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25.10.22

ToHorror 2022 (3/3) - Recensioni: "Mandrake" - "Il Cameraman e l'Assassino", "Polaris" e "A Wounded Fawn"

La mia ultima giornata al ToHorror 2022 (terza per me delle 6 totali, di cui solo 4 con film in concorso) è buona, come media direi ai livelli della prima.
Un buonissimo film, Mandrake, ambientato in Irlanda del Nord, che racconta di streghe, bambini, omicidi, mamme incapaci di esser tali, amore e disamore.
Un buon film, Polaris, ambientato nel 2144 in una Terra, come in Snowpiercer, ormai rimasta solo neve e ghiaccio. La storia di una bambina e di qualcosa che deve raggiungere, probabilmente molto simbolico.
Poi un film bruttino, una specie di revenge movie in cui la prima parte, quella del serial killer che deve uccidere la ragazza, è completamente realista, mentre la seconda, tutta metaforica, simbolica e giocata su effetti visivi, è davvero debole e retorica.
Ma il mio ToHorror si conclude ottimamente con Il Cameraman e l'Assassino, film che volevo vedere da 20 anni e che sì, merita la fama che si porta dietro.
Divertente, assurdo, anarchico, a suo modo inquietante.
Una troupe segue un serial killer nelle sue gesta. 
Da recuperare subito


 

L'Irlanda - e gli irlandesi con essa - è uno di quei luoghi che, come la giri la giri, sono già cinema.
In realtà, nel caso di Mandrake, ci troviamo in Irlanda del Nord, terra che, a differenza della sorella a sud, viene vista sempre in modo diverso da noi europei.
Come l'Eire è sinonimo di terre verdi sconfinate, paesaggi mozzafiato e piccole città caratteristiche quella del Nord, invece, forse per una personificazione con la sua capitale Belfast, ci sembra una terra grigia e operaia piena di uomini grigi e operai.
Chissà dove sta la verità.
In ogni caso quando sento parlare di "horror irlandese" vado sempre in fibrillazione (al volo ripenso a The Canal e A Dark Song ma ce ne sono sicuramente tanti altri).
E Mandrake mantiene sicuramente alto il livello.
Siamo all'ennesimo film sulle streghe (evidenti, anche poi confermati dalla stessa regista, i rimandi a The Witch, Hereditary e altri film sul filone) ma per ambientazione e svolgimento del plot Mandrake ha una sua assoluta originalità.
E' la storia di Bloody Mary (così viene chiamata), una donna che nel passato uccise in maniera brutale il marito e adesso è appena tornata - in libertà vigilata - dalla prigione. Vive in una casa fatiscente in cima al bosco e vuoi per questo, vuoi per l'omicidio del passato, vuoi per le leggende del luogo, Mary è considerata una strega.
Un giorno, lo stesso giorno che la donna è uscita di prigione e tornata a casa, spariscono nel bosco due bambini. Fare 2 + 2 per gli abitanti del luogo è immediato...
Film benissimo girato, ancora meglio interpretato e che ha la sua forza nell'ambientazione (la piccolissima comunità, il bosco, la casa della "strega") e nel saper sapientemente fondere insieme l'elemento horror (con nemmeno troppe derive paranormali) e una componente molto più intima e delicata, ovvero la maternità (che possiamo tranquillamente individuare come tematica principale del film).
In questa storia di donne e streghe si parla quindi di amore verso i propri figli, di disamore verso gli stessi, di disagio nell'esser madri, di voglia di esserlo di nuovo, di invidie e gelosie femminili. Quasi tutto è poggiato sulle spalle delle due protagoniste, la strega Mary e l'assistente sociale Cathy, donna probabilmente incapace di amare il proprio figlio ma, forse, altrettanto desiderosa di averne un altro (e qui gioca l'ambiguo, splendido e tronco finale).
Il film è molto particolare anche nel NON sorprendere. Tutti pensano che le tragedie che stanno accadendo siano colpa di Mary e, incredibile, proprio di Mary sono colpa. Di solito in sceneggiature del genere la figura della strega (falsa o vera che sia) viene sempre inquadrata come quella della donna innocente accusata di cose terribili. Qui no, qui Mary è veramente il mostro, la colpevole, anche se resta un personaggio complesso con il quale è possibile provare pure una certa empatia.
Bello il costume da Diavolo del figlio, belle molte sequenze nei boschi o nella casa, affascinante la sequenza della mandragora (che dà titolo al film). Curiosamente questo che è sulla carta uno dei film più "sovrannaturali" del festival ha in questa scena l'unico elemento trascendentale (mentre quasi tutti gli altri film paiono realistici per poi virare nel soprannaturale).
Un gran bel film, forse sul mio podio del festival (tra quelli in concorso)

