18.1.21

Recensione: "Vivarium"

 

Io non lo so se sto film è discreto, bello o bellissimo.
So soltanto che è tanto tanto interessante.
E per questo scriverne a 9 giorni dalla visione è un grandissimo peccato. So che a voi frega nulla ma dispiace a me scrivere di un film di contenuti così tardi, con così tanti ricordi ormai annebbiati e tante interpretazioni offuscate. Però volevo comunque segnalarlo, quindi proviamoci.
Una giovane coppia, molto innamorata, è alla ricerca della loro prima casa.
Finiranno in un quartiere nuovissimo, pieno di case tutte identiche una all'altra.
Un quartiere dal quale sarà impossibile andarsene.
A metà tra il film metaforico sociale e il thriller esistenziale Vivarium è un'opera spietata che parla di noi e delle vite che ci vengono imposte.
Tra The Truman Show, Dogtooth e The Bothersome Man un'opera affascinante, inquietante e surreale, forse non completamente riuscita ma che riesce sicuramente a far riflettere lo spettatore e regalargli una profonda inquietudine e disagio

PRESENTI SPOILER

Gemma e Tom sono una giovane coppia, molto innamorata (e sta cosa non la dico tanto per ma perchè quello che provano l'uno per l'altro lo "senti" per tutto il film e diventa per me un elemento molto importante, anche di empatia).
Lei (interpretata dalla bellissima e bravissima Imogen Poots (Green Room) è una maestra d'asilo, lui un giardiniere.
Decidono di fare il grande passo, comprare una casa.
Arrivano in un'agenzia in cui trovano un impiegato inquietante, stralunato, uno di quelli che al tempo stesso ti strappa un sorriso e un brivido sulla schiena.
Questi li convince ad andare in un nuovissimo quartiere residenziale, costruito ex novo, fatto apposta per le giovani famiglie.
I due, anche se dubbiosi, accettano. Si ritroveranno in un allucinante quartiere di case tutte uguali una all'altra, da soli (nessun altro abitante).
Un quartiere dal quale sarà impossibile andar via.


(per una volta ho scritto parecchia trama proprio perchè avendo penso ricordi almeno aggiungo righe, ahah)

Vivarium è l'opera seconda di un relativamente giovane regista irlandese, Lorcan Finnegan.


Un film interessantissimo che nasconde nella sua anima, al confine tra il grottesco, lo sci-fi e il surreale, una profondissima analisi della società di oggi.
Già nel prologo la scena col nido di uccellini e quel "Gli serviva un nido" sono un pò manifesto di tutto quello che vedremo dopo.
Se devo trovare 3 film che, fusi insieme, possono generare Vivarium segnalerei Truman Show, Dogtooth e The Bothersome Man, insomma, due capolavori e un film bellissimo.
Del meraviglioso film con Carrey prendono questa sensazione di ritrovarci in una vita manovrata da altre persone, una vita non naturale, non nostra e dalla quale è impossibile uscire. Non è un caso che come Truman non poteva uscire da "Trumania" così i nostri due protagonisti (anche se per motivazioni più metaforiche e trascendentali, non fisiche e umane) non possono uscire dal loro quartiere. Anche la stessa scenografia ricorda quella del film di Weir. E se ci pensate quel cielo perennemente sereno che troviamo qua pare finto e disegnato come accadde in Truman Show.
Di Dogtooth prendono una parte più "nascosta" ma, forse, il vero motore del film,
Il figlio che viene assegnato alla giovane coppia, infatti, ha bisogno di una educazione ex novo, da zero. I due devono insegnargli i nomi delle cose e anche di tutte quelle che esistono nel mondo reale, ormai a loro precluso, Il bambino (odioso e insopportabile) di Vivarium somiglia così tantissimo ai figli della coppia di Dogtooth. E io son quasi sicuro che il fatto che la prima cosa che a lui viene insegnata, ovvero proprio a fare il cane, sia un omaggio voluto al film di Lanthimos.

13.1.21

Recensione: "Piercing"

 

Sfiorato ma non visto alla Notte Horror del TFF 2018, ho recuperato Piercing per puro caso, "inseguendo" altri film da protagonista di uno dei miei nuovi attori preferiti, l'Abbott di Possessor.
Oltre ad aver avuto conferma della grandezza di Abbott (in un ruolo quasi identico a quello di Possessor) mi sono ritrovato davanti un piccolo film (un'ora e un quarto) ma interessantissimo.
Un uomo progetta di uccidere una prostituta.
La fa venire in una stanza d'albergo.
Le cose prenderanno una piega completamente inaspettata.
Sempre in bilico tra una possibile deriva ironica e una molto pesante, Piercing è un film "da camera" (in tutti i sensi) che affronta finezze psicologiche davvero molto interessanti.
Da vedere assolutamente

