31.8.17

Due al prezzo di una - (mini)recensioni "Annabelle 2 - Creation" e "Most likely to die"

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ANNABELLE 2 - CREATION

Ho avuto l'onore di vedere questo film con Pierluigi.
E meno male, almeno qualcosa di buono lo salviamo.
In realtà sto esagerando.
Sì perchè nel primo tempo Annabelle 2, bisogna ammetterlo, compie perfettamente il suo dovere. Ecco, semmai è proprio il suo dovere quello che, lo sapere, io sopporto poco. Inutile parlare di nuovo della mia completa avversione verso l'horror da sala anni 2000 dei jumpscare, tutti praticamente non scritti e senza la minima profondità (attenzione, non richiedo per forza profondità in un film di genere, figuriamoci nell'horror. E' solo un'aggravante, non mi piacciono nella costruzione e non hanno NEMMENO tematiche, ecco).
Però bisogna avere l'onestà intellettuale di dire che, nel suo, il primo tempo del film è perfetto.
Protagonista (la bambina) molto fotogenica, bella location, 3-4 insospettabili e ottimi movimenti di macchina, un paio di momenti horror davvero ben costruiti.
Con Pierluigi ci siamo scambiati persino due occhiate di intesa, sia per la regia che per un paio di scene (quali? boh, sono passati 10 giorni nel momento che scrivo).
Ma noi eravamo sicuri che quel discreto primo tempo portasse a sviluppi ancora migliori. 
Invece, ragazzi, la seconda parte è un'offesa allo spettatore.
E o.k, sticazzi per la mancata profondità che il film poteva tranquillamente raggiungere con quelle premesse (una bambina morta, il lutto dei suoi genitori, il suo ritorno), il problema è che siamo vittime di una mezz'ora di banalità, incoerenze e stronzate che si fa fatica ad arrivare alla fine.
Tra l'altro finale, anzi, finali terrificanti per bruttezza.
Tutto prevedibilissimo, nessun colpo di scena, nessuna minima scrittura, molto spesso nessun senso (il Diavolo che a volte è onnipotente e altre non riesce ad aprire una porta ad esempio).
Una serie di scene horror una completamente staccate l'una dall'altra, solo per far paura al nuovo pubblico.
Tra l'altro non si riescono nemmeno a contare le scene copiate da horror precedenti.
Tra l'altro si poteva giocare molto di più sul dubbio reale/paranormale, no, tutto completamente esplicito, manifesto, quasi pacchiano.
In tutto questo brutto secondo tempo un altro paio di buone scene (la trasformazione "verticale" su tutte, e anche lo spaventapasseri(e) ) ma, francamente, un disastro per il resto

5

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MOST LIKELY TO DIE

Altro filmetto che almeno, a differenza di Annabelle e dei suoi cloni, non ha l'ambizione di esser grande.
Sette, otto amici di college si ritrovano dopo anni, ma nemmeno tanti, per fare una rimpatriata.
Vanno nella mega villa di uno di questi, un giocatore di hockey.
Per prima, de mattina presto, ci va una mignottella, apposta per farsi il giocatore.
Questo lo vediamo nel prologo.
Sta di fatto che dopo, nel pomeriggio, arrivano tutti gli altri, a casa de QUESTO e per un giorno intero se ne fregano de dove sia QUESTO, anche se sono a casa sua.
Poi trovano la puttanella morta e niente, capiscono che tra loro c'è un serial killer.
Oppure che c'è un serial killer fori de loro.
Il most likely del titolo è una specie di "destinato a...", una cosa collegiale per cui ad ogni studente si prefigurava un futuro. Che so, una è destinata a stare sotto le luci dei riflettori, una a baciare tutti, uno a preparare il punch, tutte stronzate così che quando le vedi e le leggi capisci che il popolo americano in parecchie cose manifesta una microcefalia incurabile.
Il giochino sta che nella casa ce sono i ritratti de tutti con scritto sotto il "most likely" del passato.
E, insomma, ognuno morirà per come era destinato ad essere.
E nel suo ritratto appare una bella X in vernice rossa. Sarebbe bastato che almeno uno a turno fosse rimasto nel salotto che il killer non poteva venì a fa le X, ecco.
Ovviamente c'era lo sfigato che era "most likely to die", uno che prendevano per il culo tutti.
Sarà mica lui che adesso è tornato pe ammazza tutti?
L'assassino è vestito come per la consegna delle lauree, un abito orribile che gli dà anche una mobilità fantozziana.
Ma ha un'arma segreta, il cappello de laurea (se ha un nome scusate, non me lo ricordo, io per la mia ero nature).
Sì perchè quel cappello lo usa a mò de frisbee, lo lancia. E ha una lama che in confronto Miracle Blade taglia come i coltellini de plastica della sagra della Porchetta.
E niente, solito film dove tifi che muoiano tutti, possibilmente per ultima quella con quel magnifico culo.
Dialoghi orribili, quasi tutti incentrati sul poker (chè una è campionessa), ritmo inesistente, passaggi talmente prevedibili che in confronto la retrocessione del Benevento pare utopia.
Però c'è sto killer che è divertente dai, per un amante di film inutili se pò vedè

