30.9.14

Recensione: "Il Cacciatore di Zombie" (Juan de los muertos o anche Juan of the Dead)

A Cuba sono arrivati gli zombie.
Ma un manipolo di eroi sembra non riuscire a capirlo.
Li scambia per dei dissidenti politici al soldo degli Usa.
Poco male, ormai stanno infestando tutta L'Avana.
Vanno sterminati.

Geniale variante del genere apocalittico zombesco Il cacciatore di Zombie (ma molto più bello l'originale Juan de los muertos) è un cult che chi ha amato L'alba dei morti dementi e Benvenuti a Zombieland non può mancare.
La metafora politica ovviamente è fortissima (ma cosa a Cuba può non parlare anche solo indirettamente di politica?) ma non appesantisce per niente il film, anzi.
Sin dalla prima scena, con quella zattera prima vista dall'alto e poi da sott'acqua, quello che sorprende è la cura tecnica e il gusto per l'inquadratura del regista, poi confermato per tutta la durata del film.
Ho trovato davvero notevole l'uso della telecamera e la costruzione delle scene.
Penso al campo medio della coppia "fiocinata" di vecchi, la scena dell'ascensore e la testa giocata anche con il solo audio, l'incredibile decapitazione collettiva nel finale (con quel mucchio di corpi visti dall'alto davvero magnifico) o l'inquadratura subacquea dei non morti che camminano nel fondo del mare.
Ma il punto di forza del film  è tutto nella brillantezza.
Brillantezza nel delineare i personaggi (anche se storco il naso al trans e al bestione nero che sviene alla vista del sangue, attore deprimente e scenetta che si ripete troppe volte) con su tutti i due protagonisti, Juan e soprattutto il suo amico Lazaro, un pervertito che si fa le pippe nei momenti più assurdi.
Brillantezza, ovvio, nell'idea geniale di fondo e non mi riferisco solo a quella metaforica degli zombie-dissidenti ma anche alla trovata per cui l'arte di arrangiarsi (nella quale Cuba si lotta con Napoli il primato mondiale) porta i protagonisti a farsi killer a pagamento dei parenti zombie dei clienti.
E brillantezza anche nelle singole scene, alcune trash come le palle di fuori, oppure come lo strepitoso ultimo volere di Lazaro prima della morte o come il trampolino di Zombie.
Anche se il "trenta" che Lazaro tira fuori come percentuale di esser stato morsicato è il top.
A proposito, l'ex moglie di Juan, dice lui, fa la blogger.
Che significa? gli chiede l'amico.
"Scrive cazzate su internet"
Spettacolo.
Ho amato anche l'uso delle luci, formidabile ad esempio nelle scene notturne di loro nudi, sia fuori che dentro la camionetta.
E bellissime alcune esecuzioni degli zombie (la palla da baseball su tutte).
La prima volta che il gruppetto va ad uccidere è davvero potente e divertentissima come scena e Lazaro sarà un coglione ninfomane sì, ma il machete lo usa alla grande.
Resta però una parte centrale molto più debole del resto della pellicola, quasi soporifera.
E -oltre ai due personaggi sbagliati citati sopra- ho trovato davvero debolucci alcuni scontri con gli zombie, troppo trash (vedi quello a passo di tango).
Insomma, un film di genere davvero riuscito, originalissimo nel suo essere derivativo ma con i suoi bei difettucci.
Ottimo però il finale, molto umano senza essere retorico.
E aspettate la fine fine perchè, anche se solo a disegni, ci sarà un' "orgogliosa" sorpresa.


( voto 7 )

29.9.14

Recensione: "La Fabbrica di Cioccolato"

C'è poco da fare, è una roba diversa.
Ho rivisto da circa un annetto la prima e storica trasposizione cinematografica del romanzo di Dahl (ovviamente durante il periodo natalizio nel quale quel film e il Canto di Natale dickensiano la fanno sempre da padroni) trovandoci dentro tutto quello che ci trovai da bambino, ovvero una favola nera terribile, crudele, visionaria sì, ma angosciante.
La fabbrica di Burton è diversa, la fabbrica di Burton è un film per famiglie che sebbene mantenga nel plot tutti gli snodi narrativi del film con Wilder (e del libro, of course) lo fa in un'atmosfera completamente diversa, spettacolare, a tratti divertente, senza raggiungere mai la cattiveria e il cinismo del primo film.
Credo, credo, che più che da Burton e dalle esigenze di marketing tutto dipenda dalla figura di Willy Wonka.
Quello di Wilder era una specie di orco con cappello, un uomo che in maniera fredda, cinica, calibrata e disinteressata si liberava di tutti i bambini viziati che dimostravano, anche dentro la sua fabbrica, di non essere bambini meritevoli di nulla.
Quello di Depp tendenzialmente è lo stesso personaggio ma sembra spaesato, svampito, un istrione che non ha nulla della freddezza del Wonka wilderiano, quella freddezza che era quasi sentenza.
Eppure la misantropia di questo nuovo Wonka è assolutamente marcata (vedere ad esempio il fastidio per l'abbraccio di una delle bambine all'inizio), anche lui pare come una persona che odia l'umanità, o almeno l'umanità che merita di essere odiata.
Ma non fa paura, non ci inquieta, anzi, Burton quasi ce lo dipinge come un personaggio di cui aver tenerezza, veramente l'opposto del suo predecessore.
E' una specie di cappellaio matto che organizza uno show divertente per punir bambini, non pare, come Wilder, qualcosa di trascendentale, una morale e un'etica che spazza via tutto il resto.
E non è un caso che alla fine Burton mostri tutti gli altri bambini che escono dalla fabbrica illesi, anzi, è solo la conferma che abbia avuto paura di affondare il colpo per far sì che questo film avesse successo.
Che poi si vive di un paradosso visto che Burton resta ancora più fedele al romanzo (ad esempio in tutte e 4 le uscite di scena dei bambini insopportabili) ma poi inserisce ex novo tutti i flash back sull'infanzia di Wonka, a mio parere malriusciti ed inutili (è un personaggio magnifico, sfuggente, raccontarlo lo banalizza).
Anche la sua balbuzie e il rifiuto (da trauma) del concetto di famiglia è troppo reiterato, spiegato. Insomma, dove uno ci veniva presentato come un personaggio da "odiare" questo è da amare.
E uno era traumatico, questo traumatizzato.
Ovviamente glisso sugli stacchetti musicali degli Umpa Lumpa, davvero insopportabili...
A proposito, sono (stato?) un Umpa Lumpa anche io e mi ci riconosco moltissimo, specie in quella spersonalizzazione che li (ci) rende tutti uguali.
La forza di questo Burton resta nella potenza visiva, nella passione che ha messo nel raccontare questa storia, in un prologo (di mezz'ora) straordinario sulla famiglia di Charlie e sui vari vincitori dei biglietti d'oro.
C'è amore in questo film, perchè questa è una storia che Burton ama.
Ma io preferivo la perfidia del primo, perchè solo quella restituiva del tutto quello che questa fantastica storia ci vuole raccontare, ossia che l'esser buoni, credere nei propri piccoli sogni, praticare l'umiltà al posto dell'arroganza alla fine potrà premiarti.
Nella nostra vita di biglietti d'oro ce ne capitano pochissimi.
E Charlie non ci insegna che quel biglietto d'oro finisce nelle mani di chi se lo merita.
Perchè non è importante il fatto che Charlie con solo tre barrette di cioccolato abbia trovato il biglietto.
No, quella è fortuna, quello è caso, quello, forse, è destino.
La forza di Charlie non è aver trovato il biglietto d'oro ma averne riconosciuto l'immenso valore.


