14.11.16

Recensione "The Visit" (2015- Shyamalan)

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Io so strano evidentemente.
Mi arrivavano voci dell'ennesimo brutto film di Shyamalan.
Ma la gente ama attaccarlo, mica si ricorda che questo ha fatto la storia del thriller e dell'horror.
Io so strano, lo ripeto.
Perchè ho trovato The Visit bellissimo.
Bentornato Mr Night, mi mancavi.

spoiler grandi solo dopo ultima immagine

Io mica l'ho mai capito il pubblico degli horror.
Mi sono sempre quasi sentito un corpo a parte rispetto ad esso. Certo, c'ho pure parecchi amici che quasi sempre la pensano come me ma, per il resto, rimango sempre basito da posizioni e giudizi.
Non vidi all'epoca il nuovo film di Shyamalan perchè mio fratello mi fregò e ci andò senza di me. E poi, lo sapete, se io salto un film in sala aspetto almeno un annetto per vederlo.
Come mio solito non ho letto rece al riguardo (e meno male, c'è anche un bellissimo colpo di scena che sarebbe meglio non sapere) ma il tam tam che mi arrivava alle orecchie, il brusio, portava lamentele su lamentele, mi ricordo.

Ieri poi, a visione finita, sono andato a vedere sto tam tam, sto vociare, che aspetto avesse.
E ricordavo bene, ho trovato scritte peste e corna.
Ecco, io proprio non devo capirci niente d'horror  perchè credo che The Visit sia bellissimo.
Ma bellissimo eh.

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Era tanto tempo che durante un film non provavo una tensione simile.
Un'inquietudine costante, dall'inizio alla fine. E questo è un dato di fatto che, volendo, basterebbe già per promuovere un film senza aggiungere un rigo.
Ho letto che su sto film si ride, ci sono cose ridicole, c'è ironia.
Ma dove ragazzi?
Forse per la storia del pannolone e della cacca?
Ma stiamo scherzando? La scena della baracca e dei pannoloni o quella finale col nonno e il nipote sono horror puro. Quell'horror che sa prendere piccole cose della vita reale e le rende terrificanti.
Ma davvero siamo ancora regazzini che quando si tratta di pipì, pisello e cacca o ridiamo o pensiamo che sia tutto ridicolo?
Certo, se qualcuno usa l'argomento come Eli Roth o.k.
Ma questo è Shyamalan e, checchè ne vogliate, questo è uno che è e rimarrà sempre nella storia del cinema.
La mia difesa a Mr Night la feci già qua, inutile riproporla.
Ma un autore capace di tirar fuori quasi tutti film unici, uguali solo a sè stessi, film che che poi sono stati gli altri a copiare, è già di per sè un grande autore.
Le sue cazzate le ha fatte, i suoi film orribili li ha girati, i suo insulti li ha presi.
Sì, o.k, ma questo rimane uno dei più grandi registi del fantastico/horror della storia recente.
Fatevene una ragione.
E cazzo che umiltà, cazzo come deve essere passare dall'Olimpo alla casupola a valle, come deve essere passare dai milioni di dollari alla telecamerina. Per far questo serve passione. E uno che ha fatto quasi tutti film personali, originali, scritti in proprio di passione ne ha. Da vendere.
E tira fuori questo film che è quasi perfetto.
Piccolo, non ambizioso, non importante, nemmeno originalissimo.
Ma quasi perfetto.

