30.5.12

Al Cinema: recensione " Molto forte, incredibilmente vicino"

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Ricordo una mia quasi entusiastica recensione a un film snobbato e (quasi) odiato da tutti, Nel paese delle creature selvagge. Il fatto è che i film che raccontano l'esser bambini e l'adolescenza con me sfondano una porta aperta. c'è poco da fare. E anche questo, ca va sans dire, l'ha sfondata.
Film molto più complesso di quello che sembra, capace di raccontare con dolcezza, tatto ma anche durezza e verosimiglianza  non solo il rapporto architrave dell'intero film, ossia quello tra padre (scomparso) e figlio ma anche quello difficilissimo dello stesso figlio con la madre e quello quasi poetico con i propri nonni.
E' proprio forse questo overload di sentimenti e rapporti interpersonali a rappresentare al contempo un pregio ma probabilmente anche un piccolo difetto della pellicola, costretta a pericolosi funambolismi in sceneggiatura per restare in piedi.
Oskar ha perso il padre l' 11 Settembre. Ha vissuto la sua agonia attraverso 6 terribili chiamate al telefono. Quei 6 messaggi in segreteria sono apparentemente la cosa che più lega Oskar al ricordo di suo padre, un suo prezioso e terribile legame che non deve dividere con nessuno. E se invece fossero altro? E se Oskar le tiene per sè perchè nascondono un segreto per lui devastante?
Magnifico come il film in maniera del tutto naturale e lieve riesca a passare da quello che apparentemente sembra "soltanto" lo straordinario tentativo di un figlio di non dimenticare suo padre a quello che pare invece essere un modo a dir poco commovente di espiare una colpa più morale che effettiva.

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Oskar trova una vecchia chiave in un vestito di suo padre. Quella chiave deve aprire qualcosa, per forza.
E Oskar ha tutta New York per trovare la serratura giusta.
Si dice che quando il sole scoppierà noi ce ne accorgeremo soltanto dopo 8 minuti, il tempo che la luce arrivi sulla Terra.
Suo padre è morto e Oskar, con questa ricerca impossibile, tenta disperatamente di prolungare quegli 8 minuti che ancora lo legano a lui.
Il tratteggio del personaggio di Oskar è da cineteca, raramente capita per lo spettatore di arrivare a conoscere così bene un personaggio di finzione. Aiuta il personaggio la maestosa interpretazione del piccolo attore, capace di manifestare la gioia e la disperazione,la curiosità e l'intelligenza, il dolore e i dubbi che quella magnifica e al contempo terribile età cela dentro di sè.
Son talmente tante le tematiche affrontate dal film che bisognerebbe sacrificarne alcune per non rischiare di scrivere un poema (sai che novità).
- La meraviglia dell'infanzia, quel periodo fatto di scoperte, curiosità, intelligenza viva, sincerità nel sentimento, passione infinita per le cose. Oskar in questo senso è qualcosa di incredibile, mai visto un bimbo così stimolato e stimolante.
- Il tratteggio dei rapporti famigliari, quello straordinario col padre "uguale" a lui a differenza della madre (un'ottima Bullock, brava) così apparentemente lontana dal nostro mondo. Apparentemente già, perchè se una madre è una grande madre come quella di Oskar le apparenze piano piano muteranno del tutto.

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E quel rapporto così assurdo e difficile col nonno che non parla. Von Sydow è grande e la parte tra i due davvero notevole ma mi ha lasciato una strana sensazione, come di inutilità, di superfluo. Quel personaggio mi è parso più letterario che cinematografico, non lo so.
Eccezionale invece il rapporto con la nonna, a tratti lirico, come mi capitò di vedere con la nonna di Persepolis. La scena in cui sono sdraiati in terra la mattina dell' 11 settembre è qualcosa di unico, quasi un privilegio vederla. E tutta quella sequenza, con Oskar che si muove e risponde da sotto il letto, rimane probabilmente il punto più alto dell'intera pellicola.
- La Morte. Oskar ne è ossessionato. Non ha capito quella del padre, non si dà pace che quella bara sia vuota, non comprende come un uomo possa morire senza che conosca chi l'ha ucciso. Immagina come sia morto il padre (è convinto che sia uno dei falling men), ha sulla testa quei terribile 6 messaggi in segreteria. E nel diario vedremo alla fine la straordinaria sequenza in cui la sagoma torna su nelle torri. Hai ragione Oskar, perchè la vita per quanto possa essere bella e indimenticabile è una caduta continua, impossibile fermarla, impossibile prendere la direzione opposta. "Up" scrive Oskar, magari meraviglioso ragazzo, magari.
- L'Espiazione. Tutti nel film devono espiare delle colpe ma il tentativo che fa Oskar è qualcosa di grande. Cosa successe quando tuo padre moriva Oskar? Trovare quella serratura, trovarla per forza, il ricordo di suo padre vive in quella ricerca. In quella Spedizione.
- Il superamento delle proprie paure. L'America post 9/11 è l'america della fobie, paure reali o fittizie che quasi tutti portano con sè. Oskar in una straordinaria sequenza ce le racconta tutte. Molte le supererà. Quelle paure in realtà sono soltanto traumi dovuti alla perdita del padre. Non è una fobia della morte ma è una morte che genera fobie.