26.9.14

Tipi da Videoteca (N° 2): L'Ignoto Ladro di Poster


(Qui il primo personaggio, diviso in 5 puntate)

Solo uno stavolta.
E' andata bene.
Butta via.
Parcheggio la macchina, come ogni volta, e come ogni volta con la coda dell'occhio prima di scendere controllo due cose.
Che i due computer del noleggio siano accesi (angoscia che mi ha tolto ore e ore di sonno negli anni) e quanti poster ci sono ancora.
Sì, avete capito bene, non controllo se i poster ci sono ancora, ma quanti ce ne sono, visto che non passa giorno che non ne rubino almeno uno.
Oggi quanti ne avranno rubati?  1, 2 o 3?
Più di 3 è impossibile per fortuna.
Sì perchè tutti gli altri sono attaccati "da dentro", sulle pareti trasparenti.
Mi immagino i ladri che hanno provato a staccarne i bordi accorgendosi solo dopo che tra loro e loro c'era di mezzo un vetro.
Tre invece, i più importanti, quelli dei film appena usciti, sono sotto ai computer, liberi, appetibili, indifesi.
E li fregano sempre, ca va sans dire.
Mi hanno detto di mettere una telecamera e pippe varie ma io non solo non l'ho messa, anzi, ho staccato pure la scritta ipocrita "area videosorvegliata" che le precedenti proprietarie avevano comunque attaccato, così, giusto per impaurire.
Mi sono detto che già mi fregano la roba, se poi lo fanno ridendomi alle spalle per un cartello finto mi rompe ancora di più.
Che questi son tipi che hanno schivato le pallottole in mezzo ai quartieri spagnoli di Napoli, che vuoi non si accorgano che la telecamera finta che metti è quella di Topolino?
E anche se fosse vera che glie frega?
Niente, anzi, me li fregherebbero comunque e poi si farebbero un selfie davanti alla telecamera.
Allora niente telecamera e niente cartello ipocrita da cave canem.
Però quel giorno un pò mi son detto di reagire, echecazzo.
E allora ho preso il mio bel foglio e con la mia scrittura assolutamente illeggibile nel posto, adesso vuoto, dove stava il poster rubato (ripeto, solo 1 su 3 quel giorno, il centrale) ho scritto:

"ANONIMO LADRO DI POSTER, MI PIACEREBBE CONOSCERTI
PER POTERTI DARE GRATIS I POSTER CHE RUBI
NE HO PURE  MOLTI DI PIU' IN NEGOZIO"

Ho tanti difetti, ma sono una persona ironica.
o almeno credo.
Nel negozio me ne hanno fatte di cotte e di crude, forse qualcosa racconterò, ma io non solo non ho mai reagito o denunciato, anzi, ho "premiato" quelle persone con un posto in squadra.
Quella famosa squadra di cui un giorno parleremo e di cui il Terrorista Puttaniere è capitano con numero 8 sulle spalle.
Quindi perchè incazzarmi con un probabile dodicenne che ruba poster?
Cavolo, l'avrei fatto anche io alla sua età.
Anzi, magari è pure appassionato di cinema e allora meglio che rubi i miei poster e ci tappezzi la sua cameretta rispetto a farlo con quelli di Justin Bieber (mi pare che il biberismo stesse nascendo allora) o a quelli di Selena Gomez (e non della comparsa Anna Maria Perez, ahilei).

(Anna Maria Perez avrà poster tutti suoi?
Li avrà?
Mi chiedevo.
Se ce l'avesse che bel regalo sarebbe per lo Step Up Boy...
Ci devo guardare, mi chiesi.
Non ci guarderò mai.)

Insomma, lo stimavo quel ladro.
Quindi volevo conoscerlo.
La giornata finisce, torno a casa.
L'indomani parcheggio smanioso di vedere se quel cartello è servito a qualcosa.
E quello che vedo è l'ennesima conferma che il mio ladro (o i miei ladri) erano ladri speciali che era bello tenersi stretti.

Sotto la mia:

"ANONIMO LADRO DI POSTER, MI PIACEREBBE CONOSCERTI
PER POTERTI DARE GRATIS I POSTER CHE RUBI
NE HO PURE DI PIU' IN NEGOZIO"

c'è una scritta:

"NO GRAZIE, FACCIO PRIMA COSI'"

Stima profonda, assoluta.
Non faccio in tempo a ridere da solo di quella presunta umiliazione (che in realtà era solo un bel gioco tra due persone che probabilmente si stimavano) che mi accorgo di un'altra cosa, inizialmente sfuggitami.

Al centro c'è il mio foglio e la sua risposta.

Ai lati mancano entrambi i poster.

Come non amarlo.

25.9.14

Tipi da Videoteca, a voi la scelta!

Non sembra ma è già passato un mese dal Terrorista Puttaniere, il primo VERO (nel senso di autentico) personaggio che
ho voluto raccontare della mia esperienza quinquiennale in videoteca.
Lo ammetto, scriverne mi ha divertito un mondo e mi ha fatto pure star bene (e anche male) e, magari non nei numeri (anche perchè questo è un blog di piccoli numeri), ma nel gradimento l'esperimento è andato molto bene.
Allora ho pensato di fare scegliere a voi -4,5 lettori a cui è piaciuto-  quale personaggio fare nei prossimi giorni.
Intanto "blocco" chi vince, poi ne scriverò quando avrò voglia e ispirazione (non preparo nulla prima visto che anche questi, come le rece, li scrivo di getto, non so nemmeno cosa racconterò).