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Intanto è un film con un'anima dentro. La storia di questa giovane ragazza che ricerca le radici della madre e con esse il modo di ricucire uno strappo è una grande storia.
E lo fa attraverso l'arte, il cinema, il documentario.
"Questa è l'altalena in cui si dondolava mamma, questo è l'orologio di cui ci parlava, qui è il posto dove giocava" sono frasi di sceneggiatura importanti perchè danno anima ad un film che senza di esse avrebbe veramente faticato ad essere "plausibile".
E invece plausibile lo è. La ragazza ha una passione infinita per il cinema, ne conosce correnti e linguaggi, il suo voler documentare questo importantissimo ritorno alle origini (dopo 15 anni) è perfettamente sensato. Certo, negli ultimi 10 minuti la presenza della telecamerina è ai confini del verosimile, quasi un "miracolo", bisogna ammetterlo.
Ma, uscendo dalla questione "mock giusto-mock sbagliato", legittima eh, ci mancherebbe, sarebbe poi importante vedere se il film funziona o no.
Eccome se funziona.
L'idea di sceneggiatura è di una semplicità imbarazzante ma porta a degli sviluppi davvero potenti.
Da sempre i nonni stanno alla grande negli horror, ma qui sono protagonisti come non mai.
Nonni che non avevano mai visto i nipoti (e nipoti che non avevano mai visto i nonni, particolare importantissimo), nonni che provano ad ingraziarseli, farli sentire a proprio agio.
Ma, allo stesso tempo, questi nonni hanno qualcosa che non va. E se lui, il nonno, è solo "strano" e un pò sbadato lei, la nonna, fa veramente paura.
Ma la scena delle fondamenta, ne vogliamo parlare? Eh? Grandissimi distruttori di The Visit ed esaltati di Ouja vari, ne vogliamo parlare?
O quella della baracca? O la nonna che gratta sul muro?
O la scena del forno, così hanselgretiana? (e che gran cosa che Mr Night la usi due volte, la prima in apparente "tranquillità", la seconda nel tesissimo finale, senza che nessuna delle due volte porti a niente, chapeau).
Ho visto citare Blair Witch (perchè?) quando in realtà The Visit prende semmai molto da Paranormal Activity (altro film che al di là della sua riuscita fa parte di questa "nostra" storia dell'horror), ad esempio nella perfetta scena della telecamerina fissa che porta a un jumpscare che m'ha fregato, lo ammetto.
Shyamalan butta qualcosa nella sceneggiatura, l'odio dei germi del bimbo, il pozzo, "quel qualcosa che fece la mamma", tutti piccole cose che, in qualche modo, dovevano portare a degli sviluppi.
In due/tre scene c'è una profondità di campo pazzesca (ad esempio quella del granaio) che mi faceva star fisso lì a guardare se là in fondo succedesse qualcosa.
E se me ne stavo teso a guardare in fondo è perchè il film mi aveva portato ad un'atmosfera tale per cui poteva accadermi questo.
Ormai siamo sicuri che il film racconti della pazzia, della malattia. Ma fino al colpo di scena non riusciamo capire a quali sviluppi possa portare.

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Poi il colpo di scena arriva, ed è potente e, per me, inaspettato.
Attenzione, c'è una sola frase del vecchio che è mezza trama del film.
I veri nonni avevano detto a questa coppia di squilibrati (probabilmente loro amici) che i nipoti venivano a trovarli. "Grave errore" dice il vecchio "perchè lo sapevano che Claire (la vecchia) aveva ammazzato i suoi due figli nel pozzo, una settimana da nonna se la meritava".
E per questo uccide i veri nonni, per sostituirli. E pensare a questa donna che un giorno uccise i propri bimbi e adesso è in queste condizioni è davvero inquietante.
Non tutto è perfetto. Il personaggio della "vicina" poi trovata impiccata è un pò buttato là, il bambino e i suoi rap sono insopportabili, la presenza della telecamerina, come dicevo, non sempre è verosimile.
Ma The Visit rimane un grande film d'atmosfera, uno che ha saputo rendere horror un rapporto -quello di nipoti e nonni- un'età - la vecchiaia, comprese delle derive a cui porta come l'incontinenza- una condizione - la pazzia-.
E mi ha dato tensione, altro che Wan.
Bentornato maestro.

7.5

29 commenti:

  1. Ho appena avuto il primo de ja vu della mia vita grazie a questo post :,)
    Una cosa fichissima!
    Poi ripasso a leggere la recensione

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    1. Cavolo, io ne ho avuti tantissimi in vita

      direi 20% fico 80% inquietante di solito per me

      poi dipende da quello che riguarda

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  2. Io ti dissi che andavo a vederlo ma tu pensavi che era un filmetto come After Earth per la media che aveva. Anche io la cosa che ho più apprezzato è l'umiltà. Secondo me se la nonna fosse stata meno "bella" sarebbe stato molto più inquietante, lì ha toppato.

