18.12.14

D(i)ario Argento, la mia storia d'amore con il re del Giallo (N°3): 4 mosche di velluto grigio

Quattro del mattino, mezz’ora di sonno alle spalle, gli occhi sbarrati al soffitto che rimirano le increspature create dalla luce della tv. L’insonnia è stata, per anni, una fedele e fastidiosa compagna quando ancora abitavo dai miei (qualunque psicospicciolo tenterebbe ora di stabilire una correlazione di natura freudiana tra i due eventi, ma non è questo il caso) e l’ho odiata come Zenigata odiava Lupin, che però poi se una notte dormivo più di tre ore mi sentivo stordita e pure un po’ indispettita. Ecco. Una di quelle notti, zappingando e guardando le rispettive increspature luminose, ho incontrato Quattro Mosche di Velluto Grigio. Era la prima volta che vedevo un film di Dario Argento per intero e per davvero (di suo conoscevo solo gli esperimenti del rapitore che si spaccia per lui/l’alieno che lo ha rimpiazzato, scegliete voi). E non ho più smesso.

17.12.14

Yesterday, i film del (mio) passato (N°4): recensione "Stand by me"

Chi ama il cinema, ma forse chiunque abbia la passione per qualcosa, è come se avesse due vite parallele.
Una è quella che conoscono tutti, quella della sveglia alla mattina, del lavoro (se c'è), del tentativo di star bene e del costruire affetti importanti.
L'altra è quella più nascosta che ti vede crescere insieme alla tua passione, ti costruisce mattoncino dopo mattoncino, in questo caso film dopo film.
A volte le due vite, quella evidente e quella latente, si incontrano là fuori, alla luce del sole, e camminano insieme per mano.
Altre volte invece continui la vita che ti sei costruito e il tuo io appassionato rimane nascosto.
Nel Giuseppe parallelo, quello che è cresciuto negli anni con i film ce n'è uno che nella vita reale equivarrebbe a qualcosa di grande ed importante, qualcosa che in qualche modo ti cambia.
Quel film è Stand by me, e in quell'immaginaria costruzione di mattoni e mattoni che sei te e la tua passione quel film rappresenta buona parte delle fondamenta.

16.12.14

Caden in Wildwood (N°2) : This is the End, il nuovo cinema e l'Apocalisse

Secodo contributo al sito di amici Wildwood.
A proposito, se siete appassionati di musica troverete molte classifiche questo periodo.
Ci sono epoche nella nostra storia in cui la Fine la si è sentita più vicina, non dico prossima, ma possibile, probabile.
Ora, senza scomodare la paura dell’anno 1000 o altri periodi lontanissimi nel tempo, qui di cinema si parla e il cinema esiste da poco più di un secolo.
Se devo pensare quindi a un periodo di estremo terrore che l’umanità ha avuto per la propria fine penso a quello successivo alla Seconda Grande Guerra, con quel mondo uscito malconcio da una santabarbara terribile e piombato in anni di solo apparente tranquillità e forzata ricostruzione.
Guerra Fredda la chiamavano, ma gli animi delle persone erano invece caldi come non mai, e impauriti, forse, come non mai.
E anche il cinema iniziò così a raccontare l’Apocalisse depurandola, nella maggior parte dei casi, dal suo significato originale religioso per renderla molto più umana, molto meno trascendentale. Sì, è vero, magari si nascondeva la paura della bomba atomica travestendola da attacco alieno o da qualcos’altro, ma l’uomo non aveva tanto paura di perdere la propria anima ma un’altra cosa, magari meno profonda e importante per qualcuno ma certamente più concreta, la propria vita.

15.12.14

Diversamente, storie di ordinaria anormalità (N°3): I ragazzi stanno bene



Terzo appuntamento con le "diversità" di Federica. Dopo le ragazze borderline de Ragazze Interrotte e il disturbo intellettivo di Gabrielle e La teoria del volo adesso un film che affronta in maniera molto brillante l'omosessualità e il caldissimo tema delle famiglie non convenzionali.

Mi piace la normalità. Certo questo lascerebbe pensare che ho scelto l’argomento sbagliato per questa rubrica, normalità e diversità collimano, la diversità per antonomasia non è normalità, non è regolarità. Se ci pensate la vita è fatta di dossi e buche, di regolare è rimasto solo il calendario. Perfino la malvagità è diventata normalità. Quello che non dovrebbe essere normale lo è diventato, e tutto quello che dovrebbe essere considerato normalità non lo è.  Lo so, comprendo la noia, forse sono stata stata un po’ ridonante con tutta questa normalità, normalità, normalità. Comprendo che non state capendo dove voglio andare a parare, ve lo scrivo subito. Voglio arrivare a “I ragazzi stanno bene”, un film del 2010 di Lisa Cholodenko.