Ci sono anche personaggi minori che entreranno dentro, nel Terrorista Puttaniere ne avete già incontrato uno, quel ragazzo alto, magro e con gli occhiali innamorato di una comparsa.
Ma ne arriveranno altri ed entreranno quando se lo sentono, io non li chiamerò.
Anzi, a proposito, chi mi propone un nome per il ragazzo della comparsa?

Dico la verità, secondo me nessun personaggio andrà "lungo" come il nostro chimico, io più di due puntate per uno non ce le vedo

ma dissi così anche per il chimico

scegliete, chi arriva a 3 vince, se poi ci arriva più di uno vediamo chi prende più voti

IL FRUTTIVENDOLO GOMORRIANO

IL PIZZAIOLO A CUI RODEVA IL CULO

IL MESSO DEL DIAVOLO

IL BODYGUARD MADECHE

L'ALBA(NESE) DEL GIORNO DOPO

L'AMEBA COL CANE


23.9.14

Al cinema: recensione "Dragon trainer 2"

Lo ammetto, il primo capitolo della storia di Hiccup e della sua tenera amicizia con il "terribile" Furia Buia mi aveva folgorato. Era passato in sordina, nessuno l'aveva visto, al cinema era rimasto sì e no due settimane.
Ricordo che in videoteca obbligavo ogni famiglia a prenderlo, sembrava che nessuno lo conoscesse. Ovviamente tutti restavano contentissimi. E non era certo merito mio, quel film era un gioiellino anche perchè abbastanza originale.
E non solo per storia e ambientazione ma anche per un certo coraggio, specie nel finale, quel finale in cui il protagonista, quel giovane protagonista in cui tutti i bambini si erano identificati, rimane storpio.
ll secondo capitolo ci stava, i draghi avevano dimostrato di poter convivere con gli uomini, impossibile non mostrarlo.
E proprio da lì riparte questo secondo capitolo, da questa armonia, da questa pace, da questo bellissimo convivere tra due popoli, tra due razze, tra due specie.
Intendiamoci, il cartone è ottimo, a tratti pure superiore al primo.
Ma manca del tutto la magia della novità, dello scoprire per la prima volta quel mondo.
Molto banalmente penso che un'ambientazione così e la presenza di due soli "protagonisti", uomini e draghi, sia una coperta cortissima. Oltre che vedere le loro interazioni, il loro unirsi o lottare, non c'è la possibilità di mostrare altro.
E così la sceneggiatura deve fare i salti mortali per stare in piedi ed offrire qualcosa di nuovo (ma davvero, speriamo non arrivi mai un terzo capitolo, ogni scena saprebbe di già visto) ma alla fine almeno metà film, giocoforza, è una copia del primo.
Si punta quindi forte sul sentimento e sul chiudere, bene, un cerchio famigliare spezzato che si era soltanto intuito nel primo. Ci sono degli eccessi in questo senso, come ad esempio la canzone cantata dai due genitori, una disneata che non c'entrava niente in questa saga, mai avvenuta prima e mai più ripetuta dopo.
E ci sono troppe parti ferme in cui il plot non va avanti, troppi riempitivi che se affascineranno i bambini annoieranno quelli un pochino più grandi (mi riferisco ad esempio agli almeno 20 minuti, sparsi qua e là, di voli col drago).
Non mi sono entusiasmato, era tutto bello ma non riuscivo a sorprendermi.
Poi succede quello che già successe nel primo, arriva il coraggio.
E questa volta è anche più forte, sorprendente, quasi devastante in un film con questo target. E dopo quella morte ho trovato magnifica, commovente e bellissima la scena degli archi che tirano frecce sulla nave, su quella nave dove giace qualcuno che non sarà più.
Il film, poco prima, era diventato stranissimo, una specie di Godzilla (o Pacific Rim) in cui due bestioni si scontrano tra loro decidendo le sorti del bene e del male. Il loro scontro, quello tra tutti gli altri draghi più piccoli e quello tra Stoick e Drago Bludvist, tutti in contemporanea, è stata un'interessante variante in matrioske di come si mostra una battaglia.
Molto interessante anche il discorso che fa Drago per cui anche tutti gli uomini (o i draghi) buoni sotto il potere di una persona malvagia possono diventare bestie come lui, discorso che avevamo appena affrontato in The Look of Silence citando Le Benevole.
Qualcuno sarà sconfitto e qualcuno trionferà.
Anche se trionfare significherà perdere definitivamente la propria adolescenza e diventare uomo.

( voto 7 )

22.9.14

Il Buio In Sala su Facebook


(non è possibile... scopro adesso grazie a Beatrix che ho aperto la pagina fb del blog lo stesso giorno in cui 10 anni fa è iniziato Lost. Lo stesso identico giorno. 10 anni fa precisi. Questa cosa è impressionante, assurda, e un pò mi fa paura. Per me è un pò come le Torri Gemelle, ricordo perfettamente che stavo facendo questa sera di 10 anni fa. Avevo mangiato un piatto di amatriciana con la nduja a casa di Christian. C'eravamo dati appuntamento proprio perchè cominciava sta serie nuova. Da quel giorno io non salterò mai più una puntata, lui abbandonerà, mi pare, dopo la seconda stagione. Se avessi scelto un giorno in modo consapevole non potevo scegliere meglio di questo)



No, non sono impazzito.
Questo è e resterà sempre un piccolo blog che non vuole nè espandersi nè diventare più di quello che è, ossia un diario, ultimamente quasi giornaliero, dove buttar giù e raccontare questa storia d'amore che ho col cinema.
Ma circa 6 anni fa ho creato per la videoteca un mio profilo facebook che, alla fine, non ho mai chiuso.
Mi sono accorto però che lo stavo usando soltanto da collegamento con il blog, mettendo i link dei post.
Non mi serviva a nient'altro praticamente.
Allora ho pensato che se facebook in qualche modo andrà avanti e servirà a qualcosa lo farà con la pagina de Il Buio in Sala.

questa

https://www.facebook.com/ilbuioinsala


E' un pò paradossale perchè più che un ampliamento è quasi una restrizione, nel senso che se prima mettevo il link dei post e finiva a tutti, ora finirà solo a chi vuole.
Ci sono tantissimi vantaggi a creare questa pagina.