5

25.8.17

Incontri casuali ;)

Ritrovarsi a cena Maccio Capatonda
Sentirsi dire che conosce il blog (ma secondo me l'ha detto per cortesia)
Farsi fare addirittura il promo (spontaneissimo) per il raduno di sabato
A volte anche in periodi di merda piccole cavolate che ti fanno star bene accadono 




video

Due al prezzo di uno, (mini) recensioni di "High Rise" - "Circle" (2015)

Uno, a mio parere, è il film per adesso più debole di Wheatley. Ma forse è colpa di un testo letterario originario quasi impossibile da render film.
L'altro è un film particolarissimo, molto originale nell'idea, quasi assurdo.
50 persone in una stanza, ferme, impossibilitate a muoversi.
Ottime premesse, svolgimento un pelo sotto le aspettative


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HIGH RISE

E, come quasi sempre accade, ecco che il primo film "grande" di uno dei tuoi registi preferiti si rivela alla fine il film meno... grande.
Non credo di far parte di quel tipo di "critici" che quasi per principio considera più belli i film minori di un dato regista, anzi, è una cosa che non sopporto quella. Ma c'è poco da fare, a mio parere High Rise è un mezzo passo falso di quel fenomeno di Wheatley.
Il problema, però, credo sia a monte. Non ho letto il libro originario di Ballard (dice sia bellissimo) ma più il film andava avanti più mi rendevo conto di come la "materia" fosse straordinaria ma, al tempo stesso, di quanto difficile potesse essere stato "farla film", come avviene ad esempio con Saramago.
Del resto completamente saramaghiana è la vicenda. Un grattacielo, grigio e sghembo, dove vive una comunità in scala gerarchica, le persone "normali" ai piani terra fino all'Architetto sull'attico (quasi uno Snowpiercer verticale).
Perchè Saramago? perchè avviene una cosa surreale ma che verrà trattata come verosimile. Il grattacielo ha un black out, si spengono le luci. E niente, invece che cercare di risolvere o di andare fuori tutti i condomini continuano a vivere là dentro, anche quando le condizioni di vita iniziano a diventare al limite dell''umano. 
Ci saranno lotte di classe, il film è quasi esplicitamente un film politico.
Piano piano arriveremo ad un grandissimo degrado sia strutturale (la spazzatura che comincia ad ammassarsi, un casino ovunque) che morale. Tanto che, credo, proprio dell'abbrutimento cui in certe condizioni arriva l'uomo parli il film. Insomma, se ci pensate bene i punti di contatto con Cecità sono altissimi. Lì la cecità, qui la luce ce non c'è più. E gli uomini diventano animali. 
Grande soggetto da un gran libro. 
Eppure tutto sto potere metaforico che molto probabilmente nelle pagine sarà stato fortissimo io ho faticato a trovarlo nel film. Un film confusissimo, quasi una scena completamente slegata dall'altra, un senso di incoerenza e di irrealtà pazzesco (ripeto, sarà così anche nel libro ma nel film per me non funziona). Di scene bellissime ce ne sono un sacco, la mano di Wheatley è superba (la lite al supermercato, il suicidio, l'ascensore con la mise en abyme, la piscina) ma c'è poco da fare, tutte le tematiche che mi venivano in mente erano mille volte più forti delle immagini che le raccontavano.
Mi sono trovato ad esclamare 15 volte "perchè?".
Non so, magari è un film troppo alto, magari è l'ennesima perla del nostro.
In ogni caso una cosa è sicura, viene una voglia pazzesca di leggere il libro.