Sfiorai "Piercing" al Torino Film Festival del 2018.
Faceva parte della Notte Horror, una serie di 4 film di genere che parte la sera e arriva quasi a mattina.
Decidemmo di andar via prima di Piercing (era l'ultimo film) e posso dire con certezza che anche se ci fossero stati Synecdoche New York e Old Boy con registi presenti la scelta di andar via sarebbe comunque stata migliore, in quello che è uno dei giorni più belli di questi ultimi anni.
In ogni caso se fossi rimasto avrei probabilmente considerato Piercing il film più bello dei 4 proposti perchè il primo, Mandy, aveva una prima parte straordinaria ma non amai la deriva trash che prendeva poi, il secondo, Ghostland, era un buonissimo film horror ma del quale riscontrai parecchi difetti (non me ricordo adesso quali) mentre il terzo, L'occhio che uccide (sì, quello storico) dormii per più di metà (oh, era tardissimo eh, non è un'accusa al film, tranquilli cinefili).
Piercing rispetto a Mandy e Ghostland è sicuramente più piccolino, in tutto, nel budget, nel cast, nella ambizioni, nella durata. Però, ecco, in questo suo esser piccolo è sicuramente un film che mi ha convinto di più, al quale faccio fatica a trovare tanti difetti.
In realtà ci sono arrivato per caso, non per completare quella nottata mai completata al cinema, ma perchè mi sono "innamorato" di Christopher Abbott in Possessor e un amico mi ha segnalato quest'altro film dove era protagonista.
Non solo confermo l'innamoramento ma dico ufficialmente che se un giorno dovessi reincarnarmi voglio diventare gli occhi di Christopher Abbott.
Tra l'altro è molto particolare quanto il suo ruolo in Piercing somigli da morire a quello in Possessor. Ancora una volta un uomo in grandissima difficoltà, ancora una volta un uomo in qualche modo "posseduto", ancora una volta un killer che commette o deve commettere omicidi a causa di qualcosa più forte di lui che lo comanda.



Se in Possessor quel qualcosa era un'altra persona entrata dentro di lui, qui le cose sono diverse, i demoni del protagonista sembrano più personali. Ma, come in Possessor potevamo vedere la figura di Tasya come metaforica (di una parte nascosta di sè), così in Piercing a quella parte nascosta di sè possiamo abbinare presenze reali (tipo la madre) che hanno portato il protagonista ad avere una psiche completamente devastata, e una ricerca del male che non gli appartiene ma è solo reificazione di dolori troppo grandi.
Avrete capito che anche stavolta ci troviamo davanti ad un thriller psicologico (intendiamoci, siamo una spanna e mezzo sotto Possessor per me) anche se l'atmosfera dei due film è molto diversa.

12.1.21

Chi deve leggere i blog?



 In solo due giorni ho trovato, per puro caso, due diversi blog che, anche se in maniera diversa e da prospettive diverse, hanno parlato dello stesso tema, ovvero della "blogosfera" e dei lettori.
Sto parlando dei post di Miki Moz (che non ho mai frequentato ma so essere blogger bravissimo e molto seguito - tra l'altro anche commentatore a volte qui da me -) e di Franco Battaglia (amico di lungo corso, fin dai tempi di Film Tv, almeno 10 anni).
Il primo post aveva un titolo eclatante, del tipo "Mi ritiro dalla blogosfera".
Il secondo, quello di Franco, uno apparentemente più generale, "Blog sharing".
Dico la verità, sono rimasto basito da entrambi i post. Ma non nel senso di aver trovato le cose che Miki e Franco dicono sbagliate, ma proprio letteralmente stupito, quasi sconcertato.

Il post di Miki, all'apparenza così "netto" (mi ritiro dalla blogosfera) poi lo leggi ed è tutt'altro.
Scopro infatti che la blogosfera, nella quale mio malgrado sono da 11 anni, non è - come credevo io - il mondo dei blog, ma l'interazione tra essi.
Ovvero per blogosfera si intende la rete di relazione che unisce i vari blog e blogger. Quello commenta da me, io commento da lui, lui pubblicizza me, io pubblicizzo lui, si fanno cose insieme etc...
Continuando a leggere l'articolo dell'ottimo Miki scopro quindi che il suo è una specie di titolo click bait (non lo dico nel senso negativo del termine, per chi sapeva cosa fosse la blogosfera ad esempio non lo è) perchè in realtà lui il blog lo continua (anzi, meglio di prima, dice) ma si tira semplicemente fuori da questo do ut des tra blogger che, tra l'altro, stava ormai morendo da tempo (per la crisi dei blog e per il fatto che comunque è sempre più difficile star dietro a tutti).
L'articolo mi ha sconcertato intanto perchè dopo 11 anni ho scoperto cos'è la blogosfera e poi perchè ho scoperto pure che ci si può "togliere" da essa, come se prima quel fatto di commentare un blog da parte di un blogger e a sua volta ricevere lo stesso "trattamento" fosse qualcosa di dovuto, una specie di contratto che ora si rescinde.
Ma la cosa che più mi ha sorpreso è un'altra, e qui la unisco al post di Franco Battaglia.
Franco parla invece di quelli che lui chiama "apolidi della blogosfera", ovvero utenti che non hanno un blog ma commentano ovunque, in tutti gli altri blog.
Franco si chiedeva perchè non ne aprissero allora uno, anche se adesso ha cambiato idea, gli sembrano ottimi utenti.
Se leggete i due articoli e tutte le risposte (da Miki sono centinaia, da sempre quello è un blog commentatissimo, complimenti) viene fuori una cosa pazzesca per me, o almeno per quelli che sono i miei pensieri.
Ovvero che i blog esistano per i blogger, che il nostro sia un mondo chiuso dove dobbiamo tutti averne uno, tutti commentarci tra noi stessi e l'utente semplice che capita per caso è quasi un disturbo.
Incredibile.

