20 aprile 2014

Recensione: Do you like Hitchcock?

"Stoppa!"
Mi dice mio fratello dal letto dietro il divano in cui sto io.
Fermo il film, gli chiedo quanto indietro devo andare, che ha visto di strano.
Sì che poi vedere un film horror scrauso con noi è impossibile, è un continuo stoppare e risentire battute abominevoli, rivedere scene ridicole, notare errori, cercar di capire le "sceneggiature".
Ma non mi dice niente e io rimando il play.
"Stoppa!"
Mi dice ancora dopo un quarto d'ora. Io fermo di nuovo, in effetti già lo avevo fatto altre 4,5 volte per scelta mia, è giusto che anche lui abbia un pò di potere. Ma non mi dice altro. E io premo play di nuovo.
"Stoppa!"
Mi urla ancora dopo una ventina di minuti. Al che io non capisco, che cazzo, mi sta dicendo stoppa sulle uniche scene normali, le pochissime non disastrose. Vabbeh, in effetti st'attore è un cane, come gli altri del resto. Ma ora che ci penso è la terza volta che mi dice stoppa quando compare st'attore qua..
Finalmente capisco.
Stoppa! è Eduardo Stoppa, l'amico degli animali di Striscia la notizia. E mio fratello me lo urlava da un'ora.
Al che urlo anch'io "Stoppa!"
"Eh, è un'ora che te lo dico!"
E la visione, già grottesca di suo diventa ancora più magica.
Sì, perchè questa è l'ennesima perla di Riandate Rogo, ovvero l'alter ego anagrammato del fu Dario Argento.
Il suo pseudonimo è l'augurio che lui stesso fa ai suoi film, ma nessuno lo sa.
Del resto è proprio lui che usò Byron Deidra al posto di Adrien Brody, mica è colpa nostra.
E così Riandate Rogo sarà almeno 15 anni che ci sforna un capolavoro dopo l'altro lasciando ogni volta a casa Dario Argento.
Solo che qui forse fa pure di meglio, riesce a rendere comico persino il titolo del film, un titolo che crea solo imbarazzo a pronunciarlo. "
"Che film hai visto?"
"Do you like Hitchcock?"
"Ma che cazzo c'entra?"

Il film ha una trama senza un minimo guizzo, 4 attori di cui uno è il protagonista e gli altri 3 i killer, con una prevedibilità e noia infinita di contorno.
Ma le vere chicche sono altrove, sono più di una le scene dove c'è stato un bello "stoppa!" ma senza la maiuscola.

- Un prologo fantozziano, non solo per il prologo in sè ma soprattutto perchè sarà l'unico prologo, anche lunghetto, dell'intera storia del cinema a non entrarci una fava con il film

- Riandate Rogo riesce per l'ennesima volta a darci le nostre amate zinne nude. Stavolta ce le propina in 3 momenti diversi, per le prime resiste soltanto 4 minuti e 23 secondi, sempre più che in Dracula comunque

- La Rocchetti, ah, la Rocchetti. Talmente fregna finchè non parla, talmente cagna quando lo fa

- C'è il clochard, c'è il clochard!!! E anche questo ce l'abbiamo, non manca mai!

- E perchè l'ascensore, i guanti, la soggettiva dell'assassino e il coltello? Ce li abbiamo!

- Quadruplo esempio di metacinema  (o quello che è).
Uno c'ha una videoteca.
Il protagonista è uno studente di cinema.
Gli assassini (forse) seguono la trama di un film di Hitchcock.
Lo stesso Argento gira il film con rimandi incredibili a La Finestra sul cortile, Psyco, Vertigo e chissà quanti altri. Do you like Hitchcock? Sì! E anche Riandate Rogo lo ama!

- Ma la perla, la perla, la scena per la quale questo film resterà indimenticabile come le partite di poker de Il Cartaio, la mantide di Dracula o l'ittero di Giallo è l'inseguimento del colosso pelato ad Elio Germano zoppicante con lo scooter. Una cosa indimenticabile, talmente surreale da farci salire lunghi brividi lungo la schiena.

Almeno lì.

( voto 4.5)

19 aprile 2014

Al Cinema: recensione "Grand Budapest Hotel"

Nella vita, e non necessariamente soltanto nelle cose concrete della vita ma anche nei sentimenti quando inizia un
processo di perdita, di sconfitta, di peggioramento, poi è quasi impossibile tornare indietro.
Immaginate quei bar dove si affollavano decine e decine di persone, quei bar che erano epicentri di vita, di grida, di bevute e sguardi maliziosi, di incontri e scontri. E il barista era a metà tra l'essere quasi impaurito dal dover gestire tutto quel casino e l'esserne esaltato. E la notte quel barista andava a letto orgoglioso e felice di quel mondo che prendeva vita dentro il suo bar. Già, il barista, perchè solo lui o meglio, nessuno più di lui si accorge poi quando inizia a non venir più anche una singola persona, poi sono 2, poi 5, poi la mancanza di grida la notano tutti, poi le facce sono sempre quelle, poi non c'è nessun nuovo incontro da fare e lo scontro, quando c'è, è uno scontro che non viene fuori da un'adrenalina o da un'euforia ma da una stanchezza, da una noia e dalla voglia di non accettare quella sconfitta. Quando nella vita, nelle cose della vita e anche nei sentimenti, inizia quel morbido ma inesorabile deterioramento è quasi impossibile tornare indietro. Ecco, forse il termine più giusto è decomposizione, perchè il processo di decomposizione non lo si ferma, anzi, forse un pò si può fermare, ma dalla decomposizione non si torna indietro, la puoi fermare un attimo ma poi andrà sempre avanti. A meno di un miracolo. Difficilmente le cose che iniziano a morire possono tornare in vita. E non è giusto perchè le cose che iniziano a vivere invece possono cominciare a morire quando vogliono. La vita la si ferma in qualsiasi momento, la composizione può essere abbandonata, fermata, rovinata, la decomposizione no.
E Anderson, perchè alla fine di un film bisogna parlare, racconta della decomposizione, morbida ma inesorabile, di un'intera epoca. E quell'epoca aveva uno dei suoi tanti microcosmi nel Grand Budapest Hotel, un albergo sul picco della montagna, mai tanto affollato per dir la verità, mai tanto vissuto, ma nel quale chi l'affollava, chi lo viveva stava vivendo non solo una villeggiatura ma anche un'epoca sull'orlo dell'abisso, un abisso che come un polder olandese che guadagna terra al mare questo guadagna il vuoto dell'abisso alla terra e si avvicina ai nostri piedi per colpa dei tempi, dell'uomo, della guerra, del nuovo.
E abbiamo sempre i nostri cari personaggi andersoniani, quelli colorati pastello e caratterizzati cartoon, quei personaggi che però sotto i vestiti gialli, blu e verdi e quei caratteri così oltre nascondono quasi sempre una malinconia e una difficoltà di vivere immensa. I film di Wes Anderson, i suoi personaggi, sono come una magnifica scatola colorata che quando la apri dentro non c'è nulla o comunque niente che fa pendant con la scatola, semmai un topo morto con un papillon rosa.
E si resta affascinati da questi personaggi, da questo hotel con gli ascensori rossi, con le pareti talmente rosse che ti viene in mente che siano pregne di sangue dentro, che quando l'ascensore si apre ecco che quel sangue può uscire, forse Kubrick usò uno di quegli ascensori per il suo lago rosso indimenticabile, forse in quel caso le pareti si ruppero, che ne so.
Ma proprio quando iniziamo a vivere una fiaba moderna poi tutto diventa un pò più bolso, farraginoso, la storia va avanti senza più guizzi, una crime story innocua come un bebè, nessuno nuovo personaggio, nessuna nuova trovata, scene che si ripetono quasi una uguale all'altra, e io che mi aspettavo la storia di quell'Hotel attraverso gli anni, attraverso le epoche, attraverso sempre nuovi ed entusiasmanti personaggi macchietta.
Mi sono pure annoiato, na cosa che con Anderson è come dire che con Trier ti sei divertito.
Poi ci sono tante cose buonissime, il personaggio di Dafoe, quei colori pastello, le strepitose sequenze sulla neve,funivia compresa, anche la storia d'amore dei due ragazzi un pochino nel cuore ti entra, un pochino però, anche perchè quando c'è la Ronan un pochino di qualcosa c'è sempre.
Ma il film all'inizio prometteva altro, prometteva di sorprendermi a ogni inquadratura, prometteva di raccontarmi una storia incredibile, mi prometteva l'emozione, il coinvolgimento.
E invece ahimè, poi si stabilizza tutto, poi la storia altro che incredibile, diventa persino più che verosimile, e il coinvolgimento non c'è, o non quello della promessa.
E anche il finale arriva rapidissimo, due inquadrature e tirate su  il sipario.
Eppure avrei voluto essere immerso nella storia di un albergo così incredibile, eppure in quella struttura rosa in cima alla montagna pensavo di trovar dentro qualcosa di indimenticabile.

( voto 7)


16 aprile 2014

Al Cinema. recensione "Oculus"