6.5

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CIRCLE (2015)


Presenti spoiler nella seconda parte

Ecco, questi sono i film che di solito cerco, quelli con idee folli, divertenti, originali.
Se poi sono ambientati in una sola stanza ancora meglio, adoro il sottogenere.
E che dire, Circle st'idea folle e divertente dietro ce l'ha, eccome.
50 persone si ritrovano in una piccola stanza. Sono in piedi, in un piccolissimo spazio delimitato da un cerchio rosso.
Se provano ad uscire dal cerchio vengono fatti fuori, se provano a toccare la persona a fianco lo stesso.
Al centro di questo cerchio c'è uno strano macchinario-occhio. E' da questo che partono le scariche elettriche assassine. Il problema è che tali scariche elettriche partono comunque ogni due minuti, non solo se provi a uscire dal cerchio. I 50 scoprono che sono loro stessi a "votare" chi sarà il prossimo ad esser fatto fuori.
Insomma, un mors tua vita mea terribile.
Ne resterà, forse, solo uno.
Provate a mettere 50 persone in una stanza, provate a fargli capire che alla fine ne può restare vivo solo uno e, insomma, vedrete tirare fuori il peggio di ognuno.
Circle diventa così un film sui pregiudizi, sugli stereotipi, sulle lotte di razza, classe, virtù e vizi. Persone che vorrebbero far vincere la donna incinta o la bambina e altre, al contrario, che vorrebbero farle fuori subito per non avere alla fine il dilemma morale se ucciderle o no.
Ne viene fuori un film potenzialmente interessantissimo ma che ha due difetti enormi.
Il primo di essere prevedibile come pochi. Dopo 5 minuti si parla di alieni e, alla fine, alieni saranno. Ma quasi tutte le dinamiche sono prevedibili in un soggetto che poteva campare di colpi di scena a iosa.
Il secondo difetto è di essere terribilmente sempre uguale a sè stesso. Io me ne stavo lì, convinto che ogni 5 minuti i 50 avrebbero scoperto qualcosa di nuovo, un trucco, un procedimento diverso, un modo di fregare la macchina. E niente, invece avremo un count down 50 - 49 -45 - 20 - etc... sempre identico, quasi snervante.
Incredibile che in un soggetto così non si siano poi trovati modi per cambiare le carte in tavola, per sorprendere lo spettatore.
Penso ad Exam, lì ogni 5 minuti c'era un'idea diversa.
Ma tutto questo perchè alla fine quello che interessava al regista non era la parte ludica, ma quella di analisi dell'essere umano.
E, in qualche modo, anche se stereotipatissimo (ma del resto stereotipi sono tutti i personaggi) ,il film funziona.
Ma si poteva fare molto molto meglio

6/6.5

24.8.17

Due al prezzo di una, (mini)recensioni "Ludo" (India) e "Le Scimmie Assassine" // Gli Abomini di serie Z (27 e 28)

Si ricomincia con due Abomini di un livello talmente basso che solo veri avventurieri del Brutto possono andare a conoscere

Il film con lo Spiegone più lungo di sempre

Un film di scimmie assassine senza scimmie assassine. Anzi, senza nulla

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LUDO (india - 2015)

Nel poster vedete "A film by Q & Nikon"
Ecco, Q. non è il libro dei Luther Blisset ma l'abbreviazione del cognome del primo regista (il secondo pare una macchina fotografica) che in realtà era pressappoco così:

Qermitharsykaridnshbenahsdkdeh

Quando l'ho visto sui titoli iniziali volevo spegne. Ma niente, c'era tutto il gruppetto, c'era Jolly Roger e gli altri e, insomma, vedemose sto cazzo de horror INDIANO.
Ho perso il blocchetto dove ho scritto tutti gli appunti di quelle sere d'horror.
Sto a scrive la maggior parte delle rece a 10-15 giorni di distanza e senza un appunto.
E de Ludo ce n'avevo du paginate porca puttana.
Ma, forse, meglio così.
Sì perchè spendere tante parole per questo abominio sarebbe stato un tale spreco di tempo che in confronto quello per convincere Salvini della sua imbecillità sembrerebbe oro colato.
La prima inquadratura ricordo fosse buona. Resterà l'unica.
Ci vengono presentati 4 giovani indiani, le due molto belle, i due molto brutti.
Sta di fatto che un europeo si trova spiazzato perchè 4 riescono a bere una birra e fumarsi una sigaretta e lo fanno sembrare una cosa talmente grande, proibita e trasgressiva che in confronto rubare la Gioconda al Louvre pare una bambinata.
Ad un certo punto finiscono in un hotel e ci regalano la sequenza più slegata, inutile, brutta e senza senso che questi ultimi anni di cinema mi hanno regalato.
Ma si farà molto di peggio.
Arrivano in un centro commerciale. Ecco, se volete un gran film recente in cui dei ragazzi passano una notte in un centro commerciale vedetevi lo splendido Nocturama.

NON LUDO

Sta di fatto che ad un certo punto, senza motivo, arriva una coppia di vecchi che se vede da lontano che sono giovani truccati e infatti più avanti vedremo che possono tornà giovani.
E manco me ricordo come compare sto cazzo de gioco che dà il titolo al film:

LUDO

Una specie de Jumanji liso, sporco e unto. Un gioco senza alcun senso, senza un verso, senza una regola, senza un motivo. Si lanciano sti cazzo de dadi e poi che ne so, il film va avanti. Ma quello che porterà, anzi, per quanto mi riguarda ha portato Ludo nell'Olimpo del bruttismo è lo SPIEGONE.
Come sapete gli spiegoni sono a fine film e durano quei 3-5 minuti contati.
No, lo Spiegone de Ludo dura, mi pare, 40 minuti. 
Parte a 40 minuti dalla fine e arriva fino alla, tra l'altro incomprensibile, fine stessa.
Il mio amico Jolly ha sintetizzato tutto in maniera perfetta, col suo accento milanese
"E' la prima volta che uno spiegone mi crea molti più dubbi di quelli che avevo già"
In ogni caso dovete vedere per capire, dovete vedere.
Vi prego, è su Netflix.
Ah, alla fine una delle ragazze dice, senza alcun motivo, "Ho vinto"
Boh, forse perchè ha fatto 4, non lo so.
Aiuto

2

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LE SCIMMIE ASSASSINE

Titoli iniziali con insetti fluorescenti. Visione soggettiva scimmia. Morti. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Discorso egotico di Murray Abraham. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla.Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Discorso egotico di Murray Abraham. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla.Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla.Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla.Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Piscia di scimmia. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Morte di una. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Morte di altri. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Discorso egotico durante morte di Murray Abraham. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Nulla. Morte degli ultimi. Scimmione

2.5

23.8.17

Si ricomincia con un paio di istruzioni per l'uso

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Credo che tra un paio di giorni ricomincio.
Questa pausa di quasi un mese dal blog e di circa 3 da facebook era assolutamente necessaria.
Mi è servita, molto.
Ma se di facebook non ho mai sentito la mancanza, anzi, si sta un sacco meglio "senza" (virgolette d'obbligo, un uso molto limitato l'ho fatto e per certe cose è sempre utile) il blog invece prima o poi sapevo mi sarebbe mancato, lo sapevo.
Il paradosso è che non ho mai visto tanti film come in questo mese.
Ma c'è un motivo ben preciso, è venuto a trovarmi Jolly Roger.
Doveva stare qua 3 giorni ma tra compagnia di noi fratelli e del locale (ci ha dato 10), cibo umbro (9, gli ho fatto mangiare di tutto, anche se si è ammazzato specie di taglieri di salumi) e luoghi visitati (8.5) ha allungato la sua vacanza a 12 giorni.
E, insomma, quasi tutte le sere si è visto un film.
Perchè questo post?
Per dare due indicazioni su tutte le rece che troverete all'inizio

