31.7.14

Recensione "The Chaser"

Se non fosse per uno snodo narrativo che o non ho capito oppure trovo davvero inverosimile questo The
Chaser si proporrebbe senza se e senza ma come uno dei migliori thriller "all'antica" (non) usciti questi ultimi anni.
Non che non lo sia comunque.
Che poi la cosa strana è che più The Chaser ci appare come thriller dall'impostazione classica più al contrario si rivela come un'opera molto sui generis, dalla costruzione assolutamente particolare.
Ci sono due grandi categorie di thriller, quelli "in action" e quelli "a bocce ferme".
Categorie stupidissime redatte da chi scrive ovviamente.
Nei primi inseguono l'assassino, cercano di fermarlo, stanarlo, interrompere la sua scia di sangue.
Nei secondi invece (rarissimi) l'assassino l'hanno già preso, se ne sta lì buono e fermo.
E' molto ma molto più difficile scrivere i secondi rispetto ai primi.
Poi ci sono rarissimi esempi, come il Santo Graal dei thriller, Il Silenzio degli Innocenti, in cui l'action e le bocce ferme si mescolano tra loro. Ma quelli son casi unici e se quello è un capolavoro un motivo ci sarà.
Fa parte della seconda ristretta schiera questo The Chaser, un thriller coreano (ossia, del cinema maestro al mondo) che alterna ritmi serratissimi (anche con molte scene action) ad altri compassati, verbosi, quelli tipici delle indagini.
C'è un serial killer di prostitute. Le ammazza in modo brutale, con uno scalpello in testa e un colpo secco di martello.
Il protettore delle stesse prostitute scomparse riesce prestissimo a risalire al "cliente" e prenderlo.
Entrambi vengono portati in polizia (anche perchè il protettore ha pestato de brutto l'assassino).
Tutto è fermo, loro sono lì, l'assassino confessa pure, incredibile.
Ma ci sono solo 12 ore per trovare delle prove, altrimenti deve essere scarcerato.
Non solo, la corsa contro il tempo è doppia visto che l'ultima vittima, probabilmente, è ancora viva.
Sta qui la fascinazione del film, un thriller con l'assassino già bloccato del quale si sa quasi tutto, addirittura la via nella quale abita (ma non la casa) ma la lotta è comunque contro il tempo.
E i poliziotti non possono impegnarsi al massimo nel caso perchè in contemporanea qualcuno ha gettato della cacca addosso al (credo) sindaco di Seul e molte attenzioni sono quindi  là rivolte.
Anche perchè magari l'assassino è un mitomane e nella stessa notte (ah, a proposito, siamo in unità di tempo) la polizia rischierebbe la doppia figuraccia, il non aver saputo proteggere il sindaco e lo sprecare centinaia di uomini per un mitomane.
Il thriller ha un'intelaiatura pazzesca, le indagini si spostano continuamente dalla stazione di polizia a quella maledetta via dove abitava l'assassino. E le stesse indagini cono compiute sia in maniera ufficiale dalla polizia che ufficiosa dal pappone che, nel frattempo, è riuscito a liberarsi.
Era una sceneggiatura all'apparenza semplice ma invece difficilissima da portare avanti, far restare in piedi e rendere credibile. E il film, tranne il presunto errore che citavo all'inizio, ce la fa alla grande.
Tante tante cose dentro, come la burocrazia che per colpa di uno stupido incidente (la cacca) lascia perdere un fatto molto più grave, come la figura del protagonista (il pappone) che da cinico uomo d'affari clandestini si rende sempre più conto della propria mancanza d'umanità (e cerca di recuperarla), la stessa storia, bellissima, della figlia della prostituta ancora morente che non si trova. Film a tratti davvero autoriale (aiutato anche da delle musiche stile Santaolalla) ed altre, secondo me troppe o comunque troppo prolungate, di botte da orbi tra i protagonisti.
La prima parte è cattivissima con quel sozzo bagno che è davvero location superba.
Poi le 12 ore passano e succede l'inimmaginabile, il film, sempre che lo abbia perso, riacquista molto ritmo e si fa cinico in maniera davvero imprevedibile.
E quel martello alzato in stile oldboiano ha dentro tanti significati e tante possibili derive del'Uomo, dalla rabbia alla pietà, dall'umanità alla resa, dal senso di giustizia a quello di stanca rassegnazione.
E poi quel letto finale con quel corpicino ancora ignaro.
Ma con vicino un uomo che soltanto adesso ha le carte e le possibilità per diventare tale.

