13.8.19

Oltre l'Immagine, viaggio nel significato nascosto dei film (11) - "Revolver" - di Edoardo Romanella


Undicesimo appuntamento con la rubrica di Edoardo (trovate tutti gli altri articoli nell'etichetta "oltre l'immagine")

Jack Green (Jason Statham) esce di prigione dopo sette anni, deciso a vendicarsi del boss Dorothy Macha (Ray Liotta), l’uomo che ha ucciso la moglie del fratello e a causa del quale è stato arrestato. Va nel suo casinò e lo umilia nel gioco d’azzardo, portandogli via un mucchio di soldi; di lì a poco fa conoscenza di due strani individui, Zack e Avi, che sembrano sapere molte cose su di lui. Ciò che segue è un enigmatico viaggio tra la realtà e i meandri della sua mente, tra i suoi demoni interiori e un mondo cinico e spietato. Fine trama.

E fu così che Guy Ritchie si ispirò a David Lynch, mantenendo il suo stile tipico (tanti personaggi, scene frammentate, spezzoni umoristici), ma uscendo dai canoni che solitamente lo contraddistinguono (chi ha visto film come Lock and Stock o Snatch sa di cosa parlo).

Sia chiaro, questo regista ne ha girati di capolavori (e non parlo solo dei due film citati sopra), ma stavolta si è davvero superato, realizzando un film praticamente perfetto, un film colossale, eterno, che a mio avviso entra di diritto nei dieci più grandi film mai realizzati. Qui andiamo oltre la tecnica registica, oltre la fotografia e oltre la sceneggiatura, ricalcando anche l’onda di pensiero secondo la quale Jason Statham sia bravo solo con lui (comincio a crederlo anch’io).
A tratti possiamo ammirare una innegabile originalità delle scene, espresse mediante segmenti animati che si alternano alla pellicola, e che ricordano Natural Born Killers, dando al film una sorta di potere onirico ancora più evidente. L’unica cosa che effettivamente non capivo era il titolo: la Revolver è una pistola a tamburo, e in tutto il film se ne vedranno giusto una o due, in un paio di comuni sparatorie, scene di secondaria importanza. Poi, leggendo un’intervista a Guy Ritchie, ho trovato scritto il motivo di tale scelta, ed è…attenzione… attenzione… perché gli piaceva la parola Revolver.



Numerosi sono i riferimenti rivolti anche all’esoterismo ebraico, in particolare alla cabala; di conseguenza i numeri in questo film assumono un significato ben preciso, così come anche i nomi, tra cui Avi (Abramo), Zack (Isacco), e Jack (Giacobbe); di grande effetto e di grande impatto filosofico sono inoltre le frasi sull’esistenza, sparse per tutta l’opera.
“Temetemi o riveritemi, ma per favore, ditemi che sono speciale. Siamo solo scimmie, avvolte in bei vestiti, che implorano l’approvazione degli altri.”

 



Badate bene a ciò che ho scritto all’inizio comunque: lui si ispira a Lynch, ma non ricalca il suo simbolismo o le sue trame, non c’è traccia di sogno (Eraserhead, Velluto Blu, Strade Perdute o Mulholland Drive) o pensiero libero (INLAND EMPIRE).
In ogni caso resta un film di difficile interpretazione, per cui di seguito scriverò la spiegazione.

A tal proposito ho letto di tutto in rete, da gente che lo ha stroncato senza pietà per il fatto di non averci capito nulla, ad altri che citano Kierkegaard, Platone, Freud, per spiegare il film, vedendoci significati filosofici pseudo-intellettualoidi che non c’entrano nulla con le immagini o con la trama. A queste due categorie dico solo una cosa: CAMBIATE SPACCIATORE.

Nota: nel frattempo, dal momento che quest’articolo risale al 2012, alcuni blog e siti vari hanno pensato bene di “attingere” alla mia spiegazione, a tratti neppure cambiando le parole (compresa la frase finale, e mi viene da ridere). Non che abbia l’esclusiva, se ho pubblicato in rete l’articolo vuol dire che è di dominio pubblico, ma quantomeno potevate citarmi, dal momento che senza di esso non ci avreste capito un cazzo (scusate lo sfogo)!

Tornando alla pellicola, se non l’avete vista vi consiglio di farlo prima di leggere il resto. Credetemi, ne vale la pena.
Per capirlo dovete fare riferimento alle quattro frasi che compaiono prima delle scene iniziali:


1) L’unico modo per diventare più furbi, è giocare con un avversario ancora più furbo.

2) Più sofisticato è il gioco, più sofisticato è l’avversario.

3) La prima regola degli affari: proteggi il tuo investimento.

4) Una guerra non si può evitare, può solo essere rimandata, a vantaggio del tuo nemico.

