26.10.12

Recensione "Sharktopus" - Gli Abomini di serie Z - 19 -


O.k, questa in realtà non è la recensione di Sharktopus.
Perchè approfitto di aver visto sta boiata per dire la mia DEFINITIVA sui monster movie scrausi.
Chi mi legge saprà che i miei gusti cinematografici vanno principalmente in due direzioni completamente opposte, il grande cinema d'autore pieno di contenuti e l'horror, ben volentieri anche quello scrauso.
Però il monster movie scrauso lo ODIO.
ODIO.
Sto parlando di quei filmetti in cui gli animali sono:
1 perlopiù giganteschi (tanto che tremo ogni volta che su un titolo vedo Giant o Mega, brrrrrr)
2 perlopiù marini (perchè diciamocelo, tutto sto filone deriva da Lo Squalo, non ce son catzi che tengono)
3 perlopiù modificati geneticamente
4 perlopiù uno contro l'altro (indimenticabili i titoli con vs, vedi Dinocroc vs Supergator o Boa vs Python, cioè un boa contro un pitone, masticazzi!, a che serve, ha un'istanza informativa per farci capire le differenze tra i due serpenti?)

Ecco, il terzo punto è quello più interessante perchè ci porta ad altre due possibilità.
La modifica genetica può aver portato a dimensioni pantagrueliche, vedi il cult Mega Shark vs Giant Octopus oppure ad un incrocio di specie come, per restare nel pezzo,il nostro Sharktopus, mezzo squalo e mezzo polpo. Non è un caso che fornendovi i due esempi abbia parlato in entrambi e casi soltanto di Shark ed Octopus perchè, e questo sopra l'ho dimenticato, un'altra caratteristica de sti film scemi è che gli animali sono:

5 perlopiù sempre gli stessi




Ora, io dico, vivaddio.
Perchè?
Perchè se i fenomeni dietro a queste operazioni un giorno, maledetto quel giorno, si svegliassero e si rendessero conto che esistono altri animali che con il mare o comunque con un certo retrogusto anfibio hanno poco a che fare sarebbe la fine.
Le possibilità di Mega, Giant e incroci vari sarebbero infinite.
No, tu immagina a quali derive potremmo arrivare.

1 derive domestiche tipo
Mega Rabcat vs Giant Chickdog
in cui un coniglio gigante che fa le fusa combatte contro un cane che fa le uova

2 derive giunglesche tipo
Monkele vs Girtig
dove una scimmia dotata di proboscide le suona a una tigre con un collo lunghissimo

3 derive aeree tipo
Giant Woodcock vs Eaglehawk
in cui un potentissimo uccello modificato, incrocio nientepopòdimeno che tra un falco e un'aquila deve vedersela sì con una semplice beccaccia, ma gigante.

Vi rendete conto?


Io con Sharktopus ho chiuso col genere, per sempre.E molte delle colpe ce l'ha anche il fratello di Julia Roberts.
Sì perchè forse se non ci fosse stato Eric Roberts su sto film, forse forse non l'avrei odiato così.
E forse avrei dato un'altra chance alla categoria.
Ma Eric Roberts è insopportabile dai.
Sul film fa solo un gesto, si toglie o rimette gli occhiali.
Almeno 15 volte.
Meno male che alla fine lo Sharktopus lo uccide.
Che poi muore in un'agonia terribile, terribile.
w lo Sharktopus
abbasso lo Sharktopus

voglio Monkele.

voto 2



25.10.12

Alla ricerca del tempo perduto (parte 2)

Continua la carrellata dei film visti in questi mesi e non recensiti. I voti, come dicevo nella prima parte, sono da prendere davvero con poca attenzione visto il ricordo semi-sbiadito di alcune visioni.

NAMELESS Visto praticamente insieme a Second name li confondo un pò data la stessa provenienza (Spagna) e la materia di base (sette sataniche). Curiosamente uno, questo, è di Balaguero, l'altro di Plaza, i due registi di Rec. Nameless lo trovai molto confuso e con una colonna sonora talmente invadente e irritante da voler togliere il dvd. Il finale è apprezzatissimo, il problema è che io ci sono arrivato completamente deluso. 5/5,5

SECOND NAME Molto meno horror e più drammatico dell'altro il film di Plaza procede molto lentamente per essere un thriller. Però l'intreccio non mi è dispiaciuto e la faccenda degli Abramiti e del secondo nome l'ho trovata molto interessante. Sti spagnoli co le cricchette sataniche son fissati. 6

LADDA LAND Horror thai dai grandi pregi e grandi difetti. Tra i primi un'eccellente regia/fotografia e la capacità rarissima di non avere un solo secondo di stanca, per le persone impressionabili è un salto dalla sedia continuo. Però la trama alla base è completamente scollegata con dei passaggi narrativi alla viemmeatrova. Non si capisce davvero di cosa voglia parlare il film popolato anche da alcuni personaggi inutili. Suggestivo però 6,5/7

MY SON MY SON WHAT HAVE YE DONE Ecco, questo avrei voluto proprio recensirlo per bene caspita. Lynch dietro l'operazione, Herzog alla regia, se un film doveva essere più d'autore di questo sarebbe stato difficile. E infatti non si capisce bene cosa la pellicola vorrebbe raccontare con una trama ridotta all'osso e una stasi senza soluzione di continuità (pare un ossimoro in effetti). Fortissima una componente psicologica probabilmente freudiana sul rapporto madre-figlio. Film senz'altro meritevole d'analisi ma oramai non ricordo nulla se non la grande ennesima prova di quel mostro che è Michael Shannon. A proposito, ho visto Michael Shannon in Take Shelter, Bug e qua, ha fatto sempre la parte del pazzo, incredibile. E, mi dicono, che anche in Revolutionary Road non è che sia tanto normale... 7

BUG Sottovalutato e misconosciuto film del Friedkin esorcistiano. Pellicola che narra di due giovani e della loro terribile e insanabile paranoia, quella degli insetti. Bravissimi gli interpreti, la Judd e il sopracitato Shannon. Film piccolo ma molto suggestivo dall'impronta quasi teatrale. 7

AMERICAN GOTHIC Me l'avevano venduto (o forse me l'ero venduto da solo) come un cult assoluto. Mah... Titolo senza senso, personaggi senza senso e trama con poco senso. Aridateme Scannati Vivi. 5

