1.7.15

I Peri Patetici (2.5): In realtà solo una piccola promo di 3 minuti per presentare un personaggio che forse in futuro verrà intervistato. Infatti a tal proposito, se notate, non ho messo nel titolo della rubrica la frase "passeggiate con mio fratello disquisendo dei Massimi Sistemi ai minimi sindacali". Ah cazzo, l'ho fatto adesso lo stesso praticamente

Lo stesso giorno della puntata due volevamo farne una terza nel centro storico del paese.
Il fatto è che ci vediamo una volta al mese e volevamo approfittarne.
Però, entrati nel paese, Ieio suona ad una porta, io nemmeno sapevo di chi fosse.
Ci apre un uomo.
Lo conosco bene.
Non sta tanto bene adesso, Ieio lo invita con noi a venire al bar (tutte ste cose sono state tagliate).
Piano piano, Ieio sempre scalzo, l'altro malfermo sulle gambe, lo accompagna, quasi mano nella mano.
Al bar chiacchieriamo un pò, a casaccio, come sempre.
Diamo il video al terzo fratello (di 4), l'HGW XX/7 del blog, dicendogli di caricare solo i 5 minuti della mini intervista.
Invece ha creato questo bellissimo video nel quale dell'intervista non è rimasto niente, ma meglio così, tanto magari un giorno arriverà quella lunga.
Quel "raccontarsi" è idea sua.
A presto Bruno.


30.6.15

Al Cinema: recensione "Maggie" (Contagious - Epidemia mortale)

Proprio quando mi stavo gonfiando le palle come dei sommergibili (di solito si dice come delle mongolfiere, ma in quel caso volerebbero, le mie invece stavano andando a fondo) per un primo quarto d'ora così colmo di già visto che il mio unico obbiettivo stava diventando quello di contare le espressioni di Sfarznegher (ero arrivato a 1) ecco che Maggie non solo si mostra per quello che è, ovvero un film quasi esistenziale, ma riesce addirittura a farmi arrivare alla fine con la sensazione che questo sia un'opera "importante", una di quelle che andrebbero viste per riempirci cuore ed anima.
Più andava avanti più si toglieva di dosso le croste del solito film apocalittico per mostrarci la sua vera pelle, ovvero la storia di un meraviglioso rapporto padre-figlia che cercava di andare al di là dell'ineluttabile.
A mio parere capire veramente Maggie (a proposito, da esecuzione Isisiana i titolisti italiani, non solo per la banalità del titolo, Contagious, e dell'aberrante sotto titolo, Epidemia Mortale, solito specchietto delle allodole per spettatori bifolchi, non tanto per tutto quello che di penoso hanno "inventato", ma proprio per quello che hanno tolto, "Maggie", ossia il nome di lei, ossia tutto quello che il film è in realtà, ossia l'anima di tutto), dicevamo che per capirlo veramente dovremmo uscire completamente dal genere.
Ma completamente proprio eh.
Maggie non è un post apocalittico, non è un horror, non c'entrano niente gli zombie, le epidemie, gli spari in testa o i morsi contagiosi.
Maggie è un film prettamente umano, molto molto delicato, che ha indossato le lacere e sporche vesti del post apocalisse per mostrarsi.

29.6.15

I Peri-Patetici, passeggiate con mio fratello disquisendo sui Massimi Sistemi ai minimi sindacali (N°2): Automobili per ovviare al problema del fiatone (poi comunque presentatosi una volta scesi), pastori erranti, islandesi (non riferito ai pastori eh, islandesi tout court, a parte), Giainisti (????) e meravigliosi luoghi d'altura.


Oggi, ed è il primo anno che me ne accorgo, è il compleanno del blog.
6 anni
Potremmo azzardare un rapporto di 1 a 8 con la vita umana.
2 anni di blog (16) ti fanno quasi sentire grande, 4 anni (32) adulto da tempo, 6 anni (48) e sei ormai uno navigato che ha detto quasi tutto e via dicendo. Pochissimi blog, ad esempio, arrivano ai 10 anni, ed è un'utopia anche per me questa. Ma si va avanti, il fisico ha retto bene, c'è ancora voglia di tenersi in forma e raccontare. E, quasi fosse una cosa esterna da me, voglio ringraziare il blog anche io per la compagnia che specialmente questi due anni è riuscito a darmi.

