13.3.26

Il meglio dell'Invisibile, edizione 2025 - 11 film bellissimi non ancora distribuiti in Italia


Terminato il sondaggione sul Miglior Film distribuito in Italia nel 2025 ecco che arriviamo IN ESTREMO RITARDO all'ormai classico appuntamento sull'altra faccia della Luna, ovvero il post in cui dei valorosi e competentissimi amici vi presentano il meglio che potete trovare sul non distribuito, sul non ancora legalmente visibile in Italia.
11 bellissimi film, raccontati da 3 voci diverse.
Ovviamente si spera che tutti questi film possano trovare una distribuzione.
In caso contrario dovrete cercarli in altri modi.


RICCARDO SIMONCINI

YES di Nadav Lapid


Il ritorno di Nadav Lapid è ancora una volta un film schizofrenico e disperato, cinema ossessivo in cui le grandi domande sono quelle della sua vita, del suo essere artista, israeliano, immerso in un contesto personale, familiare e geopolitico ben chiaro e definito, ma fuori posto dal punto di vista esistenziale. In Ahed's Knee il protagonista era un regista in trasferta in una città desertica dell'Arava per presentare un suo film “politico” al costo però di rinunciare ad ogni qualsivoglia critica allo stato di Israele. Qui invece sono una coppia di artisti, un musicista e una ballerina, Y. e Yasmine, mattatori sfegatati delle feste più esclusive e mondane d’Israele, tra sesso, droga e party privati da cui con i binocoli spiare le bombe dall’altro lato della costa, ogni volta però ignorandole. Così, all’ombra degli attacchi del 7 ottobre, a Y. arriva una proposta milionaria: scrivere un nuovo inno per lo Stato d’Israele, per la guerra, per il massacro, su commissione. Sì, No. Nessun'altra opzione, se non il proprio futuro, il proprio posizionamento umano più che politico.
Lapid continua il suo spietato racconto idiosincratico, di un (alter) ego frammentato e scomposto, pedinato da una macchina da presa sempre nervosa, disorientata, travolta dal frastuono assordante e dissonante di chiunque abbia una cittadinanza ma non si senta cittadino di niente, se non del proprio incolmabile senso di colpa, il senso etico e responsabile strappato nella carne e nel cuore. Lapid racconta di un rumore bianco quasi acufenico, sporcato dal sangue della guerra, il volume che si alza oltre i limiti di sopportazione per cancellare ogni altro tipo di suono, ogni altra immagine indelebile dimenticata. Cinema attuale, splendidamente confusionario, fuori beat.


DAVIDE BIANCHERA

ALLEN SUNSHINE di Harley Chamandy


ALLEN SUNSHINE è l’opera prima del regista Harley Chamandy, vincitrice del premio Werner Herzog 2024.
Il film si distingue per la presenza di atmosfere rarefatte, malinconiche, in cui ogni inquadratura sembra voler catturare l'essenza del silenzio. Il protagonista, un musicista e tecnico del suono specializzato in field recording, dopo la perdita della moglie cantante, sceglie l'isolamento volontario in una rustica casetta in riva a un lago. La sua esistenza, scandita dalla registrazione ossessiva dei suoni della natura, viene lentamente scossa dall’incontro con due ragazzini del luogo, la cui vitalità irrompe nella sua tranquilla routine giornaliera. A completare questo microcosmo di relazioni inaspettate un vicino di casa che, con semplici gesti, come portare frutta e verdure dall'orto, lo trascina in esperienze condivise come preparare semplicemente una torta insieme.
Nel suo percorso di rinascita, il protagonista farà un timido tentativo di aprirsi a nuovi sentimenti, provando ad incontrare un'altra donna, ma sarà grazie ad attività dimenticate come la pesca, il gioco spensierato dei cowboy o le camminate in mezzo alla natura in compagnia del suo cane, che riscoprirà una dimensione perduta. Tornare bambini come forma di guarigione diventerà così il percorso per elaborare il lutto.


FRANCO CAPPUCCIO

PIN DE FARTIE di Alejo Moguillansky


Pin de fartie non è tanto un adattamento quanto un anagramma di Fin de partie, o Finale di partita, di Samuel Beckett. Alejo Moguillansky - membro della stravagante e cross-genere troupe argentina di El Pampero Cine - espande l’atto unico teatrale in narrative multiple impilate una dentro l’altra e organizzate intorno a tre coppie contrappunto, ognuna delle quali si approccia ad una separazione di strade. Un padre cieco e dispotico (Santiago Gobernori) esaspera la sua figlia-serva (Cleo Moguillansky) in un bucolico cantone svizzero; due attori (Laura Paredes e Marcos Ferrante) coltivano un desiderio latente l’uno per l’altra mentre provano Fin de partie a Buenos Aires; una pianista invecchiata e cieca (Margarita Fernández) e suo figlio (lo stesso Moguillansky) scoprono le incredibili similitudini tra loro e i personaggi nell’opera di Beckett. Sarebbe tutto troppo stucchevole se non fosse per i giochi da rottura della quarta parete di Moguillansky, che rivelano i props, gli artisti foley, e la presenza di due narratori onniscienti. Ogni ripetizione porta le coppie più vicine alla loro inevitabile separazione, che viene costantemente rinviata dall’impulso romantico e senza speranza di Moguillansky di tenere duro - seppur solo un atto ancora.


RICCARDO SIMONCINI

FUCKTOYS di Annapurna Sriram


L’America d’oggi è una cartolina sfavillante di surrealtà, un paesaggio rotto e memabile, in cui le maledizioni sono diagnosticate da venali e seducenti cartomanti queer. Così a Trashtown (geografia di nome e di fatto) AP, in compagnia della sua vecchia e ribelle fiamma gemella Danni, cerca di invertire la dannazione che la perseguita, tra improbabili e stravaganti incontri di ogni tipo e sostanza: uomini malati di sesso, donuts zuccherosi e granite versate su pelosi tappeti rosati.
Strizzando l’occhio all’estetica camp di John Waters e tanto cinema indie americano da sempre amatissimo qui sul blog (da Todd Solondz a Greener Grass), Fucktoys sperimenta in 16mm con forme e linguaggi, la creatività kitsch e consumistica che lascia prendere polvere e fango al classico sogno americano ormai ammuffito. La regista e attrice Annapurna Sriram, qui all’opera prima ma anche nelle vesti di indimenticabile protagonista, dà vita a un dissacrante viaggio pop allucinato, sghembo e strambo, in cui l’unico erotismo rimasto (come nel mondo reale) è il vile denaro, il trauma ipertestuale di una generazione nata durante la catastrofe capitalistica di qualcosa, più che dal presagio del suo collasso. Cinema indipendente allo stato puro.


