13.10.26

Recensione: "L'Estranea"


Uno dei film italiani più belli degli anni 2000.
Uno dei thriller psicologici (non solo italiani) più belli degli anni 2000.
Un film perfetto in ogni sua componente, tecnica, attoriale, d'atmosfera e di scrittura.
La storia di una famiglia "perfetta" che un giorno vive una piccola grande tragedia.
Da quel momento Anna, la madre, riceverà la visita di "un'Estranea", che di lì in poi le proporrà continuamente dei Patti per salvare chi ama, in una spirale sempre più dolorosa ed inarrestabile.
Un film che - già bellissimo di suo - riesce nel miracolo di ribaltarsi in soli 5 secondi, diventando ancora più bello, ancora più coerente e ancora più stimolante.
So che tanti odiano il termine ma io lo dico, capolavoro.
Questa recensione sarà lunghissima e si dividerà in una sbrodolante prefazione (almeno chi odia la mia esaltazione può interrompere subito la lettura), nella descrizione del film (nel modo più analitico che posso) e poi, solo in fondo, nel fornire tutte le mie letture, tutte le mie interpretazioni.
Sono tornato a scrivere dopo mesi e mesi.
Ma non potevo non farlo.

PRESENTI SPOILER


CAPITOLO 1: UNA SBRODOLANTE PREFAZIONE

Una turbolenza in aereo (primi 4 secondi impattanti come pochi).
Fuori dal finestrino uno strano ed inquietante vortice sulle nuvole.
Nell'aria c'è qualcosa di potente, qualcosa di inquietante.

Epilogo.
La cornice di una foto viene rialzata.
Un lento zoom si avvicina ai volti.
Ed eccolo lì quel volto, il volto che ci restituisce la verità.

In mezzo a questi primi 20 secondi e questi ultimi 20 secondi c'è un film grandioso, uno di quegli "apici di genere" (in questo caso il thriller psicologico) che - per quanto mi riguarda - fissa a terra una pietra di paragone tra ciò che c'era prima e ciò che verrà dopo L'Estranea.
D'ora in poi chiunque si cimenterà in questo genere (e non solo in Italia, nel mondo tutto) porterà la mia testa a quest'ultimo film di Paolo Strippoli, per un inevitabile - e quasi sempre perdente - confronto.

Strippoli ha 33 anni ma ha già sulle spalle una carriera di 4 film uno più bello dell'altro.
Il primo - in coregia con De Feo (regista del magnifico The Nest) - è un gioco col genere horror, un'operazione a "Quella casa nel bosco" di elevatissima fattura.
"A Classic Horror Story" si chiama e già dal titolo gioca con lo spettatore, in quest'opera che usa gli stereotipi in modo geniale, paradossalmente proprio uscendone.

Poi Strippoli, come fosse un musicista, ha cominciato la sua carriera da "solista" e ha sfornato 3 film uno meglio dell'altro, in climax ascendente.
Piove, La Valle dei Sorrisi, L'Estranea, 3 film così tanto diversi tra loro eppure con tematiche, vicende, scene e persino personaggi tanto simili.
Sì, siamo davanti ad uno di quei casi nei quali riconosciamo ormai la "mano" dell'autore, le sue ossessioni.
Non dirò niente dei primi due film perchè, sono sicuro, riappariranno nel corso di questa recensione.

L'Estranea, diciamolo subito, è un film "internazionale", di grandissimo respiro, uno di quei film di genere che - dovunque verrà visto - sembrerà "assoluto", non assimilabile a nessuna filmografia.
E questo malgrado Strippoli lo abbia ambientato nella sua Bari e a Roma, nonostante questo bellissimo attaccamento alla propria terra, L'Estranea sarà "irriconoscibile", una perla del cinema tutto, non nazionale.

Questo, come tutti i grandi thriller psicologici, è un film da analizzare, da capire, da interpretare.
E quindi d'ora in poi, sparsi qua e là, troverete miei pensieri, pensieri che andranno anche molto nello specifico.
In realtà nel prossimo "capitolo" farò moltissimi spoiler di trama ma non svelerò il finale, quindi siamo a "mezzi" spoiler.
In ogni caso se non l'avete visto mi fermerei qua.

CAPITOLO 2: IL FILM



Roma, 2026.
In una giornata che promette un tremendo temporale una madre - Anna - raggiunge la figlia Alice, da anni "fuggita" nella capitale da Bari, la città d'origine della famiglia (e di Strippoli).
Va da lei perchè sente il bisogno di raccontarle la verità sulla loro famiglia ("Tutto quello che ti ho raccontato sulla nostra famiglia è falso"), una verità incredibile e trascendentale, un filo rosso che è stato la causa di ogni cosa sia successo loro, la spiegazione di tutto.
In realtà Anna è a Roma anche per compiere un gesto, l'unico gesto possibile che possa tagliare quel filo rosso.

Da qui parte un film a più temporalità, il 2026 del presente, il 1999 - l'origine di Tutto -, il 2006 e il 2025.
Oscilleremo continuamente tra la cornice (mai parola più giusta) del presente e i vari quadri negli anni.

Partiamo dal 1999, siamo a Bari e la famiglia Colonna (composta da Anna, Walter e i due figli Tobia e Alice) rappresenta il non plus ultra dell'alta borghesia, una villa magnifica, un giardino immenso, dei ricevimenti che raccolgono la creme de la creme di Bari (sindaco compreso) e un'aria di famiglia "ideale" perfettamente racchiusa in una foto - quella della locandina - in cui al suo interno c'è presente tutto, la loro unione, l'orgoglio, lo sfarzo, il tenore di vita.
C'è un mega ricevimento, tutti vestiti di bianco che sembra di trovarsi a Hanging Rock.
Tutti sono felici, tutti si complimentano per la bellezza (ops) di Anna o per il successo di Walter.
I bambini giocano, Tobia a calcio, sua grande passione e sport che lo vede primeggiare, Alice invece è più piccolina e ancora non sa bene che passione portare avanti.
E' arrivata però una "grande" notizia, Alice è stata scelta per la pubblicità della Barilla (proprio quell'anno Barilla cominciò i suoi spot "dove c'è Barilla c'è casa"...) e Anna, la madre, è folle di gioia, finalmente inizierà la grande carriera di attrice della figlia.
Che poi la figlia non voglia tutto questo non importa...

Sotto alla bambina stesa nell'erba delle formiche formano una spirale impazzita intorno ad un buco, se uniamo questo al vortice nelle nuvole dell'incipit stiamo già capendo che ci sono delle forze "maggiori" che annunciano in modo sinistro una tragedia (e anche qui vorrei ricordare Hanging Rock, dove mille simboli preannunciavano la morte).
E la tragedia, sotto le note indimenticabili e travolgenti di Narcotic dei Liquido, arriva.
Il cane di famiglia ha attaccato Alice, le ha spezzato la gamba (scena pazzesca e incredibile per resa visiva).
Tutti urlano, la festa è finita, la famiglia corre in ospedale, ospedale che sarà uno dei tanti fil rouge del film.
C'è poco da fare, la gamba dovrà essere amputata.

"E' così che è arrivata lei" dice Anna nel presente ad Alice.
Perchè sì, in quei momenti terribili, quando Alice stava per essere amputata, la madre - nella Cappella dell'ospedale (preannunciata da quell'immagine quasi metafisica di una luce in fondo al corridoio del nosocomio) - incontrerà un'altra donna, un'Estranea, un'immensa - cazzo, immensa - Bruni Tedeschi.
Una donna che sembra conoscere tutto della famiglia Colonna, i loro nomi, la tragedia appena successa e, soprattutto, l'immediato futuro, l'amputazione della gamba di Alice (ancora non comunicata alla famiglia).
L'Estranea ha un fare al tempo stesso mellifluo e cinico, deciso e sfuggente.
Offre ad Anna un Patto, se vuole salvare la gamba di Alice basterà accettare che Tobia ingrassi (ricordiamolo, è un campioncino del calcio).
Un Patto così strano, inconsueto, quasi assurdo per un Essere trascendentale.
Perchè sì, lo spettatore lo capisce subito, L'Estranea sembra un messo del Demonio, se non il Demonio stesso.
In ogni caso quello che offre è un "do ut des" apparentemente vantaggioso.
Anna, quindi, accetta.
E, infatti, la figlia si salva.
E, infatti, Tobia inizia a mangiare in un modo sempre più animalesco e irrefrenabile.
Allora era tutto vero, quella donna aveva veramente dei poteri sovrumani.
Il film può finalmente cominciare.
E sarà meraviglioso.

Adesso cambio approccio, è inutile che continui a raccontare il film in modo cronologico, non finiremmo più.
Ma credo che questa prima parte andasse restituita tutta, perchè base di tutto quello che verrà poi.
Da quella scampata tragedia nel 1999 la famiglia Colonna ne vivrà molte altre.
Ogni volta, però, nel momento in cui la tragedia si starà per compiere definitivamente, arriverà L'Estranea ad offrire ad Anna un'alternativa, la soluzione per "evitare l'inevitabile" in cambio, però, di contropartite sempre più dolorose.