1 come dicevo, i post arriveranno soltanto a chi in qualche modo vuole che gli arrivino

2 creo un posto ad hoc dove parlare di cinema. Nella mia pagina personale mi scocciava farlo e magari scocciava anche agli altri. Così si crea un luogo dove chi vuole può dire la sua sapendo che la cosa la leggono persone in qualche modo interessate

3 creo un posto dove anche altre persone possono pubblicare le loro recensioni, i loro pareri, tutto quello che vogliono. Anche questo nella mia pagina personale non aveva senso. Davvero, questo posto per me è di tutti.

4 creo un  posto dove piano piano posso anche rimettere (al massimo una al giorno) anche vecchissime recensioni, quelle che praticamente non ha mai letto nessuno, quelle dei primi due anni, quelli eroici in cui c'eravamo solo io, mio fratello, un paio di lettori e un paio di blogger. In questo modo poi posso anche avere un secondo archivio accessibile a persone che preferiscono piattaforme diverse rispetto al blog

Non so nemmeno come si gestisce la pagina, lo capirò strada facendo.
Credo che serva il da me tanto odiato "mi piace" per far sì che arrivino i post.
Se ho ragione mettetelo soltanto se vi interessa, non per amicizia.

Per il resto niente cambia.
E, semmai, c'è solo da guadagnare, magari ci sono persone a cui piacciono brevissime e informali discussioni a caldo in quella piattaforma rispetto allo scrivere in un blog.

Anche se, ve lo dico, per me il blog resta il blog, quando scrivete qua è una cosa che in qualche modo resta.
Io la preferisco.
E non di poco.

Ma non aveva più senso aver fatto diventare il mio profilo facebook il profilo solo ed esclusivamente di un blog.

Un abbraccio.

Recensione "Wrong"


(oltre ad essere presenti spoiler c'è una mia lettura che paragona questo film ad un altro, di tutt'altro genere. Quindi preferirei che leggeste questa rece dopo la visione, perchè magari quell'idea balza in testa anche a voi. Dico solo a quelli che si ritrovano spesso nei miei gusti di vedere a tutti i costi il film)

Wrong è la conferma definitiva che Quentin Dupieux è un genio.
Certo l'avevo già capito con i video di Mr Oizo, certo l'avevo già capito con Wrong Cops, certo un pò di dubbi mi erano invece venuti con Rubber, probabilmente il film con il soggetto più geniale ma poi svolto in maniera un pò noiosa e deludente a mio parere.
E, già che ci siamo, mi parlano benissimo anche di Reality (sì, come Garrone), il suo ultimo, appena presentato a Venezia.
Ma è qui, credo, l'essenza di Dupieux, in questo Wrong, film divertentissimo, assurdo, surreale, quasi al confine dell'indecifrabile ma irresistibile e per niente banale o superficiale, tutt'altro.

Dolph si sveglia e il suo cane non c'è più.
(un incipit che ricorda quello del bellissimo L'uccello che girava le viti del mondo di Haruki Murakami)
Scopre che gliel'hanno rapito.
Lo riabbraccerà?

Cosa dire di un film dove nella prima scena c'è un pompiere che defeca per strada con il giornale in mano, nella seconda la sveglia passa dalle 7.59 alle 7.60, nella terza il vicino di casa si lamenta della vestaglia del protagonista, nella quarta il suo giardiniere gli parla al telefono malgrado siano a 10 metri di distanza, nella quinta Dolph chiama una pizzeria per lamentarsi del logo della stessa, ma come, ho capito che volete simboleggiare con la lepre la velocità di consegna delle pizze ma allora perchè mettere la lepre sopra una moto? la lepre è veloce di suo, se la mettete sopra la moto la velocità sarà quella della moto, la lepre non c'entra più niente, questa cosa mi turba, mi potete rispondere?
E la sesta scena?
Un poliziotto (lo stesso, magnifico, poliziotto di Wrong Cops) che fa finta di prendere informazioni sull'incidente solo per poi dirgli che ha fatto finta di prendere informazioni sull'incidente.
Poi lui arriva in ufficio. Dentro diluvia, letteralmente. La gente lavora tranquillamente sotto l'acquazzone, telefona, sta al pc, sbriga pratiche che si inzuppano.
E Dolph, scopriamo, va al lavoro anche se è già stato licenziato da 3 mesi.
E nella settima scena una palma diventa abete.

Ed ecco che piano piano avviene una cosa incredibile.
Cosa mi ricorda questo film che fa così ridere?
Oddio, cosa mi ricorda?
Incredibile, ci sono, è la parte comica, ironica, spumeggiante di Synecdoche New York.
E più va avanti più tutto me lo conferma.
E' tutto inafferrabile, è tutto una rappresentazione, è tutto sogno che si mischia alla realtà.
Come nel capolavoro di Kaufman i ruoli si invertono così che Dolph può diventare il suo giardiniere e viceversa, anche qui succedono cose inspiegabili, come l'uomo che vernicia le macchine, anche qua il tempo collassa, come la ragazza che dopo un giorno rimane incinta, poi il bambino è già grande, poi lei muore (anche perchè probabilmente Dupieux rifiuta o prende in giro l'istituzione famiglia, tanto che il giardiniere tira un sospiro di sollievo accorgendosi che è morto e non è sposato); addirittura si arriva alla scena in cui il vicino dice che sta solo guidando, guidando senza meta, e lo dice nello stesso identico modo della voce nell'indimenticabile finale di SNY (just drive, come non ricordarsi?) e la casa che brucia in SNY qui diventa l'ufficio in cui piove, e i libri dello psicologo da leggere, come là, e l'incomunicabilità (evidentissima già nei primi 5 minuti col vicino che gli chiede di avvicinarsi e la sopracitata scena del giardiniere che gli telefona da 10 metri), e la difficoltà dei rapporti, e la confusione tra l'esser vivi e l'esser morti tutto, unito a questo senso di realtà che non possiamo capire, realtà che ci confonde e ci stordisce.
Certo qui è tutto divertente e le trovate geniali non finiscono mai, come quella, formidabile, della memoria degli escrementi.
Grandi attori, praticamente tutti quelli di Wrong Cops, grande regia, per un film che sarebbe piaciuto a tutti i più grandi autori dell'Assurdo, letteratura compresa.
Perchè anche questo è un autore, un autore vero.
Mi son divertito tantissimo, ma ho anche parecchio riflettuto perchè quei richiami non volevano uscirmi dalla testa.
E alla fine l'incontro, bellissimo.
E Mister Chang che deve ripartire perchè sa già che tra un quarto d'ora un'anziana signora ritroverà il suo gatto.
Sa tutto Mister Chang.
Come una voce che accompagnava un uomo tra le macerie.

