26.12.13

I Migliori film del 2013 ne Il Buio in Sala (15-11)

Per il "regolamento" vi rimando alla prima puntata.

Partiamo.

15 KILLER JOE  di William Friedkin


Film particolarissimo a metà tra una commedia nerissima e un drammatico che sfocia quasi nel thriller. Il personaggio di Joe è straordinario e la scena del pollo fritto indimenticabile. Il finale è devastante, 5 minuti di apnea e cuore che batte a mille.

14 NOI SIAMO INFINITO di Stephen Chbosky


Finalmente un film degli anni 2000 che sa raccontare una generazione come facevano quelli degli anni 80. Anche se, nemmeno a farlo apposta, la generazione raccontata è proprio degli anni 80. Un film che parla in un modo dannatamente credibile di cosa sia l'amicizia, il disagio, l'amore e, soprattutto, un film che insegna una cosa: la felicità va vissuta al momento, anche se non la si costruisce, anche se è destinata a finire, anche se effimera va goduta nel momento in cui ce l'abbiamo davanti.

13 ANOTHER EARTH di Mike Cahill


Piccolo film semplicemente geniale nel soggetto e che ha la forza di non esagerare mai e mantenere lo stesso soggetto, di matrice fantascientifica, sempre su basi solo e profondamente umane. Film sul senso di colpa, sul cercare di riparare a un errore, sul riscoprire sè stessi, sul sapere che forse c'è una seconda chance. E un secondo noi in una Terra identica alla nostra.


12 IL PASSATO di Asghar Fahradi



La conferma di uno dei maggiori registi viventi, uno che con questo, Una Separazione, About Elly e forse pure altro dimostra come si possa fare grande cinema quasi con niente, con una direzione degli attori che non ha pari in cinematografia, con un uso dei dialoghi pazzesco, con la sensazione che se ci deve essere un regista che deve raccontare la vita questo sarebbe forse Fahradi.

11 LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore



Avevo cominciato l'anno con lui e credo che questo lo penalizzi, la visione è molto lontana. Un film sublime, di un'eleganza pazzesca, un thriller con uno stile impressionante. E un Rush maestoso. Il problema è che cerca di essere così perfetto nel suo meccanismo che forse non riesce ad esserlo del tutto. Ma questo è grande cinema. Non solo italiano.



25.12.13

I migliori film del 2013 ne Il Buio in Sala (20-16)

Annata difficile, non solo per il blog, ma sempre meglio della passata nella quale non riuscii non solo a stilare alcuna classifica, ma nemmeno a dichiarare il film vincitore anche se, chi mi legge, sa che il premio va all'immenso Synecdoche New York.
Forse non riuscirò a buttar giù tutte le classifiche dell'anno di grazia 2011 (anno di grazia anche per il livello dei film) ma almeno quella dei migliori film credo sia d'obbligo.
Le regole che mi propongo.

QUESTA NON E' LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI FILM USCITI NEL 2013 MA DI QUELLI RECENSITI NEL BLOG QUEST'ANNO

con alcune limitazioni però

1 non valgono SECONDE VISIONI, ossia film che avevo visto in passato ma recensito solo quest'anno come, tra gli altri, gli immensi Tarnation e The Wrestler

2 non valgono vecchi film del passato più o meno recente, anche se visti per la prima volta e recensiti quest'anno. Penso a roba come La 25° Ora, Una pura formalità a altri. Vederli in una classifica 2013 è un pò anacronistico.

3 già che c'ero mi sono limitato ulteriormente prendendo in considerazione solo film usciti NEGLI ULTIMI 3 ANNI, 2011 in poi. A malincuore per pochissimo sono quindi usciti capolavori come L'uomo che verrà (che avrei inserito nei primi 10, forse 5) ma anche film di genere come Cold Fish o Noroi, Blood Story o piccole perle come Boy A.

4 non valgono,e questo è strano,i voti che ho messo. Questa classifica è molto ballerina, ogni giorno potrei cambiarla, un film al 20° posto potrebbe stare al 12° (non nei primi 5 però, non esageriamo), uno al 2° al 7° e così via. Per questo ho deciso di non vedere voti,di non pensare a nulla e di scrivere la mia classifica di oggi, che non sarebbe nemmeno quella di domani. Poca oggettività insomma. Come sempre.

5 ovviamente il titolo se cliccato rimanda alla recensione.

20 STOKER Di Park Chan Wook


Sono uno dei pochi Parkiani a non aver rinnegato il viaggio del maestro negli Stati Uniti. Solita eleganza pazzesca, solite atmosfere, struttura che, anche se non in modo palese, richiama tanto Old Boy. Una storia fosca, forse non perfetta ma più profonda di come è stata percepita.


19 DJANGO di Quentin Tarantino


Lo so, in molti blog e siti ha dominato, top five, top three, vincitore persino. Ma io, come ho scritto nella rece, considero Tarantino un regista troppo verticale che non sa raccontare. E non sa emozionare. Ma resta uno dei pochi registi che ti fa ancora rimaner sbalordito di come cavolo si può girare un film.


18 POLISSE di Maiween


Un film che senza nessun fronzolo racconta il terribile mondo della violenza sull'infanzia. Visto da una prospettiva particolare, quella degli agenti specializzati in questo ramo. Un film lucido, spietato, quasi neorealistico. Ma con un finale inaspettato che gli regala ancora maggior spessore.


17 E' STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì
Eccolo il primo film italiano in classifica ( ma ne verranno altri, alla facci di chi dice che il nostro cinema sia morto). Grottesco, ironico, decadente, neorealista, insomma tutto il meglio del grande Ciprì. Si arriva già conquistati fino alla fine ma è l'ultima scena che farà diventare questo ottimo film qualcosa di più. Scena incredibile, inaspettata, terribile. Di Servillo vabbeh, ne parleremo poi.


