14.7.17

Recensione: "Contratiempo" (The Invisible Guest)

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Dopo El Cuerpo il regista spagnolo Oriol Paulo riesce un'altra volta a stupire.
Un altro thriller dal meccanismo perfetto, un altro colpo di scena impressionante.
Un cadavere, anzi, due cadaveri e la lenta scoperta della verità.

piccole anticipazioni. Ma dopo ultima immagine grossi spoiler, non leggete!!

Abbiamo un nome che può lottarsela con il grandioso Na Hong-Jin come giovane autore della miglior coppia di thriller di questi ultimi anni.
Questo nome risponde a quello di Oriol Paulo, Espana.
Ecco, devo dir la verità, se dovessi sceglierne uno credo che andrei su Na, senza dubbio.
I suoi The Chaser e The Wailing non sono solo due thriller di impressionante livello, ma anche due esperimenti sul genere straordinari.
Con The Wailing poi si raggiungono vette che alla fine, col genere, anzi, coi generi -che The Wailing ne ha dentro 3,4- poco c'entrano.
Il "nostro" Paulo invece è molto più classico, i suoi thriller sembrano hollywoodiani.
Sono benissimo girati, abbastanza patinati, dei meccanismi perfetti.
Sta di fatto che una coppia come El Cuerpo e Contratiempo difficilmente la troverete in altri giovani registi.
Contratiempo, se possibile, è ancora più classico de El Cuerpo, film dal soggetto molto più insidioso, quasi al confine del paranormale.
Qui siamo invece dalle parti del cinema investigativo anche se la polizia, alla fine, è figura lateralissima.

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Ancora una volta Oriol Paulo parte da un cadavere per dipanare una sceneggiatura praticamente perfetta che porti poi a quelli che, a questo punto, possiamo quasi definire colpi di scena pauliani, tanto son clamorosi, tanto son belli, tanto son imprevedibili.
Adrian Doria è un giovanissimo imprenditore. Ricco, bello, dal successo travolgente.
Lo va a trovare l'avvocatessa Virginia Goodman, donna tutto d'un pezzo, avvocato di altissimo rango, qui al suo ultimo lavoro.
Perchè va a trovarlo?
Perchè Adrian è stato accusato dell'omicidio della sua amante, la bella fotografa Laura.
In un albergo in montagna che pare l'Overlook Hotel, infatti, tempo prima il cadavere di Laura era stato ritrovato in una stanza. Anche Adrian era a terra, tramortito.
Nessun segno di qualcuno che potesse essere entrato, nessun segno di qualcuno che potesse essere uscito.
Il classico omicidio con la porta chiusa dall'interno insomma, anzi, non solo, anche la finestra.
Adrian è messo veramente male.
Parte così un film che sarà tutto in flash back, quello del racconto, anzi, dei racconti che Adrian fa alla sua avvocatessa, in vista di un'udienza lampo che si terrà di lì a 3 ore.
E se all'inizio il ragazzo tende a mentire, per salvaguardare il suo status e la sua famiglia, ben presto si troverà costretto a dire tutta la verità, visto che è l'unico modo che ha per tirarsi fuori da tutto.
Viene fuori che in questa storia non c'è un solo cadavere, ma due.
Ed è quello iniziale, quello di un giovane ragazzo morto in un incidente, il corpo che comincia a diventare più importante.

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A questo punto devo aprire una parentesi su quella che sembra diventata una vera e propria mania.
L'attraversamento di un cervo per strada.
In pochi mesi l'ho trovato ovunque.

In The Invitation attraversa un cervo ma fanno in tempo a fermarsi.
In Get Out attraversa un cervo e c'è un mezzo incidente.
In La Cura del Benessere attraversa un cervo e c'è un incidente.
In Elle attraversa un cervo e c'è un incidente.
In Contratiempo attraversa un cervo e c'è un incidente.
Mi fermo qua ma mi sembra che in almeno in un altro paio di film che ho visto negli ultimi mesi succeda la stessa cosa.