7


30 anni fa uscì un minuscolo film, realizzato con pochissimo, che in qualche modo entrerà poi nella piccola storia del genere.
Curioso caso vuole che il titolo originale francese, quello internazionale e quello italiano non c'entrino niente l'uno con l'altro (caso più unico che raro credo).
Quel film è - almeno qui da noi - Il Cameraman e l'Assassino e io finalmente sono riuscito a vederlo.
Dico subito che il suo "mito" e il fatto che 30 anni ancora se ne parli a mio parere ha assolutamente senso.
Ci troviamo infatti davanti ad un film che, visto adesso, ci appare straordinario per l'epoca. Geniale, originale, pazzo, anticipatore dei tempi.

La trama si può riassumere in una riga.
Una troupe decide di seguire un serial killer.
Punto.
Il film è ironico, a tratti comicissimo, altri violento, altri surreale. Per almeno mezz'ora si fa fatica a respirare tanto alto il ritmo e tante le trovate.
Un Benoit Poelvoorde al debutto, nemmeno professionista al tempo (se ho capito bene tutta la troupe e gli attori erano amici reali di vita) ci regala un'interpretazione straordinaria, prendendo il film tutto su di sè (e da lì partirà una lunghissima ed esaltante carriera per lui).
Il suo Benoit (il personaggio si chiama come lui) è irresistibile, istrionico, folle.
Un uomo razzista, misantropo, anarchico, a cui ogni tanto parte la capoccia e ammazza gente senza quasi un perchè (all'inizio erano i soldi il motivo ma poi la sua pazzia lo porta ad omicidi del tutto gratuiti).
La troupe lo segue e lui spiega loro i trucchi del mestiere (ad esempio nel folgorante incipit sulla zavorra da mettere in un corpo morto per farlo affondare nell'acqua), si lascia seguire negli omicidi e, nel frattempo, disserta di tutto, dall'immigrazione all'accoppiamento degli uccelli, dalle case popolari agli omosessuali.
Non sappiamo perchè quella troupe lo segua, non c'è un prima.
E il montaggio, specie nel primo tempo, è straordinario nell'alternare momenti di vita normale di Benoit con velocissimi estratti dei suoi omicidi.
Tante le scene da ricordare, come la vecchia fatta morire per infarto, come la splendida e lunga sequenza della fabbrica (la regia, tutta camera a mano, è di altissimo livello), come l'omicidio del "nero che non si vede di notte" o il massacro famigliare con quel bambino prima perso e poi riacciuffato (e l'anarchia e follia di questo film e del suo personaggio principale la vedi specie qua, con questa scena di omicidio di un bambino che viene mostrata e raccontata come niente fosse, con serenità e divertimento).