Tornato dall'esilio sono ripassato dal paesino e non potevo non approfittarne per fare la seconda
puntata della rubrica che, tra quelle intitolate Peri-Patetici, è la più amata de Il Buio in Sala.
Vi prometto che le faremo molto più di rado in futuro.
Per saperne di più vi rimando alla prima puntata.

Due parole su questa:

1 (tragitto in macchina) Agriturismo di Mia Nonna (non è ovviamente questo il nome) - Cima Pausillo
(a piedi) Pineta della Cima Pausillo

2 (argomenti affrontati) Di nuovo Leopardi e poi ancora Leopardi, ma con spruzzatina finale di Sartre. Ah, e poi quei pazzi malati dei Gianisti

3 (persone incontrate) 4, un gruppetto di turisti sulla cima che avrà scambiato me e mio fratello per una coppia gay che non solo si andava ad appartare, ma aveva anche la telecamera per riprendere le loro cosacce

4 (special guest) Josè, portato apposta per Frank

(note) la prima parte, in macchina, la riprende mio fratello che è ancora più sdatto di me. Però in cima c'è un luogo veramente bello, vi consiglio di arrivarci.
Cliccando in fondo a destra "youtube" la potete vedere direttamente nel canale, con tutti vantaggi del caso



27.6.15

Recensione: "Snowtown"


presenti piccoli spoiler
il film è presente anche nella piattaforma MyMovies, se qualcuno vuole posso "inviarglielo" in qualsiasi momento

Si parlava proprio ieri di cercar di vedere le sfumature delle cose, dei concetti, delle persone.
Di evitare etichette e copertine (già, l'avevo appena scritto e proprio oggi son tutti arcobaleno...).
E poi, la sera, arriva come una mazzata Snowtown.
E vedi James, un ragazzo di 16 anni cresciuto in modo inumano, lo vedi diventare altro, appoggiarsi a chi non dovrebbe, diventare una specie di mostro, ma uno di quei mostri che fanno male senza nemmeno rendersene conto, ormai caduti in una spirale incontrollabile dalla quale è impossibile uscire, uno di quelli a cui viene una lacrima in viso ogni volta che quello che fa e vede non coincide con quello che in realtà la sua anima avrebbe voluto fare o vedere.
Lo vedi e ti rendi conto che se uno le cose le sapesse tutte, se scavasse a fondo, capirebbe che molte volte quello che vediamo o sappiamo delle persone non solo non è veritiero, ma è l'esatto opposto di quello che loro sono in realtà.
Film tostissimo, quasi agghiacciante, uno di quelli che offrono così tanti spunti che durante la visione mi ha fatto venire in mente non so quanti altri titoli.

26.6.15

L'Uomo a compartimenti stagni

Siamo diventati tutti uomini a compartimenti stagni, etichette ambulanti che se ne vanno in giro fiere del post-it che hanno attaccato in fronte.
Uomini di battaglie, uomini di principi, uomini integerrimi, uomini che fanno le morali, uomini che sanno riconoscere il male, individuarlo, raccoglierlo in un post e condividerlo.
Uomini che con quelle stesse condivisioni si mettono l'anima in pace, la loro copertina è così perfetta che venderà milioni di mipiace.
Erano gli stessi uomini che una volta le loro stronzate le dicevano dal vivo, ma lì la copertina riluceva meno, ed era spesso soggetta a deterioramenti molto veloci, non foss'altro perchè quella copertina andava poi mantenuta in vita, non nella rete.
Sulla rete invece tutti belli, tutti lucenti, tutti nel giusto, tutti con idee forti, anzi, fortissime, tutti narcisi simulacri di sè stessi.
E se questo fenomeno del vendersi migliori di quello che si è non finirà mai, se questa assoluta mancanza di autocritica, di riconoscimento dei propri errori, di mostrarsi per quello che tutti siamo, ovvero persone che dicono e commettono stronzate tutti i giorni, se tutto questo non finirà mai sogno invece un giorno in cui finisca questa patetica, stucchevole, ipocrita ed insopportabile divisione del mondo in fazioni, in fronti di guerra contrapposti uno all'altro.