Dico la mia.
Io da sempre sono stato fuori da queste logiche. Non solo non ho mai commentato altri blog perchè ero io stesso un blogger (ogni volta che dico "sono un blogger" mi viene un conato, ma non so come altro dire) ma ogni volta che ricevevo un commento da uno di loro, semplicemente, ho pensato che in quel caso loro fossero nelle vesti di lettori.
Sì, è vero, mi sono capitati anche quelli che mi hanno chiesto in commento di farsi pubblicità a vicenda, ma da anni non li vedo più.
Dirò di più, io ho sempre rifiutato anche tutti i Premi dati ai blog dagli stessi blogger (mi sembra ci feci un post, "L'unico stronzo del villaggio") perchè li trovavo quasi...imbarazzanti, un farci i pompini a vicenda senza senso. Ogni anno gli stessi premi, uno stesso blog che per 10 anni premi gli stessi 10, un'esaltazione generale per me insensata (sono semmai i lettori a doverti premiare) che magari ha aiutato qualcuno a farsi conoscere ma, per quanto mi riguarda, dava più una brutta sensazione ai lettori che positiva.
Quindi no, io non ho mai fatto parte della blogosfera per capirsi. Semmai ho fatto cose meno "dovute" e più sincere, come la rubrica "Blog ai confini del mondo" dove ho presentato e fatto conoscere blog molto belli (spesso migliori di questo qua) ma pochissimo seguiti. Credo questa sia la strada virtuosa, non i commenti a vicenda o i premi dati in casa dagli stessi abitanti della casa.
Ma la cosa che più mi ha sorpreso da questi due articoli, e la domanda quindi che mi sono posto, riguarda chi deve leggere i blog.
Perchè, davvero, se leggete quei due post sembra che i lettori "puri" vengano o considerati meno importanti dei blogger, o alcune volte osteggiati, specie se anonimi.
Trovo tutto questo pazzesco.
Quando si apre un blog e lo si mette in rete è ovvio che si scrive sperando che qualcuno possa leggere. Certo, ci sono casi in cui si può aprire un blog solo per sè o solo per prova (la mia ex ragazza ad esempio fece così), non mettendolo ancora ufficialmente in rete o comunque aperto per avere soltanto una specie di diario personale privato, ma nel 95% dei casi se lo si apre è sperando di esser letti.
E, per me, chiunque ti legge, chiunque lascia un commento, ti fa un regalo.
E, attenzione, SPECIALMENTE se non è un blogger a sua volta.
I lettori puri sono i più veri, quelli che leggono e commentano senza sicuramente volere niente in cambio. Anonimi, non anonimi, assidui, occasionali, non importa, ogni lettura e ogni commento sono un personale "grazie" che un blogger dovrebbe dire.
Leggendo quei due articoli e tutti i commenti mi sembra di stare in un altro mondo, leggo di blogger che non sopportano gli anonimi, altri che accettano solo gente con l'account google, altri che rimpiangono quando tutti i blogger si facevano finti commenti l'un con l'altro, altri che non capiscono quei lettori che commentano ovunque e via dicendo.
Forse non capisco tutto questo perchè, appunto, io in quella blogosfera di cui parlano non sono mai stato dentro, certe dinamiche le ho sempre odiate, ho sempre pensato che ci sono solo tre categorie in questo mondo del blogging, ovvero chi scrive, chi legge e chi commenta.
E ognuno di noi può essere ogni volta una di queste tre categorie.
Io posso scrivere un post, posso leggerne uno di un altro, posso commentare dove voglio, senza che mi debba sentire il "blogger" che fa visita a un altro o un lettore mal considerato o un commentatore fastidioso.
Come posso rispondere quindi alla domanda del post?
Semplicemente dicendo "chiunque voglia".
Continuiamo, finchè ne abbiamo forza e volontà, a mettere nero su bianco online i nostri pensieri.
Chiunque voglia leggerli è il benvenuto.
Chiunque voglia commentarli, anche a cazzo, è il benvenuto.
Non siamo una casta, ma persone che, semplicemente, scrivono e leggono.
E che non dovrebbero mai costringere nessuno ad essere letti nè sentirsi costretti a doverlo fare da altri.
Siamo solo parole nel vento, all'aria aperta, parole che possono colpire chiunque, che possono accarezzare chiunque, e alle quali chiunque può reagire nel modo in cui crede.
Finchè pensiamo che quel vento debba soffiare solo in casa nostra allora l'unica cosa che alla lunga otterremo è solo una fortissima e raggelante aria viziata.

