26.10.20

Recensioni: "Nell'erba alta" e "Leatherface" - Due al prezzo di uno

Torno a recensire con due film, due horror o simili, come minacciato.
Lo dico subito, poteva andar meglio (in realtà vedo horror per passare il tempo, non per forza per trovarne di belli).
Il primo è discreto, Nell'erba alta, tratto da un King recente.
Soggetto interessantissimo e metaforico, prima parte quasi eccellente, ma poi il plot tra incoerenze e semplificazioni perde del tutto quella potenza metaforica di cui sopra.

Il secondo è il prequel di Non aprite quella porta, "Leatherface" (sì, ne avevano già fatto uno ma non del vero capostipite, spiego dentro meglio), girato dai registi de A L'Interieur.
Banalotto, bruttino, un tentativo di mostrarci Leatherface come un bravo ragazzo (e pure bello) rovinato dagli eventi, diventato mostro per troppo dolore.
Magari le intenzioni erano interessanti, ma il film è veramente poca cosa. In ogni caso da vedere per i malati della saga

Fino all'Università (cominciata addirittura a 26 anni, per puro piacere) ero un lettore di King straordinario. Anzi, potremmo dire che fossi il Lettore numero 1 del Re (alla Misery insomma), magari a parimerito con tantissime altre persone certo, ma sempre numero 1.
Questo perchè, se non sbaglio, avevo letto TUTTI i suoi romanzi scritti fino a quel momento (diciamo 2003)..
Poi Lettere all'Università mi ha fatto virare strada, scoprire tanti percorsi nuovi e non sono più tornato da quel mio amore giovanile.
Insomma, sono 15-16 anni che non frequento King.
Non solo mi son perso almeno 20 romanzi ma anche tantissimi film (o miniserie) derivati da essi (recentemente mi ricordo però il bellissimo Il Gioco di Gerald, quello che per me rimane il miglior film di Flanagan).
Lo ritrovo adesso, quasi per caso, con questo Nell'erba alta.
Allora, siccome vorrei scrivere recensioni leggermente più corte lo dico subito. Il soggetto di questo film (quindi, presumo, del romanzo) poteva esse davvero tanta roba, metaforico come pochi e interessantissimo. Ma nella pellicola tutte le premesse o vanno in vacca oppure sono trattate superficialmente oppure si perdono qua e là risultando davvero poco potenti. Non so se nel libro accadeva questo ma qui si recensisce il film.
Alla regia addirittura Vincenzo Natali, di cui vidi soltanto il suo folgorante debutto, il cult Cube (e non "The Cube" come credevo) senza poi frequentarlo mai più.
E che mi ritrovo? una specie di Cube campestre, con 5 personaggi che si ritrovano in un luogo - in questo caso un campo di erba altissima - dal quale non riescono più ad uscire.
Il film è discreto, per più minuti ti dà anche l'illusione di poter diventare ottimo, proprio quando speri che la metafora che si sta formando diventi sempre più interessante.
Perchè quelle persone non riescono ad uscire? Cosa rappresenta quel luogo? E quella Pietra Nera? ecco, il film ha il grandissimo merito di tenerti per almeno 40 minuti con la soglia dell'attenzione molto alta, specie perchè non sai assolutamente dove andrà a parare, nemmeno come genere.
Poi, però, tutto inizia ad essere debole, incoerente, poco interessante, e quella simbologia di cui sopra va a farsi fottere, tanto che, io che volevo spendere belle parole per interpretarla, mi trovo quasi svogliato a farlo.
Sicuramente quello è un luogo dove si incontra sè stessi, dove ad esempio lei capisce la bellezza di esser madre, dove probabilmente chi rimane dentro ci resta per espiare delle colpe troppo forti (non a caso restano dentro i due che uccidono o che comunque aveva grosse colpe alle spalle). Sì, ok, ma io di solito co ste metafore mi emoziono, qui l'ho trovate appiccicate solo per dare autorialità.
Tra l'altro in questa lettura non si capisce perchè non esca fuori anche la madre del figlio, lei così vittima innocente, lei non costretta quindi a diventare tutt'uno con l'erba, con quel luogo.
Forse però l'insegnamento più grande del film è quello dello "stare insieme", del non abbandonarsi mai, ma anche qua bellissime premesse portano a risultati incoerenti, confusi ed annacquati.
Ci sono bellissime riprese dall'alto, c'è un luogo suggestivo e usato alla grande (anche se alla lunga stanca), ci sono un paio di sequenze stupende (quella dentro la goccia di pioggia è da infarto), c'è un iniziale uso dei paradossi temporali molto accattivante ma che poi risulta confuso e fastidioso (consiglio a tutti il film Triangle, lì sì abbiamo una cosa simile resa al top), ci sono un paio di attori buoni e, in generale, si arriva alla fine abbastanza bene.
Ma i difetti son tanti, in primis la sceneggiatura come dicevo. Per non parlare di terribili inserti di computer grafica (gli incubi di lei) e vicende messe lì totalmente a caso (la Chiesa, quegli adepti con le maschere, tutti elementi non sviluppati).
Nel finale lui che riesce a salvare tutti gli altri sacrificandosi e sdraiandosi a terra è IDENTICO, sia come significato che come scena, al finale per eccellenza della storia delle serie tv, quello di Lost.
In definitiva un discreto film che butta al macero una grandissima occasione per essere notevole