22.10.22

ToHorror 2022 (2/3)- Recensioni: "Terrifier 2", "All jacked up and full of worms", "Devil's Resident" e "Landlocked"

 Dopo la buonissima (mia) prima giornata al ToHorror 2022 arriva purtroppo una seconda molto molto inferiore (ma è anche vero che ieri in una sala c'era la giornata di un importante ospite speciale quindi nell'altra hanno messo i film più deboli).
Per fortuna poi la sera è arrivato Terrifier 2 e quando c'è Art il Clown niente può andare storto.
Prima di Terrifier avevamo visto un intimo e interessante film a metà strada tra finzione e documentario su un ragazzo che torna nella casa di famiglia e, attraverso una telecamerina "magica", riesce a riprendere i ricordi del passato.
Poi un pastrocchio giapponese senza capo nè coda su 3 youtuber che vanno a visitare una casa - si dice - stregata e per terzo un film tremendo pieno di vermi (non riesco a ricordami altro).
Però, come dicevo, la giornata si è chiusa con Terrifier 2..
E la minisaga Terrifier, c'è poco da dire, è quanto di meglio si possa trovare nello splatter odierno.
E Art è Art, stop





Art salva la mia seconda giornata al ToHorror 2022.
Sala piena, nemmeno un posto libero, cosa credo mai successa per un film del ToHorror che non fosse di apertura (anche se questo bel festival ha sempre più gente, e se lo merita).
Evidentemente questi anni Art il Clown ha fatto in tempo a trovare sempre più persone che lo amano.
Che dire, difficilmente in questi tempi si può trovare uno splatter migliore, specie considerando come ogni effetto sia assolutamente vecchio stampo, con i cari effetti speciali.
Art è un villain incredibile, privo di empatia, sornione, istrione, con un senso macabramente ironico unico. Il suo volto fa paura e al tempo stesso ogni cosa che fa ti diverte.
I suoi omicidi sono tremendi, terribili, senza pietà.
E Terrifier 2, come già fece il primo capitolo, è un gran guignol di amputazioni, teste fracassate, altre decollate, occhi che schizzano, cuori presi in mano, oggetti che si infilano in qualsiasi parte del corpo.
Ma c'è una novità, Terrifier 2 vuole essere anche un film, contenere una storia (il capostipite no, zero, era solo Art che ammazzava) e per questo infatti ha una durata doppia.
E la sceneggiatura, in qualche modo, funziona, con una protagonista principale bella e brava e con la quale - mai lo avrei detto in questa saga - vai addirittura in empatia (ma la novità è che io st'empatia per le vittime di questo secondo capitolo l'ho provata più volte).
Dirò di più, la parte "normale" del film, quella fuori dallo splatter e dalla violenza, è addirittura un 3/4 dello stesso.
In effetti il film è troppo lungo ma si guarda alla grande fino alla fine e, anche se so sia brutto dirlo, mi è sembrato più corto dei 3 precedenti film da 80 minuti visti nel pomeriggio (questo invece è di 140).
Il problema di Terrifier 2 semmai - e per me fonte di delusione - è quello che palesemente si trasforma in qualcosa di soprannaturale. Certo, la "resurrezione" del primo capitolo (che già mi fece storcere il naso) era un indizio ma ora abbiamo la conferma che no, ahimè, la saga di Terrifier ha componenti trascendentali (e non mi riferisco solo all'immortalità di Art ma a tutto il finale, quasi marveliano).
Per quanto mi riguarda questo incredibile killer funzionava molto di più restando in una dimensione solo umana, ma non si può aver tutto.
Però che bello, che belli gli omicidi (alcune volte talmente devastanti da distogliere lo sguardo), che belle le faccine che fa Art, che bella l'aggiunta della bambina "artiana" (anche lei avrei preferito fosse solo reale però).
Art nella lavanderia, il massacro a colpi di mitra nel set pubblicitario, la scena del negozio di costumi con Art che si prova gli occhialini, l'omicidio devastante della ragazza in camera, le caramelle di Halloween dentro la testa, tutta la parte finale nella casa dei brividi del Luna Park.
Ci si diverte, tanto.
E si fanno in tempo ad apprezzare personaggi per niente abbozzati, ma veramente buoni come lei, Sienna, il fratellino e la madre.
Ci sono lungaggini, c'è il paranormale che stona, ci sono errori (Sienna lorda di sangue buttata giù e la ritroviamo pulita) e un finale post titoli per me evitabile (bello eh, ma uno scarto ancora maggiore dal realistico).
E poi il film è ben girato, gli attori ottimi, gli effetti i migliori sul mercato.
E poi stigrancazzi, c'è Art.
Non serve altro