FRANCO CAPPUCCIO

O RISO E A FACA di Pedro Pinho


L’epopea di tre ore e mezza di Pedro Pinho è un mondo aperto attraverso cui lo spettatore è incoraggiato a vagare liberamente. L’ingegnere civile portoghese Sérgio (Sérgio Coragem) arriva in Guinea-Bissau per condurre uno studio d’impatto ambientale per una strada pianificata, continuando il lavoro di un predecessore italiano che ha abbandonato il progetto sotto circostanze misteriose. Un incosciente naif che lascia una carcassa di animale investito in un frigo comune, Sérgio genera un imbarazzante attrito comico ovunque va: nei nightclub di Bissau; nei villaggi che eseguono rituali tradizionali per autocompiaciuti operatori umanitari in t-shirt abbinate; in una centrale energetica nel deserto e nel bordello dove i suoi appaltatori europei si sfogano. La caustica tesi di O Riso e a Faca, sul lascito della violenza coloniale che persiste nell’agenda di sviluppo, emerge dalle scene di lavoro, di festa, e di sesso esplicito che Pinho, un ex documentarista, mette in scena con una realtà molto densa.


RICCARDO SIMONCINI

ABOUT A HERO di Piotr Winiewicz


In un’epoca iperscientista sempre più timorosa del fallimento del suo centro gravitazionale, Piotr Winiewicz si avvicina alla contemporaneità, con lo sguardo divertito e curioso dell’osservatore. Cosa ci unisce all’intelligenza artificiale? In che modo possiamo raccontarla seguendo per una volta il suo linguaggio, le sue regole, il suo mondo, invece di quello iper-logico e umano che da sempre avvolge le nostre teorie? About a hero parte da una semplicissima provocazione che compare anche in esergo al film: le dichiarazioni di Werner Herzog riguardo al fatto che «nessun computer sarà in grado di creare un film bello quanto i miei per almeno altri 4.500 anni». E così Winiewicz costruisce un deepfake di Herzog, lo trasforma in voce metallica e senza dinamica, lascia che un’intelligenza artificiale addestrata appositamente sulla sua filmografia (dal nome paradigmatico Kaspar) rediga una sua sceneggiatura mimetica, un'indagine sulla morte misteriosa di un operaio di una grossa azienda tecnologica. In un viaggio tagliente e surreale, ironico ma anche vagamente orrorifico, in cui - come ci viene intimato dallo stesso fake-Herzog - «è normale non capire nulla», About a hero ragiona per glitch e interferenze sull’errore algoritmico che ci congiunge a ciò che abbiamo costruito, la possibilità di sentirci ancora fallibili ma reali, quando nel quotidiano siamo invece abituati a concepire macchine umanizzate e, all’opposto, dall’altro lato, esseri umani che dovrebbero produrre e performare più perfettamente di una macchina. Sbagliando si può ancora creare arte.


FRANCO CAPPUCCIO

BOUCHRA di Orian Barki, Meriem Bennani


A un certo punto durante Bouchra, la nostra protagonista del titolo incontra un classico dilemma lesbico: “Non sapevo se stava flirtando o se stavo soltanto immaginandomelo”. Non aiuta il fatto che Bouchra, un’artista che vive a New York ma originaria del Marocco, sta vistando la sua città natale di Casablanca. I desideri e le complessità della vita diaspora si aggiungono alla sua confusione, cosi come il fatto che lei si trovi ad un crocevia sia con il suo lavoro che con una famiglia incapace di avere a che fare col suo essere queer. Diretto dalle artiste e filmmaker Meriem Bennani e Orian Barki (della serie web virale 2 Lizards), questo film animato è una arguta e tenera meraviglia di film, parzialmente basata sulla propria vita di Bennani. I personaggi sono rappresentati da animali antropomorfi (la nostra eroina è un coyote agile e stiloso), eppure Bouchra si percepisce come incredibilmente viscerale, presentando una riconoscibile e umorale New York e una vibrante Casablanca dai colori del gioiello con la CGI, e includendo conversazioni avvenute dal vero (comprese le telefonate tra Bennani e sua madre). Il risultato è un’intima meditazione sui confini porosi tra vita e arte.


RICCARDO SIMONCINI

BRAND NEW LANDSCAPE di Danzuga Yuiga


In una Tokyo brulicante di passi e assenze, Ren consegna orchidee ornamentali a domicilio, le impacchetta nel bagagliaio con cura e dedizione. Da quando sua madre è morta suicida, Ren ha perso ogni contatto con il padre, famoso architetto della modernità, autore di imponenti palazzi per gli altri anche a costo di sacrificare le fondamenta emotive della sua casa familiare. In mezzo a tutto quel cemento che riempie di blocchi e vetrate ogni residuo di umanità, sono i ricordi che tengono in vita Ren, l’accavallarsi di tutte le vite che non sono state, lasciate là ad arrugginire sempre in attesa che qualcuno le riprenda come all'ufficio oggetti smarriti. La famiglia di Ren è esattamente questo: un’idea, un ricordo, uno spettro remoto che si aggira come comparsa nei cantieri verticali del futuro, nelle stanze sigillate del passato, una cartolina sbiadita appartenuta per lui a secoli prima, per il calendario a una manciata di anni appena trascorsi. Danzuga Yuiga, giovanissimo regista giapponese classe 1998 (il più giovane della storia della Quinzaine des cinéastes di Cannes, dove il film è stato presentato in anteprima mondiale), racconta di una generazione invecchiata nella precocità del proprio corpo, di mani ancora lisce e glabre, le gambe veloci e scattanti, ma con gli occhi tristi, non entusiasti. Lo spleen di Baudelaire, lo spaesamento moderno ma composto in un quadro contemplativo di struggente malinconia: un bivio del (nel) tempo, in cui cercare e fidarsi ancora dei propri fantasmi.


FRANCO CAPPUCCIO

ESCAPE di Masao Adachi


Non è l’unica uscita nel 2025 che tratta di rivoluzionari che invecchiano, ma Escape arriva a noi da un regista particolarmente adeguato a parlare del soggetto: Masao Adachi, oggi 86enne, lasciò il periodo d’oro della Nouvelle Vague giapponese nel 1971 per co-dirigere un documentario con l’Armata Rossa Giapponese in Libano, poi si è dedicato alla liberazione palestinese fin quando non fu estradato in Giappone nel 2000. Il suo ultimo lavoro è un biopic dell’anarchico Satoshi Kirishima, che ha evitato la cattura per quasi 50 anni dopo aver partecipato in una serie di attacchi bomba contro delle corporazioni giapponesi nella metà degli anni -70 - fin quando, sorprendentemente, ha rivelato la sua vera identità sul letto di morte nel 2024. Adachi ha caratterizzato la vita solitaria in fuga di Kirishima come “una forma di lotta”, che il film presenta in dettaglio calmo e quotidiano. Le memorie dei compagni che Kirishima ha perso sfumano nel suo presente, accumulando mezzo secolo di reenactment e apparizioni. Per quanto dolorosi, questi ricordi gli impongono di mantenere la lotta viva - e la devozione alla loro causa, suggerisce Adachi, è una maratona, non uno sprint.