5.1.21

Recensione: "Possessor"

 

Forse ho il mio nuovo thriller psicologico preferito degli ultimi anni.
Possessor, del figlio di Cronenberg (per favore giudicate lui e il film in quanto tali, e basta co ste cazzo de stroncature quando uno è figlio di, basta, sono solo i giudizi di chi non riesce a dire altro) è un'opera seconda grandiosa (dopo già l'interessantissimo  Antiviral), capace di creare un'atmosfera così densa, inquietante e straniante che si fa davvero fatica ad arrivare alla fine.
Un film sul controllo degli altri, sulla manipolazione, sulla spersonalizzazione, sulla parte oscura di sè.
Bellissimo da vedere, di una violenza psicologica e fisica impressionante ma anche di classe raffinata, sia estetica che contenutistica.
E non parliamo degli attori, specie di un Abbott mostruoso.
Madonna che film

Raramente nel cinema recente un film mi ha messo in una condizione psicologica così densa, dolorosa e intensa.
Credo che Possessor possa diventare il mio thriller psicologico preferito di questi ultimi anni.
E per parlarne non posso disconoscere lo stato in cui mi ha messo. Se è riuscito a colpirmi così tanto è giusto che in mezzo ad analisi in qualche modo oggettive io "ricordi" anche lo stato d'animo che mi ha causato e che questo influisca pesantemente sul giudizio globale. Perchè il cinema è anche e soprattutto emozione.

Purtroppo ha un solo difetto, che l'abbia girato il figlio di Cronenberg. Solo per questo motivo - non ne vedo altri - la critica può distruggere un'opera così potente (intendiamoci, non esaltarla come faccio io è normalissimo ma distruggerla no).
Io trovo invece stupendo che un figlio prenda a ispirazione e punto di riferimento l'opera del padre. In quasi tutti i campi della vita questa cosa piace ed emoziona ma nel cinema no, nel cinema se sei "figlio di"  avrai sempre persone pronte ad attaccarti, a fare confronti, a sminuire il tuo lavoro solo perchè quello del padre era più grande.
Io me ne frego, prendo Possessor solo per quello che è e prendo Brandon Cronenberg solo per quello che è.
E il primo - il film - è grandioso, il secondo - il regista - un giovane uomo che a 40 anni ha fatto solo due film (e cristo santo non so perchè) riuscendo a girare un'interessantissima opera prima, Antiviral, e sta roba gigantesca qua.

Intanto c'è da dire quanto i due film si somiglino. Entrambi fantascienza, entrambi molto complessi (Antiviral troppo secondo me), entrambi inquietanti e fastidiosi, entrambi raccontano di ricche società che compiono cose terribili sfruttando la scienza (ed è bello che in tutti e due i film non riusciamo a capire se quello che stiamo vivendo è un futuro o un presente parallelo e malato. C'è anche qualcosa di Eternal Sunshine comuque), entrambi (ma del resto è il figlio di Cronenberg) sono basati sul concetto di "impianti" nel corpo, dei veri e propri body horror.
Del resto i primi 10 secondi di Possessor sono quanto di più cronenberghiano ci possa essere. Fa benissimo Brandon a cominciare così, a far vedere dopo soli 3 secondi che sì, che "imiterà" il padre, alla faccia di chi non piace la cosa.



Il prologo è bellissimo, per vari motivi.
Per la superba atmosfera, per quella sensazione per cui non sai cosa sta succedendo, perchè ci mostra sin da subito grandi location, uno spettacolare uso sia della fotografia che dei colori di scena (il film sia nelle luci che in tutto il resto - costumi, location, oggetti - ha tonalità diversissime da Antiviral, qui calde contro le glaciali del primo film).
E poi arriva una scena dalla violenza quasi insostenibile, in un film in cui questo tipo di scene sarà all'ordine del giorno, in un modo più massiccio e riuscito dei veri e propri splatter. Ma a differenza di quel cinema di genere qui la violenza efferata ed esagerata (nel gergo si chiama "overkilling") ha profonde matrici psicologiche, in un film che uccide lo spettatore proprio per questo, perchè non c'è un momento in cui si riesce a respirare ed uscire da questa apnea cerebrale, da questa sensazione di profondo disagio che il film ti crea, proprio dovuta alla matrice psicologica di ogni suo aspetto.

3.1.21

Recensione: "Soul"

 

Visto a Natale ma per più di una settimana l'ho tenuto nel cuore, senza riuscire a scriverne.
Ma stanotte, forse per rifarmi di Boldi e De Sica, ho sentito il bisogno di parlare di cose belle.
E Soul è una cosa bellissima.