1 Per colpa di Jolly Roger sono quasi tutti horror, e quasi tutti brutti se non orrendi
2 Siccome i film sono tanti e li scriverò perlopiù adesso, a 5-10-15-20 giorni dalla visione, troverete rece molto brevi, incomplete e quasi tutte a coppia, due film per volta

Insomma, se per un pò vi troverete coppie di recensioni e quasi tutte di film che manco valeva la pena recensire sapete i motivi ;)

Ricordo per l'ultima volta del raduno, manca praticamente poco più di una settimana.
Si fa ancora in tempo a prenotare per chi vuole, a meno di tante defezioni degli ultimi giorni credo saremo più di 50

un abbraccio

15.8.17

Recensione "Monolith"

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Interrompo a metà, ma per un solo giorno, la pausa che mi sono imposto di fare.
Perchè non avrebbe senso parlare di Monolith, adesso nei cinema, a fine mese.
E andateci a vederlo.
Andate a vedere questo film "italiano d'America" che è una metafora straordinaria sull'esser/diventare madri.

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Ma che bello.
E pure bello ieri notte cercare qualche informazione sul regista, Ivan Silvestrini, e scoprire che c'eravamo già incrociati in passato quando vidi e recensii (mi piacque tantissimo) la sua web series Stuck.
Insomma, piccole affinità elettive forse.
Che poi, a pensarci, Stuck, Bloccato, ha come titolo tantissimo a che fare anche con questo suo bellissimo lungometraggio.
In realtà se proprio vogliamo trovare un film fratello di Monolith è impossibile non pensare a Mine.
Impressionati i punti in comune.
Regista(i) italiano ma produzione americana (e cast interamente americano), unico(a) protagonista bloccato in una situazione impossibile, il deserto e, soprattutto, una metafora potentissima che si cela dietro a tutto.

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Da un soggetto di Roberto Recchioni (che ha portato anche ad una graphic novel) e da una sceneggiatura invece femminile (Elena Bucaccio -impossibile che dietro tutto questo poteva non esserci almeno una donna-) Monolith è un film, nel suo, quasi perfetto.
Sarebbe stato quasi perfetto anche solo come regia, fotografia e messinscena. Ma è la metafora che porta avanti ad innalzarlo. E se in Mine tale metafora veniva svelata solo nel finale, qua, uno spettatore accorto lo capisce subito, è manifesta sin dall'inizio.
Sandra è una giovane madre, molto bella.
Ha un figlio, piccolissimo, David.

3.8.17

Facciamo una pausa

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Per vari motivi Il Buio in Sala chiude almeno fino al raduno del 1,2 Settembre

C'è la piccola possibilità che faccia qualche post informativo proprio riguardo al raduno ma, per il resto, preferisco fermarmi

Passate tutti un bel Agosto di vita e di film ;)


1.8.17

Recensione: "The Village"

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L'epocale film di M.Night sulla paura.

Quando 3 mesi fa mi è crollato un pò il mondo addosso (quando mi sono fatto crollare il mondo addosso) e quando pochissimi giorni dopo scoprii quanto il motivo per cui me l'ero fatto crollare addosso fosse tremendamente superabile (e vergognosamente banale rispetto all'enormità che avevo perso) scrissi due righe su fb, queste


Circa un mese e mezzo dopo rivedo lo splendido Re della terra selvaggia dove l'ancor più splendida sua protagonista, Hushpuppy, ha nel finale un incontro, un incontro che porta alla scena, e conseguente immagine, più bella del film