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    1. Io invece credo che la nonna sia perfetta, impossibile un casting migliore.
      Invece, al contrario, mi sapeva di poco il nonno

      ora che io mi fidi delle medie mi sembra strano ma se te ricordi bene te non discuto

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  3. della rece condivido ogni riga e addirittura il voto ;) 7.5 anche per me...un 7.5 che però vale di più dato che, come ti dicevo ieri, non mi aspettavo praticamente nulla da sto film.
    Tra tutte le cose che hai scritto mi piace sottolineare il discorso sul 'povero' M.Night massacrato da molti ingiustamente (io ho visto questo, Signs, The Village e il sesto senso e lo reputo un Autore(!!) enorme), la parte "...quell'horror che sa prendere piccole cose della vita reale e le rende terrificanti..." (ed è qui che si riconoscono i grandi); bravissimo poi a citare la scena del forno che ha colpito tantissimo anche me proprio perché mi aspettavo succedesse qualcosa e invece il grande Shyamalan ci ha fregati...e poi il jumpscare, e forse la più terrorizzante per me quella dell'inseguimento sotto la casa.

    Comunque non so se lo sai ma il 2 marzo esce in sala l'ultimo di Shyamalan "Split" con James McAvoy protagonista (attore che stimo tantissimo) il quale interpreta un uomo che possiede ben 23 personalità...e c'è anche la Thomasin di The Witch

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    1. Anche io non mi aspettavo nulla, anzi, mi aspettavo male...

      beh, tutto il tuo commento è un perfetto riassunto del mio, credo che siamo d'accordo al 100%

      quella dell'inseguimento io l'ho chiamata delle "fondamenta". Sì, credo che sia la scena top, anche solo l'azione in sè, averla pensata.

      guarda, ieri sono andato su Imdb a rivedermi tutta la sua filmografia. E ho letto questo Split. Ma, come mio solito, non ho approfondito.
      Cavolo, soggetto e attori super.
      Lui me lo ricordo tantissimo su L'ultimo Re di Scozia. E anche in Espiazione

      lei, vabbeh, là ;)

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  4. Ti dirò che invece io all'epoca non lo avevo criticato e, anzi, mi era piaciuto, soprattutto per il modo in cui Shyamalan ha mostrato di essere vero regista e di sapere prendere in giro e gestire un genere ormai "scomodo" come quello del mockumentary.
    L'unica cosa che avevo detestato e che ho visto, quella sì, come inutile elemento comico, è la presenza dello stupidissimo bambino con le sue orribili canzonette rap e le fobie dei due pargoli, talmente campate in aria che non ci si poteva credere.

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    1. Sì, vero, in qualche modo ha saputo dare un filo di originalità al mock. Anche solo nelle sfumature fare qualcosa di diverso è già difficile

      rap insopportabili e sì, hai ragione, le fobie sono un pò buttate là. Ma io non le reputo tanto campate in aria (anzi, sono fobie esistenti e nemmeno poi tanto rare) ma più che altro si capisce che sono state inserite solo per portare a quelle scene finali. Insomma, Shyamalan quelle due fobie non le racconta bene, non le fa protagoniste del film. Semplicemente ce le sbatte contro al punto A per poi risolverle a quello Z. Si poteva fare di meglio ;)

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  5. scusami se rispunto cosi dopo tanto tempo (ormai sono un lurker XD) condivido come sempre con quanto scritto, di sicuro un buon film come non se ne vedeva da tempo del regista e levando il fastidio che mi procurava il bambino e la forzatura dell' incipit iniziale (la madre che prende e affida i figli ai suoi presunti genitori cosi un po a buffo) trovo che sia veramente difficile inquietare/spaventare o suscitare qualsiasi emozione da film horror con della semplice quotidianità. c'è riuscito alla grande qui.

    colgo l'occasione per invitarti a recuperare un altro filmetto "Under the shadow" perchè attendo veramente una tua opinione :) se ti capita di recuperarlo

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    1. Scusa te?

      semmai io che rispondo dopo 3 giorni

      era parecchio tempo che per 4,5 giorni non toccavo il blog

      sai, io non l'ho trovata tanto forzata la cosa. Dei nonni che volevano finalmente conoscere i nipoti. E, attenzione, i VERI nonni erano persone perbenissimo, semmai è proprio la madre quella che sbagliò all'epoca. Quindi li sta affidando a delle bravissime persone, non a quelli del film eh...

      esatto, rendere horror la quotidianità non è da tutti

      sai che forse non l'ho mai sentito quello?

      controllo

      ciao!