Per prima cosa mi viene da dire "che casino...".
Ora, io non sono certo un esperto della saga del Texas Chainsaw Massacre ma non sono nemmeno l'ultimo arrivato dato che li ho visti più o meno tutti e che considero Leatherface uno dei 3 cattivi-mostri più belli della storia dell'horror.
Però, lo ammetto, mi son dovuto fiondare su wikipedia per rimettere insieme i pezzi. Questo perchè ricordavo già un prequel, "Non aprite quella porta - L'inizio", e quindi ritrovarmene un altro mi ha un pelo confuso.
Poi ho capito che quello là era il prequel del remake di Non aprite quella porta, il film per capirsi in cui c'era la Biel (film che adoro e che per me rimane il secondo migliore su 8 della saga, anche se la critica l'ha ammazzato).
Mentre questo qua, "Leatherface", è in realtà il "vero" prequel, visto che il film di Nispel era da considerarsi più un reboot che non rispettava l'originale (basta dire che il cognome della famiglia nel remake di Nispel - e qundi relativo prequel - era Hewitt mentre nell'originale è Sawyer, cognome mantenuto in questo Leatherface. Ma anche i personaggi creati da Nispel erano praticamente tutti diversi rispetto all'originale, tranne ovviamente l'irrinunciabile Leatherface).
Insomma, avete capito no?

Io sì ma non ho più voglia di spiegare.
Ecco, alla regia hanno scelto Baustillo-Maury, la coppia francese che giro il supercult A L'interieur.
Tutti lo adorano anche se io continuo a pensare che il loro miglior film sia il misconosciuto Livide, pellicola che se non fosse per qualche macrodifetto nel secondo tempo sarebbe stata veramente magnifica.
Ecco, magari non tutti saranno concordi sul loro miglior film ma sono sicuro che tutti concordiamo sul loro peggiore.
Che è questo qua.
Leatherface.
Qual è la cosa più sconvolgente del film?
Scoprire che Leatherface era piccolino, BUONO e BELLO. Ok sì, mezzo psicopatico perchè comunque cresciuto in una famiglia che per pasto magna le persone ma, a parte questo, un ragazzo di grandissima umanità, capace di profonda empatia e tanto bisognoso d'amore.
Nel prologo lo vediamo bambino venire arrestato insieme ad altri suoi due fratelli (la loro famiglia ammazza gente continuamente). I due più piccoli finiscono in un "riformatorio/casa di cura" per minori.
Tutta la prima mezz'ora si svolgerà lì, poi i due, insieme ad altri due pazzi - quelli sì pazzi davvero - approfitteranno di una rivolta nel manicomio per scappare. Da lì ci sarà una grandissima scia di sangue e il nostro ragazzo bello e buono si trasformerà, sia fisicamente (sfregio al viso) sia psicologicamente (diventerà cattivo per troppo dolore) nel Leatherface che conosciamo (10 minuti di film se va bene).
Allora, funziona poco e niente.
Creare questo background del, scioglilingua, "nostro mostro" magari ce lo rende più umano ma, secondo me, lo rovina anche.
Io lo adoro proprio perchè mi sembra un bambinone pazzo, non un ragazzo buono stravolto dal dolore.
Tra l'altro ho sempre visto molta sofferenza e umanità in Leatherface, si intravede lo stesso, scrivere una storia così secondo me non ha senso.
Detto questo il film è comunque banalotto e innocuo nel plot, prevedibile, a tratti noioso, e troppo "fuori" dalle atmosfere dei Non aprite quella porta.
Attori sufficienti, regia discreta, qualche bella scena (il topo in bocca, il massacro al bar - scena presa da Pulp Fiction credo - , e soprattutto l'unica scena veramente malata e sporca del film, l'unica che ci riporta alle atmosfere della saga, ovvero quella del sesso vicino al cadavere). Tra l'altro lei, la bionda, è forse il personaggio più riuscito sia perchè solo col corpo sa raccontare una storia (è tutta bruciata quando si spoglia) sia perchè - ed è l'unica - avrebbe potuto trovare un posto nei migliori episodi del franchise.
Qualche scena ridicola (i 3 nascosti dentro una mucca, ahahah, quando soltanto l'obeso era il doppio dell'animale), qualche scelta assurda di casting (Dorff che sull'incipit ha 20 anni più della figlia? mah...), macelleria qua e là anche ben fatta ma mai "fastidiosa" (il malato di cui sopra) per un film che è un compitino filologico (voler mostrare le VERE origini di Leatherface) ma che si rivela semplicemente un tentativo di far soldi con una saga ormai satura

5/5.5

8 commenti:

  1. Del primo non sapevo nulla.
    Il secondo mi incuriosiva per i due registi, ma me ne hanno parlato così male da aver abbandonato ogni proposito...

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    1. mi raccomando, non andare a recuperare quel proposito

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  2. Nell'erba alta una delle peggiori trasposizioni (e dire che ne hanno sbagliate molte!) di King (anche se è di King e figlio) a mio avviso.. Triangle "filmone" di quel genere, assolutamente da non perdere per amanti di sci_fi (sigh sigh quest'anno mi è saltato il Trieste Science Fiction Festival per ovvi motivi)

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    1. Triangle veramente bellissimo

      ricordo però che all'epoca io consigliavo sto film e la gente però se vedeva un altro Triangle, bruttissimo

      in 5-6 mi scrissero sta cosa. Ma la trama era tutta diversa, non capisco come potevano pensare fosse lo stesso film :)

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    2. Hahahahahha sono morto dal ridere! Ben tornato Giuseppe, è sempre un piacere

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    3. la stessa cosa mi è capitata con Circle, io ne ho recensito uno e 3-4 persone invece mi parlavano di quello con "Hermione" (che poi è The Circle)

      buffo che sti fraintendimenti siano capitati con due film geometrici, cerchi e triangoli :)

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    4. Anche Circle l'ho amato! Su quel genere Circle, personaggi egoisti trama densa di significati e originale, ti consiglio senza dubbio Exam (con Luke malby)

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    5. bellissimo Exam, visto e recensito ;)

      anche El Metodo ricorda un pò sta tipologia

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