RICCARDO SIMONCINI

BLACK OX di Tsuta Tetsuichiro


Dieci icone del bue, dieci tappe zen per riscoprire non solo il valore del tempo, della Storia a cavallo della Restaurazione Meiji, ma l’idea stessa di spiritualità che l’ha accompagnata in maniera sinestetica. Nel Giappone del XIX secolo un uomo entra in sintonia con un maestoso bue nero. Mentre la modernità fa capolino al di là della montagna, diversi quadretti quotidiani, episodici e immersivi, accadono su uno schermo monocromatico di rara potenza visiva e sonora, a lasciarsi contemplare tra tutti gli infinitesimali dettagli che lo formano: cercare il bue, domarlo, ripulirlo con dedizione dopo un’estenuante giornata di lavoro. Le stagioni si susseguono, la nebbia e la cenere, il buio che crolla oltre la notte, il gelo che l’avvolge insieme alla luna, l’accecante e battente neve che suggella spazi di bianco fino a diventare luce pura, schermata lattea da cui ripartire per una nuova era. Quella natura metamorfica resiste: strato dopo strato nella profondità della terra, anche al di là dei suoi commoventi protagonisti, riuscirà a fondare nuova vita. Il cinema come testimonianza poetica e percettiva di chi è sopravvissuto alla fine del proprio mondo.


FRANCO CAPPUCCIO

LAST NIGHT I CONQUERED THE CITY OF THEBES di Gabriel Azorín


In una grande annata per il cinema spagnolo, il debutto al lungometraggio di finzione per Gabriel Azorin, Last Night I Conquered the City of Thebes, è l’outsider inaspettato. Fatta eccezione per una lunga sequenza d’apertura contenente una meravigliosa ripresa col drone, il film si ambienta esclusivamente in una sorgente termale in Galizia nell’epoca dell’Impero Romano, dove un gruppo di giovani uomini che sembra siano tornati dalle prime linee della guerra, spendono la notte. Cosa succede appena i ragazzi si immergono nelle acque rigeneranti e sia delicato che portatore di riflessioni. I corpi galleggiano insieme, le menti si inzuppano in piscine di tempo, gli occhi si adeguano all’oscurità, e nuove dimensioni si aprono. Evocando - ed espandendone oltre - le strategie contemporanee di registi come Eduardo Williams, Apichatpong Weerasethakul e Amber Serra, il tour de force di Azorin è un viaggio allucinando attraverso stelle e rovine e battaglie storiche e guerre virtuali, esplorando il tempo cinematico come un sogno sia fugace che permanente, simultaneamente lineare e circolare

19.2.26

Ho tolto due tumori, ma non è questo il motivo per cui devi leggere il post nè quello per cui non scrivevo più da un anno

Addio letto mio.
 
Questo post è importante per me, non credo per voi.
Però ecco, qualcuno che lo leggerà tutto magari lo troverà stimolante in alcuni passaggi e magari anche interessante.
In realtà potete saltarlo tutto e andare direttamente alla parte in neretto, l'unica che conta.


 - Dal secondo numero 8 al 572.701imo -

C'è stato un momento, alla fine del quarto giorno (dopo quindi il quasi intero giorno in sala operatoria, quello intero intero in Rianimazione - parola che fa paura ma era una cosa prevista e di routine -  e i primi due tornato in camera) che, per la prima volta, mi sono "immaginato".
E ho immaginato un viso terribilmente sfiancato da 4 giorni durissimi, i capelli che, per quanto sudati, saranno stati appiccicati e all'apparenza radi e il mio corpo, grottesco e quasi penoso appendiabiti umano, asimmetrico persino (avevo tutto a destra) dove erano attaccati cateteri, due drenaggi, busta di urina, busta di sangue, tubicino dalla schiena per l'epidurale, altri tubicini per vari accessi venosi qua e là e una maschera dell'ossigeno come firma finale.
Ecco, in questo momento in cui mi sono immaginato (non manca il complemento oggetto, è proprio "ho immaginato me stesso") mi sono tornate alla mente le ultime righe di quel gran libro che è La Cognizione del Dolore (titolo di infartuante bellezza che, se solo fossi stato Gadda, avrei potuto dare io a questo post invece del non-titolo che ho dato) di quello scrittore - pari a nessuno - che è appunto Carlo Emilio Gadda.
Ve le metto qua ma prima prendete fiato per 10 secondi perchè passare dalla mia modesta scrittura alla Scrittura potrebbe farvi avere un mancamento.

"Lasciamola tranquilla", disse il dottore, "andate, uscite". 
Nella stanchezza senza soccorso in cui il povero volto si dovette raccogliere tumefatto, come in un estremo recupero della sua dignità, parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza dell'impossibilità di dire: Io. 
L'ausilio dell'arte medica, lenimento, pezzuole, dissimulò in parte l'orrore. Si udiva il residuo di acqua e alcool dalle pezzuole strizzate ricadere gocciolando in una bacinella. 
E alle stecche della persiane già l'alba. 
Il gallo, improvvisamente, la suscitò dai monti lontani, perentorio ed ignaro, come ogni volta. 
La invitava ad accedere e ad elencare i gelsi, nella solitudine della campagna apparita.



La situazione è molto diversa, la donna nel racconto di Gadda sta probabilmente morendo "Parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza dell'impossibilità di dire: Io" (che disumana meraviglia)

Io, invece, mai stato nemmeno a galassie dal farlo, morire dico.
Eppure in quei momenti ho proprio ricordato questo passaggio di Gadda: "Nella stanchezza senza soccorso in cui il povero volto si dovette raccogliere tumefatto, come in un estremo recupero della sua dignità".
Non potevo che fare piccoli gesti, un indice che mette un capello davanti la fronte e poco altro) per dare dignità a quel corpo che immaginavo fossi diventato.
Il quinto giorno sono riusciti a mettermi seduto davanti allo specchio del lavandino.
Ho chiesto d'esser lasciato solo, malgrado il tremendo affanno.
Ho alzato il viso e tutto quello che mi ero immaginato era lì, tipo incubo del senzatetto in Mulholland Drive, era esattamente identico a come lo avevo immaginato.
Eppure è successo qualcosa di imprevedibile. Non mi sono spaventato, non mi sono vergognato, non mi sono "fatto schifo", ma ho sentito di volermi bene.
Quell'immagine era la sola possibile conseguenza dei 4 giorni precedenti, forse di tutti i 2 mesi precedenti.
A differenza delle righe di Gadda e della signora che ne è protagonista, ecco, ho sentito che io invece potevo riuscirci, potevo dire: Io.
Ero comunque, in qualche modo, io.

Poi ho preso shampoo e sapone. 

