20.2.19

Recensione: "Pin Cushion"

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La storia di Lyn e di sua figlia Iona.
Lei donnone brutto e zoppo perennemente umiliato dal prossimo.
Lei, adolescente bruttina (ma affascinante) e strana, perennemente umiliata dal prossimo.
Una coppia di losers insomma, che vive in una casa dai colori pastello, con un uccellino.
Film imperfetto, anche acerbo, ma pieno d'amore dentro.
Due personaggi indimenticabili, un finale che vi colpirà al cuore, l'ennesimo racconto di quell'impari battaglia tra la bontà e la cattiveria umana.

presenti spoiler nel finale

L'ennesimo film sull'adolescenza.
L'ennesima opera prima.
L'ennesima regia al femminile (e se si guarda il film è evidente).
Eppure questo tipo di film sembra non stanchino mai, ne escono sempre di più belli.
Non fa eccezione questo Pin Cushion, film fragile e dolce con personaggi fragilissimi e dolcissimi.
La storia di un'adolescente e della propria madre trasferitesi da poco in una nuova città.
Sono entrambe due losers, entrambe due esseri viventi abbastanza strani.
Lei, Iona, la ragazzina, ha un viso bruttino ma al tempo stesso affascinante (sembra una piccola Mia Goth), è repressa ma non lo dà a vedere, è una perdente ma non lo dà a vedere, ha tremendi problemi ma cerca di non darli a vedere.
Sua madre, Lyn, è un donnone zoppo e con una emiparesi (possibile metafora somatica del suo handicap sociale).
Si veste male, non ha niente di femminile, sembra una pazza e ha uno sguardo perso nel vuoto.
Sguardo perso nel vuoto che nessuno riesce mai a vedere però perchè la sua tendenza è guardare in basso, un pò per vergogna un pò per una sorta di autoproclamata manifesta inferiorità con il prossimo.
E' una madre eccezionale per affetto ma tremendamente inadatta per far stare al mondo la propria figlia.

"Da sola?" 
le chiede quando questa dice di volere andare a comprare il latte.

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Lyn è una di quelle madri meravigliose nell'animo ma che senza alcuna colpa (o malafede) crescono figlie disadattate, represse, agnellini pronti ad essere sacrificati nella tremenda giungla della vita (non credo che il sogno delle urla da savana e della madre che spara sia casuale).
Insomma, una coppia di disadattate che però divergono in un aspetto fondamentale, una -la figlia- cerca di mascherare questo disagio, l'altra -la madre- non potrebbe nemmeno provare a farlo.
La loro casa è tutta color pastello, piena di tanti piccoli oggetti, una specie di negozietto-bazar.

15.2.19

Recensione: "Il Corriere" (The Mule)

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Per me era solo il quinto film di Eastwood alla regia.
E, al solito, ho trovato il solito gran bel film, granitico, lineare, quasi inesorabile.
Lui giganteggia ma Eastwood a quasi 90 anni potrebbe anche star zitto 100 minuti e giganteggiare lo stesso.
Gran bel soggetto, buono svolgimento e un film che regge.
Ma anche una sceneggiatura troppo basica, piena di inverosimiglianze, troppo poco curata in alcuni aspetti.
Quello che più ci resterà è la storia di un vecchio che poco prima di andarsene riuscirà a farsi perdonare, riuscirà a capire quello che realmente conta nella vita, riuscirà a diventare uomo.
E' tardi, ma c'è ancora tempo

Se ci credete (e perchè non farlo?) ho visto solo 5 film di Eastwood regista.
E non pensate che se ce aggiungo quelli dove recita soltanto aumentamo de tanto eh.
Insomma, avè visto solo 5 film in quella che è una filmografia sterminata equivale quasi a non conoscelo.
Però ho visto almeno un capolavoro, Gran Torino, due grandissimi film - Million Dollar Baby (dove svenni gli ultimi 10 minuti, ma letteralmente eh) e Mystic River - e un gran bel film, Sully.
Insomma, il mio Eastwood è a media 8.
E la media di certo non si abbassa troppo con The Mule.
Anche se...