LAKE MUNGO Nettamente il migliore tra gli horror visti in questo periodo. Film che si spaccia così bene per documentario che ci sono praticamente rimasto fregato anche io. A chi piacciono le storie di fantasmi (più che fantasmi attivi qui parliamo di apparizioni in foto) la visione è imprescindibile. Il film va avanti aggiungendo ogni volta nuovi tasselli, la storia da drammatica diventa veramente terribile. Costruito che è una bellezza presenta nel finale una scena così spaventosa che non fatico a metterla tra le più spaventose di sempre per il sottoscritto. Non fa paura solo per quello che è ma per quello che rappresenta. 8

UBRIACO D'AMORE Ennesima conferma per l'Anderson di Boogie Nights, Magnolia, Il Petroliere e (lo voglio vedere!!!!!!!) del veneziano The Master. Ed ennesima grande conferma anche per Sandler dopo il magnifico Reign over me. Film che narra di un amore tanto dolce quanto surreale. Impossibile non innamorarsi del personaggio principale. 8

DEATH SENTENCE Cioè, non sono un waniano ma Wan ha talento. Il regista di Saw, Dead Silence ed Insidious per una volta si cimenta col thriller, un thriller sanguinario su una vendetta efferata (giustamente) come poche. Seconda parte un pò più debole ma il film avrebbe meritato maggior fortuna. 7

THE WOMAN IN BLACK Grandi mezzi, grande budget e di conseguenza grandi location e grande qualità tecnica. Ma a livello narrativo il film è un disastro assoluto, quasi niente da salvare. E Harry Potter, se mai ci doveva essere l'ennesima conferma, può interpretare solo Harry Potter. 4,5/5

AL CINEMA: IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO Se non fosse esistito il primo parleremmo di un gran film. Ma il primo, fortunatamente, è esistito e il confronto non regge. Lo script è talmente più povero che deve essere infarcito di una mezz'ora di scazzottate per pienarsi. E Bane non è il Joker ma un personaggio sì affascinante ma di cui non si riesce praticamente a capir nulla, un abbozzo. E poi per noi perugini sentirlo doppiato da Timi è stranissimo... 7,5

AL CINEMA: L'ERA GLACIALE 4 E così Timi si prende anche il doppiaggio di Manny, sono contentissimo per lui (sta a 40 km da me, l'ho conosciuto e volevo farci la tesi di laurea). Altro episodio della saga ancora una volta abbastanza solido anche se, credo, dovrebbe essere narrativamente l'ultimo. Il più avventuroso della serie ha in Capitan Sbudella il suo personaggio più riuscito. 7

L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE Il Gilliam più alto? Forse, anche se La leggenda del re pescatore sgomita non poco. Impianto narrativo impressionante tanto da poter risultare molto confuso ad una visione poco attenta. Grande atmosfera, grande idea, grandi attori. Un cult. 8/8,5

L'ARTE DEL SOGNO Mezza delusione. Gondry alla regia e Garcia Bernal attore principale mi facevano leccare le dita. Invece il film esagera nel suo continuo mixare realtà e sogno, si rischia l'overload. Un pò più asciutto sarebbe stato interessantissimo. Film che esalta come pochi la forza dell'immaginazione a contrastare le difficoltà della vita reale. 6,5

THE GAME Cazzarola, questo tutti sti anni me l'ero perso... E meno male che alla strofa in Kevin Spacey di Caparezza non avevo mai prestato troppa attenzione. Ottimo film tutto basato sul gioco dell'inganno. Il colpo di scena finale è fantastico ma apre semivoragini narrative o comportamentali che preferisco non analizzare. Faccio finta che vada tutto bene va. 7,5

AL CINEMA: RIBELLE. La Pixar è sempre la Pixar. La prima parte è strepitosa, simpatica, avventurosa e piena di scene e personaggi magnifici. Poi dopo la "trasformazione" il film diventa troppo femminile e sentimentale per i mie gusti. No, la mamma orso non mi è piaciuta. Ottimo il personaggio di Merida invece. 7,5

AL CINEMA: TED. McFarlane cerca di Griffinare il più possibile il film ma purtroppo non ha coraggio fino in fondo. Se si fosse incentrato tutto nella figura di Ted avremmo avuto un capolavoro mentre la storia d'amore seppur ben raccontata addolcisce troppo il tutto. Quattro, cinque scene di una forza comica pazzesca. E Mino Caprio è sempre strepitoso. 7

19.10.12

Alla ricerca del tempo perduto (parte 1)

Come dicevo, sti mesi in cui per parecchi motivi non riuscivo a seguire il blog di film ne ho visti, e parecchi. Purtroppo non ho nessun appunto ma affidandomi alla memoria e a un pò di ricerche sono riuscito a recuperarne 30 della, credo, 50ina che non ho recensito. Non sarà interessante sta carrellata ma almeno per me è divertente. Fino alla fine non sapevo so se mettere il voto, parliamo di visioni anche di 5 mesi fa, il ricordo è offuscato. Pochi capolavori, forse nessuno, ma anche poche boiate (tipo quella che posterò per intiero oggi o domani), una netta maggioranza di buoni film però. Proviamo a ricordare va:

L'ORDINE E' PER QUANTO POSSO CRONOLOGICO

AL CINEMA: ATTACK THE BLOCK Piaciuto. Un fantascienza mixato a un baby gang movie davvero carino. Ottimi i ragazzini, brillante e spassoso.Non mi ricordo chi ma c'erano 1,2 personaggi strepitosi. 7,5

SMALL TOWN Un obbrobrio allucinante con la peggior fotografia della storia del cinema. I primi 5 minuti credevo fosse un omaggio a Melies visti i fondali simil finti e la grana quasi cartoonesca, poi mi sono reso conto che faceva semplicemente schifo. Trama inesistente, personaggi al limite del ridicolo. Ah, doveva essere un horror. 2

AMORE TOSSICO Eccolo il famoso cult movie, il film che forse meglio di qualunque altro nell'intera cinematografia mondiale racconta lo sporchissimo mondo dell'eroina di strada (intesa come droga eh, non tipo Kick Ass). Film poverissimo, vero come pochi, attori tutti veramente drogati. E un finale fuga dalla realtà. Bello. 7

WELCOME Solito grande cinema francese da me amatissimo. Film perfetto che racconta la strana amicizia tra un'insegnante di nuoto e un giovane rifugiato che ha un sogno impossibile, attraversare la Manica a nuoto per raggiungere la sua amata in Inghilterra. Niente da dire, piccolo grande cinema. 8

CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO Thrillerino spagnolo con la solita grande Belen Rueda. Lo fa distinguere dagli altri film del genere un forte sottotesto sociale che sarebbe piaciuto tanto a Marco Berry e al suo Invisibili. Un pò confuso ma affatto malvagio. 6,5/7