 - Tutti i secondi prima del primo secondo -

17 Dicembre 2025 (quindi no, se non ho scritto qui per un anno il motivo non era questo).
Avevo un gran bisogno di lavorare e quindi ho accettato un lavoro in una gigantesca ditta di carico/scarico/invio pacchi, ditta di cui non farò il nome perchè è talmente vergognoso quello che ho visto in sole 3 ore che meglio dimenticarli (anche se tutto quello che accadrà, a pensarci, è "merito" loro, gli devo la vita).
Pensavo di avere a che fare con piccoli pacchi o medi e invece alle 5 di mattina mi ritrovo a caricare pneaumatici, televisori LCD larghi un metro e mezzo, batterie della macchine e altre cosucce da 25 kg, in un camion.
Dopo 2 ore e mezzo sento il cuore che mi scoppia.
Mi licenzio ed esco.
Ho la pressione oltre i 240.
Mi portano all'ospedale.
La pressione è sempre lì, tanto che pensano ci sia un errore.
Comunque poco tempo e si migliora.
Mi fanno un'ecografia e poi, in 2 minuti d'orologio, mi vedo caricato, in jeans e giubbetto, in una barella.
Tac, dicono.
Ok, ma perchè correte, perchè l'infermiera che mi porta (poteva starci attenta) mi dice "codice rosso".
5 minuti prima ero comunque sorridente e sereno per un infarto salvato, 5 minuti dopo mi ritrovo dentro un sarcofago che mi parla, in codice rosso.
Finisce, vengono tutti da me.
Sorridono.
"Va tutto bene" dicono "è tutto perfetto."
"Ma perchè mi avete portato di corsa in codice rosso?"
"Ci era sembrato di vedere l'aorta dissecata. Ma era solo un'immagine letta male"

Torno di sopra.
Che bello, non solo mi sento bene ma ho il cuore perfetto.
Solo che, mi dicono, c'è un probabilissimo tumore ai reni (rilevato approfittando della Tac).
Chiudo gli occhi e ricordo di non aver parlato con nessuno per tanti minuti, sentivo solo le lacrime.
Di certo la situazione non è migliorata quando mi è stato detto che, probabilmente, ce n'era anche un altro, al polmone.
Due.
Ti svegli la mattina alle 4 (ovviamente era il primo giorno di lavoro) per movimentare pacchetti e poi ti ritrovi a caricare pneumatici ed avere 2 tumori in 3 ore.
Se avessi avuto uno pneumotorace sarebbe stata la crasi perfetta tra le due cose.

Intermezzo, qualsiasi secondo vogliate

Vedete, ci sono persone che sconfiggono i tumori, altri che li annientano, altre che ci lottano contro come leoni, altre che malgrado sanno che finirà male tengono il sorriso sulle labbra e altri che pur sapendo che finirà bene vivono nel terrore.
Quante volte abbiamo chiamato Eroi o Esempi quelle persone che hanno lottato contro i tumori, sia vincendo che perdendo la battaglia?
Ecco, lo dico da subito, se c'è una scala da 1 a 10 degli Eroi contro i tumori io sono a livello 2.
Io non ho mai combattuto contro un tumore (almeno fino ad adesso, mi tocco), non ho mai lottato.
Io, semplicemente, ne ho individuati 2 e, tipo dentro una puntata di "Siamo fatti così", ho mandato dentro al mio corpo due Top Gun italiani (il professor Luzzi per il Kattivo ai polmoni e il professor Gentile contro il Kattivone al rene) che con le loro micronavicelle sono andati a prenderli e distruggerli.
O, toccandosi di nuovo ai piani bassi, quantomeno a prenderli dai.
Loro (e le loro equipe) sono gli unici Eroi perchè io, alla fine, ho solo avuto il merito di passare questi due mesi più calmo e sereno possibile.
Riuscendoci.
Ed è stato anche "facile".
"Peppe ma come fai a stare così tranquillo?"
"Semplice, perchè ho trovato un lavoro terribile, perchè dopo 2 ore mi sono sentito male, perchè ci sono finito all'ospedale, perchè per errore mi hanno fatto una tac non dovuta e perchè ho così scoperto due tumori che forse mi avrebbero ucciso. Presi presto o molto presto.
Togli solo un elemento, uno qualsiasi, dalla sequenza qua sopra e io non li avrei scoperti.
Come faccio a non essere felice?"

(((Ah, comunque ho scritto l'intermezzo solo per immaginare un mini-Gentile con un minicasco e il suo barbone bianco che non ci entra dentro.)))

 - Dal secondo 8 al 572.701imo -

Torniamo "dentro" quei giorni, quelli dall'ottavo secondo in poi (capirete questa cosa poi ma sono sicuro che i più intuitivi avranno già intuito).

C'era un bellissimo docufilm che raccontava la storia (abbastanza famosa, peraltro) di 2 alpinisti, rimasto uno sospeso nel vuoto e l'altro, legato a lui, che si vide costretto a tagliare la corda- mandandolo a morte certa - per sopravvivere lui stesso.
Sono quasi sicuro che quel film sia "Touching the void" ("toccando il "vuoto"), seconda citazione che faccio oggi dopo Gadda e secondo titolo incredibile, così ibrido tra un doppio senso, un ossimoro e una sinestesia.
Notevole, per una volta, anche il titolo italiano, "La morte sospesa".



Ora, mi spiego meglio, il film di cui ho scritto questa breve sinossi è sicuramente questo ma non sono sicuro se la scena che mi interessa citare sia tratta da lui o da un altro film sullo stesso argomento (Alpinismo e Morte).
In ogni caso c'è un alpinista rimasto solo, ormai prossimo alla morte. 
Sta, letteralmente, impazzendo.
Ad un certo punto entra nella sua testa una melodia, una stupidissima canzoncina che, se non ricordo male, aveva sentito nell'infanzia.
Non esce. Può anche scacciarla via, può provare a pensare ad altro ma quella canzoncina lo tormenta per ore ed ore, forse giorni, mentre lui ride impazzito.
Mi è successa esattamente la stessa cosa, anche se per un motivo molto diverso, lui un corpo ormai prossimo alla morte in una situazione ormai estrema e senza più speranze, io solo per un dolore terribile e persistente che non riusciva ad andarsene (malgrado la morfina, la grande protagonista di questo racconto, sia in presenza che in assenza).

E' il 1989, ho soli 12 anni e un giovanissimo Jovanotti (scusate la brutta allitterazione) canta un brano terribile, No Vasco.
E' un brano dal testo ai confini dell'internamento psichiatrico, senza appeal, stupido ma, inspiegabilmente, di successo.
Non ricordo se il me 12enne riusciva quantomeno a non tapparsi le orecchie nel sentirlo ma sta di fatto che per i successivi 36 anni io non l'ho mai riascoltato, mai cantato nè mai mi ci sono di nuovo imbattuto.



Poi, mentre sono lì a combattere il dolore, arriva.

No Vasco no Vasco, io non ci casco
per quelli che la notte ritornano alle 3
No Vasco no Vasco io non ci casco
per quelli come te, per quelli come me

E' impossibile per me calcolare il tempo in cui No Vasco è stata nella mia testa ma non vado lontano se dico 2 giorni. Ok, ovviamente con moltissime pause (ad esempio tutte quelle dove interagivo con qualcuno) ma parliamo di centinaia di volte.
A rendere tutto ancora più incredibile è che, piano piano, l'intero testo, non solo il ritornello, sono cominciati a comparire, specie quell'odioso e incomprensibile

"Ma questa sera Vasco non c'èèèèè
chissà perchè fratello, ce l'hai con me"


Si dice che una volta che si passa una cosa brutta poi, se finisce bene, rimani legato in qualche modo anche a piccoli aspetti "negativi" di quel periodo, di quella cosa, di quel percorso di difficoltà o sofferenza.
Io no, per me No Vasco sarà la mia canzoncina odiata per eccellenza.
Ma questa è solo la prima delle 3 esperienze "mistiche" che ho avuto per colpa di dolore, morfina e successiva interruzione della stessa.
Arriveranno.