( voto 7,5)

(con chiunque l'abbia visto o lo vedrà semmai parlo di quel presunto errore)

30.7.14

BuioDoc (N°6): recensione "The Search for Weng Weng"

Weng Weng era la stella più luminosa del cinema filippino.
Negli anni 80 i suoi film potevano incassare anche un milione di dollari, cifre veramente astronomiche.
E lo stesso cinema filippino in quegli anni, e per quasi una decade, fu addirittura il secondo cinema al mondo (inutile dire il primo) per numero di produzioni e incassi.
E molto grazie a lui.
Weng Weng si rifà soprattutto a James Bond. Le sue sono sì parodie, ma non nel senso più trash del termine. Anzi, se non fosse per come è Weng Weng  potremmo definire questi film semplici remake di serie b di film americani, non parodie.
Se devo essere sincero, e il doc è pieno di spezzoni, non sono nemmeno girati male per essere degli b movie.
Già, se non fosse per come è Weng Weng dicevamo...
Perchè Weng Weng combatte il male, spara, salta, è esperto di karate, tromba come un sorcio, fa tutte le cose che fa James Bond nei suoi film. E non solo Bond, ma rifà pure personaggi di supereroi amerigani.
Sì, sto Weng Weng è una stella luminosissima.
Ma è alto 90 cm.
E' un nano, anzi, un supernano. E pure brutto.
Potete capire che qualsiasi tentativo di remake diventi parodia, anche senza volerlo.
Il doc parte dalla volontà di un malato di cinema (che aveva il più importante negozio di rarità in dvd nell'intera Australia) di ricercare notizie su questo Weng Weng.
Chi era in realtà, che fine ha fatto, come ha potuto avere tutto quel successo.
Per scoprirlo il regista del doc va direttamente nelle Filippine.
Intervisterà vecchi registi di Weng Weng, vecchi colleghi attori, vecchi membri della troupe, storici e appassionati.
Le Filippine negli anni 80 sfruttano il successo avuto con Apocalypse Now e diventano un luogo ideale per gli americani sia per le location che per i costi di produzione dei film.
I filippini costano pochissimo, lavorano 24 ore e hanno posti splendidi.
Poi piano piano sono gli stessi filippini a voler crearere un loro proprio cinema copiando ovviamente il modello Hollywood sia nel suo essere industria che, soprattutto, nei film, nei generi.
Weng Weng inizia la sua carriera quasi per caso. Ma da comparsa diventa ben presto la star, qualsiasi film dove sta lui diventa una miniera d'oro.
Vedi questo nano sulle copertine di tutti i giornali, lo immagini pieno di soldi e di pollastre, credi che faccia una vita da star e invece...
E invece il doc scopre piano piano che dietro la facciata tutto era diverso.
Che Weng Weng era una specie di giullare del Re che lo stesso Re usava per divertirsi.
Scopri che il sanguinario dittatore Marcos, al capo delle Filippine per più di 20 anni, portava Weng Weng a casa, ci si divertiva e forse è dietro la sua spinta che il nano è diventato una star.
C'era il cinema di propaganda, lo stesso Marcos usò la settima arte per acquisire i voti all'inizio.
E far diventare il nano una star, permettere che "anche un deforme possa avere successo" è simbolo di democrazia.
E poi c'è il modello americano con i suoi film.
Il nano funziona, porta incassi incredibili. Ma lui non vedrà mai una lira.
Tutto sembra essere bellissimo, i film del nano che portano gli USA laggiù vanno alla meraviglia, molto meglio dei pomposi film autoctoni. Meglio il trash. Che poi Weng Weng sembra tanto Gesù Bambino e si sa, le Filippine sono il secondo popolo al mondo per cattolicesimo. E Gesù Bambino è considerato una star là, il supererore di quelle latitudini.
Sì, ma poi le Filippine cominciano a vergognarsi che la loro immagine nel mondo sia associata ad un nano deforme.
Weng Weng sembrava lo Sean Connery delle Filippine ma in realtà era soltanto il cane ammaestrato di due produttori senza scrupoli.
E della stessa dittatura.
Forse il difetto del documentario sta nel fatto che sebbene tante cose si scoprano piano piano il climax ascendente non vada di pari passo ma, anzi, c'è l'impressione che la parte migliore resti la prima, quella in cui scopriamo la storia di Weng Weng.
Ma resta un'opera affascinante e quasi obbligatoria per chi ama le storie nascoste del cinema e quella cinematografia un pò grottesca e al limite dell'etica.
Alla fine il doc si chiede se lui in realtà sia stato mai felice.
Se dietro quel successo, quei film, quelle donne, se dietro tutte quelle cose che in realtà erano solo e solo finzione ci sia stato un piccolo uomo che era comunque contento di farle, comunque contento di essere il giullare star anzichè passare una triste vita nella sua catapecchia con la sua famiglia.
Forse sì, forse Weng Weng era felice.
Ma credo che Ernesto De La Cruz, il suo vero nome, avesse un dolore dentro inimmaginabile.
Il nano di 90 cm che stregò Cannes e annusò le palme più alte soffrirà paralizzato due anni in un letto.
Au revoir Weng Weng.
Sua Altezza.