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C'è un tema però molto più piccolo e meno centrale che mi piace sottolineare.
Anche perchè tanto tempo fa scrissi un racconto che ieri, come un pugno allo stomaco, mi è tornato addosso nel vedere questo film.
Il racconto si chiamava Catarsi.
E' difficile spiegare la sensazione che ho provato.
Il film racconta altro ma quello che vedevo era in un modo quasi assurdo quello che circa 15 anni fa avevo scritto.
Quel bambino va di casa in casa.
Cerca la serratura giusta, chiede agli abitanti di ogni casa se avessero mai conosciuto suo padre, se quella chiave gli dice qualcosa.
Non troverà (forse) la serratura giusta ma troverà tante persone, tante storie diverse.
Ogni storia finirà nel suo diario, ogni volto, ogni sensazione.
Ma non è tanto importante ciò che Oskar ha provato.
Dobbiamo ribaltare l'ottica, è importante ciò che quelle persone hanno provato.
Hanno visto un bambino che cercava semplicemente di ricordare suo padre, che chiedeva a loro sconosciuti se lo avessero conosciuto.
Ecco, il mio bambino rappresentava altro, faceva altro ma offriva lo stesso regalo alle persone che lo accoglievano in casa.
Perchè quelle persone, giocoforza, si devono sentire purificate, devono capire che gli è successo qualcosa di grande.
Hanno vissuto una catarsi nell'amore di quel bambino.
Avevo sempre voluto che quel racconto fosse messo in video, ci andai quasi vicino in realtà.
L'ho visto ieri.
E ho pianto.

 ( voto 8 )

21 commenti:

  1. Ancora mi manca, ma temo fortissimamente una dose di retorica che al saloon rischia di provocare scuotimenti di bottiglie.
    Staremo a vedere.

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    1. Lo temo fortemente anche io, non lo vedere :)

      In 2,3 scene quella sensazione l'ho avuta anche io ma lo trovo comunque un film straordinariamente intenso di suo, senza tanti giochetti.

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  2. Ti adoro!!! ;)
    Io ancora non l'ho visto, vado venerdì credo, ma questo film mi ha toccato l'anima già dal trailer e mi fido tanto del tuo giudizio!
    Ho sentito solo commenti negativi, quindi leggerti è stata una porta che si riapre alla speranza che forse non ci ho visto male.
    Poi ti farò sapere e se scrivo una recensione ti avviso :D

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    1. No, vabbeh, non mi devi adorare a prescindere, ma che sei matta?
      Mi dai troppa fiducia, mai fidarsi di un'entusiasta...

      E ora siamo a due responsabilità, gigantesca per SNY, grandina per questo...

      Famme sapè cara, massacrami pure.

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  3. no dai.
    ruffianata e americana invereconda, giunta tra l'altro fuori tempo massimo.

    nel paese delle creature selvagge era tutt'altra (gran) cosa!

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    1. nel paese delle creature selvagge è uno di quei film che dopo 20 minuti avrei voluto mandare avanti velocizzato, solo per sfregio. beate videocassette!

      (dae, oggi ho fatto vedere a scuola rosso come il cielo. non m'han dato soddisfazione. i maschi si son messi a fare gli scubidù. gran tristezza)

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  4. l'ho visto e non mi è dispiaciuto, il finale mi ha emozionato ma non il resto non mi ha preso così tanto...

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  5. Eccomi qui! Ho appena scritto la mia recesione che puoi leggere qui, niente a che vedere con la tua, che è magnifica come sempre.
    Ciaoooooo!!!
    Una responsabilità è superata :) Vai tranquillo!

