22.10.11

Recensione: "Shut up and sing"

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"Just so you know, we're on the good side with y'all. We do not want this war, this violence, and we're ashamed that the President of the United States is from Texas."
"Giusto perchè lo sappiate noi siamo dalla vostra parte. Non vogliamo questa guerra, questa violenza e ci vergognamo che il Presidente degli Stati Uniti sia del Texas"

A Oh Dae-Soo (quello vero) era stato detto che le parole sono pericolose, che ogni minima affermazione può portare a conseguenze disastrose. Non so se il problema di Natalie Maines sia il non aver visto il capolavoro di Park oppure l'aver soltanto pensato che il diritto di parola sia una libertà sacrosanta, fatto sta che ormai quello che aveva detto l'aveva detto.
Le Dixie Chicks erano semplicemente il gruppo femminile ad aver venduto più dischi nella storia della musica, erano  le voci scelte per cantare l'inno americano (beffardo il destino) a un Super Bowl , erano  un gruppo formidabile di musica country, probabilmente una delle massime espressioni della storia in tale genere. Belle e bravissime, sapevano (sanno) scrivere, comporre, suonare e cantare.

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Poi succede che la frontwoman- Natalie Maines- in un concerto a Londra nel 2003 tiri fuori tra il serio e il faceto quella frase di cui sopra, proprio mentre gli Stati Uniti, con la scusa poi rivelatasi falsa di aver individuato armi di ditruzione di massa, stavano per invadere l' Iraq.
La notizia arriva negli in America.
I loro cd vengono buttati in cassonetti, in molti casi destinati addirittura all'uopo.
I loro cd vengono distrutti un pò in tutte le maniere, anche facendoci passare trattori sopra.
I loro brani non vengono più trasmessi alla radio. Ricordo che stiamo parlando di un gruppo straordinario, vincitore di 13 Grammy tanto per dirne un'altra.
Ci sono manifestazioni anti Dixie Chicks in tutto il Paese. Le ragazze sono le Traditrici della Patria per eccellenza.
Tanto per non farsi mancare niente Natalie Maines riceve una minaccia di morte "ufficiale" che per poco non mobilita l'esercito.
Il documentario racconta i 3 anni che vanno dal 2003 (anno del "fattaccio") al 2006 quando le Dixie tentano per l'ennesima volta di ricominciare una nuova carriera cambiando addirittura genere.
Sono due le cose che sorprendono di più. Il primo è l'incredibile odio che una semplice frase (quasi una battuta) possa aver suscitato negli americani. Il boicottaggio che le Dixie hanno subito ha qualcosa di incredibile. Le offese che hanno dovuto sorbirsi ( ne vedete un pò tatuate sulla loro pelle in locandina, foto peraltro vera e autentica) sono un qualcosa al limite della legalità e quello che sorprende è che non siano venute soltanto dalla gente comune ma anche da politici, giornalisti, opinionisti e quant'altro. C'è un fanatismo che obnubila la ragione, un proud che se in molte occasioni negli Usa porta a valori e manifestazioni straordinarie, in altre rende gli americani simili al loro Nemico, al Diavolo mediorentale (sto semplicemente parlando di fanatismo "concettuale", non delle barbarie a cui porta). Una persona ragionevole avrebbe analizzato il fatto per quello che era, poco più di una battuta. E una persona ragionevole non avrebbe portato al risultato di alcuni anni dopo con la fiducia in Bush completamente crollata e la scoperta della bugia riguardo le armi di distruzione perchè una persona ragionevole avrebbe usato meglio la ragione prima, come avevano fatto le Dixie.

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Fuor di politica quello che sorprende più è l'eccezionale atteggiamento mantenuto dalle ragazze durante il boicottaggio. Mai una bugia per tornare in auge, mai un passo indietro, mai la sensazione di essere minimamente legate al vil denaro e alla carriera (se non intesa come voglia di suonare), mai una scena fuori posto. Una coerenza, una compostezza, una semplicità (tutte legatissime alla famiglia) che raramente possiamo riscontrate in una pop star. Soprattutto la Maines, la "responsabile" principale, dimostra di avere un coraggio, una forza, un insieme di valori che in altre epoche l'avrebbe probabilmente portata ad essere un'icona di molte generazioni. Anche se forse per raggiungere tali status, e la storia della musica questo ci insegna, bisogna prima morire.
Documentario scarno, per niente cinematografico, arricchito dalla meravigliosa musica che le tre ragazze sanno regalare. Quello che conta e per cui vale la pena vederlo è l'insegnamento che ci regala. La libertà e il coraggio.
E quando dopo 3 anni, nel 2006, le Dixie tornano a Londra, sullo stesso palco, sul luogo del delitto, la Maines avrebbe potuto dire tante cose.
Sembrerà banale ma dirà soltanto questo:

"We're ashamed that the President of the United States is from Texas."

Da brividi.


                                           ( voto 8 )

3 commenti:

  1. uh, il film delle dixie chicks... potrebbe essere interessante

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  2. marco, da te che sei un guru della musica mi piacerebbe sapere qualcosa in più su di loro. Che ne pensi?
    A me, sempre che quel genere di musica piaccia, sono sembrate straordinarie.

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  3. devo dire che non ho mai approfondito più di tanto la loro conoscenza, però le loro canzoni che ho sentito non sono male..

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