13.12.14

Al cinema: recensione "Si alza il vento"

Tutte le cose prima o poi finiscono, anche quelle belle, forse soprattutto quelle belle.
E se finiscono così, lievemente, senza tragedie, con una scelta decisa e ponderata, allora è una buona fine, anche se nessuna fine è mai buona quando è fine di qualcosa che si voleva non finisse mai.
Il Maestro -che a volte le maiuscole una ragion d'essere ce l'hanno- ha detto basta, gli anni e gli inverni sulle spalle son 73, mica bruscolini, e la sua è un'arte che sfianca, che affatica, che ci stai ore e ore sopra per arrivare a quei 100 minuti finali.
Già, perchè questo è ancora il disegno tradizionale, queste son persone che hanno ancora la presunzione e la poesia di andare in giro con i due bicchierini del telefono senza fili al posto dell'I-Phone.
E' una fine strana quella di Miyazaki, con un film suo e non suo allo stesso tempo, la storia vera di un giovane ragazzo e del suo sogno.
Magari Hayao in quel ragazzo si è rivisto, giovane, geniale, talentuoso, e ostinato nel volere in tutti i modi far diventare realtà i propri sogni.

12.12.14

L'Avvocata del Diavolo, perchè nessun film può far schifo a tutti (N°3): Non aprite quell'armadio


Terzo appuntamento con La Marti, la simpaticissima recensora che tenta in tutti i modi di salvare film sulla carta insalvabili.
C'è da ride.

Questa volta, lo ammetto, l'impresa è stata ardua. D'altro canto - come sempre - la pellicola si è scelta da sola, palesandosi spontaneamente grazie a qualche strambo meccanismo del destino che non so spiegarmi; insomma: ciò che è venuto ho pigliato.
"Non aprite quell'armadio" è un film che avrei scartato senza badarci se avessi letto sin da subito il titolo originale, "Monster in the closet". Basta monster movies, basta!
E invece no: me lo sono guardata tutto senza anteprime, con la sola consapevolezza che si trattava di puro trash, osannato solo dagli amanti ossessivo-compulsivi dello stesso. 
Ottimo punto di partenza, direi.

Uscito nelle sale americane nel 1987, questo horror-grottesco (io propendo di più per "demenziale") è opera del regista Bob Dahlin, che deve averci evidentemente riflettuto molto su ciò che faceva. A-ha.
Siamo a Chestnut Hills, cittadina dove si susseguono vari omicidi accomunati dal fatto che si svolgono all'interno di cabine armadio (gli sgabuzzini per vestiti che ogni serio americano sembra possedere).

11.12.14

Recensione: "Dolls" (2002)


presenti spoiler
Le marionette in una struggente cantilena parlano d'amore, di un amore funesto che rischia di distruggerle.
Si aggrappano l'un l'altra, si guardano.
Poi guardano in camera.
E comincia così Dolls, storia di umane marionette mosse dai fili dell'amore, un amore folle e distruttivo.
Non sono un fan di Kitano, ho visto pochissimo di suo, ma credo che il tutto sia dovuto ad un mio leggero problema col cinema giapponese.
Con una semplificazione talmente puerile e molto probabilmente sbagliata ho sempre considerato il cinema giapponese troppo legato alle sue tradizioni. E questo legame con la tradizione nel cinema ha portato a due filoni, quello della Yakuza e quello dei samurai, che per soggetto non mi fanno impazzire. Ho sempre trovato invece il cinema coreano molto più universale, non dico occidentale, ma universale.