presenti spoiler

Una famiglia numerosa si trasferisce in una vecchia e grande casa nella quale iniziano a manifestarsi strani fenomeni.
Che film è?
Impossibile dirlo direte voi.
E vi credo, questo è il soggetto dell'87% del cinema horror americano mainstream.
Non se ne può più.
Se dovessi pensare ai migliori 30 titoli horror di questi ultimi 10 anni non ce ne sarebbe uno americano, nemmeno uno. O al massimo un paio indipendenti. Non c'è mai un'idea, nulla, soltanto il reiterare la solita pappardella perchè si sa che funziona, perchè si sa che il pubblico vuole quella, perchè si sa che gli spettatori in sala ormai sono abituati a quello e si sentono rassicurati solo con quello, perchè ormai gli sembra di "riconoscere" il genere solo con quello e si spaventano solo con quello.
E' davvero deprimente.
E io continuerò ad andare in sala perchè questa è la mia passione, perchè spero sempre in una svolta, perchè tanto meglio un horror fatto con lo stampino che stare a casa.
Ma basta. Credevo che con il 3 x 1 di Wan (i 2 Insidious e L'Evocazione) per un pò ci sarebbe stata una tregua. Ed invece ecco Oculus. Che è la stessa cosa. Con quel qualcosa in più. E con quel qualcosa in meno.
Il primo tempo è terribile, sembra di stare in una serie tv del pomeriggio. Personaggi insopportabili, attori ancora più insopportabili (io tifavo per la morte di tutti), dialoghi banali come pochi, sceneggiatura talmente scontata da rischiare il colpo di sonno.
Poi il secondo tempo fa un pò di casino, o forse, come con Insidious 2, ne fa anche troppo, ma almeno il rincorrersi del passato e del presente è buono, il ritmo non cala mia, due/tre scene che valgono le mette là.
E il finale è forse prevedibile sì, però è buono dai.
Siamo dalle parti di Shining, o almeno dell'anima di Shining, quella del luogo (o in questo caso dell'oggetto, lo specchio) che piano piano porta alla pazzia il padre di famiglia. Quasi impossibile provare empatia con attori così insignificanti ma la storia un pochino almeno ci coinvolge.
Ora, però, l'esperimento della ragazza (che già dalla sua prima inquadratura con quella coda di capelli che sculetta non sopportavo) è qualcosa quasi fantozziana. Ma dico io, a che serve? A riabilitare la loro dignità? Ma perchè? Lui è uscito dal manicomio, lo specchio andrà via, ma che rogne cercate? E perchè non distruggerlo subito con l'"ancora"? Ma vogliamo parlare del timer per bere e per mangiare?? Ma a cosa è servito? Ah, già, qualcuno moriva di disidratazione. Ragazzi,qui non si regge in piedi nulla. Se non, come dicevo, quel rincorrersi nei ricordi, quell'ottima costruzione per cui ogni fatto sembra avere una possibile spiegazione scientifica e una paranormale. Mi è piaciuta molto la cosa. E cercando sempre di dimenticare il ridicolo esperimento ho provato a immergermi nella storia e un pò ce l'ho fatta, con quel mischiare dramma famigliare alla ghost story, con quelle poche sequenze realmente riuscite (lei che mangia la lampadina, la mamma incatenata), con il tentativo abbastanza onesto di dare intimità alla storia, toglierle piano piano il respiro horrorifico e avvicinarla sempre più a quello umano. Con la tematica della pazzia che porta al figlicidio molto molto attuale purtroppo. E lui che per la seconda volta nella vita si trova a commettere (o no?) un omicidio quasi senza volerlo è un finale coraggioso, per niente consolatorio e anche, forse per la prima volta nel film, abbastanza empatico.
Ma siamo sempre su quei binari, cambia un vagone o due, ma siamo sempre su quei binari.

( voto 6)

14 aprile 2014

Tutti i pezzi sono assemblati (o almeno spero). Si può fare!

Credo, o almeno spero, che con l'arrivo delle Serie Tv (ma solo quelle corte e di argomento particolare...) il
blog abbia una sua definitiva struttura.
Non vorrei aggiungere altro, già è una fatica così.
Quindi può definitivamente ritenersi completo e alzarsi dal tavolo in cui era steso.

Per "navigarci" al meglio scrivo due cose.

In alto a destra sono comparse due etichette, quella della SERIE TV e quella di tutte le CLASSIFICHE che ho pubblicato in questi 4 anni e mezzo.

Qui sopra nei vari box avete invece tutte le rubriche.
Ci tengo a dire che tutte le rubriche sono partite da circa un anno soltanto, per questo hanno poche puntate. Ci sono almeno un centinaio di recensioni vecchie che potrei inserirvi retroattivamente. Non lo farò mai :)

BUIODOC: Ovvero le recensioni dei documentari, perlopiù sempre di ottimo livello

I CORTI DE IL BUIO IN SALA: Minirassegne o "pezzi singoli" di corti selezionati

FATTI DA VOI: Questa è l'unica rassegna che se tarda ad aggiornarsi non è per colpa mia perchè sono i lavori che voi realizzate e mi mandate.

GLI ABOMINI DI SERIE Z: I peggiori film sulla piazza, il trash e gli obbrobri. Peccato l'abbia iniziata così tardi, i primi anni ne vedevo moltissimi, adesso per motivi che non sto qui  a scrivere molti meno invece. Ma magari un giorno, almeno per questa, ci perdo un pò di tempo e ci rimetto dentro tutti quelli vecchi, anche perchè mi sono divertito moltissimo a commentarli.

HORROR UNDERGROUND: I film (non necessariamente horror) più belli e disturbanti mai usciti, o usciti male, da noi

VISTI PER VOI: La rubrica dei film che mi costringete a vedere voi. Ho 21 richieste ancora da esaudire, abbiate pazienza... Per chi non la conosceva o ancora non mi aveva richiesto niente lo faccia pure. Ovunque.

UNO DI DUE: La prima storica rubrica de Il Buio In Sala. Era molto partecipata e divertente ma ormai non credo riuscirò mai a riprenderla.

TUTTI I FILM RECENSITI: Vabbeh, questo è.

Horror Underground (N°9): recensione "The Seasoning House"

Torna dopo un pò la rubrica degli Horror Underground, ossia di quei film non necessariamente horror ma:
1 disturbanti, weird , violenti o comunque in ogni caso tosti da sopportare
2 di buon livello
3 di scarsa o inesistente distribuzione italiana

nona puntata
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presenti spoiler

Non faccio in tempo ad esaltare Black Mirror che mi ritrovo un'altra grande (seppur piccola) produzione inglese.
Ricordando poi che dall'Inghilterra questi ultimi 4 anni sono venuti il miglior survival (Eden Lake) e il miglior zombie movie (Dead Set). Insomma, con Francia e Spagna sono i sudditi ad offrirci le cose migliori con gli americani lontani, mi spiace dirlo, anni luce.
The Seasoning House è quello che A Serbian Film non è riuscito ad essere, ossia un film di genere che prova (anche) a denunciare una realtà, quella della guerra nei Balcani, che è forse la pagina più nera degli ultimi 20 anni europei.
Dove uno infatti con la scusa della metafora si permetteva aberrazioni senza alcun senso ed eticamente insopportabili questo ci va diretto, nessuna figura retorica paracula ma la realtà nuda e cruda, quella del rapimento delle giovani slave poi ripetutamente stuprate e torturate.
Qua inoltre non c'è mai un eccesso, il film è molto violento ma mai per puro autocompiacimento. Anche il corpo delle ragazze, ad esempio, malgrado le ripetute scene di sesso, non è mai mostrato. Insomma, niente shock fine a sè stesso, mai.
E, terza differenza con il maledetto film serbo, qui la giustizia c'è, eccome.
Insomma, siamo sempre nei Balcani. L'esercito rastrella giovani ragazze e le porta in un bordello dove l'unico loro futuro sarà quello di stare sdraiate sopra in letto, esser drogate e venire ripetutamente violentate dai "clienti". Una ragazza sordomuta si guadagna i favori del capo che ne farà la sua geisha e le affida "solo" il compito tener pulito il bordello e drogare le altre ragazze prima del sesso.
Finchè non entrano gli assassini di sua madre...
Per prima cosa ho trovato fantastica l'attrice principale, Rosie Day, che a soli 17 anni riesce ad affrontare una parte terribile in modo sorprendente. Dolce, forte, impaurita, sperduta, risoluta, la piccola Rosie riesce a dare alla sua Angel tutto questo, anche grazie ad un viso che non ti dimentichi.
Il film è un rape & revenge molto atipico perchè paradossalmente il rape riguarda moltissime ragazze tranne quella che si occuperà della parte revenge. E se vogliamo essere precisi Angel nemmeno si vendica. Uccide il primo per difendere l'amica stuprata e poi semplicemente scappa. Gli altri o li ucciderà per scappare (uno) o saranno uccisi da Viktor (due) o semplicemente li lascerà lì (uno).
E' proprio la prima parte, quella che banalmente chiameremo del rape, la parte più drammatica e meno di genere, è praticamente perfetta. Grandissima atmosfera, location favolosa, una casa vecchia e sporca in cui il regista si muove sorprendentemente bene nei vari corridoi e nelle diverse stanze e non solo là perchè Angel è solita muoversi anche dentro le mura (come non ricordarsi il cult La Casa Nera?).
C'è tanto dolore, tanta sofferenza,tanta violenza, tanta inumanità, tanto schifo, credo che la visione di questo film ad una ragazza può far davvero male, a un maschietto rabbia, tanta rabbia.
Flash back centellinati e molto esplicativi, bellissima la fotografia, pochissimi i dialoghi (lei sordomuta, ricordiamolo) e una colonna sonora non invasiva ma penetrante, d'atmosfera.
Ho trovato assurdo l'uso della lingua inglese dei protagonisti ma sarà una questione di marketing.
E non si capisce perchè lei in molte scene non capisca quello che le dicono e in altre, specie quelle di dialogo con il suo protettore, sembra comprendere molto facilmente.
Poi arriva la seconda parte, quella in cui Angel cercherà di portare a termine la sua vendetta. Qua per un amante del genere il film decolla, e di molto, ma io preferisco di gran lunga i primi 40 minuti.
Ma c'è tanto di buono anche qui, l'assassinio del militare calvo ad esempio (quel gigantesco corpo nudo pieno di sangue ha una cinematograficità pazzesca), il dialogo tra il militare e il boss del bordello (suo ex collega), la scoperta della fossa comune nel bosco e parecchio altro. Non mancano ingenuità abbastanza marcate, come alla fine che una ragazza così piccola e indifesa possa farla franca (a proposito, ce la farà?) contro 5 militari professionisti assassini di guerra è davvero al limite del verosimile. E come viene risolto lo scontro finale con il capo dei cattivi, beh, è davvero un peccato che rischia di rovinare un grandissimo film.
Curioso come venga usata una soluzione di sceneggiatura praticamente identica a quella di Eden Lake (ma anche, in parte, a L'ultima casa a sinistra).
Film notevolissimo che con qualche accorgimento in più poteva essere uno dei vertici più alti del genere in questi ultimi anni.