16 RUBY SPARKS di Jonathan Dayton e Valerie Faris


Credo il tentativo più riuscito di avvicinarsi alle atmosfere e alle tematiche di quel capolavoro che fu Se mi lasci ti cancello. In una commedia brillante, a tratti anche divertente si nascondono però tematiche pesantissime, su tutte quello della donna oggetto e burattino dell'uomo. La scena madre è violentissima a questo riguardo. Originale, intelligente, completo.


continua...

23.12.13

Recensione "Still Life"




presenti spoiler


Still Life, una vita ferma, senza vitalità, un'esistenza bloccata nella routine, nella ripetizione di gesti, parole e

riti, una vita ferma come la natura morta di un piatto in cui in maniera perfetta si distribuiscono una scatoletta di tonno e una fetta di pane tostato, un bicchiere e una mela, still life, che poi esser fermi non vuol dire essere morti, ma a volte è come se lo fosse in realtà.
Un'esistenza che a Saramago sarebbe piaciuto raccontare e forse l'aveva già fatto, in Tutti i nomi dove il suo Josè somiglia tanto a questo John May,  un piccolo uomo con un'esistenza piccola totalmente spesa nel suo piccolo lavoro in un piccolo posto.
I vivi di Jose sono i morti di John, i morti solitari che nessuno verrà a piangere, nessuno rimpiangerà, nessuno pregherà, sempre che pregare in questa vita così inafferrabile abbia davvero un senso.

Risultati immagini per still life pasolini

E così John sceglie da solo la musica per la chiesa, scrive da solo l'ultimo commiato partendo dal poco che hanno lasciato, una foto, un animale, un piccolo oggetto. John che prima di questo però tenta perdutamente di trovare qualcuno che a quel funerale ci venga, che non lasci dentro la chiesa solo lui e quella povera creatura distesa dentro la cassa.
E poi John perde il lavoro perchè come tutti gli artigiani lui che è l'artigiano del dolore da condividere non ha più un posto.
Ma rimane l'ultimo caso e John lo vuole portare a termine.
E piano piano il grigio della sua esistenza si colora pallidamente di tinte nuove, il rosso di una ragazza, la figlia del defunto, il giallo della pipì che fa sull'auto del capo come un giorno fece Billy sulla carne del pasticcio, il marrone della cintura che tenta di fermare con i denti come un giorno fece Billy dentro il carcere. Perchè John grazie a quell'ubriacone di Billy sta scoprendo cos'è la ribellione, seppur controllata, cos'è la vita che per una volta se ne frega delle regole, cos'è avere un appuntamento con una donna anzichè con una scrivania, cos'è, seppur lontanissima e probabilmente irraggiungibile, la felicità.
Se mai nella vita esiste una ragione o un senso della stessa John ora forse l'ha trovato.
John che fino ad allora è stato come un uccello di 4 lettere che non sa volare, il Dodo risponde prontamente.
John che fino ad allora ha avuto come uniche compagne di vita delle foto di gente morta.
John che fino ad allora ha creduto che la sua missione di ricerca fosse l'unica cosa che potesse mai fare.
Ma ora si cambia vita, ora in qualche modo si dovrà fare dell'altro e la prima casella in questo altro è un thè da prendere con lei. E un funerale, finalmente, da condividere con qualcuno.
Ma la vita è beffarda e John lo sa.
Il sorriso gli si stampa piano piano mentre un rivolo rosso gli bagna la nuca.




E negli ultimi 5 minuti ho provato qualcosa di travolgente, qualcosa di meraviglioso, come se il film avesse una potenza propria che travalicava il suo essere soltanto un film.
Come un nuovo Big Fish, come quel figlio, John è riuscito a riunire tutti, a far sì che Billy abbia intorno tutte le persone più importanti della sua vita. Mentre lui solo solo è accompagnato nel suo ultimo viaggio.
Sono convinto che John sarebbe stato felice anche così, lui e Billy ormai erano la stessa persona, gli aveva anche ceduto la zolla panoramica del cimitero, se sono tutti da lui è come fossero tutti da me.
Ma nella morte come nella vita può esistere la gratitudine.
E tutti gli uomini soli che si avvicinano a John sono qualcosa di meraviglioso che in un film senza questa poesia, questa tenerezza, questo esser piccolo, sarebbero stati pacchiani.
Invece resta un finale straordinario, un finale dove c'è qualcosa di troppo grande per restare dentro un film.
E quel qualcosa mi è entrato dentro il cuore come una lama.
Tanti uomini soli che non lo sono più.
Tante foto in un album che hanno preso vita.
John ha cambiato vita, è andato oltre la stessa.
E la prima casella non sarà più un profumato thè alla cannella con una donna.
La prima casella sarà non esser mai più solo.

( voto 8,5 )

Recensione: V/H/S 2


(in questi 4 anni di blog non mi era mai capitato di non vedere film per 16 giorni. Pause di recensioni erano
capitate, a volte anche più lunghe di questa ma di visioni mai, credo che questa sia stato il periodo più lungo della mia vita senza vedere film. Si prova a ricominciare,almeno a vedere film dico, e se possibile anche a recensirli tutti. Riparto da dove avevo interrotto, col seguito di VHS 2. Purtroppo lo vidi un giorno dopo l'altro, scriverne ora è davvero difficile, tutto è confuso ed annebbiato. Abbiate pazienza...)

Ed eccoci così a scrivere qualcosa sul seguito dell'ottimo collage di found footage VHS. Un seguito un pò particolare perchè più che un sequel vero e proprio è la riproposizione di una struttura che ha già funzionato. Una specie di Creepshow per capirsi, quel vecchio metodo dell'horror a episodi incastonati in una cornice più o meno funzionale.
Insomma, inutile ripetersi, la formula d VHS 2 è la stessa già presentata col capostipite.
Andiamo agli episodi, sperando di ricordarli al meglio, e poi, solo poi, qualche considerazione generale e confronto col predecessore.