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  6. io invece ho idee un po diverse su Shyamalan,non lo reputo un "maestro" secondo me non azzecca in pieno un film da Unbreakable per me il suo migliore(non che abbia fatto ciofeche, solo che non è più riuscito a ripetersi a quei livelli e ormai son passati 16 anni e diversi film).Sono un po deluso da lui.

    Passando a the visit, a parte il finale che non mi è piaciuto,ma è il suo stile quello di farti credere che ci sia qualcosa di soprannaturale per poi arrivare a quel colpo di scena cosi "reale"(vedi molta della sua filmografia),il film funziona più che bene nonostante non mi piacciano i film con telecamera a mano.Bravi gli attori (tranne l'odioso ragazzino)in particolare la nonna,in alcune scene veramente inquietante.

    Non credo però che il fatto di passare da produzioni milionarie a telecamerine sia segno di umiltà bensì di necessità(se produttori non ti sganciano vagonate di dollari ,in qualche modo devi arrangiarti).Dimostra però passione e voglia di rimettersi in gioco ,questo si

    Nel complesso un autore che non mi entusiasma, ma che merita comunque rispetto

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    1. Ma ci sta eh

      io "pretendevo" rispetto, non ammirazione o l'essere fan

      possono anche non piacere nessuno dei suoi film ma questo è un autore vero che ha subito attacchi troppo forti. Li facessero ad altri...

      hau perfettamente ragione su quella "tecnica" di Shyamalan però io in questo film la sensazione di soprannaturale non ce l'ho mai avuta (ma sì, poteva starci, ammetto)

      necessità o no è umile saper ripartire da basso. Non tutti lo fanno. Come se Balotelli ripartisse dal Nizza nel calcio. Ah, già, lo ha fatto ;)

      sì, esatto, voglia di rimettersi in gioco

      la tua frase finale è il riassunto di tutto concordo

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    2. Speravo che ad un certo punto spuntassero robe tipo cappelli da strega,corna,ali o trashate simili(po esse un problema mio)

      Riguardo alla tecnica\stile, è quello che io chiamo il finale alla Shyamalan,(questione di gusti)

      Umiltà e Balotelli nella stessa frase? c'è qualcosa che non mi torna ;)


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    3. Ah, addirittura speravi? No, io non avrei gradito uno sviluppo soprannaturale.

      Balotelli e umiltà sono ossimori, concordo, ma avresti mai detto che accettasse il Nizza?

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    4. si non mi sarebbe dispiaciuto per me c'erano dei presupposti.(magari con budget più alto ci si sarebbe buttato.Ma forse son solo mie fantasie...)

      Beh, penso che abbia accettato la soluzione meno peggio.


      E la mejo pagata...

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    5. Dici che il budget ha influito sulla scelta paranormale sì-paranormale no?

      mmm, non credo, sminuirebbe di molto il valore della sceneggiatura, del testo e dell'idea

      però non si sa mai eh...

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    6. No,penso che il film sia stato scritto cosi come è.
      Non credo che sia partito con una cosa paranormale per poi rimaneggiare la sceneggiatura.Della serie
      "Cazzo ho finito i soldi"

      Pero forse in fase embrionale ,sapendo di avere a disposizione discrete risorse economiche, con un soggetto del genere(ragazzini con nonni molto "particolari")avrebbe osato di più.

      Queste cose bisognerebbe chiederle a lui pero.

      Secondo me ci stava tutto ,e mi sarebbe anche piaciuto molto questo tipo di sviluppo.

      Poi ripeto il fatto che io abbia avuto queste sensazioni\speranze durante la visione è una cosa prettamente personale

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    7. Sì sì, ci sta.
      Io amo molto i film con derive paranormali.
      Però quando c'è u film che sta in mezzo, ossia che può andare a finire sul paranormale o non, preferisco sempre la seconda.
      Perchè mentre la prima è "facile" (chiunque può mettere mostri) la seconda devi essere veramente bravo a crearla. Creare un film forse di mostri che invece era solo realtà

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  7. Finalmente uno che dice le cose come stanno e non dimentica ciò che ha fatto Shyamalan!

