16.10.18

Recensione: "Laissez bronzer le cadavres" - "Dhogs" - "Tigers are not afraid" - "Dog" - TOHorror - 4 -

L'ultima giornata al ToHorror Film Festival è assolutamente la migliore delle 4.
Paradossalmente il film più debole è proprio quello che avrei pensato come capolavoro, l'ultima pellicola dei registi di Amer.
Poi abbiamo una bellissima fiaba nera messicana, un interessantissimo film-game metacinematografico galiziano e uno stupendo, comico e straziante, film francese - Dog - che, per me, è la cosa più bella vista questi giorni

Nei due film con titoli simili, Dhogs e Dog, presenti spoiler


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LAISSEZ BRONZER LE CADAVRES ( fuori concorso )

Personalmente la grande delusione del festival.
Non dico di essere andato a Torino per questo film (semmai per Climax) ma è stato sicuramente uno dei motivi principali.
Lo sapete, avevo amato Amer sopra ogni cosa.
E avevo sentito di un film che manteneva lo stesso incredibile stile della coppia Cattet-Forzani ma, in questo caso, al servizio di qualcosa di più narrativo.
E sì, è tutto vero, ma che delusione...
Appena il film comincia sono dentro Amer. Dettagli ravvicinatissimi (occhi, labbra), rumori anche minimi esasperati al massimo (con Cattet-Forzani anche un respiro o lo struscio di un vestito diventano debordanti), giochi grafici, fotografia straordinaria, gusto dell'inquadratura raffinatissimo.
Che meraviglia, sono ancora vostro, mi son detto.
Il problema è che poi il film va avanti, è sì abbastanza narrativo ma poi, dopo un quarto d'ora, si blocca del tutto.
E assisteremo ad un'ora sempre uguale a sè stessa, una stessa scena o stesse dinamiche ripetute all'infinito.
Mi nascondo, sparo, parlo, mi nascondo, sparo, parlo, mi nascondo, sparo, muoio, parlo.
Tanto che, veramente, ho rischiato di addormentarmi più volte.
Questo qua è l'unico, ma veramente unico, film senza tematiche di tutto il festival, di tutti e 13 i film. Niente, non c'è niente dentro.
E o.k, sticazzi delle tematiche a volte. Il problema è proprio nell'assenza assoluta di ritmo e in quella delle trovate narrative, talmente nulla che l'unica speranza era non che succedesse qualcosa ma che ce la mostrassero nel modo più bello possibile.
In Amer almeno c'era così tanto mistero e simbologia che ce ne fregavamo della "storia". Qui la storia c'è ma è meno storia della storia di Amer.
E allora che fare? 
Niente, l'unica cosa era ogni volta aspettare qualche trovata visiva nuova, qualche inquadratura indimenticabile.
E ce ne sono, tantissime.
Quel corpo d'oro, gli sfondi color pastello, la strepitosa sequenza del girarrosto, la centralità delle inquadrature, la mappa con le formiche che simula gli spostamenti umani (geniale), quella ragazza in controluce che tanti vedono (e che per me simboleggia la Morte, Morte che colpirà praticamente tutti), i pezzetti di carta infuocati, quella morte tra oro e sangue.
Un'opera d'arte.
Ma che non va avanti, non racconta nulla, non ha tematiche, non ha sottotesti.
La magnificenza del Nulla

6.5

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DHOGS ( in concorso )

Molto molto interessante.
Parte che pare di ritrovarsi in Holy Motors (o in Interruption), con questi spettatori in sala che guardano uno spettacolo.
Dopo pochi minuti, nella sequenza del tassista che si cambia d'abito, ci sembrerà ancor di più di ritrovarsi nel film di Carax.
Alla fine però ci accorgeremo che quella di Dhogs è operazione per certi versi simile, specie nella metacinematograficità, ma anche molto differente.
Abbiamo diversi episodi, apparentemente slegati l'uno dall'altro ma in realtà tutti in qualche modo collegati.