( voto 7,5)

13 aprile 2014

Al Cinema: recensione "Mr Peabody & Sherman"

Mr Peabody è un cane.
Ma fa calcoli che nemmeno il migliore ingegnere della NASA.
Cucina certi piatti che Cracco se li sogna.
Suona tutti gli strumenti del mondo in maniera sublime.
Tira di scherma meglio della Vezzali.
Conosce la storia meglio dei libri di storia.
Conosce tutte le lingue, compreso l'aramaico, sicuramente meglio di Google Traduttore.
E' un fenomeno in tutti gli sport anche se è alto un cazzo e un barattolo.
E poi è chiropratico, e poi è un letterato, e poi non ha cuore.
Ops, ecco il problema.
Questo è l'uomo, pardon, il cane perfetto, ma non ha cuore o se ce l'ha riuscirebbe a calcolarne i battiti mentre prova un'emozione.
E adotta un bambino che cerca di instradare alle cose di cui sopra, tutto il sapere, tutto il saper fare, tutto.
Gli vuol bene sì, lo protegge sì, ma non c'ha il cuore.
Eppure la Dreamworks vorrebbe che ce innamorassimo credo, ma ste cose poteva farle la Pixar semmai.
Con tutti il rispetto eh.
E invece ci regala il solito film quasi soltanto per bimbi, il solito film di personaggi simpatici, innocui, abbastanza inconsistenti sia nel bene che nel male.
E una sceneggiatura che prende un marchingegno abusatissimo, la macchina del tempo, per regalarci 3,4 macroscene una staccata dall'altra. Il filo conduttore è labilissimo, la storia che ce frega, qui si vuol divertite e in parte ci si riesce anche.
E allora prima si va nella Rivoluzione Francese a cercar di salvarsi la testa.
Poi nell'antico Egitto ad evitare un matrimonio.
Poi a Firenze a provare la macchina del volo di Leonardo e a provare a far sorridere la Monna Lisa.
E poi a Troia, che vallo a dire ai bimbi in sala che è (anche) una città, e poi si va a Troia non so a che fare, già, a fare du chiacchiere dentro il cavallo, dimenticavo.
E poi si torna ai giorni nostri con dei doppi Peabody e marmocchio (ma la bimba il suo clone no?) , e poi nel finale mica si capisce nulla del collasso temporale e di tutto il resto.
Però facciamo in tempo a vedere che gli americani che hanno scritto il film mostrano gli antichi GRECI a mangiare la pizza continuamente.
Che in effetti c'hanno gli elmetti, che te frega se invece che romani son greci.
E poi provano ad emozionarci.
Ma è difficile farlo con un cane così insopportabile.
E l'amore mica si insegna.
Si prova.

( voto 6,5 )


10 aprile 2014

Le Serie de Il Buio In Sala: recensione "Black Mirror - Stagione 1 e 2"

Io ho un grande problema con le serie.
L'esperienza lostiana è stata troppo entusiasmante, spossante, definitiva, completa, che non ho mai più voluto
averne un'altra.
Ho fatto sempre piccole eccezioni per quelle serie brevissime di un giorno e te le vedi, quelle che non mi avrebbero portato via troppo tempo ed energie.
E così dopo il disastro di The River e l'inaspettata esperienza di Stuck eccomi finalmente a commentare quella che da due anni era la serie che più mi interessava ed inseguivo.
6 soli episodi
Uno staccato all'altro che te li puoi vedere nell'ordine che vuoi e nei tempi che vuoi.
Una tematica, o più tematiche, ad unirli.
Così si fa, queste sono le serie che voglio.
Ed eccoci nel fantastico mondo di Black Mirror.
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Dove stiamo andando?
A quali derive ci sta portando la tecnologia?
Siamo ancora gli uomini che eravamo?
Perchè ogni volta che ci immaginiamo il futuro, nemmeno troppo lontano poi, lo vediamo sempre come terribile, spersonalizzante, freddo, quanto più lontano dall'umanità possa essere?
Black Mirror analizza tutto questo.
Analizza ciò che siamo, quello che stiamo per diventare e quello che saremo.
E accanto a visioni un tantino esagerate ce ne sono alcune che non solo ci appaiono possibili ma persino molto probabili.
Invito tutti a sentire questa canzone di Daniele Silvestri.
Rimpiangere l'aria che respiravamo, il sale del mare che ci bruciava le labbra, e le piccole e stupide cose della vita.
Stiamo andando verso questo?
Black Mirror è una miniserie inglese di livello impressionante.
Come sempre, se volete averne più informazioni c'è la rete a darvele, questo blog non serve a questo.
Questo blog serve sempre e solo a raccontare quello che avviene tra me e il film che ho davanti.
E, come quasi sempre mi accade, racconta di un mio innamoramento.
E co sta serie è stato amore a prima vista anche se non nascondo un sensibile calo nella seconda stagione.
Quello che sorprende è la genialità del tutto, l'originalità dei soggetti, il livello degli episodi che pur diversi uno dall'altro mantengono uno standard comune altissimo e un "filo" che di solito hanno, e non sempre, solo le serie classiche, non queste raccolte di cose diverse.
Il livello cinematografico è altissimo, gli script perlopiù formidabili, ma soprattutto il livello attoriale, in una serie che racconta un disgregamento dell'uomo a favore della macchina e del progresso, è di livello portentoso.
Non sempre si parla di visioni distopiche lontane da noi, anzi, almeno un episodio, se non due, sono plausibili già nella nostra società odierna.
Se dovessimo dare una cronologia a Black Mirror avremmo (a mio parere):

- Messaggio al Primo Ministro: assolutamente compatibile con l'oggi
- Vota Waldo!: tecnologia leggermente avanzata (e anche leggermente esagerato l'imbarbarimento delle nostre coscienze, forse ancora non siamo a quel punto) ma siamo sempre nei nostri tempi
- Orso Bianco: tecnicamente e tecnologicamente possibile sin da subito ma molto lontano eticamente, irrealizzabile nei nostri tempi
- 15 milioni di celebrità: sembra quello più lontano dal nostro mondo, il più futuristico. In realtà benchè impossibile quello che racconta è tecnicamente realizzabile già da adesso
- Ricordi Pericolosi: il chip usato è al momento utopico.
- Torna da me: almeno la seconda parte, con lo "scioglimento" del corpo criogenizzato che torna in vita è assolutamente impensabile. Ed anche la prima parte, quella solo di chat, molto lontana.

Sempre, sempre, in tutti gli episodi la tecnologia è vista come peggioramento delle nostre condizioni. E anche negli episodi dove apparentemente può offrire dei vantaggi (Ricordi Pericolosi, Torna da me) poi tali vantaggi si rivelano come vere e proprie torture.
Ma un episodio in un aspetto è diverso dagli altri e per questo forse è quello che più mi ha fatto male.
In 15 milioni l'umanità è ormai sconfitta, vinta.
C'è, è vero, un'umanità latente, malinconica che sta ancora in qualche cuore.
C'è sottotraccia l'uomo che eravamo in un mondo in cui non possiamo più esserlo.
Quell'episodio è l'unico definitivo.
In Torna da me niente è definitivo, quella è solo un'opzione.
In Ricordi Pericolosi niente è definitivo, quella è solo un'opzione.
I due episodi politici sono ancora il "nostro" mondo.
E Orso Bianco è solo la cinica condanna per un criminale, gli altri siamo ancora noi.
15 milioni è l'unico in cui l'umanità è ormai definitivamente persa.
O se prova ad uscir fuori il sistema l'annienta.
E per questo la mazzata è tremenda

Perchè l'uomo checchesenedica ama ancora sè stesso. Non c'è niente di più bello di noi, niente di più autentico. La tecnologia ci fa divertire, ci aiuta, ci può anche salvare ma alla fine chi vive solo di quella e del progresso che dona è destinato ad una vita infelice.
Perchè solo noi possiamo dare la vera felicità a noi stessi.







ma partiamo, stagione per stagione, episodio per episodio

SPOILER SU TUTTI I COMMENTI, LEGGA SOLO CHI HA VISTO I VARI EPISODI

a proposito, per iniziare potete farlo sul tubo

http://www.youtube.com/watch?v=hPPrQK-GA9k

STAGIONE 1

Messaggio al primo Ministro.
Formidabile Pilot. E anche coraggioso perchè se doveva "presentare" una serie che parlasse delle derive ed evoluzioni della tecnologia e dei media, partire con un episodio "verosimile", il più vicino a noi, era un rischio.
Io lo reputo uno degli episodi migliori, specie per un epilogo che molti avranno "saltato" o al quale non avranno prestato la dovuta attenzione perso com'era tra i titoli di coda ma che dà senso al tutto e mette i brividi.
La richiesta al tempo stesso terribile e grottesca fatta al primo ministro è solo un pretesto.
Solo un pretesto da parte del "rapitore" per dimostrare all'umanità quello che ormai è diventata. Se c'è una cosa alla tv, più trash e disgustosa meglio è, tutti si fissano su quella, perdendo del tutto il senso della realtà e di quello che li circonda.
E così la principessa può essere liberata mezz'ora prima, lasciata in mezzo alla città, perchè tutti saranno davanti gli schermi a vedere l'atto sessuale del ministro.
L'artista compie un'opera d'arte in fieri e di cui tutti siamo protagonisti.
Le dinamiche politiche (tutto quasi in tempo reale, 6,7 ore) sono raccontate alla grande, e stupendo è il momento in cui tutti passano dall'esser bramosi e divertiti da quello che stanno vedendo alla tv all'esserne disgustati, quasi imbarazzati, forse sotto sotto pure pentiti e con un pizzico di vergogna nel cuore.
Ma il richiamo era troppo grande. E la principessa era là fuori. E il primo ministro è un uomo che non sarà più. Formidabile.

15 Milioni di celebrità
Altro grandissimo episodio, forse troppo particolare e assurdo per essere apprezzato come dovrebbe.
Io l'ho trovato di gran lunga il più terribile, quello che mi ha più inquietato.
In un futuro chissà quanto lontano l'umanità pedala in bicicletta per ottenere punti.
Non esiste altro nella propria vita, si pedala e si acquisiscono punti per vivere. Alcuni ti danno quel minimo di necessità (10 in meno per lavarsi, 20 per mangiare etc...) ma soprattutto servono per pagarsi quei 7,8 programmi TV prestabiliti che ti mostrano negli schermi. Schermi che sono presenti dapertutto, mentre pedali, nella tua stanza, nei bagni. L'unico obbiettivo che si può avere semmai (oltre al mero sopravvivere e godere dei programmi) è raggiungere 15 milioni di punti per fare che? Per entrare tu stesso dentro quei programmi. Una giuria alla x factor deciderà se e in quale programma finisci. Insomma, un circolo chiuso da cui non puoi uscire, o pedali a vita o entri (come una specie di schiavo narcotizzato) in tv.
Non c'è più umanità, non c'è più dialogo,non c'è più interazione, non c'è più sentimento, non c'è più niente. Abbiamo solo la nostra bicicletta e i nostri programmi. L'atmosfera è freddissima ma forse è l'episodio umanamente più intenso, quello che racchiude nella sua glacialità il fuoco più grande. Mi ha ricordato per sensazioni provate lo splendido Non Lasciarmi.
C'è una cura ai dettagli pazzesca. Ad esempio non molti la penseranno come me ma il viso dell'algida giudice donna nasconde tantissimo. Io le ho visto gli occhi lucidi mentre diceva alla ragazza cantante (splendida) di pensarla come gli altri due giudici, che doveva finire nel canale porno.
E almeno in due inquadrature e in due momenti diversi. Mi è sembrato un personaggio molto minore ma che racchiudesse negli occhi una vergogna e una malinconia di un mondo che non c'è più. Si vergognava di quello che stava facendo. E' un dettaglio che magari ho visto solo io ma almeno a me ha colpito tantissimo.
Poi arriva un momento che lì per lì non mi è piaciuto. La critica del ragazzo di colore a quella vita, al sistema, a tutto. L'episodio era riuscito lo stesso implicitamente a denunciare tutto ciò e quello spiegone (a me non piacque nemmeno il discorso di Hynkel ne Il Dittatore, figuriamoci) l'ho trovato davvero pesante. Ma anche qua c'era un perchè. Quel sistema, quella società vince sempre. E quei discorsi contro di esso gli daranno solo più forza. Geniale.