E così la Pixar ha fatto nuovamente centro...
Parlando dei suoi film ho spesso esaltato la loro grande anima.
E proprio di anima alla fine sono arrivati invece loro a parlare, era inevitabile.
Soul è la summa di alcuni dei più grandi capolavori di questa magnifica casa di produzione, probabilmente il loro progetto più ambizioso, per certi versi direi quasi "definitivo" riguardo alcune tematiche che la Pixar ha sempre battuto, come la morte, le piccole cose, le emozioni, i rapporti tra le persone.
Ed ecco così che questo magnifico Soul, film che negli ultimi 15 minuti mi ha commosso da morire, diventa una straordinaria unione tra gli insegnamenti di Up (la meraviglia delle piccole gioie quotidiane, la felicità che si può trovare nel poco), il mondo dell'Aldilà di Coco, alcune trovate di Rataotuille (Joe che diventa gatto e istruisce 22 ci porta a mezz'ora quasi identica all'indimenticabile film del topolino, per non parlare di 22 che assaggia la pizza e trasalisce come Ego quando assaggiò la ratatouille) e, forse soprattutto, la struttura di Inside Out con l'unica differenza che qua l'architettura della mente è sostituita da quella dell'anima (ma per il resto L'Ante-Mondo è quasi identico all'Universo che c'era dentro la testa della bimba di Inside Out, con le sue "isole", con i suoi personaggi, con i suoi giochi grafici e quelli tra le dimensioni).



Ecco, se proprio vogliamo trovare un difetto a questo magnifico cartone potrebbe essere in questo lieve sentore di "già visto" che la stessa Pixar ci aveva proposto.
Ma, lo ripeto, io la vedo più come una summa, un punto definitivo a 10-15 anni di progetti.

Joe è un uomo di mezz'età abbastanza triste perchè la sua più grande passione e talento, la musica, non l'ha portato a raggiungere i sogni di bambino.

2.1.21

Recensione: "In vacanza su Marte"

 

Per la prima volta, a 43 anni, vedo un film di Boldi e De sica.
Mi scuso sin da adesso ma la recensione sarà lunga.


Vaffanculooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!

voto 0




29.12.20

I migliori 25 film che ho visto nel 2020 (st'anno metto tutto insieme, cinema, piattaforme e file). Aspetto i vostri!



ATTENZIONE, QUEST'ANNO NON FARO' IL MEGA SONDAGGIO SUL MIGLIOR FILM 2020. 
Sarei comunque contentissimo se condividerete comunque le vostre liste e classifiche in commento, o con il metodo regolamentato che usavamo gli anni scorsi oppure  -come ho fatto io quest'anno - segnalando semplicemente le vostre migliori visioni del 2020 a prescindere come e dove la avete fatte (e anche l'anno del film).

--------------------------------------------------------------------------------------
In quest'anno così anomalo, difficile e per certi versi terribile che è stato il 2020 anche le classifiche del blog non potevano non risentirne.
Tanto che, per parecchi motivi, ho deciso che al posto dei soliti 4-5 appuntamenti (di solito due post coi gioielli non distribuiti, quello con le delusioni, le interpretazioni e altre piccole cose e i due con i 20 miglior film visti al cinema) ne farò soltanto uno, questo.
Ciò significa che unirò in un solo post tutti i migliori film visti quest'anno, a prescindere che li abbia visti al cinema, su piattaforme o su file (in questo ultimo caso possono esserci quindi anche titoli non 2020).
Non solo, ma non farò nemmeno una classifica dividendo film in semplice ordine cronologico, a mesi.
Voglio comunque segnalare in qualche modo i miei top 5 e i miei top 10.


Ah, non ce l'ho fatta ad inserire le recensioni nei titoli. Di solito in questi casi vi dico che se proprio volete leggerle le trovate nell'archivio. Ma l'archivio non lo aggiorno da 5-6 mesi, ahah. Quindi, insomma, se proprio volete le trovate in qualche modo (ad esempio scrivendo su google "titolo film + buio in sala").

GENNAIO

DYLDA -  LA RAGAZZA D'AUTUNNO - TOP 10


L'opera seconda di Balagov (ma la prima che vedo, mi manca ancora Tesnota) è un film grandissimo.
Sembra incredibile che un ragazzo di 26 anni (età alla quale presumo abbia scritto il film) possa avere una tale sensibilità, gusto, padronanza dei mezzi e, soprattutto, capacità di togliere invece che di aggiungere, raccontare, costruire.
La storia di una ragazza altissima, scemotta, di gran cuore, e della sua amica che ritorna dal fronte.
Due personaggi femminili che diventano indimenticabili nell'attimo stesso in cui li vedi.
Un film che è meraviglioso da vedere per messinscena, colori (dei pastello impressionanti) e fotografia ma che nei contenuti e nella sensibilità in cui sono scritti personaggi e vicende, è ancora più grande.

FEBBRAIO

UNCUT GEMS (Diamanti Gezzi) - TOP 5


Dopo Good Time (stupendo) il nuovo film dei fratelli Safdie è, se possibile, ancora più bello, di sicuro una evoluzione, un portare ancora più all'estremo tutto quello che avevamo visto nel film precedente.
Cinema di impressionante rapidità, fatto di dialoghi, scene, musiche e vicende talmente veloci che si sovrappongono una sull'altra senza però sgretolare mai il film, anzi, rendendolo un tutt'uno potentissimo.
Per quanto mi riguarda uno di quei film paradigma di una certa idea di cinema, uno di quelli che più volte citerò come esempio.
Con un Sandler grandissimo.