Quello della bella ragazza e dell'uomo d'affari sembra cinema canonico eppure, ad un certo punto, ci accorgiamo non solo quello che stiamo vedendo noi è lo stesso film che vedono quegli spettatori, ma non è nemmeno cinema, bensì teatro.
Siamo interdetti.
Ripensiamo alle scene in macchina e a tante altre in cui no, è impossibile stessimo a teatro.
Poi vediamo quel tassista fare gesti senza senso, cambiarsi d'abito. 
E appare un buffering.
Poi un rewind.
Poi c'è la notevole scena del distributore di benzina, quel gioco di sguardi.
Poi ancora quel deserto e quella specie di Donnie Darko che prima farà giustizia, poi commetterà un atto terribile.
Alla fine, solo alla fine, avremo la scena che potrà darci la chiave giusta per capire tutto.
Ed ecco che Dhogs diventa un film dalle mille cose dentro.
Intanto un cortocircuito assurdo tra cinema, teatro, interattività, verità e finzione.
Il film che abbiamo visto lo vedono anche quegli spettatori. Ma a volte è cinema, altre teatro. Nella scena del vecchio e del cane vediamo addirittura in split screen lui che parla col cane come fosse dentro Dogville (teatro) e la stessa scena con tutti gli altri dettagli.
Probabilmente anche una riflessione sulla capacità che ha il cinema di ampliare lo sguardo, creare un mondo, esaltare l'immaginazione.
Tutti i possibili media di rappresentazione (cinema, teatro, tv, videogame) sono fusi insieme.
Andando al finale secondo me c'è anche un'interessante riflessione sul montaggio.
Il film che abbiamo visto non è stato altro che un insieme dovuto a scelte arbitrarie, a "qualcuno" che ha messo prima quella scena, poi l'altra, poi ha fatto fare questo a questo, poi questo a quest'altro. 
Avremmo potuto assistere ad un ordine cronologico completamente diverso.
Questo è il montaggio filmico.
Esperimento che possiamo fare tutti noi semplicemente con i capitoli dei dvd.
(tra l'altro con questa cosa dell'interattività che abbiamo capito nel finale possiamo ora ripensare al rewind, al buffering, al cambio acconciatura e altro)

Ma la riflessione forse più forte è quella sulla capacità che possiamo avere di far male all'altro, sul potere della cattiveria, sul labilissimo confine tra crudeltà e non.
Quel bambino indeciso tra Abuse e lasciarla andare è davvero tanta roba

7 / 7.5

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TIGERS ARE NOT AFRAID ( in concorso )

Ecco, questo aveva tutte le carte in regola per essere il film del festival (sempre che non lo sia comunque, è tra i primi 3-4).
Siamo in Messico, uno degli stati più violenti del mondo, una nazione dove ormai i morti non si contano più, dove le gang la fanno da padrone e dove ci sono centinaia di migliaia di bimbi senza più genitori.
E proprio su un piccolo gruppo di questi orfani (e pure gang a sua volta) si sofferma questa bellissima fiaba nera che, però, è così fortemente radicata nella realtà.
C'è un problema però.
E lo ripeto per l'ennesima volta.
Anche questo è un film dove le cose vengono dette troppe volte, troppe.
E anche qua, come Pig, vengono continuamente spiegate le metafore.
Non ho contato le volte in cui i bambini parlano della tigre, degli Huescas (col nome vado a memoria, la gang dei cattivi insomma), del non aver paura.
Alla quarta-quinta volta stavo per mollare il film.
Mi chiedo perchè, mi chiedo perchè si debbano sempre aggiungere spiegazioni o ripetere mille volte concetti simili.
Per il resto funziona quasi tutto. Davvero bello creare questa commistione tra fantastico e terribile realtà (certo, non è la prima volta, ma funziona), molto potente vedere questi bimbi che devono affrontare il mondo senza nessuna paura per sopravvivere, sorprendenti alcuni snodi narrativi (almeno due morti inaspettate).
E ancora le location, la fotografia, alcune scene molto dolci e simpatiche.
Molto mal gestita a mio modo di vedere, è invece la faccenda dei tre desideri (paradossalmente uno poteva essere "nessuno deve morire" o "tutti devono tornare in vita").
Riguardo i desideri però c'è quella scena in cui lei crede di aver fatto morire il capo clan per capire invece poi che era già morto.
Una metafora di come in realtà la magia non esista, di come i desideri non possono comunque andare nel trascendentale, di come ci sia sempre una spiegazione umana alle cose.
E anche qui la metafora viene spiegata poi dal piccolo boss ;)
Tra omicidi efferati, bambolotti parlanti, disegni che si animano, magia dell'infanzia, quella pozzanghera-stagno in cui, forse, quei pesci sono simbolo degli stessi bambini imprigionati in quella realtà, arriviamo ad una fine bellissima e commovente che raggiunge il suo apice in quella tigre, stavolta vera, e in questa bimba che se ne va nella luce.
Senza paura

7.5


Vincent Macaigne in Chien (2017)