25.6.15

Lo Spazio (In)Visto, Viaggio nel cinema dimenticato (N°3): Nacho Cerdà e la trilogia della Morte


Torna Frank di VisioneSospesa con la sua cultissima rubrica sul cinema sommerso. Puntata molto "tosta" questa, e non solo nella tematica, ma anche a causa di un regista che, specie per Aftermath, ha fatto molto discutere di sè...

Trovate i link ai film in fondo al pezzo. Per Genesis, inoltre, potete trovare la recensione estesa di Frank.
Buon "divertimento".


Premessa: questo articolo risale a qualche anno fà e attualmente, può sembrare alquanto insolito rispetto i parametri mediamente prefissati nel mio blog (dei tre film di seguito segnalati, infatti, solo l'ultimo - Genesis - è presente tra le pagine di Visione Sospesa in quanto, tra i lavori di Nacho Cerdà, è sicuramente quello più affine al cinema solitamente perseguito). Ho deciso così di recuperarlo, nella sua integralità, ma con l'ovvia aggiunta di qualche correzione, per due motivi: il primo coincide semplicemente con una questione di tempo, che in questo periodo mi tiene impegnato su altri fronti, lasciandomi così minor spazio alla scrittura e alla visione di film. Il secondo, che al contrario reputo utile (magari per un futuro ampliamento di rubriche) alla collaborazione con Caden e il suo blog, nasce da una nostra chiaccherata sul cinema horror (specialmente di vecchia formazione); un genere che, al di là degli stili proposti nei rispettivi blogs, ci appassiona piacevolmente entrambi. 
Come per gli altri appuntamenti, in fondo all'articolo troverete i link diretti alla visione dei film.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

20.6.15

I Peri-Patetici, passeggiate con mio fratello disquisendo sui Massimi Sistemi ai minimi sindacali (N°1): Ginestre leopardiane, Severino, piedi scalzi e giardini d'infanzia di cui avevamo già trattato in precedenza.


1 Dopo 5 anni che non mi muovo me ne andrò 5,6 giorni via. In questo periodo di tempo sicuramente non vedrò e recensirò film. Se ce la farò scriverò post ispirati dall'esilio o metterò pezzi altrui. In ogni caso risponderò e seguirò eventuali commenti

2 E' nato un nuovo blog di un amico, L'Ardua Sentenza, dateci un'occhiata

3 Vi lascio a questa nuova cosa. Qualsiasi scempio vedrete promettiamo che dalla prossima volta peggioreremo miglioreremo

Credo sia stata la seconda volta che prendevo una telecamera in mano (lo so, si vede, ma a me del cinema interessa solo esserne spettatore, l'unica componente in cui mi sarebbe piaciuto essere parte attiva è la scrittura).
Mi trovavo là con uno dei miei fratelli e ho pensato di filmare la chiacchierata che- anche se ci si vede solo una volta al mese- ci facciamo di solito quando torno al paesello.

Nasce così I Peri-Patetici.
Caratteritiche principali:

1 Parleremo a casaccio (e sarà evidente) di qualsiasi cosa, prettamente di filosofia, sua passione. Io ni video sarò, sempre se ne faremo altri, soltanto l'ignorante passante di strada
2 Lo faremo camminando (da qui il richiamo ai peripatetici aristoteliani) con l'intenzione di cambiar luogo ogni volta.
Il tragitto di questa puntata è: casa dei miei-casa di mia nonna (300 metri)
3 Non c'è la minima velleità culturale, Ieio ha solo passione, un pò come le mie rece. Per questo ho creduto importante cambiare quel nome in Peri-Patetici
4 Non ci vedrete mai in viso, a meno che non abbiate la sfortuna il privilegio di beccare il riflesso giusto su qualche vetro, specchio, pozzanghera, cofano di automobili o qualsiasi altra superficie non stupida riflettente. Lo so, non ha senso ma dovete sapere che di noi 4 fratelli 3 non hanno nemmeno una foto, malgrado, ve l'assicuro (escludendo il sottoscritto di cui non posso certo parlar da solo), sono entrambi bellissimi ragazzi.
Ieio poi se andasse all'Isola dei Famosi a quest'ora starebbe con 6,7 veline
5 Ieio va sempre scalzo, ci guida anche. Se ricordo bene dovrebbe essersi ispirato al filosofo Guenon
6 Il post a cui faccio riferimento a metà video è questo.
7 La prossima volta cercherò di far meglio con la telecamera, magari trovando luoghi dove camminare sempre senza fermarsi
8 Ovviamente tutte le poesie che declama Ieio sono a memoria
9 E' altrettanto ovvio il rischio, flirtante con la certezza, che il video, per chi non conoscesse i soggetti o odi il pressappochismo delle riprese, possa risultare fastidioso, inascoltabile o una palla tremenda. Ce ne faremo una ragione. Anzi, ce la siamo già fatta.

Al limite si può ascoltare senza vedere.
O nè ascoltare nè vedere.



18.6.15

Al Cinema: recensione "Fury" (2015)


presenti spoiler
Se sei una donna tedesca di una piccola città tedesca conquistata dagli alleati non è che puoi star troppo tranquilla eh.
Potrebbe arrivare una granata.
Potrebbe arrivare uno che ti fucila.
Potrebbe arrivare un branco che ti stupra.
Oppure, se hai culo, potrebbe arrivare Brad Pitt che si spoglia e fa la pubblicità del dopobarba a casa tua.
Cazzo, sono in guerra, in mano ai nemici e mi entra Brad Pitt, il gioco vale la candela!
Poi hai anche una cugina giovane e bona, molto bona.
E il ragazzino che Pitt- intanto perfettamente rasatosi- deve svezzare, ha una grande occasione, ossia quella di fare un piccolo concerto da camera.
Prima suona il pianoforte con lei e poi la tromba.
Purtroppo propende per saltare la seconda parte preferendo leggerle la mano.
Lettura farlocca tra l'altro perchè in quelle linee della mano lui vede vita, vede amore ma poi 3 minuti dopo invece arriva una granata (insomma, doveva compensare Pitt) e lei muore, vaffanculo le linee, mago de sto cazzo.

16.6.15

BuioDoc (N°23): recensione "Sto Lyko"

Questo film fa parte del "progetto" La Promessa (6 su 15)

Il film potete scaricarlo qua, solo qua
I sub invece qua


Il Lupo prima o poi sbranerà tutte le pecore.
E non resterà nulla.
Sti 3,4 anni, da Dogtooth in poi, su questo blog ho parlato più di cinema greco che di qualsiasi altra cosa. Sarebbe inutile ribadire ancora una volta il mio folle amore per questo cinema ( e così, senza volerlo, l'ho fatto ancora), sarebbe inutile ripetere analisi, sensazioni e interpretazioni che di volta in volta, film per film, ho tirato fuori su sto cinema (ve le andate a cercare semmai).
E probabilmente vedere Sto Lyko per "ultimo" (almeno tra i 7 film che conoscevo e volevo vedere) è stata la miglior cosa perchè questo, pur essendo completamente diverso dai 6 precedenti, è forse il film definitivo sulla Grecia di questi anni.
Gli altri hanno provato a raccontarla in modi abbastanza indiretti, quelli surreali di Lanthimos, quelli durissimi ma comunque metaforici di Avranas e del suo Miss Violence, quelli narrativamente molto particolari di Luton (che a pensarci bene è forse il film che più somiglia a Sto Lyko per un certo verso, ossia per quell'accumulo di rabbia e sconfitta che poi porterà all'esplosione finale).
Sto Lyko no, Sto Lyko la crisi greca ce la sbatte in faccia in modo esplicito, talmente esplicito da mostrarci spezzoni dei tg sulla questione e da farne argomento principale di quasi tutti i, rari, dialoghi del film.