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  8. Sono d'accordo con te sull'idea che hai di Shyamalan, tra l'altro accantonai dopo anni Signs e dopo la tua recensione me lo rividi e lo rivalutai molto, ma a parte questo Shyamalan va senz'altro reputato autore e è innegabile che ha riletto il genere horror/thriller come pochi hanno saputo fare. Negli anni purtroppo non ha saputo ripetersi dopo i suoi noti successi di Il Sesto Senso, Unbreakable, Signs e The Village, ma qui anche per me sforna una pellicola riuscita, ingegnosa, di gusto e a suo modo inquietante. Uno dei pregi dell'opera che è appunto inquieta senza una goccia di sangue, sconvolge inaspettatamente. L'indiano sà gestire la mdp con angolature e gestione degli spazi non comuni, e con il basso budget la sia invettiva ne gioca molto come in questo caso. Tra l'altro ha prodotto una serie sci-fi/horror come Wayeard Pines niente male, per molti versi riprende le atmosfere e l'idea di The Village, questo per dire che ha acume anche come produttore, non solo come regista, probabilmente negli anni si è perso un pò ma con questo film si nota che la passione e il talento non sono persi.

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    1. Intanto son contento che almeno te non ti fermi ad Umbreakable ma aggiungi Signs (contento che ti ho fatto un pò ricredere) e The Village

      su The Visit siamo sulla stessa linea

      della serie non sapevo nulla, molto interessante..

      come produttore, mi pare, lo ricordo in Devil

      ma lì aveva anche scritto il soggetto credo

      vediamo sto Split, sarà la prova del nove vera, non ha appelli ormai ;)

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  9. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:14

    Non sono mai riuscito a comprendere i detrattori di M. Night Shyamalan, né perché si accanissero tanto conto di lui. E più mi sforzavo di cercare delle spiegazioni plausibili e meno riuscivo a venirne a capo. M. Night Shyamalan e' stato per me, cinematograficamente parlando, il grande amore. L'autore da leggere in profondità, più che da ammirare con la superficialità della prospettiva offerta dagli occhi; l' anima e il cuore, più che la testa e la ragione. E anima e cuore erano sempre lì, ancorate inscindibilmente a tutte le sue opere e ad ogni motivo per cui valesse la pena perdersi in esse. Perdersi estasiati, con la consapevolezza poi, di ritrovarsi più completi e arricchiti spiritualmente . Confesso di aver amato, oltre ogni misura, Signs. E mi sono stupito- io che non sono credente- di come sia stato possibile che in molti, troppi, non si fossero resi conto che i segni , quei segni tanto decantati, non erano minimamente riferiti ai superficiali e dozzinali crop circles - ingegnosi punti cardinali congegnati da civiltà aliene venute da chissà dove-. Ma bensì a quei segni invisibili che ogni giorno, nella nostra inconsapevolezza di piccoli uomini terreni, vivono e respirano insieme a noi. Alcuni sono impercettibili spostamenti di atomi e molecole, altri abbiamo dovuto subirli così violentemente, così profondamente, da non riuscire a farcene una ragione. Ma ognuno di essi, nell'infinita perfezione della propria materializzazione, attraverso meticolose pennellate delle più variegate sfumature di ogni colore, e' l'insieme dei microscopici dettagli impressi sul rifulgente candore di una tela, che danno forma e spessore ad un maestoso dipinto di inimmaginabile bellezza : Il disegno di Dio.
    " Tu hai grande forza Ivy. Tu sai guidare chi sa solo seguire. Vedi la luce quando intorno hai solo tenebra". Ed e' solo grazie a questa frase se sono riuscito a trovare, forse , la definizione più esplicativa ed evocativa della controversa parola "amore". Quell'amore costretto e segregato nello sperduto e circoscritto villaggio che e' l'interiorità di coloro che (soprav)vivono terrorizzati dalla paura della sofferenza e del dolore. Sofferenza e dolore che, l'esternazione di un sentimento così potente, potrebbe causare subentrando nei fragili equilibri dell'ingannevole placida tranquillità della propria reclusa esistenza. Perché l'amore e' un rischio; una bellezza collaterale. Amore incarnato nell' efebica fisionomia di una giovane ragazza che, privata della vista, ma non della fulgida luce riflessa nella cristallina limpidezza delle sue iridi, non ha bisogno di vedere per divincolarsi dalle spaventose fauci delle innominabili creature. Quei mostri creati artificiosamente dagli uomini con il solo scopo, il solo obiettivo, di terrorizzare/proteggere anima e cuore dall'imprudente azzardo di lasciarsi inebriare dal suo inestimabile benessere emozionale. E seppur nella sua cecità, seppur impossibilitata di vedere se non con gli occhi del cuore, non esiste oscurità che le impedisca di orientarsi lungo il cammino, irto di pericoli, che e' l'angusto sentiero della ragione. Perché per curare il proprio male(essere) e per sopravvivere alle ferite mortali che la vita infligge , l'uomo avrà sempre bisogno di esteriorizzare l'amore, liberandolo dalle coercizioni imposte da ogni ragionevole timore o fobia.