1 LA CORNICE

Risultati immagini per vhs 2 film tape 49

Anche stavolta la storia che cerca di legare l'intera struttura non convince del tutto. L'ho trovata leggermente meno caotica della precedente, più minimale e con più senso, anche se trovare un senso a qualcuno che si mette a vedere VHS di continuo su uno schermo è sempre difficile. Però la storia del ragazzo scomparso, il video dove accenna alle vhs, l'effetto, un pò stile The Ring che queste hanno, beh, un passo avanti sul pasticciaccio del gruppo di teppisti col morto non morto c'è di sicuro. Sufficiente dai. VOTO 6

2 THE EYE 2.0

Risultati immagini per vhs 2 film tape 49

Qui il problema della soggettiva non si pone, tutto è visto attraverso l'occhio bionico che in seguito ad un incidente ha impiantato come esperimento un ricco ragazzo. Come dico nel titolo il richiamo a The Eye è fortissimo, il nuovo occhio che ti permette di vedere non solo la realtà ma anche tutto l'orrore che nasconde. Sceneggiatura alquanto improbabile e piatta, discrete location, effetti più che sufficienti. Ma alla fine un finale troppo sbrigativo e che non ha un minimo di originalità dietro. VOTO 6,5

3 LA ZOMBIFICAZIONE IN REAL TIME


Anche stavolta buona la trovata per la soggettiva, un casco da ciclista con telecamera. Il ragazzo parte per il bosco con la sua bike, trova un uomo morto a terra. E' uno zombie, viene morso, diverrà zombie lui stesso. Diretto da quel Sanchez che con la strega di Blair cambiò il mondo dell'horror è un episodio molto carino e originale nella sua struttura ma che insieme a moltissimi pregi nasconde anche tante magagne. La prima è di concetto. Se queste sono VHS originali ritrovate poi è impossibile che ci sia stata un'epidemia di zombie senza che il mondo l'avesse saputo, cade proprio la sensazione di video realistico o verosimile. E poi quella con la telecamera che alla festa continua a riprendere i morti viventi uccidere e mangiare gli altri è assurdo. Ma ottimi gli effetti, bellissima la fotografia del bosco in pieno giorno, straordinaria la scena in cui lei torna a mangiare il suo compagno. Di corti zombie c'è di meglio e l'abbiamo visto proprio su questo blog. Ma niente male. VOTO 6,5

4 IL DELIRIO



Credo di trovarmi davanti a una delle meglio cose viste nell'horror da anni a questa parte. Un corto che parte piano ed ha un crescendo spaventoso, un'esplosione da cui si rimane storditi. E il paradosso è che ha il suo pregio e il suo difetto nello stesso aspetto, concentrare in pochissimi minuti, gli ultimi, tutti i possibili generi del terrore, dalla violenza glaciale alla Haneke al paranormale, dal documentario horror al demoniaco, dal grottesco allo zombie. I vari suicidi, i bimbi sulla scuola, l'incredibile, ripeto incredibile balletto del guru dopo aver ucciso il primo cameraman, il galoppare della Bestia, la pazzia, il dolore, l'atmosfera agghiacciante della setta, il sangue, è un delirio, un incubo. Peccato per quella parola che pronuncia la Bestia alla fine perchè se da un lato dà i brividi dall'altro ha quasi un effetto comico. Forse è l'episodio dove la verosimiglianza delle riprese è più debole ma ce ne dimentichiamo, ve l'assicuro. VOTO 8,5

5 CANI E ADDUZIONI

Risultati immagini per vhs 2 film slumber party

Anche qua il problema del senso della soggettiva è presto risolto, telecamerina su un tenero cucciolo e via. Probabilmente è il corto che vuole giocare più con l'atmosfera, quello in cui si dà meno peso al dipanarsi degli eventi a beneficio del coinvolgimento dello spettatore. E ci riesce abbastanza, molto buona l'idea degli alieni che inizialmente sembrano invece solo essere orribili creature uscite dalle viscere. Una volta che il corto parte non ha più momenti di stanca, tutto è confuso (del resto la telecamerina è sul cane...) ma apprezzo anche qua l'originalità della cosa. Ottime le creature. VOTO 7

Ci sono due problemi generali in VHS 2 che stridono un pò con il concetto base dell'operazione. Il primo è che in questi episodi siamo davanti a tutto tranne che a riprese da Super 8 o simili riversate in VHS. Tra occhi bionici, telecamerine digitali avanzatissime e altro sembra assurdo trovare i filmati nelle amate videocassette. Il secondo è che rispetto alla prima raccolta a mio parere si va in una dimensione troppo esagerata per risultare verosimile o da found footage. Alieni, demoni, zombie, sette che massacrano tutti, troppi elementi che non possono essere circoscritti a quei filmati, magari sì in un film apocalittico, non uno che gioca a bocce ferme in un mondo ancora "normale". Ma qui a differenza di VHS non c'è niente da buttare, il livello è sempre almeno sulla sufficienza con la perla del terzo corto. Insomma, come operazione e senso non ci siamo, come pura raccolta molto bene, credo che alla fine si equivalgano.

VOTO 7,5


7.12.13

Recensione "V/H/S"



spoiler ammazzafilm

Tutto il meglio e tutto il peggio (per i detrattori) del mockumentary lo troverete qua.
Da un certo punto di vista VHS potrebbe essere considerato il punto d'arrivo finale di questo filone che da almeno un decennio sta infestando il genere, quel finto documentario che negli anni ha perso sempre più estimatori ormai stanchi e, film dopo film, con le palle sempre più piene di questa telecamera ballerina che filma una presunta reltà. Io sono rimasto uno degli irriducibili, uno di quelli che un bel mock ancora se lo guarda e spesso piace anche, uno di quelli che se la telecamera si muove riesce comunque a non soffrire mai di mal di mare. Certo, di delusioni e copia incolla estenuanti ne ho visti parecchi ma questo è un problema dell'horror in genere, non del mock.

L'idea di VHS è ottima, un episodio/cornice con all'interno 5 mediometraggi horror firmati da tutti giovani registi di genere.
Ovviamente è una la principale caratteristica comune, i corti sono tutte vhs registrate. Spieghiamoci meglio e per farlo entriamo direttamente negli episodi.