14.6.15

Scritti da Voi (N°42): Gianluca - "Il bello d'esser brutti" di J-Ax spiegato ai grandi (più divagazioni varie)


Torna Gianluca con un altro dei suoi pezzi "importanti".
Si comincia con J-Ax, con il problema sempre più dominante dell'immagine, con il sentirsi inadeguati e con la chirurgia estetica che diventa difesa da un mondo che non ci accetta per quello che siamo. E poi se avete pazienza si parlerà di tutto. Prendetevi un giorno di ferie.

Ho ascoltato quest’album esclusivamente come ho imparato a fare, un po’ di tempo fa, con i miei primi cd, quando ancora non c’era l’attuale simbiosi di musica e immagine: nella mia stanza, steso sul letto, con le casse a debito volume. E ho cercato di dimenticare chi stava cantando, J-Ax, da dove proveniva, gli Articolo 31, dov’era approdato, ‘The Voice’.
Dovevano contare solo musica e testo.

13.6.15

Al Cinema: recensione "Wolf Creek 2"


presenti spoiler
E così mi ritrovo in sala Mick Taylor, circa 4 anni dopo (per me) quel fantastico primo capitolo, uno degli horror più potenti del decennio per capirsi.
Mick Taylor già, uno non solo normale nell'aspetto, ma anche nel nome stesso, uno di quei nomi che se dovessi inventarne al volo uno in inglese probabilmente scapperebbe fuori.
Ma non è tanto l'aver ritrovato Mick ad essere importante quanto il formidabile attore che lo interpreta, quel John Jarratt che mi era incredibilmente comparso davanti pochi mesi fa, giovanissimo, in quella formidabile pellicola che è PicNic ad Hanging Rock.
Diciamocelo subito, Mick Taylor è sul podio dei villain di questa ultima decade, senza nemmeno tante discussioni. Personalmente l'unico che può superarlo è l'impressionante cattivo di Human Centipede 2, uno di quei volti e corpi che una volta visti poi non ti dimentichi più.
E' difficile capire la cattiveria di Mick, difficile capirne il cinismo e l'odio che porta dentro, tanta è anche la carica "comica" che possiede. E' un pò come Leatherface, un cattivo così insensibile e violento ma allo stesso tempo così iconico e "tenero" che quasi finisci per volergli bene.
Ritrovo Mick per strada, fermato dalla polizia.

12.6.15

BuioLibri (N°3): Mary Shelley - Frankenstein


Torna la neonata rubrica dei libri (la pagina è qua sopra).

So che sembrerà strano ma nella rece sono presenti... spoiler

E così ti ritrovi a 37 anni convinto, te come quasi tutti gli altri del resto, che la storia di quella Creatura la conosci, che se ti dicono "Frankenstein" te, un pò per il cinema, un pò per sentito dire, un pò perchè icona troppo grande, sei sicuro di sapere tutto o quasi. Anzi, fai anche il figo con quelli che ancora si confondono e chiamano "Frankenstein" la creatura e non il Creatore, "Ma come si fa " dici  "a commettere ancora questo errore?".
E stai là, immaginandoti quel mostro altissimo fatto da tanti pezzi umani, te lo immagini anche coi bulloni, ti immagini il fulmine che l'ha creato, e quel suo incedere goffo e la paura che trasmette.
E invece poi a 37 anni leggi questo meraviglioso romanzo e ti accorgi che non hai mai saputo un cazzo, che nessuno, se non ha letto quelle pagine, ha mai saputo un cazzo.
Frankenstein è uno dei più importanti libri di sempre, non tanto per il testo in sè, ma per tutto quello che ha intorno, uno dei più incredibili e non c'è nemmeno l'ombra di un dubbio nel dire questo.
La sua genesi è già mito, con questa ragazzina di 19 anni che in villeggiatura col marito Shelley e altre persone (tra cui Byron) ha questo incubo terribile, e poi ci butta già il primo racconto, nient'altro che una divertente sfida di racconti in quelle notti di, stranamente, piovosa estate ginevrina.
Poi il racconto lo termina, diventa un romanzo, esce anonimo e crea subito un caso.