( voto 7)


29.7.14

I corti de Il Buio in Sala (N° 8): Kiwi!

Ho 3 recensioni indietro da scrivere.
Speriamo di recuperarle, anche perchè 2 film sono davvero notevoli.
Ma il giorno del compleanno forse una pausa è meglio farla.
E proporre questo meraviglioso corto animato che molti di voi avranno visto.

In 3 minuti le cose che ha dentro sto coso sono così tante, così belle e così strazianti che è difficile far meglio.
Tutti hanno un sogno.
Ma qualcuno non può volare.
O forse sì.

Nel nostro gruppo di amici siamo soliti dire che qualcuno o qualcosa "c'ha cuore".
Nessuno come Kiwi, nessuno.


27.7.14

Recensione: "Cigarette Burns"


spoiler pesantissimi
Non riesco a dormire, mi sveglio alle 4.40.
E non solo non riesco a dormire, ho pure sete.
E, incredibile, mi accorgo che anche l'ultimo goccio d'acqua non c'è più.
O.k, ho una sete impressionante, non c'è niente da bere (l'acqua della cannella di qua probabilmente mi trasformerebbe in zombie) e non riesco a dormire nemmeno 1 minuto, che faccio?
Giro un pò gli altri blog.
In quello della bravissima Miriam trovo una classifica horror e io quando vedo una classifica horror non resisto.
In testa sta Cigarette Burns del grande Carpenter.
Lo conosco da anni ma il film fa parte della collana Masters of Horror e quando di quella serie hai visto solo Jenifer di Riandate Rogo (per sapere chi è andate qua) allora non è che ti fidi tanto.
Già con le Peliculas para no dormir non è che avessi gridato al miracolo...
Ma sono le 4.57 e qualcosa devo fare, quindi decido di vederlo.