 - I guardiani di ogni mio secondo -

C'è un termine che ormai noi italiani usiamo con un significato ben preciso, simpatia.
Una persona simpatica, nel senso di divertente, piacevole.
E quasi tutti gli infermieri della toracica di Siena sono simpatici.
In realtà simpatia etimologicamente significa altro, significa una capacità di compassione per l'altro, di vicinanza, di saper soffrire con lui.
E a Siena questa Sympathia (per dirla alla latina, anche se l'origine è greca) è ovunque.
L'attenzione, la passione, la vicinanza, il calore che Infermieri e OSS hanno con i pazienti è straordinaria e, spesso, anche parte della cura.
Una santabarbara di "caro", tesoro", "amore", tutti termini che è vero che usano con tutti ma, anche se lo sai, non ti sembrano mai finti, affettati, ipocriti.
E che ti fanno stare tanto meglio.
Tra l'altro ragazzi giovani, a volte giovanissimi, sempre sorridenti e appassionati.
Quindi grazie a tutti ragazzi, per la vostra simpatia e per la vostra sympathia, per la vostra professionalità, attenzione, dolcezza e capacità di non farci sentire mai un peso.
Cito due nomi ma potrei farne 20.
Uno è Claudio, infermiere che sembra nato per fare quello che fa, tanto perfetto che l'avrei scritto così.
L'altra è Mara, terribile cane da tartufo (cucù!, ancora tremo) nel trovare, anche solo per 30 secondi, due visitatori in stanza invece del massimo 1 consentito, ma poi con i pazienti infermiera di grandissima dolcezza e professionalità.
Chissà se questo post nei suoi piccoli giri arriverà a voi.
Ma, ecco, se qualcuno commenterà qui nel blog sarà bello, perchè in qualche modo resterà.

I due Top Gun -

Luzzi e Gentile, già.
Siena, non la mia Perugia.
Perchè?
Perchè solo a Siena potevo fare i due interventi entrambi in robotica (robot, vero, ma sempre con due fenomeni che lo muovono al millimetro).
Perchè solo a Siena potevo farne 2 in 1, e visto il post operatorio che ho avuto immaginarmi a sostenere due operazioni invece che una soltanto mi fa tremare.
E perchè a guidare quel robot c'erano, appunto, questi 2 qua.
Siena per la robotica chirurgica se non è l'apripista in Italia poco ci manca.
Questo mio intervento - doppio senza soluzione di continuità rene e polmone - proprio qui per la prima volta è stato fatto 6 anni fa, trovate tutto online.
Per un infermiere di lungo corso io ero solo il "secondo" caso di questo tipo, chissà se è vero.
Addirittura ho letto di prime volte mondiali a Siena riguardo la robotica chirurgica.
Comunque smancerie finite, l'intervento è stato un vero capolavoro tecnico e umano, è andata come meglio non poteva andare.
Vi devo una cena professori.
O fuori o cucino io. Non accetto cucini Gentile, ho paura della barba lunga.


 - I secondi da 1 a 6 -

Arrivo in sala operatoria, è tutto abbastanza terrorizzante.
Vedo gente che si infila mascherine, berretti verdi, che ride e scherza.
A me ha accompagnato Stefania, infermiera in veste di Angelo (non era nemmeno di turno, ha scelto lei di accompagnarmi) che mi spiega passo passo tutto quello che sta accadendo, che devo star tranquillo, che andrà tutto bene.
Poi arriva l'anestesista (grazie per il suo lavoro dottore) e inizia ad elencarmi tutti i buchi che mi faranno.
Mi sembra un elenco lunghissimo che smetto di ascoltare sin da subito.
"Dottore, mi sento un pò agitato"
"Va bene, ci addormentiamo allora"

Questo, all'incirca, è l'ultima cosa che ricordo prima del nero.
Stefania mi dirà poi che c'è stato invece un conteggio, un conteggio che io dovevo fare fino a 10. Dice che ho contato fino a 6.

1
2
3
4
5
6

nero

 Dal secondo numero 8 al 572.701imo
Di Morfina, del nero che non esiste più come colore, della privazione del sonno e di visioni -

Inutile nasconderlo, c'è stata qualche piccola cosa che non ha funzionato. Qualcosa che avevo addosso (un drenaggio? l'epidurale? un accesso venoso? ora nemmeno ricordo) mi causava dolori lancinanti. Poi, una volta rimossa, tutto benissimo.
Durante quei 2 giorni mi è stata data molta morfina, ovviamente sempre nei confini di dosaggio consentiti.
Ma sarà che era comunque tanta, che il mio corpo non ha mai assunto "droghe" in vita sua o una serie di concause, quello che mi accadrà nei giorni seguenti ha, per me, dell'incredibile.
Ovviamente quando la morfina riusciva a superare la soglia del dolore (a volte nemmeno bastava) poi dormivo ore ed ore, continuamente.
Ma è durante la veglia che mi accadeva qualcosa di incredibile e, per me, esperienziale.
Il nero non esisteva più.
Chiudete gli occhi, vedrete nero.
Io no. Durante il giorno (o comunque da sveglio insomma) ogni volta che chiudevo gli occhi vedevo immagini, e lucenti anche. Immagini perlopiù fisse, simboli, oggetti, ideogrammi. A volte anche volti.
Mi bastava chiudere gli occhi e vedere tutto. Incredibilmente affascinante, vero, ma anche spossante. Il nero ti riposa, ti dà quiete (chiudevo gli occhi apposta per averla quella quiete).
E invece niente.
A volte tutto era così nitido e reale che solo riaprendo gli occhi capivo che quell'immagine non era la realtà (che alla fine era sempre vedere soffitta e mura di camera).
Quello che rende tutto per me ancora più incredibile, e che sembra quasi dare "scientificità" ad una cosa che è esattamente opposta alla scienza (o almeno apparentemente) è il caso dell'Aerosol.
L'ho fatto 3 volte in quei 2 giorni.
Ad occhi aperti ovviamente vedevo la mascherina e la stanza, appena li chiudevo una cosa stranissima, una specie di schermo nero pieno di punti e linee in incredibile HD, a metà tra codici binari e linguaggio Morse.
Il bello è che - e qui l'incredibile che vi dicevo - in tutti e 3 gli Aerosol, anche a distanza di 20 ore l'uno dall'altro, chiudendo gli occhi, avevo la stessa immagine, quella.
Come se allora queste mie "visioni" in veglia potessero avere un'assurda logica, come se - ad esempio - l'immagine "nascosta" dell'Areosol, quella che percepivo NON vedendolo (ad occhi chiusi) fosse in realtà indiscutibilmente e sempre quella, perchè quella E'.