11.6.15

Dialogo tra un venditore di cianfrusaglie cangianti e un sorpreso avventore

"Cianfrusaglie! Ferri vecchi! Oggetti inutili ma utilissimi!! Venite, accorrete! Cianfrusaglie!"
"Buongiorno"
"Buongiorno a lei signore, caldo eh?"
"Non me lo dica, sono due ore che giro per il mercato e non ho trovato nulla, solo sudore"
"Ahah, la capisco, spero che possa trovare qualcosa di utile qui da me. Ho solo cianfrusaglie, ma il prezzo è ottimo e qualcosa, cercando cercando, si trova sempre"
"Guardi, in realtà sono passato solo per dare un'occhiata. L'ho sentita urlare, la trovo simpatica e sono venuto a vedere"
"Eh, sa, a volte solo urlando attiri l'attenzione"
"Ma lei è molto bravo sa? Quel suo "cianfrusaglie" si sentiva addirittura dall'altra parte del mercato"
"E' molto gentile signore. Ma davvero non vuol guardar meglio? Qualcosa si trova sempre"
"No guardi, a dir la verità ho anche molta fame, devo andare, magari torno sabato prossimo molto volentieri"

10.6.15

Recensione "Acrid"

Film visto in anteprima, da domani nelle migliori sale

Il nuovo cinema iraniano è una realtà.
Basterebbe forse già il solo Fahradi, una specie di One Man Nation, per farci capire che questo cinema deve assolutamente essere preso in considerazione.
L'autore di About Elly, Una Separazione e Il Passato è solo il portabandiera, almeno da noi, di un movimento che sta cercando con sempre maggior insistenza di farsi conoscere anche nel nostro mondo.
Ma del resto il "nostro" mondo ormai è anche il "loro" mondo, con tutte le cose belle o terribili che la cosa può portar con sè.
E così, oltre Fahradi, arriva sempre più materiale, e sempre più apprezzato. Penso a "Il Cerchio", a "Lavagne", a "I Gatti Persiani", a "Offside" o al recentissimo "Melbourne".
Ricorso ancora quando per la prima volta, nel 2001, andai al cinema a vedere un film di quelle latitudini, "Viaggio a Kandahar", forse uno dei pionieri in questo senso.
Tra l'altro, mi pare di ricordare che proprio con quel film iniziai a scrivere le mie prime recensioni, su carta, ma ovviamente non posso assolutamente giurarci sopra.

9.6.15

Recensione: "It Follows"


presenti spoiler
Dopo quasi 2 mesi un horror...
Vedi la prima scena di It Follows, con lei che corre con i tacchi per strada, e poi nel prato, poi rientra
in casa, poi esce di nuovo e ancora quei tacchi, che ne senti il rumore, il rumore, una delle più belle cose che il cinema horror può raccontare, e  poi prende la macchina e te la ritrovi là, in mezzo alla spiaggia, in un'inquadratura talmente bella che così, a inizio film, ancora non sei pronto per vederla, e poi ascolti i suoi saluti finale e poi vedi l'orrore.
Vedi la prima scena e capisci che ancora di gente che sa costruire scene ce n'è, che registi che sanno usare rumori, inquadrature e suggestioni ce ne sono.
E bastano solo altri 10 minuti per capire che sto David Robert Mitchell c'ha il fuoco della regia dentro.
In realtà It Follows non è solo questo, non è solo questa tremenda cura per il dettaglio scenico e per l'atmosfera, ma parecchio altro.
Intanto è un omaggio incredibile agli slasher settantiani, ma talmente ben fatto e "moderno" che più gli si avvicina più sembra discostarsene. Ma quella musica, quei viali, quelle soggettive, quel malessere sono Halloween puro, che se chiudi gli occhi ogni tanto rischi addirittura di confonderli.