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    1. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:18

      I più , del "mio" Shyamalan, ricorderanno il geniale twist che caratterizzò "Il sesto senso". Io , invece, "Il sesto senso" lo ricordo come metafora. Per me ,oggi come allora, il sesto senso non è il potere soprannaturale di comunicare con il mondo dei morti. Con coloro cioè, che brutalmente hanno visto depredata prematuramente la propria vita. Il sesto senso e' un dono. Una dote che consente a tutti gli esseri umani che la riconoscono dentro di sé, di avere una sensibilità tale da riuscire a comprendere il disagio e l'afflizione degli altri. Le persone in perenne conflitto con le proprie insormontabili difficoltà . Le anime solitarie che , pur sentendosi morte dentro, interiormente continuano disperatamente a gridare aiuto. Un flebile bisbiglio che si disperde nell'etere di una società caotica e sorda, incapace di ascoltare e decriptare quelle strazianti voci. E il mondo e' un posto troppo frenetico per aspettare chi e' rimasto così indietro da non riuscire più a raggiungerlo. Per questo dovremmo tutti cercare meglio dentro di noi. Dovremmo imparare, senza remore alcuna, ad avere il coraggio di trovare il nostro sesto senso. Servirebbe. In questo mondo! Già , il mondo. Shyamalan lo racchiuse in un condominio. Un condominio che ne inscenava, attraverso i condomini che si muovevano al suo interno, la medesima complessa struttura sociale vigente nella vastità del globo terraqueo. Le stesse dinamiche si incontravano / scontravano tra corridoi e scale, pianerottoli e piccole oasi di verde cresciute all'aperto. Dinamiche che vedevano ognuno di quegli uomini, donne, giovani e vecchi, vivere nell'indifferenza e nella noncuranza l'uno dell'altro. Ciascuno intento a preservare il proprio spazio e respirare la propria aria, ignorando che quello stesso spazio e quella stessa aria rappresentassero, in realtà, il respiro e l'esistenza anche di qualcun altro. Poi arrivo' lei, lei che doveva essere protetta. E la consapevolezza che il bene comune fosse l'aria e l'acqua che permettono a questa terra di ospitare la vita, condusse ognuno dei condomini all' innegabile certezza di avere un ruolo. Uno scopo. Lo scopo di vivere con e per gli altri, uniti e coesi a difesa di lei. Lei dalla pelle diafana e i capelli rossi, lei così fragile eppure, al contempo, così sicura e forte; lei, quella piccola goccia che ognuno di noi, nessuno escluso, detiene segregata da qualche parte dentro di sé, e che tutti insieme potremmo e dovremmo liberare, tramutandone il deflusso in mari e oceani, affinché le loro acque riuscissero ad abbracciare il mondo intero : l'amore. Mr. Night ha sempre amato l'amore. E in una società intenta a procedere a ritroso, tanto arida da indurre a profetizzare l'avvento di un giorno apocalittico; malata a tal punto da spingersi sino al baratro del suicidio e irresponsabilmente cinica nel voler negare le proprie colpe a discapito della natura ritenuta maligna, sarà proprio l'amore, emanato da quell'agognato incontro di mani, a generare la speranza di un futuro, nonostante tutto, ancora possibile.