Ricordi Pericolosi
Ebbene sì, lo ammetto. Nella prima stagione mi sono esaltato per tutti gli episodi, arriverei a un voto vicino al 10. Anche qua il livello è sontuoso. E il soggetto più futuristico e che sulla carta regalava più ampio respiro di tutti alla fine viene svolto in una maniera intima, famigliare, circoscritta.
Anche qua la cura del dettaglio è tanto, quasi tutto.
Anzi, l'analizzare il dettaglio è l'anima del film. Le persone grazie a un chip possono registrare la loro intera vita, tutti i loro ricordi, tutto quello che hanno visto e sentito. Devono solo usare un telecomando per mandare indietro e avanti i ricordi, fermarli, "ingrandirli" volendo, rallentarli. E così ogni nostro singolo gesto, ogni parola può essere analizzata, verificata.
La cena è un capolavoro di regia. Un gioco di sguardi impressionante, e che poi sarà vivisezionato tutto nella seconda parte. Poter rivedere tutta la nostra vita è una tortura, per noi e per gli altri. Abbiamo per forza qualcosa di sbagliato dentro, abbiamo per forza detto una bugia o fatto un gesto di cui ci siamo pentiti. Come l'episodio analizza queste dinamiche è pazzesco. Lui è straordinario (non a caso è l'attore che interpretava il fratello più piccolo nell'indimenticabile Dead Man Shoe's), lei non da meno. Il loro lento sprofondare all'inferno, tra rabbia, vergogna, disperazione e sospetto è portato avanti da dio.
Finale affrettato e pleonastico. Ma episodio che per certi versi dà i brividi.

SECONDA STAGIONE

Torna da me
La seconda stagione comincia con un episodio più debole dei tre della prima, forse il più debole in generale.
Intanto è doveroso e onesto premettere una cosa. Ho esaltato lo script di Her ma è innegabile come la prima parte di Torna da me sia quasi la stessa identica cosa. Ed è stato realizzato prima di Her, quasi a far pensare che quest'ultimo sia lungometraggio che abbia preso spunto da questi 20 minuti.
Episodio più debole perchè quello meno coinvolgente. Non nelle singole scene probabilmente, ce ne sono di ottime, ma dallo "scioglimento" del corpo in poi (di per sè sequenza ottima e geniale comunque) davvero si fa fatica ad andare avanti. Io ho perso l'empatia, quel personaggio "mezzo uomo mezzo che ne so" con tutta la sua ubbidienza quasi fastidiosa non mi ha detto nulla. E il sottotesto non so quanto esplicito che lei lo tenga solo per il sesso l'ho trovato disgustoso vedendo con che premesse era stato sviluppato il soggetto. E lui attore, boh. Ma siamo sempre ad alti livelli, la prima chat, lui fermo fuori sulla soglia, la scena bellissima (e per me il finale migliore) sulla scogliera valgono il prezzo del biglietto. Quasi improponibile il vero finale.

Orso Bianco
Il migliore della seconda stagione, stesso livello dei primi 3 a mio parere.
Probabilmente è il più cinematografico e l'unico che punta molto sul colpo di scena. Il più di genere insomma.
Tantissimi i punti di forza.
Innanzitutto, mi ripeto lo so, l'originalità dello script.
E l'idea di circolarità, di reiterazione, quasi una visione 2.0 del mito di Sisifo funziona alla grande. Ma se Sisifo conosceva la sua condanna la protagonista di Orso Bianco non sa nulla. Anzi, insieme alla fatica fisica deve sottostare ad una ancora più terribile psicologica, al lento riaffiorare dei ricordi, a un'umiliazione impressionante e, nel momento in cui in qualche modo sembra tutto finito, un riazzeramento del tutto, via i ricordi, si ricomincia con il calvario. E l'idea che la gente "partecipi" e paghi il biglietto per filmare è perfetta, un contrappasso dantesco che rende ancora più terribile e inumana la sofferenza della ragazza.
L'episodio eticamente più forte, importante perchè oltre alla deriva tecnologica (tutti vogliamo filmare tutto, specie le disgrazie) ne presenta una ancora più marcata, quella delle coscienze, quella di una giustizia ancora più cinica e cattiva del delitto che combatte.
E quel titolo, Orso Bianco, quella stazione da raggiungere è l'ennesima cattiveria verso la condannata, una beffarda e cinica metafora del terribile delitto che ha commesso. Nel momento che raggiungo l'Orso Bianco, la mia salvezza, in realtà vengo a sapere cosa è l'orso bianco, la mia condanna.
E' l'episodio forse più controverso, quello dove è più difficile capire da che parte stare.
Terribile.

Vota Waldo!
Secondo me perde il confronto con il suo corrispettivo nella prima stagione, Messaggio al primo Ministro.
Ma di poco.
Film che ha il suo messaggio direttamente nel suo contenuto e nel suo script.
Waldo è un personaggio animato a cui dà voce e movimenti un comico. Insomma, una specie di ventriloquo tecnologico. Waldo è sprezzante, volgare, cinico, cattivo, mette i brividi sentire che sia un idolo dei bambini.
Prende per il culo tutti. Piano piano però prendendo per il sedere i politici l'entourage intorno a Waldo inizia ad avere un'idea. Visto che le parole di Waldo sono quelle della maggior parte dell'opinione comune, perchè non candidarlo?
Non lo so, la metafora è potentissima, ma forse il soggetto andava ambientato in un futuro più lontano. Vedere la massa che vota per un cartone animato al posto dei politici fantocci è un'idea ottima, ma che è francamente irrealizzabile (oltre che ridicola) ai giorni nostri. Se Waldo non avesse avuto un successo "reale" di voti ma fosse stato solo la voce di un'insurrezione, di un malcontento, di una rivoluzione, sarebbe stato perfetto ma fargli scalare la politica, farselo amico della Cia e dargli (nell'epilogo) un successo mondiale, lo trovo abbastanza zoppicante come cosa.
Forse il non voto del Saggio sulla Lucidità di Saramago era più incisivo al riguardo...
Che poi anche qua, come in Orso Bianco, decidere da che parte stare non è facile.
Troppo comodo stare dalla parte di Waldo, io l'ho trovato davvero fastidioso e molto più scorretto dei veri politici. Episodio molto delicato, interessante. E che da noi richiama moltissimo la vicenda Grillo.
C'è un piccolo aspetto molto minore ma che ho molto apprezzato.
La tristezza e la solitudine del Comico.
Magari vista e rivista ma fa sempre un certo effetto.

Insomma, una grande serie, con molti pregi e pochi difetti.
Guardatela.
E magari riguardiamola tra 10 anni.
Potrebbe darci i brividi.


(tra l'altro ho appena scoperto che il creatore di Black Mirror è Charlie Brooker, lo stesso di quell'altra meraviglia che è Dead Set. Tutto torna. E,a proposito, Dead Set lo trovate tutto sul tubo, doppiato e non)

( voto 9 )

06 aprile 2014

I Corti de Il Buio In Sala (N° 7): Lights Out

Per prima cosa, se dovete vederlo di giorno o con la luce artificiale, se dovete vederlo in mezzo ad altri o non completamente da soli lasciate perdere, o aspettate un altro momento.
Sarà che m'ha sorpreso ad un'ora di notte in cui non avevo difese personali, sarà che per una volta hanno capito che l'horror che fa davvero paura è quello dell'essenziale, è quello del mio letto, del mio corridoio e di nient'altro, è quello che ognuno di noi può vivere ogni giorno ed ogni notte, non è quello arzigogolato, non è quello pieno di grandi case, grandi mostri.
Sarà quello che volete ma in questi 7 anni mi sono impaurito solo tre volte, in una c'era una specie di ragazza mostro cieca che brandiva un martello davanti una telecamerina, in un'altra c'era una ragazza che senza saperlo in una buia strada in un luogo quasi lunare incontrava sè stessa, già, ma quale sè stessa, e la terza è questa, in questi 3 stupidissimi minuti in cui c'è una che va semplicemente a letto, ma è da sola, anzi, no, è proprio quello il problema, non è da sola.
Sarà quello che volete ma se spegnete le luci, se siete soli in casa, se fissate i vostri occhi sul vostro pc credo che un brivido vi venga, credo che questo corto così banale, così essenziale riesca a fare una magia che non fa più nessuno, e questa magia è far paura, questa magia è poi non dormire fino alle 4 come quando avevi 10 anni, questa magia è emozionarsi -perchè la paura è emozione, e una delle più belle- e tremare per qualcosa che non esiste.
Perchè l'horror dei mostri non esiste.
Gli unici mostri, semmai,  siamo noi.


Ringrazio lo splendido blog tematico The Dunwich Gazette per avermelo fatto scoprire.