6.6.15

In Their Eyes, lo Sguardo Animale (N°4): Minuscule - La Serie

Puntata molto interessante del blogger animalista Giovanni. Prendendo spunto dalla deliziosa serie tv Minuscule si cerca di affrontare, e magari farci qualche riflessione sopra, un mondo di cui non si parla mai, quello degli insetti.

All'Expo milanese, tra le grandi sfide del futuro, appare la proposta di selezionare e allevare numerose varietà di insetti commestibili. Non voglio addentrarmi nei possibili racconti aneddotici di viaggiatori, antropologi, etologi e avventurieri vari, che in passato hanno raccontato di quando si sono cibati di termiti, cavallette, vermi, ragni. Tutte pietanze apprezzate anche da prigionieri di lager nel sud est asiatico, o aspiranti vampiri. Oltre che da pigmei, aborigeni e indigeni di foreste pluviali o desertici out back. Quello di cui vogliamo nutrirci, quindi, non fa che confermare la sua preponderanza come oggetto culturale e sociale, e l'ironia sugli occidentali di oggi che non vedono l'ora di nutrirsi con cibi "copiati" dai "selvaggi", selvaggi che, per altri versi, non smettono di disprezzare, risulta fuori luogo; nel mentre che sembra plausibile convincersi che sembra preferibile adattarsi a farsi piacere qualsiasi "cosa" venduta come carne, piuttosto che "rassegnarsi" ai patimenti vegan-pseudo monastici.

5.6.15

C'era una volta la trama

Ho letto, o forse me la sono semplicemente immaginata visto che non la ritrovo da nessuna parte, una dichiarazione di Sorrentino (vera? falsa? recente? vecchia?) riguardo quella che lui definisce "l'inutilità della trama".
Sinceramente verificare o no l'autenticità della dichiarazione alla fine servirebbe a poco perchè per lui parlano i suoi ultimi due film, La Grande Bellezza e Youth, opere d'arte mobili (a proposito, dice abbiano bloccato l'account di Diprè mannaggia) di cui si può dire tutto il bene che si vuole - e io col primo mi sono sbracato- ma non certamente che siano narrativamente forti.
Stavo ripensando adesso al corso che feci di sceneggiatura tanti anni fa (10?) e a come non ci fu mai stato un solo accenno alla possibilità di scrivere un film senza trama o che non poggiasse su di essa tutto il suo peso. Poi uno poteva avere stili diversi, tematiche diverse, approcci diversi ma insomma, un film senza un buon intreccio di vicende che portassero avanti il film era impensabile.

3.6.15

Tipi da Tennis (N°1) Toping, cavalli che corrono e palle sulla Luna

In un'altra vita sono stato un istruttore di tennis.
Mai stato fortissimo, nemmeno forte, avevo uno stile tutto mio. E anche nell'insegnamento certo non potevo ambire a nulla di importante ma probabilmente avevo una sola qualità, facevo star bene i bambini o chiunque facesse i corsi con me.
Interrompendo per un attimo i Tipi da Videoteca voglio scrivere due cazzate su questa mia vita precedente.