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E se non fosse che questa immagine e questo film sono venuti prima della mia presa di coscienza, avrei forse chiesto i diritti al regista visto che, sia per significato che per dinamiche, c'è un'identità pazzesca tra le due cose.
In realtà ben prima di me e ben prima anche di Re della terra selvaggia ci aveva pensato qualcun altro ad affrontare l'argomento.
In maniera geniale, plateale, epocale, straordinaria.
Questo qualcuno è M.Night Shyamalan, uno dei più grandi autori dei nostri tempi ma anche uno dei più dileggiati e odiati.
Lui questi mostri li chiamò le Creature Innominabili.
Ma che siano demoni, bestie ancestrali o creature innominabili sempre quello sono.
The Village è uno di quei film che "hanno fatto la storia" dei nostri tempi, che piaccia o no.
Un film allegoria, un film etico e politico, una gigantesca messinscena che si rivela poi, solo alla fine, per quello che è, ovvero un dannatissimo film sulla paura.
E, attenzione, non è solo un film, tornando a sopra, sulle paure immaginate e non affrontate ma anche, e soprattutto, sulle paure che ci vengono inculcate.
Il villaggio del film non è altro che la nostra società, le nostre convenzioni, i nostri genitori, i nostri amici, le nostre coscienze, tutti quegli agenti "esterni" (che anche la coscienza in qualche modo può esserlo) che ci infondono paure il più delle volte insensate.
Paure che alla società fanno comodo, convenzioni che alla società e al bigottismo fanno comodo.
Ma ci possono essere paure infuse anche per protezione, per affetto, come quelle di alcuni genitori o come quelle -che alla fine del film stiamo parlando- degli Anziani del Villaggio.
La paura del mondo data in eredità ai figli. In modo così radicale e potente da non permettere loro, ai figli, manco di conoscerlo quel mondo.
Shyamalan si inventa, scrive e gira un gran film, uno di quelli diventati paradigma di un certo tipo di cinema.
La messinscena è favolosa (ma del resto il padre dice alla figlia cieca ad un certo punto "è tutta una messinscena", tanto da creare un cortocircuito cinematografico), abbiamo Brody, Phoenix, Hurt, Gleeson, Pitt, la Weaver, la regia di Shyamalan è al tempo stesso impeccabile ma anche molto sobria.
Ma quello che conta di questo film è il messaggio che il regista vuole darci. E che nell'indimenticabile finale, però, lascia un pò storcere il naso per il manicheismo eccessivo (il giornale per cui pare che il nostro mondo sia soltanto un inferno e tutto l'elenco di omicidi del passato).
Eppure mezz'ora prima Gleeson l'aveva detto che il dolore alla fine ci troverà sempre, che il dolore c'è nel vero mondo come in quello ricreato dagli anziani, forse sarebbe stato questo il discorso finale perfetto per il film.
Una presa di coscienza che porterà alla decisione di mandare Ivy via, oltre il bosco.
E anche qui Shyamalan lavora di allegoria mandando all'avventura proprio la protagonista cieca. 
Ad un cieco sarà affidato il compito di vedere la luce, scoprire la verità.
Ma del resto la sensibilità di Ivy è superiore, è lei l'essere perfetto per compiere questo viaggio, un viaggio metafora.
Straordinario l'uso dei colori, specie quello dei cappottoni gialli degli abitanti e del rosso delle Creature Innominabili, perfetto questo equilibrio tra realtà e fiaba, fatti e superstizioni.
Un film anche sui losers incapaci di amare (Phoenix, Brody), pieno di personaggi lievi e delicati.
Personaggi amati dal regista, si sente, come sempre nei suoi film.
Forse rivederlo adesso lo depotenzia un pò, ma non più di tanto.
Ma c'è poco da fare, quando Ivy arriva a quella siepe, quasi il fondale di Truman Show, quando la scavalca e arriva la jeep, ecco, siamo nella nostra piccola storia del cinema.


Ognuno di noi ha la sua cosa migliore da raggiungere.
Quella di Ivy è stata scoprire il mondo per salvare la persona amata.
Ognuno di noi ha la sua cosa migliore da raggiungere.
E, quasi sempre, un bosco di paure da superare