Per gran parte del tempo ci sembrerà di stare assistendo ad una versione italiana (di altissimo livello) di quel film incredibile che è Il Sacrificio del Cervo Sacro di Lanthimos.
Anche qui un estraneo, un "visitatore", anche qui una persona "normale" che sembra manovrare la famiglia come vuole, portando dentro casa loro dolore, malattia e morte se questi non gli danno in cambio qualcosa.
E anche qui, come nel film del regista greco, c'è un climax ascendente che, partendo da una cosa "piccola", arriverà all'inevitabile sacrificio di un membro della famiglia.
Poi i due film prenderanno pieghe diverse, quello di Strippoli porterà questo climax talmente all'estremo da farlo diventare "apocalittico", ma le due opere hanno comunque punti in comune da brividi.
A me ha ricordato anche il magnifico racconto di Buzzati "Sette piani", per questa kafkiana ed inarrestabile spirale che, piano piano, porta sempre a tragedie e problemi più grandi.
E, sempre restando a Buzzati - anche se mi sto spostando momentaneamente più avanti nel film - vorrei ricordare anche il racconto "Lo Scarafaggio" dove un uomo schiaccia l'insetto per poi andarsene a letto.
Ma non può dormire, l'intero quartiere sembra urlare di dolore, le persiane sbattono, i cani ululano, il mondo non riesce a placarsi.
Si scoprirà che tutto questo accade perchè lo scarafaggio muove ancora una zampetta e finchè non lo si ucciderà definitivamente, finchè quella minuscola vita così ormai devastata e senza quiete non avrà finalmente fine, l'intero mondo subirà quel dolore.
Ecco, L'Estranea ci porterà sempre più a questa convinzione, ovvero che quel dolore della bambina, quella zampetta ferita, alla fine potrà portare alla fine della stessa umanità, a meno che non si torni indietro ad "emendare" quella tragedia primigenia.


Finita la digressione, torniamo a noi.
Dalla gamba a rischio amputazione passeremo alla possibile morte di Tobia, dalla possibile morte di Tobia passeremo ad una morte invece "necessaria", quella di Walter, dalla morte di Walter - apparentemente "definitiva" nel Patto - passeremo alla necessità di offrire altre due anime, una madre e una figlia, per salvare quelle coinvolte nell'incidente.

Ed è straordinaria la Trinca (mamma mia quanto è bella, mamma mia quanto è brava) a restituirci questo personaggio che per tutti quegli anni, per tutto quel tempo, vivrà sempre "sapendo" non solo quello che sta per accadere ma anche le cause di quello che è accaduto.
Il suo senso di colpa, la sua angoscia, il suo essere dolorosamente onnisciente producono sullo spettatore fortissime emozioni, in modo straordinario.
Non posso non citare, ad esempio, la stratosferica sequenza a montaggio alternato tra la morte di Walter e la vittoria italiana dei Mondiali del 2006 (ah, a proposito, a fine primo tempo ho detto ai miei amici che secondo me Strippoli era appassionato di calcio perchè aveva ambientato la prima parte nel 1999 a Bari, e qualsiasi appassionato di calcio con "1999-Bari" pensa a quell'incredibile esordio di Cassano con l'Inter, diciassettenne. Ecco, quando il secondo tempo è cominciato coi Mondiali ho capito che avevo avuto l'intuizione giusta).
Dicevo, quel montaggio alternato, tra quei momenti di euforia collettiva, Walter disperato che prova ad uccidersi e la Trinca che "sa" che sta per succedere qualcosa di terribile sono di devastante bellezza.
Visiva, emotiva, intellettuale.
Io soffrivo col personaggio di Anna, così consapevole di tutto, così in colpa per tutto (tra l'altro Strippoli e l'altro sceneggiatore De Chirico sono stati crudelissimi a farci vedere un Walter finalmente umano, dolce e comprensivo - quando soffre finalmente per Tobia - proprio quando sapevamo che ora era destinato a morire).
Sono 10 minuti di cinema ed emozioni allo stato puro, anche visivamente (penso al tifoso pelato e pitturato, alla colonna sonora, ad Anna che chiama la figlia disperata mentre questa sta dando il suo primo bacio).
Ma la stessa angoscia di Anna, lo stesso suo "perfetto" (perchè ineludibile) senso di colpa, l'avevamo già provato per tutta la struggente storia di Tobia, raccontata con una grazia e al tempo stesso una ferocia unica.
Strippoli sa emozionare, sa raccontare questi drammi, anche su Piove e La Valle dei Sorrisi succedeva.
Credo sia un regista dalla grande sensibilità e umanità che ci fa andare in fortissima empatia coi suoi personaggi.
Tra l'altro a livello narrativo è molto interessante questo segmento perchè è l'unico, 3 minuti finali a parte, in cui non siamo dentro al racconto di Anna ma nel ricordo di Alice (parlo della scena terribile del bullismo, un segreto che Alice porterà sempre con sè).
Ma quella sorella che abbraccia quell'enorme fratello nudo sono emozioni vere (come non ripensare alla sorellina di Piove?).
E quel "Tu non sai niente Mamma" è molto interessante perchè è una possibile spia della risoluzione finale, ovvero di come in realtà tutte le cose di quella famiglia siano andate in un modo diverso da come se le è raccontate Anna.
Ma, ovviamente, ci torneremo poi.

Intanto continuiamo a vedere spirali (ad esempio il tubo lasciato in terra da Walter o un segnale dentro l'ospedale) e questo dannato Patto col Diavolo è sempre più strano, sempre più "ballerino" (ad esempio passano 20 anni tra la morte del padre e la possibile morte di madre e figlia (moglie di Tobia e figlioletta) come "ricompensa" al Diavolo per aver salvato la famiglia dell'incidente.
Qualcosa scricchiola, eppure lo spettatore è ancora lì in questa cornice soprannaturale e trascendentale che sembra portare ineluttabilmente alla fine di una spirale, ad una risoluzione terribile, nel male o nel male.
Prima di arrivare al finale e - finalmente! - alla mia interpretazione di tutto fermiamoci un attimo ad analizzare aspetti più "esterni" alla narrazione.
L'Estranea è un film eccellente sotto ogni aspetto.
Colonna sonora magnifica, rumori ancora più magnifici (il film ha un sonoro incredibile, inquietante), atmosfere impressionanti in più di una scena per le quali io più volte mi sono ritrovato in forte disagio, come nei più grandi horror.
La regia - ma ormai con Strippoli lo sappiamo - è di altissimo livello, visivamente i suoi film sono bellissimi da vedere, con location suggestive, fotografia superba e una capacità tecnica (spazi, luci, musica, inquadrature, personaggi) nel creare "cupezza" sempre e ovunque, anche nelle scene en plein air.
E gli attori? Splendidi, tutti.
Come accade spesso nel "vero" cinema italiano, quello che molti non guardano.
I duetti tra Trinca e Bruni Tedeschi sono eccezionali, e alla luce della rivelazione finale diventano ancora più belli e riusciti (questo è un film che secondo me va visto almeno due volte, rivedere molte scene "sapendo" dovrebbe essere stimolante da morire).
Per  non parlare di Giannini, di tutti i ragazzi giovani, dell'attrice che interpreta Alice, tutti superbi.
Quindi abbiamo tutto, scrittura, regia, attori, comparto tecnico, colonna sonora.

E' il momento quindi di andare al "cuore" dell'Estranea, al suo significato, alla sua possibile interpretazione.
Ah, fino ad adesso non ho nemmeno parlato di tematiche, vero, tanto sono sicuro confluiranno in questo mio discorso finale.

CAPITOLO 3 : IL FINALE, LA FOTO E L'INTERPRETAZIONE DI TUTTO



Su Roma e forse sul mondo intero sembra arrivata l'Apocalisse.
Il cielo si apre letteralmente in due, piove così tanto che l'allagamento della città raggiunge i piani alti.
Il mondo, forse, sta per scomparire, a mò di Diluvio Universale.
E noi sappiamo perchè, sappiamo che deriva dal fatto che bisogna tornare a quella gamba spezzata, lasciare che venga amputata cosicchè l'incredibile spirale che ne è derivata possa fermarsi.
Tra l'altro è bellissimo notare come tutti e 3 i film "da solista" di Strippoli finiscano con una specie di Apocalisse, quelle poi di Piove e L'Estranea quasi identiche (vediamo anche i rubinetti che iniziano a buttar fuori liquami neri, come in Piove).

Eppure neanche davanti a tutto questo, per giunta dopo aver sentito la madre raccontarle tutte quelle cose, Alice sembra crederci.
"E' stato solo un incidente! E Tobia ha solo cominciato a mangiare per stress post traumatico" dice a sua madre e uno spettatore - come me - ormai completamente convinto dal lato paranormale della vicenda quasi si innervosisce con questa povera e magnifica ragazza che ancora adesso, davanti quelle evidenze, continua a negare.
Poco prima c'era stato l'ultimo incontro con L'Estranea, l'ultimo do ut des, questo se possibile più potente e misterioso degli altri (con questo notevole artificio narrativo della valigia, cosa conterrà?).