Son contento che tra quei pochi Eastwood visti ci sia Gran Torino.
Non tanto per il valore -immenso- del film ma perchè il personaggio di The Mule pare quasi lo stesso.
E' come se l'altro non fosse stato mai ucciso, come se fosse sopravvissuto in quel meraviglioso finale e ora ce lo ritrovamo qui.
Forse più legato alla vita, forse più sorridente, forse meno razzista. 
Ma del resto Gran Torino proprio questo raccontava, di un ammorbidimento, di una "maturità" raggiunta sopra gli 80 anni.
Quasi il coming of age di un 80enne, incredibile.
Per il resto è lo stesso personaggio, molto spigoloso, a volte molto duro, disastroso con la famiglia.
Impossibile non pensare che in questi due personaggi Eastwood non abbia messo anche qualcosa di suo, non abbia voluto espiare -rendendolo pellicola- qualche senso di colpa che l'Eastwood uomo si è portato dietro.
Siamo davanti al "solito" film di Clint, ovvero l'apoteosi del grande cinema americano, quel cinema granitico, inesorabile, lineare (Clint avrà mai fatto un film che gioca col tempo? complesso?), una specie di monolite messo su una carriola che avanza.
E' il cinema americano che mi stuzzica meno (rispetto all'indipendente) ma che molte volte regala dei film bellissimi, quasi intoccabili.
Stavolta, però, The Mule pecca proprio in uno di quei aspetti che in questo tipo di cinema è più inattaccabile, la sceneggiatura.
Ma ci arriveremo.

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Dico subito quello che ho più amato di The Mule.
Per prima cosa l'interpretazione di Eastwoood.
C'è da dire una cosa un pò scomoda però, e magari facilona, ma non posso non dirla.
Quando nel cinema recitano vecchi e bambini il loro compito è facilitato.
Si crea un'empatia maggiore con lo spettatore, la tecnica è minore e si può essere più spontanei.
Un bambino per saper recitare bene da bambino basta che di ricordi di essere un bambino.
E un vecchio lo stesso.

13.2.19

Quinto Raduno de Il Buio in Sala (o anche Secondo Radunetto di Mezzo) - Perugia 29 - 30 - 31 Marzo

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Non si sa come ma siamo arrivati addirittura al Quinto Raduno.
Ci siamo arrivati pure vivi e vegeti, per ora non abbiamo notato fasi calanti in partecipazione o in riuscita.

E niente, il raduno vero e proprio sarà, come sempre, il sabato (30 Marzo) ma ormai si ragiona quasi sempre a 3 giorni (anche se più di uno starà 4-5), dal Venerdì alla Domenica (almeno pranzo)

Ora vedo se riesco a trovare qualche regista per vedere film altrimenti ne scelgo un paio io senza regista e ci divertiamo lo stesso

Questo, a grandi linee, il solito programma


VENERDI' 29 MARZO

Pranzo insieme (per chi già c'è) e la sera cena tutti insieme (forse buffet di salumi e altro al locale) e visione di un film, con o senza regista

SABATO 30 MARZO

Pranzo insieme e poi dalle 18 fino all'alba raduno ufficiale con tantissimo cibo, birra, mega quiz a squadre e, se ce la faremo, un altro film a tarda notte

DOMENICA 31 MARZO

Pranzo insieme con i reduci e, per chi resta ancora, magari un altro film al cinema

Ogni pranzo o cena (chi è venuto lo sa) avverranno in luoghi dove si mangia molto bene e si spendono dai 5 ai 10 euro a testa

Per gli alloggi, come sempre, o agriturismo con piscina a Paciano o hotel in centro a Perugia con prezzi che andranno dai 12 euro ai 25 euro soltanto.
Anche se quest'anno mi sta venendo l'idea di spostarci più verso il Lago Trasimeno
Ovviamente tutti gli avvenimenti principali si svolgeranno al Supernova di Vernazzano (Tuoro), per il resto sempre Perugia

per ogni informazione in più usate qualsiasi canale volete, qua nel blog, nel gruppo fb o a me privatamente

9.2.19

Oltre l'immagine, viaggio nel significato nascosto dei film (4) - I Soprano - Di Edoardo Romanella