( voto 8 )

20.9.14

Recensione "Zombie Ass"


la recensione è piena di parolacce e vi permetterà finalmente di capire realmente la credibilità che posso avere in ambiente cinematografico

chi è facilmente impressionabile da linguaggi osceni stia alla larga

per evitare che le parolacce siano troppo invadenti le scriverò in MAIUSCOLO

Io pensavo che un film dove il PENE di un porno-attore si stacca dal porno-attore e diventa un terribile serial killer (citazione trash de Il Naso di Gogol probabilmente) fosse il massimo che una trama cinematografica potesse offrirmi.
Sì, credevo che One Eyed Monster fosse insuperabile.
Invece ho dovuto ricredermi.

Questo è un film in cui la trama parla di un parassita che ti entra in bocca e ti esce dal culo.
Tutto quello che c'è in mezzo a questo processo sono solo CULI, MERDA, SCORREGGE E PARASSITI CHE VOGLIONO USCIRE DAL CULO.

Quindi se uno per una volta può scrivere in una recensione senza forzature ma solo per raccontare al meglio il film parole come CULI, SCORREGGE, MERDA E PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO va fatto.

CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO,

ah, e anche tanto VOMITO

tanto

è la storia di una ragazza che non ha mai scorreggiato, ne ha paura

e delle sue amiche che vogliono mangiare tenie lunghe un metro per dimagrire

ma le tenie poi diventano i sopracitati parassiti che escono dal culo

e lo fanno TRAMITE SCORREGGE IMPRESSIONANTI, SCORREGGE CHE NON HANNO MAI FINE, SCORREGGE INFINITE CHE RAPPRESENTANO IL TRISTE DESTINO DELL'UOMO

poi c'è L'UOMO MERDA, letteralmente

poi dopo l'uomo merda ne arrivano altri 15 PERCHE' LA MAMMA DELLA MERDA E' SEMPRE INCINTA

poi ci sono solo CULI, TETTE, CULI, TETTE E TANTE SCORREGGE

e allusioni praticamente continue a penetrazioni e fellatio

anzi, altro che allusioni, le ragazze hanno a che fare con parassiti falloidi di 3 metri

perchè l'uomo che ha creato questo capolavoro è lui




qui quando sta bene, altrimenti




nel massimo delle sue potenzialità

aiutatelo, vi prego, fate che non guarisca, lui vuole guarire, vi prego, aiutatelo a non guarire

perchè altrimenti non avremo mai più sceneggiature con battute cult come:

CAGHERO' COME MAI FINORA
FARO' UNA SCORREGGIA SENZA FINE
TIENI, INGOIALO TUTTO E POI FALLO USCIRE DAL CULO

e non vedremo mai più il profilo del diavolo nascosto nel GAS DI UNA SCORREGGIA

non mi frega nulla se sono le battute più scontate del mondo, quelle che farebbe pure un bambino di 4 anni

ma questo è UN FILM DI MERDA
con attori che fanno CACARE

indimenticabile

18.9.14

BuioDoc (N°8): recensione "The Look of Silence"