Arriviamo alla fine, la madre tenta di sedare la figlia per amputarle la gamba, la figlia riuscirà a reagire ed ucciderla, prima di addormentarsi sedata dalla siringa.
Poco prima c'era stata una sequenza bellissima ma, per me, l'unico errore narrativo nel film.
Ovvero quel ripercorrere della figlia tutti i luoghi protagonisti del racconto della madre.
Con tutti i protagonisti fermi come manichini.
Funziona alla grande, vero, ma porta Alice in una dimensione trascendentale che non le appartiene, lei e la sua razionalità, lei e la sua verità "cruda".
E' come se con questo espediente anche lei finisca nel trascendente della madre, forse per portare lo spettatore ancora più fuori strada ma in modo leggermente furbo e unfair.
Fatto sta che anche quando L'Estranea sbaglia lo fa in modo bellissimo.

Anna muore, Alice si sveglia nel sole, la casa è distrutta dalla loro lite ma per nulla allagata.
Poi si avvicina alla foto, la rialza e...
E abbiamo un colpo di scena di 10 soli secondi che va di diritto tra le risoluzioni filmiche più belle degli anni 2000.
Il film si ribalta, con una sola foto.
E riesce nel miracolo di non perdere coerenza.
Perchè già era super coerente prima (seppur in una veste sovrannaturale), ora si ribalta e tutto torna lo stesso, anzi, torna meglio di prima.
D'ora in poi quello che scriverò è frutto di mia interpretazione e dei miei compagni di visione, alcune cose sono sicuramente giuste, altre rimangono supposizioni.
Partiamo.



La foto mostra il volto della Bruni Tedeschi al posto di quello della Trinca.
E sì, senza tanti voli pindarici, la madre della famiglia Colonna è la Bruni Tedeschi, ha veramente quel volto.
Paradossalmente "l'estranea" è la Trinca, è lei la parte "immaginaria" di Anna.
Questo film racconta infatti secondo me il non plus ultra del narcisismo e dell'egocentrismo (so che tecnicamente sono due cose diverse ma io le fondo in questo personaggio).
Intanto la bellissima Trinca è come si vede Anna, innamorata di sè stessa.
Non è un caso che appena entrata in casa della figlia sia lei ad abbassare la foto, perchè non sopporta la sua vera immagine.
E ora capiamo tutte le scene in cui le due amoreggiano, si sfiorano, si baciano, non è nient'altro che Narciso che flirta con la sua immagine riflessa.
Sì, c'è anche un significato più torbido, ovvero l'amoreggiare con la nostra parte più oscura, essere innamorati di lei, non riuscire a farne a meno.
Ma credo che Narciso sia ancora più pertinente.
E questo perchè il film racconta di una donna così innamorata di sè stessa, così egocentrica, così tanto capace di mettersi al centro dell'Universo, per cui tutto quello che è accaduto nella propria vita ha una sola causa, lei.
E una sola salvezza, lei.
E' un "egocentrismo bipolare", stranissimo, quello per cui si ha costantemente il senso di colpa per avere causato tutti i mali del mondo e al tempo stesso sentirsi Dio perchè è solo lei che può rimediare, che può salvare tutti.
Le cose che accadono nel mondo accadono per un unico motivo, perchè lei esiste, Anna, e la cosa è portata talmente all'estremo che è convinta che l'intero Mondo finirà per causa sua (l'Alluvione) e solo lei, ancora una volta, potrà salvarlo.

E ora, finalmente, possiamo rileggere tutto il film.
Anna è ossessionata dal suo status sociale e dal dover indirizzare il futuro di sua figlia (nella recitazione).
Come del resto anche Walter, nella parte maschile della famiglia, fa lo stesso con Tobia (quel "fallo entrare!" detto all'allenatore riferito al figlio obeso mette i brividi).
Il giorno del ricevimento finalmente tutte le aspettative di Anna trovano il loro punto di partenza, la figlia andrà in tv in una pubblicità.
Ma avviene la tragedia del cane.
"E' così che è arrivata lei" dirà - riferendosi a questo momento - Anna alla figlia Alice adulta.
E credo che questa frase sia sincera, probabilmente Anna, pur con tutti i suoi difetti, non aveva mai manifestato squilibri psichici fino a quel momento.
Ma vedere la gamba spezzata della figlia proprio un'ora dopo aver iniziato a sognare per lei (ricordiamo che era il SUO sogno, non quello di Alice) "spezza" anche la mente di Anna, che si divide in due.
Da quel momento accadranno molte cose, la gamba verrà salvata, il figlio diventerà obeso, poi rischierà di morire, poi si salverà, poi Walter morirà in un incidente, poi molti anni dopo rischieranno di morire anche la nipote e la nuora, ma tutto questo accade semplicemente perchè... accade.
Non c'è mai stato un Patto col Diavolo, non c'è mai stato un intervento sovrannaturale, semplicemente le cose sono accadute.
Ma Anna rileggendo la sua vita si racconta che tutto è accaduto per causa sua, nel male e nel bene.
Probabilmente i dialoghi che vediamo tra la Trinca e la Bruni Tedeschi non erano nemmeno monologhi deliranti che accadevano veramente in quegli istanti (altrimenti dovrebbe pensare che Anna sia comunque una sensitiva, visto che avrebbe "saputo" -ad esempio - che Tobia dal giorno dopo avrebbe cominciato a mangiare in modo incontrollato) ma sono solo ricostruzioni "a posteriori" degli eventi più importanti della propria vita.
E invece la gamba l'avevano salvata i medici, e invece Tobia aveva cominciato il suo disturbo alimentare sia per lo shock terribile vissuto con la sorella sia per quella educazione impossibile impartita dai suoi genitori, un'educazione in cui non essere vincenti non era un'opzione.
Due genitori che scelgono tutto per i propri figli, che trasferiscono su di essi tutto quello che avrebbero voluto per loro.
"Ti faccio diventare come voglio io, o come io avrei voluto diventare"
L'immagine è importantissima, non va sporcata, e infatti il dialogo "assurdo" nel quale la Trinca accetta l'ennesimo Patto (quello di far morire altre due persone in cambio dell'immagine "pulita" di Walter) ora a posteriori ci sembra ancora più assurdo.
E invece, semplicemente, Walter era morto, aveva davvero causato involontariamente la possibile morte di altre due persone ed Anna, nel suo malato egocentrismo, stava lì a pensare all'etichetta, a salvare l'onore della famiglia.
Eravamo poi nel 2006 e quel Patto si compirà solo nel 2026, 20 anni dopo.
Solo questo ci doveva far capire che qualcosa non tornava, immaginarsi un Diavolo che come prima ricompensa vuole "solo" che un bimbo ingrassi e che per prendersi invece l'ultima aspetta 20 anni non aveva alcun senso.
Ma lo capiamo solo ora.

Tutto è stato sempre reale, semplicemente siamo davanti ad un personaggio che, se già "malato" di suo (nel gestire i figli e la propria vita) con quella gamba spezzata è entrato in un vortice (come quello delle nuvole), in una spirale (la vediamo una decina di volte) dalla quale era ormai impossibile uscire.
Quella gamba spezzata ha spezzato i sogni di Anna, non di Alice, e gli ha fatto raccontare tutti i fatti (tragici) della sua vita come una conseguenza di quel momento.
Anna aveva perso il controllo della situazione, di quella vita fino a quel giorno andata avanti su due binari costruiti con egoismo giorno per giorno insieme a Walter e poi deragliata per sempre, con il figlio che diventa obeso, Alice che non vuole recitare ed è pure lesbica, il marito che fallisce e poi si uccide.
Intendiamoci, Anna non è un puro villain, non è un mostro, anzi, ha dei lati tragici come pochi.
Ha un amore sconfinato per i figli, anche se "svolto" in maniera completamente sbagliata.
E ha vissuto una vita con 4 tragedie incredibili, alle quali ha disperatamente cercato di dare una lettura sovrannaturale, però riferita a sè stessa.
Ed è quei il capolavoro di scrittura del film, in questa declinazione da brividi dell'egocentrismo, così sovrannaturale e quasi messianica.
E anche tutti i "Prendi me!" che diceva alla Bruni Tedeschi sono soltanto dei "falsi" atti di eroismo, un cercare di sentirsi martire per dei fatti, però, che in realtà erano già avvenuti e che non potevano essere modificati.

 Roma si risveglia col cinguettio degli uccelli.
C'è stato un temporale fortissimo sì (e questo Anna lo sapeva, per quello ha scelto quel giorno) ma nessuna Apocalisse.
Resta una figlia che ha ucciso sua madre dopo averla sentita delirare per tutta la notte.
Una figlia lucida, stoica, meravigliosa, che sin da piccola ha cercato di portare razionalità e forza in quella famiglia.
La casa è distrutta, probabilmente anche la sua stessa vita lo è, senza che ne abbia alcuna colpa.
Una foto viene rialzata.
In quegli istanti finisce di compiersi un film meraviglioso.

9
 

14.9.26

Raduno 2026, me tocca dì qualcosa per forza.


Ho appena riaccompagnato le ultime due persone al treno, il raduno è ufficialmente finito. E' stato forse, tra 14, quello più difficile da organizzare, sia per la nuova formula sia per l'incredibile serie di problemi che ho dovuto affrontare.

Io sono troppo stanco per capire ma tutti mi hanno detto quanto sia stato bello.

Mi fido.

E capirò, forse, da domani.

Oggi c'è la stanchezza, il sonno, e il tempo da occupare stancamente per riprendersi. E, soprattutto, il tempo di ringraziare.

In assoluto ordine cronologico, convinto di dimenticare qualcuno, magari anche qualcuno dei più importanti.