A - LA CORNICE
Quattro ragazzi in cerca di soldi entrano nella casa di un pezzo grosso perchè sono venuti a sapere che dentro c'è una vhs scottante che, se rubata, può essere rivenduta a peso d'oro. Il padrone di casa lo trovano morto in soggiorno, e già la cosa è molto strana.... A sto punto si mettono a cercare la videocassetta in cantina mentre nello stanzino dove c'è il morto sulla poltrona ogni volta un ragazzo diverso per ammazzare il tempo si mette a vedere qualche vhs (non si sa perchè).
Ovviamente queste vhs viste nello stanzino sono i 5 corti del film. Una cornice davvero rabberciata che ha poco senso sia nel pretesto, sia nello svolgimento, sia nel finale. Forse si poteva far qualcosa di meglio per giustificare lo scheletro del film.
VOTO 5

1  FAMOLO STRANO

Risultati immagini per vhs film

Molto buono, un grande inizio per il film. Tre ragazzi abbordano due ragazze e le portano in un alberghetto per giocare al Piccolo Chirurgo e a morra cinese. Una cade catatonica per colpa delle droghe, l'altra si rivela tutt'altro da quello che sembrava, una cosa che di umano ha pochissimo. Bravissima l'attrice protagonista che assomiglia tanto ad Angela Bettis, discreto lo svolgimento, davvero forti gli ultimi minuti con la figura di lei che nel suo piccolo non te la scorderai facilmente. E quel volo finale...
VOTO 7,5

2 MEGLIO UNA DONNA CHE UN UOMO PALLOSO

Risultati immagini per vhs film second honeymoon

Questo è girato dal regista più famoso, Ti West.
Forse è l'episodio in cui si riscontrano più problemi col realismo da mock. Perchè parlarsi di notte con la telecamera accesa? Perchè la visitatrice riprende tutto? E ci sono anche alcuni errori o forzature narrative come la prima visita ai due (perchè? a che serviva? per innervosire lui dei soldi?), la maschera praticamente inutile e altro. Non solo, quello che poteva sorprendere era il colpo di scena ma purtroppo avevo già capito tutto dopo 3 minuti di film, aspettavo solo che accadesse quello che poi è accaduto.
Ma buone le atmosfere, bravi gli attori e un paio di momenti di tensione niente male. Però la sceneggiatura è quasi completamente sbagliata.
VOTO 6,5

3 IL MANIACO SPIXELLATO

Risultati immagini per vhs film tuesday the 17

Un pastrocchio con pochissimo senso. Paradossalmente è l'unico in cui i momenti "normali" rendono più o sono più intensi di quelli de paura. L'idea del mostro coi pixel incasinati, quello della ragazza che torna là, le immagini del passato che senza senso appaiono in quelle live, funziona tutto davvero poco. Un mix tra Blair Witch Project, Predator, Venerdì 13 e Qualcosa di brutto.
VOTO 5

4 MI FIDO DI TE

Risultati immagini per vhs film the sick thing

Eccolo il gioiello della collana... Un episodio scritto alla grande, con una grandissima trovata di fondo (la ragazza cavia di qualche esperimento di fantasmi/alieni) e tante piccole altre nel suo svolgimento come lui che lavora per loro, lui che sta lì vicino, lui che ne usa tante altre). Il corto riesce nell'impresa di essere allo stesso tempo sia quello meglio scritto, sia il più pauroso, sia quello in cui la trovata del mock è più verosimile sia quello umanamente più intenso. Il personaggio quella ragazza riesce in pochi minuti ad entrarti nel cuore, quasi incredibile in un corto. E quel ti amo finale mette i brividi.
VOTO 8,5

5 REAL HALLOWEEN

Risultati immagini per vhs film the 10/31/98

Molto molto buono anche questo. Qui l'idea che funziona è quella di creare un corto su una ghost house proprio la notte di Halloween cosìcche tutti quei fenomeni che in una normale situazione avrebbero impaurito da morire i protagonisti vengono presi quasi per scherzo. Ed ottima è anche l'idea di inserire la presunta strega all'interno della casa. Buoni gli effetti e molto originale il finale visto che ci si aspettava che potesse finire tutto nella casa e invece (quasi) tutto accadrà fuori. Come l'episodio 4 anche questo è l'unico che sembra aver sotto una mini-sceneggiatura compatta, un'idea, un plot e uno svolgimento coerente.

Alla fine dei conti c'è da dire che l'idea che sta alla base di VHS è davvero convincente, un modo molto originale e divertente di rinverdire il genere anche se poi analizzando bene i singoli episodi sono tutti un grande condensato di citazioni e di già visto. L'analisi generale non può prescindere da una analisi sulla somma delle parti, su una cornice sbagliata, su uno sviluppo traballante.
C'è un anello di congiunzione incredibile, forse casuale, tra i vari episodi.
In ognuno c'è qualcuno che non è quello che è, uno di cui gli altri si fidano e poi si rivela tutt'altro.
La timida ragazza del primo, la fidanzata del secondo, quella che porta gli amici al lago nel terzo, il ragazzo della chat del quarto, la finta festa del quinto.
Ma la media complessiva è alta ed è innegabile che ci siano sparsi qua e là almeno 5 momenti di tensione pura, se non paura. E c'è poco da fare, la vhs rispetto al digitale funziona di più.
Nell'horror dico, non nella riproduzione video.

( voto 7,5 )

29.11.13

Recensione "Miss Violence"


presenti spoiler


Non può essere un caso e infatti non lo è.