O QUE ARDE (Fire will come)


Un altro grande film anche giocato sul togliere.
Un piromane torna a casa dopo anni e anni di prigione.
Vive una solitudine cosmica, solo la vecchia madre e una nuova veterinaria lo avvicinano (o meglio, è lui che si fa avvicinare solo da loro).
Tutto procede stancamente finchè non arriverà un nuovo devastante incendio a portare una completa distruzione

A TAXI DRIVER  - TOP 10


Lo ammetto, l'ultima mezz'ora in sala ero una fontana (meno male fossi solo).
A Taxi Driver è un film magnifico, l'ennesimo della filmografia sudcoreana.
Giusto un paio di difetti mi bloccano dal considerarlo un piccolo capolavoro dei nostri tempi.
Il film è ambientato nel 1980, durante le proteste della popolazione coreana contro la neo-dittatura instauratasi nel Paese, autrice di un colpo di stato.
Un giornalista tedesco e il suo autista coreano si recano nella città epicentro della rivolta.
Prima si ride, poi, piano piano, A Taxi Driver diventa un'opera struggente sulla vita, sugli ideali e sul coraggio

MARZO

TOO LATE  - TOP 5


Chi mi conosce sa che io amo praticamente tutto quello che vedo, parlo sempre e solo bene.
Però poi quando vai a vedere bene i film che veramente mi restano nel cuore sono pochi, non più di 5-10 l'anno.
Ecco, Too Late è uno di quelli.
Un film perfetto per me, che ha tutto quello che più amo, come personaggi fragili e umani, come dialoghi incredibili (se non li seguite bene vi perdete mezzo film), come una regia che adoro (il film è costituito da 5 piani sequenza), stimolante (non c'è ordine cronologico, dovete ricostruire tutto), attori che non dimentichi, colonna sonora, tutto.
E un finale talmente perfetto che mi resterà dentro per sempre.
Probabilmente è solo un bel film ma vi assicuro che se riuscirete ad "ascoltarlo" e a vedere ogni piccolo dettaglio lo troverete grandissimo.
Perchè è un film "facile" ma se lo spettatore non coglie tutte le meraviglie nascoste nella sceneggiatura Too Late viene rovinato.
Siamo tra Tarantino e i Coen ma con un'anima drammatica, anzi, tragica.
La storia di un investigatore privato e di una ragazza che deve difendere.
Una ragazza che ama moltissimo ma, forse, non per il motivo che tutti quanti si aspettano.
In questi ultimi tempi raramente mi sono così divertito intellettualmente, amato personaggi ed emozionato profondamente come con Too Late.

SWALLOW - TOP 10


Magnifico.
La storia di una ragazza sposata con un uomo ricchissimo.
Completamente sola nella splendida villa, non amata, non stimata, non realizzata, Hunter - anche complice un terribile trauma primigenio - piano piano inizia a cercare realizzazione e appagamento in un banale ma orribile gesto, ingoiare piccoli oggetti.
Swallow è un dramma psicologico di grandissima sensibilità, anche bellissimo da vedere e con una protagonista principale indimenticabile.
Visione quasi imprescindibile.

LA TARTARUGA ROSSA


ilm d'animazione che è quanto più vicino alla poesia si possa chiedere.
In dei disegni stilizzati, essenziali, in alcuni frangenti anche poco curati (ad esempio la sabbia non si muove mai) un film che racconta di tutto, della vita, della morte, del destino, dei cicli, dell'equilibrio naturale.
Colori bellissimi, le albe, i tramonti, le notti, le ombre sulla sabbia, i riflessi del mare, il verde degli alberi, il marrone della terra.
Ci saranno diluvi, ci saranno cadute che ti porteranno quasi a morire per poi quasi rinascere, ci saranno sogni e incubi, speranze e rassegnazioni.
Mai una sola parola, non ce n'è bisogno.

APRILE

BAIT


Un film assolutamente unico.
Più che un film un'impressionante operazione di mimesi con il cinema di una volta.
Pellicola sgranata e rovinata, montaggio frenetico e tagliato malissimo, inquadrature tipiche dell'epoca.
Bait è un film del 2019 ma, se non lo sai, non potrai mai capirlo.
La storia di un piccolo villaggio di pescatori, la storia di Martin, uno di loro, e del suo odio per i turisti che, durante la bella stagione, vengono a vivere lì.
Ne nasceranno delle tensioni, fino all'inevitabile tragedia.

THE MOUNTAIN



Un film che tanti hanno odiato.
Perchè non fa niente per farsi amare, fastidioso, fermo, freddo e pieno di personaggi irritanti com'è.
Eppure The Mountain, dopo Entertainment e The Comedy, è la conferma di trovarci davanti ad un autore vero - Rick Alverson - coraggiosissimo, estremo, di una intelligenza e sensibilità pazzesche, nascoste sotto vesti che cercano in tutti i modi di celarle.
Un'opera dall'estetica incredibile, la storia di un ragazzo e del suo viaggio a fotografare lobotomie in giro per le cliniche psichiatriche statunitensi degli anni 50.
Un viaggio che in realtà è una ricerca, la ricerca dell'unico essere umano che abbia mai amato.
Tre attori formidabili, specie un Denis Lavant insopportabile, fastidioso, mostruoso, indimenticabile.
Provate ad andare sotto la catatonia, provate a vedere sotto questo film lobotomizzato che racconta lobotomie tutto il dolore e la disperazione che nasconde.
Tutte quelle urla soffocate.