7.5 (8.5 nel solo genere splatter)




Come seconda parte del titolo dice (Full of worms) questo film è pieno di vermi.
Ed è vero, è pieno di vermi

4


DEVIL'S RESIDENT

Ogni edizione ci deve essere un pastrocchio e Devil's Resident è sicuramente il pastrocchio dell'edizione 2022.
Un film assolutamente senza capo nè coda che mischia insieme in maniera terribilmente confusa e senza un minimo filo logico fantasmi, omicidi, youtuber, spiritismo.
E' la storia di 3 youtuber che per fare views vengono mandate dal loro manager in un complesso di case che, si dice, siano stregate (nell'incipit, anzi, nel doppio incipit, abbiamo visto che ci fu un omicidio e che ci siano delle presenze rimaste in casa successivamente).
Vanno lì, devono filmare cose, conoscono un ragazzo che abita lì e poi boh.
Una serie di cose buttate là, mai o mal sviluppate. Il "sensitivo" che non si fa che fine faccia, ste ragazze che non si sa alla fine che cosa fanno lì, sto ragazzo che segue le orme del nonno ma non si capisce quali orme (far tornare in vita l'anima della nonna? ma che cazzo ne so), jumpscares mille volte visti e rivisti uno peggio dell'altro, 3-4 sequenze disastrose e lunghissime (tipo quella della "ragazza Joker", senza alcun senso), il giochino del dente mangiato che ha fatto anche ridere la sala, boh. mentre a me sto film ha irritato per tutta la durata.
Giusto un buon momento quando una delle protagonista vede l'uomo all'angolo della strada o con la faccenda della foto che cambia in base a quello che succede.
Non parliamo poi delle grossolane e fastidiose scene splatter finali.
O della colonna sonora terribile, la più assurda che io abbia mai sentito in un horror.
Magari Devil's Resident può piacere a chi ama qualsiasi cosa esca dal Giappone.
Ma chi cerca un minimo di qualità ne stia lontanissimo

5



Mason torna nella casa d'infanzia perchè questa - come ultime volontà del padre - sta per essere abbattuta. Sono gli ultimi giorni per rivivere i ricordi di un tempo, prendere le ultime cose e salutare poi per sempre un pezzo della propria vita.
Succede una cosa però, ovvero che Mason - usando la vecchia telecamera del padre - si accorge che questa riprende ancora adesso, ma non il mondo del qui e ora, ma proprio i ricordi del passato.
La punti nel giardino e vedrai i ricordi di quando giocavi in quel giardino, la punti davanti al caminetto e rivivrai scene di quello spazio.
Poi, però, iniziano a materializzarsi presenze sempre più inquietanti.
Landlocked è un film minuscolo, forse innocuo, forse nemmeno del tutto riuscito ma che ha la forza e la dignità di essere un'opera intima, partecipata, personale e malinconica.
Le immagini che vediamo del passato sono reali vhs di ricordi della famiglia del regista.
Gli stessi attori sono veramente tutti fratelli.
Un film quindi profondamente personale che ha cercato - riuscendoci a metà - di trasformare in arte qualcosa di privato.
L'operazione è interessante, la trovata per mischiare la fiction (l'oggi) e il documentario (lo ieri) davvero bella, con questa telecamera che mostra solo ricordi.
Eppure il film non riesce mai a spiccare il volo ma anche con poco, anzi, pochissimo, a farsi confusionario (chi è quella presenza che sembra bruciata? il padre? ma se ce lo mostrano morto nel letto di un ospedale di infarto. E quel finale cosa significa? Forse che la famiglia alla fine è tutta lì, in quella casa ,a vivere dei propri ricordi e quando la casa sarà demolita tutto finirà. E quella bambina che vediamo per un secondo? Forse è la vecchia inquilina ma resta qualcosa di mal sviluppato).
C'è poi un errore madornale, ovvero presentarci un ragazzo che per giorni e giorni vive in quella casa abbandonata senza mangiare e bere nemmeno una sola volta.
Resta un film semplice al quale, alla fine, vuoi anche bene perchè racconta di fratelli (reali poi), padri morti e ricordi.
Qualcosa che conosco