AL CINEMA: CHRONICLE Oh, non ne leggo benissimo ma a me che odio i film sui poteri speciali è piaciuto moltissimo perchè, fuor di marvelloni e abiti di scena, racconta di come suddetti poteri sono finiti per caso nelle mani di 3 ragazzi. L'uso "domestico" di tali abilità, il climax ascendente di tensione e una per niente banale riflessione su come il potere possa cambiare l'animo umano e renderci pericolosi sono tutte caratteristiche che mi hanno reso piacevolissima la visione. Ottimi gli effetti. 7,5

SHELTER Thriller psicologico sulla doppia personalità di cui ricordo veramente poco se non che non mi prendeva affatto ed era parecchio confuso. Non lo so, magari sbaglio. 5

AL CINEMA: UNA SEPARAZIONE Ottimo film stra-osannato dalla critica. La qualità più grande è lo straordinario uso dei dialoghi in sceneggiatura visto che il film, di base, ha una trama ridotta all'osso. Davvero perfette le interpretazioni dei due protagonisti. Non ci ho visto tanti sottotesti politici o sociali. Raro esempio di come si possa scrivere cinema anche senza un'idea importante di fondo 7,5/8

THE WOMAN Eccola, questa è forse la delusione dell'anno visto che ne avevo letto come tra i più bei, se non il più bello, horror degli ultimi anni. Purtroppo è l'unico film in vita mia visto al pc, credo che il problema sia quello. L'ho trovato amatoriale nella scrittura, ai confini del comico a volte. Ma l'interpretazione della McIntosh è qualcosa di indimenticabile, un animale ferito di potenza straordinaria. Non mancano momenti davvero ottimi ma mi aspettavo di più. 7

AL CINEMA: BIANCANEVE E IL CACCIATORE Rivisatazione dark tutta incentrata sull'avventura e sugli ottimi effetti speciali. Credo che per gli amanti del genere sia davvero un ottimo prodotto visto che anche io sono arrivato abbastanza tranquillo alla fine della visione. Charlize Theron bellissima e cattivissima, la Bella di Twilight invece non mi convince davvero più, tanto da non ricordarne nemmeno il nome... 6,5

AL CINEMA: LA COSA (2011) Ovviamente bastonato da tutti perchè toccare i mostri sacri è considerato reato di lesa maestà. Io invece l'ho visto come omaggio al film di Carpenter visto che ricostruisce, rispettando moltissimo l'opera precedente, tutto quello che è successo PRIMA dell'arrivo di quel cane nell'indimenticabile prologo del capolavoro ottantiano. Grandissimi effetti digitali. 7

LA COSA Tornai dal cinema e per legare bene i due film lo rividi. Purtroppo era notte inoltrata e avevo un sonno assassino. Ma tanto c'è poco da dire o da fare, capolavoro assoluto dell'horror. Bello ritrovare piccoli o grandi legami con il nuovo film. Gli effetti, non visivi o digitali ma i cari e vecchi effetti speciali, sono di un livello impressionante. 8,5

PARADISO AMARO Molto interessante. Film che parla di tematiche importanti come la morte, il dolore, la rabbia, i segreti, gli affetti famigliari, l'orgoglio e il perdono. Mai pesante, mai eccessivo, mai retorico. Classico film di sceneggiatura. E Clooney è sempre Clooney.  7,5

AL CINEMA: CHERNOBYL DIARIES Oh, qua sono davvero una voce fuori dal coro. L'ho trovato davvero buono con delle ambientazioni e una regia strepitosa che forse molti hanno fatto finta di non vedere. L'atmosfera è quella giusta, l'idea di base molto originale. Pecche? Lo sfruttare un'immane tragedia e un finale che convince pochissimo. Lo rivederei, pensa un pò. 7

18.10.12

Comunicazione di servizio

Ho risposto, spero, a tutti i commenti lasciati in sospeso questi mesi.
Peccato perchè ce n'erano di davvero belli e interessanti, non so se chi l'ha scritti tornerà mai o vedrà le mie risposte.
Comunque d'ora in poi cercherò di non abbandonare mai più per troppo tempo questo blog, qualsiasi cosa (mi) accada.
Un bacio a tutti e... buoni film :)

Recensione: "Altitude"

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Ho una paura tremenda dell'aereo, tremenda.
In realtà non ho paura dell'aereo in sè ma che cada.
Con me dentro ovviamente.
Quindi tecnicamente non ho paura di volare ma di cadere.
Sarà per questo che sto thrillerino affatto banale mi è piaciucchiato.
Cioè, il 91% del tempo è con loro in volo e se uno ha paura di volare (cadere) è normale l'empatia con i malcapitati.
Anche se in realtà, e qui sta una delle originalità della pellicola, il pericolo maggiore che i protagonisti affronteranno nei cieli non è l'essere senza carburante, non è il trovarsi in una nube nera a visibilità 0, non è avere l'aereo in condizioni pietose, no, è qualcos'altro di davvero insolito. E ancora più insolita sarà la geniale motivazione che sta dietro a questo qualcos'altro davvero insolito.
La protagonista (già vista e "segnalata" in Autopsy) è di una bellezza illegale, sembra essere un'altra Megan Fox. Sì, per me è Megan Fox 2, anzi per essere un pò più televisivi è Megan Fox +1. Gli attori son bravi, anche quello col personaggio insopportabile regala una mezz'ora di altissima qualità (film visto in lingua originale) quando inizia a svalvolare e sussurrare ciò che crede di aver visto. Avere attori discreti era condizione indispensabile visto che il film è interamente ambientato in un abitacolo. Discreta l'atmosfera e gli effetti, credo il massimo ricavabile dal budget investito. Qua e là qualche scena insensata o inverosimile fa capolino ma tutto nella norma.

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Poi il film si impenna con 2,3 trovate geniali magari nipoti o anche figlie di qualche episodio dell'indimenticabile Ai confini della realtà (ah, che tempi, ah.............ah) ma comunque inserite perfettamente nel plot.
Prima le ipotesi affatto peregrine che fanno i protagonisti per giustificare quello che gli sta accadendo (sogno, complotti), ipotesi che potevano benissimo esser lor stessi colpi di scena se non fossero, appunto, gli stessi ragazzi a bruciarceli. Poi la storia del fumetto (do you know storyboard...? sto zitto...) fino a quello che pare il colpo di scena definitivo. L'ho apprezzato davvero tanto perchè mix tra l'immenso potere che ha la fantasia e la reificazione degli stati mentali, concetto davvero interessante.
Quando il film, come il suo aereo, sembra ormai atterrare in un punto preciso ecco l'ulteriore colpo di scena.
I piani temporali si mescolano in in modo davvero notevole.
Forse il futuro si può cambiare.
Forse si può cambiare persino il passato.
Forse si può sacrificare un amore futuro per permettere che quello stesso amore cominci molto prima.
O forse il futuro non è mai esistito o è esistito solo nel passato.
O forse ancora non c'ho capito na sega.
Estiqatsi.