Insomma, attraversa un cervo e c'è un incidente.
I due amanti, per coprire la loro relazione, inizieranno a comportarsi come veri e propri criminali. E comincerà così una spirale che li porterà a quella stanza d'albergo dove lei, tipo The Loft (di cui riprende anche il mondo della upper class), abbiamo vista morta all'inizio.
Che dire.
Meccanismo perfetto, cura di ogni dettaglio. Certo, un paio di comportamenti inspiegabili ci sono (su tutti lei che non aveva spento il cel del ragazzo) ma, voglio dire, di errori nelle proprie vite, anche banali, li facciamo tutti no?
Comincia così un film che è quasi una "sfida" tra l'avvocatessa e il giovane ragazzo, una lenta ricostruzione dei fatti che cambia prospettive più volte. Molto interessante che venga usato ancora una volta il canovaccio bergmaniano de La Fontana della Vergine, quello che poi, in film del tutto diversi, porterà anche a L'ultima casa a sinistra di Craven e allo splendido L'ultimo treno della notte di Lado.
Qui in realtà il canovaccio è leggermente diverso, è vero che l'assassina va per sbaglio a casa dei genitori della vittima ma, occorre dirlo, il ragazzo è morto in circostanze fortuite.
Anche se il comportamento della coppia tanto distante da un assassinio non è.
Coff coff coff
Chi ha tossito?
I pezzi del puzzle iniziano a combaciare, anche lo spettatore è sicuro che un colpo di scena tanto grande non potrà esserci.
Io col mio amico palloncinaro Roberto ho provato a immaginarmene diversi ma tutti in qualche modo "plausibili".
Però ogni tanto dicevo lui "vedrai che uno che ha fatto il finale de El Cuerpo per forza ti fa un altro colpo di scena grandioso, tutte quelli che stiamo ipotizzando son cazzate, fidati"

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E sì, eran cazzate.
Perchè Paulo ancora una volta ti tira fuori qualcosa di imprevedibile.
Sì, un pelo forzato, è vero, e un pò improbabile.
Ma con quel loro passato da attori, con quel desiderio fortissimo di risalire al colpevole per alleviare un dolore (ricorda un pò la vicenda del compagno de la ragazza assassinata in Il Segreto dei suoi occhi), ecco, Paulo comunque rende tutto in qualche maniera credibile.
Ma la perla di sceneggiatura è un'altra, è una frase.

"Non c'è verità senza sofferenza"

disse l'avvocatessa al giovane imprenditore.
Noi credevamo la dicesse a lui "per lui".
E invece, meraviglioso, era un frase per sè stessa.
E niente, quando inizia a togliersi tutto, quando rimane lì, alla finestra con suo marito, ho avvertito un brivido forte.
Non solo cinematografico ma umano.
E ripensare alla rabbia e alla disperazione quando ha saputo che il figlio era ancora vivo, ecco, altri brividi.
La coppia di genitori guarda dalla finestra di fronte l'assassino del figlio.
Senza un sorriso, senza nulla.
Due persone distrutte che, in qualche modo, sono risalite alla verità.
Che bello


9 commenti:

  1. A volte (anzi, più spesso) la verosimiglianza va a farsi benedire, ma il finale mi ha lasciato a bocca aperta. E, a un thriller, non chiedo niente di diverso.
    Troppo bravi 'sti spagnoli.

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  2. Ciao!
    A me il film è piaciuto fino al finale che, per quanto sia un grande colpo di scena, mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.
    Non è per niente verosimile, annulla tutti gli sforzi fatti dai due genitori per scoprire la verità. Sinceramente mi aspettavo che l'avvocatessa fosse d'accordo con loro e fosse stata assunta 'solo' per scoprire la posizione del corpo. La vendetta che il film ti presenta sul finale, preannunciando quasi una pena garantita per il protagonista e con lui che, inerme, li guarda dalla finestra è irrealistica. Adesso non vorrei addentrarmi in un campo che non mi compete ma, il codice deontologico di un avvocato, vieta che questi, in caso riceva informazioni sensibili, le divulghi a qualsiasi persona. Allo stesso modo, una persona che si presenta come avvocato (e c'è la registrazione a testimoniarlo) ma in realtà non lo è, non può pretendere che quel tipo di informazioni vengano usate o quantomeno accettate da qualsiasi tribunale. Mi è rimasto un po' l'amaro in bocca per sta cosa, un buon avvocato, una volta capita la situazione, non ci mette niente a rendere inattendibili quelle informazioni e fare in modo che non vengano accettate dalla corte.

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    1. Ma dici?
      Cioè, c'è la voce di lui che racconta tutto, come ci sei arrivato ci sei arrivato, come fa a non essere una prova?
      Non era manco un vero avvocato, in quel caso c'era il silenzio professionale.
      Non so, molto interessante quello che scrivi, ma mi sembra assurdo che prove così evidenti, a prescindere da come siano state avute, non contino

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    2. In realtà non lo so. Sono sicuro sul fatto che un avvocato, nel caso ricevesse informazioni sensibili (anche se gli venisse confessato un omicidio), non potrebbe utilizzarle in tribunale, in quanto avrebbe l'obbligo di mantenere il segreto professionale. Nel caso di un "falso avvocato" non so come funzioni, si potrebbe (ipoteticamente) fare un tentativo di difesa basato sul fatto che le informazioni che l'omicida ha rivelato pensava fossero indirizzate ad un vero avvocato. In ogni caso è solo un punto di vista, non ho la minima idea se ci si possa appellare a qualcosa del genere. :)

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    3. No, ma infatti è interessantissimo eh...

      non so manco se un caso così sia contemplato

      resta il fatto che quelle sono prove fortissime e che quello non era un vero avvocato, che in qualche modo non valgano mi pare imossibile...

      anche perchè alla fine la giuria son persone, e se senti quelle cose sticazzi se son legali o no...