In base a questi quattro concetti è regolato tutto il film, tra realtà, subconscio e fisica quantistica. Numerose sono le scene di difficile comprensione: lui che sviene prendendo le scale per uscire dal casinò, con un biglietto che dice: “Prendi l’ascensore”, e di lì a poco gli viene trovato un elemento tossico nel sangue che gli lascia tre giorni di vita; l’altro biglietto che gli dice di abbassarsi, e abbassandosi evita le pallottole; Zack e Avi, che sembrano sapere tutto su di lui, e “prendendolo” ai loro servizi lui guarisce inspiegabilmente dall’elemento nel suo sangue; la scena in cui viene investito da una macchina, dove le riprese tornano indietro, mostrando che evita l’incidente; il signor Gold, di cui l’esistenza tutti stentano a credere, ma del quale tutti hanno paura, il Signor Mistero, il Signor Nessuno...

Per facilitare la comprensione, fate riferimento alla scena in cui Jack Green gioca a scacchi con Avi: nella partita cita le frasi dette sopra, spiegando che in una qualsiasi situazione c’è una vittima e un avversario, il trucco sta nel diventare tu l’avversario, facendo così credere alla vittima di avere in pugno la situazione, mostrandogli una strada e lasciando semplicemente che la segua, convinta di stare vincendo, ma in realtà si sta mettendo il cappio al collo da sola. In questa fase Jack introduce una quinta affermazione:

5) Il nemico si nasconde nell’ultimo posto in cui guardi.

Applica questo metodo nella partita con Avi, vincendo facilmente, e così fa anche nelle partite a scacchi che seguiranno con il progredire del film. La realtà però è un’altra: è Avi che sta giocando con lui, sta giocando con la sua mente, gli sta facendo credere di essere l’avversario, ma è la vittima.
Questa è l’essenza dell’opera, il dualismo tra vittima e avversario: Zack e Avi , come loro stessi svelano alla fine, sono i due carcerati che stavano ai lati della cella d’isolamento del nostro protagonista, e che un giorno sono inspiegabilmente scomparsi, nessuno sa come; nel loro frangente in carcere tramite libri di matematica, scacchi e fisica quantistica hanno elaborato una sorta di “onnipotenza”. Di fatto sono due individui straordinari, dalle capacità fuori dal comune: inducono loro l’elemento nel sangue di Jack, poi lo guariscono, e sono sempre loro che gli permettono di evitare le pallottole con il biglietto, così come sono loro che lo fanno “evolvere”, evitandogli anche l’incidente con l’auto, tramite squillo del cellulare.
Ogni azione comporta una reazione, è tutta UNA PARTITA A SCACCHI.



Mentre erano in prigione promisero a Jack di portarlo con loro, ma ciò non è successo, perché, spiegano alla fine, lui non era pronto.

“L’unico modo per diventare più furbi, è giocare con un avversario ancora più furbo”, e così inizia il percorso con Jack, per farlo diventare come loro.
Ma del resto: “Più sofisticato è il gioco, più sofisticato è l’avversario”. Il cammino non è facile, Jack deve evolvere la sua mente, e deve anche liberarsi della sua avidità per il denaro, che lo rende schiavo. Quindi, dal momento in cui lo prendono sotto la loro protezione gli tolgono tutto ciò che possiede.
Ricordate però qual è “La prima regola degli affari: proteggi il tuo investimento”. Nel suo percorso i due lo aiutano costantemente contro il resto del mondo, come già detto sopra nel caso dell’elemento nel sangue, della sparatoria e dell’incidente, come fosse una partita a scacchi, il cui avversario è Macha e il mondo esterno. Ma per vincere la partita deve diventare lui l’avversario.
Tuttavia: “Una guerra non si può evitare, può solo essere rimandata, a vantaggio del tuo nemico”, e qui è emblematica la scena in cui Jack va a casa di Dorothy Macha mentre dorme, ma non lo uccide, gli fa credere di essere lui il nemico, gli fa credere di essere l’avversario, facendo la parte della vittima, donando anche soldi a suo nome.
Tutto ciò è reso possibile da Zack e Avi che, come scritto sopra, possiedono un’aura quasi soprannaturale.

Sembra che ogni essere umano abbia paura del signor Gold, e loro due invece si dice gli abbiano “pestato i piedi”, senza subire alcuna conseguenza.
La spiegazione è semplice: il signor Gold altri non è che Jack Green, rappresenta il Male che è in lui (il Signor Nessuno).
In realtà controllano tutto Zack e Avi (“Noi siamo te”), il nostro protagonista è inconsapevole, non gli permettono di sapere, perché lo stanno aiutando, lo si capisce anche dalle persone a cui prestano i suoi soldi, persone disperate che non potranno mai restituire la somma ma che, inspiegabilmente, non subiscono alcuna conseguenza per questo. Tutto per farlo proseguire nel suo percorso, poiché deve liberarsi dal Male che è in lui. “Il nemico si nasconde nell’ultimo posto in cui guardi”.
Così alla fine di tutto, tra enigmatiche donne al servizio del signor Gold (in realtà, come detto sopra, dietro Zack e Avi), mafia orientale (che, piano piano, soccombe per intero), sadici scagnozzi uccisi da un abile cecchino (Sorter) in un percorso di redenzione (ucciso poi anche lui), rimane Jack Green che, terminato il suo percorso, va da Dorothy Macha, il quale ha rapito la figlia di suo fratello.

Ma tutto è già stato scritto: Macha è la vittima, e, mentre il suo avversario lo guarda, si punta la pistola alla tempia, e spara. SCACCO MATTO.


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