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Quarto appuntamento con Edoardo e la sua rubrica di approfondimento/analisi/svelamento significati di film.
Questa volta non analizza un film (e abbandona Lynch) ma una serie, probabilmente una delle 5 serie più amate e apprezzate di sempre, I Soprano

Dunque, iniziamo subito col dire che questa è una serie che ha davvero fatto la storia, nonostante sia relativamente recente. Ideata dal regista e sceneggiatore David Chase nel 1999, la trama ricalca lo stereotipo della famiglia mafiosa italo-americana: Tony Soprano (James Gandolfini) è il capo famiglia, di origine italiana (i genitori erano di Avellino), sposato con Carmela (Edie Falco), e con due figli, Meadow (Jamie-Lynn Sigler) e Anthony Soprano Junior (Robert Iler).
Il nucleo familiare è quasi tenuto all’oscuro riguardo gli affari di Tony (anche se non è del tutto esatto dire così), e vista la continua tensione dovuta al suo stile di vita e alla crisi di mezza età, il capo-famiglia inizia a essere afflitto dalla depressione. Così si reca da una psicologa (Lorraine Bracco), anch’essa di origine italiana.
Tuttavia, nonostante i suoi turbamenti psichici, continua col suo sporco lavoro, fatto di riciclaggio di denaro, spaccio e omicidi su commissione, senza contare la sua completa infedeltà alla moglie, tradita ogni volta con prostitute o amanti occasionali.
Da contorno alla vicenda possiamo ammirare altri pittoreschi personaggi: dalla madre, ai parenti, agli uomini della sua banda: Christopher Moltisanti (Michael Imperioli), Silvio Dante (Steven Van Zandt), Paulie Gualtieri (Tony Sirico), lo zio Corrado Junior Soprano (Dominic Chianese) eccetera, eccetera, eccetera, una miriade nelle ottantasei puntate che la compongono.


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Il cast è in gran parte caratterizzato da attori di origine italo-americana, per dare, diciamo, una raffigurazione ancor più attendibile nelle movenze o nell’accento linguistico di ogni personaggio.
Detto ciò, è una serie che ha fatto molto scalpore nonostante la notevole fattura, perché ricalca uno stereotipo poco piacevole riguardo gli italiani, venendo severamente criticata da uomini di Stato americani oltre che da politici del nostro bel paese. Ma che cosa vogliamo pretendere? Raffigura semplicemente e in modo fedele come agisce un’organizzazione criminale di stampo mafioso, e vogliamo forse negare che la Mafia in America ce l’abbiano portata gli italiani? No di certo, è un dato di fatto, la storia insegna.
All’inizio comunque, nonostante le numerosissime critiche favorevoli, non ero sicuro di vederla, perché di film sulla mafia ce ne sono a centinaia, da Il padrino, a Casinò, a Quei bravi ragazzi, solo per citarne alcuni (che tra l’altro vengono omaggiati dalla serie). Quindi mi chiedevo: che cosa avrà mai di diverso rispetto a questi altri lavori? Cosa avrà mai di tanto speciale?
La risposta è: TUTTO.

7.2.19

Recensione: "Tiempo Compartido" (Time Share) - Su Netflix - 18 -

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Un film Netflix lontanissimo da quello che la gente pensa di un "film Netflix".
Il messicano Tiempo Compartido è infatti un film raffinato, difficile, con una sceneggiatura straordinaria che non fa alcuna concessione al mainstream.
Una commedia nera che sembra mischiare Madre! e The Bothersome Man, un film surreale che piano piano all'atmosfera divertente sostituisce un forte fastidio.
Ma, soprattutto, un film dalle tante letture e di grande sensibilità.
Un film sul riuscire a restare sè stessi, sul riuscire a vivere intimamente il dolore senza vendersi a follie collettive.
Tanta roba

Meno male che ci sono lettori che me li trovano al posto mio sti film.
Perchè io so sempre più convinto e persuaso che dentro Netflix, a scavare, ci sono film interessantissimi che niente hanno a che fare con quelle che, nel 90% dei casi, sono le dinamiche dei film Netflix, ovvero film piacevoli, visivamente impeccabili, magari anche interessanti ma mai completamente "liberi" da certe logiche commerciali.
Ecco, dopo Calibre e The Maus (per me indipendenti al colosso) ecco che mi vedo questo film messicano (attenzione, la nazionalità è importante) che forse tra tutti e 18 i film Netflix che ho visto è quello meno adatto al "pubblico Netflix".
Perchè Tiempo Compartido si presenta come film divertente e grottesco ma in realtà è molto raffinato e complesso.
E se lo spettatore non ha voglia di andare oltre le righe troverà un prodotto a metà, gradevole ma che lascia una strana sensazione in bocca.
Commedia nera, commedia dell'assurdo, commedia "fastidiosa", queste sono le prime 3 definizioni che mi vengono in mente per questo film.