10.12.14

Le Serie de Il Buio in Sala (N° 11): recensione "Les Revenants"

(uscito il mio secondo articolo per WildWood, sul rapporto tra il nuovo cinema e l'Apocalisse, lo trovate qui)

Piccolissimi spoiler qua e là, abbastanza grandi nelle ultime 20 righe
Una farfalla rompe il vetro della teca dove stava rinchiusa, una teca di farfalle morte ovviamente, e vola per la casa di un vecchio uomo.
Comincia così Les Revenants, serie culto francese che racconta di esseri viventi che tornano in vita, come quella farfalla, usciti dalla loro teca per riunirsi nuovamente a noi.
I Ritornati tradurremmo noi, o Ritornanti, che forse è ancora più bello perchè regala quel pizzico di sfumature in più, e non solo per il flusso continuo di ritorni, ma anche per il fatto che il ritorno di una stessa persona può avvenire anche più di una volta.
Siamo in un paesino di montagna francese, paesino travolto e sconvolto 35 anni prima dal crollo di una diga che l'ha devastato, un oceano d'acqua che ha sepolto case e vite umane, un Vajont insomma.
E quella non è l'unica grande tragedia che ha martoriato quella comunità. Accanto ad altre personali e più piccole infatti ce n'è stata una grande e terribile circa 30 anni dopo la diga (e quindi 5 anni prima dell'oggi) quando un autobus scolastico è caduto nel burrone.
Tutti morti, quasi tutti bambini,
Tra loro anche una ragazzina che si chiamava Camille.
Solo che Camille, oggi, è tornata.

8.12.14

In Search of Visions, Sublimazioni di Realtà (N°2): Quatre nuits d'un etranger (2013)


Seconda puntata della rubrica di Romina su quei film dalle realtà sfuggenti, inafferrabili, perse nel tempo

Come ha dichiarato lo stesso regista in un' intervista, questo è un film nato per produrre immagini, per negare quelle stesse immagini e farne produrre delle altre. Prendete e visionarizzatevi tutti!
L'altra notte ho fatto un sogno singolare. La mia reflex è caduta inavvertitamente in acqua, appena me ne sono accorta l'ho tirata subito fuori sperando non si fosse definitivamente ridotta a fermacarte. Ho cercato con poche speranze di accenderla mentre con mia sorpresa ho visto che non solo si accendeva, ma, con un meccanismo che arrancava, riusciva anche a scattare foto. Il punto è che le foto che venivano fuori non erano più foto normali. La breve immersione nell'acqua le aveva regalato una spece di dono della medianità evidentemente, perchè ciò che vedevo sullo schermo lcd era un paesaggio che rivelava presenze spettrali invisibili agli occhi. Il tutto virato a colori acidi e saturatissimi. Visioni dentro lo schermo.

Recensione: "Kill List"

presenti spoiler, più che altro mie interpretazioni
Appena ieri parlando di Womb si diceva come a volte alcuni film rimangano incomprensibili.
In realtà nel film con Eva Green quello che a me risultava incomprensibile era il legame che univa la prima parte alla seconda, una forzatura che proprio non riuscivo a capire.
Con Kill List è diverso, questo è un film che nel finale diventa un mostro di cui non riesci a vedere o capire le fattezze, lo vedi lì nell'ombra, terribile e famelico, e cerchi di immaginarti quanto sia grosso, quello che vuole e, cosa più importante, cosa sia.
Film inglese (ancora una volta) quasi impossibile da catalogare, capace com'è di scivolare tra più generi e che probabilmente il genere principale di appartenenza ce l'ha nell'interpretazione del finale, a seconda della lettura che gli si vuole dare.
Parte come un drammatico, prosegue come un thriller e un violentissimo crime, finisce come un horror a tinte nere, nerissime.

7.12.14

Recensione: "Womb"


presenti spoiler
Ci sono film che non capisco.
Non che sia qualcosa di strano, intendiamoci, ma una cosa è non capire il messaggio di un film, una cosa è non capirne le dinamiche, un'altra invece è non capire proprio i presupposti, il perchè.
E questo è il caso di Womb.
Grande soggetto, ottima idea, perversa sì, ma ottima.
Ma mi è sembrato un grattacielo di sceneggiatura costruito su fondamenta che non ci sono. Roba che arrivi anche a costruire l'ultimo piano ma poi non fai in tempo a dire "guarda che bello" che cade tutto giù.
Film colto, complesso, psicologico e psicanalitico.
Ma, per capirsi, è come se in "Non è un paese per vecchi" Chigur, i messicani e Harrelson avessero fatto tutto quel casino perchè Brolin aveva rubato un pacchetto di Mentos.