Poi risolto il problema del dolore, stop morfina.
E questo ha portato ad un altro trip, molto meno affascinante per me e più inquietante.
Non ho dormito un singolo minuto nelle ultime 3 notti in ospedale (e nemmeno nella prima a casa).
La prima notte chiudevo gli occhi e tempo 3 secondi cominciavo a parlare da solo, ridere e poi riaprire subito gli occhi.
Riaprendoli apparivano figure, ombre (anche umane, le prime 3-4 volte mi hanno terrorizzato), oppure simboli o altro.
Per 8 ore lo stesso schema, io che chiudo gli occhi, il corpo che mi sveglia subito, io che parlo e rido, io che vedo cose.
Il secondo giorno tutto uguale ma senza più risate e soliloqui (meno male che il giorno precedente non avevo compagni di stanza).
Il terzo giorno "semplicemente" l'impossibilità di dormire. Niente, non riuscivo nemmeno a brevi secondi. Ma senza più visioni o altro, un "sereno" aspettare la mattina ad occhi aperti.
In realtà il corpo era così stanco che mi capitava di sognare nei pochissimi secondi in cui chiudevo gli occhi (attenzione, è la prima volta che parlo di "sognare", quindi di immagini in movimento durante una fase onirica, il nostro cinema per intendersi. Nelle fasi descritte sopra, quella degli occhi chiusi da sveglio durante la morfina o quella delle prime due notti in astinenza sono sempre e solo state immagini e visioni, mai sogni).
E' incredibile come in soli 3 secondi di chiusura degli occhi ho avuto minisogni con una storia compiuta.
Quello che ricordo con più ilarità (tanto che lo appuntai subito) riguardava un regista che mi proponeva di fare l'attore in un biopic su mia madre (!!!???).
La parte che avrei dovuto fare era quella del bracciante agricolo Oscar, uno che toglieva le cisti dalle pelle delle vacche a morsi.
Per vacche ovviamente intendo le mucche, speravo che quel "agricolo" bastasse per capirlo.


In ogni caso quelle prime 8 ore tra risate e mostri a fianco del letto non la dimenticherò mai.
Sono sicuro che nella mia vita non avrei mai provato "droghe". In qualche modo, senza volerlo, le ho provate. E ho capito tanto di quello che leggo da anni sia sulle droghe psichedeliche che sugli effetti delle varie astinenze.
E' tutto vero.
E dai, almeno so cosa si prova.

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 - Unica parte importante del post -

Qualcuno di voi leggerà solo queste poche righe, quindi non sa come io ho scoperto i tumori, che culo ho avuto.
Non li avrei mai scoperti, o meglio mai prima di avere avuto magari forti sintomi (e chissà a quel punto che disastro sarebbe stato).
E' ovvio dirvi che se a 48 anni, in salute perfetta, scopro per caso di due tumori le possibilità che anche tantissimi di voi ne abbiano uno, anche in fasi avanzate, è alta.
Il tumore non è una malattia di nicchia, tutt'altro, noi maschietti ad esempio ne avremo uno prima di morire con una possibilità del 50%, UNO OGNI DUE PERSONE.
E' impossibile pretendere un controllo continuo, è insostenibile per la stessa macchina-sanità e stressante per noi.
E poi è comunque fortuna, magari ti controlli 6 mesi prima che arriva o magari 1 anno dopo che ormai è quasi troppo tardi.
Inutile vivere col terrore, è anche molto questione di destino.
Quello che voglio dire, quello che la mia esperienza mi ha insegnato e quello che quindi voglio far passare è, semplicemente, quello di volervi bene, di fare senza affanni o terrore qualche controllo ogni tanto, di non dare niente per scontato (io stavo BENISSIMO) perchè i numeri sono altissimi, impossibile ignorarli.
Se su 1000 che leggeranno questo post 100 faranno un sereno controllo, e se su questi 100 in 10 scopriranno qualcosa e, con "facilità", la toglieranno allora queste righe saranno servite a qualcosa.

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 - Dal secondo 572.702imo in poi -

Questo post non è mai stato retorico, e ne sono orgoglioso.
Non è mai stato un inno alla vita (ma lo è), un testo motivazionale, un trasmettitore di valori, niente.
Di post sul cancro di questo tipo ce ne sono centinaia.
Io ho voluto solo "raccontare", perchè questi 8 giorni mi hanno stimolato mille cose. E spero che anche solo pochi di voi trovino in queste righe quegli stimoli.
Eppure non posso non citare velocemente qualcosa sull'appena dopo, quello che accade dal secondo 1 dall'uscita dall'ospedale in poi.
Il primo vento sulla faccia, il rumore dello sportello che si apre, quello della chiusura, il primo clacson.
E mettersi a guardare le case ai lati della strada, le viuzze, gli steccati, le colline, i bidoni dell'immondizia, i negozi, le fabbriche.
Tutto quello che è praticamente sempre lì, fermo, immutabile ed inutile.
Eppure case, bidoni, negozi e fabbriche, essendo cose non senzienti, non lo sanno che dall'altra parte, chi li vede, li vede in tante maniere diverse.
Per qualcuno tutte quelle cose ai lati della strada significano "casa", per altri ricordi, per altri routine, per altri squallore, per altri brevissimi momenti di curiosità, per altri pigra indifferenza.
Mi piacerebbe che la notte che sono andato via, come un Toy Story, quelle case, fabbriche, colline e bidoni della spazzatura si animassero.
E si raccontassero contenti che quel giorno è passato un uomo che non solo li ha visti, quando quasi tutte le persone, pur vedendoli, in realtà manco non li vedono.
Ma uno che li ha addirittura "guardati", uno ad uno.
E' una cosa scema e senza senso, lo so, ma in un momento di forte debolezza fisica ed emotiva l'ho sentita davvero.

Poi la prima pizza in macchina, l'arrivo a casa, la partita (terribile della Juventus) vista con amici e fratelli.
E da lì tutti i milioni di secondi che ancora vivrò.

 - Il secondo numero 7 -

"Giuseppe svegliati, l'operazione..."
"Oddio cosa succede, non l'abbiamo più fatta?"
"Giuseppe, è andata benissimo, svegliati"

Un momento assoluto che può capire solo chi l'ha vissuto o lo vivrà.
Mi sveglio ed era già tutto finito, tutto.
10 ore in sala operatoria, altre 4 tenuto addormentato, 14 ore.
Senza il brandello di un ricordo.
Quando ci svegliamo dopo aver dormito, anche tantissime ore, ci rendiamo conto di averlo fatto, dormito dico, ci ricordiamo sogni, ci ricordiamo piccoli risvegli, magari anche il minuscolo momento in cui abbiamo cambiato posizione. 
Qua no, qua non c'è NULLA.
14 ore prima Giuseppe ha contato fino a 6, adesso potrebbe dire serenamente 7 giurando che è davvero passato un solo secondo.
Invece sono passate 14 ore, 14 ore in cui tutte le altre persone del mondo (a parte quelle nella mia condizione) hanno vissuto.
E' sicuramente la cosa più vicina al nascere che abbia mai provato.
Con l'unica differenza che al posto del pianto del neonato io la prima cosa che ho fatto è chiedere come fosse andata l'individuale di Biathlon d Giacomel del giorno precedente.
Il giorno precedente, ovvero il giorno che non ho mai vissuto nè percepito.
Eppure lo stesso giorno in cui qualcuno mi ha guarito, il giorno che io chiamerò sempre tra il 6 e il 7.
E che magnifica ironia pensare ora che, dopo 16 anni di blog, forse quello stupido titolo che diedi, Il Buio in Sala, un giorno mi avrebbe rivelato il suo vero significato.