Ma tanto per fortuna i post si possono modificare ;)


Ringrazio la famiglia di Pippo - Pippo stesso, Agnese, Emma - per il pranzo, una scelta rivelatasi super vincente per qualità, "divertimento" e fruizione. Una di quelle cose "mai più senza" nel futuro.

Ne approfitto, a mò di spin off, per ringraziare Pippo, praticamente insieme ad Antonio (persona incredibile che aiuta senza chiedere nulla) l'artefice di ogni cosa avete trovato in agriturismo, dagli appartamenti ai tavoli, dal bar costruito a mano alle luci, tutto. Devastante. E, sempre riguardo la manovalanza, sempre decisivo anche Jacopo, sia per il proiettore che per i tavoli... Ringrazio Noe e Isabella per lo straordinario lavoro per il bar, un primo assaggio di lavoro con rischio (comprare cose da soli accettando qualsiasi scenario successivo), compito che hanno affrontato con ancora più impegno di quello che serviva (vederli cucinare nei due giorni precedenti SETTE torte una diversa dall'altra per 5 ore al giorno è stato commovente). Ringrazio Chicco e i suoi cocktail. Chicco, ti sei dimostrato ancora una volta una delle meglio persone che il nostro paese ha generato negli ultimi 40 anni, la tua "esultanza" quando hai capito di essere andato pari con le spese, per poter da lì in poi offrire molti spritz gratis, fa capire chi sei, ancora una volta. Ringrazio Tommaso perchè è riuscito nell'incredibile e impossibile compito di realizzare un quiz "Klaverna-Style" (ovvero come negli ultimi 3 anni) senza poter avere buio e immagini. Non so come ha fatto, io per due mesi mi sono chiesto come potesse oscurare lo schermo per poi scoprire che...non serviva. Il prossimo anno rivogliamo però tutte le immagini, troveremo un modo. Ringrazio Marco sia per aver co-condotto il quiz con Klaverna che preparato TUTTE le domande, a suo modo di dire "facilissime" anche se 40 persone ne hanno sapute il 20%. Però, Marco, guarda Porco Rosso. Ringrazio Andreina, Guido e il vulcano Viciani per averci regalato uno spazio culturale, facendoci quasi sentire colti e intelligenti. E se tornerò alla lettura prometto che a sto punto lo farò con il tuo libro, Andreina. Ringrazio Romina, la su mamma, Marta, la su mamma, Carmela, Antonio ed Elena per tutta la cena, cena di cui per una volta ho assaggiato qualcosa anche io. Anche qui il lavoro e la passione che ci sono dentro sono altissimi, ma so che chi viene lo capisce. Ringrazio Noe, Isa e Ieio per aver tentato questo esperimento di musica "post-tutto", ma come in ogni "post-tutto" la gente ci arriva distrutta, troveremo anche qui un modo nell'anno prossimo per poter fare questo spazio in un modo più performante (magari quando ancora siete svegli). Me toccà ringrazià anche Roberto che fino alle 2.45 (mortacci sua) ci ha deliziato con le sue incredibili sculture di palloncini. Sei un fenomeno Roberto, anche se sarei voluto andare a casa un'ora e mezzo prima. Ringrazio la mi mamma pe esse la mi mamma, per tutti i soldi che butta pe ste cose, per la giovinezza che trasmette, per la pazzia e per i cappellini che dovrò tenere in casa per i prossimi 20 anni. Il prossimo anno famo le shopper, meglio. Ringrazio il mi babbo per essere sempre un ricordo fortificante, uno sprone. E poi vorrei ringraziare una persona che per decenni mi ha spesso odiato, demoralizzato, abbattuto, umiliato, messo i bastoni sulle ruote a qualsiasi sogno. E però anche una persona che negli ultimi anni, specie negli ultimi mesi, ha invece cominciato a volermi bene, a tirarmi su, a farmi star sereno, innamorato della vita e voglioso di far cose. Quella persona sono io e dopo 10 anni e 14 raduni forse un minimo di grazie devo dirglielo. Non lo nascondo, 9 mesi fa in un lettino mi hanno detto una cosa lì per lì terribile (anzi, due cose). In quei 10 minuti di tentativo (poi non riuscito) di sommergere una disperazione definitiva, in quei 10 minuti di occhi chiusi e lacrimanti, ho pensato a tutto quello che avrei perso. E, ricordo, di aver pensato anche al raduno, a voi. Poi i medici e soprattutto Emanuela - che fu e sarà anche nei mesi successivi il mio angelo custode - mi hanno tranquillizzato, e la disperazione è sparita di colpo. Ma in quei 10 minuti di paura perfetta e inscalfibile(che poi torneranno soltanto nei 5 minuti del buio in sala...operatoria, prima di essere addormentato), ecco, ho pensato anche al raduno. Quindi non posso chiudere questo post se non con i veri protagonisti del raduno, voi. Senza i quali, ovviamente, niente esisterebbe, io me ne starei quel week end di settembre a incazzarmi per il fantacalcio, vedere un film a casa e preparare un'amatriciana. E invece da 10 anni mi imbarco in questa avventura allucinante che più energie toglie più vita ti regala. Sono energie che ti togli volutamente, proprio perchè sai che noterai ancora di più i benefici che portano. Un pò come creare apposta il buio in sala, premere l'interruttore, per poter godere ancora meglio delle luci che ci sono nella stanza. E quelle luci sono accecanti. E siete voi. Anzi, siamo noi.

2.8.26

Quattordicesimo Raduno Il Buio in Sala (11-13 settembre) - LO STORICO RADUNO DEL DECENNALE (con una grossa novità) - PERUGIA, PACIANO




Come sempre ad inizio Agosto ecco che arriva il post del Raduno.
Non so come sia possibile ma è successo, siamo arrivati al Decennale (incredibile).
Questi 10 anni sono stati pazzeschi, 13 Raduni (perchè a volte ne abbiamo fatti due in un anno) uno più bello dell'altro, tutti riusciti, tutti splendidi.
Grazie ai Raduni ho trovato alcuni dei miei più grandi amici, provato tante emozioni, vissuto amori, avuto momenti difficili (pochi) e tantissimi entusiasmanti.
E siccome questo raduno dei 10 ANNI è, a suo modo, speciale abbiamo deciso di provare una grande novità (il sabato), la leggerete qua sotto.


QUANDO


Il raduno si svolgerà da Venerdì 11 a Domenica 13 settembre 2026


DOVE

Il raduno si svolgerà tra Perugia (venerdì e domenica) e l'Agriturimo Borgo Elenetta a Paciano (sabato).


COSA


VENERDI'

Per chi sarà già arrivato a pranzo (di solito 3/4 persone) si mangia qualcosa insieme molto easy e se fanno due chiacchiere.
Il pomeriggio, come sempre, è abbastanza libero, si può visitare Perugia oppure, chi starà in agriturismo, goderselo :)

La sera possiamo dire che inizia ufficialmente il raduno.
 Ormai da 5-6 anni ci siamo abituati ad andare in sala al cinema, ovviamente in base a quello che ci sarà in programmazione quei giorni.
Si cena insieme cercando di restare sotto i 10 euro e poi si va in sala.
Nel remotissimo caso che non ci sia nemmeno UN film da vedere (ma tra 4 cinema in centro e 2 multisala è davvero difficile) capirò i giorni precedenti che fare.

SABATO

Ed ecco, dopo 13 edizioni, la grandissima novità di quest'anno.
Nei 9 anni precedenti abbiamo sempre pranzato a Perugia, poi abbiamo lasciato pomeriggi liberi e poi la sera siamo andati alla serata clou, quella che in qualche modo è mezzo raduno.

Quest'anno, invece, staremo TUTTO il giorno insieme.
Andremo all'Agriturismo sin dalla tarda mattinata, pranzeremo lì, e andremo avanti fino a notte.
Un cambiamento radicale che:

1 Ci permette di stare molto più tempo insieme (e con la luce del giorno) dando anche la possibilità alle persone che vengono solo il sabato di conoscere le altre con più tempo.

2 Ci permette il pomeriggio di fare tutte le attività che vogliamo  (presenteremo un libro, forse avremo dei disegnatori, forse della musica).

3 Potremo fare le due attività principali, IL MEGA QUIZ e IL FILM, con assoluta calma, uno il tardo pomeriggio e l'altro la sera. Così da non arrivare sfiniti oltre mezzanotte con il quiz.

Il pranzo sarà gestito da noi, probabilmente pizza in forno a legna (sotto 10 euro).

 Dalle 20 in poi, invece, la ormai famosissima Megacena, a volontà come tutti gli anni con una decina di portate (antipasti, verdure, pasta, zuppe, cinghiale, carne alla griglia e altro).

Ci sarà poi, come dicevo il mega quiz di cinema a squadre nella magnifica versione inventata due anni da mio fratello (per chi non l'ha mai vissuto non svelo niente). Questo lo faremo nel tardo pomeriggio.

Dopo cena, ovviamente, il film.
Sono quasi sempre riuscito a portare un film con regista, quest'anno ne ho individuato uno splendido, speriamo di farcela.
In ogni caso ne vedremo uno, tranquilli :)
Non so se poco prima del film o poco prima di cena vedremo anche un corto horror vincitore di numerosi premi (registi presenti).