Non può essere un caso che il film che ricorda di più questa splendida opera greca è proprio quel Dogtooth, probabilmente la miglior pellicola greca dell'ultima decade e, tra l'altro, vincitore del miglior film Il Buio in Sala 2011.
Due film greci (credo gli unici due che ho visto in vita mia dato che di Angelopulos non ho visto nulla), due opere sublimi e molto simili tra loro.
Torna un'altra volta la famiglia, torna un'altra volta la storia di un'aberrante educazione, torna un'altra volta la figura di un padre padrone-orco capace di plasmare a proprio piacimento i suoi figli, torna la glacialità di una vicenda che mette i brividi, torna il senso di fastidio misto a un guilty pleasure di piacere che prova lo spettatore.
Eppure i due film viaggiano su binari diversi, qua non c'è affatto l'impressionante surrealtà, o semplicemente realtà-altra di Dogtooth, qui magari si prova a travestire da surreale, perchè lo spettatore per propria difesa penserà sia tale, la vicenda invece tremendamente reale, e non soltanto realistica, che il film racconta.
E se Dogtooth poteva essere visto come un film a tesi, come un saggio, qua invece entriamo piano piano in un orrore indicibile che non vuole dimostrare niente ma solo raccontare, in un film a matrioske che ogni volta ne scopre una più brutta, una più orribile.

Risultati immagini per miss violence

Da un lato mi dispiace che il film alla fine palesi in modo così evidente e terribile quello che lo spettatore nel suo incedere cominciava ad immaginare.
Quel padre ad un certo punto chiamato nonno, quel padre vero che invece non c'è, subito mi era venuta in mente l'aberrazione che alla fine si farà palese. Preferivo restasse un'idea e interpretazione mia lasciata in sospeso fino alla fine, mi piacciono da morire le domande senza risposta.
E invece tutti i pezzi alla fine tornano al loro posto, quella coppia di genitori apparentemente tranquilla al commissariato il giorno stesso che la figlia di 11 anni si è suicidata buttandosi giù, quella freddezza dei rituali di famiglia che non cambiano se non per quella sedia vuota sulla destra, quel rispetto intriso di terrore ma anche di fascinazione che tutti i figli/nipoti hanno verso il pater familias.
Ma, come in Dogtooth, qualcosa inizia a creparsi, lo show allestito dal padre inizia ad avere qualche scricchiolio, il germe della ribellione piano piano inizia a venir fuori. E' veramente soltanto quella la realtà? Solo quella la vita che ci è toccata? Così il canino tolto nel film di Lanthimos diventa il taglio con la lametta della figlia 14enne nel film di Avranas. Basta, basta, basta.

Risultati immagini per miss violence movie poster

Basta per la madre, da 30 anni succuba compagna di un orco al quale non riesce a ribellarsi. Madre che sa tutto, che ha tutto nascosto in quelle rughe, madre che ingoia schifosi rospi senza avere il coraggio di ribellarsi. Madre che inizia a sentirsi male perchè prima o poi uno non ce la fa più, prima o poi, come diceva Baricco, un quadro cade senza un motivo, pluff, il chiodo non ha retto più.
Basta per Eleni, figlia e madre, probabilmente il personaggio più tragico del film perchè quello che ha conosciuto per prima l'inferno e quella che per prima dell'inferno ha visto tutti i gironi. Senza mai riuscir a riveder le stelle.
Basta per i due piccoli Philippos e Alkmini, che vedono quel nonno così premuroso ma così severo, che contano gli alberi nel bosco di un poster per punizione e che pensano che l'infanzia sia quella. Ma Philippos bene non sta,si vede. Mentre Alkmini balla come balla una bimba, una danza libera, bella, divertente. Una danza che un giorno però sarà vista da qualcuno che non è un uomo, ma un mostro. Portata nelle fauci di un mostro da un mostro ancora più brutto. E qua lo spettatore sta male, no, basta.
Basta per Myrto che in una scena devastante (meraviglioso il fatto che non la si veda in volto per farci credere fosse Eleni) soddisfa le voglie di 3 animali tra cui lui, quel verme schifoso. Ma Myrto, la più legata alla sorellina morta, è quella che comincia a ribellarsi, a creare quella crepa. Crepa che anche se lei non lo sa, porterà soltanto quell'uomo a sostituirla con la sorellina più piccola, senza aspettare i canonici 11 anni.

La macchina da presa è sempre ferma, glaciale, come quello che racconta.
Si muove solo due volte, nel volteggio in mezzo agli schiaffi e nell'impressionante piano sequenza del controllo degli assistenti sociali.
Gli attori sono incredibili con, su tutti, lui, Coppa Volpi, ed Eleni con quello sguardo che dice sempre ogni cosa e quel suo modo di sedersi sul divano composta, impaurita ed indifesa.
E quello che rimane è una sensazione fortissima, uno schifo che farà fatica a togliersi.
E la tensione della madre che pulisce i coltelli è intensissima.
Ma è anche un'altra la sensazione che rimane.
Quella del volo di quell'angelo dalla finestra, quell'incipit così drammatico nasconde anche un'altra cosa.
Sarà paradossale ma quel salto verso la fine è l'unica vera azione, l'unico vero momento nel quale, a posteriori, troviamo qualcosa di giusto e vitale, quel volo verso la morte è la cosa con dentro più vita di tutto il film.

( voto 8,5 )


24.11.13

Recensione "Il Passato"




alcuni spoiler

Quando un regista risulta così riconoscibile si avverte sempre una strana sensazione. Da un lato c'è il piacere,
anche solo personale, di aver già "immagazzinato" la sua cifra e il suo stile, di esser già riusciti in soli 2 film ad individuare quali sono le caratteristiche principali del suo far cinema. Sensazione che poi porta ad una riflessione più ampia su questa meravigliosa arte che, appunto, fuori da effetti digitali dai film in catena di montaggio, riesce ancora ad essere una disciplina in cui il regista risulta riconoscibile.
Dall'altro lato della medaglia però già con soli due film, praticamente identici, si inizia ad avere la paura che manchi un pò di poliedricità e di inventiva, che si sappia fare, certo benissimo ma una sola cosa.
Resta il fatto che Il Passato, come fu Una Separazione è un'altra grande opera del regista iraniano Fahradi, un mago degli script e delle direzione degli attori. A proposito, che piacere rivedere il Rahim de Il Profeta e la Benjo di The Artist...
Ancora una volta una separazione come tema principale, ancora una volta una straordinaria prova del cast, ancora una volta un film che basa gran parte della sua forza in dei dialoghi magnifici e tremendamente realistici, ancora una volta un uso degli interni quasi teatrale, ancore una volta la sensazione non di un film che prende un pezzo di vita ma di una vita che entra in un pezzo di film.
A Fahradi non interessano trucchetti, colpi di scena o scene madri (anche se a livello metaforico ne sono individuabili più d'una), a lui interessa raccontare una storia anche non notevole, anche semplice e restituirla nel modo più realistico e meno cinematografico possibile.