 - Una sessantina di secondi in mezzo ai 572 mila, un finale -

In questi 16 anni di recensioni, lo sapete, io le ho sempre scritte di getto, nei primi anni cominciando addirittura durante i titoli di coda.
E' vero, capita sempre che durante un film io percepisco una cosa che devo scrivere, e capita anche di formulare pensieri tra la fine del film e l'inizio della scrittura.
Dei punti fermi, insomma, ce l'ho, malgrado poi la scrittura istintuale è sempre almeno il 70% del totale.
Questo post no, questo post è maturato in quei giorni di ospedale, nitido e pensato.
Avevo in testa l'80% di quello che avrei scritto oggi, appuntato o non.
Ma, insomma, di istinto ce n'è pochissimo, la scrittura è lucida e "già pronta" da prima.
Eppure non ho mai pensato ad un finale.
Me ne sono venuti in mente tanti, alcuni emozionali, altri magari incisivi come scrittura, altri ironici, altri motivazionali.
Nessuno mi piaceva, sentivo che anche il finale doveva essere dentro quei giorni, non fuori da esso.

Poi sul palco come candidato per un finale è salito uno sgorbietto, un essere piccolo, storto, vestito male e claudicante.
Arriva al centro del palco e io rido con i miei collaboratori (apparsi con la morfina probabilmente), quasi schernendolo.

"Come ti chiami"
"Barzelletta di Siri"
"Che nome strano. Perchè sei qui?"
"Perchè sono il tuo finale"

rido

Poi Barzelletta di Siri alza lo sguardo e incrocia il mio. Rimango paralizzato, quello sguardo ha una forza e una potenza che mi annichiliscono.

"Non dire altro" gli dico "la parte è tua"



E' l'unica notte che passo da solo.
Vicino ho il cellulare appoggiato, ancora non mi sono mai alzato in 4 giorni.
(a proposito, questi 8 giorni non ho mai praticamente usato il cellulare, sono indietro di decine di chat e messaggi. E' stata un'ondata di affetto indescrivibile, ma mi ci vuol tempo per recuperare le cose e ho sentito che il cellulare poteva aspettare).

Ad un certo punto dico.

"Ehi Siri"
"Sì?"
"Raccontami una barzelletta"

"Cosa dice un'onda quando è triste?
Sono a-mareggiata"

Comincio a ridere, ma ridere veramente, anche se trattenendo il rumore.
Poi sento arrivare le lacrime.
Non so se erano lacrime da risata prolungata.
Oppure dovute al dolore al torace (ridere lo causava).
Oppure ad un terzo significato.
Un significato che sento di capire ma che, ve lo giuro, non riesco a spiegare.
Sono convinto che alcuni di voi riusciranno a percepirlo.
Ecco, è quello.
Sì, tra le tre possibili cause della lacrime, tra i 3 possibili motivi, i 3 possibili significati, i 3 possibili sensi, è il terzo quello giusto.
Ecco, senso è il nome più giusto.
Perchè, non lo so, ma percepisco che abbia qualcosina in comune con quello più importante, quello con la s maiuscola.
Quello dell'Esistenza.


2.2.26

Miglior Film Distribuito in Italia nel 2025, RISULTATI FINALI !!!!!!

 

Come già detto ampiamente nei social quest'anno avevo ben poche speranze per il Sondaggione.
Blog fermo da un anno, gli stessi social anch'essi fermi da un anno 
(Instagram a parte, dove però c'è un'utenza completamente diversa come interazione con le mie cose), una situazione per cui mi sono chiesto più volte se farlo o no, per paura di scarsa partecipazione.
E invece anche quest'anno siete arrivati in tantissimi, 119, quarto risultato di sempre su 10 edizioni (sì, era il decennale, come lo sarà del raduno a Settembre).

Quello che fa più paura è il numero di film segnalati, oltre 200,  una 50ina in più degli anni precedenti.
Perchè - lo sapevo(amo) - è stato un anno con pochissimi film mainstream di alto livello, cosicchè, in mancanza di grandi titoloni, i voti si sono sparpagliati ovunque.

Diciamolo subito, è stato l'anno con il vincente più dominante di sempre, roba che ha fatto quasi esattamente il doppio dei punti del secondo.
Ma, anche qui, lo sapevamo tutti credo, quello era praticamente l'unico grande (inteso come bellezza) film mainstream dell'anno, l'unico visto da tutti e amato da tutti.
Dispiace moltissimo (a me dico) perchè il sesto posto (film che amo da morire) è arrivato a 1 solo punto dal quinto e a soli 6 dal quarto, praticamente se considerate la mole di votanti e dei punti possiamo considerarlo un quarto posto parimerito a 3. 
Mai come quest'anno film "piccoli" sono potuti stare anche in altissimo, e in tanti.
Con un film nel podio che è forse la più grande sorpresa in 10 anni di Sondaggio.

Trovate qua sotto tutta la classifica, seguita da statistiche e albo d'oro.
Come sapete considero sempre molto affascinante la classifica della media punti perchè in qualche modo permette anche a film pochissimo visti di essere in cima.

Non so davvero come ringraziarvi, è veramente emozionante la partecipazione avuta.
Da segnalare che dopo che lo scorso anno abbiamo avuto il miglior anno dell'animazione di sempre quest'anno è forse il peggiore.
Buona lettura!


197° 2 punti
Caddo Lake
Death of a unicorn
Sons
Gli Esseri Reali
Karate Kid - Legends

188° 3 punti
The Teacher
Sleeping Dogs
I fantastici 4 - Gli Inizi
The Running Man
Vita Privata
Enzo
Ballerina
Lilo & Stitch
Springsteen

179° 4 punti
I Colori dell'anima
Better Man
The Assessment
Attitudini: nessuna
Fantasma in guerra
Attack on titans - The last attack
Drop - Accetta o rifiuta
Baby Girl
Locked - In Trappola

168° 5 punti
L'accident du piano (2 menzioni)
Zvani
Tre Rivelazioni
The Seeding
Blue Moon
Come Closer
The End (2)
L'Albero
Still Here
The Smashing Machine
Guida pratica per insegnanti

144° 6 punti
Un crimine imperfetto
Soundtrack to a coup d'etat
U.S. Palmese
Le Assaggiatrici
L'Erede
Sconosciuti per una notte
Duse
Becoming Led Zeppelin
Ritratto di un certo Oriente
The Order
A big bold beautiful journey
Jingle Bell Heist: Rapina a Natale
La riunione di condominio
100 litri di Birra
You'll never find me
Black Dog
La notte arriva sempre
San Damiano
Super happy forever
Ritrovarsi a Tokyo
Il Primo Figlio
Breve storia d'amore (2)
Una figlia
The Legend of Ochi

137°  7 punti 
Cinque Secondi
Dragon Trainer
Mirtillo - Numerus IX
Oh Canada
Predators Badlands
Demon Slayer
Crossing Istanbul

135° 8 punti
Dracula - L'Amore Perduto (2)
Follemente (2)

123° 9 punti
Happy Holidays
DJ Ahmet
La gazza ladra (2)
Thunderbolts
Breve storia di una famiglia
Tendaberry
Tutto in un'estate
Tutto quello che resta di te
Depeche Mode: M
Predator: killer of killers
Paddington in Perù
Il Mohicano

120° 10 punti
Nickel Boys (2)
Kpop demon hunters (3)
La ragazza del coro (2)