Come dicevo nel pomeriggio sto cercando di inserire anche altri piccoli avvenimenti.
E, credo, organizzeremo un piccolo bar nella piscina.


L'intero evento, ovvero tutta la giornata insieme, il Quiz, la visione del corto, quella del film, l'utilizzo per chi vuole della piscina e l'intera Megacena verranno 20 euro (poi come al solito se qualcuno ci vuole dare 1 euro in più per aiutarci ringraziamo a prescindere :)  )





DOMENICA

Pranzo tutti insieme con i reduci rimasti, da decidersi dove

DOVE ALLOGGIARE

Due possibilità

AGRITURISMO BORGO ELENETTA A PACIANO

(che è anche la location della giornata di sabato)

ATTENZIONE!!!
Al momento della pubblicazione del post ho solo 2 posti liberi qua.





HOTEL SIGNA A PERUGIA (centro)

Come sempre avremo anche il Signa nel centro storico di Perugia, con i suoi prezzi convenzionati.
Dico già che le camere singole sono esaurite.

Sta a voi capire (magari parlando con me) dove vi fa più comodo stare, dipende anche se avete macchina o no, se domenica mattina avete treni a Perugia e via dicendo.

In ogni caso contattatemi perchè ho anche altre soluzioni!

In ogni caso persone stupende, cibo ottimo, cinema, bellissimi posti, vi aspetto!


GRAZIE

21.6.26

Recensione: "Le Bambine"

 

Torno a scrivere dopo un anno e 4 mesi una recensione "seria" (in mezzo c'è stata solo la recensione comica de La Mummia) e lo faccio con uno splendido film italiano adesso nelle sale (per ora poche, troppo poche).
Un film scritto e diretto da due sorelle, ambientato a fine anni 90, che racconta di infanzia, di adulti sbagliati, di responsabilità, di tenerezza, di scoperta, di repressione, di amore e disamore.
Un film piccolo e tenerissimo che vi darà sensazioni bellissime anche quando (e lo fa spesso) ha dentro tematiche e scene molto forti.
Un'opera coraggiosa, dall'anima drammatica anche se mascherata dalla magia dei suoi personaggi (amabilissimi), da una regia pop e "pazza", da un'atmosfera spesso spensierata e magica.
Vi auguro di viverlo come l'ho vissuto io perchè, se accadrà, non si staccherà più da voi.


PRESENTI SPOILER

  Una zanzara svolazza in una stanza, con quel suo insopportabile ronzio che, più si avvicina al suo obiettivo - NOI - più si fa forte.
La vediamo in soggettiva prima perlustrare e poi fiondarsi verso una delle nostre future protagonista, Eva, donna tutta sbagliata, madre tutta sbagliata che, con un battito di mani, porrà fine alla sua odiosa vita (quella della zanzara dico, anche se questa frase potremmo riciclarla pari pari in futuro con diverso significato).
"Donna tutta sbagliata" e "madre tutta sbagliata" ho scritto, già.

Questo perchè così penseranno quelli dal pensiero netto e facile, quelli che non vedono oltre o dentro le cose.
In realtà Eva, personaggio praticamente identico a quello di Halley in Florida Project (ma i due film, quello e questo, fanno l'amore continuamente), è semplicemente una ragazza-madre piena di problemi, dipendenze e incapacità di amare e accudire, forse figlie di mancanza d'amore e d'accudimento pregresso.
Potremmo considerarla un personaggio che alla fine è paradigma di quasi tutti gli altri, ovvero esseri umani pieni di difetti, problemi, vizi ed egoismi ma, e qui sta la magia principale di questo splendido film italiano, comunque esseri umani che lo spettatore porterà con sè, amerà, capirà, accudirà, perchè i primi che li hanno amati, capiti e accuditi sono coloro che li hanno scritti, le due sorelle Bertani registe e la terza sceneggiatrice, Maria Sole Limodio.
Come ho già detto a quest'ultima in privato queste sono le sensazioni che di solito mi danno Sean Baker (per me riferimento principale), Dolan e P.T.Anderson, ovvero quei registi che - qualsiasi personaggio scrivono - percepisci da 16 km lontano quanto loro, scrivendoli, li hanno amati e, di conseguenza, quanto questo accadrà anche a noi.

Le Bambine è un grande piccolo film perchè è una continua madeleine, ogni frase, ogni oggetto, ogni azione, ogni paura, ogni speranza nel momento stesso in cui te li vedi, tipo Ego in Ratatouille, ripensi a quando quella frase l'hai pronunciata, a quando quell'oggetto l'hai maneggiato, a quando hai fatto quella stessa identica  cosa, a quando hai avuto quelle stesse speranze e stesse paure.

Siamo (circa) nel 96/97, epoca in cui la tecnologia stava, in nuce, promettendo tutto quello che sarà.
I primi cellulari, i primi giochi tecnologici (Tamogochi, Il Grillo Parlante), e la rumorosissima assenza di internet che faceva sì che i bambini non vedessero l'ora di fiondarsi fuori, a correre (parleremo di una corsa in particolare), a sbucciarsi le ginocchia, a saltare nelle pozzanghere.
A volte ho pensato che se c'è un gesto che divide l'età bambina da quella adulta, ecco, quello è proprio saltare nelle pozzanghere.
Tanto impossibile non farlo da bambini quanto quasi altrettanto impossibile avere il coraggio di farlo una volta cresciuti.
Quel magnifico gruppo dei Sigur Ros (che ai bambini affiderà quasi ogni loro videclip) forse questo lo sapeva, e ai salti sulle pozzanghere (il titolo proprio questo significa) dedicarono l'incredibile Hoppipolla.
Ora smettete di leggere e ascoltate.
Fa bene all'anima.



Ma l'assenza di internet aveva anche uno svantaggio, ovvero quello che ogni paura che ci inculcavano diventava per noi gigantesca, granitica, incontrovertibile.
E così mettere la cannuccia nel naso poteva far sì che aspirassimo il cervello, e così ogni tappeto era pieno di acari - minuscoli esserini che ci avrebbero mangiato - e così le droghe sembravano mostri ancora più grossi di quelli che, comunque, sono realmente (nel film si vede un cartone animato "educativo" di cui avevo visto un piccolo documentario su youtube, fece veramente scandalo).
Non potevamo controllare niente di quello che ci dicevano nè avevamo qualcuno che controllasse per noi.
Tutto poteva essere maledettamente vero e reale.

Però fermiamoci un attimo, perchè se continuo a parlare del "materiale" che c'è dentro il film rischio di perdere di vista il film stesso.
Ci torniamo poi sulle tematiche e le atmosfere.

Cos'è "Le Bambine" alla fine?
E' un film di straordinaria tenerezza che ha la grandissima capacità di metter dentro temi anche molto duri e drammatici senza mai, però, perderla quella tenerezza, quella leggerezza.
Può parlare di discriminazione, di disamore, di odio, persino di morte ma, facendolo, arriverà comunque a noi quasi sempre come carezza.
Le bambine dicono parolacce e ruttano? Una carezza.
Mette dentro personaggi oggettivamente insopportabili? Lo stesso, non ne avvertiremo la pesantezza ma al massimo il loro lato grottesco (in questo mi ha ricordato anche un certo Sorrentino).
E' un film che fa veramente di tutto per essere spigoloso, volgare, non accondiscendente con lo spettatore.
Ma lo stile, i personaggi, gli attori, la bellezza che trasuda continuamente, smussano tutto.

Pensiamo per esempio al sesso, quasi un trait d'union di tutti i personaggi, tutti.




Eva che fa sesso occasionale, mercenario, "sporco", solo per pagarsi la droga.
I genitori delle due sorelline che sembrano perennemente pronti a saltarsi addosso, un'intesa sessuale fatta anche di soli sguardi.
Il trans Carlino che in almeno due scene (quella del calippo e quella della fellatio interrotta dal barista) supera i limiti del buongusto dello spettatore medio.
E persino le bambine (e qui il film è tanto coraggioso, ma del resto è coraggioso in moltissime scelte) a soli 10 anni vengono comunque accostate al sesso, con Azzurra che correndo con il body sente una strana "aura" (per andare incontro ai ragazzi di oggi) che la pervade, e quell'aura altro non è che una prima sensazione di piacere fisico, sessuale, che attraversa il suo corpo (non sono una ragazza ma presumo che avvenga con lo sfregamento del body sulle parti intime).
Per non parlare di Marta, 9 anni, che cerca il pene dell'action figure.

Ogni singolo personaggio fa sesso, vuole sesso, prova la sensazione del sesso, eppure te, spettatore, manco te ne accorgi di quanto la tematica è presente (e, in almeno 3 dei 4 casi sopracitati, anche "scomoda") perchè sei lì, coccolato ed emozionato da un film che ti sembra leggerissimo senza che, ad analizzarlo a compartimenti stagni e non nel suo fluire, leggerissimo alla fine non lo è mai.
Anche perchè sei rapito dai personaggi, tutti iper caratterizzati, tutti "indimenticabili" (questo è uno di quei film che quando tra 10 anni ti parlano di un personaggio te lo ricordi, ne sono sicuro).

Di Eva abbiamo già detto nell'incipit (anche se ci sarebbe da scrivere un libro), delle bambine parleremo poi, vediamone qualcun altro.