IL PALIO DI SIENA

Sono ad un torneo a Montepulciano.
L'avversario non è niente di che, e io di solito le partite con quelli più scarsi le vincevo sempre avendo nella forza mentale e nella competitività (sana) la mia dote migliore.
Mi ruba una palla, evidentissima (oh, voi non ci crederete ma non ho mai rubato una palla in vita mia, centinaia e centinaia di partite, credo che in molti possano confermarlo).
Mi ruba la seconda palla, addirittura dentro la riga, nemmeno sopra la stessa.
Ogni volta che tiro a mezzo metro dalle righe la palla è fuori, incredibile.
Purtroppo io non so incazzarmi, prendo tutto a ridere.
"Ma me stai a prende per il culo?" gli dico
"No, perchè?" mi fa lui.
"Me stai a chiamà tutte le palle fori, su, non fa il coglione che ce l'ho gli occhi eh"
"Gioca" mi dice lui, sprezzante.
Non capisco, di ladri immatricolati ne ho incontrati moltissimi sui campi da tennis ma quello là stava sfidando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Vince il primo set, ovviamente.
E si fionda alla sedia del cambio campo, prende il cellulare e, nascondendo la bocca, lo sento comunque dire:
"E' iniziato?"
e poi
"E il Mossiere c'ha fatto?"
Purtroppo per lui io sono appassionato di sport, di quasi tutti gli sport, e quella parola la conosco bene.
Vado da lui e gli fo:
" Che contrada tieni?"
Lui, togliendo il cel di dosso e nascondendolo:
"Ma che dici? giochiamo!"
"No no, tu ora mi dici che contrada tieni"
"Ma dove?"
"Al Palio"
"La Lupa"
"Ecco, allora fa na cosa va, vallo a vedè il Palio che ancora fai in tempo che il Mossiere ce mette sempre due ore a fallo partì. Io co uno che se mette a fa il ladro perchè se deve move a vedè il Palio de Siena non ce gioco. Hai vinto. E magari te vince anche il Palio la Lupa, come la Madon...."
E me ne esco dal campo, abbastanza incazzato, lo ammetto.
Passo davanti al circolo e comunico il risultato, Palio batte Armellini 6-4 rit...

Tutti i documentari de Il Buio in Sala

Già ormai da più di un anno ho cominciato a mettere un pò "a posto" il blog, cercando piano piano di dividerlo in categorie che ne facilitassero la consulatazione.
Categorie, rubriche e contenitori che ho messo a casaccio un pò qua sopra (le pagine sotto il titolo del blog), e un pò a destra con le etichette che in gran parte contengono tutte le rubriche esterne e qualche mio divertissement, oltre a tutto quello che non è recensione (articoli, racconti etc...).
Ma tutte queste divisioni le ho cominciare con 4,5 anni di ritardo e questo ha portato, ad esempio negli Abomini, che uno trovi soltanto una decina di titoli della 40ina che avrò recensito.
Siccome immaginavo che i documentari non fossero molti ho voluto allora partire da loro e dare una sistemata definitiva e completa alla pagina BuioDoc, pagina che c'è già da un anno a dire il vero, ma che, come dicevo, era ovviamente incompleta.
Ed eccoli tutti i documentari, quasi tutti molto interessanti.
Ho messo dentro anche roba "ibrida" come i due film di Minervini (l'ultimo, "Louisiana", recensito appena ieri), come "Diaz" (fiction o.k, ma documentario in tutto e per tutto nei fatti narrati) o come  "Cesare deve morire", film a suo modo unico.

2.6.15

BuioDoc(N°22) - Al Cinema: recensione "Louisiana" (The other side)

Uno dice Louisiana e pensa alla Nuova Orleans, al jazz, ai neri, al pollo fritto, ai coccodrilli e alla voglia di vivere, sempre e comunque.
Uno dice Louisiana e pensa però anche a quei giorni del 2005, quasi 10 anni fa esatti, in cui la Natura ebbe una delle sue manie di superiorità, e si divertì a fare un pò di casino, giusto per dimostrare all'Uomo che può credersi chi vuole, anche stocazzo, che può cercare di prevenire e arginare tutto, ma se lei si incazza e vuol divertirsi l'unica cosa che l'Uomo può riuscire a fare è dare un nome alle cose, e quel nome fu Katrina.
Uno dice Louisiana e pensa a quello che rimase, e rimane, di quei giorni, pensa alle paludi, agli acquitrini, al fango, alle baracche lasciate marcire nell'apocalisse, agli uomini che se ne vanno via.
Eppure la Louisiana non è solo tutto questo, e c'è un giovane regista italiano che ha provato a raccontarla da un altro lato (forse uno dei tanti possibili tentativi di traduzione del titolo originale), un lato che non ha la musica dentro, non ha i neri creoli, non ha il pollo fritto ma nemmeno paludi e acquitrini, niente.
Questo regista si chiama Minervini ed ha avuto la grandissima arroganza di intraprendere un progetto cinematografico serio, in un mondo in cui il cinema è cotto e mangiato, è improvvisazione, è necessità di incasso, è reificazione di un ego personale, è sottomissione a progetti, anche banali, altrui.