111° 11 punti
Il Nibbio (2)
Little Siberia
La ballata di un piccolo giocatore (3)
The Surfer
Filmlovers
The Conjuring - Il Rito Finale
Black Bag - Doppio Gioco (3)
In a violent nature (2)
Oddity

108° 12 punti
The breaking ice (2)
September 5 (3)
I colori del tempo (2)

99° 13 punti
Nemos
A normal family
Steve
Il rapimento di Arabella
L'uomo d'argilla (2)
Lo spartito della vita
Hokage - Ombra di fuoco (2)
The Great Flood (2)
Jay Kelly

98° 14 punti
A different man (3)

91° 15 punti
Gondola
Il Maestro e Margherita
Silent city Driver
Cerrar los ojos
Companion (2)
Il Maestro (2)
2073 - Ultima Chiamata (2)

88° 16 punti
L'attachment - La Tenerezza (4)
Cloud (3)
Dreams (Michel Franco) (2)

87° 17 punti
I Roses (2)

86° 18 punti
Reflection in a dead diamond (2)

84° 19 punti
Anemone (3)
Kneecap (3)

83° 20 punti
Broken Rage (4)

81° 21 punti
Il mio giardino persiano (4)
Casa in fiamme (4)

74° 22 punti
Grand Theft Hamlet (4)
Frammenti di Luce (2)
Al Progredire della notte (3)
Chainsaw Man - Il Film (4)
L'orto Americano (3)
We live in time - Tutto il tempo che abbiamo (3)
Giovani Madri (3)

72° 23 punti
Nonostante (3)
L'anno nuovo che non arriva (3)

71° 25 punti
The Last Showgirl (4)

70° 26 punti
Superman (5)

69° 27 punti
Testa o Croce? (3)

68° 28 punti
The Mastermind (4)

64° 29 punti
Una scomoda circostanza (5)
Zootropolis 2 (6)
El Jockey (4)
Fuori (4)

63° 30 punti
Ne Zha 2 (2)

62° 32 punti
Avatar - Fuoco e Cenere (5)

59° 34 punti
A real pain (6)
Wake up dead man - Knives out (6)
La mia famiglia a Taipei (7)

58° 35 punti
Alpha (6)

57° 36 punti
Sotto le foglie (6)

56° 37 punti
Hallow Road (3)

54° 38 punti
Armand (7)
Paternal Leave (6)


TOP 50

49°  39 punti
La Trama Fenicia (8)
The Shrouds (5)
The girl with the needle (7)
La solitudine dei non amati (4)
Warfare - Tempo di guerra (5)

48° 45 punti
Gioia Mia (5)

47° 46 punti
Un film fatto per bene (6)

45° 48 punti
Together (8)
L'amore che non muore (8)

44° 49 punti
Orfeo (6)

43° 52 punti
After the hunt (9)

42° 53 punti
Heretic (10)

41° 54 punti
Scomode Verità (8)

40° 55 punti
Dreams (Haugerud) (8)

39° 56 punti
The Coffee Table (6)

38° 57 punti
Generazione Romantica (9)

37° 58 punti
Die my love (5)

36° 59 punti
Pomeriggi di solitudine (5)

34° 61 punti
Maria (6)
Mickey 17 (10)

33° 64 punti
A complete unknown (6)

32° 65 punti
La Città Proibita (10)

31° 67 punti
Father mother sister brother (8)

TOP 30

30° 69 punti
L'uomo nel bosco (10)

29° 71 punti
28 anni dopo (11)

28° 77 punti
The life of Chuck (8)

27° 82 punti
L'ultimo turno (11)

26° 95 punti
Frankenstein (12)

25° 97 punti
La voce di Hind Rajab (15)

24° 98 punti
Queer (12)

23° 100 punti
Strange Darling (16)

22° 107 punti
Aragoste a Manhattan (14)

21° 108 punti
Train Dreams (13)

TOP 20

20° 113 punti
Presence (15)

19° 114 punti
Here (13)

17° 121 punti
The Ugly Stepsister (18)
A House of dynamite (17)

16° 122 punti
Weapons (20)

15° 123 punti
No other land (17)

14° 127 punti
I Peccatori (18)

12° 133 punti
La Valle dei sorrisi (19)
Bird (15)

11° 159 punti
Io sono ancora qui (159)

LA TOP TEN

10° 160 punti
EDDINGTON (22)


9°  204 punti
UN SEMPLICE INCIDENTE (24)



8° 219 punti
IL SEME DEL FICO SACRO (28)



7°  253 punti
NOSFERATU (31)




6° 270 punti
BRING HER BACK (29)



LA TOP 5

5° 271 PUNTI
THE BRUTALIST (32)



4° 276 PUNTI
EMILIA PEREZ (31)




3°368 PUNTI
LE CITTA' DI PIANURA (38)



2° 377 PUNTI
BUGONIA (49)




1° 759 PUNTI
UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA (76)




Film più menzionato

76 UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA
49 BUGONIA
38 LE CITTA' DI PIANURA
32 THE BRUTALIST
31 EMILIA PEREZ
 NOSFERATU


Miglior Film Italiano (regia)

LE CITTA' DI PIANURA
LA VALLE DEI SORRISI
QUEER
LA CITTA' PROIBITA
5 AFTER THE HUNT
ORFEO
7 UN FILM FATTO PER BENE

(ne metto 7 nel caso qualcuno storce il naso per i 2 Guadagnino) 

Miglior Cartone Animato o Stop Motion

 NE ZHA 2
 ZOOTROPOLIS 2
CHAINSAW MAN - IL FILM

(qui mi fermo a 3 invece che 5 perchè con 3 siamo comunque molto in basso in classifica, annataccia per l'animazione pare)


Media Punti (almeno 5 menzioni)

11.80 POMERIGGI DI SOLITUDINE
11.60 DIE MY LOVE
10.66 A COMPLETE UNKNOWN
10.16 MARIA
9.98 UNA BATTAGLIA DIETRO L'ALTRA
9.68 LE CITTA' DI PIANURA
9.62 THE LIFE OF CHUCK
9.33 THE COFFEE TABLE

Maggior numero di primi posti

1 UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA 17
2 LE CITTA' DI PIANURA 8
EMILIA PEREZ 5
BRING HER BACK 4
 NOSFERATU 4

(incredibile, l'anno scorso - praticamente con lo stesso numero votanti - i primi 5 film avevano tutti circa 15 primi posti. Quest'anno il secondo film è a 8 e il terzo a 5, a conferma di come sia stato un anno con tanti più film nominati e molti meno filmoni premiati da tutti)

Film più in alto in classifica senza alcun primo posto

1 WEAPONS (16imo)
THE UGLY STEPSISTER (17imo)
A HOUSE OF DYNAMITE (17imo)
4 STRANGE DARLING (23imo)
5 FRANKENSTEIN (26imo)

L'albo d'oro si arricchisce di un altro grande film e un altro grande autore.

2016 Il Figlio di Saul
2017 Arrival
2018 Il Sacrificio del Cervo Sacro
2019 Parasite
2020 The Lighthouse
2021 E' stata la mano di Dio
2022 Spencer
2023 As Bestas
2024 La zona d'interesse
2025 Una battaglia dopo l'altra