Bellissimo.
Il soggetto è forse il suo punto forza.
Un collezionista di opere cinematografiche cerca il pezzo più impossibile, un film maledetto che venne proiettato una sola volta 30 anni prima causando un massacro nella sala. Poi, dopo quell'unica visione, la copia fu distrutta.
Anzi no, questa è soltanto la versione ufficiale, in realtà quella copia esiste ancora e allora il collezionista manda un giovane appassionato, proprietario di un cinema d'essai, alla sua ricerca. Il ragazzo si chiama Kirby (evidentemente negli USA non li vendono altrimenti la scelta è quantomeno discutibile).
Vi ricordate il fantastico Il Seme della Follia? Beh, un pò Carpenter riprende sè stesso, sostituendo i libri di Sutter Cane con un film, La Fin Absolue du Monde, dello slavo Backovic.
(A proposito, curioso che quello che nel film viene definito il film maledetto e più estremo di sempre sia di uno slavo, vi viene in mente qualcosa riguardo i nostri tempi?)
Ma cosa è La Fin Absolue du Monde?
Che potere ha?.
Qui sta tutta la potenza di questo mediometraggio (e stavolta intendo Cigarette Burns), non tanto nella narrazione (ossia la ricerca di Kirby del film) ma nel film stesso.
Un film che è Male puro, che probabilmente è stato commissionato al regista dallo stesso Diavolo. E non solo vederlo, ma soltanto iniziare ad avvicinarvisi, anche solo per una ricerca, ti porterà lentamente alla pazzia. Perchè questo film è come una porta dell'inferno, un varco spaziotemporale con gli abissi. E da quegli abissi vengono fuori non solo le aberrazioni ma anche i tuoi stessi lutti, i tuoi morti, come la ragazza eroinomane di Kirby. Il film quindi non distrugge solo mostrando il Male Assoluto ma anche attraverso modi più personali, attraverso i tuoi ricordi.
E, ma questa è una mia visione, attraverso i sensi di colpa. Emblematico al riguardo il finale nel quale lei fa uccidere sia il padre che Kirby. E' un film che entra dentro la tua coscienza, dilaniandotela.
Ma, come detto, il film è anche manifesto del Male assoluto e niente può rappresentare meglio la cosa come la tortura, con tanto di ali tolte, ad un vero angelo, ovviamente una scena dello stesso film.
La stessa figura dell'angelo ancora sopravvissuto è pazzesca, una delle immagini più indelebili di questi recenti anni horror.
Grande atmosfera, forse mai realmente pauroso ma saturo di una inquietudine e un mistero che piano piano ti prendono al collo. Tantissima violenza (si va anche sullo splatter molto pesante) ma più che altro quello che è il suo punto di forza è questo affascinante racconto di qualcosa che trascende l'umano.
Di un'opera apparentemente umana che ha il potere di distruggere, uccidere, e far uccidere chi solo le si avvicina.
A un certo punto Carpenter sembra diventare Cronemberg con quei budelli che sostituiscono la pellicola. Davvero, se dovessi scegliere un'immagine che simboleggia la filmografia di Cronemberg sarebbe quella.
Ma è di Carpenter.
Guardatevi questo film, sono solo 50 minuti, ne vale la pena.

( voto 8)

26.7.14

Recensione: "1303"

E pensare che la soluzione stava tutta nei crediti...

Il titolo intanto, 1303.
Non può essere un caso, deve essere un codice da decriptare, per forza.
Proviamo con diverse combinazioni.
Credo che il valore del film sia nascosto in quelle misteriose cifre.

1 + 3 + 0 + 3 = 7

No, lo escludo. Tranne la trapunta del letto, il personaggio del portiere bavoso, la presa della corrente che si vede per 1 secondo in un'inquadratura e il sollievo che si ha a fine film da 7 non c'è altro.
Nemmeno le due presunte bonazze protagoniste, una, la Barton, che non mi ha mai detto nulla, tanto meno ora che è così in forma


l'altra, na bionda, anonima più di un sasso in una spiaggia di sassi, con solo due espressioni, da viva e da morta.

3 - 1 + 0 + 3 = 5

Aveva tutte le carte in regola per il 5 in effetti, il classico horror mainstream americano che sai esattamente cosa accade 30 secondi prima che accada, quello della gente che appare e te cammina dietro, quello delle facce atterrite, quello che te more un parente e il giorno dopo te ne frega come se c'avessi le emorroidi, quelli insomma che non hanno niente di nuovo da dare e quello che danno di vecchio spesso lo danno male.
Però, pensandoci meglio, credo che il film sia peggio di questa possibile lettura del codice.