Il corpo di un vecchio così vecchio che pare un bambino viene lavato con cura.
E' piccolo, scheletrico, ha le braccia che paiono lunghe da quanto son magre.
E' cieco, ha quasi, o forse pure più, di 100 anni.
E' indonesiano.
E nel 1965 suo figlio fu uno del milione di persone trucidate dall'esercito perchè "comunista".
Due anni dopo l'eccidio nacque Adi, ossia il fratello, anche se postumo, del ragazzo ucciso.
Adi fa l'ottico ma un ottico è solo un ottico, non Gesù Cristo, quindi se il padre è cieco cieco resterà.
Ma Adi vuol sapere la verità sul 1965. E allora la verità la va a chiedere direttamente agli assassini.
Meravigliosa "parte due" di quel a sua volta meraviglioso documentario che fu The Act of Killing del regista americano Joshua Oppenheimer.
Con molta fretta e semplificazione si è parlato di questo secondo "capitolo" come la voce alle vittime del massacro rispetto al primo in cui si diede voce ai carnefici.
Ecco, non è proprio così.
L'istanza è senz'altro quella, perchè in The Act of Killing il regista fu completamente travolto dagli eventi. Gli assassini non solo non si schernirono ma vollero diventare i protagonisti del film, raccontando, recitando e glorificando tutto quello che avevano fatto. In realtà il regista voleva girare un documentario classico ma si ritrovò queste due star che lo fecero diventare qualcosa di assurdo, surreale. E non ci fu quindi nè modo nè spazio per dar voce alle vittime.
Che poi si sa, a parlare sono sempre le vittime, mai i carnefici. Credo che in letteratura, nel cinema, ma pure nella vita vera (penso ai sopravvissuti dell'Olocausto) film, libri e parole siano sempre quelle delle vittime, mai che gli assassini abbiano il coraggio di farlo. Ci sarà un rapporto 10 a 1. A questo proposito consiglio l'incredibile romanzo Le Benevole di Jonathan Littel. E' il "male" che parla. E solo sentendo il male si possono capire tante cose in più. Ad esempio che in certi contesti e in certi periodi storici mostri si poteva diventare tutti, anche noi stessi. E questo dà fastidio raccontarcelo ma è così.
Comunque sì, in The Look of Silence Oppenheimer può finalmente dar voce alle vittime e per farlo prende un solo caso, quello di un ragazzo ucciso in un modo inumano, se possibile peggio ancora degli altri.
Va dalla famiglia di quest'ultimo (il vecchio bambino di cui sopra, sua moglie, una vecchia dall'intelligenza e forza sovrumana e il nuovo figlio di loro, Adi) ed insieme ad Adi va a "intervistare" molti degli assassini.
Ecco perchè parlavo di semplificazione ed errore nel considerare The Look of Silence solo come voce delle vittime.
In realtà forse ancora di più che nell'Atto dell'uccidere la voce degli assassini è ancora più forte, perchè messa a confronto, sbattuta in faccia alle vittime (di cui Adi è il simbolo).
Dirò di più, anche qua ci sono delle ricostruzioni da parte dei carnefici delle loro barbarie, e se possibile sono persino più forti, perchè non costruite teatralmente, niente trucco, teatro di prosa e battute.
Vanno nel luogo del massacro e raccontano.
Ed Adi vede tutti questi video.
E' come se Adi vedesse le parti tagliate (o che Oppenheimer non ci aveva mostrato) di The Act of Killing.
O.k, non c'è lo straniamento di allora, là la situazione si fece così assurda e surreale che lo spettatore, se possibile, ne restava ancora più disgustato. Quello è e resterà un doc unico, anche se "avvenuto" praticamente per caso.
Qua invece tutto si fa leggermente più classico, c'è un minimo di costruzione (ma proprio un minimo), un minimo di scelte.
Ma per il resto il livello è lo stesso, anzi.
A livello puramente cinematografico siamo 3,4 gradini sopra.
C'è un gusto e una scelta delle inquadrature pazzesco con una profondità di campo che a volte raggiunge le centinaia di metri.
Nessuna spettacolarizzazione, nessuna presa di posizione, nessuna voce del regista, nulla, ma anche a livello visivo sto doc è davvero potentissimo, specie nelle piccole cose, che siano due mani che tagliano un peperone, un ponte, un fiume, dei bozzoli di farfalla che saltano in un pavimento.
Adi guarda tutti i video, Adi vuole sapere la verità, ad Adi non sta bene che anche a scuola si continui a dire che il massacro fu giusto perchè i comunisti erano crudeli e senza Dio. Sì perchè gli autori del massacro sono ancora vivi e vegeti, e comandano la nazione. Il clima è praticamente lo stesso di allora e la paura c'è, e tanta.
Ma Adi vuole semplicemente che gli assassini lo guardino in faccia e dicano ciò che vogliono.
Ed è qui uno dei punti di forza di questo straordinario doc.
Nelle varie interviste succede di tutto.
A volte gli assassini sembrano pentirsi, a volte sembrano ancora glorificare le loro azioni, a volte si vantano di tutto quello che hanno fatto e altre dicono che loro alla fine non hanno responsabilità. Ma questo bianco e nero accade nelle STESSE persone, da una domanda all'altra, specie se e e quando Adi dice loro di essere il fratello di una vittima.
Ma la magia di cui parlavo è nei silenzi. Ogni intervista ha lunghe fasi di silenzio, specie nei finali. Adi guarda in faccia i mostri, loro non sanno più che dire. Silenzi dalla forza impressionante, ti mandano in apnea. Del resto è questo il Silence del titolo.
In almeno due interviste poi accade una cosa davvero strana, la sensazione terribile che nulla sia cambiato, le minacce, quasi esplicite, che nel caso Adi continui a far domande quel massacro potrebbe succedere di nuovo. L'aria si taglia col coltello, questo non è cinema, questa è vita vera, tensione vera.
Personalmente questa seconda parte mi ha fatto più male della prima, di The Act of Killing.
Se là ero al contempo disgustato ma quasi affascinato da quelle due "star" qui non c'è fascino, non c'è filtro.
Sentire dei massacri, sentire quelle belve come squarciavano gole e bevevano il sangue delle vittime per non impazzire, sentire quello che hanno fatto a Ramli (il fratello di Adi), vederli ancora adesso comandare il paese e minacciare di nuovo beh, mi ha fatto star male, e parecchio.
Bellissimo anche se terribile vedere Adi compiere lo stesso percorso che porta al fiume, quel tragitto che abbiamo sentito raccontare o abbiamo visto tre volte, una nel 1965, poi più di 40 anni dopo dai carnefici del video (con tanto di selfie finale) ed ora da Adi.
Quel fiume ha visto inghiottire centinaia di persone, tutte orrendamente uccise prima.
Adi fa l'ottico, mette dei simpatici occhiali alla gente (quelli della locandina) dove provare lenti di varie gradazioni. E vederlo che chiede e si sente raccontare di quei massacri mentre sta compiendo il suo lavoro è stranissimo.
E' come se quel gesto fosse simbolico, ecco guarda, ti aiuto a vedere, la tua vista è offuscata, ecco guarda, cosa vedi? cosa avete fatto a mio fratello e agli altri?
E questi vecchietti che furono boia paiono quasi ridicolizzati da quegli occhiali, resi macchietta, e in qualche modo diventano "clienti" di Adi.
Si arriva al finale con fatica.
E forse più del finale scelto dal regista io scelgo e faccio mio quell'abbraccio di Adi al boia che gli racconta di come beveva il sangue dei suoi "fratelli".
La figlia del boia che non riesce a trattenere le lacrime, Adi che si alza, abbraccia prima lei e poi lui, incredibile, pelle d'oca come raramente l'ho avuta in sala.
Ma forse no, forse il finale migliore è proprio quello che c'è.
Ma non il finale, dopo il finale.
Sono quei titoli di coda, sono quel nero silenzio rotto da una nenia di un vecchio, sono le 15 persone in sala intorno a me che non si alzano, sono gli "anonimi" che invadono il cast e la troupe, sono la sensazione di aver visto qualcosa di terribile, qualcosa che quegli "anonimi" che scorrono sullo schermo ti dicono che no, ancora non è finita.

( voto 9 )

17.9.14

La nostalgia dei santilicheri

Sinceramente, sport a parte su sky, per me la tv non esiste.
Calcio, tennis, golf e biathlon su tutti.
Non è vero, uso il colosso di Murdoch anche per programmi gastronomici, il canale 118 sui serial killer (mia passione da sempre, anche perchè soltanto grazie alla conoscenza del vero male possiamo conoscere meglio l'uomo e capire quanto siano straordinarie e importanti le tante oasi del Bene) e altri programmi del cazzo ma divertenti come i vari banco dei pegni o pescatori di paludi.
Oggi torno per sbaglio sulla tv generalista.
E c'è Forum.
Ora, da quando nella mia vita ricordo esista la televisione esiste anche Forum.
E, lo ammetto, è stato un mio guilty pleasure per anni.
Lo guardo mezz'ora, oggi, ed è sempre lo stesso, gli stessi fantoccini messi là dagli autori a interpretare ruoli, le stesse facce là dietro sul pubblico, la stessa identica formula, anche perchè formula che vince non si cambia, ovvio.
Però, tutto uguale sì, ma tutto diverso.
Erano altri tempi quelli in cui c'era il poliziotto Pasquale, con quella voce distrutta dalle sigarette, con quell'aria da piacione che uno si immaginava che poi, finita la trasmissione, se faceva un giro con tutte le signore presenti nel pubblico (a quei tempi non ancora cougar, o almeno non ufficialmente).
Erano altri tempi quelli in cui c'era a presentare la figlia di un generale ucciso dalla Mafia, una signora che per virtù, bigottismo e compostezza dalla chiesa sembrava proprio arrivare in effetti.
Grande professionista e eroina del nostro tempo visto che per anni e anni ha dovuto lavorare con un personaggio che vedremo poi.
Erano altri tempi quelli in cui c'era a presentare con la figlia del generale un ex ragazzo obeso che in una classe chiamata 3C prendeva più "2" di quanti ne ho presi io.
Brutto, roscio e obeso.