Risultati immagini per il passato film

Anche se, e qui c'è lo scarto più grande con il precedente film, mentre in Una Separazione la semplicità della vicenda era quasi disarmante qui si tinge leggermente di giallo e di thriller perchè tutti i personaggi, e noi spettatori con loro, andiamo alla ricerca della verità, al cercar di capire cosa sia successo e perchè il giorno che la moglie di Samir ha tentato il suicidio.
La magia del film è che in un modo o nell'altro tutti i personaggi possono essere colpevoli e non esserlo. Tahir e Marie con la loro storia clandestina, Lucie con le sua mail, la lavorante con quella bugia. Non parliamo di colpe morali perchè quelle, gioco forza, sono tutte nella coppia fedifraga, ma delle colpe effettive che hanno portato a quel gesto. E il passato del titolo piano piano viene fuori portando in superficie amori probabilmente mai finiti, segreti mai rivelati, azioni mai confessate.
Chi ama chi? E chi deve espiare colpe? Chi deve sostituire un vuoto con un pieno?
Il film lavora su delle sottigliezze psicologiche labilissime, ogni personaggio è allo stesso tempo caratterizzato in maniera meravigliosa ma sfuggente, indecifrabile. Lo è Marie che passa da uomo in uomo per coprire chissà quale disagio, lo è Ahmad, probabilmente il personaggio più "puro" e positivo ma anch'esso con i suoi scheletri nell'armadio, lo è Lucie (una grande nuova attrice) che non ce la fa più a vedere un uomo diverso vicino a sua madre dopo che ha visto andar via sia il suo vero padre che quello che di fatto l'ha cresciuta (Ahmad). Lo è anche il piccolo Fouad, personaggio minore in apparenza, ma forse il più tragico, quello che ha vissuto lo shock più grande. E, forse, quello che sa qualcosa.



Il finale è il vero capolavoro del film, è il finale che già immaginavo e speravo a metà visione.
Quel letto, quella donna.
E lui che torna indietro per farle sentire il suo profumo.
Perchè tornare indietro, perchè? Eppure la situazione sembra incontrovertibile, eppure i medici te l'hanno detto, eppure nemmeno i profumi servono.
Nella risposta a questa domanda c'è quasi tutta la lettura del film.
E in quella mano che leggermente stringe l'altra.
Ma quello che Samir non ha visto e noi, se attenti, invece sì è quella lacrima che scende.
Se tu l'avessi vista Samir sarebbe tutto più facile per te.
Capire cosa fare, dove andare.
O forse tutto più difficile.
Noi l'abbiamo vista, senza il dettaglio, senza esser messa in evidenza, l'abbiamo vista laggiù piccola e lontana.
Va cercata.
Bisogna esser fortunati a vederla.
Perchè è semplicemente magnifica.

( voto 8 )

18.11.13

Recensione "Red Lights"

Immagine correlata

spoiler ammazzafilm

A questo punto non so se è un caso, una buffa coincidenza oppure c'è proprio una mia personale affinità con questo
regista che due volte su due, almeno in Italia, ha visto invece le sue pellicole ricevere critiche che dir negative è poco.
E così come successe per la sua opera prima, Buried (per me un piccolo gioiello e film che nel suo piccolo ha fatto la storia del cinema) mi ritrovo anche questa volta ad essere una delle pochissime mosche bianche che non solo difendono, ma esaltano la sua opera seconda, il thriller Red Lights.
Io credo, anzi, sono fermamente convinto che questo film non sia stato capito (come per Buried non si capì la sua assoluta straordinarietà, ripenso ancora che si fecero ad esempio paragoni con In linea con l'assassino e cose simili, non c'entra nulla).
Ma non capito nel senso più banale del termine.
Capito nella sua anima filmica.
Devo spoilerare come non mai, impossibile andare avanti per chi non l'ha visto.
La straordinarietà di Red Lights -tra le altre cose, sulle quali magari torneremo- sta in quel portentoso finale che solo se colto in pieno restituisce al film quello che merita.
Il colpo di scena finale, non quello riguardante Silver di pochi minuti prima, ma quello di Tom fa leggere il film in tutt'altra maniera. Credo a questo proposito che una seconda visione farebbe ricredere molti.


Tom nel suo lavoro insieme alla Matheson (una superba Weaver) non voleva smascherare sedicenti sensitivi, ma tutto l'opposto. Tom si unisce alla Matheson nella disperata ricerca di qualcuno come lui, di un "diverso", di qualcuno che lo aiuti a far accettare a sè stesso quello che è. Io ho trovato questa nuova lettura magnifica perchè assolutamente opposta a quello che pensavamo. Splendida metafora della paura di scoprire cosa siamo e della ricerca di trovare un nostro simile e una risposta alle nostre domande (mi fa pensare un pò all'omosessualità in questo).
Ci sono moltissime scene che riviste dopo acquistano letture completamente diverse.
L'odio di Tom verso Silver ad esempio era dovuto solamente al fatto, un misto di terrore, rabbia ed euforia, che davvero il sensitivo cieco possedesse dei poteri. Tom sotto sotto ci sperava. Ed è bellissimo anche il suo rapporto con la Matheson, giocato sulla bugia e sul non detto, sulla voglia di rivelarle chi è e la paura di non esser creduto. Anche perchè quel figlio in coma era come un freno per Tom, avrebbe in qualche modo sconvolto la vita della Matheson e rischiava di portarla a una decisione troppo dolorosa, anche eticamente. E anche qui il finale è grande perchè quello staccare la spina non è il regalo al figlio per una felice vita ultraterrena, ma il regalo alla madre di poter riabbracciare il figlio.
"Meriti tutto" sussurra Tom.
E stacca la spina.