( voto 6,5 )

15.10.12

Recensione "Paranorman"

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Provo a far ripartire ancora una volta questo (da me) amatissimo blog. Non prometto affatto che la ripartenza sia lanciata, che il motore non vada presto a farsi friggere di nuovo, che non sbatti di nuovo contro un muro a 180 l'ora. Ma per camminare bisogna pur sempre partire. E per (ri)partire bene bisogna sempre farlo col piede giusto chè altrimenti si rinciampa subito. E il piede in questione è questo meraviglioso cartone in stop-motion (ma non stop-emotion), che non so perchè mi ha fatto tornar voglia di commentare. Anche perchè film qua sti due mesi si son sempre visti, mi fermerebbe solo la cecità (a proposito di cecità, credo che tra pochi giorni sto termine lo riutilizzerò in altri contesti), ma pur vedendone di belli, brutti o interessanti (almeno una trentina) la tastiera mi sembrava una sorta di Triagolo delle Bermude dal quale le mie dita-navi dovevano a tutti i costi star lontano.
Paranorman è la storia di un bambinetto che ha una speciale qualità: vede le persone morte. O.k, non è Haley Joel Osment (a prop, dov'è finito? era davvero un prodigio ma quel viso che lo rendeva così incredibile da piccolo lo fa sembrare un demente da adulto .
Norman vede le persone morte e per questo la sua famiglia non lo capisce. Per questo tutti lo deridono. Per questo Norman rappresenta il classico bambino-ragazzo che vive la sua vita quasi in completa solitudine perchè non compreso. Se si riuscisse a capire che la non comprensione delle attitudini, delle passioni, dei talenti, delle paure e delle aspirazioni dei bambini porta poi a quasi tutti i problemi che una persona potrà avere in futuro nella vita l'esistenza di tutti sarebbe migliore. Se nella stranezza,nell'originalità, nella chiusura o nella pazzia riuscissimo a vederne e magari capirne le cause, se capissimo che il non conforme è dannatamente interessante e normale nella sua anormalità il mondo sarebbe più intelligente.



Norman vede i morti insomma e nessuno gli crede (nemmeno io malgrado il pippone di prima gli crederei ma credo sarebbe mio amico proprio per questo). A un certo punto però la città subirà la terribile maledizione di una strega e vedrà i non-morti tornare sulle strade a reclamare qualcosa. Cosa? Solo (para)Norman a quel punto potrà capirlo.
Il film è divertente quanto basta, soprattutto nella prima parte e nei personaggi di contorno (l'insegnante di teatro pantagruelica, i bulletti) e agli under 7 può anche fare un pò paura probabilmente (ne ho le prove :) ).
Atmosfera burtoniana in tutto e per tutto (dietro ci sono i creatori di Coraline), ambientazioni abbastanza suggestive e discreto ritmo. Norman (che dal trailer mi stava antipatichino) è un protagonista meraviglioso, un bambino puro e solo che ha capito una cosa, l'umanità sta nei morti, non nei vivi (vedere al proposito una delle prime sequenze -con una fantastica colonna sonora- dove il solo a non salutare il bimbo è l'unico vivente).
Ecco, te pareva che Oh dae-soo ora non andava giù con le emozioni. O.k dico io, avete ragione ma non rompetemi le palpebre e non leggete semmai, oh!. Sì perchè io un film dove si parla con un tatto simile di morte, ricordo, affetti che rimangono nel tempo, talenti non compresi, amicizie improbabili e, nell'indimenticabile finale, della ricerca del bene e dell'affetto primario per cercar di rimarginare terribili e imperdonabili ferite, io un film così lo amo. E la storia del furbetto, delle tecniche retoriche mi son rotto di sentirla. Se un film emoziona una persona allora non può esser stato furbetto altrimenti non avrebbe suscitato la stessa sensazione. Dovremmo essere un pochino più liberi tutti nel raccontare le proprie visioni e alcuni marchingegni, se non palesi, non dobbiamo scovarli per forza.



Poi qua si parla di Horror, della forza e della potenza che i mostri sanno dare, della loro magia, del loro potere, della loro capacità di regalarti un mondo-altro che in realtà non esiste. I mostri siamo noi, lo sappiamo tutti, gli zombie e i fantasmi sono creature benemerite che cazzo. E la paura, quella innocua dei mostri, è una delle emozioni più sane e importanti che un bambino possa provare. E Norman lo sa. Perchè Norman ha paura solo di una cosa, che suo padre non gli creda.
La stretta di mano nel finale e quel ritorno al passato sono da brividi. Parlarsi e riconoscersi uguali. Quel meraviglioso e terrificante cielo non è altro che qualcosa uguale a te.
Solo che lei nel 1700 la bruciavano sul rogo, te quel rogo lo proverai a cottura lenta lungo la vita.
Ecco, di un cartone divertente ne ho fatto un film d'autore con i controcoglioni.
Di un'opera di svago un'occasione per parlare di temi importanti dando magari anche l'impressione di criticare da un piedistallo.
Ma io non sono nessuno, probabilmente l'ultimo degli uomini anzi.
Però dei mostri con la faccia verde e la bava mica ho paura.
Rasati e col dopobarba son molto peggio.
E non c'è bisogno del talento di Norman per vederli.
Basta la vista normale.
A tra due mesi. :)

(voto 8,5 )

14.8.12

Recensione: "Signs"

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E' forse venuto il momento che io dica la mia su Mr Night.
No,anche perchè pur avendo finalmente visto tutti i suoi film si dà il caso che su questo blog non ne abbia recensito alcuno.
A me mette in crisi in una maniera allucinante sto regista.
Forse più di tutti.
Perchè è talmente pieno di pregi e difetti che non sono mai riuscito a giudicarlo compiutamente.
Dopo Signs ho deciso di prendere una posizione.
A me piace.
Quello che spesso tanti dimenticano e che di per sè rende il regista indiano un esempio, un uomo di cinema da rispettare a prescindere, è che questo i film se li scrive.
Non solo, li inventa spesso di sana pianta.
E in un cinema pieno di grandissimi mestieranti che fanno tutto alla perfezione ma di testa ne usano davvero poca uno come Shyamalan è da portare in palmo di mano.
Anche perchè quasi tutte le sue idee,le sue sceneggiature partono da intuizioni fantastiche.
Io credo che massacrarlo come spesso tanti fanno non sia solo ingiusto ma quasi dannoso.
Ce ne fossero di registi che osano, che scrivono, che inventano.
Ci vuole sempre un rispetto immenso per chi affronta in prima persona tutto l'iter cinematografico,dalla scrittura alla produzione. Senza dimenticare in mezzo la grandissima qualità tecnica dei film del nostro.