04 aprile 2014

Recensione: "Europa"

Ci sono registi che nascono già con tutto preparato vicino, la produzione, la troupe, i soldi, le tecniche
imparate magari in una brevissima gavetta.
Ci sono registi che già al primo film fanno qualcosa di importante, di "solido", qualcosa che nasce già riuscito, sicuro, nessun rischio.
Ce ne sono tantissimi, specie se vengono già dallo stesso mondo, ex attori etc...
E' come se un bambino nascesse con tutto già apparecchiato per lui, una stabilità, un futuro, una programmazione, le giuste persone intorno.
E poi ci sono registi che nascono da soli, dal nulla, da una passione, da un esperimento, da un tentativo.
Come bambini nati in una catapecchia che poi piano piano, vivendo, riusciranno a sostituire quella catapecchia con altro.
Lars Von Trier è della seconda schiera, di quelli nati da soli, senza dottori super specialisti vicino e senza una villa ad attenderlo. E quando nasci da solo di casini ne fai tanti.
I primi tre film di Trier, la mitica trilogia "E" sull'Europa (L'elemento del crimine, Epidemic, Europa) non sono grandi film, anzi, si va dal pessimo, Epidemic al migliore, questo, comunque molto lontano da quello che verrà poi.
Ma così è bello nascere, dal nulla, sperimentando, imparando, provando, costruendoti.
Nascere dentro Hollywood non serve, c'è gente che lo fa benissimo, vedi Ben Affleck, ma ti mancherà sempre qualcosa, ti mancheranno gli errori degli esordi, ti mancherà la voglia di divertirsi e di rischiare, ti mancherà l'ebrezza del migliorare e raggiungere la vetta partendo dalla valle.
Trier parte da una valle che più personale non si può, una valle di pazzia e artigianalità, una valle che comunque porterà metaforicamente con lui in vetta perchè quella pazzia primordiale, quella tecnica primordiale e personale in qualche modo sempre sarà.
Europa è così, è un esperimento visivo, è quello che in nuce Von Trier sarà poi.
La storia poco varrà, è vero, ma ritrovarsi in questo universo magico che contrappone il bianco e nero a rare stille di colore, e che lo stesso bianco e nero lo tratta ogni volta in maniera differente, con una grana sempre diversa che ci sembra di passare di continuo dal cinema anni 20 a quello anni 60, passando per i 40 e per gli 80, un film che ha tutte le epoche dentro, che usa fondali da paleocinema e scenografie da espressionismo tedesco. E giochi visivi, e immagini che si sovrappongono in campi diversi (ad esempio visi in primo piano con sullo sfondo visi giganteschi), colonna sonora che passa dal disturbante (magnifica quella del prologo sulle rotaie) a musichette hollywoodiane anni 50. E che pur nella serietà dell'argomento può prendersi in giro con un esame di verifica sul treno proprio nel momento più drammatico, con lui con delle mutande in testa proprio quando la tensione è al massimo.
E tutto questo si può fare quando non sei nessuno o quando sei "troppo" qualcuno.
E la storia poco varrà nell'intreccio ma analizzare questa Germania appena uscita con le ossa rotte dalla seconda guerra, questa Germania scossa, in parte vogliosa di mantenere una propria identità, in parte ubbidiente suddito degli americani, questa Germania attanagliata dal senso di colpa per cui l'imprenditore dopo l'abbraccio finto e organizzato con l'ebreo non può che suicidarsi (e che bellezza quello spruzzo di sangue nella vasca in bianco e nero) , uno stato che non c'è più e i cui abitanti non sanno nè da dove vengono nè dove andranno, questa miseria, questa distruzione, ma anche questa rassegnazione per cui va bene festeggiare il Natale in una chiesa in cui piove neve dentro, la Germania dell'appena dopo, quella della balia di qualcosa, quella che ancora i Lupi Mannari pensano di essere in guerra, ma per quanto poi?
E l'ipnosi che sta alla base del film cos'è?
E' l'immergersi in una memoria personale e collettiva, è l'immergersi per capire in profondità quello che è successo e quello che accadrà, è l'immergersi per poi morire nei ricordi e nel futuro troppo legato ai ricordi, in un vagone pieno d'acqua da cui non puoi uscire, se sei tedesco non puoi uscire, questa è la Germania, questa è l'Europa del 1945, un vagone deragliato pieno d'acqua in cui morire.

( voto 7,5)

03 aprile 2014

Recensione: "Dogville"

(per J.C)

Lars Trier entrò nella città del cane e ne uscì Lars Von Trier.
Lars Trier entrò nella città del cane ma prima di uscirne si fermò.
Alzò un dito e lo puntò su tutto quello che gli stava intorno.
E tutto crollò a terra, sparì.
Lasciando solo delle strisce di gesso per terra.
Dove prima c'erano mura, ora solo strisce di gesso.
Lars Trier entrò nella città del cane, fece sparir tutto muovendo un solo dito, e poi ne uscì Lars Von Trier.
Subito dopo in quella città entrò una cosa che quella città non aveva visto mai, la grazia.
E la grazia entrò sotto forma umana, Grace il suo nome, quale sennò?
E Grace conobbe tutte le brave persone che vivevano nella città del cane, lo stesso cane per primo.
Conobbe Tom dall'animo gentile. Tom che vuole fare lo scrittore.
Conobbe la famiglia Henson con 7 figli e due genitori che non si vogliono troppo bene.
Conobbe Ben e il suo camion, Ben così schivo e buono.
Conobbe Bill e i suoi studi, Bill così schivo e buono.
Conobbe Martha e la sua piccola chiesa da accudire.
Conobbe Jack, i suoi occhi e il suo finto segreto.
Grace fece innamorare Tom, tenne come fossero figli suoi i figli degli Henson, trattò Ben con delicatezza, aiutò Bill a studiare, fece accettare a Jack la sua cecità.
Intanto Lars Trier da fuori della città del cane ci regala la Kidman più bella di sempre, ci regala dei primi piani impressionanti, usa le luci in una maniera così finta ma così perfetta da restarci secchi, e la luce del sole che colpisce i visi, quel sole che è solo uno sfondo bianco abbagliante, e il tramonto dalla finestra del cieco, e l'alba, e le ombre.
Come il mondo di Truman anche questo sembra essere tutto lì, da una parte finisce in un albero che sarà bosco, da un'altra su una roccia che sarà montagna, da un'altra su una strada che sarà il resto del mondo, da un'altra su una panchina che sarà sguardo.
E quel sentiero tra i rovi diventa leggenda.
Ma Grace è una fuggitiva.
E la grazia a Dogville, nella città del cane, nella città dei cani, mica può viver per sempre.
Eppure le campane erano suonate 15 volte quel giorno ma se poi arrivano dei fogli che vengono affissi tutto cambia.
Tutto comunque sarebbe cambiato.
Tom, gli Henson, Ben, Bill, Martha, Jack, Chuck, Vera, tutti cambiano.
Grace era fuggita da dove veniva perchè quel mondo la ripugnava.
E in tutti i modi cerca di credere che Dogville sia un paradiso, sia un posto migliore di quello da cui viene.
Ma inizia a lavorar sempre di più, qualcuno la tocca, qualcuno la minaccia o la ricatta, qualcuno la tradisce, qualcuno la incatena, qualcuno la stupra.
E quel qualcuno è Dogville.
Le sette statuine di porcellana si schiantano a terra, quelle statuine saranno sette bambini poi, e anche loro troveranno la loro distruzione.
E Trier ci regala la sequenza tra le mele nel camion. E noi gli siamo grati per questo.
Poi, poi cade la neve mentre Grace parla, cade la neve perchè mentre lei racconta tutta la sua verità si spera che quella neve insieme alle parole di Grace purifichi Dogville da tutto.
Ma non si purifica un'anima nera.
E Dogville si vendica, Dogville vende Grace.
Ma si sta scavando la fossa da sola.
Arrivano i cattivi, arrivano i gangster, arriva Lui.
Lei entra in macchina.
E noi stiamo 15 minuti con loro, affascinati.
Poi lei esce e ama ancora Dogville, in fondo sono brave persone che le circostanze hanno fatto sbagliare un pò. In fondo la sua vita precedente, quella alla quale può tornare è peggio di questa.
Ma una grossa Luna esce fuori dalle nuvole.
E tutto acquista una luce nuova.
Dogville si mostra per quella che è.
Addio Dogville, ora sono cambiata, ora non mi piaci più, ora non so più cosa sia il perdono e la dolcezza.
Addio Dogville, piccola città che mi ha trasformato.
Brucia Dogville, e distruggete quelle sette statuine davanti a lei.
E poi Grace, come prima di lei fece Lars, esce dalla città.
E non ci sono più nemmeno quelle strisce di gesso per terra.
La cenere le copre.
E il cane urla.

( voto 9 )

02 aprile 2014

BuioDoc (N°4): recensione "L'Impostore"

Notevolissimo.
L'Impostore è un documentario talmente affascinante e sorprendente nel suo incedere che non ha niente da invidiare a un film vero e proprio. In realtà qui siamo dalle parte del docu-drama, di quei documentari cioè, dove insieme ad estratti reali (interviste, filmati etc..) si ricostruiscono cinematograficamente alcune vicende.
Io non riesco a trovargli un difetto sinceramente.
Nicholas Barclay scompare a 13 anni in Texas.
Dopo quasi 4 anni viene ritrovato in Spagna.
Sì, ma è molto più grande di corporatura, capelli scuri anzichè biondi, occhi neri come la pece invece che azzurri, parla inglese con un accento stranissimo. Ma la famiglia lo riconosce lo stesso, è lui.
Storia verissima, incredibile, tremendamente affascinante e a tratti disturbante.
Sin da subito sappiamo che quel ragazzino è un impostore, scelta narrativa coraggiosa e molto "leale" da parte del regista.
Il ragazzo si finge americano, viene portato in una casa famiglia, non apre mai bocca finchè impaurito di venir schedato decide di telefonare negli Stati Uniti in vari uffici di bambini scomparsi e in una sola notte riesce nell'incredibile impresa di acquisire una falsa identità.
E' Nicholas Barclay, e domani sua sorella verrà a prenderlo in Spagna.
Il ragazzo ha in mano la vera immagine di Nicholas e allora si tinge biondo, fa un tatuaggio simile a quello del bambino scomparso, fa di tutto per riuscire nel miracolo di scamparla. Ma è troppo diverso, troppo.
La sorella arriva, lo abbraccia, piange.
Nicholas può tornare dalla famiglia in Texas.
Incredibile.
Il ragazzo racconta che tutti i cambiamenti che ha avuto, tutte le cose che non ricorda del passato, tutto è dovuto alle tremende sevizie, agli esperimenti umani (ad esempio sull'iride degli occhi) e quant'altro che una specie di "setta" di pedofili ha perpetrato nei suoi confronti e di altri ragazzi.
Gli credono tutti, finisce addirittura nei tg.
Può il dolore di una perdita, può la mancanza di una persona cara portarti a credere tutto questo? Quanto abbiamo bisogno di colmare quel vuoto con qualcosa? Quanto purchè di non accettare l'inevitabile siamo disposti a credere nell'improbabile?
Forse sono un pazzo ma mi viene da accostare L'Impostore ad uno dei film più belli che ho visto recentemente, Alpis.
Là una società di attori si metteva a disposizione delle famiglie colpite da un lutto per interpretare il ruolo del defunto. Qua, anche se in maniera del tutto diversa, avviene praticamente lo stesso. Sembrano argomenti surreali ma in realtà sono delicatissimi. Molti si affidano alla religione, altri al vizio, altri ai cartomanti, e c'è anche chi può colmare il proprio vuoto con una presenza sì falsa ma reale, esistente.
E così quel ragazzo diventa una specie di capro espiatorio al contrario, dove uno cioè, il capro, è il simbolo di una condanna, di una colpa, è il responsabile che paga per tutti, qui quel ragazzo diventa il simbolo di una speranza, di una gioia, di qualcosa che si rimette a posto. Entrambi sono "falsi", ma entrambi servono alla "comunità" per motivi opposti.
La vicenda va avanti, polizia, fbi, assistenti sociali, investigatori privati, si vive un'atmosfera simile ad Argo, riuscitissima,anche perchè la parte fiction è girata benissimo. Sono soprattutto i veri filmati però, quello di lui che arriva in aereoporto con la sorella, i tg, l'intervista, a mettere i brividi.
E quel fratello maggiore (del vero Nicholas ovviamente) che viene solo un giorno a trovarlo, lo guarda e gli dice "buona fortuna" sapendo benissimo che non è lui è un racconto breve ma straordinariamente inquietante.
Eppure è tutto lì davanti, è troppo diverso, è troppo strano il suo passato.
Mi viene in mente la parabola del dito e la luna. Solo che qui non solo non si vede la luna e ci si limita ad osservare il dito, ma non si capisce nemmeno che quello è un dito, non so come spiegarmi.
E poi avviene la svolta thriller, magnifica, che forse dà una spiegazione al tutto
SPOILER
Come avevo fatto a non pensarci?
Eppure era troppo assurdo che una famiglia potesse cadere in un trabocchetto così grande.
E se invece non si voleva colmare un vuoto esistenziale ma nascondere qualcosa?
Se quel ragazzo era una manna dal cielo per rimpiazzare qualcuno sparito e sul quale non era meglio indagare?
A questo punto la tematica del caso e del destino diventa primaria. Quel ragazzo impostore su tutte le centinaia di identità che poteva prendere forse ha trovato proprio quella che faceva comodo alla famiglia, quella che li avrebbe coperti.
In un montaggio serrato inizia a venir fuori questa ipotesi mentre finalmente la polizia riesce a risalire alla vera identità dell'impostore.
E' francese, ha 23 anni e non 16 e ha fatto la stessa cosa già centinaia di volte prima.
Brividi.
Si chiama Frederic Bourdin e la sua figura nel finale acquista una pericolosissima ambivalenza. Perchè criminale lo è di certo ma in realtà rappresenta soltanto la storia di un bambino/ragazzo mai amato e senza una vera identità che cerca continuamente altre identità, cerca affetto, cerca amore. E fa "solo" questo, senza direttamente far male a nessuno (il suo sogno è stare in case famiglia).
Il documentario diventa un thriller a cui non sarà mai data (forse) una risposta definitiva.
E alla fine si resta impietriti ma anche affascinati, quasi divertiti di questa farsa.
E di questi incredibile personaggio.