MAGGIO

MRS FANG


Mrs Fang sta per morire.
La macchina da presa è lì, ferma sul suo viso.
Intorno a lei chiasso e parenti.
Mrs Fang non è un film ma uno specchio.
Ognuno di noi è costretto a guardarcisi e rivedere i propri lutti, analizzarli, cercare di capire se c'è un modo migliore per andarsene o no, se c'è un modo migliore per assistere chi se ne va o no.

FAVOLACCE - TOP 5


insieme a Kaufman, questo è il film cui sono più legato n questa stagione.
I motivi son tantissimi, la bellezza del film, la tematica, l'amicizia che ebbi la fortuna di allacciare con Damiano D'Innocenzo e tanto altro.
L'ho visto due volte e, c'è poco da fare, per me è forse il top che abbiamo avuto in Italia negli ultimi 3 anni.
So che a molti non è piaciuto ma, al solito, ci sta.
Dopo La terra dell'Abbastanza (anche questo visto quest'anno, non l'ho messo nei 15 per non averne due degli stessi registi) i gemelli D'Innocenzo riescono a fare ancora meglio.
E lo fanno con un progetto molto diverso dall'opera prima (anche se parimenti dolorosa), coraggiosissimo.
Favolacce prende tutto il meglio degli ultimi 20 anni di cinematografia europea, grecia ed Haneke in primis.
Ne viene fuori un film cupo, senza speranza, con una tensione latente a tratti insostenibile.
Un film di famiglie romane, di padri sbagliati e figli incapaci di essere felici.
Un'opera che ha bisogno di più visioni per essere compresa fino in fondo.
Dolorosissima

22.12.20

Recensione: "Non dormire nel bosco stanotte" - Su Netflix



Non dormire nel bosco stanotte è un horror polacco abbastanza divertente (anzi, che poteva esse abbastanza divertente), con un buon prologo e anche un'idea carina di base (un gruppo di ragazzi portati in un bosco per disintossicasse dalla tecnologia).
Il problema è che più va avanti più crolla tra dialoghi terribili, momenti di noia, 3-4 scene completamente a cazzo e un FLASH BACK che entra di diritto nella storia come la cosa più sbagliata, pazzesca, insensata vista recentemente.


 Non ce credo.
Io ve giuro al flashback che c'è a metà film non ce posso crede.
Non possono avello pensato o inventato.
Oppure sì, possono.
Ma non possono mettelo dentro al film dai.
Ma come cazzo è possibile che in una specie de slasher polacco ambientato in un bosco per giustificà che i due mostri del film sono grossi e c'hanno i bubboni ad un certo punto vedemo sto flashback dove ce sono loro da piccoli, bellini, biondi, anche un filo inquietanti, che paiono quasi i protagonisti della "Trilogia della città di K." di Agota Kristof, e che succede?
Cade un ASTEROIDE.
Così, senza senso.
E sti fioli lo raccolgono, un pezzo dico, e lo mettono sotto al letto.
E de notte da sto asteroide partono dei fili che bucano il letto e attaccano i bambini.
E niente, 30 anni dopo questi sono 150 kg coi bubboni.
Allora, ora se qualcuno de voi legge dirà "Sì, in effetti non ha senso" ma ve giuro che se vedete il film, ve lo giuro, vi sembrerà la scena più assurda dell'ultimo decennio de cinema.
Ma non finisce qui.
Perchè sto flashback ce lo racconta un omo del presente che NON ERA in quella casa nè ha mai parlato con nessuno de quella casa. Insomma, questo non ha visto nè saputo mai un cazzo e ce racconta per filo e per segno tutto quello che era successo a sti bimbi.
Pazzesco.



A questo punto la mitica pubblicità del Buondì aveva molto più senso, visto che la tematica è la stessa.



Tra l'altro è un peccato perchè il film poco prima (o poco dopo?) aveva comunque provato a vince il premio di "Scena più slegata e insensata dell'universo" con quella del prete sulla chiesetta.
Arriva sto ragazzo, questo lo lega e glie dice, boh, che è uno che flirta, o cose del genere.
Aggiungendo "Te eri anche l'anno scorso al campo estivo".
Ascoltate, so che sto a scrive cose sconnesse che non capirete ma vedete il film, ve scongiuro, e capirete che se possono raccontà solo così come sto a fa io.