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Il problema di Mr Night è che fa sempre il passo un tantino troppo lungo, non si accontenta, riesce ad aggiungere a film che sarebbero grandi quelle riflessioni in più, quelle sequenze in più,quei significati in più che molto spesso rischiano di farli crollare.
E' la sua autorialità a farlo spesso soccombere.
Ecco, in Signs, e senz'altro questa è un'opinione non condivisa, io credo non abbia mai esagerato.
E forse per questo è il suo film migliore (con il Sesto Senso), personalmente il meno attaccabile.
Attenzione, anche in questo film, forse soprattutto in questo film il regista ci parla di massimi sistemi, di Fede e Caso, di Speranza e Rassegnazione.
Ma lo fa in un modo dolcissimo,sobrio, famigliare, contenuto.
E illude tutti facendo finta di aver davanti un film di genere, quello della fantascienza aliena, quando in realtà a lui delle immagini in Signs frega poco o nulla.
Quello che contano sono le parole, i concetti.
O i segni per riprendere il titolo.
Segni che non sono i cerchi nel grano ma quelle piccole cose che ci accadono nella vita a cui non riusciamo a dare un significato.
O ci riusciamo solo dopo.
L'atmosfera alla Melancholia mi è piaciuta da matti,un'apocalisse mondiale vissuta nel microcosmo casalingo.

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Anche perchè sulle atmosfere Shyamalan è un maestro.
Che la componente aliena non sia l'istanza principale è palese.
Vediamo gli invasori sin dalla prima scena, non c'è un senso di mistero o attesa.
L'invasione è manifesta, un dato di fatto.
Quello su cui il film lavora non è se questa invasione sia pacifica o belligerante, non è su come va a finire.
Tutto è semplice contorno, notizie in tv o via radio.
Quel flash back che ritorna 4 volte è la prova provata che l'anima del film e sua architrave stanno in quello che vive dentro di sè il protagonista e, di conseguenza, la sua famiglia.
Il dialogo tra Gibson e Phoenix sul caso,sulla fede e sulle coincidenze,dialogo scritto con intelligenza e tatto davvero notevoli, sono Signs, è tutto lì.
E arrivando in fondo, dopo aver visto Gibson che racconta ai figli della loro nascita, l'inizio della vita, vicini alla morte,dopo che la stessa vita del figlio è preservata dalla morte grazie a una malattia, dopo che le frasi in punto di morte della moglie si rivelano profetiche frasi di vita,dopo tutto sto ping pong tra la vita e la morte, tra le coincidenze che possono salvarti e quelle che possono distruggerti,dopo tutto questo si finisce il film con una sensazione strana.

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La vita è un trabocchetto pieno di trappole quasi invisibili che dovremmo individuare per salvarsi?
O al contrario è una meravigliosa esperienza che ci regala magia e salvezza anche dietro cose apparentemente banali?
Dobbiamo amare la vita o averne paura?
Dove sono sti segni,dove?
Io non riesco a individuarli o decifrarli.
Non ce la farei nemmeno se fossero grandi come cerchi nel grano.

( voto 8 )

13.8.12

Recensione: "Non avere paura del buio"


Ai miei tempi, tempi lontani in cui esisteva ancora la gioia della meraviglia e della fascinazione nel cinema, era tutto diverso.
Ricordo che ogni volta che usciva un nuovo film noi eravamo come una nuova tabula rasa, pronta ad esser riempita dalla magia cinematografica.
Non c'era la rete, non c'erano informazioni, non avevamo già visto tutto, eravamo ancora ragazzi semplici e ingenui che sapevano sorprendersi, sapevano aver paura, sapevano guardare un film con occhi grandi così.
Ogni volta non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato, ogni volta c'era il rischio che saremmo stati tremendamente delusi o meravigliosamente esaltati nel vedere un film.
E così trovarsi davanti i Gremlins o i Critters era qualcosa di nuovo, fantastico.
E, nella testa di un 9enne anche pauroso a volte.
Altrochè.
Sarà per questo che vedere sto film spacciato da una distribuzione come sempre sleale come un horror, vedere ste creaturine del buio scritte e appigliate a un senso che ho faticato a trovare, sarà per questo che se una volta i Gremlins e i Critters dovevano farmi ridere e invece mi facevano paura, stavolta questi che dovevano far paura mi hanno fatto ridere.
E' tutta questione di prospettive, aspettative e contingenze.
Io ho 35 anni, mica 9.
E volevo vedere un horror, mica na favola gotica rabberciata.
Sarà per questo che ho trovato sto film quasi ridicolo.
La messinscena è maestosa, le location ottime e restituite da una fotografia al limite del disegno,del cartoon, la regia è buona con lenti e fluidi movimenti di macchina davvero notevoli,gli attori son bravi.

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Ma non c'è la minima atmosfera, non c'è il minimo interesse nell'andare avanti nella visione,non c'è niente di nuovo od originale o quando ci provano si arriva a disastri come il patetico finale con la Holmes che chiacchiera insieme a quelli.
La nuova grande casa gotica, le bambole, i carillon, la cantina,la bimba che vede creature ma nessuno gli crede bla bla bla.
Non c'è mai, mai, quella magica sensazione che anche le favole dark a volte riescono a dare, una sottile inquietudine, quel piccolo brivido sulla schiena, la capacità di immergersi in un'atmosfera che seppur innocua ti avvolge lo stesso.
Fa ridere che dietro al tutto ci sia anche Del Toro, proprio quello che ha creato quello straordinario capolavoro di favola gotica dilaniata da sanguinose ferite storiche che è Il Labirinto del Fauno.
Il confronto è così impietoso che viene voglia di soprassedere.
Non mi sono emozionato, impaurito, interessato, divertito.
E sono ancora convinto che se li rivedessi adesso mi farebbero ancora più paura i Critters.
O il Gremlin col ciuffo bianco.
Ma non li rivedrò.




Preferisco tenermi sta sensazione invece di quella che già la vita ti regala tutti i giorni, quella di invecchiare ed esser diverso dal bambino che fu.
I Critters me li sognavo la notte.
Che restino lì, nell'etereo e intoccabile mondo dei sogni, un mondo che non invecchia.
Un mondo dove sti esserini de sto film non entreranno mai.
Gli manca la giacca e la cravatta.
Sono snob e altezzosi come lo è spesso il cinema di oggi.
Ma quella giacca e quella cravatta non si mettono sopra, non ci si veste.
Sono la pelle stessa.