E poi tutti lo ritrovammo in quel finto tribunale brutto, roscio e magro.
Ma tipo 50 kg in meno eh.

Però, con tutto il rispetto, stupido allo stesso modo.
Ahimè, a presentare una trasmissione un uomo che non sa mettere 3 parole in fila e che ogni volta che qualcuno diceva qualcosa che andava oltre il mero barbarismo lo guardava con un'espressione basita, spenta, con la testa leggermente inclinata, cercando un modo posturale per capir meglio quello che sentiva.
Ma io mi dico, i vegani fanno tante battaglie contro i bracconieri, ma non sarebbe stato meglio averle fatte aggiungendo la maiuscola quando serviva?

Erano altri tempi quelli in cui c'era come giudice un vecchietto che non moriva mai.
Un vecchietto con un nome così strano che da piccolo non riuscivo a capire, santilicheri, ma che vuol dire mi chiedevo.
Era sempre lì, piccolo, ironico, intelligente e arguto prima che l'età e, forse, una malattia, non lo portassero a presenziare solo per farfugliare qualcosa.
Erano altri tempi quelli in cui c'era la bilancia con sassolini di misura diversa, che capivi già a 10 anni che la giustizia alla fine è una cazzata.
Ora c'è la Palombelli, ora al posto dei Pasquali, Bracconieri e piacioni (anche l'insopportabile Senise non scherzava) ci sono due ragazze anonime vestite così castamente come per dire, ecco, noi facciamo tv di qualità, senza mostrare le gambe.
E dietro, nel pubblico parlante e non, tutti sti ragazzi, sti signori e ste signore che girano intorno a cinecittà e campano di quello, ragazzi con le pettinature belle che si guardano in camera, signore che hanno raggiunto lo straordinario obbiettivo in vita di passare da essere spettatrici di Forum a comparse di Forum.
E nuovi giudici, bravi o meno.
E attori sempre più straordinari nell'interpretare ruoli, ma perchè non li prendono al cinema, che siamo ridotti a Vaporidis e Muccino?
Non credo ricomincerò a vedere Forum, non credo proprio.
Torno allo sport, ai banco dei pegni, alla cucina e ai pescatori nelle paludi.
Ma, anche se tutto è cambiato, mi ha fatto bene vedere che ci sono tradizioni che vanno avanti, fili col passato non ancora spezzati, tentativi, magari spenti e poco convinti, di dirsi ancora che no, non siamo completamente assorbiti dal mondo nuovo.
Forum è il calzolaio sotto casa che prova a non abbassare ancora la saracinesca, la trattoria in cui cucina la nonna, un bambino che corre ancora in un prato, il darsi un appuntamento a voce e non avere un cellulare per poterlo mancare.

14.9.14

Horror Underground (N° 11): recensione "The Poughkeepsie Tapes"

Non so se sia un caso, probabilmente lo è solo in parte, ma mi trovo ad aver visto due film consecutivi del buon Erick Dowdle (con suo fratello correo), ovvero questo, ca va sans dire, e quel riuscito pastrocchio che è stato Necropolis.
In mezzo c'erano stati il discreto Devil e l'operazione, francamente inutile e poco riuscita, del remake di Rec, Quarantena.
Altra coincidenza è che sto film venga appena dopo aver stilato la ballerina (nel senso di molto ma molto poco convinta) lista dei film più disturbanti, lista nella quale The Poughkeepsie Tapes, che d'ora in poi chiameremo semplicemente The P. Tapes per risparmiare dita e neuroni, starebbe con tutte le scarpe.
Siamo dalla parti dei film che percorrono il pericolosissimo confine tra le opere socialmente accettabili e quelle amatorialmente inaccettabili, ossia le macellare e scioccanti merde (non) d'autore.
In realtà sul confine The P. Tapes ci sta semplicemente per il soggetto e per quello che racconta durante l'ora e mezzo di visione perchè in quanto ad immagini ce ne sono sì di fortissime (da star male per i non avvezzi) ma non c'è mai, veramente mai, quel perverso gusto del dettaglio macabro o gratuitamente scioccante.
Insomma, l'atmosfera e il racconto hanno molta più importanza delle singole immagini in sè.
Il soggetto, a proposito, è incentrato sulle videocassette ritrovate in casa di un terribile serial killer operante negli USA nei primi anni 90 (a partire dal 93 credo).
L'assassino già da anni era braccato dalla polizia ma la sua cattura si era resa quasi impossibile a causa dell'incredibile capacità del killer di mutare modus operandi e tipo di vittime, cosa rarissima negli assassini seriali. La polizia brancola. Ma alla fine ritrova queste tremende tapes e può finalmente vedere in faccia l'orrore, quell'orrore del quale conosceva sì e no il 10%.
Sì perchè questo killer (soprannominato The Butcher, il Macellaro) ama riprendere tutti suoi crimini, tutte le sue sevizie, tutti i suoi giochetti.
La qualità video delle vhs è scandalosa. Pixel questi sconosciuti, colore che si alterna al bianco e nero, interferenze, riprese a cazzo, insomma, un disastro.
Eppure è qua tutta la potenza di questo possibile cult, nella sua sporcizia, amatorialità e verosimiglianza.
Anzi, il killer è esistito veramente, altro che verosimiglianza.
Anzi, non è vero.
Sì, è vero.
Fate voi.
L'assassino è veramente terribile, perverso, cattivo, anche geniale nella sua malattia.
Vedere ad esempio l'incontro con la madre della ragazza sequestrata, la facilità con la quale riusciva a fregare la gente o quello che fa alla sua "schiava".
Atmosfera perfetta, urla, implorazioni, pazzia, maschere veneziane.
Tantissimi momenti da horror perfetto, come l'iniezione, come la camminata con maschera sopra la testa, come la terribile condizione, a mò di bambola, nella quale il killer costringe la ragazza "amata".
La scena con le due bambine poi, il finale di quella scena, è davvero sorprendente.
Ho apprezzato, lo ripeto, il riuscire a fare un film "malato" senza esagerare o non scendere nel dettaglio lasciando il posto a tutto quello che avveniva prima o dopo degli orrori più grandi.
Anche tutto quello che la povera schiava ha subito negli 8 anni di prigionia, o comunque gran parte di quello che ha subito, è soltanto raccontato, non mostrato.
Ed è terribile, perchè verosimile, il parossismo della Sindrome di Stoccolma che colpisce la ragazza. Probabilmente a livello umano quell'intervista è la cosa più tosta del film, il pensare che quell'orrore le possa "mancare" è davvero tosta come cosa.
E affatto incomprensibile.
Se a livello di immagini c'è quindi un minimo "freno" a livello di racconto non ci sono inibizioni, siamo davvero al circo degli orrori.
E, altra cosa meritevole, anche a livello sessuale non si mostra nulla, nulla.
Ma vi assicuro che tutto quello che c'è basta e avanza.
Piccolo film quasi solo per appassionati anche perchè per tutti gli altri rischia davvero di essere troppo disturbante.
E, per una volta, c'è un uso perfetto, anzi doveroso, della telecamerina, vera protagonista (tramite le vhs ovviamente) della pellicola.
Insomma, un giovane regista che ha già fatto tante cose e diverse tra loro.
Ma la migliore, probabilmente, era all'inizio.
Questa.