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    2. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:20

      Possibile, proprio come possibili sono le infinite capacità mediante il quale ciascun essere umano può forgiare sé stesso, la sua indistruttibilità, a dispetto delle innumerevoli vicissitudini che la vita, soventemente, ci scaglia contro nella sua crudele ed imprevedibile efferatezza. Ma l'umanità e' predestinata a qualcosa di più grande rispetto alla rivendicazione del diritto, che gli e' stato negato, ad una vita eterna. Perché il vero miracolo, non e' uscire indenni da una sciagura ferroviaria, piuttosto che da un disastro aereo. Il vero miracolo e' dato dal potere di riuscire a sopravvivere a tutti quegli esami con cui la vita vera, con la sua caducità di fragile vetro, mette alla prova la nostra forza e la nostra temerarietà. Quella forza, quel coraggio e quella resilienza che dovremmo spendere nella nostra quotidianità per tenere unita e in vita una famiglia, riparandone con umiltà lacerazioni e strappi, e proteggendone i rami dall'incessante spirare di venti contrari e avversi. Senza l'ausilio di alcuna erculea forza, ma solo grazie alle nostre innate capacità di ascoltare e amare, i nostri veri, indispensabili e unici poteri. M. Night Shyamalan io l'ho vissuto, appagando ogni mio organo sensoriale, in tutte le sue opere. L'ho ascoltato in ciascuna di quelle sue parole coniate ad espressione di ogni suo pensiero, immaginandone emozioni e sensazioni attraverso la gestualità dei suoi personaggi. Ho assaporato il retrogusto dolce/ amaro, ogni qualvolta ingurgitavo avidamente gli ingredienti delle sue succulente raffinatezze autoriali. Ne ho annusato il profumo, percependone l'inebriante essenza emanata dai sottili trait d'union che caratterizzavano le dinamiche di tutti i suoi lungometraggi: Fede, paure, amore, umanità. Vita. E l'ho visto in quel suo materializzarsi , istrionescamente, in cameo più o meno importanti. E' stato un segno. Il segno più doloroso che possa essere inflitto ad un essere umano. Ma e' stato anche un bagliore. Un leggero riflesso, specchiatosi per pochi istanti a ricordarci quanto dolore e' intriso, insieme all'inchiostro, tra le righe e le pieghe di un giornale, ma anche quanto, nonostante tutto, sia bella e indispensabile la vita vissuta al di fuori di quelle stesse pagine(The Village). Ma niente dura per sempre. Persino il grande amore deve piegarsi ai voleri dell'ineluttabilita' imposta dall' incedere del tempo. E così, come profeticamente il regista indiano aveva predetto, venne il giorno. Venne il giorno in cui, " l'ultimo" lavoro cinematografico del "dominatore" indiscusso delle mie emozioni e dei miei sensi, si rivelò una fragile ed effimera bolla di sapore destinata a dissolversi fatalmente nell' inconsistenza "dell' aria". Dopo l'inarrestabile ed idilliaca ascesa sino all'atrio del mio cuore, per Shyamalan si prospettava il lento ma inesorabile declino.

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    3. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:23