Una giovane coppia va in vacanza in un bellissimo resort.
Prima ancora che possano passare lì la prima notte, però, gli piomba nell'appartamento un'altra famiglia.

A niente valgono le lamentale del giovane padre, quel tipo di vacanza è un "multiproprietà" , si deve adeguare.

Ne approfitto per dire due cose sul titolo e su questo concetto.
Il Tiempo Compartido del titolo (e anche il corrispettivo inglese Time Share) sono termini che  -oltre a definire letteralmente un "tempo condiviso"- in quelle due lingue si riferiscono proprio a queste vacanze in cui ci sono delle proprietà condivise da più clienti.
Come delle seconde case in cui ci sono più padroni.
In italiano hanno tradotto multiproprietà (in modo giusto) perchè il termine generico "tempo condiviso" non avrebbe avuto l'accezione della lingua originale.

Sta di fatto che Pedro (il giovane padre) si ritrova così "invaso" da quest'altra famiglia.
Non solo, l'atmosfera generale del resort è molto strana, quasi da setta.
E mentre sua moglie e suo figlio piano piano sembrano trovarsi sempre di più a loro agio lui sembra l'unico a vivere una specie di incubo...

Grande soggetto.
In realtà, e qui sta la parte più forte di sceneggiatura, Tiempo Compartido racconta due vicende parallele. Oltre a quella di Pedro e famiglia c'è la storia di Andres, un uomo buono e solo che un tempo lavorava in quel resort. 
Poi ebbe un malore (nello splendido prologo) e finì a lavorare nei sotterranei, come addetto alle pulizie.
Sua moglie invece sta piano piano salendo di grado nell'organizzazione (ripeto, simile ad una setta).
 Il resort non è più messicano ma americano (attenzione...) e ha un progetto ambiziosissimo, offrire il "paradiso" ai propri clienti ed espandersi sempre di più.
La vicenda di Andres andrà sempre più in parallelo con quella di Pedro tanto che... (lo vedremo).

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Ci sono tantissime chiavi di lettura in questo film, non si sa nemmeno dove cominciare.
Innanzitutto è da premiare l'atmosfera che crea.

5.2.19

Boarding House - 14 - Recensione: "Sweet Thing" (1999 - Mark David)

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Torna la rubrica più matta de Il Buio in Sala, quella dove il nostro "Late Answer's Man" (qui trovate la sua assurda storia) Giorgio Neri ci racconta di film del sottobosco più impenetrabile, alcuni visti solo da lui e recensiti da nessuno.
Questo poi di cui ci parla oggi sembra ancora più assurdo, malato e cult degli altri.
Ormai un punto di riferimento per gli appassionati del (de)genere vi lascio a Giorgio


Penso che la trama dell’Amleto di William Shakespeare sia nota a
tutti, anche grazie alle innumerevoli versioni cinematografiche che
sono state realizzate.
Sweet Thing di Mark David (un regista indipendente con all’attivo
pochi altri film, mai arrivati in Italia) non esclude che abbia subìto
il fascino di questa immortale tragedia. Il protagonista stesso, Sean
(interpretato da Jeremy Fox), all’uscita da un cinema parla insieme
alla sua ragazza di una di queste versioni cinematografiche,
affermando che l’idea di costruire una vendetta e di uccidere il Re
siano gli sviluppi migliori della trama.
Da questo momento il film, che fino a poco prima sembrava essere una
semplice e banale storia di un ragazzo che ama la pittura e vorrebbe
vivere creando opere d’arte e generando il disprezzo del patrigno
(politicante in corsa per il Congresso), si sviluppa in maniera molto
differente - sempre tenendo in considerazione il valore della pittura.
Infatti, è questo mezzo artistico, nonché il contenuto delle opere
medesime (ispirate probabilmente alle visioni sepolcrali e mortifere
di Francis Bacon), ad essere la causa di un effetto progressivamente
sempre più devastante e distruttivo della storia.
Per Sean l’Arte, come per Van Gogh (che lui cita), è Amore; però, al
tempo stesso, non può distaccarsi da ciò che è ed è stato, da quel
passato torbido che lo ha attanagliato fin da quando era un bambino;
dall’aspetto più problematico, se ci si mette nell’ottica del
protagonista: la sessualità mal vissuta ma espressa con vivida forza
sulle sue tele.

