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1.4.21

Recensione: "Calls" - Le serie tv de Il Buio in Sala - Su Apple TV

 

Una minuscola serie tv capolavoro.
Due ore e mezza soltanto in cui non vedrete nessun attore, nessun luogo, niente.
Sentirete solo persone telefonarsi mentre sullo schermo appaiono delle onde radio, dei giochi grafici "emotivi" che renderanno ancora più pazzesca l'atmosfera.
Stanno succedendo cose incredibili e terribili nel mondo. Il tempo sembra collassato, al telefono il passato parla col futuro, la gente comincia a morire in modo mostruoso per delle ragioni che solo poi capiremo. Un fantascienza solo audio che nasconde dentro un significato talmente potente e bello che si fa davvero fatica a vederne la grandezza.
Una delle esperienze più coinvolgenti che io abbia mai fatto.

CONSIGLI DI VISIONE

1 Vedete tutta la serie in un'unica sessione. Oltre a non perdere l'atmosfera potrete trovare dei piccoli legami tra i vari episodi, legami che in visioni distanziate è quasi impossibile notare
2 Vedete la serie da soli o al massimo in due, deve essere un'esperienza immersiva
3 Vedetela, se potete, di notte o comunque al buio
4 Non cambiate episodio quando cominciano i titoli di coda, a volte ci sono cose inserite tra di essi
5 Il doppiaggio italiano è fantastico. Quindi, non essendoci attori, io quasi vi consiglio di sentirlo in italiano, ne resterete più coinvolti (se sono solo voci è normale che ascoltarle nella propria lingua dia un impatto più forte ed immediato) e potrete anche migliorare il vostro inglese, visto che sullo schermo vedrete le conversazioni in lingua originale

QUANDO COMINCIANO GLI SPOILER SARETE AVVERTITI NELLA RECENSIONE


 Sarebbe bello e credo anche interessante chiedersi se i film, le serie tv o il cinema in generale siano qualcosa che è già stato, qualcosa che è o qualcosa che, semplicemente, accade.
Qualcosa che è già stato, un prodotto fatto in precedenza da qualcuno e in cui poi, casualmente o no, finisce gente per vederlo e giudicarlo.
Qualcosa che è, ovvero qualcosa con cui comunque stabiliamo un rapporto di sincronismo temporale, nel senso quel film a prescindere da quando sia stato realizzato in quel momento è lì con noi, anche se "lui" è nel passato mentre il nostro giudizio sarà nel futuro.
Oppure semplicemente il cinema è qualcosa che accade, qualcosa che ha la sua massima espressione e senso di esistere solo nel tempo in cui le due vite, la nostra e la sua, si incrociano, solo in quel tempo sincronico.
Vedete, questi discorsi strambi hanno una doppia valenza nel parlare di questo capolavoro.
La prima ragione perchè la stessa serie è tutta giocata sul Tempo, su quello che accade o è già accaduto, sul futuro che parla al passato o il passato che parla al futuro, sulla compresenza di più temporalità.
Ma è anche importante perchè per giudicarlo io non me la sento di farlo con quello che Calls "è" nè con quello che Calls "è stato", ma solo nel modo in cui questa serie "mi è accaduta".
Per questo, per quanto conti, il mio voto è 10, perchè il tempo in cui io e Calls siamo esistiti insieme è stato magnifico, indimenticabile, perfetto.
Che poi, se ci pensate, la nostra stessa vita è spesso una brutale, spesso devastante, spesso impari, spesso non lucida, contrapposizione e scontro tra il giudicare cosa ci accade nel momento in cui ci accade, fare invece un'analisi del contesto in cui è accaduta o, peggio ancora, rileggerla giorni, mesi o anni dopo.
Quell'ora meravigliosa passata con la nostra ragazza, quei 60 minuti perfetti, devono restare quello che furono, 60 minuti perfetti, oppure è meglio e più giusto guardare anche fuori da quei 60 minuti, ad esempio a tutta la giornata?
O magari, una volta lasciati, ripensare molto tempo dopo a quei 60 minuti, a freddo, alla luce dei fatti poi successi?
Qual è la temporalità più "reale" delle cose? La vita sono milioni di attimi veri di per sè oppure una estenuante analisi a posteriori di tutto quello che ci è successo?
La risposta sembra difficile ma non lo è. La vita è entrambe le cose, la vita è tutto.
Ma io preferisco raccontare quelle due ore e mezzo di Calls per come mi sono accadute, preferisco pensare che quell'ora d'amore con la mia ragazza - a prescindere da tutto quello che accadrà dal minuto dopo - sia stata nè più e nè meno che quello che si è vissuto in quel momento.
La verità era lì.

Calls è una serie letteralmente geniale, mai vista (l'originale è francese ma Alvarez l'ha riscritta tutta, dall'inizio alla fine).
Una serie in cui non vedrete un singolo attore recitare. Non vedrete nemmeno location niente.


Tutto quello che avrete davanti ai vostri occhi sono le onde radio delle telefonate che ascolterete. Sembra banale e magari anche noioso, lo so. E invece anche la parte visiva de sta miniserie (2 ore e mezza) vi assicuro che è qualcosa di stupendo. Quelle onde radio diventeranno in qualche modo onde "emotive", onde che per forma, colore, traiettoria e ritmo richiameranno molte volte lo stato d'animo e situazionale delle voci che parlano. Le loro paure, le loro distanze, il loro rapporto, tutti diventerà uno psichedelico ed ipnotico incrociarsi di linee e curve. A volte si raggiungeranno dei picchi emotivi quasi più alti grazie a questa parte visiva che a quello che ascoltiamo.