( 1 + 3 + 3) x 0 = 0

O.k, siamo sinceri, non è brutto fino a sto punto dai.
Gli horror da 0 so altri, e qui li abbiamo passati bene o male una decina.
Certo però che in qualche scena c'ha provato a fa sta cifra tonda eh.
Specie, almeno per il sottoscritto, per la peggiore tara degli horror deficienti e malfatti, quella del PENSIERO AD ALTA VOCE, oppure peggio, DELLA DESCRIZIONE AD ALTA VOCE DI OGNI SINGOLA PROPRIA AZIONE

La bionda anonima, no la Barton che è anch'essa anonima ma però ossimoricamente un nome ce l'ha, no, quell'altra, entra su sta stanza e per 20 minuti parla da sola.
"magnifico"
"guarda che vista"
"mi piace"
"questo dove lo metto?"
"e questo che cos'è?"
"questa come la faccio?"
"ho rischiato di restare uccisa da una tavola da stiro!"
"e' un appartamento così bello..."
"è quanto ho sempre sognato di avere"

tra le altre

senza che ci sia nessuno. Ogni suo pensiero, tra l'altro di una piattezza unica, tipo i pensieri primitivi dell'uomo primitivo, è svelato ad alta voce. Probabilmente per un pubblico di non vedenti.
Anche se in quel caso mi sarei aspettato una ipotiposi ancora più marcata, tipo:

"questo cavatappi di ferro che sto usando per aprire la bottiglia si è rotto"

senza limitarsi al semplice

"si è rotto"

questo dell'ipotiposi è un virus ineliminabile

ma la candidata migliore per raggiungere il voto 0 è stata la caduta (santa caduta che ce n'hai tolta dalle palle una) della bionda anonima per strada.
Il suo fidanzato esce dal palazzo, sente le sue grida (ovviamente sopra di lui PERFETTAMENTE) ma GUARDA AVANTI. E ha ragione lui! perchè la ragazza, malgrado cada aggrappata alla ringhiera, quindi in senso verticale perfetto, viene ritrovata dal ragazzo 15 METRI davanti a lui e alla porta di uscita del palazzo, nemmeno si fosse buttata dalla finestra cercando di battere il nuovo record di salto in lungo (con asfalto al posto della sabbia)
Ma, a parte ste cose, il film non è da 0.
Paradossalmente perchè è più noioso di un film da 0 e la noia, si sa, è indice di mediocritas.

(1 + 3) + (0 x 3) = 4

ecco, credo sia questo il voto giusto per un  film di una noia mortale, che va avanti come un vecchietto con il bastone che fa i 100 metri. Un vecchietto che

- sai che ci metterà tantissimo a percorrerli
- sai perfettamente che andatura mantiene e puoi prevedere ogni suo passo
- l'unica speranza che puoi avere è che cada

parlavo dei crediti, che tutto il segreto di 1303 fosse là

ecco, il voto l'abbiamo decriptato

il resto stava nel nome del regista

Michael Taverna

lascio a voi ogni possibile battuta la riguardo, io me cavo da coglioni che me viè da ride

( voto 4)

24.7.14

Horror Underground (N°10): Recensione "Afflicted"

Torna la rubrica degli horror
- non distribuiti
- validi
-disturbanti
o na cosa del genere
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presenti spoiler