Fuori Climax credo che questo sia il "mio" film del festival.
Di Samuel Benchetrit, regista del delizioso Asphalte (Il Condominio dei cuori infranti) Dog è un film magnifico che parte come commedia nera, si trasforma poi un surreale alla Andersson svedese e finisce per diventare infine una struggente storia che ti strappa il cuore.
Jacques (un fantastico Vincent Macaigne, per me best actor del festival) è un uomo irrimediabilmente buono a cui succedono un'infinità di tragedie, una dopo l'altra.
Prima la moglie lo lascia perchè dice che lui è una malattia e la fa grattare (alla luce della mia interpretazione del finale questo è un particolare molto interessante), poi compra un cagnolino che somiglia a Hitler ma questo gli muore dopo 10 secondi (con 1300 euro di spesa), poi perderà il lavoro, poi subirà umiliazioni di ogni tipo, poi subirà violenze.
Ma lui avrà sempre un dolcissimo sorriso stampato in faccia, lui dirà sempre di sì, lui accetterà tutto.
L'inizio ha momenti comici (anche se di base drammatica) travolgenti, la malattia col suo nome, l'acquisto del cane, la morte dello stesso (ma tranquilli,  pochi film hanno dentro l'amore per il cane come questo, lo vedremo poi), lui in giro con la cuccia enorme, le esilaranti ricerche su google.
Ma in mezzo inizia a serpeggiare una malinconia infinita, con quest'uomo così buono e solo, così speranzoso, così dolce e affettuoso nonostante tutto.
Se non ci fosse la parte comica iniziale ad un certo punto ci sembrerebbe di ritrovarsi dentro un film greco e non è un caso che anche qua, come in Dogtooth, ci sia la metafora canina.
E c'è anche quel prato che ricorda tantissimo quello del film di Lanthimos (ma anche Blow Up).
Io ad un certo punto ho smesso di ridere, più il film andava avanti più stavo capendo quello che poi ci verrà sbattuto in faccia nel finale.
Jacques non è un uomo che fa il cane, Jacques è un cane.
( e per me lo è sempre stato, era stato acquistato da quella famiglia prima dell'inizio del film, non alla fine).
E il cane ti vorrà sempre bene, e il cane accetterà quello che gli fai, e il cane ti guarderà sempre con quel sorriso e quella speranza, anche quando tu lo bastoni.
E il film diventerà struggente, violentissimo.
E alla fine anche un uomo-cane, specie per difendere un suo simile, sarà costretto a reagire.
Splendido film metafora, di una delicatezza e profondità uniche, non rovinate per niente da una componente comica nella prima parte assolutamente perfetta.
Ci sono piccole scene che emozionano da morire, come quel semplice aprire una finestra per prendere un pò di fresco, come lui che se ne sta sotto il letto della casa dove è stato cacciato.
Per chi ama i cani uno dei film definitivi, straordinario.
Ma possiamo vederlo anche "solo" come la storia di un uomo buono che con stoicismo e purezza d'animo resiste a tutte le brutture che gli capitano.
Un uomo che anche quando ha un secondo per guardare in alto non vede un cielo blu e soffici nuvole bianche, ma due elicotteri che si scontrano.
Un gioiello

8 +

8 commenti:

  1. Laissez Bronzer l'ho cominciato ieri sera. Bellissimo a livello di immagini ma una noia talmente pesante che non sono ancora riuscita a finirlo.
    Per quel che riguarda Chien... ma sai che la tua interpretazione rivoluzionerebbe il senso della mia percezione del film? *_* Mi piace molto!!

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    1. grazie ;)

      all'uscita dalla sala ero l'unico ad avere sta sensazione. Però ricordo che convinsi più di uno, ahah

      guarda, oltre proprio una sensazione "a pelle" ed emozionale ci sono anche alcuni elementi che me l'hanno fatto pensare, come l'esser stato sbattuto fuori di casa perchè causava "prurito" e quel finale in cui dice "non so se quell'uomo è il marito della donna"

      in più questa lettura di completa sostituzione mi emoziona più

      resta il fatto che non è sicuro e che, alla fine, entrambe arrivano a concetti simili, se non identici

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  2. Sparks Of Lynch19 ottobre 2018 12:33

    Basta. Al prossimo TOHorror vengo pure io

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    1. chissà se potrò tornare

      ma se potrò vado sicuro, è stato veramente una gran bella esperienza

      c'è tempo per pensarci...

      piuttosto tra 40 giorni inizia il festival "vero" di Torino

      sarà durissima che riesco a tornare ma non è impossibile. Comunque avere film gratis e alloggio gratis è già importantissimo

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  3. Che scoperta il tuo blog, complimenti!

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  4. Bellissimo Festival il TOHorror, ci sono stato anch'io Venerdì e Sabato. L'unico film che non ho tollerato è stato Dhogs, mi ha dato davvero un fastidio viscerale. Credo che sia così lontano dalla mia idea di cinema che è come cercare di farti piacere l'hip hop se sei un metallaro. Però quella cosa che dici, del rewind e buffering del tassista, cavolo non ci avevo più ragionato su, verissimo, almeno nel finale acquista un senso! Chapeau per il blog eh (ma c'era bisogno di dirlo?).

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    1. intanto grazie infinite, complimenti per niente scontati, anzi...

      sì sì, ti capisco, Dhogs è uno di quei film metacinematografici - game che se ad uno non piace il tipo di operazione fatica ad andare avanti ;)

      sì sì, ma vedrai che se lo rivedi tutto ha senso
      non che ti piacerà ma almeno la sua coerenza ce l'ha ;)

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