6

21.10.22

ToHorror 2022 (1/3) - Recensioni: "Megalomaniac", "Saloum" e "Sick of myself"

 La mia prima giornata al ToHorror 2022 è una buona giornata.
Tre film, due buoni e uno buonissimo.
Una cosa li lega però, la sensazione che avrebbero potuto essere ancora migliori (tutti e 3 perdono potenza per colpa di cose aggiunte o ridondanti).
C'è un film senegalese di contrabbandieri, abusi, spiriti e pistolettate davvero benissimo girato e ancora meglio interpretato.
C'è un film norvegese, tragicommedia molto inquietante a livello psicologico, su una coppia di due narcisi di tale livello che per superarsi l'un l'altro (ognuno dei due vuole essere più famoso del compagno) vede lei deturparsi in maniera mostruosa il viso pur di avere attenzioni ed essere compatita.
E poi forse il film più bello e riuscito, malato, violento, visivamente bellissimo e psicologicamente malsano, Megalomaniac.
La storia (inventata) dei due figli del Macellaio di Mons (lui vero), serial killer belga degli anni 80 e 90.
Lui seguirà le orme del padre, lei sarà una ragazza vessata e umiliata di continuo, fortemente disturbata, che alla fine avrà la sua vendetta.
Un gioiello, probabilmente, leggermente appesantito da sequenze oniriche assolutamente superflue.
In ogni caso una prima giornata più che buona



Partiamo dall'ultimo film visto in ordine cronologico ma, per me, il più bello (anche se, come per gli altri due, condivide la possibilità che avrebbe potuto essere anche migliore).
Siamo in Belgio.
Tra gli anni 80 e 90 (tutto realmente accaduto) c'è stato un serial killer chiamato il Macellaio di Mons, mai catturato. Molte donne uccise, tutte fatte a pezzi e gettate in sacchi della spazzatura ai bordi della strada.
25 anni dopo il mostro sembra tornato. In realtà, e noi spettatori lo sappiamo sin da subito, si tratta di suo figlio. Figlio che condivide la tetra casa con una sorella disturbata, nata presumibilmente, come incipit racconta, dal ventre di una delle vittime del padre.
Megalomaniac (titolo secondo me brutto e che rimanda a horror spazzatura) è una di quelle opere malsane, perverse, violentissime e cupe.
Una storia davvero malata e che, sarà per la cornice famigliare di fratello e sorella, mi ha ricordato a tratti un altro film visto proprio al ToHorror, il gioiello Tous le dieux du ciel.
Megalomaniac è un ritorno al cinema sporco e disagiante degli anni 80 e 90, quello dei personaggi privi di empatia, violenti, degradati come i luoghi che vivono.
Un film girato benissimo, con due attori principali straordinari e che ha il merito di fondere perfettamente due storie parallele, ovvero quella del figlio che ricalca le orme del padre (in questo senso davvero suggestiva quell'immagine iniziale del padre che tipo Angelo della Morte arriva a terra e ispira quello che, credo, sarà il primo omicidio del figlio) e quella della sorella, una ragazza completamente disturbata (e come può non esserlo una nata in quelle condizioni e poi vissuta con quel padre e quel fratello?), vessata al lavoro, umiliata, senza una sola conoscenza (tanto che parla anche con le torte che mangia) e completamente scollegata alla realtà (è talmente tanto il dolore, la solitudine e il disagio che soffre di una specie di schizofrenia "salvifica").
Ecco, in realtà, e qui secondo me Megalomaniac cala e perde punti, c'è anche un terzo "mondo" intersecato agli altri due, ed è quello ultraterreno (o comunque frutto di visioni). Quei bambini e uomini completamente neri, quell'ammasso di materiale anch'esso nero in soffitta, tutte queste aggiunte orrorifiche oltre a legarsi male col resto del film, oltre ad essere di difficile significato (forse metaforico) aggiungono una non necessaria cornice paranormale e puramente horror ad un film che horror, e anche parecchio, lo sarebbe stato comunque restando nel mondo realistico.
Le scene di violenza sono straordinarie (con 3/4 omicidi impressionanti per crudeltà, efferatezza e anche empatia per le vittime), la scelta della ragazza rapita a casa è perfetta sia visivamente che narrativamente (Martha, la sorella, ha finalmente qualcuno con cui parlare e a cui badare), i personaggi secondari sono inquietanti e perfettamente riusciti (i due colleghi arrivi proprio ad odiarli).
Tutto poi realizzato con una regia di grande talento, una fotografia perfetta e cupa e delle ambientazioni tutte fonti di grande disagio.
Restano impressi l'incipit alla Martyrs (incipit che tornerà poi verso la fine del film scena completa), i sopracitati omicidi, la scena dello stupro, quella della torta, lei che imbocca lei simulando affogamenti da fellatio (e pensare che quella ragazza li ha veramente subiti rende la scena molto forte ed empatica), tutta la scena magistrale della cena, vero cinema di tensione.
Un film bello, bellissimo, che viene appesantito e peggiorato da tanti inserti onirici (qualcuno ottimo ma troppi e troppo difficili da capire).
In ogni caso, nel suo genere, una perla

