15.8.17

Recensione "Monolith"

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Interrompo a metà, ma per un solo giorno, la pausa che mi sono imposto di fare.
Perchè non avrebbe senso parlare di Monolith, adesso nei cinema, a fine mese.
E andateci a vederlo.
Andate a vedere questo film "italiano d'America" che è una metafora straordinaria sull'esser/diventare madri.

presenti spoiler dopo ultima immagine

Ma che bello.
E pure bello ieri notte cercare qualche informazione sul regista, Ivan Silvestrini, e scoprire che c'eravamo già incrociati in passato quando vidi e recensii (mi piacque tantissimo) la sua web series Stuck.
Insomma, piccole affinità elettive forse.
Che poi, a pensarci, Stuck, Bloccato, ha come titolo tantissimo a che fare anche con questo suo bellissimo lungometraggio.
In realtà se proprio vogliamo trovare un film fratello di Monolith è impossibile non pensare a Mine.
Impressionati i punti in comune.
Regista(i) italiano ma produzione americana (e cast interamente americano), unico(a) protagonista bloccato in una situazione impossibile, il deserto e, soprattutto, una metafora potentissima che si cela dietro a tutto.

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Da un soggetto di Roberto Recchioni (che ha portato anche ad una graphic novel) e da una sceneggiatura invece femminile (Elena Bucaccio -impossibile che dietro tutto questo poteva non esserci almeno una donna-) Monolith è un film, nel suo, quasi perfetto.
Sarebbe stato quasi perfetto anche solo come regia, fotografia e messinscena. Ma è la metafora che porta avanti ad innalzarlo. E se in Mine tale metafora veniva svelata solo nel finale, qua, uno spettatore accorto lo capisce subito, è manifesta sin dall'inizio.
Sandra è una giovane madre, molto bella.
Ha un figlio, piccolissimo, David.
Il marito è quasi sempre via ed è fortissima per Sandra la sensazione che la tradisca.
La vediamo guidare per la prima volta la Monolith, un'automobile futuristica che offre una sicurezza totale, impressionante, a prova di bomba (letteralmente).
E' la macchina del marito, Sandra la guida per la prima volta, non ne conosce perfettamente i comandi.
Durante una deviazione nel deserto dello Utah succede qualcosa per cui Sandra è costretta a scendere dalla macchina. E il figlio, per sbaglio, si chiude dentro.
In un'automobile di cui non romperesti i finestrini nemmeno con un razzo.
Fin dall'inizio è chiaro come il film racconti le difficoltà e le privazioni dell'esser madre.
Sandra era un'ex popstar, molto famosa, costretta a terminare la carriera per la maternità.
Sono poche ma perfette le pennellate per descrivere la sua situazione.
Le ragazzine in bagno le danno la malinconia di non poter più essere semplicemente una giovane ragazza (si scioglie i capelli apposta, ma non basta).
Perde il figlio al supermercato, primo segnale di un ruolo di madre sbadato.
Sente la sua migliore amica far sesso mentre lei ha il marito lontano che probabilmente la tradisce.
Tre pennellate che descrivono lo stato d'animo di Sandra e il suo difficilissimo convivere con la sua nuova situazione.
Quel "gioca con Turtle" che diventa simbolo di quei "salva-stress" che demandano a cose stupide e non impegnative il tempo che, invece, un genitore dovrebbe passare con suo figlio e le attenzioni che dovrebbe dargli.

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Lo stress la porterà ad una sigaretta, la sigaretta al disastro (e, ancora, una volta, settimo film dell'anno, c'è un attraversamento di un cervo).
Parte il vero Monolith.
Un film che nel primo tempo viaggia su livelli inimmaginabili.
Fotografia superba che racconta le (non) luci notturne in un modo che pare esserci Lubezki come direttore della fotografia. Un luogo desolato, stupendo, come il deserto dello Utah, che sarà cornice memorabile di tutto il film.
Davvero, ci sono delle luci che fanno gridare al miracolo, come quelle sull'inquadratura della scarpata o quelle della centrale elettrica.
Una regia dinamica che alterna primissimi piani e splendidi campi lunghi.
Una colonna sonora che porta almeno a due scene liriche. E una storia plausibile, assurda ma plausibile, che ti prende subito.
Storia che porta ad una seconda, molto importante, riflessione.
Quella paradossale per cui in un'epoca che cerca sempre più sicurezza, in un'umanità (gli americani poi...) che affida sempre di più alla tecnologia il suo bisogno di sentirsi protetta ecco che proprio l'eccesso di sicurezza può assomigliare ad una prigione mortale.
La Monolith, simbolo se ce n'è uno del "non può accadermi nulla" che diventa una macchina di morte inespugnabile quando, con qualsiasi altra automobile, si sarebbe risolta la vicenda in pochi minuti.
Molto interessante anche che Recchioni abbia scritto questo soggetto in questi anni dove le morti da bimbo abbandonato in macchina non si contano più.
Sull'argomento avrei da dire la mia, odio chi in maniera manichea crede che la madre colpevole di tali dimenticanze sia necessariamente un mostro.
Ma preferisco lasciar perdere.
In ogni caso Sandra non può far nulla.
La notte passa, le temperature aumentano, David è avviato verso una lenta e terribile morte (perfetto il viso del bimbo sempre più martoriato dal calore).
Inizia il secondo tempo, più mosso ma forse un tantino più debole.
Specie soprattutto nella cinematograficamente ottima scena dell'aereo, scena che, però,  ho trovato abbastanza gratuita (tuo figlio sta morendo, già è difficilissimo lasciarlo lì per andarsene a cercare aiuto in un deserto, cosa credeva di trovare in quell'aereo abbandonato?).
Narrativamente ottimo invece il tentativo di mandar fumo dentro l'automobile, perfettamente legato alla scena della sigaretta.
Silvestrini usa due volte il trucco del sogno, una volta quasi come speranza, l'altra come flash forward post tragedia e, di conseguenza, come senso di colpa. Con lei che torna al look da popstar, a rimarcare quella malinconia per la vita che aveva perso per "colpa" del figlio e alla quale adesso, senza lui, può ritornare.

