milf, le tardone, le donne mature. Ci ho messo 5 ore, a scoprire tutto quello che non si vedeva. È per questo, che è pericoloso uscire dal mio piccolo mondo. È per questo. Ci torno subito. Tolgo il secondo cuscino dal letto, stava da 4 anni e mezzo nell'armadio. Butto via i preservativi. Metto in fondo al cassetto del mobile in sala, il suo libro. Magari un giorno lo leggerò. Mi preparo un the, mi macchio ancora un po' i denti. Metto "The orphanage". Non è successo niente. Ho solo vissuto, vero? Come tutti. O era "solo" un film? Se lo era, voglio che il regista sia Guadagnino.

17.3.18

10 cose su di me




Questi circa 9 anni di blog credo di aver ricevuto una trentina di premi.
Credo di averne "pubblicizzato" giusto uno, mi scoccia.
In realtà nessuno davvero importante, tutti premi tra "di noi", tra chi ha blog.
In quasi tutti i casi delle specie di catene di Sant'Antonio, molto carine e molto gradite sì, ma che io non ho mai proseguito. E ormai lo sanno tutti, tanto che nemmeno mi premiano più ;)
In quasi tutti questi premi c'erano delle domande personali da rispondere, non l'ho praticamente mai fatto. Ho sempre ringraziato e spiegato. Anche in questo periodo ne sono arrivati altri due ma niente, non ho risposto.
E allora per discolparmi scrivo 10 cose su di me qua, per riparare 9 anni di "no, grazie".
E chiudo magari qua questa cosa dei premi perchè mi rendo conto che per quanto mi faccia piacere sono, per gli altri, un pessimo premiato, è giusto che mi mandino affanculo ;)

in ogni caso ecco le curiosità

1 Dormo sempre con due cuscini. Con uno non riesco assolutamente a prender sonno. E, se ce la faccio, russicchio

2 Malgrado mi piaccia tanto cucinare ogni volta che posso vado a mangiar fuori, sia in posti cui ormai sono legato, sia cercando di scoprirne di nuovi (e Perugia è incredibilmente piena). Ho il brutto vizio però che la prima volta che accade qualcosa che non mi piace difficilmente torno nello stesso posto

3 Ho una mania per numeri e statistiche, sono quasi autistico in questo. Non per la matematica tout court, proprio per i numeri. Credo che feci il Torneo del Millennio per questo, per le statistiche, più che per il cinema

4 Considero tutte le persone di questo mondo alla pari. Posso incontrare un mio idolo calcistico, cinematografico o "letterario" e parlarci tranquillamente dopo 3 secondi come parlerei ad un amico. Non concepisco il divismo.
Ammetto però che se avessi mai incontrato Saramago e Seymour Hoffman forse un pochino avrei tremato. Ma per una faccenda solo umana

5 Non leggo praticamente più un libro da 5,6 anni. Ne leggevo 50 l'anno. Ho smesso da quando la mia vita si è stravolta. E ricomincerò quando sarà nuovamente serena e con una direzione ben precisa

6 Ho fatto sport dagli 8 ai 37 anni. Adesso da 3 anni niente, zero. E, paradosso, son dimagrito

7 Non sopporto gli ambienti snob, odio l'eleganza esasperata, odio tutto ciò che non mi pare del tutto genuino, da un viso ad un comportamento.
Adoro la nudità delle cose, estetica e comportamentale

8 Sono come mi leggete, irrimediabilmente buono. Questo non significa che non abbia fatto soffrire persone, anzi, più di una e veramente tanto.
Ma non riesco a litigare, non riesco a non capire e non perdonare, non riesco a serbare rancore e non riesco ad odiare.

9  Ho in mente di scrivere un libro da 15 anni. L'anno scorso ci sono andato veramente vicino. 
Mica a finirlo. 
A cominciarlo

10 Sono innamorato da 23 anni (update 28) praticamente lo sono sempre stato, anche se di più persone. 
Lo sono tutt'ora


a questo punto visto che il post è stato fatto come risposta collettiva a 9 anni di premi-catene, se volete mettete anche cose vostre.
ma tanto se non lo fa per primo uno non lo farà nessuno ;)

14.11.17

( tra parentesi )