( voto 4,5 )



9.8.12

Recensione "Supermarket Horror" - Gli Abomini di serie Z - 18 -


La serata del film trash per una volta era cominciata con una buona notizia.
Per scegliere il film non c'era voluta la solita oretta e mezza a guardare titoli ed incipit delle decine e decine di film a disposizione (questo del trash è l'unico settore dove giocoforza mi affido anch'io allo scaricamento) ma dopo soli 24 minuti era arrivata l'intuizione.
SUPERMARKET HORROR
"me cojoni" ho pensato io
"non male" mio fratello Uskebasi
"ma vaffanculo il terzo incomodo

vinco io, sicuro di trovarmi davanti un sanguinario killer che all'arma bianca squarta e seziona corpi di vecchie massaie intente a fare la spesa.
Invece la sorpresa arriva subito, d'ambleè.
Una specie di Wall-e formato supermassimi insegue un malvivente in un centro commerciale. Il malvivente fugge a perdifiato ma il lentissimo robot gli è sempre alle calcagna. Lo farà fuori senza pietà.
E così comincio a pensare.
il pensiero che testè riporterò in realtà mi accompagnerà per tutta la visione del film.
No, dico, ma fare un film su 3 robot a rotelle che ammazzano gente in un centro commerciale è un'idea buona o no?
Perchè a me pare di no cazzo.
Ma per niente cazzo.
E allora perchè affaticarmi su idee, soggetti, abbozzi di sceneggiature se basterebbe in realtà essere molto più dementi per farcela?
La risposta è semplice.
Perchè questi non sono i terribili, inguardabili, trashissimi anni '80 cazzo.
Avrei dovuto scrivere un film entro i 12 anni, era l'unica possibilità.
Perchè adesso a presentare un'idea così e avere addirittura la speranza e l'onore della distribuzione e del doppiaggio c'è da finire internati.
Il film?
Nemmeno tanto male, sti robot improbabili imperversano nel supermarket passando come niente fosse da armi ridicole come mani di ferro prensili a vere e proprie armi nucleari che hanno un solo difetto, non possono colpire il bersaglio. E questo i nostri simpatici protagonisti - solito crogiuolo di tipi con calzoni ascellari e capigliature improbabili eighteen- credo che a un certo punto lo capiscano perchè si mettono a un metro dagli automi fregandosene se i velocissimi dardi nucleari li possano ridurre in poltiglia in un amen.
La sfida Uomo-Macchina è avvincente, lo spettatore partecipa inebetito.
Si tifa per i robot ovviamente, personalmente non riuscirò mai a parteggiare per uno con il look di quegli anni.
Io mi son divertito.
Perchè credo sempre che chi sta dietro a sti film sia qualcuno che nella vita ha un sacco d'ironia.
Uno che crede che un robot nemmeno tanto antropomorfo possa far impaurire.
Uno che, volente o nolente, ce l'ha fatta.
Uno con le palle.
No perchè il cazzo invece ce l'ha il protagonista, il ragazzino nerd timido.
Un pitone dormiente sotto i pantaloni.
Un pitone che, unico nel gruppo, dormirà fino alla fine.
Ma sempre un pitone rimane.
Secondo me invece il mascellone che mastica sempre la gomma ce l'aveva piccolo.
Faceva tanto lo gnè gnè ma ce l'aveva piccolo, son sicuro.
Vado a cena.
Ciao.


( voto 4 )

8.8.12

Recensione: "Dead Man's Shoes"

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uno spoiler molto pesante

Quasi una magia.
Raramente in un'opera che trasuda rabbia, disperazione, violenza, vendetta, degrado e cattiveria ho visto una classe, uno stile, una dolcezza e un'armonia nella scrittura come qua.
Già il titolo, Dead Man' Shoes racchiude quello che scrivo.
Provate a pronunciarlo, sentite quanto è bello, armonioso e dolce pur avendo la morte dentro.
Questo è un film quasi miracoloso, una di quelle piccole opere che ti entrano nel cuore piano piano, scena dopo scena, musica dopo musica.
Merito di una scrittura meravigliosa, capace di sorprendere lo spettatore quando questi nemmeno se lo aspettava o lo chiedeva, capace di tirar fuori dialoghi e sequenze quasi perfette nella sua semplicità.
E' un film che ci parla quasi solo esclusivamente di morte facendoci battere lo stesso il cuore.
E forte.
Shane Meadows è forse uno dei registi più importanti tra quelli boicottati nel nostro Belpaese.
Meno male che le Officine Ubu ci hanno messo le mani.
E, senz'altro solo una semplice coincidenza, ma mi emoziona il fatto di credere almeno al 2% di avere un merito per aver portato qui da noi questa lurida e allo stesso tempo lucente perla.
Chiamai le Officine per complimentarmi di qualcosa (forse di Miike) e gli chiesi di recuperare Meadows, in specifico questo film.
E' successo.
Non c'entro nulla, ma fatemici credere.

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Perchè sta storia di due fratelli, uno, Richard, ex soldato, uomo capace di distruggerti col semplice sguardo, l'altro, Anthony (un commovente per quanto bravo Tony Kebbel), ragazzo affetto da un lieve disturbo mentale, sta storia dico a me è sembrata di una bellezza mozzafiato nella sua semplicità, nella sua tragedia, nella sua tenerezza lorda di sangue.
E quella vendetta che all'inizio ci sembra così spropositata, così assurda, così terribile, trova poi un suo perchè, anzi, ci sembra quasi necessaria, giusta.
E non è un caso che Richard passi da semplici scherzi alle esecuzioni finali.
Rispetta un iter preciso, vuole fare vivere a quei balordi il loro contrappasso in maniera perfetta, vuole che la tragedia passi attraverso il gioco, attraverso l'umiliazione, perchè questo è quello che ha passato Anthony.
Lo stile di regia di Meadows è d'eccellenza.
L'uso delle musiche -una colonna sonora letteralmente fantastica- lo stile di ripresa, la capacità di raccontare con la stessa semplicità il dolce e il brutale, la  morte e la poesia di un, a posteriori, indimenticabile dialogo di spalle tra i due fratelli, la classe nel girare sequenze come quella dello stordimento post-droga. E quei dialoghi così realistici, duri ma a volte anche comici, profondi anche quando semplici. Qui c'è uno col fuoco sacro della regia dentro, altrochè.
Richard li fa fuori tutti.
Nel nome del fratello storpiando il titolo un'altra grande pellicola.
Ma anche nel nome del padre al quale lo stesso Considine (l'attore che interpreta Richard) ha dedicato il film.