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  3. Chiamato in causa nella recensione dico la mia da anonimo (ma non troppo) palloncinaro che ha avuto l'onore di condividere con Peppe la visione del film, segnato da diverse pause (leggi "contratiempos" che Giuseppe aveva profeticamente predetto...)

    Condivido la recensione e Giuseppe continuava a ripetermelo che un colpo di scena finale ad alt(issim)o livello ci doveva essere, che non potevano essere giuste le nostre ipotesi, etc.
    Mi ha citato così tante volte quello a suo dire pazzesco e "inindovinabile" di El Cuerpo che come fai a non credergli e ad aver voglia di vederlo? Infatti aveva ragione lui.
    Intendiamoci, anche io (come nota bene anche Peppe nella recensione) qui è là l'ho trovato un po' sopra le righe, e probabilmente questo non sarà per me un film indimenticabile (sono altri quelli che mi emozionano di più), ma al contempo non posso negare mi sia piaciuto (e parecchio) se come diceva Peppe consideriamo anche il film nell'ambito del genere in cui si pone, ovvero il thriller. Che poi ovviamente c'è ben altro e come nota giustamente sempre Peppe è quello che poi eleva e migliora il film, al di là delle forzature.
    Insomma capisco sia il commento di Mannikileitor che il film l'ha gradito fino al finale per lui poco credibile che quello di Mr Ink sopra, che dice che a volte nei film la verosimiglianza conta fino a un certo punto, poi subentrano altri fattori. Avete ragione entrambi secondo me.
    Io ero preso esattamente tra queste due sensazioni, poi probabilmente anche stimolato da ciò che di buono mi diceva Giuseppe propendo forse più per quel che dice Mr Ink. Al diavolo tutto, il film è valido e ben più che sufficiente, ben girato e interpretato e mi piace pensare che almeno in un film una madre (e un padre) distrutti dal dolore (nella realtà se perdi una persona a te cara non credo tu possa avere la lucidità e la razionalità per organizzare non dico questo, ma manco un quarto di quel che fanno loro) possano avere la forza di reagire alla perdita del figlio in un modo del genere. Alla fine è un (bel) film, quindi va bene così. Ora devo proprio vedere El Cuerpo. :)

    Ciao da Roberto

    P.S. All'inizio fai riferimento e quasi paragoni Oriol Paulo a Na Hong-Jin. Di entrambi per ora ho visto un solo film, questo per Paulo e The Wailing per Na.
    Come te non ci penso manco un nanosecondo e scelgo tutta la vita il coreano. Però son film diversissimi non paragonabili, poi devo vedere El Cuerpo appunto, di cui dicevi meraviglie (e idem devo fare con The Chaser, di cui come te anche altri mi han detto meraviglie).
    The Wailing è magnifico, ed è da pena capitale che un film così bello non arrivi nei nostri cinema vista la quantità di merda che invece giunge. Non per niente lo metterei senza dubbio sul podio dei migliori film visti allo scorso Torino Film Festival (dove quest'anno finalmente spero tu possa venire Giuse' :)).
    Non ricordo se già l'ho fatto ma meglio ripetersi che non dirlo proprio ma ti consiglio caldissimamente altri due film che ritengo assolutamente imperdibili della passata edizione del TFF, due titoli diversissimi ma entrambi molto belli: "Lao Shi - Old Stone" di Johnny Ma, un thriller cinese metropolitano che è anche un dramma sociale non da poco e pure lui con un bel colpo di scena finale e il grandioso Daguerreotype (alias "Le secret de la chambre noir" o "The woman in the silver plate") di Kiyoshi Kurosawa, un film semplicemente magnifico che mescola thriller, horror, amore, morte, segreti famigliari, fantasmi, nella migliore tradizione del genere gotico. Imperdibile, e dimostra una volta di più che un grande film non lo fai con budget milionari, ma con un pugno di ottimi attori (qui francesi, come l'ambientazione, diretti da un giapponese), una buona sceneggiatura, pochi effetti ma grandi atmosfere.
    Sono certo tu lo apprezzeresti tantissimo, ma pure il primo che dicevo, sebbene io gli preferisca quest'ultimo.
    Fine dei consigli e del lungo commento.
    Ciao, miao, bao! :)

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