Oh, un horror finalmente, avevo una crisi d'astinenza come un vampiro col sangue.
Intanto, found footage o mockumentary?
In realtà questa distinzione è quasi impossibile da stabilire perchè qualsiasi mockumentary (falso documentario) può essere -a meno che nella sceneggiatura venga chiaramente specificato o mostrato il contrario- trovato poi da terze persone (found footage).
Ci sono decine di varianti e mi divertirebbe un sacco parlarne, magari anche con degli esempi ma, in linea di massima, i due generi sono assimilabili.
Davvero buono questo Afflicted, un piccolo film che in realtà, grazie a dei superbi effetti visivi, tanto piccolo non pare.
E' la storia di due amici che partono per un giro del mondo di un anno.
Giro che verrà documentato da uno dei due, Clif, di professione documentarista che metterà ogni singola immagine registrata in un blog del tour.
Ma l'altro, Derek, sta male. Ha una specie di aneurisma, una pentola a pressione pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Per questo decide di affrontare proprio adesso il viaggio della vita, qualsiasi cosa capiti.
E ne capiteranno di ogni.
Innanzitutto in questi casi è bello notare come i due registi siano effettivamente gli stessi due protagonisti del film, così da dare quella nota ancora più "vera" all'operazione.
Ha tanti pregi (e non pochi difetti) questo Afflicted, film dal ritmo davvero elevato, pieno zeppo di cose e di scene molto forti, perfetto nella gestione del climax, e girato, sempre nei limiti della telecamerina, divinamente.
In realtà non mancano nemmeno le tematiche. Almeno fino a metà film la distinzione tra progressione della malattia e deriva horror è molto labile così da rendere Afflicted un film del terrore abbastanza atipico, sul voler andare sempre avanti malgrado la morte che di sta avvicinando.
A Derek succede di tutto, tremendi attacchi di vomito (che scena al ristorante!), ustioni inspiegabili, incapacità di mangiare. Il suo cervello è in lento deterioramento e Clif, l'amico, fa di tutto per convincerlo ad andare in ospedale.
Poi piano piano le cose che accadono non hanno più niente di umano.
Forza sovrumana, velocità impossibile, capacità di fare cose impressionanti, Derek è definitivamente cambiato, è diventato qualcos'altro, la sua malattia, forse non c'entra più niente.
Ma gli è accaduto qualcosa quella notte di Parigi.
Sì, ma cosa?
 E così Afflicted diventa una specie di ibrido tra Stoker e Chronicle che ha soprattutto nella parte centrale, quella ambientata nell'incantevole paesino di Vernazza in Italia, gran parte del suo fascino e forza.
Il film non tenta il colpo di scena, quello che è diventato Derek lo capiamo già dopo mezz'ora. Ma non mancheranno per questo svolte inaspettate, una su tutte.
In realtà, come quasi sempre nei mock, a volte è davvero difficile credere alla presenza della telecamerina in certe situazioni. Il film andrebbe preso dunque quasi come un videogame in prima persona, senza pensare a troppe cose. Sminuirebbe il suo valore.
Ho trovato magnifica la fuga in soggettiva dall'Interpol in Italia, quell'alternanza tra la Vernazza assolata e i bui cunicoli, quelle persone che lo vedono modificarsi, quel salto dalla finestra. Ma il film a livello tecnico è eccellente, sfruttando al meglio tutte le potenzialità "effettistiche" di questo nuovissimo cinema digitale.
Si tenta anche on fase di sceneggiatura di inserire cose (il blog offline, il tentativo di andare in ospedale) affinchè non risulti tutto troppo assurdo.
Anche se l'amore fraterno di Clif verso Derek raggiunge davvero dei picchi probabilmente esagerati.
Pochissimi i momenti di pausa, ogni 5 minuti accade qualcosa. Ho contato almeno 12 scene notevoli, complimenti.
Per arrivare però ad una parte finale a mio modo di vedere enormemente più debole, sia a livello di sceneggiatura (con degli snodi narrativi qua sì davvero incomprensibili) che di interesse o pathos.
Ma resta un ottimo film capace di interessare e colpire visivamente più di una volta.

( voto 7)




20.7.14

I 20 film recensiti nel blog ai quali sono più legato

Tante volte mi è capitato di parlare della differenza tra i film oggettivamente più belli che si sono visti e quelli invece "preferiti", quelli che uno ha fatto suoi, quelli che rimangono dentro, che rappresentano o ricordano un dato periodo o che ci hanno dato emozioni a prescindere dal loro effettivo valore.
Alcuni mi hanno risposto ad esempio che L'allenatore nel pallone è il loro film preferito. E chi lo dice non necessariamente non capisce nulla di cinema, anzi.
Qualsiasi film può significare qualcosa, come le canzoni.
Allora ho pensato di scorrere la lista dei film che ho recensito questi 5 anni e segnare i 20 che posso considerare "miei", che tengo nel cuore.
Nell'80% dei casi sono anche film per me bellissimi, ma ce ne saranno almeno 50 più belli di tanti che ho selezionato qua.
In realtà mancano molti film per me importantissimi ma ho rispettato una regola, ossia quella che li abbia recensiti qua in questo blog.
Tutto quello che ho visto prima (specie tanti capolavori orientali o tutti i film cult della mia adolescenza) o anche quello che ho visto in questi anni ma senza recensirlo resta quindi fuori.

(il titolo rimanda alla recensione)

LA ZONA


Perchè è stato il primo del blog. Ed è pure bellissimo.