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  6. Giuseppe (ho scoperto il tuo da qualche commento), hai scritto, a proposito del nonno, che ti sembra più un personaggio letterario che cinematografico: che cosa intendevi dire? Quali sono, secondo te, i tratti distintivi dei due personaggi?

    P.s.: a me il film è piaciuto parecchio e, nonostante fossi prevenuto su un tema così facilmente prestabile a retorica e sentimentalismi, l'ho trovato tutt'altro che un'americanata. Quando l'avrò rielaborato (e rivisto almeno un paio di volte), magari ti scrivo qualcosa di sensato ;)

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    1. 1 anno e 1 mese dopo è dura ricordarsi bene certe sensazioni...

      però rileggendo la rece credo che volevo dir questo.

      ci sono personaggi che in un romanzo hanno un'importanza che poi in celluloide può venir meno.

      credo che nel romanzo in questione la figura del nonno sia importantissima e abbia un valore pari o forse superiore a quasi tutte le altre. E probabilmente le pagine più belle saranno quelle che racconteranno di loro.
      Però in un libro è difficile accorgersi dell'importanza di un personaggio, la lettura, attività molto attiva rispetto a quella più passiva del cinema tende a dare più valore a ogni personaggio che incontri.
      In un film di 2 ore tutto è più raccolto, veloce, sbrigativo e alla fine del film pur apprezzando notevolmente quel personaggio ho avvertito una specie di inutilità dello stesso.
      Rispetto a tutto il tempo che il regista ha dato quel rapporto alla fine il "risultato" era sotto le aspettative, non decisivo per niente.
      Nel cinema non si può sprecar tanto tempo per qualcosa di non decisivo, è più difficile.
      Mi dispiace spiegarmi così male ma è passato troppo tempo...

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  7. No no il concetto è chiaro: il Cinema è sintesi, siamo d'accordo (non a caso nei film le caratterizzazioni esplicite dei personaggi, di solito, sono racchiuse in brevi frasi. Un esempio da "C'era una volta in America": il protagonista, De Niro, è un signore anziano che da giovane è stato un boss della mafia di New York. Quando i suoi migliori amici muoiono in uno scontro a fuoco con la polizia, decide di scomparire, e torna in città solo trent'anni dopo per regolare i conti con l'uomo che li ha traditi. A un vecchio compagno d'avventura che gli chiede che cosa abbia fatto in tutti quegli anni, De Niro risponde così: "Sono andato a letto presto", rendendo in un'unica battuta l'idea del tipo di vita ritirata e monotona condotta in quel lungo periodo).

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    1. Esatto ed è proprio questo il problema.
      Il personaggio di Von Sydow non è stato "sintetizzato", ha preso buona parte del film senza portare a tanto.
      In un libro ce ne saremmo fregati forse godendo di quelle pagine, in un film mi aspettavo uno sfogo maggiore finale.
      Ma vado a tentoni cercando di ricordare vecchie sensazioni.

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  8. l'ho visto oggi, per me è 9! direi che CATARSI è un ottimo titolo! p.s. le cose da dire sarebbero tante..

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    1. meno male...
      sto film lo massacrano tutti

      non te l'ho fatto leggere Catarsi, ormai niente che ho perso tutti i miei racconti

      non ti perdi nulla

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    2. gran bel film, il bambino poi è bravissimo e, incredibilmente, anche la Bullock recita almeno benino.

      Forse tra le migliori pellicole incentrate sulla tragedia dell'11 settembre, tra l'altro oggi è l'11, mamma mia son gia passati 12 anni

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    3. mamma mia è vero, che coincidenza...

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  9. Tenterò di raccontarlo in poche parole.
    Molto forte,
    Incredibilmente vicino.

    Credo di essere ufficialmente innamorato di Jonathan Safran Foer.

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    1. Ahah, questo però lo hai visto vero?

      o parli del libro e basta?

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    2. Ahahah, questo ho visto il film e non ho ancora letto il libro.
      Ma lo devo leggere, oh se lo devo leggere.

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    3. Ahah, delle tre ipotesi

      sì film sì libro
      no film sì libro
      sì film no libro

      quest'ultima era quella che avevo preso meno in considerazione ;) (facendo 1 + 1 col commento in Ogni cosa è illuminata)

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due cose

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3 ciao