( voto boh, 6.5/7-5)

13.9.14

Al Cinema: recensione "Necropolis - La città dei morti"

Avete presente quando fate (o.k, quando vi fanno) una torta e viene
fuori malissimo?
La prendete dal forno ed ha un aspetto orribile.
Probabilmente avete sbagliato qualche passaggio nella ricetta, probabilmente qualche ingrediente è stato messo un pò ad minchiam.
Non volete portarla a tavola, ci sono gli amici, ci sono i parenti, che vergogna.
Poi arriva lo zio che ne assaggia un pezzettino e dice:
"Ma sti cazzi che è brutta! è bona! portela di là, movete, mica dobbiamo vedella, avemo da magnalla".
Ecco, Necropolis è un pò così.
E' un film che sbaglia praticamente ogni passaggio da scena a scena.
E non solo, nella stessa scena sbaglia tutte le frasi e i dialoghi, gli ingredienti.
Eppure è buono, eppure ti lascia soddisfatto, eppure l'assaggi e ti sembra meglio di tante torte ben fatte che non sanno de na sega.
Per almeno 3/4 di film ci sembra di assistere ad una trasposizione di Tomb Raider.
La giovane archeologa, pure bona, col padre che fu anch'esso un grande archeologo ma ora è morto, le catacombe da esplorare, le frasi da decifrare, i marchingegni da azionare, persino passaggi subacquei che portano da una stanza all'altra, le reliquie, qualche mostro, qualche frana.
Mancano le pistole.
In realtà Necropolis è qualcosa di più.
Ed è quello il suo pregio.
Ed è quello il suo difetto.
Sì, perchè il film diventa una metafora di tante cose, della realtà parallela, dell'inferno, del senso di colpa, dei ricordi, del viaggio dentro sè stessi, del rettificare.
De che?
Del rettificare.
De che?
Del rettificare, che mica ho capito quel che significa nel film, con quello specchio al posto della pietra filosofale (Potter, me dispiace ma la frega -ragazza in perugino- t'ha fregato, l'ha trovata lei), con quel bacio curativo, con quel tuffo collettivo.
Ma non è che prima ce se capisce tanto di più eh, con la prima mezz'ora fatta di teorie assurde, ventenni che traducono l'aramaico al volo e poi in quattro e quattr'otto risolvono enigmi senza alcun senso.
"Allora, questo vuol dire questo, questo vuol dire che dobbiamo fare 115 metri in profondità partendo dalle Rue A Casacc, questo vuol dire che la cripta è dietro il terz'ultimo osso della sedicesima fila, questo vuol dire che il sopra è pure il sotto, questo vuol dire che dobbiamo rettificare, questo è il famoso Cardine Tolemaico che glie bacia i piedi e poi le mani, questa è la Porta Alchemica del famoso studioso SonCazzen, qui dietro c'ha da esse per forza un passaggio che in 500 anni nessuno ha mai visto, sì, è questo, entramoce, ecco, qui non c'è entrato nessuno da 500 anni, ma questo qui steso secondo te è vivo? ma no, è morto, pressochè morto direi, dato che qui non c'entra nessuno da 500 anni come dicevi, qui c'è un connubio, qui so cazzi, giramo di là, qui te lo dico io che c'è scritto, c'è scritto che so cazzi ancora peggio de prima, qui devi capì che te c'hai un figlio ma se lo neghi anneghi, qui uscimo che me scoppia la testa e so stata troppo intelligente finora, ve l'avevo detto che se andavamo alla rovescia andavamo dritti"

Insomma, un casino con pochi precedenti.
Ma il film affascina, le location son favolose (e poi fortunatamente un film decente dopo che il primo che fu ambientato nelle catacombe parigine, Catacombs, fu uno dei più brutti horror degli ultimi 10 anni) tutta la roba che mette dentro, con le immagini (pianoforte, fratellino, macchina in fiamme) simbolo dei ricordi e dei sensi di colpa, col coro necrofilo de Amici de Maria de Filippi che fa le prove in cripta, con l'uomo-talpa, con l'umo-marmo che all'andata sembra un semidio, al ritorno invece, siccome la ragazza ha fretta, piglia un cazzotto in bocca e giù, steso, con quel mostro incappucciato che sembra tanto la Morte, con le voci dei demoni nascoste nell'acqua, con il bellissimo e affascinante concetto della realtà a specchio destra-sinistra ma anche dell'inferno dantesco in cui per sbucar fuori devi scendere.
Alla fine il film affascina, prende, ha atmosfera e tante immagini buone.
"Lasciate ogni speranza voi che entrate" , c'è scritto fuori dalla porta del cinema, "perchè non ci capirete una fava".
Solo la nostra Lara Croft sa come la sceneggiatura riesce ad andare avanti ma noi ci fidiamo di lei, noi che non conosciamo il Cardine Tolemaico ci affidiamo a lei.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.

( voto 6,5)