7.5 / 8 -


Il primo film visto viene da una nazione, anzi, da un continente, praticamente sconosciuto a livello cinematografico in Italia, il Senegal.
Questi festival sono sempre occasione per vedere film di tutte le cinematografie, anche le più impensabili.
E' la storia di tre mercenari che finiscono (volutamente) in una specie di villaggio-comune al di là del fiume, un luogo che ospita persone in cambio di piccole aiuti nella gestione giornaliera dello stesso villaggio.
La scusa è trovare carburante e resina (per il loro aereo, danneggiato) ma in realtà il capo dei mercenari vuol tornare in quel luogo perchè, nella sua infanzia, successe qualcosa di molto brutto...
Saloum è un film inaspettatamente girato benissimo (e qui c'è una sorta di pregiudizio mio nel pensare che un film senegalese non potesse essere così ben girato), che ha dei protagonisti con dei visi perfetti, che ha un'ambientazione eccezionale (dai, vedere "horror" ambientati in Africa è sempre bellissimo le poche volte che succede) e che per buona parte della sua durata tiene lo spettatore davvero in tensione e super curioso di quello che potrà accadere.
Ma, come successo per Megalomaniac, anche qui stesso problema, film perfetto finchè rimane nel realistico (seppur evocativo) che poi perde molto quando la componente trascendentale viene fuori.
Intendiamoci, quegli spiriti che sembrano uno sciame di mosche con le corna ma, in realtà, hanno fisicità come gli esseri umani (infatti possono essere uccisi facilmente) son belli e funzionano. Ma quando il film diventa soltanto uno scampare da essi, quasi una via di mezzo tra uno stealth e un western, il film cala.
Molto meglio prima, quando lo spettatore non sa nulla, quando il film può diventare continuamente più cose. 
Ed ottima la scelta della ragazza sordomuta perchè proprio quelle con il linguaggio dei segni sono tra le scene più belle.
Ma Saloum è tante cose, forse troppe.
C'è una forte componente geopolitica quasi impossibile da comprendere per tanti noi europei, c'è la componente spiritistica (impossibile manchi in Africa) molto suggestiva ma anche questa abbastanza complessa da inquadrare, c'è il tema degli abusi, della schiavitù e, forse, nel finale anche un accenno alle morti in mare tipiche, ahimè, dei migranti.
C'è' tanta "cultura" dentro ma uno spettatore che, come me, non conosce niente di quei luoghi si ritrova perso in nomi, usanze e leggende, uscendone un pò smarrito.
Non credo che sia un film che mi resterà nel tempo (ieri notte già facevo fatica a ricordare il finale) ma resta il fatto che ci troviamo davanti a cinema di assoluto livello e che dà il meglio di sè soprattutto nel materiale umano, cosa sempre iper gradita.