BEN X


Perchè mi ritrovai a piangere come un bambino e a rivedere la scena della chiesa 6,7 volte

SHADOW


Perchè la recensione mi portò a conoscere il regista. E perchè di horror italiani recenti è forse il migliore

OLD BOY


Perchè prima di SNY era il mio film preferito. E quello che avrei voluto sempre scrivere.
E l'ho pure rivisto 3,4 volte sti anni, anche se la rece mi fa schifo.

MOON



Perchè è un capolavoro della fantascienza intimistica. E perchè c'è Rockwell al suo massimo.

DOGTOOTH

Perchè è il film cerebralmente che più mi ha affascinato. E per il ballo.

DOGVILLE


Perchè è meraviglioso ed è stato bellissimo riproporlo a un cineforum restando praticamente solo in 2 fino alla fine.

DIAZ


Perchè sì.

SEUL CONTRE TOUS


Perchè è l'esempio più estremo di un certo tipo di cinema che amo, quello del mal di vivere. E perchè il finale malgrado per certi versi sia aberrante è una delle cose più belle ed emozionanti che abbia mai visto nel cinema.

MELANCHOLIA


Un pò per i motivi di Seul contre tous. Ma un pò anche perchè lo trovo un capolavoro. Un pò anche perchè è di Trier. Un pò anche perchè quel finale mi lasciò secco sulla poltrona del cinema. E un pò anche per altre cose.

MAGNOLIA


Anche se molto recentemente un mio ex professore ha detto che è un filmetto io credo che sia un film immenso. E rivederlo dopo più di 10 anni è stato bellissimo. E perchè piovono le rane.

BIUTIFUL


Perchè la rece aveva avuto una fortuna inaspettata. Ma soprattutto perchè anche se un film imperfetto, ha dentro la scena più bella di questi anni di cinema, la Synecdoche delle scene. E perchè Inarritu è un semidio. Come Bardem.

CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA


Perchè non lo so, ma la visione mi folgorò. Ci sono tanti altri film degli ultimi 20 anni che amo allo stesso modo. Ma questo ha avuto la "fortuna" che l'abbia rivisto e recensito, quindi sta qua. Poi grazie a questo ho conosciuto Federico.

THE ORPHANAGE


Perchè è l'horror più bello che ho visto negli ultimi 10 anni.
E quello che mi ha più straziato.
Perchè è una sceneggiatura perfetta.
E perchè non è un horror, ci si veste e basta.

IL SOSPETTO


Perchè oltre ad essere meraviglioso lo vidi in un giorno difficile al cinema. E ricordo che non riuscii a respirare per mezz'ora. Una delle visioni più intense mai avute in sala.

TARNATION


Da 7,8 anni me lo porto dietro come uno dei miei film preferiti. Per mille motivi, anche accresciuti negli anni. E pazienza se a un cineforum è stato un mezzo fiasco, lo sento ancora più mio.

CASTAWAY ON THE MOON


Visto in streaming in contemporanea con mio fratello (in 2 case diverse) entrambi restammo folgorati. Ed entrambi l'abbiamo rivisto. E, se possibile, trovato ancora più bello.

DEAD MAN'S SHOES


Perchè ha qualcosa di magico dentro. Sporco e cattivo. Ma magico.

NYMPHOMANIAC


Perchè sia la visione (4 ore di fila al cinema con 2 amici) sia la scrittura sono stati una fatica enorme. Ma una di quelle fatiche che farei ogni giorno. E poi perchè è Trier e di Trier bene o male li ho messi tutti. Così, per difendere il povero Lars.

SYNECDOCHE NEW YORK


Perchè è il più bel film che abbia mai visto.



Sì, lo so, sono quasi tutti film tristi.
Ma a me piace tanto questo tipo di cinema.
Ce ne sono tanti di comici per me indimenticabili ma non l'ho mai recensiti.
Per gli altri che mancano oltre a vigere la regola aurea della recensione, ho dovuto dolorosamente scegliere.
Senza dimenticare che ho scorso la lista dei film in 5 minuti (sono 550), chissà quanti ne ho saltati.
Ci penserà mio fratello a bacchettarmi.