Utilizzando la struttura classica del teatro, è possibile dividere il
film in tre opere:

Prima opera

Su uno sfondo nero, lunare/lunatico, un uomo pelato, col viso deforme
e un pene pendulo e quasi raggrinzito, la faccia vissuta dal vizio,
infila l’intero avambraccio all’interno di un ano, tra due grossi
glutei. Sembra che danzi, una danza grottesca, un sirtaki malandato e
una fierezza nell’intento sodomitico celato dalla pratica del fisting.
È l’opera di rottura.
Il patrigno ne sarà orripilato, Sean verrà considerato un omosessuale
e le strade si divideranno per sempre tra lui e la sua famiglia.
Si assiste al primo pezzo di quella costruzione dell’identità (e della
vendetta) che Sean sta coltivando, pur se guidato da eventi che non
controlla con fermezza e decisione.
Tale costruzione è parallela a quella del patrigno che, al pari
dell’usurpatore del trono re Claudio nella tragedia di Shakespeare,
cerca di allontanarsi dalla follia del figliastro, di ripulirsi
dall’immonda putredine e dalla brutale evacuazione anale della
pittura.


In tutto questo la madre, alcolizzata e debole, dice: “Hai detto le
tue preghiere, Sean?”.

Seconda opera

Sean ha conosciuto, prima della mostra, Hannah (interpretata da Amalia
Stitfer): il personaggio è evidentemente strutturato su quello di
Ofelia. Si crea una relazione sentimentale e il patrigno può calmare i
suoi colleghi: suo figlio non è un omosessuale, sebbene abbia ancora
quella maledetta passione per la pittura.
Colpo di scena: Ofelia/Hannah è una giovane prostituta, uno
stratagemma adottato per un unico e doveroso imperativo: “Sean non
deve più dipingere”.

3.2.19

Recensione: "La Favorita"

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Lanthimos esce dalla sua comfort zone, quella dei film perturbanti e dai soggetti saramaghiani, assurdi, paradossali e con uno status quo inspiegabile.
Esce da quello che sa fare per dimostrare che sa fare anche altro.
E sì, lo sa fare, eccome se lo sa fare.
I miei Lanthimos preferiti restano altri ma La Favorita è grande cinema, impeccabile.
Sembra una storia di grande respiro ma, alla fine, questa è la storia di una Regina triste e del suo mal di vivere

presenti spoiler

Prima scena di tiro a volo.
Lady Sarah dice ad Abigail:

"Farò di te un'assassina"

Seconda scena di tiro a volo.
Lady Sarah spara ad Abigail con la pistola a salve.

Terza scena di tiro a volo.
Abigail spara all'uccello e il sangue schizza sul volto di Lady Sarah

Tre scene di tiro a volo, tre riferimenti alla morte, in climax ascendente persino.
Ecco, da malato di sceneggiature ero sicuro che sti tre contrappunti (bellissimi) messi dentro a La Favorita fossero un sicuro presagio di morte.
Ma 100% eh.
Una frase, una simulazione, un segno.
E invece no, e invece non ci sarà nessuna morte, almeno non fisica.
Certo, queste cose che avevo notato e appuntato hanno comunque valore simbolico eh, che alla fine (tra le altre cose) anche di questo racconta il film, di questo gioco al massacro tra le due dame, di questo "mors tua vita mea" per accaparrarsi il favore della regina triste.
Però, ecco, io quei contrappunti di morte in climax li avrei portati a estreme conseguenze.