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E il finale, dopo quel terribile, inaspettato e strepitoso flash back, il finale con quel dialogo de visu tra Richard e l'ultimo degli aguzzini è la degna fine di un film che come spesso capita avrò fin troppo esaltato ma è qui che mi porta il cuore.
Richard ha completato la sua missione.
E ora vuole fare uccidere perchè adesso è lui il mostro,è lui la bestia, è lui ad aver superato probabilmente l'abominevole gesto della gang di bulletti col pannolone.
E solo uno di quella gang può farlo fuori perchè solo uno di quella gang può capire.
Dice di volersi fare uccidere perchè ora è lui il mostro.
Ma non dice solo questo.
Dice anche di volersi riunire ad Anthony.
Alla seconda credo, alla prima no.
In realtà vuole che Anthony sopravviva ancora in questo mondo, in quello delle cose dure e che fanno male.
Sopravviva nella memoria di un uomo che da oggi in poi non vivrà più facilmente la propria vita.
Sopravvivere con un senso di colpa così è 100 volte peggio di prendersi un colpo di rivoltella in testa.
Anthony avrà la sua vendetta giornaliera in questo mondo.
Nell'altro invece si metterà a sedere e sentirà una schiena poggiarsi alla sua.
Parleranno di quella volta che lui è venuto a scuola e ha vinto la gara di tiro.
Parleranno di tutte le cose di cui possono parlare due fratelli.
Parleranno tutta la notte.
Anche perchè la notte, dove si trovano adesso, magari è abbagliante.

( voto 9 )


29.7.12

Recensione "Bed Time" (Mientras Duermes)

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leggeri spoiler

Oh, ci hanno provato in tutti i modi eh?
Prima con quel titolo internazionale che va a sostituire un altro comunque internazionale (almeno per noi), un titolo che con un banalissimo gioco di parole prova a portarci dove vogliono loro.
Poi con quella locandina in cui c'è quella mano che fa tanto baubau, mano tra l'altro leggermente modificata all'uopo. In realtà è la semplice mano di un normalissimo (almeno al'apparenza) portiere d'albergo, no, tanto per capirci.
Poi il trailer dove tutto, dalle musiche, alle scritte in sovrimpressione, alle scene scelte ad hoc (tutte, ma proprio tutte quelle che potevano) vuole portare ad una sola cosa.
Quale?
Titolo, locandina, trailer. Bed Time è un horror.
Manco pe la fava.
Bad Time è un dramma, il dramma di un uomo che fatica da matti a portare avanti la propria esistenza..
E' vero, il film thrilla che è un piacere ma la base è fortemente drammatica.
Ed è proprio lì che rischia di affondare però, vedremo perchè.
Cesar è depresso, un infelice cronico che odia vedere persone sorridenti e felici intorno a sè (questo è l'anti Saw in poche parole).
Cesar fa il portiere d'albergo. Prende di mira un'inquilina (me coglioni! complimenti alla madre per la figlia).
Ogni notte gli si piazza sotto il letto, la narcotizza e attua il suo progetto. Progetto tutt'altro che a breve termine...

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Balaguero, consapevolmente o no, completa la sua trilogia del condominio (con Para entrar a vivir e Rec) dimostrandosi un maestro nell'uso degli spazi e nella gestione degli attori, ancora una volta nettamente sopra la media. Luis Tosar, l'indimenticabile Malamadre dell'ottimo Cella 211 questa volta recita per sottrazione, nascondendo dietro la normalissima faccia di un portiere d'albergo un'animo più che tormentato e, indubbiamente, malato.
La sceneggiatura è gestita in maniera perfetta, con un climax ascendente leggerissimo, lieve, controllato.
Alla fine quelli di Cesar sono semplici dispetti, azioni che in altri contesti potrebbero persino risultare ridicoli. E' qui il miracolo di Balaguerò, costruire un thriller abbastanza serrato con elementi che, fino al finale, con il thriller c'entrano veramente poco. Ma l'atmosfera è perfetta, la curiosità dello spettatore tenuta sempre vivissima e alcune sequenze sono veramente notevoli. La caratterizzazione del personaggio principale è perfetta, riusciamo forse a capirne perfettamente le motivazioni anche se è quasi impossibile provare una qualsivoglia empatia con lui (tranne forse nella scena in cui vaga per casa con la paura di essere scoperto dagli amanti, lì avviene una specie di magia, Cesar diventa quasi vittima e lo spettatore è portato a immedesimarsi in lui).
Per non farci dimenticare che è pur sempre il regista di Rec, Balguerò sforna poi una sequenza splatter davvero coi controcazzi sia visivamente che emotivamente.
Però. però, però...

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A me pare che il tentativo di dare profondità al tutto sia un pò maldestro, come voler fare una grossa buca con una paletta da spiaggia.
Resta difficile capire perchè una persona che non sopporta la felicità altrui si concentri per due mesi su una sola vittima. Chissà quanta altra felicità lo circonda tutti i giorni.
E la felicità è avere un sorriso stampato in faccia la mattina?
E l'infelicità è avere la pelle arrossata o gli scarafaggi in casa?
Se questa è l'intentio autoris siamo davvero fuori strada, se è soltanto la visione di Cesar è un altro discorso.
La felicità è un concetto molto più alto.
E l'infelicità ancora di più.
Anche se quel bimbo alla fine forse salva tutta la baracca, il progetto di infelicità di Balaguerò-Cesar trova un suo perchè.
Ma un figlio è sempre un figlio.
E' sempre felicità.
O così dovrebbe essere.

( voto 7,5 )

27.7.12

Recensione: "Il Cigno Nero"

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presenti spoiler

La nostra vita ne è piena.
Quante volte siamo rimasti vittime dell'ansia da prestazione, quante volte gli ostacoli che ci ha messo davanti la vita ci sono sembrati insormontabili, quante volte ci siamo lacerati l'anima e la mente con la paura fottuta di non farcela.
E quante volte abbiamo poi creduto che quella cosa che tanto ci martoriava, quella cosa che non ci faceva dormire la notte, quell'appuntamento che credevamo vitale doveva essere assolutamente perfetto, indimenticabile.
E quante volte per raggiungere questo ci siamo dovuti abbassare a vili compromessi, quante volte abbiamo buttato al vento i nostri valori, quante volte abbiamo tradito la nostra anima, quante volte siamo stati costretti a perdere la nostra innocenza.
Nina voleva il balletto perfetto, il balletto di una vita o, forse, il balletto della Vita.
Nina ricercava la perfezione, il non plus ultra.
Nina ha perduto la propria innocenza per farcela.
E la perfezione, quel concetto astratto che in vita probabilmente non ha manifestazioni le ha sicuramente nella morte.
La morte è sempre perfetta, sempre.
Una Portman di una bravura quasi illegale volteggia e poi trema, danza e poi piange, salta e poi muore. L'ansia da prestazione la divora, quel balletto è l'appuntamento di un'intera esistenza.