( voto 8)


30 marzo 2014

Recensione: "Little Deaths"

Ormai sta diventando una moda quella degli horror ad episodi.
Negli anni 80 il mitico Creepshow turbava le notti di noi bambini, quei filmetti che rivisti adesso fanno quasi ridere all'epoca avevano un nonsoche di estremamente inquietante.
E adesso quella moda sembra stia tornando, vedi solo per fare alcuni esempi i due VHS, 4bia, ABC, Three Extremes e adesso questa produzione britannica (ricordiamo, dall'Inghilterra arrivò il formidabile Dead Set) che mischia senza tanta originalità due tematiche spesso accostate tra loro, sesso e morte.
Ora, Ferreri può star tranquillo e non rigirarsi troppo dove sta, questa raccolta è davvero mediocre.
Forse la qualità migliore che le riconosco è quella di analizzare e mostrare perversioni sessuali in un momento e in mondo, quello di oggi, in cui oramai il sesso è quasi sempre sbagliato, distorto, mortificato, svenduto, distruttivo. E se Little Deaths voleva denunciar questo, beh, in parte c'è riuscito.
Ma andiamo agli episodi.
Gli orrendi titoli sono miei.

1 AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA CHE C'E' UN HOMELESS IN PIU'
Se non è un plagio poco ci manca. Il primo corto, a parte gli ultimissimi minuti, è praticamente identico ad uno degli episodi del primo VHS, peraltro un ottimo episodio (migliore certamente di questo. Anche se come mi ha fatto notare un lettore molto probabilmente viene prima quello di Little Deaths).
In realtà il finale se ne discosta un pò ma è davvero imbarazzante la similitudine. Che dire, atmosfera discreta, molto coraggioso nel linguaggio (davvero volgare e violento) e abbastanza cattivo. Ma la figura della homeless è davvero fantozziana. Prima ce la dipingono come una stracciona disperata, poi a casa dei due fa la smorfiosa, le battutine, non mangia e altre cavolate varie. Ho capito che poi si svelerà per quello che è ma allora la sequenza con il ragazzo stremata dalla fame e quella compassionevole dell'elemosina non hanno alcun senso. Il finale, bah, banale e visto e rivisto. Questa orda aveva forse problemi a trovarsi da mangiare? Bocciato.

VOTO 5

2 IL MEROLONE
Ebbene sì, Valerio Merola deve abbandonare lo scettro, c'è un essere vivente con un pene più grande del suo, lungo all'incirca 90 cm, forse pure un metro. Ragazzi, questo corto è una delle cose più incomprensibili, rabberciate, improponibili che abbia mai visto. Probabilmente è stato tagliato di minuti e minuti altrimenti capirci una mazza (una mazza, già) su questo miscuglio di droghe, fegati, omicidi, uomini con peni da un metro, dottori pazzi, nazisti, vittime che vanno in simbiosi con l'uomo dal pene metrico, più un finale in cui lei lo sostituisce e diventa l'ermafrodito più dotato della terra, io vi giuro non sapevo se ridere o piangere. Ma paradossalmente è così sgangherato e assurdo che una certa atmosfera malata la crea. E il "mutante" ha un suo fascino.

VOTO 5,5

3 NON CANO PIU', ME NE VADO, NON CANO PIU', DAVVERO
Di gran lunga l'episodio migliore e non è un caso che a dirigere ci sia il regista di quel piccolo gioiellino horror che fu Red, White and Blue.
Il migliore in tutto, nella regia, nella sceneggiatura, nella superba fotografia (che bellezza quel montaggio alternato tra rosso e blu), nella colonna sonora notevolissima.
Nemmeno un horror poi, ma la storia di un ragazzo tremendamente innamorato di una ragazza che lo umilia di continuo, lo tradisce davanti ai suoi occhi, lo rifiuta sempre, lo tratta malissimo, gli fa fare la parte del cane con tanto di camminata a 4 zampe e maschera in viso, lo denigra davanti agli altri. Lui fa tutto per lei, resiste a tutto ma anche il più grande amore alla fine rischia di non farcela più da solo.
Il corto è ottimo anche perchè i due protagonisti sono davvero bravi e a differenza degli altri episodi c'è anche una caratterizzazione psicologica sorprendente per essere stata costruita in solo mezz'ora.
Anche la ragazza in realtà è probabilmente vittima di sè stessa e non cattiva come sembra.
Ma c'è un limite a tutto.
Gli faceva fare il cane perchè in realtà aveva una paura incredibile dei cani veri.
E questo non sarà un dettaglio...
Meravigliosa quella lacrima.

VOTO 7.5


voto complessivo 6

28 marzo 2014

Recensione "Il Ministro - L'esercizio dello Stato"

Forse Il Ministro voleva semplicemente essere per il mondo della politica quello che un altro film francese, il bellissimo
Polisse, fu per il mondo della polizia.
Forse voleva solo raccontare in modo quasi naturalistico tutte le trame, le sottotrame, gli inciuci, il bisbigliare alle orecchie, i giri viziosi di telefonate, i posti che cambiano come le figurine, gli accordi e i disaccordi, le pugnalate alle spalle e le facce belle da mostrare in tv, insomma, forse Il Ministro voleva raccontare tutto quello che gira tra i corridoi e le sale arredate Luigi IV dei salotti politici.
E lo fa bene, altrochè.
Eppure mica sembrava così.
Eppure quell'inizio onirico con quel coccodrillo, quella setta, quella ragazza nuda che poi in quel coccodrillo ci finiva dentro, quell'erezione al risveglio e poi quella telefonata nella notte, il volo con l'elicottero, quell'atmosfera di morte dell'incidente e quella tenda che si riempe sempre più di corpi privi di vita, e quel ritorno in macchina, e poi la mattina dopo quel'intervista surreale dove si chiede quanti morti ci sono e poi un secondo dopo si cambia argomento per parlare delle privatizzazioni, eppure tutto questo faceva presagire ad altro, sembrava che la lezione de Il Divo, la lezione sorrentiniana per cui la politica poteva essere raccontata in modo surreale, elevando politicotti a esseri grotteschi, raccontando le loro trame come fossero pratiche esoteriche, regalando atmosfere da circo degli orrori in cui anche i singoli visi parevano quasi distorti, eppure sembrava che questo Ministro fosse Il Divo d'oltralpe.
E invece niente, tutta l'atmosfera che nei primi 10 minuti aveva affascinato anche me che di politichese so una sega, tutta quell'atmosfera svanisce, e le trame prendono contorni reali, i dialoghi sono tecnicamente ineccepibili, si parla, si parla, si parla, si fa vedere cosa c'è davanti e dietro le quinte del teatrino, si caratterizza così bene la figura di questo ministro, la si caratterizza così bene che paradossalmente ci sfuggirà fino alla fine, così a tratti fantoccio ed altre deciso, a volte in balia della propria vita ed altre che pare manovrar fili, a volte marito felice ed altre uno senza nemmeno una vita privata.
I problemi son due.
Anche in film che d'incanto diventan tecnici serve più cinema, servono cose, servono fatti, servono punti di svolta. E invece Il Ministro per buona parte procede stanco, verboso, fermo.
Anche Polisse fotografava una realtà in modo scientifico ma era pieno di cose, di avvenimenti, di contrasti, andava sempre avanti.
E poi arriva il secondo incidente, sequenza magnifica. E lui che cammina solo in quell'autostrada che ancora non è autostrada, stupendo.
Sì, ma poi, a che serve?
A piangere un povero cristo, a farci vedere il suo funerale?
E' una denuncia?
E ritorna il sogno, brevemente, dopo un'ora e mezza in cui oramai c'eravamo dimenticati di lui.
E così quell'incidente magnifico iniziale e questo nuovo sembrano non portare da nessuna parte, sembrano solo due dei tanti pezzi di questo puzzle a natura morta, ferma.
Mi tengo Il Divo, mi tengo lo sguardo cinematografico di Sorrentino, mi tengo le sceneggiature dove le cose buone non sono inutili o restano incomplete.
Ma, probabilmente, sono stato io a non capirci nulla.