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Anche perchè è un Lanthimos, ricodiamoci.
Già.
Il mio regista favourite di questi anni (insieme a Trier e Villeneuve credo) esce dalla sua comfort zone, esce dal suo perturbante, esce dalle sue trame saramaghiane, trame e soggetti di paradossi e status quo inspiegabili, e si cimenta nel film storico, in costume, lineare, verosimile, NORMALE.
E chi l'avrebbe mai detto?

30.1.19

Il Tempo della Crisalide, 40 film bellissimi e non troppo conosciuti sul magico ma difficilissimo periodo dell'adolescenza ( PARTE 3 DI 3 )

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Siamo alla fine di questo percorso.
Ancora 15 film su questo interessantissimo argomento.
Se volete avere una prefazione migliore vi rimando alla prima puntata, la parte 1 di 3


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Anche stavolta tiriamo fuori subito quello famoso.
Per certi versi il film sull'adolescenza per eccellenza.
Perchè non esiste operazione cinematografica nella storia del cinema pari a Boyhood.
Ma lo sapete da soli


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Ancora un'angolatura diversa sul tema.
Sei lappone, sei bassina, sei grassottella.
Sei un'adolescente sfigata quasi per "razza".
Eppure la protagonista di Sami Blood non si pone limiti, non si vede inferiore. E proverà ad integrarsi in mezzo agli svedesi, quelli veri, quelli alti e biondi


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Una sola location.
Unità di tempo.
Due 15-16enni che si ritrovano forzatamente da soli.
Una di quelle esperienze che non si dimenticano più in questo prezioso gioiellino italiano


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Nei 40 avevamo già messo un cancer movie.
Ma direi che due ce ne stanno alla grande.
Divertente, brillante ma anche emozionante e doloroso.
Quando esser giovani non significa avere tutta la vita davanti


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Prendete la ragazza di Stop the pounding heart e datele i poteri di Carrie.
Ne nascerà un film "metafora" dell'adolescenza, di quanto sia impossibile reprimere i poteri delle emozioni


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Forse il film più consigliato nella storia del blog.
Ma come non metterlo anche qua.
Quando stare insieme agli altri, uniformarsi, sentirsi come loro, diventa un'apnea del vivere terribile


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Ancora Regno Unito (ce ne saranno minimo 15 su 40).
Un film che racconta una storia vera o dannatamente possibile.
Una legge incredibile.
Emozionante, bellissimo


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Precious è un'adolescente obesa. 
Basterebbe questo come problema forse.
Ma no, Precious vive in una situazione famigliare terribile e da ragazzina ha subito cose molto brutte.
Un film quasi impossibile da perdere


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Un'altra adolescenza castrata.
Una ragazza che sembra conoscere un mondo piccolissimo, quello della stazione di servizio dove lavora col padre (rapporto che vale in film da solo).
Forse la salvezza, forse la vita, sono solo dietro la curva in fondo


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Difficile dire qualcosa di questo mezzo capolavoro senza rischi di spoiler.
Quando crescere non diventa più un processo naturale


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Qui invece nel capolavoro, per me, ci siamo.
Forse uno dei miei 5 preferiti di questi 40.
La storia di Ben, ragazzo con l'Asperger, ragazzo deriso.
Se fossimo in un mondo diverso un film obbligatorio da far vedere nelle scuole


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Uno dei titoli più pertinenti di tutti.
Questo è proprio un film sull'adolescenza senza se e senza ma. Quell'età non è il contesto del film ma il vero e proprio oggetto.
In una piccola cittadina del galles i giovani si uccidono.
E' possibile fuggire al proprio destino?