5.12.14

Scritti da voi (N°13): Marco Peveri - Il Mio Wolf Creek


Stavolta Jolly Roger diventa Marco Peveri e ci racconta il suo magnifico e affascinante viaggio in uno dei posti più inaccessibili e misteriosi dell'Australia.
E luogo di culto per gli amanti dell'horror...
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Oggi lasciamo perdere “i Tesori di Jolly Roger”, gli horror sconosciuti che fan più ridere che paura :)
Voglio infatti raccontare una storia più normale, meno affascinante, più comune ma molto più personale. E' la storia di una persona anonima, con una vita piatta e monotona, una vita di ufficio, sepolto sotto moli gigantesche di numeri e numeri e ancora numeri (che alla fine son come mostri che mangiano tutti i sogni).
Questa persona ha una passione però, quella del cinema; quello in generale sì, ma in particolare il cinema horror.
Non so poi perché proprio l’horror. Anzi, sì, lo so.
Perché l’horror è qualcosa di ignoto, di pauroso ma anche emozionante, che ti fa evadere da tutto, che ti porta in un mondo dove non valgono le solite regole, dove qualsiasi cosa può succedere. Un genere solitamente privo di profondi contenuti, ma stra-carico di mistero, che poi è proprio la componente che più manca in una vita grigia come quella di cui raccontavo. :)

4.12.14

Caden in Wildwood (N°1): Il terribile e magnifico mestiere del crescere

Come detto una decina di giorni fa ho iniziato una piccolissima collaborazione (circa due pezzi al mese) con un nuovo e giovane sito gestito da amici, WILDWOOD. Ho deciso che per ringraziare loro della cosa (e anche per avere tutto in archivio anche qua) userò questo metodo per linkarli, ossia riproporre anche qua nel blog, dopo circa due settimane, il pezzo.
Chi mai volesse commentare se proprio non ha niente di meglio da fare può farlo benissimo anche da loro.

 
La domanda da farsi potrebbe essere cosa significa crescere.
Un’altra se poi, alla fine, crescere convenga.
Cosa ci può far crescere, quanto tempo ci serve, fino a che punto è bello maturare senza perdere tutte le meraviglie del bambino che è in noi?

3.12.14

Tipi da Videoteca (N°4): Il Fruttivendolo Gomorriano - 2 - Esseri grotteschi e cassette di frutta

Le 11 precedenti puntate le trovate qui.


In realtà Il Divo è più calzante.
Gomorra è scontatissimo, lui è napoletano, è mezzo colluso co roba brutta, troppo facile.
In realtà Il Divo è più calzante.
Per una volta che Garrone batteva Sorrentino il buon Paolo con un colpo di coda si prende mezzo personaggio.
Sì perchè i personaggi gomorriani sembravano così veri, autentici.
Questo fruttivendolo invece è tipo una cosa grottesca, più da Sorrentino insomma, specie ne Il Divo.
Viscido, subdolo.
Ora voi penserete che anche il Messo del Diavolo e gente come lui fosse viscida.
No.
Quelli ti dicono le cose in faccia, sono semplicemente insopportabili.
I viscidi sono quelli che ti ammazzano col sorriso, quelli amiconi che intanto ti fottono.
Come il fruttivendolo gomorriano/diviano.

2.12.14

Ap-Punti, autopsie di recensioni (N°2): Cheap thrills



Seconda puntata della rubrica diPietro Dongaetc.... Film mai sentito, mi ispira molto.

Questa rubrica ha due caratteristiche: le recensioni per punti e la possibilità di visionare i film, in maniera legale sul tubo. Per questo secondo episodio ho scelto un film consigliatomi da uno dei pochi di cui mi fidi cinematograficamente, che mi ha anche "accompagnato" durante la visione (chiedendomi alla fine se mi fosse piaciuto, e quando avessi pubblicato la recensione, quasi fosse una sua creazione)

1.12.14

Tipi da Videoteca (N°4): Il fruttivendolo Gomorriano - 1 - A Beautiful Mind e, ancora, poco altro


Trovate qua tutte le altre puntate de I Tipi da Videoteca

Molto grasso.
Entra ed io sono subito "Giusè", prima ancora che gli dica il mio nome, si sarà informato.
"Giusè, come va?"
"Bene, ci conosciamo?"
"Come? (detto nella maniera napoletana, quel "come" che è quasi intercalare per loro), sono un grande cliente ah (detto nella maniera napoletana", quell' "ah" che è quasi intercalare per loro).
"Non mi ricordo di te, scusami, sono entrato l'altro ieri"
Sono in negozio infatti da 2,3 giorni, non è mai entrato, sono sicuro, me ne ricorderei.
Flashforward.
Che poi sempre flashback si tratta visto che tutti i ricordi, inevitabilmente, sono flashback.
Ma qui passiamo velocemente dai mie primi 2,3 giorni di negozio all'intera esperienza.
"Ma non mi ricordo di te, scusami", dicevamo.