Risultati immagini per red lights film

Una grande sceneggiatura, piena di dialoghi molto ben scritti e interessanti, anche "utile" perchè svela tanti trucchetti per smascherare i truffatori del paranormale, una sceneggiatura che almeno a me e a chi mi accompagnava nella visione ha stimolato molto. Ipotesi, suggestioni, domande e risposte. E un film che fa questo è già di per sè un film riuscito.
Ci sono difetti, vedi il personaggio della Olsen ( curioso che io la veda per la prima volta dieci giorni prima del remake di Old Boy in cui interpreta "Mido") del tutto inutile, vedi certe forzature come il fatto che nessuno abbia mai smascherato prima Silver per il suo handicap, o certi cali di ritmo o scene troppo autoriali e confuse come quelle dell'incontro lynchiano di Tom nell'appartamento di Silver.
Ma questo è un film che affronta tematiche forti e lo fa in un modo originale, interessante, bisognoso di letture non superficiali e di riflessioni.
Per me, solo per me, Cortes è un grandissimo nuovo autore.
Me lo tengo stretto.

( voto 7,5 )

16.11.13

In memoria di te


91 anni fa nasceva quello che sarebbe diventata una delle persone più importanti della mia vita.
Senza averlo mai visto di persona.
Senza averlo mai incontrato.
Ma è come se l'avessi fatto, come se, nemmeno fossi suo nipote, decine e decine di volte mi fossi sdraiato vicino a lui ad ascoltarlo raccontare storie impossibili che solo lui poteva inventare.
Storie di uomini che perdono la vista senza un perchè.
Storie di uomini che vedono sè stessi dentro un film e partono alla ricerca di quel sè stesso.
Storie in cui la Morte si dimentica di uccidere e insegue un uomo per rimediare all'errore. Ma finisce per innamorarsene.
Storie di una nazione, la sua, il Portogallo, che si stacca dall'altra e inizia a navigare per mare.
Storie di un Gesù mai così poco figlio di Dio ma mai così meravigliosamente umano.
Storie dove le donne, sempre le donne, sono quello per cui l'umanità merita di esistere e i cani leccano le lacrime degli uomini.
Storie raccontate solo come lui sa fare, in apnea, senza pause, senza punti, entri in una frase e non sai più quando ne esci.
Storie in cui si mischia tutto, la meraviglia della lingua, la magia della sintassi, la Storia, la politica, la religione, le umane debolezze e le umane schifezze, la bellezza delle piccole cose, la magia dell'amore, l'assurdità della Vita.
Storie raccontate da un vecchio che ha il cervello di un bambino iperdotato.
E io mi sdraiavo lì, ad occhi chiusi, ad ascoltare ogni sua storia, vergognandomi ogni volta di provare a fare in un modo penoso e maldestro quello che lui sapeva fare in modo divino, scrivere.
Non morire, gli dicevo, Sono vecchio rispondeva, Non morire, scrivi ancora, non ci lasciare, Sono vecchio, troppo vecchio, devo andare.
Lo fece poco più di 3 anni fa, a 88 anni, nella sua isola.
Volevo andare a salutarlo, ancora maledico di non averlo fatto.
Ma il suo nome mi mancava e questo cagnolino che ogni volta mi scodinzola davanti l'ho chiamato con quel nome.
E' un bravo cane, probabilmente anche lui asciugherebbe le mie lacrime leccandomi il volto.
Si chiama Jose.

Recensione: "Project X"



Certo, per uno che non ha mai fumato, mai bevuto, mai entrato in una discoteca e passato tutta la sua
adolescenza a veder film con gli amici, giocare interminabili partite a calcetto, mangiato qualsiasi cosa e ovunque, fuso la play e fatto sì bravate e casino ma tutte a cervello (almeno "ufficialmente") acceso, un film più lontano dalle proprie corde di questo è difficile trovarlo.
Per non parlare poi del generale rifiuto della commedia ohdaesiano
Ma in una serata così così mi capita in tv, guardo 3,4 minuti e un paio di battute fulminanti mi convincono a restare.
E, incredibile, m'è piaciuto.
Il cappello della rece avrà un pò inquadrato come sono fatto. Io odio certi tipi di divertimento ma ci vorrebbe un post a parte per spiegarne i motivi.
Però sto film non è dalla parte di quelli che ci "credono", degli sballati che vedono ste feste sesso, droga e rock and roll come unica ragione di vita e di ribalta, ma da quella di 3 (4) teneri outsider che attraverso la festa cercano anche loro la ribalta e lo sballo, è vero, ma in un modo goffo, esplorativo, di conoscenza del mondo che li circonda. Solo attraverso esperienze del genere si può realmente decidere cosa piace e cosa non piace, capire a 360° il meraviglioso e pericolosissimo mondo dell'adolescenza.



I personaggi funzionano alla grande, le battute sono brillanti come poche, volgarissime sì ma con una volgarità intrisa di ironia ed intelligenza. Si ride parecchio, il grassone che insegna le varie posizioni delle dita per far quelle cose lì e poi conclude la lezione con un "a voi mancano le basi" lanciato agli amici, il fattone che li insegue urlando "ridatemi il mio gnomo del cazzo", il cane che rimbalza sul tappeto (momento cult) o che vola coi palloncini, il grassone che fa "mi sto lavorando una" e Costa "tu ti puoi lavorare solo il diabete", il nano dentro il forno e che dà cazzotti sulle palle a tutti, Tom che chiede "Come fa lo gnomo ad essere qua, sono venuti in camera?" e Costa "E' uno gnomo, avrà camminato no?" ma soprattutto, almeno personalmente la strepitosa, per quanto assurda e inaspettata,scena in cui il bodyguard 12enne dà la scossa elettrica al vicino e questo gli rifila un cazzotto in faccia (e Costa che poi lo soccorre dicendo "Sei un mito vivente"), dico la verità, malgrado fossi solo mi sono ritrovato a ridere più volte, figuriamoci in compagnia.