La Nonna in Svizzera funziona. Funziona perchè è letteralmente opposta a sua figlia (Eva), funziona perchè perfetto archetipo di quelle anziane signore che, con i soldi, possono comprare tutto. Eppure - sarà che il film dà questa sensazione con tutti i personaggi - sembra una donna che alla figlia e alla nipote - sotto sotto - ci tiene davvero, ma che è, ormai, semplicemente imprigionata in uno status (e nel corrispettivo modus operandi di quello status) che la fanno così tanto diversa dai suoi affetti.
Ecco, se devo trovare un minuscolo difetto al film è non chiudere tutti tutti gli archi narrativi dei vari personaggi in modo perfetto, il suo è uno di questi.

I due gemelli "diversamente belli" (lo dico con empatia ragazzi) sono dei micro personaggi (intendo come tempo sullo schermo, compariranno 5 minuti in totale) che al tempo stesso sono sì tremendamente odiosi, ma che ci fanno anche una profonda tenerezza, con il loro autismo, l'esser segregati, il passare una vita-non vita fatta di maniacalità (il loro contare ogni cosa) e routine ossessive (meravigliosa la citazione del Signor Giancarlo e le sue amazzoni con figa, visto in loop).
Ammetto che vederli ridere alla fine davanti al rogo di Carlino mi ha fatto male ma, lo ripeto, fa parte del coraggio del film.
Curiosa la simbolica scena dell'ascensore quando, aiutati da Linda, escono finalmente fuori casa senza madre.
Curiosa perchè, per me, c'è un errore o di scrittura, o di montaggio o, semplicemente, di una scena di raccordo tagliata.
I 3 arrivano al piano terra ma il secondo dopo Linda è da sola.
Capita :)

Anche la famiglia dei vicini ha personaggi odiosi, eppure non li odi.
La vicina pettegola, perbenista, ipocrita, finta inclusiva, invadente, giudicante, narcisista, è davvero perfetta come personaggio, chissà quante ne abbiamo avute nella nostra vita di vicine di casa così.
Il marito alla fine è un pò come lei con la differenza che se ne sta più sulle sue, impegnato a pensare al cibo (splendido il soprannome "maritozzo").

Hanno una figlia adottiva, arrivata da qualche povero paese dell'Est.
Mi permetto un ritorno nella mia sfera personale.
Ho pensato che la figlia fosse ucraina e l'ho subito "abbinata" a Chernobyl.
Nei fine anni 80 molti orfani di Chernobyl venivano portati in Italia, al mio paesino avevamo addirittura due bambine. 
Erano identiche a lei, per questo ho avuto il flash.
Poi - ripensando che il film è ambientato a fine anni 90 - mi son detto che non c'entra niente, ma poco importa, per me lei è la ragazzina ucraina.
Una ragazzina completamente amputata della sua parte bambina, costretta a vivere secondo ridicoli precetti, privata di tutto dai genitori, nessuna spensieratezza, nessun gioco, nessuno sfogo.
Forse è l'unico personaggio che prova odio verso un altro (la madre) ma, direi, ne ha ben donde.

I genitori di Azzurra e Marta sono forse i personaggi più indecifrabili.
Lei, bellissima donna, eternamente indecisa sul suo futuro, con quella vocazione d'infermiera che se ne va a discapito di quella d'artista che poi se ne va a discapito di quella di infermiera.
E' una madre che permette letteralmente tutto alle proprie figlie (anche qui torniamo a Florida Project) e che si limita, giusto per sentirsi ogni tanto madre, a dare piccole regole alle quali crede poco anche lei. Perchè c'è lei davanti tutto, i suoi sogni, il suo desiderio di sesso col marito, i suoi hobby.
Il suo è personaggio tremendamente sfaccettato, percepisci che ama le sue figlie ma, al tempo stesso, è pronta in ogni momento a metterle in secondo piano, fino alla scena simbolicissima in cui "le vende" alla nonna di Linda (quelle bambole simboleggiano le proprie figlie, lei stessa lo disse), in cambio di apprezzamenti e soldi per la sua arte.
Sta con un uomo che non parla praticamente mai, sempre preso soltanto a fumare (sempre!) e ammiccare con lo sguardo.
Un "piacione" che non avrà evoluzione, misterioso, affascinante, particolarissimo.
Quei suoi cerchi di fumo durante i pasti è come se fossero le sue parole, parole piene di carisma, velata autorità, fascino.
Cerchi di fumo che attraversano la tavola ed è come se noi ne percepiamo la calma e inossidabile fermezza. E' un personaggio così scolpito nella sua caratterizzazione che ho immaginato possa venire - magari come tanti altri - dallo stesso passato di chi l'ha scritto.
 (io invece odiavo te babbo quando fumavi, sempre, come lui. Non ho mai provato quel fascino, quell'incanto. Ti voglio bene).

E poi c'è Carlino, il personaggio più grande (con Linda), quello più amabile, quello più commovente.
Un uomo (o una donna, o qualsiasi cosa si senta lui) con una empatia e una capacità d'amare straordinaria, un essere umano meraviglioso che anche quando - vedi la scena della volgare fellatio in un bar pubblico - ha comportamenti sicuramente discutibili comunque non viene "sporcato" ai nostri occhi. Uno di quei personaggi che per gli spettatori diventa "persona", che travalica lo schermo, che senti di volergli bene "davvero".
La scena in cui lo chiamano con disprezzo "frocio", quella malinconicissima con la vecchia madre abituata a rispondere a telefonate di approccio di bavosi e quella, ovviamente, del rogo, sono scene che mi hanno fatto male, ma non in quanto tali, ma per pura empatia con lui.
E quel vestirsi come Lady D, e farlo proprio il giorno che lui ha rischiato di morire, e farlo proprio il giorno in cui la vera Diana morirà, ecco, è una di quelle forzature di sceneggiatura che sì cazzo, la voglio, è perfetta, è simbolica, ci emoziona.



Che poi tanto "Le Bambine" non è mai solo puro realismo (in questo mi ha ricordato anche Pietro Marcello e il suo realismo magico), e quindi va bene tutto, qualsiasi cosa "magica".
Ma del resto magica era la scena del body, magico è il rapporto tra Eva e sua figlia (quasi stregonesco, un contatto trascendentale), magica è la scena (stupenda) in cui Eva racconta una favola alle bimbe in montaggio alternato con sua madre che fa la stessa cosa, magico il formarsi della locandina del film, con quel titolo - Le Bambine - che appare quando effettivamente le 3 bambine sono per la prima volta insieme, magica e fosca è la scena della discoteca con quella piramide umana (anche qui vidi un documentario su quell'usanza nei locali dell'epoca) che mette in cima Linda, magica è la scena della stessa Linda e delle sue stelline che provano a coprire lividi e dolore, magica la struggente, coraggiosa e devastante scena finale, quella della (possibile) morte di Eva, con quella sensazione "cosmica" che unisce le 3 generazioni della famiglia.

E così stiamo per arrivare alla fine, senza che poi, a pensarci, delle vere protagoniste del film, le bambine appunto, ne abbia mai parlato un granchè.
Perchè voglio lasciare loro il finale.
Finale di un film girato in maniera perfetta e virtuosa (non si contano le scene con intuizioni di regia), in un 4/3 di cui non so il significato ma che a me, anche se non l'avesse voluto, ha dato un po' quel senso "analogico" degli anni 90, con attori tutti tremendamente nella parte, con uno stile visivo di grande fascino, con una colonna sonora di incredibile varietà di stile (mi ha fatto piacere anche Ligabue...).
Un film di idee, una dietro l'altra (anche solo i titoli iniziali, per dire).
E ancora, alla rinfusa, la t shirt iniziale di Eva con Luca Carboni (il mio idolo adolescenziale, lì avevo già capito che "Le Bambine" sarebbe stato un mio film), il clacson della macchina usato come una specie di alfabeto Morse "uditivo", il racconto della morte del padre di Linda (sembra quasi preso da Big Fish), le chiamate alla radio per farsi mettere dei pezzi (ti ricordi mamma quando a 8 anni, nell'85, chiamammo la radio per farci mettere Noi ragazzi di oggi di Luis Miguel?), il trauma di vedere i propri genitori far sesso, il Grillo Parlante, Street Fighter, Paolo Fox, quanti stimoli, quanti.



E le 4 bambine.
La ragazzina ucraina che, quasi fosse sulle macerie di una guerra (come probabilmente è stata abituata ad essere)  mentre tutti sono scappati via se ne sta lì, serena, serafica.
E in soli 5 secondi abbiamo, contemporaneamente (incredibile) 3 simboli della fine dell'infanzia.
Il primo sangue mestruale che scende.
Una sigaretta che s'accende.
Il Tamagochi che viene lasciato morire (doppiamente simbolico, anche i suoi genitori l'unica cosa che facevano era darle da mangiare).
Tre istantanee in un secondo, quella bambina da adesso diventerà un'adulta.
Senza che, alla fine, bambina è stata mai potuta esserlo.

Allegra e Marta sono invece l'apoteosi dell'infanzia, quelle che possono far tutto, correre, saltare, fare avventure, fare le sceme, confondersi con gente più grande, scoprire le prime cose, giocare, divertirsi, tornare tardi, avere un'incredibile spensieratezza.