Sono 9 episodi, durano massimo 18 minuti l'uno.
Non sono propriamente 9 telefonate perchè in ogni episodio sentiremo più telefonate e avremo sempre, come minimo, 3 interlocutori.
Però, ecco, non ci sarà mai un solo secondo di pausa, il ritmo è pazzesco, anzi, è uno dei motivi per cui Calls diventerà una serie coinvolgente come poche (immaginate di prendere i minuti più intensi e importanti di The Guilty e moltiplicarli per due ore e mezza).

Ma di cosa tratta Calls?
Stanno accadendo fatti strani, inquietanti, a volte mostruosi.
In questo senso la prima telefonata (che in realtà temporalmente è l'ultima, tanto che l'episodio si chiama The End) basta e avanza già da sola. 
In un quarto d'ora siete già lì, in apnea, inquietati, quasi terrorizzati per quello che state sentendo.
Un incipit straordinario.
Di base stiamo parlando di fantascienza, insomma, anche se sarà abusato il paragone, è come se stessimo assistendo a un "Ai confini della realtà" in versione audio o, se volete, a una specie di "Guerra dei Mondi" di Welles.
La differenza è che qui non c'è una radio, una voce che tutti ascoltano, qui succedono cose a noi stessi e le chiamate (verosimili come poche altre ne ho sentito) sono semplicemente quelle che avvengono tra persone semplici, unite da rapporti di amore, parentela, amicizia.
Non c'è quindi una Voce autoritaria, qualcuno che tesse le fila, ma l'incubo viene raccontato attraverso le nostre telefonate di tutti i giorni.

da qui inizierò a fare spoiler



Già dal primo episodio, come dicevo, saremo completamente catapultati in uno scenario apocalittico, inquietante, impossibile da decifrare.

21.12.20

Recensione: "Wolfwalkers" - Su Apple TV

 

Tomm Moore è un autore unico.
Per la terza volta su tre ci regala un film d'animazione che racconta la sua terra, l'Irlanda, e uno delle sue magnifiche leggende.
Un autore che porta nei nostri tempi il racconto orale, il folklore della sua terra, sempre attraverso storie tenerissime, emozionanti e di grande interesse.
Con il suo stile di disegno tradizionale inconfondibile, fatto di sbordature, prospettive impossibili, semplicità e immediatezza, Moore ci racconta la storia dell'amicizia tra una bambina e una wolfwalker, ovvero una creatura che da sveglia è umana e che dormendo diventa lupo.
Un cartone dalle mille tematiche e insegnamenti che, forse, ha come unico difetto una mancanza di coraggio, un portarci fino in fondo nel dolore che spesso affronta.
In ogni caso una piccola perla


Intanto scopro che anche Apple ha una sua tv on demand che produce anche film suoi originali.
Ok, sticazzi.

Tomm Moore...
Un grande ritorno di questo autore unico, quasi folle nella radicalità dei suoi progetti.
Moore è irlandese e deve avere un amore folle per la sua patria (del resto tutti mi dicono quanto sia straordinaria).
Ha scritto e diretto tre film d'animazione e tutti e 3 raccontano leggende irlandesi.
The Secret of Kells, La Canzone del Mare, Wolfwalker.
I viaggi di Moore sono viaggi nel folklore, straordinari pezzi di cultura che mischiano Storia e leggende, esseri umani e creature magiche.
E' incredibile, come dicevo, la radicalità di Moore, questo suo non uscire mai dai propri confini e dalla proprie tradizioni, questo voler raccontare al mondo del 2020 piccole e grandi storie che riguardano la tradizione popolare dell'Irlanda.
E, come se non bastasse, Moore usa un altro anacronismo, ovvero un'animazione artigianale, ancora basata quasi essenzialmente sul puro disegno. Le "tavole" di Moore sono inconfondibili, magnifiche, uno strano miscuglio di tratti netti ed altri grossolani, dettagli perfetti e prospettive impossibili, quasi fossero disegni infantili, a volte "sbagliati" ma che dimostrano invece una padronanza dell'arte pazzesca.
Ma del resto che l'animo di Moore sia quello di un bambino lo testimonia questo suo attaccamento alle fiabe popolari, tenerissime, e alla presenza di personaggi principali sempre bambini.

Wolfwalkers è un mezzo capolavoro, forse non intero per qualcosa di cui parlerò dopo.

Siamo nel 1650 in un villaggio irlandese.
Il padrone del villaggio, Lord Protector, vuole distruggere la magnifica foresta che circonda il villaggio per creare sempre più terra da coltivare. Nella foresta vivono decine e decine di lupi, vero spauracchio dei cittadini. Ma insieme ai lupi vivono anche delle creature magiche, le Wolfwalkers, esseri umani da svegli che diventano lupi dormendo. 
E che hanno il potere di comandare i veri lupi. 
Una bambina del luogo, Robin, farà amicizia con una piccola Wolfwalker. Il problema è che Robin è la proprio la figlia dell'uomo addetto a uccidere i lupi.

Come dicevo sopra le animazioni di Moore sono qualcosa di unico. Sembra che dentro ci siano 4-5 stili diversi. Prese una per una non sono animazioni straordinarie (anzi, Moore a volte gioca con dei contorni sbagliati, delle sbavature e delle prospettive assolutamente irreali, roba apparentemente da incapace) ma è straordinario l'insieme che creano, un vero stile, unico e inconfondibile.


Moore ama la semplicità anche perchè a lui, a differenza di altri animatori, interessa moltissimo anche la storia, la sceneggiatura, il racconto. E questo racconto deve arrivare in maniera immediata, con dei disegni quasi "simbolici" che non si prendano troppo la scena a discapito di altro.
Sono i disegni perfetti a simboleggiare l'oralità delle sue opere.