Sta proprio nell'esagerazione la magia del film, più tutto si fa assurdo e inconcepibile, più tutto diventa meno verosimile (l'auto nella piscina, la tv, gli incendi che regalano 10 minuti che di comico non hanno nulla, sfiorando quasi il dramma) più paradossalmente il film acquista un suo perchè, un suo unicuum, si avverte la sensazione che davvero quello che avviene abbia in sè qualcosa di epico e, magari sottotraccia e senza sbandierarlo, anche un che di formativo, un divenire adulti in una notte attraverso lo sballo, attraverso l'errore, attraverso l'incoscienza. A questo proposito è magnifica e affatto banale la battuta che fa Costa alle 6 del mattino a delirio finito:
"Vado a casa, mi faccio un bel pianto e mi cerco un'avvocato"
Battuta splendida e carica di significato, una sola frase che vale più di 5 eventuali scene moraleggianti.




Non è un capolavoro, il film ha i suoi momenti di stanca (per me paradossalmente quelli più frenetici di pura festa, tette e culi) e almeno due momenti davvero inverosimili (il padre che davanti alle "macerie" è in qualche modo orgoglioso del figlio e il sopracitato piromane) ma c'è la sensazione che questo film, nel suo piccolo genere, abbia assolutamente un suo perchè e possa tirare una riga dopo la quale tutti devono confrontarvisi.
Voglio i due bodyguard fuori casa mia.

( voto 7 )

15.11.13

Recensione "Noroi" - Horror Underground - 6 -

Torna dopo tantissimo tempo la rubrica che cerca di far uscire dal sottobosco alcuni horror di valore e misconosciuti
(almeno alla massa, difficilmente ai blogger di appassionati). O, se non di valore quantomeno controversi, come accadde con A Serbian Film.
Quasi sempre si pesca in Giappone. Anche stavolta.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------


leggeri spoiler

Chi odia i mock stia alla larga, o forse no, un'occhiata la dia lo stesso perchè a mio parere ci troviamo davanti ad uno dei migliori esponenti del genere, uno che davvero ha la credibilità del falso documentario tanto che a volte ci si dimentica che sia soltanto fiction cosa che, per ora, mi è successa solo con Lake Mungo (che mannaggia a me non recensii).
Certo, quasi due ore di un genere indigesto sono ancora più indigeste...
Noroi ha la straordinaria qualità, come il già citato Lake Mungo, di non ricorrere a nessun trucco, nessuno spavento facile, nessuna scorciatoia per metter paura. Semplicemente tiene il suo passo, indaga, racconta incastonando nello stesso racconto immagini, parole, sequenze che non possono che dare una certa inquietudine allo spettatore.
E ha dietro una grandissima sceneggiatura che si muove nel tempo e negli spazi per creare un'incredibile tela di personaggi, luoghi, vicende, temporalità che piano piano cominciano sempre di più ad intersecarsi tra loro.
Ricorda alcuni giochi nippo, ad esempio Forbidden Siren, sia per questa sua trama rapsodica che per una certa atmosfera mista di magia, terrore, male atavico.
Il giornalista Kobayashi realizza documentari sul mistero, è una brava persona e sa fare il suo mestiere. La conoscenza con un'attricetta, una bambina prodigio e un pazzo misantropo, tutti e tre persone dotate della capacità di vedere "oltre" e sentire qualcosa, diciamo medium, lo porterà a un'indagine che solo a metà film avrà un nome, Kagubata, un demone che un paese, ora sommerso da una diga, teneva a bada ogni anno con un rituale. Ora Kagubata è libero.




C'è un uso dei media superlativo, telegiornali, vhs, riprese dal vivo, reality show, altri documentari, c'è di tutto, in una rete grandissima che si regge in piedi alla grande e, come detto, ha tanta verosimiglianza al suo interno.
Lo spettatore può perdersi, è vero, ma alla fine ritroverà la strada. Lo farà però attraverso sequenze da brivido che certo cinema moderno, vedi Wan, si sogna soltanto.
Impossibile negare che ci si appesantisce un pò durante la visione, tra l'ora e l'ora e mezzo il rischio di perdere tutta l'atmosfera in cui il film ti ha coinvolto è alto ma il finale vale l'attesa.
Più si va avanti più lo spettatore comincia a vedere che tutti i personaggi del film, principali o secondari muoiono di continuo (e anche qua, forse soprattutto qua, sta l'eccezionale onestà del film, visto che nessuna morte, a differenza degli altri mock, avviene sotto l'occhio della telecamera, ma viene riportata o dai tg o dagli appunti dello stesso Kobayashi, tutto molto veritiero),si avverte che c'è, e forte, una qualche maledizione (Noroi). Tanti elementi iniziano a ritornare, quella maschera (da brividi ripensare al disegno della bimba nell'esperimento), quelle corde intrecciate, tutto.
Fino ad arrivare al finale, quasi un triplo finale che ha in quello definitivo il capolavoro del film.



Prima ho tremato all'inchino in barca e sono rimasto di sasso alla terribile immagine notturna nel bosco.
Ma gli ultimi 2 minuti, anche qui incastonati perfettamente nella sceneggiatura (capiamo come si è creato l'incendio e tante altre cose) sono strepitosi. Quell'immagine fugace su quel bambino mi ha regalato un brivido come da tempo, forse proprio quando lei vede sè stessa deforme in Lake Mungo, non mi capitava.
E la moglie che va là...
Questo è un film che va diffuso perchè non si è preso una telecamera e si è girato in 5 giorni.
Qui si è scritto, si è costruito, si è creata una struttura quasi incredibile per un mockumentary.
Kagubata, almeno per una notte, vi tormenterà.

( voto 7,5 )