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Ne abbiamo citati tanti di film che trattano di adolescenza e morte (ahimè).
E anche tanti che raccontano di chi è sopravvissuto alla morte, di chi ha assistito.
Lo fa, e superbamente, anche questo piccolo film belga


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Ritroviamo Andrew Garfield (Non Lasciarmi).
Boy A è il nome che danno a quei ragazzi che commettono omicidi ma dei quali non puoi rivelare il nome.
Ed è anche il titolo di questo film bellissimo su una giovinezza rubata per sempre


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Semplicemente il miglior film sulla scuola degli ultimi 10 anni.
E le considerazioni che ne vengono fuori sull'età che racconta sono talmente tante e talmente grandi che non ci si crede.
Opera prima enorme


GUEST STAR (troppo famoso)


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28.1.19

Il Tempo della Crisalide, 40 film bellissimi e non troppo conosciuti sul magico ma difficilissimo periodo dell'adolescenza ( PARTE 2 DI 3 )

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Per prima cosa devo fare una rettifica, i film che mi erano venuti in mente ieri non erano 30 ma 40...
Avrei quindi dovuto metterne 13 per fare 3 liste simili.
Mi sono sbagliato, vorrà dire che farò 15 e 15 tra questa e la prossima ;)

Partiamo...



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Dai, ogni tanto mettiamo qualche titolo famoso, non c'è niente di male.
Anche perchè il percorso formativo che racconto Whiplash è quasi unico, un percorso di disciplina, sudore, sangue, ambizione, inumana perfezione.
Tutto attraverso la musica e un rapporto insegnante-allievo pazzesco


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Inghilterra, ancora ;)
Una 15enne ribelle, testarda, quasi un maschiaccio.
Una famiglia disastrata.
E poi la madre inizia a frequentare un uomo (Fassbender...) ma anche Mia, forse, ne è invaghita.
Una storia dura, vera, un altro modo ancora di raccontare quell'età e alcune dinamiche che possono accadere


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Siamo in Italia, anzi, in Sardegna (che è sempre una cosa a parte tanto è a sè quel mondo).
Due ragazzine e una loro giornata.
Film imperfetto, strano, una sorta di realismo magico.
Come affrontare la durezza della vita con il sorriso sulle labbra e tanti sogni nel cassetto


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Ho deciso che metterò nella lista di oggi 3 "Ezra Miller".
E se i prossimi due sono molto conosciuti lo è pochissimo questo.
Robert è un ragazzo nella fase più difficile dell'adolescenza, quella del tentativo di accettazione, del cercare di uniformarsi agli altri, delle prime esperienze sessuali, del distacco dagli affetti (sta in un college lontano da casa). Ha una passione irrefrenabile per i video amatoriali, spesso di argomento sessuale o violento. Un giorno per sbaglio si trova a filmare a scuola la morte "in diretta" di due ragazze,da lui (non) soccorse...


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E poi ci sono anche film che raccontano un'adolescenza che, vivaddio, pensa solo a divertirsi, agli eccessi, a spegnere il cervello e sballarsi.
Ma questo simpaticissimo film non è stupido come credete.
E quel "Vado a casa, mi faccio un bel pianto e mi cerco un'avvocato" è una piccola frase ma che riesce a dare una morale e un significato a un film


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Certo non potevo mettere qua dentro Stand by me, troppo grande e troppo conosciuto.
E allora molto volentieri cito un piccolo Stand by me.
Mentre nel film di Reiner però i quattro ragazzini vanno alla ricerca del cadavere di un ragazzo scomparso (e il loro viaggio diverrà un percorso di formazione incredibile) in Mean Creek sono gli stessi protagonisti a causare la morte del loro coetaneo. Non è quindi il viaggio in barca a far maturare i ragazzi, ma l'affrontare de visu la Morte e il Senso di Colpa, l'avere lì a fianco il freddo cadavere di George ed esser così costretti, anche non volendo, a non essere mai più quelli di prima

27.1.19

Il Tempo della Crisalide, 40 film bellissimi e non troppo conosciuti sul magico ma difficilissimo periodo dell'adolescenza ( PARTE 1 DI 3 )

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Ormai di film sull'adolescenza ne ho visti e recensiti tantissimi, nemmeno sto a contarli.
E di parole su questo magico e difficilissimo periodo della nostra esistenza ne ho scritte fin troppe, in ogni recensione ho cercato di dirne qualcosa.
Quindi adesso che finalmente provo a fare una lista faccio fatica a scriverne ancora, se mi avete letto in passato saranno solo e soltanto ripetizioni.