21.12.20

Recensione: "Wolfwalkers"

 

Tomm Moore è un autore unico.
Per la terza volta su tre ci regala un film d'animazione che racconta la sua terra, l'Irlanda, e uno delle sue magnifiche leggende.
Un autore che porta nei nostri tempi il racconto orale, il folklore della sua terra, sempre attraverso storie tenerissime, emozionanti e di grande interesse.
Con il suo stile di disegno tradizionale inconfondibile, fatto di sbordature, prospettive impossibili, semplicità e immediatezza, Moore ci racconta la storia dell'amicizia tra una bambina e una wolfwalker, ovvero una creatura che da sveglia è umana e che dormendo diventa lupo.
Un cartone dalle mille tematiche e insegnamenti che, forse, ha come unico difetto una mancanza di coraggio, un portarci fino in fondo nel dolore che spesso affronta.
In ogni caso una piccola perla


Intanto scopro che anche Apple ha una sua tv on demand che produce anche film suoi originali.
Ok, sticazzi.

Tomm Moore...
Un grande ritorno di questo autore unico, quasi folle nella radicalità dei suoi progetti.
Moore è irlandese e deve avere un amore folle per la sua patria (del resto tutti mi dicono quanto sia straordinaria).
Ha scritto e diretto tre film d'animazione e tutti e 3 raccontano leggende irlandesi.
The Secret of Kells, La Canzone del Mare, Wolfwalker.
I viaggi di Moore sono viaggi nel folklore, straordinari pezzi di cultura che mischiano Storia e leggende, esseri umani e creature magiche.
E' incredibile, come dicevo, la radicalità di Moore, questo suo non uscire mai dai propri confini e dalla proprie tradizioni, questo voler raccontare al mondo del 2020 piccole e grandi storie che riguardano la tradizione popolare dell'Irlanda.
E, come se non bastasse, Moore usa un altro anacronismo, ovvero un'animazione artigianale, ancora basata quasi essenzialmente sul puro disegno. Le "tavole" di Moore sono inconfondibili, magnifiche, uno strano miscuglio di tratti netti ed altri grossolani, dettagli perfetti e prospettive impossibili, quasi fossero disegni infantili, a volte "sbagliati" ma che dimostrano invece una padronanza dell'arte pazzesca.
Ma del resto che l'animo di Moore sia quello di un bambino lo testimonia questo suo attaccamento alle fiabe popolari, tenerissime, e alla presenza di personaggi principali sempre bambini.

Wolfwalkers è un mezzo capolavoro, forse non intero per qualcosa di cui parlerò dopo.

Siamo nel 1650 in un villaggio irlandese.
Il padrone del villaggio, Lord Protector, vuole distruggere la magnifica foresta che circonda il villaggio per creare sempre più terra da coltivare. Nella foresta vivono decine e decine di lupi, vero spauracchio dei cittadini. Ma insieme ai lupi vivono anche delle creature magiche, le Wolfwalkers, esseri umani da svegli che diventano lupi dormendo. 
E che hanno il potere di comandare i veri lupi. 
Una bambina del luogo, Robin, farà amicizia con una piccola Wolfwalker. Il problema è che Robin è la proprio la figlia dell'uomo addetto a uccidere i lupi.

Come dicevo sopra le animazioni di Moore sono qualcosa di unico. Sembra che dentro ci siano 4-5 stili diversi. Prese una per una non sono animazioni straordinarie (anzi, Moore a volte gioca con dei contorni sbagliati, delle sbavature e delle prospettive assolutamente irreali, roba apparentemente da incapace) ma è straordinario l'insieme che creano, un vero stile, unico e inconfondibile.


Moore ama la semplicità anche perchè a lui, a differenza di altri animatori, interessa moltissimo anche la storia, la sceneggiatura, il racconto. E questo racconto deve arrivare in maniera immediata, con dei disegni quasi "simbolici" che non si prendano troppo la scena a discapito di altro.
Sono i disegni perfetti a simboleggiare l'oralità delle sue opere.

18.12.20

Sulle classifiche di fine anno

 Quest'anno per parecchi motivi non farò le lunghe classifiche di fine anno (di solito erano di almeno 4 tipologie).
Oltre a motivi personali bisogna dire che questo bastardo 2020 ci ha privato per tipo 7 mesi delle sale e, anche quando le sale erano aperte, la programmazione era giocoforza quella che era.
Mi limiterò allora a presentarvi, uno al giorno, in ordine cronologico, i migliori 15 film che ho visto, senza controllare se li abbia visti in sala, su piattaforme o su file non distribuiti.
Purtroppo salterà anche il Sondaggione di fine anno, appuntamento bellissimo che negli ultimi 4 anni ha visto la partecipazione di più di 100-120 votanti.
Anche qui le motivazioni sono quelle sopra, credo capirete. Inoltre il sondaggione è un lavoro immenso da sobbarcarsi (ve l'assicuro) e ora non me la sento.
Quindi un film al giorno consigliato (però solo sulla pagina fb!) e poi magari alla fine dei 15 giorni faccio un post qua dove li riunisco tutti (almeno per avere nel blog un post sui migliori film del 2020).
Sarà comunque bellissimo se su quel post finale voi commenterete con le vostre classifiche o liste, non ci sarà il "torneo" (che alla fine è un gioco), è vero, ma è sempre un modo per consigliare titoli, per mettere nero su bianco cose, per cristallizzare i propri anni, per divertirsi e scoprire cose.
Se vorrete vi aspetto lì, un abbraccio