31.10.10

Recensione: "Reincarnation"


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Niente male quest' horror giapponese di Shimizu, il creatore della saga The Grudge poi portata dallo stesso regista negli Stati Uniti.
Come tutte le altre pellicole del Japan Horror certo non eccelle per originalità, ma ha l'indubbio pregio di affrontare un tema delicato come quello della reincarnazione in una maniera interessante e non banale.
Altrettanto interessante è anche l'esperimento metacinematografico di raccontare un film nel film, espediente di sceneggiatura senz'altro non nuovo ma che, se usato con intelligenza, sempre accattivante.
Un regista decide di girare un film ispirato ad una strage avvenuta 35 anni prima in un hotel, strage che vide ben 11 vittime pugnalate a morte da un professore impazzito, interessato in studi sulla reincarnazione e sulla persistenza dei ricordi post mortem.
Reincarnation è un film abbastanza complesso e confusionario nel quale sono più di uno i passaggi non sufficientemente chiari o completamente gratuiti. E' indubbia però un'ottima atmosfera e la capacità di attirare l'attenzione dello spettatore man mano che si procede. 

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C'è una specie di gioco dei ruoli che ci porta a cercar di capire chi è il reincarnato di chi e in questo senso il colpo di scena finale senz'altro non delude. Se vogliamo il film raggiunge anche una certa profondità perchè è forte il richiamo con la memoria, con il ricordo delle vittime innocenti e col desiderio di quest'ultime di avere in qualche modo la propria vendetta, anche se raggiunta attraverso l'uso di nuovi "corpi" (a questo proposito non si capisce affatto cosa avvenga alle persone reincarnate, muoiono nella vita reale o no?). Di converso l' "anima" dell'assassino, anch'essa catapultata in un altro corpo, capirà che è impossibile liberarsi del proprio senso di colpa.
Gli espedienti orrorifici sono sempre i soliti: bambole, bambine pallide come carta, apparizioni improvvise, atmosfere da ghost story che nello specifico richiamano in maniera quasi "ufficiale" l'albergo di Shining, oltre alla solita vena malinconica e lievemente poetica tipica degli horror orientali. Un film che raccontato meglio, strutturato meglio, spiegato meglio, non avrebbe niente da invidiare ai suoi parenti illustri The Ring, The Eye e compagnia bella. Visione consigliata comunque.

( voto 7 )

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