17.10.10

Recensione: "A Single Man"



La morte del tuo amato. La solitudine. La depressione. Il mal di vivere e il desiderio di farla finita. Certo Tom Ford non poteva trovare tematiche più forti e delicate per quella che è in assoluto la sua opera prima. Film intimo se c'è n'è uno, A Single man racconta la giornata (perfetta la corrispondenza con l'Unità di Tempo Aristotelica) di un 50enne professore universitario, sconvolto dalla scomparsa 8 mesi prima del suo compagno.Un amore omosessuale libero e vero, mai osteggiato da nessuno. Un amore fortissimo, devastante, la cui fine il protagonista non riesce ad accettare.
George si sveglia e decide che quello deve essere il suo ultimo giorno di vita, prende una pistola e va al college. George è annegato, completamente in apnea, immerso nel ricordo del sua amore scomparso. Solo con la morte potrà ricongiungersi a lui e sentirsi ricambiare il bacio della scena iniziale, il bacio, allo stesso tempo, della morte e della nuova vita.

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Il primo merito del regista è quello di aver scelto Firth nel ruolo del protagonista. Il film, come dicevo, è talmente intimo e umanamente complesso che un'eventuale scelta sbagliata nel ruolo di George gli avrebbe tolto quella capacità emozionale che già difficilmente riesce a mantenere. George non ha più nessuna ragione di vita, tutti i suoi pensieri sono incentrati nel ricordo dell'amato (con cui stava da 16 anni). Il tempo non passa mai per un depresso che ha scelto di farla finita. Ford inquadra più volte gli orologi, sembra tutto fermo, la giornata scorre lentissima, tutti noi aspettiamo solo il momento inevitabile del suicidio. George cerca più volte di trovare il coraggio, quel coraggio primordiale e meschino di uccidere sè stesso. Per lui ogni giorno è semplicemente un avvicinamento alla fine, il presente non ha alcun senso. In realtà però, c'è ancora qualcosa dentro di lui che vuol vivere. A questo proposito Ford usa un espediente geniale. Ogni volta che George, fosse anche soltanto per un attimo, si riconcilia con la vita, prova una qualsivoglia gioia, vive un'emozione che credeva di non poter più vivere, ogni volta che succede qualcosa di bello nella sua grigia vita (o giornata in questo caso), le cose intorno a lui acquistano colore, tutto si fa molto più intenso, vivo, e così di conseguenza la fotografia. Danzare con una sua vecchia fiamma, parlare con una bambina, rischiare ancora di innamorarsi con un suo studente, tutto fa sì che qualcosa dentro George rinasca di nuovo e in qualche modo lo ancori al presente e al futuro. Ma il destino è beffardo e la morte lo colpisce proprio quando, forse, aveva deciso di non desiderarla più. A questo proposito l'infarto può anche esser visto come la deflagrazione di un accumulo di piccole gioie che da tempo non assaporava più. Un infarto che porta alla morte per un eccesso di vita.

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La regia di Ford è impeccabile, la fotografia mostruosa, l'eleganza di musiche e inquadrature eccezionale. Il problema è che non raggiungiamo mai il livello emozionale al quale una tale grande sceneggiatura doveva portare. Ford sembra essere troppo autreferenziale, portare troppe cose del suo mondo dentro il film, vestiti, acconciature, elganza in genere, anche alcuni dettagli "omosessuali" che a mio parere cozzano un pò con la psicologia di George, tutto fuorchè personaggio voglioso, libidinoso, ambiguo. George ha una grande integrità morale, ha semplicemente vissuto una straordianaria storia d'amore e nel rispetto di essa rinuncia a qualsiasi altro contatto gli venga proposto, anche quello di bellissimi ragazzi disposti a stare con lui (anche in questo caso l'autoreferenzialità di Ford con l'utilizzo di 2,3 modelli nei ruoli chiave).
Rimane comunque una grande pellicola, introspettiva e dolorosa, anche se è un Dolore raccontato con la Testa, e non con il Cuore.



( voto 7 )

2 commenti:

  1. un gran bel film.
    non allegrissimo, però ottimo

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  2. Te Marco hai invece appena visto uno dei film che più aspettavo quest'anno, My son My son... . Non leggo la recensione perchè non lo faccio mai per i film non visti ancora, ma il tuo "titolo" non promette niente di buono...

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