Risultati immagini per occhi verdi

Una vita fa sono stato barelliere.
E' successo durante il Servizio Civile.
Prima 4 o 5 mesi nella neve di Gualdo Tadino a lavorare in una casa di riposo (proprio davanti la Rocca che vedete nell'etichetta dell'acqua Rocchetta), poi circa 5,6 mesi a fare il barelliere alla Misericordia di Castiglion del Lago.
La storia che voglio raccontarvi è molto bella ed emozionante ma già che sono sull'argomento prima ve ne dico una che a voi, forse, farà ridere ma che io ricordo come uno dei momenti di maggior disagio e umiliazione della mia vita.
Andiamo a prendere un anziano all'ospedale. Lo riportiamo a casa con l'autoambulanza.
Quando arriviamo a casa sua, aperta campagna, ci troviamo davanti uno spettacolo incredibile.
Tipo 20,25 persone messe su due lati, come tifosi del Giro D'Italia, che ci aspettano.
Noi scendiamo con la nostra barella, tipo questa


e chiediamo dove portare l'anziano (che, a questo punto, doveva essere uno importante, forse il patriarca di tutta quella frazione).
Entriamo in una grandissima casa colonica, un salone immenso.
Tutte le 20 persone ci seguono e osservano.
Dobbiamo portarlo di sopra, il che vuol dire mandare la barella a terra e alzarla DI PESO per tutte le scale.
Io mi metto da un lato, il mio collega, un coglione di prima categoria ma con vent'anni di esperienza, dall'altro.
Io sgancio il mio lato senza problemi e mi metto lì pronto a far calare dolcemente la barella. Ma a lui niente, non si sgancia.
Mi chiama per aiutarlo.
Io gli dico che devo restar al mio lato, che si faccia aiutare da altri. Ma lui insiste.
Vado là.
Il coglione nel mentre che stavo andando da lui, giusto due metri, la sblocca.
La barella, non avendo me dall'altro lato, va già di peso in una maniera che non potete capire, un corpo di 100 kg che cade da un metro e mezzo.
Davanti a 20 persone.
Morale, il vecchio torna all'ospedale.

In quella misericordia lavorava (credo ancora) un ragazzo dagli evidenti deficit mentali.
Un ragazzo dalla bontà struggente, senza ombra di dubbio la persona più irrimediabilmente buona che io abbia mai conosciuto.
A volte mi chiedo come è possibile che a quelli a cui manca qualche rotella siano spesso i più buoni.
Sembra quasi che la cattiveria sia il pezzo mancante, che per essere uomini pieni di vizi, egoismi, cattiverie e sovrastrutture si necessiti di un cervello completo.
Buffo.
Sta di fatto che un giorno lo vedo col suo piccolo diario.
Mi avvicino a lui.

"Davide (nome inventato), che fai, che scrivi?"
"Niente Giù" fa lui timido e schivo
"Dai, fammi vedere"
Lui si scansa e mi fa vedere la pagina.
C'è scritto semplicemente, sotto una data

compleanno di (giulia)

così, col nome messo tra parentesi

"Chi è Giulia, una tua amica?"
"Sì" dice lui tutto orgoglioso
"Dì la verità Davide, ti piace Giulia vero?"
lui strabuzza i suoi magnifici occhi verdi e mi dice tutto contento di sì
"E perchè non me la fai conoscere?"
"Eh no Giù...no...non posso...scusa"
fa lui iniziando a grattarsi nervosamente la testa
"Ma dai, non lo dico a nessuno, sta tranquillo"
Ad un certo punto mi fa un segno strano con le mani, tipo quello che si fa quando qualcosa è finito, quando non c'è più niente.
Unisco quel gesto al suo volto.
Capisco.
Giulia è morta a nemmeno vent'anni.
Ora, quello che è successo dopo tra me e Davide non è importante, resta tra noi.
La cosa straordinaria è un'altra.

compleanno di (giulia)

vedete, a volte le maggiori profondità le trovi nell'essenziale.
Davide è un ragazzo che a malapena sa scrivere.
Eppure fu capace di quella cosa che io, dopo 15 anni, ancora non riesco a dimenticare.
Il nome di Giulia tra parentesi.
Cos'è una parentesi?
Un qualcosa che tiene dentro informazioni che al tempo stesso possono esserci e non possono esserci. Specificazioni, chiarimenti, aggiunte importanti ma che senza parentesi magari appesentirebbero il discorso.
Noi mettiamo tra parentesi qualcosa che non vogliamo far star dentro ma al tempo stesso non riusciamo a far star fuori.
E quel nome tra parentesi scritto da Davide lo trovai struggente.
Giulia per lui era ancora tutto, una ragazza che non poteva eliminare. Ma, al tempo stesso, non essendo più in vita, non poteva uscire da quelle parentesi, esser lì con noi, festeggiarlo davvero quel compleanno.
Io ho letto tanti libri, ho parlato con persone intelligentissime ma quel 

compleanno di (giulia)

scritto da Davide resta ancora una delle cose più grandi e profonde che abbia mai letto.
E da quel giorno ho scoperto che tutto quello che è tra parentesi, che sia una frase, che sia una persona, che sia un accadimento, ha un'importanza incredibile.
Perchè se quelle cose che sono tra parentesi le togli perdi completamente il senso.
Che sia di una frase o della vita stessa

(fine)