( voto 6,5 )



25 marzo 2014

I 20 horror più importanti della mia vita - parte 2

(la prima puntata è nel post precedente a questo)

Per prima cosa, una ERRATA CORRIGE IMPORTANTE.
Mi sono accorto che Profondo Rosso è ante 77, e lo è anche un film che sarebbe stato nel podio qua.
Quindi li ho dovuti togliere entrambi e NE HO AGGIUNTI 2 nella prima classifica, dividendo così le due parti in 11 e 9 titoli.
A chi interessa vada a vedere i due recuperati, sono gli ultimi 2 in fondo.
Riguardo Profondo Rosso e l'altro escluso dell'ultimo momento non avevo nemmeno controllato, ero convinto che entrambi fossero 78 o 79, invece 73 e 75!
Comunque mi sono accorto che i più grandi film horror di sempre sono praticamente TUTTI tra il 1973 e il 1981, incredibile.
Le saghe perlomeno sono nate tutte in quegli anni.

Ed eccoci a quelli che, ovviamente non con certezza assoluta, reputo i 10 film horror che più "mi hanno segnato/sono piaciuti/sono stati importanti/rappresentano qualcosa per me" della mia vita.
Su 6,7 sono sicuro, gli altri se la lottavano con alcuni titoli segnalati nella prima puntata.
La cosa buffa è che sono andato molto a memoria, magari ci sta un titolo fondamentale per me che non è finito nemmeno nei primi 20.
Su quali siano le limitazioni mi ero già espresso nella prima puntata.
Ma visti i tanti commenti e dato che almeno Myers va tranquillizzato che sennò me mena voglio dire qualcosa su qualche escluso.

- Non aprite quella porta: per me imprescindibile, ma è del 1974, non ero nato.
Ma Leatherface, voglio dirlo, è il mio numero 1. Magari si fa un post solo sui villain no?

- Halloween: ecco qui la scure di myers pronta... Il personaggio creato da Carpenter è leggendario, probabilmente il più inquietante di sempre. E anche il film è una pietra miliare. L'incipit è una delle cose più belle viste in 100 anni di horror. Ma il film, rivisto l'anno scorso, non mi ha mai conquistato completamente. E anche se per qualità lo metterei tranquillamente nei primi 10 per quello che mi ha dato non è entrato nemmeno nei 20.

- Venerdì 13: stesso discorso di Halloween, film che ha fatto la storia e ci ha regalato Jason e il suo "respiro". Ma come pellicola in sè non è straordinaria, lo è il suo protagonista.

- The Others, Il Sesto Senso et similia: li considero horror ibridi, film che possono veder tutti. E se un horror può vederlo chiunque è qualcosa di diverso da un horror.

- Romero...: dico la verità, lo considero un filino sopravvalutato. La notte dei morti viventi è tra i 5 horror più influenti di sempre ma oltre ad essere ampiamente fuori limite (1968) come film in sè non mi ha mai dato tanto. Come i primi Craven del resto.
Il capolavoro di Romero resta Zombi ma ha due problemi. Il primo è di esser dentro solo per un pelo (1978), il secondo che dopo averlo visto a 7,8 anni non ho più avuto la fortuna di rivederlo. Quindi il ricordo del film e di quello che ha voluto dire per me è troppo annacquato.

Ed ecco la cappella più grande di cui vi parlavo all'inizio.

Avevo in mente L'Esorcista come addirittura top 3, anche perchè credo che chi l'ha vissuto al tempo ed era bambino sia rimasto scioccato per giorni. Solo ora mi accorgo che è nientepopòdimeno che del 1973, non può entrare in classifica.
Quindi ormai non si torna indietro, ne aggiungerò 2 (vista l'esclusione di Profondo Rosso) alla prima puntata e qui ne metto solo 9...
Ma, ripeto, L'Esorcista e Non aprite quella porta sono tra gli horror esclusi per data di uscita quelli che più sarebbero stati su.
Con Psycho ovviamente.

Eccoci:

12 NIGHTMARE











Ecco l'unica "saga" presente. I motivi son due. Le altre tre tre più famose e i loro relativi mostri (Non aprite quella porta, Halloween e Venerdì 13) o sono usciti prima della mia nascita o al massimo due anni dopo. Solo Freddy quindi l'ho vissuto "live", uscito nel 1984 e visto nel...1984, a 7 anni. Inoltre come impatto assoluto per quello che mi hanno trasmesso Nightmare mi ha dato molto più degli altri. Perchè veniva a prenderti in sonno. E un bambino che a 7 anni vede un horror poi alla fine vorrebbe solo riuscire a dormire. Ecco, il paradosso che accadeva con Nightmare è che tentavo di star sveglio.

13 EDEN LAKE









Due motivi su tutti.
Lo considero il miglior survival moderno.
E' il film che in età adulta mi ha fatto più soffrire.
Mai avuta un'empatia così forte per dei personaggi.
Finale agghiacciante.
Ed in più è qui che ho scoperto quel mostro di Fassbender.

14 IL SEME DELLA FOLLIA









Un altro Carpenter, mi ero ripromesso un film a regista e invece Carpenter mi ha fregato.
Beh, che dire, uno dei film con più suggestioni e immagini horror della storia, più di decine di altri messi insieme.
E oltre ad esserci dentro mille cose è uno script per l'epoca fantastico.
Il vecchio in bicicletta ha inquietato tante mie guide notturne.

15 REC














Probabilmente l'unico horror degli ultimi 10 anni a poter ambire al ruolo di classico.
In realtà anche Saw avrebbe le carte per definirsi tale ma a mio parere siamo su due pianeti diversi.
Se Eden Lake è stato horror in età adulta a non farmi respirare, con Rec ho avuto la mia ultima, vera,tangibile, reale, paura.
Anzi, la penultima, visto che l'ultima è accaduta in uno dei due recuperati della prima puntata, andate a cercarlo.
Il finale, quel mostro, quel martello. Sono tornato al terrore dei 10 anni. Solo qui.

16 PET SEMATARY










Forse di questi 20 è l'unico (insieme a un altro che verrà tra poco) in cui la componente horror si mischia con una più umana, struggente. Una delle più belle e strazianti favole del terrore di sempre, uno Stephen King ai suoi livelli più alti. E c'è una cosa che devo confessare. Zelda è l'immagine horror più paurosa della mia vita. Ci ho sofferto tanto da ragazzo. Non sono mai riuscito a rivederla e per colpa sua nemmeno a rivedere questo capolavoro.
Ma ora, per metterla come immagine, l'ho recuperata. Cazzo.
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metto una riga perchè gli ultimi 4 sono indubbiamente gli horror a cui sono più legato
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17 UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA










Capolavoro assoluto, un film che fa paura, fa ridere, fa commuovere. Che ha dentro più generi horror diversi. Che ha quelle scene nella brughiera nebbiosa, che ha la trasformazione in lupo più bella della storia del cinema, che ha cuore, sofferenza e ironia. Lo rivedrei mille volte.

18 THE ORPHANAGE













E' un horror, lo so.
E forse addirittura sa tutto di già visto, derivativo.
Ma è l'unico horror che in realtà sembra un horror e poi scopriamo che non lo era.
E diventa una delle cose più strazianti che, film "normali" compresi, abbia mai visto.
La sceneggiatura perfetta.
L'horror che più mi ha toccato il cuore.

19 LA CASA











Non devo dire nulla.
Se non che questo è il titolo a cui sono più legato, quello che più mi rimanda al bambino, e ai bambini, che siamo stati.

20 SHINING














Che fosse primo in questa classifica nemmeno poteva essere messo in discussione.
Uno dei film più belli di tutti i tempi.
Punto.




I 20 horror più importanti della mia vita - parte 1

Mi sono accorto che in questo blog i voti dal 7.5 in su si sprecano.
Praticamente alla fine finisco per amare ogni film che vedo.
Se nei film "normali" il 7.5 è quasi il voto minimo nell'horror invece è quasi irraggiungibile.
In questi 5 anni i film del terrore che l'avranno raggiunto o superato saranno al massimo una decina.
E allora mi sono detto:
"Giusè, già che ci sei, perchè non metti nero su bianco tutti gli horror imprescindibili della tua vita?"
E, sicuro di averne dimenticati alcuni, l'ho fatto.
Con delle limitazioni però.
Ho deciso di prendere solo film usciti dopo la mia nascita, nel 1977.
Ed ho eliminato film che non ritenevo horror puri.
In più ho fatto fuori grandi classici che hanno avuto sì il merito di creare villain strepitosi o di riscrivere il genere ma che, per me, come valenza reale del film non valevano la top 20.
O che non mi sono rimasti dentro.
Magari il cattivo sì, ma non i film.
Per ultimo ho eliminato horror in cui la componente comica era troppo prevalente.
Insomma, tra gli esclusi (metteteli voi in uno dei quattro motivi appena citati qua sopra) c'è roba come The Others, Psycho, Halloween, Non aprite quella porta, Il Sesto senso, Venerdì 13, Quella casa nel bosco, La Mosca, Il silenzio degli innocenti, Rosemay's Baby, L'Armata delle tenebre e tanto altro. Ripeto, ci sono esclusioni oggettive (anno di uscita ma anche appartenenza ibrida al genere) e altre soggettive, come ogni classifica giustamente vuole.
Non li metto in classifica ma cercherò di accorpare i miei 10 preferiti tutti insieme.
Nella seconda puntata ovviamente.
Ripeto, non sono i migliori horror, ma quelli più importanti per me.

1 BLAIR WITCH PROJECT












Non sono di quelli che rinnega. Lo so benissimo che vale quello che vale. Ma chi l'ha visto in quel periodo, chi ha vissuto tutto quello che questo film ha voluto dire, beh, non può che non metterlo di diritto sugli horror più importanti che ha visto.

2 MARTYRS











Negli ultimi 10 anni pochi film hanno avuto la stessa potenza di Martyrs. Film disturbante come pochi, girato come pochi, impressionante come pochi. Una pietra miliare del nuovo horror

3 RINGU










Perchè poi ne saranno usciti tanti e tutti uguali, ma all'inizio l'impatto dei j-horror è stato devastante. E Ringu i nostri bei incubi ce l'ha fatti passare. Eccome.

4 WOLF CREEK










Uno dei film che umanamente mi hanno fatto più star male. E' piccolo, non chiede niente ma è semplicemente perfetto. Uno dei 3,4 horror in cui ad un certo punto ho avvertito un vero dolore fisico nella visione. E un villain strepitoso nella sua normalità.

5 THEM











A proposito di piccoli...
Questo è proprio una fissa personale, l'ho dovuto veder due volte per convincermi che lo stessi reputando grandioso. E lo è, personalmente il miglior home invasion moderno.

6 COLD FISH












Ho visto poco di Sion Sono. Ma ha fatto roba assurda, impressionante. Scelgo Cold Fish per la crudeltà, per la figura inumana e indimenticabile del cattivo, per lo shock visivo provato.