30.11.14

Recensione: "These Final Hours"


presenti spoiler
Ancora una volta l'Apocalisse è raccontata in maniera umana, introspettiva, esistenziale. Come in Carriers, in The Road, in Monsters, film tra loro diversissimi ma accomunati dalla voglia di raccontare la fine dell'umanità, o perlomeno il rischio di questa fine, attraverso gli occhi, le vicende, le emozioni e le interazioni di pochi personaggi.
La tematica è molto affascinante e, ahimè, sempre più frequente nel cinema, e quell'ahimè non è altro che la constatazione di come l'uomo abbia sempre più paura della propria fine, sempre più timore di aver imboccato una strada che lo porterà alla distruzione, e se tale ditruzione avverrà tramite fenomeni naturali, alieni, un'epidemia zombesca o a causa di mostri giganti poco cambia, sono solo metafore diverse della stessa cosa.

28.11.14

Diversamente, storie di ordinaria anormalità (N°2): "Gabrielle" e "La teoria del Volo"

Per questa seconda puntata della rubrica ho bisogno di un sottotitolo “Diversamente: non puoi fare l’amore”, capirete il perchè. Tratterò due film: Gabrielle - un amore fuori dal coro, regia e sceneggiatura di Louise Archembault, e La Teoria Del Volo di Paul Greengrass.

Il giorno in cui vidi Gabrielle lo scelsi appositamente tra i film del Giffoni Film Festival, e lo  trovai  tra le pellicole della sezione fuori concorso Parent Control. 
Gabrielle (Marion Rivard) ha vent’anni ed è affetta dalla Sindrome di Williams (esattamente come l’attrice che la interpreta), una malattia genetica rara che procura un ritardo mentale, quindi una difficoltà nell’apprendimento che però cambia da soggetto a soggetto, dipende dalle aree del cervello interessate. Chi è affetto dalla SW ha un carattere estremamente socievole ed estroverso e anche un udito sensibilissimo, non a caso sono molto portati per il canto. Gabrielle vive in un centro per ragazzi affetti da diverse sindromi. Segue delle lezioni di canto e con il coro di cui fa parte dovrà partecipare a un concorso. Con lei c’è Martin, anche lui affetto da un deficit dell’apprendimento. Si amano immensamente, con una purezza assoluta, ma la madre di Martin comincia a non essere più d’accordo con il loro rapporto quando si rende conto che i due ragazzi vogliono fare l’amore. Ma loro sono diversi.

27.11.14

Al Cinema: recensione "Due giorni, una notte"

presenti spoiler
Sandra viene svegliata da una telefonata.
Risponde, è turbata, va al piano di sotto.
La telecamera la segue mentre si alza, scende e poi risale ancora.
Sì, sono i Dardenne, bastano 3 minuti per capirlo.
Serve un pochino di più invece, forse vedere l'intero film, o forse parlarne anche dopo, per capire che Due giorni, una notte non è un film sulla crisi lavorativa europea o mondiale, non è un film sulla precarietà, non è nemmeno un film sulla depressione susseguente a tutto questo, no, Due giorni, una notte è un film sulla depressione.
Punto e basta.
Sandra non sta bene, è in uno di quei momenti in cui la vita l'avvolge col suo mantello nero, momenti che a volte durano pochissimo e altre volte sono invece lunghi come la vita stessa.

24.11.14

Nasce WildWood. Ed io in piccolissimissima parte contribuisco

In questi 5 anni e mezzo ho ricevuto tra le 5 e le 7 richieste di scrivere in altri "siti" (che poi la differenza tra blog e siti a volte è molto labile).
Intendiamoci, ricevere richieste così è all'ordine del giorno, non conta nulla esser bravi o no, anzi...
Ho sempre detto di no.
Alcune volte l'ho fatto perchè non mi ritrovavo per niente nei contenuti del sito richiedente, altre perchè magari non me la sentivo o non avevo voglia e altre ancora perchè le richieste del sito andavano contro il mio modo di essere e scrivere.
Di questa ultima tipologia ricordo almeno 3 casi.
- Un sito mi richiedeva di abbandonare il mio stile personale e di fare recensioni più informative e classiche