E poi c'è Linda, Linda che bambina non può permettersi di esserlo, che già a 8 anni deve essere la madre di sua madre, Linda che tiene la carta di credito della famiglia, che accudisce la madre, che ha una maturità incredibile, che sembra avere più carisma ed esperienza di tutti gli altri adulti del film (non a caso, forse, sarà in cima alla piramide in discoteca, lei è superiore a tutti).
Linda che non sa divertirsi non perchè questo non le viene permesso (la madre è completamente assente e potrebbe far tutto) ma perchè sente delle responsabilità talmente grandi che no, il divertimento, l'infanzia, non possono essere distrazioni da prendere in considerazione.

Tre tipi di infanzia diversissimi, la ragazza ucraina cui l'infanzia viene negata e tarpata, le due sorelline che la vivono a pieno, Linda che non può permettersi, per scelta sua di responsabilità, d'esser bambina.

E qui arriviamo al finale, talmente coraggioso da fare male.
Eva sta morendo, anzi, praticamente è già morta.
Ma riesce con l'ultime forze a "connettersi" alla figlia, in quella connessione "cosmica" in cui è coinvolta anche la nonna.
Linda la sente.
Linda che per la milionesima volta potrebbe andare a salvarla, forse la volta più importante, perchè quella veramente mortale.
Eppure le sue nuove amiche stanno correndo per andare a giocare.
Linda si ferma, la sua parte adulta la fa guardare indietro, dove c'è una bambina mai cresciuta che sta per morire, sua madre.
Aiutarla per la milionesima volta?
No.
Linda si gira dall'altra parte e corre con le amiche.
Un finale identico a Florida Project, 3 amiche che corrono (anche in quel caso 2 + 1 acquisita) verso la libertà, verso il divertimento, verso la spensieratezza, scappando dal mondo orribile degli adulti.
C'è un'unica differenza, nel film di Baker la meta era il magico castello della gigantesca Disneyland, qui il calcinculo di una fiera di periferia.
Eppure non c'è differenza.
Ci sono comunque tre bambine che rivendicano il diritto di essere tali, bambine.
Con un sorriso, con la gioia stampata nel volto.
Oppure no.
Oppure quella gioia ha un'immagine diversa.
Un suono diverso.
Un urlo di rabbia.

20.4.26

Recensione: "Lee Cronin - La Mummia" - Al Cinema 2026

 

Torno a scrivere una recensione dopo 14 mesi, probabilmente è un caso ma, come disse Califano, "non escludo il ritorno".
In realtà questa volta, a differenza di tutte le altre (ho visto almeno 40 film di cui avrei voluto parlare) sono riuscito a scrivere proprio perchè il film era ricchissimo di cose brutte e buffe.
Allora mi son detto "ma se provo a ripartire con una recensione "comica", spontanea e mezza in dialetto come facevo spesso?
Ho provato e, miracolo, le parole sono volate.
Se avete visto il film speriamo vi divertiate a leggere, se non l'avete visto ma tanto non volevate vederlo speriamo vi divertiate a leggere, se non l'avete visto ma volevate vederlo... speriamo vi divertiate a leggere e almeno non lo vedete.


 Allora, ce sta Mietta che rientra a casa e trova l'uccellino morto.
Sulla gabbia ce sta st'uccellino morto co na panza allucinante, lei capisce che è una Profezia de 3000 anni fa senza nemmeno pensà a un'ipotesi alternativa, tipo morte per abbuffata de semi.
Dice ai figli "state boni, non ve movete" e va disotto col marito.
Disotto c'è una mini Piramide, e na botola.
Dentro la botola se scende ancora più giù e c'è un sarcofago.
Mietta apre il sarcofago e a un certo punto bum, c'è una mezza esplosione e il marito resta lì impalato.
Non nel senso che non dice niente, impassibile, ma che dal contraccolpo finisce impalato su un gancio sul muro.
Tra l'altro, storia triste, aveva da pochi mesi scoperto una tresca della moglie, quel "trottolino" che aveva letto ripetutamente nel cel di lei in una chat co un certo "Amedeo Minghi" non lasciava dubbi, " questa me tradisce".
Ma tanto ormai è morto, quindi sticazzi.
Alla fine Mietta in 10 minuti ha perso entrambi gli uccelli de casa.

Mietta

Ce spostamo su n'altra casa e ce stanno Victoria e Midsommar.
I veri nomi non li ricordo quindi lei ormai è Victoria perchè era la protagonista de quel capolavoro de film (Victoria, appunto) e lui è Midsommar perchè era il fidanzato insopportabile de lei in Midsommar (lei che l'amava così tanto, lui che a malapena la considerava, che quasi la vedeva come un peso, in quel magnifico film sull'elaborazione del lutto, sul dolore, sul love bombing, sul bisogno di famiglia, su tante cose).
Victoria e Midsommar c'hanno 2 figli più n'altrA in arrivo (spoiler sul sesso), dentro la pancia de Victoria.
Qui accade un fatto minimo ma che, visto come va tutto il film dopo, è un turning point.
Victoria dice alla figlia de levà il cellulare perchè sono a tavola.
La figlia, che per ora è la figlia ma che poi chiameremo Mostriciattolo, lo leva, e da quel momento, come na magia, nel film non esisterà più la tecnologia.
Mai sti pori cristi che usano un cellulare, mai che guardano internet, in Egitto poi vedremo lavorà la polizia tipo sul Commodore 64. La spiegazione? Ve l'ho data, è quando Victoria dice che a pranzo non se deve usà il cel.
Avranno confuso "a pranzo" con "nel film".
Ah, Midsommar fa il reporter, non so se sta cosa tornerà in recensione ma io so uno preciso e ve lo dico.

La figlia gioca fori sul giardino.
A un certo punto arriva Mietta che glie offre il solito cioccolato (glieli aveva dati tipo 40 in 40 giorni e io me chiedo com'è possibile che una strega usa metodi da pedofila affermata quando poteva prende la figlia quando glie pareva) e poi, uguale a Biancaneve, glie dà na mela (come fosse più allettante della cioccolata), la figlia la morde, glie entra un insetto in bocca e Mietta la rapisce.
Midsommar non trova la figlia, capisce che gliel'hanno presa e allora diventa Uncharted e corre in mezzo a na tempesta de sabbia in mezzo a tutti i trabiccoli egiziani, ma niente da fa, Mietta e la figlia scompaiono.
Victoria e Midsommar vanno dalla Polizia egiziana dove faranno la conoscenza della Detective Emancipata più scarsa della filmografia recente.
Emancipata è uno spoiler perchè a quell'epoca c'ha ancora il turbante musulmano, poi 8 anni dopo, quando ha fatto carriera, non più.
E' una bella ragazza ma sempre super vestita, quindi non era conturbante manco quando era con turbante.
(ora avete capito perchè l'ho chiamato turbante, se non arrivavo alla battuta non ero contento).
Comunque questa per tutto il film praticamente non fa nulla.

8 anni dopo.
La famiglia ha lo stesso numero de figli, ma perchè una ormai è persa (quella rapita da Mietta), l'altra, nel frattempo, è nata e c'ha 8 anni.
La chiameremo Frida Kahlo, anzi, Fridakahlo tutt'attaccato, perchè c'ha il monociglio.

Lei deliziosa tutto il film


Ah, c'è anche la nonna, una simpatica signora spagnola che per 3/4 del tempo prega, l'altro quarto fa cazzate.

In Egitto, intanto, cade n'aereo (forse best scena del film).
Un fregno ("ragazzetto", in perugino) va a vedè il relitto e trova uno dei piloti morto CORRETTAMENTE a terra, mentre l'altro è infilzato su un ramo de n'albero.
Ora, questo ramo è perfettamente a 90 gradi col tronco dell'albero. L'areo cade o verticale o in diagonale.
Per nessuna legge fisica quell'omo pò esse stato infilzato in bocca a 90 gradi sull'albero.
A meno che a 4 metri da terra è saltato fori all'ultimo, proprio dritto al ramo.
Su sto aereo c'era un sarcofago (ce spiegano dopo in qualche modo perchè era lì e lo portavano via ma io non c'ho capito letteralmente una sega), aprono sto sarcofago e dentro c'è la figlia de Midsommar, avvolta dalle bende e brutta come la fame, infatti da ora è Mostriciattolo per noi.
La trattano come una bambina "normale" senza dicce com'è possibile che una figliola dentro un sarcofago e avvolta in delle bende sia ancora viva.
Alla famiglia glie dicono che la figlia "non sta bene", il più grande eufemismo della storia del cinema.
Glie dicono anche de evità rumori forti e scossoni e allora - ovviamente - Victoria e Midsommar, riportatala in Usa, ripensando alle parole dei medici ("mi raccomando, fate piano") la portano in camera facendo tutte le scale con la sedia a rotelle, 100 kg de roba e un busso enorme ogni scalino.
Ovviamente pensare de prendela in braccio era impossibile, evidentemente.

Tempo 5 minuti e Mostriciattolo prima dà na musata in faccia alla nonna (musata in perugino = testata), poi inizia a contorcese identica a L'Esorcista.
Poi scappa sul seminterrato e il babbo e la mamma la trovano rannicchiata a magnà un ragno de mezzo chilo.
Poi glie accorciano le unghie dai piedi, lunghe 40 cm, e per fallo a un certo punto glie levano la pelle de mezza gamba, scarnificandola.