Quindi mi limito a dare un'informazione di servizio.
L'adolescenza tendenzialmente va dai 13-14 anni ai 20 e per questo, andando solo a memoria, ho cercato di rientrare nel target (se ho sbagliato perdonatemi, ricordare 1200 film recensiti è dura...).
E' anche vero che a volte più che l'età conta quello che un bambino-ragazzo prova, quello che vive, quello che lo cambia.
Paradossalmente, dando come definizione non empirica ma astratta all'adolescenza quella di "età di passaggio" è anche vero che quel passaggio può avvenire anche in un bambino come non avvenire nemmeno in un adulto.
Mi sono venuti in mente tanti titoli di film con bambini protagonisti che secondo me avevano le stimmate dell' "età crisalide" (o del coming of age) ma alla fine tendenzialmente li ho lasciati tutti fuori.
Di certo dentro troverete film che non vi convinceranno molto (non tanto per il film in sè ma per la pertinenza nella lista) ma, davvero, ho tirato fuori 40 titoli in mezz'ora, fare confusione è un attimo.
A volte alcune forzature derivano dal mio desiderio di raccontare tante cose diverse dell'adolescenza, tante esperienze, tanti stili di vita, tanti turning point, tanti modi diversi di vivere una condizione medesima.

Un abbraccio e via a questa prima parte (per problemi di tempo sono costretto per la prima volta nella storia del blog a fare tutto in 3 puntate)




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La vera storia di Aaron Swartz, un genio, un nerd, un hacker, un ragazzo che avrebbe potuto cambiare il mondo (sempre che non abbia contribuito a farlo comunque).
Ma molte volte i geni, specie a quell'età, sono deboli, fragili, soli.
Scopritela la storia di Aaron


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Un horror esistenziale che gioca moltissimo sulle metafore.
Cibo, sesso, morte, droga, tante le possibili letture.
Quando l'adolescenza si mischia con i topoi del genere è sempre un bel vedere


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Sei un ragazzo normale.
Poi tua madre muore.
E finisci così a casa di nonna, in mezzo a degli zii criminali e assassini.
Devi crescere subito, devi abituarti alla giungla


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Qui siamo al limite dell'esser bambini.
Ma in Inghilterra (e in queste due liste l'Inghilterra la farà da padrone) si diventa grandi in fretta molto spesso.
Arbor e Swifty, una storia di nulla, di piccole violenze, di cavalli e di due mani che si stringono.
Bellissimo


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E poi esistono adolescenza+e diversissime dalle altre.
Come quella di Sara, giovane cresciuta in un ranch dove esistono solo capre, bibbia e rodei.
Un ranch dove il cuore non deve battere, c'è Dio che ti guarda.
Un modo per non poter crescere mai


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In Inghilterra il problema della violenza giovanile è tremendo, non si contano più le morti o gli episodi.
In questo straordinario horror forse andiamo anche un filo oltre la cattiveria e la verosimiglianza.
Ma Eden Lake è anche una profonda riflessione sulla noia del vivere di alcuni 16enni.
E sui modi tremendi di combatterla


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Tore è un ragazzo che cresce credendo che l'unica cosa che conta è l'amore per il prossimo, l'amore che Dio gli ha insegnato.
Qualsiasi cosa gli accada non lo fa crollare, a costo persino di accettare il suo, personalissimo, calvario.
Ancora un adolescente diverso, ancora un modo diverso di crescere.
Forse un modo sbagliato, castrante, un modo che porterà il meraviglioso Tore verso un destino tremendo.
Ma Tore è questo, Tore vuole questo e noi lo amiamo per questo


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E poi capita che nel momento più bello e anche più difficile della nostra vita può arrivare la malattia, una tremenda malattia.
E tutto quello che di lì in poi puoi provare è quel che resta.
Come l'amore


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Appena visto.
Un film che racconta l'adolescenza in un modo realistico, non troppo tragico, solo un insieme di piccole cose e piccoli problemi che tanti di noi hanno vissuto.
Ma lo fa in un modo unico, artistico, tra realtà, teatro e sogno


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L'ennesimo coming of age sulla disperata ricerca di capire il proprio orientamento sessuale.
Ma Closet Monster è anche qualcosa in più.
Un film dolce, trattenuto, che racconta di un tremendo ricordo che non se ne va più via, che ha dentro criceti parlanti che assomigliano tanto alla propria anima, che sprigiona amore e odio a ogni inquadratura.