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Alla fine, inutile nasconderlo, tutti ci aspettavamo una soluzione positiva, era impensabile che una vicenda come questa, con quel visino inquadrato più volte (che ti stringe il cuore) potesse portare alla morte.
Ma io ero sicuro che tutto si sarebbe risolto con una "cavolata", una piccola idea, un piccolo gesto.
E invece si arriverà ad una soluzione apparentemente assurda ma che è perfettamente coerente, anzi, esalta l'idea di partenza alla base del film, quella della Monolith.
A ben pensarci una delle migliori soluzioni possibili.
E niente, avremo la grande scena della caduta e quella della risalita.
Per arrivare al finale.
Mine raccontava di come un uomo riusciva a fare il passo decisivo per diventar tale, per superare le proprie paure.
Monolith racconta invece di come una donna, attraverso la tragedia, è riuscita finalmente a diventar madre.
"Mamma" 
la chiama finalmente David, lui che l'aveva chiamata sempre solo per nome proprio.
Anche lui l'ha capito chi è diventata adesso lei, anche lui l'ha capito.
Sipario, che bello

12 commenti:

  1. Come già dissi su facebook, questo film non mi ha convinto proprio per nulla, anzi, ad un certo punto lo stavo persino detestando. La protagonista non ne fa mezza giusta per tutto il film (forse la prima cosa giusta che fa è darsi dell'idiota in sogno e dare fuoco alle gomme dell'aereo, peccato che la cosa poi sia del tutto inutile), e alla lunga continuare a sbagliare anche cose basilari come quelle che sbaglia lei diventa anche poco realistico. Confezionato davvero bene, a partire dal trailer, ma poi proprio per nulla gustoso.

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    1. Ma il fatto di "non azzeccare nulla" è l'anima del film ;)

      E' un genitore non disastroso (perchè ama suo figlio, si vede) ma comunque ancora "in prova". Gli errori che fa secondo me, da genitore, sono molto plausibili, specie in una situazione di stress come quella.
      Però ci sta eh...

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  2. Risposte
    1. Non l'ho capita

      piuttosto mandami il cel per mail che ti chiamo, facciamo prima, per alcune cose

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    2. Non ho visto il film, la recensione aspetto di leggerla dopo averlo visto, quindi mi restava da poter commentare solo l'immagine, il poster con il titolo.
      L'ho guardata un attimo e il commento è nato da sè.

      Eh, ti devo inviare il cell per mail? Ok.

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    3. ah, perfetto

      no no, ma recensione perfetta la tua, te l'assicuro

      incrociamo le dita per l'1 e il 2 ;)

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    4. Se fosse, riesco a infiltrarmi nella macchina di qualcuno che viene giù da Torino?

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    5. L'1 credo sia matematico, per il 2 vediamo ;)

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  3. È proprio a Mine che pensavo. Purtroppo il film non l'ho ancora visto (distribuzione carogna), ma un po' ci spero. La tua è la prima recensione positiva che leggo e (che bello) mi fido del tuo parere. Spero di tornare qui a tesserne le lodi assieme a te.

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    1. Eh, speriamo ;)

      anche perchè pare "siamo" in minoranza, forse netta

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  4. É tutto giustissimo quello che hai scritto e la tua è una recensione bellissima. Solo che mi sembra di aver visto un altro film, perché, anche se a quei piccoli significati anche io ho provato a darci un valore, come ho già detto da me gli errori erano troppi e troppo grandi e alcuni anche ridicoli per permettermi di pensare seriamente. Pensavo solamente al cattivo gusto di alcune scene, all'esagerazione di altre, alla banalità con cui si sarebbe risolto tutto e che tutti avevamo capito fin dall'inizio.
    L'unica cosa che ho apprezzato è il percorso del diventare madre, e forse Sandra, dopo quella terribile notte, non farà più gli stessi errori.

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    1. Ciao Giulia!

      Ma guarda, in tantissimi la pensano come te, in tantissimi hanno trovato alcune sue azioni o comportamenti senza alcun senso. Io tutti i difetti che hai visto, come avrai letto, non li ho proprio notati, a me è sembrato un film sì sopra le righe (ma insomma, siamo sempre su una specie di sci-fi) ma assolutamente plausibile

      Poi per la metafora secondo me è perfetto

      grazie mille ;)

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