6.5 /7


Potenzialmente un film bellissimo.
Signe e Thomas sono una coppia.
Tutti e due narcisissimi, tutti e due vorrebbero prevalere l'uno sull'altro.
Il livello di tale "competizione" diventa così parossistico che quando Thomas diventa abbastanza famoso come artista (in realtà le sue "opere" sono solo sedie rubate in esposizioni e messe una sull'altra) Signe, dopo parecchi tentativi infruttuosi, decide di prendere un medicinale russo che le deturperà irrimediabilmente il viso.
Adesso che sono così malata, pensa, tutti parleranno di me.
Syk Pike potremmo definirlo una tragicommedia capace di non diventare mai nè troppo tragica nè troppo comica (e questo è un bene) ma restare sempre su quel filo di piccola inquietudine in cui si ride a denti stretti.
Pellicola tutta basata sul gioco psicologico dei due protagonisti, gioco psicologico di grande raffinatezza.
Quello tra Signe e Thomas è un rapporto al massacro, in cui ogni momento significativo di uno deve essere annientato o superato dall'altro.
Se Thomas sta esaltando la sua opera Signe attirerà l'attenzione su di lei (ad esempio la magistrale sequenza dell'allergia nel ristorante), se Signe riesce a mettersi al centro dell'attenzione sarà lui a sminuirla.
E questo tante, tante, troppe volte, tanto che sono almeno una decina di momenti in cui i due si scavalcano in questo gioco.
E' tutto molto interessante, il ritratto psicologico di lei eccezionale, il film in questo senso è davvero originale.
Solo che ha un paio di problemi.
Il primo è che tante, troppe scene, vanno troppo per le lunghe cosicchè il film perde spesso di ritmo.
Il secondo è - anch'esso problema di ridondanza - l'uso troppo frequente del giochino "questo era solo un sogno di Signe".
Ogni volta infatti che Signe ha una trovata per aver successo vediamo delle sequenze in cui questo successo arriva davvero. Per poi tornare sempre alla triste realtà che, pur rovinandosi la vita, nessuno si accorge di lei.
Ecco, un film dall'assunto e prima parte così formidabili poi si ferma su sè stesso tra canovacci usati troppo spesso e scarsa capacità di sintesi.
Ma Syk Pike resta un'opera profondamente interessante e, a suo modo, inquietante.
Racconta i nostri tempi, quelli del successo sopra ogni cosa, quelli del "voglio che si parli di me", quelli dell'individualismo becero (non solo i due protagonisti ma anche quasi tutti gli altri sono esseri umani privi di empatia, nascosti nel loro ego e incapaci di pensare agli altri).
Ovviamente Syk Pike diventa visivamente anche un body horror anche se questo aspetto resterà sempre secondario rispetto a quello metaforico e psicologico (per capirsi l'aspetto di lei è metafora di quello che è disposta a fare, non altro).
Ci sono tante scene bellissime, come quella del bar e di lei lorda di sangue, come quella, straordinaria, dell'amplesso sessuale e del funerale immaginato (vero non plus ultra del narcisismo, desiderare la propria morte per immaginarsi tutta la gente che piange per noi), come quella nascosta ma efficacissima di lui che l'accarezza nel bus (perchè una ragazza lo guarda, come a dire "vedi che ragazzo che sono, amo la mia ragazza malgrado è in queste condizioni), come quella dell'inumana manager e delle sue ragazze disabili (la mostruosità che diventa fonte di guadagno) e anche un paio di altre (ad esempio la sopracitata cena).
Però, ecco, un film con un soggetto del genere, con due personaggi così caratterizzati, con tematiche tanto belle quanto interessanti ed inquietanti, secondo me, con un lavoro più asciutto, sarebbe stato straordinario.
In ogni caso un racconto della società che stiamo vivendo davvero disarmante