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La danza classica è già di per sè ricerca della perfezione ma Nina vuole andare oltre, vuole vivere quel Lago dei Cigni come se non fosse solo un balletto ma qualcosa di più. C'è un solo problema, il Cigno Nero.
Ed è qui che Nina è costretta a subire quello che non avrebbe mai voluto subire, la perdita della propria innocenza. Probabilmente il prezzo da pagare era troppo alto ma ci sono obbiettivi che non riusciamo a lasciar perdere, conquiste che ci sentiamo costretti a dover raggiungere.
Nina vede Il Cigno Nero in un'altra ballerina ma in realtà è lei stessa che sta perdendo tutto il proprio candore, la propria purezza. E, forse, la propria anima.
La scena del vecchio porco nella metro sembra banale ma risulta importantissima.
Perchè senza che lei faccia niente è ormai chiaro che ha distrutto le proprie difese, che il cigno nero, il cigno del vizio, della lussuria, è dentro di lei e gli altri, probabilmente, lo notano.
Il sesso diventa ossessione e presenza costante nella vita di Nina, violare il proprio corpo è l'unica maniera per cominciare a trasformarlo, per permettere a quelle piume nere di affacciarsi nella sua schiena.
La Portman è così grandiosa che ci sembra di assistere a un film nel film, Nina non solo interpreta ma diventa realmente il cigno nero, la Portman non solo interpreta ma diventa realmente Nina.

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La sua trasformazione nel secondo atto del balletto è roba per poche.
Aronofsky la segue martellandoci di pseudo-soggettive in movimento, le sta dietro, addosso, incollato.
Non raggiunge forse la perfezione per script e ritmo ma quel fenomeno di Natalie ci va molto vicina.
Ma la perfezione non è di questo mondo, al massimo dell'altro.
Nina salta giù.
Come Randy the Ram.
Una cercava la perfezione, uno sfogava la disperazione.
E la morte è perfezione.
E disperazione.
Uno schermo bianco per lei, uno nero per lui.
Cosa c'è sotto quello schermo, dopo quello schermo non è dato sapersi.
E mamma mia, quanto è bello non saperlo.

( voto 8 )


15.7.12

Recensione "Take Shelter"


 leggeri spoiler

Ognuno ha la propria Melancholia.
Ognuno di noi aspetta la propria fine, cerca di immaginarsela, ne è allo stesso tempo attratto ed impaurito.
E ognuno di noi ha due modi per affrontarla, restarne in balia o cercare di eluderla, rifugiarsi.
La Melancholia di Curtis è una tempesta perfetta, un tornado devastante, una santabarbara del cielo pronta a distruggere ed eliminare ogni cosa trovi nel suo cammino.
E Curtis ha deciso di combatterla, di costruirsi un proprio rifugio per salvare sè e la propria famiglia.
Ma quella Melancholia, la sua personale Melancholia è soltanto frutto della sua immaginazione? O no?
Apparentemente Take Shelter potrebbe apparire come un film sulla follia, tematica abusata ma sempre tremendamente affascinante, ma in realtà credo che l'istanza principale sia ancora più delicata e complessa, la paura di morire. Quello di Curtis è il tipico comportamento dell'ipocondriaco grave, Curtis è convinto che arriverà quel tornado come l'ipocondriaco è convinto che in qualsiasi momento lo possa colpire una malattia grave. Non è un caso, portando avanti questo paragone, che l'ipocondriaco sia definito malato immaginario (ne approfitto, vista la tematica, per ricordare ancora una volta l'immenso Synecdoche New York) perchè è proprio questo l'asse portante narrativo del film, Curtis è un malato immaginario? Le sue visioni, i suoi sogni sono solo visioni o pre-visioni della "malattia" che teme, una malattia tremendamente reale?
Strepitoso il cast. Shannon è uno dei 5 migliori giovani attori di Hollywood, anche se qua deve riuscire a far dimenticare un doppiaggio italiano a mio modo di vedere imbarazzante (solo il suo, per il resto buono). La Chastain si conferma dopo The Help e l'attrice bambina fa più volte breccia nel cuore dello spettatore per una dolcezza infinita acuita dalla condizione di sordomutismo che la affligge.

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Importantissima la coesione dei tre perchè il senso di amore famigliare che il film trasmette è grandioso. L'abbraccio tra lui, lei e la bambina dopo la sfuriata alla cena (magnifica scena, argh, mannaggia sto doppiaggio...) o l'accenno di intesa che si danno i due genitori nel magnifico ancorchè misterioso finale sono due momenti di altissima fattura in tal senso.
Spelndida la figura di Samantha, una donna fortissima che più vede scivolar via il marito, più comincia a dubitare sulla sua salute mentale più però continua ad amarlo e, paradossalmente, a credergli.
La superba scena del primo tornado, quello che costringe la famiglia a rifugiarsi (take shelter) è come se rappresentasse un atto d'amore di lei verso di lui, un accompagnarlo per mano nella sua malattia e poi (con la sequenza della chiave) aiutarlo ad uscirne. E poco importa in quel momento se quella che pareva una malattia terminale era poco più di un raffreddore, Curtis doveva sublimare tutta l'attesa, tutti i preparativi, tutto il lavoro fisico e mentale fatto fino ad allora. Quel cielo terso era un'anima tersa, un'anima senza più nuvole (ah, tra l'altro magnifica la fotografia, il film ha picchi visivamente altissimi come la scena dei fulmini).

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Ed ecco che arriva la beffa, il colpo di coda che allo stesso tempo è valore aggiunto del film ma anche sua possibile crepa.
Il cerchio si era chiuso, la pellicola narrativamente aveva finito il suo percorso. E lo aveva fatto in maniera perfetta.Perchè quel finale?
Torniamo al principio.
Cos'era la Melancholia di Curtis?
Una fine personale o collettiva?
La metafora di un malessere o un evento tremendamente reale?
Curtis guarda sua moglie, sua moglie guarda Curtis.
Il cenno è d'intesa.
Che sia vero o immaginario non importa.
Che sia lieve o devastante, che sia un raffreddore o una malattia terminale non importa.
Quel che conta è che lo si affronti insieme.
Tanto il rifugio già lo conosciamo.
Bisogna solo entrarci.

( voto 8,5 )