7 LA COSA










Il capolavoro di Carpenter. Un horror dall'atmosfera incredibile che è scuola del cinema per tutto, per la location, per la regia, per le musiche. Uno di quelli che se lo becchi per sbaglio non puoi smettere di vederlo.

8 THE HUMAN CENTIPEDE 2










La cosa più malata che abbia mai visto, a parte film immondi che nemmeno considero film. Qui si rimane nella finzione cinematografica ma si fa letteralmente fatica ad andare avanti. Devastante, cattivo, geniale. Il villain è tra i primi 5 della STORIA per me.

9 LA CASA DEL DIAVOLO











Eh sì, Zombie la sua bella zozzeria dopo l'ha fatta ma qui raggiunge una perfezione di stile assoluta. Film cult, indimenticabile.

10 LAKE MUNGO










Lo devo inserire per forza perchè mi ha regalato il momento più terrorizzante da 20 anni a questa parte. Non tanto la scena, non tanto i secondi, proprio il momento. E perchè è uno dei mock migliori di questi anni, talmente verosimile che fino alla fine ci stavo cascando anche io...

11 IT














Chi ha dai 30 ai 40 anni non può non amare It. Non ha potuto non sognarsi di notte il pagliaccio. Non ha potuto non immedesimarsi in quei ragazzini che avevano la sua età. Non può non amare una delle più belle storie sulle Paure di ognuno di noi che sia mai stata raccontata. Peccato, almeno nella trasposizione cinematografica, quell'orrendo ragno finale...

CONTINUA...

Mentre nella prima parte l'horror recente ha dominato nella seconda avremo 7 film più o meno datati e solo 3 di questi ultimi anni.
Magari qualcuno può provare a indovinarli...

23 marzo 2014

Recensione ??? "Devil Seed"


SURREALISMO

"Non hai sentito anche te quei rumori stanotte?"
"Quali rumori?"
"Come grattare"
"Grattare in che senso?"
"Grattare"
"No"

EUFEMISMI

Antefatto: l'amica la notte prima si è avvicinata alla protagonista che stava in piedi immobile davanti alla finestra con la testa reclinata e quando ha provato a  toccarla quest'ultima con voce DEMONIACA e POSSEDUTA le dice "non toccarmi".

la mattina mentre fanno colazione

"Che avevi ieri notte?"
"Perchè? non ricordo nulla"
" Non so, eri strana"

LA SCUSA DEL SECOLO
(il ragazzo la sera deve scop... con un'altra)

tra i due fidanzati

Lui: "Dai, domani vengo a casa tua e stiamo insieme, magari vediamo un film"
Lei "Perchè non stasera scusa?"
Lui "No, stasera mio padre mi ha detto che devo aiutarlo a spostare delle scatole"

CHE CULO!

dalla maga

"Che mi hai fatto?? Ti prego aiutami!"
"Non posso fare niente, sei tu la prescelta, non posso aiutarti"
"Ma io? Ma io che posso fare?? Se tu non puoi aiutarmi io che posso fare? Aiutami, dimmelo!"
"Puoi fare solo una cosa per salvarti"
"Che cosa?? Ti prego, dimmelo!"
"Puoi morire"

NAPULE'

(la ragazza posseduta può affidarsi ormai solo alla scaramanzia....)

in 7 secondi cronometrati riesce a:

- infilarsi una catenina con croce al collo
- mettere un quadretto di Gesù Cristo sul comodino
- nell'altro comodino appoggia un gadget di dubbio gusto di un Gesù con le molle
- attaccare una croce di legno al muro

7 secondi. Il Demone, gran pipatore, c'è poco da dire, la prenderà dopo 18

SURREALISMO/2

L'amica dopo aver capito finalmente che la protagonista è un demone (non l'aveva capito nemmeno dopo che quest'ultima gli aveva fatto un cunnilingus con la faccia DA DIAVOLO), vabbeh, dopo che finalmente lo capisce grazie ad un omicidio (della puttanella) fugge a perdifiato da casa

ripeto, fugge a perdifiato DA casa

viene fermata in strada da un uomo (l'ex prete) che dopo averla fermata e bloccata, ripeto, MENTRE FUGGE VIA NELLA DIREZIONE OPPOSTA ALLA CASA, la trattiene a forza, non la libera e le dice:

"Ferma! Tu non puoi tornare in quella casa!"

AUTOEROTISMO ACROBATICO

Il Demone al prete

"Infilatelo nel culo prete, prima che io lo faccia a te"

Ma non è malaccio dai.

( voto 4,5 )







21 marzo 2014

Al Cinema: recensione "Mr Nobody"


nel finale presenti spoiler ammazzafim

"Negli scacchi è chiamato Zugzwang... quando l'unica mossa possibile...

è quella di non muovere."

Mi sono ritrovato ad avere i brividi in questa frase nel finale di Mr Nobody, quando finalmente riusciamo a capire fino in fondo tutto quello che il film ci aveva mostrato fino ad allora.

E' davvero stranissimo come una pellicola simile a questa, Donnie Darko, dove si mescolava come qua fantascienza e filosofia, sia diventato un cult, forse il vero e proprio cult degli anni 2000, e invece questo Mr Nobody da noi non sia neppure uscito da noi.
Film complessissimo, tremendamente originale e allo stesso tempo derivativo da tanto del meglio cinema di questi ultimi 10 anni, da Se mi lasci ti cancello di cui prende la memoria emotiva a The Butterfly Effect per la tematica delle scelte che cambiano la vita, da Magnolia per gli scherzi del caso e del destino a Big Fish per il taglio nel quale è raccontato, da Europa di Von Trier per l'uso dell'ipnosi a Mulholland Drive per la realtà che collassa, da Sliding Doors per il racconto contemporaneo di più vite a Synecdoche per la ricerca, se esiste, del senso della vita e per altri concetti, come l'esistere o il non esistere o l'essere tutti un'unica persona.
E, anche se non lo conoscerà nessuno, c'è molto anche di un piccolo e interessantissimo film, Davanti agli occhi.
Insomma, gran parte del miglior cinema di questi ultimi 10 anni in un un unico, ambiziosissimo film, un soggetto strepitoso che però rischia più volte di accartocciarsi su sè stesso.
L'importanza delle scelte, o forse delle non scelte, è alla base di tutto. 
Ma c'è anche una cura molto particolare alla confezione.
L'impianto fantascientifico, che poi alla fine si rivelerà qualcos'altro, è curato nei minimi dettagli tanto da gridare al miracolo se pensiamo che il film è una produzione franco-belga. Sono decine le sequenze visivamente notevoli ed anche gli effetti speciali sono assolutamente di primordine. Il fatto è, come accadrà anche con le tematiche, che alla fine c'è pure troppo, un virtuosismo dopo l'altro, un gioco grafico continuo, un'inventiva impressionante che alla fine rischia quasi di stancare. E così se alcune sequenze le ho trovate formidabili (su tutte l'incredibile carrellata indietro alla velocità della luce che dalla stanza di Nemo finisce in una cartolina sul tavolo di un'altra vita parallela) ma passando da meraviglia a meraviglia la sensazione di un eccesso c'è stata, eccome.
Ma Mr Nobody rimane un film di tematiche, tante, forse anche troppe.
Van Dormael racconta il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza in maniera superba, regalandoci più di una scena dalla carica poetica enorme. Il tuffo della ragazzina con lui che la guarda da dietro la porta dello spogliatoio, i due ragazzi sotto le coperte, quel dettaglio sulla pelle d'oca, tutte le sequenze in cui l'amore (tema presentissimo) sembra così unico e definitivo. 
Il fatto è che ci si ripete troppo, si rischia più di una volta la ridondanza.
Tutto è molto complesso in Mr Nobody, il film è un continuo andare avanti e indietro nel tempo, passato e futuro collassano insieme. Non solo, nelle stesse fasce temporali abbiamo più realtà parallele, in base alla scelte prese, o alcune volte capitate per caso, che fa Nemo. Il tema del destino, del tempo, della memoria, del libero arbitrio, tutto è mescolato insieme anche se a volte ci sono momenti troppo didascalici (le lezioni) che riescono allo stesso tempo a rendere più interessante il film ma anche più pesante. 
E già leggero non era di suo.
Si esagera nel concetto di ineluttabilità di una scelta, perchè non è vero che nella vita ogni piccola decisione rispetto ad un'altra porta a conseguenze diverse, la vita è piena di azioni inutili in realtà, che non cambiano affatto la nostra esistenza. Ma bisogna scegliere sempre il meglio, capire quali possono essere le conseguenze migliori, o le meno peggio, di una scelta. A questo proposito la metafora iniziale che ho citato, quella della situazione negli scacchi per cui qualsiasi scelta fai ti porterà a perdere qualcosa (e in quel caso allora sarebbe meglio non scegliere, non muovere nulla) è straordinaria.
Nemo muore in quasi tutti gli scenari, ogni mossa lo porterà alla distruzione, impossibile scegliere.
Ed è qui il colpo di maestro del film. 
L'impossibilità di prendere una decisione, l'impossibilità di sapere qual è la vita giusta o l'esistenza perfetta, altro non era che la metafora della scelta più straziante e inumana che un bambino può fare. 
Padre o madre, chi scegliere?
E la stasi di quel bambino, lo scoprire che tutto il film non è altro che l'immaginazione che lui fa sui possibili futuri che quella terribile scelta può portargli, l'ho trovata una cosa magnifica, la migliore possibile, e momento più intenso di tutto il film.
Mr Nobody, già, Mr Nessuno, perchè niente è esistito in realtà.
E forse c'è una terza scelta, una via alternativa, non scegliere uno dei due, ma scegliere sè stesso, scartare di lato da quella ferrovia.
E Anna sarà finalmente tua. Perchè è lei alla fine che hai sempre voluto ed è lei che hai sempre perso in ognuna di quelle vite.
Solo sulle tre figure di donna ci sarebbe da scrivere all'infinito, ognuna è metafora di qualcosa.
Ma Anna è l'amore vero e in quella sterzata fuori dalla ferrovia Nemo l'avrà.
E il tempo tornerà indietro, come quel topo nel filmato è tornato in vita dalla decomposizione.
Il tempo tornerà indietro, il vecchio tornerà in vita ridendo, Nemo non morirà mai, tutte le sue vite possibili finite in tragedia saranno salve.
Perchè non esisteranno.
C'è quella terza scelta che forse salverà tutto.
Ma quel bambino era speciale, possedeva il dono di poter vedere le cose.
Noi no invece, a noi l'Angelo le labbra ce l'ha toccate e ha formato la fossetta, noi siamo persone normali, senza nessun dono.
E le nostre scelte se saranno giuste lo sapremo solo alla fine.
Solo poi.


( voto 8 )