Quindi questa è stata dentro un sarcofago coperta di bende, ha l'aspetto de un mostro, prende a capocciate la nonna, si contorce e quasi levita sul letto, magna le tarantole, glie strappano un metro de pelle e manco se lamenta ma EHI, è nostra figlia, stamole vicino e vedrai che se riprende.

Sul lembo de pelle (lembo stocazzo, è un metro de pelle) Midsommar vede delle scritte strane (praticamente se avete visto quel gran film de Autopsy ecco, identico), ovviamente va all'Università dove c'è il classico studioso de stocazzo e ovviamente il classico studioso de stocazzo tempo mezza giornata glie racconta tutta la rava e la fava su quelle scritte, non se sa come mai sti studiosi dei film fanno sempre il lavoro de n'anno in un paio d'ore.
Qui parte il pippone sulla storia del demone, pippone di cui ce se capisce il giusto (quasi niente) e quel giusto che se capisce la scena dopo l'hai già dimenticato.

Midsommar intanto vede che Mostriciattolo batte i denti in maniera forsennata, capisce che probabilmente non è pel freddo o per disturbi gastrointestinali e glie viene in mente che forse è Alfabeto Morse, Alfabeto che in famiglia studiavano da sempre, per gioco.
Quindi il babbo se appunta su un foglietto, a mò de puntini e trattini, tutte le dentate che fa la figlia (scena più fastidiosa del film insieme ad altre 2 che arriveranno), ovviamente stando ben lontano dai denti della stessa per evitare che poi l'Alfabeto Morse diventava Morse sia de nome che de fatto.

Qui accadono un paio de capolavori.
Il primo è che Midsommar va a ricercà in mezzo agli scatoloni de 8 anni prima l'opuscoletto con l'Alfabeto Morse che usavano. 
Bastava collegasse a Internet.
Ma lo sapete, la tecnologia è stata bandita dal film.

Poi vedemo che inizia a scrive le lettere corrispondenti a tutti i puntini e i trattini.
Finisce.
L'inquadratura se allarga e che vedemo?
Che ha scritto SEMPRE E SOLO "Leyla" (che è il nome dell'amichetta che la figlia preMostriciattolo aveva in Egitto, sticazzi).
Quindi vedemo su sto foglio 10 volte il nome Leyla.
Mi viene un ictus, mi chiedo perchè il babbo non si fosse fermato alla seconda ricorrenza del nome, toh, anche la terza glie abbono, ma per un metro de foglio ha continuato a scrive sempre la stessa cosa, corrispondente, ovviamente, agli stessi puntini e trattini.
Forse, avrà pensato, non conta che me sta a dì SOLO "Leyla" ma anche il numero delle volte che me l'ha detto.
Chissà come cazzo ragionano i reporter, non so un reporter e non lo so.

Telefona alla Detective Emancipata in Egitto e finalmente questa fa qualcosa.
Prima usa il Commodore 64 (siamo almeno nel 2020, citano Taylor Swift addirittura 8 anni prima) poi - non ho capito come - trova la casa de Mietta, va a casa de Mietta, spara a Mietta, trova la figlia de Mietta (Leyla, appunto), questa glie dà una VHS che non se sa perchè avevano seppellito vicino a un dirupo, quest'altra, la Detective Emancipata, vede la VHS e nella VHS ce sta Mietta che fa il rito per cui Mostriciattolo è diventato Mostriciattolo.
Anche se in reatà il contenuto della VHS la vedemo dopo, a casa de Midsommar e Victoria, ve cambia qualcosa?
Comunque il filmato nella VHS è IDENTICO a quello de Bring her back, mamma mia che film quello.

Allora, intanto Fridakahlo era stata attirata da Mostriciattolo vicino alla porta della camera.
Mostriciattolo da sotto la porta glie lecca i piedi e Fridakahlo inizia a levità.
Non ce fanno vedè come finisce la scena ma il risultato è che Fridakahlo dopo quella leccata diventa stronzissima, una Bad Mini Girl che dice anche alla maestra "Troia con la faccia di topo" senza sapè che Tricarico quasi 25 anni prima alla maestra glie aveva detto non solo una volta ma TRE volte "Puttana" (anzi, 6 col controcanto) dopo che questa glie aveva detto de scrive il tema sul papà e lui il papà l'aveva perso e aveva iniziato a piange su quel foglio bianco impossibile da riempire (me viè da piagne).
Insomma, Fridakahlo, hai ancora pastasciutta da mangiare.



Poi c'è la scena della morte della Nonna Spagnola, morte che i Bookmakers davano a 1.01 visto che questa è da inizio film che rompe il cazzo alla nipote, che glie prega vicino e che la stressa, secondo me l'ammazzava anche una bimba normale.
Bella scena comunque!
La Nonna Spagnola poi la magnano i coyote in computer grafica che stanno sotto (perchè viene defenestrata).

Arrivamo al funerale della Nonna Spagnola, il punto di non ritorno di un film senza senso, a tratti inaccettabile, cringe ma comunque, nel suo, pure piacevole.
E praticamente identico al film precedente de Cronin, il sequel "apocrifo" de La Casa. Quasi stessa trama, quasi stessa tematica, quasi stessi errori e stesso casino.

D'ora in poi lo sceneggiatore (lo stesso regista) che finora aveva scritto da cani finalmente cambia, ovvero smette de scrive da cani perchè, semplicemente, smette de scrive.
Semplicemente se sarà detto "da ora famo tutto casino, famo scoppià tutto".




Quindi a sto funerale succede che Fridakahlo se leva tutti i denti, poi prende la dentiera della nonna e azzanna uno degli ospiti.
Nel frattempo anche Mostriciattolo buca il soffitto (???) e scende giù a fa casino.
Poi anche la Nonna Spagnola torna in vita e chiederà un cunnilingus a Midsommar, il marito della figlia.
Ma la cosa incredibile è che la maggior parte de ste scene mostruose avvengono davanti ai convitati al funerale, tra cui altre due Nonne Spagnole.
Ma il giorno dopo NIENTE, la famiglia è in casa "tranquilla" che chiacchiera.
C'è stato un morto azzannato davanti 10 testimoni, una figlia mostro che ha camminato pel soffitto e altre delizie horror ma in quella casa la polizia, l'ambulanza e il prete (servivano tutti e 3) non sono arrivati.
Malgrado tutti quei testimoni, malgrado la presenza di 19 reati (compresi alcuni trascendentali).

Da qui in poi ragazzi io non ricordo nulla.
Ormai in casa ce sono più mostri che gente normale (Mostriciattolo, Fridakahlo, la Nonna Spagnola e il Fratello Anonimo e Inutile - mi sono accorto ora di non averlo mai nominato, quindi devo chiamarlo per forza così - sono tutti o mostri fatti e finiti o comunque posseduti momentaneamente, totale 4.
Di là, tra i normali ce sono Victoria, Midsommar e la Detective Emancipata, 3, quindi vincono i mostri che, tra l'altro, so anche più intelligenti dei 3 normali.
E boh, inizia un casino senza fine, uno fa a botte con uno, uno con l'altro, sangue, scorpioni in bocca, tracheotomie, un'esplosione de violenza completamente casuale che io, ve giuro, anche se ho visto il film ieri non me ricordo niente.

Solo che finisce che Midsommar, non se sa perchè, decide de prende il demone al posto della figlia, un sacrificio che vole elevà il film ma che non ha senso.
Ma la cosa dura poco perchè tempo pochi giorni scoprimo che Mietta è ancora viva, ferita in Ospedale (e senza Amedeo Minghi al capezzale) e questi quindi portano Midsommar a fa scambio con lei.
Ora, prima di concludere, voglio dire che io della storia dei passaggi de demone, della differenza tra il tenere i demoni chiusi e no, del perchè dopo il trasferimento alcuni tornano in vita e altri no, del perchè quelli dell'aereo portavano via il sarcofago e de tutta l'importanza de sto cazzo de sarcofago non c'ho capito niente.
Quindi se volevate risposte non le avrete.
Una domanda, però, ci ha lasciato il finale.
Midsommar è un mostro, viso completamente nero con varie sfumature di altri colori mostreschi.

Questo il dato:


Ma me dite come cazzo è possibile che un Mostro venga fatto passare a un check in in Usa, faccia 17 ore de volo insieme ad altri 200 passeggeri, fa n'altro controllo in Egitto e arriva in quell'Ospedale?
L'unica spiegazione che me viene in mente è questa:

"C'avemo un Mostro, è un problema?"

"Sì, lei non può imbarcarsi, mi dispiace, suo marito è diventato palesemente un Mostro e le nostre direttive non permettono viaggi con Mostri"

"Ma dovemo finì il film "Lee Cronin - The Mummy", cercate de capì, questo sul titolo c'ha messo anche il su nome, è fomentato ed esaltato, pensa che sta a fa un capolavoro, il film deve finì per forza e ve assicuro che quando lo vedrete sarete orgogliosi che voi Assistenti di Terra avete permesso che finisse, avete fatto un favore a milioni de spettatori"

"Ma Lee Cronin quello del sequel de La Casa?"

"Sì, lui, ha fatto sto film uguale a quello e deve finillo"

"Mamma mia, finitelo, ve prego, First Class per voi"

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