      Come in un ascensore bloccato, le sue idee , quei suoi diabolici stratagemmi emozionali, si arenarono. Sospesi da qualche parte nell' immobilismo maledetto di quell' ascensore, all' interno del quale, tra l'inquietudine delle ignare vittime in preda all'ordito del diavolo che dimorava dentro di loro, era rimasto inconsapevolmente prigioniero anche egli stesso. Le sue fobie, la sue paure , provarono flebilmente a palesarsi, cercando timidamente di ricominciare una nuova vita, edificandone le fondamenta in un nuovo mondo. In" un' altra terra". Ma il tentativo, sorretto da un costrutto goffo e risibile, si concluse miseramente, facendolo sprofondare, se possibile, ancora più in basso. Credendo di averlo perduto per sempre, Mr. Night, svanì, inghiottito da quella sottile nebbiolina in cui tutto si smarrisce e dal quale e' impossibile fare ritorno : L'oblio dei ricordi. Ma la vita, quell' incredibile equazione le cui variabili daranno sempre un risultato imprevedibile, con il suo inimmaginabile rivelarsi , non ci ragguaglia mai in merito alle sorprese che ha in serbo per noi. Né quale twist relegherà nella trama della nostra esistenza. E così , allo stesso modo con cui se n'era andato, M. Night Shyamalan tornò a far "visita" a quel vuoto incolmabile che la sua assenza aveva lasciato dentro di me." The visit", magari non mi avrà esaltato quanto te, caro Giuseppe, ma e' indubbiamente il segno tangibile che il grande artista , pur cadendo, con grande umiltà sa rialzarsi per imparare a camminare ancora. Una fisioterapia autoriale lenta e travagliata; un' araba fenice dalle cui ceneri e' risorto il suo inconfondibile modo di dirigere ed interpretare gli espedienti narrativi che lo avevano contraddistinto. Quel suo intimo e profondo apporre indelebilmente una firma. The visit, a mio avviso, e' una metafora. La metafora del dramma -quasi incosciente- che si annida tristemente nel vissuto di due giovani vite. Due adolescenti che stanno combattendo inconsciamente, ciascuno martirizzato dalle proprie subconscie paure, l'estenuante lotta interiore imposta da un senso di colpa. Un senso di colpa dettato dall'ignobile abbandono subito per mano di una figura genitoriale: il padre. E il senso di colpa vissuto suo binari di quelle età, a latitudini in cui solo ilarità e gioia dovrebbero fungere da punti cardinali, e' il destabilizzante deragliamento di un treno carico di stranianti dubbi e spaventose fobie. La visita tanto ambita al cospetto di quei nonni, così sconosciuti e "lontani" , se da un lato rappresenta convenzionalmente l'esplorazione e la scoperta di un rifugio in cui crogiolarsi in tutta sicurezza , dall'altro, proprio perché territorio ancora inesplorato, e' il concretizzarsi di timori e incertezze. I nonni sono l'eredità delle nostre caratteristiche ataviche; l'anamnesi di reminiscenze che inconsciamente, lungo il percorso della nostra vita, in un modo o in un altro, torneranno a manifestarsi. Rebecca e Tyler non conoscono i propri nonni, se non attraverso il frastagliato ricordo, plasmato di rancore e rincrescimento, della loro giovane madre.

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    4. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:27

      Ma Rebecca e Tyler, alla stregua di quei nonni, non conoscono neppure sé stessi, né la propria interiorità. Vestiti della loro ingenuità, sono frutti ancora acerbi per riuscire a razionalizzare le proprie angosce e dare una corretta collocazione alle proprie opprimenti inquietudini. Tyler e' rimasto inestricabilmente ancorato al fotogramma di un banale errore. L'erroneo indugiare manifestatosi sul verde tappeto di un campo da football . Immobilizzato da allora, e come allora, dall' atroce paura che quel dettaglio, quel minuscolo frame, sia il responsabile del pavido abbandono inflittogli dal padre. Rebecca invece, vede nella proprio aspetto esteriore, nella propria astrusa visione di sé, l'inadeguatezza che ha spinto il suo papà a non accettarla, disconoscendola a tal punto da non volerla più vedere . Nella stagione dell'adolescenza, il senso di colpa e' un'immagine distorta riflessa nello specchio; il mancato coraggio nel contrastare gli eventi avversi che la vita , sovente, ci para dinnanzi. Quel minaccioso stridere di unghie sul freddo legno di una porta affacciata nel cuore della notte; la vergogna suscitata da un imperdonabile colpa, celata segretamente nella buia baracca abbandonata al freddo dell'inverno(i pannoloni del nonno). Shyamalan ci conduce nel gravoso e snervante dualismo tra la spensieratezza dell'età più vitale e bella, e i pericoli che ne minacciano sventuratamente il giusto benessere(il gioco nell'intercapedine sotto la casa dei "nonni" ne e' l'emblema ) ,alla disperata ricerca dell'agognata pace interiore con sé stessi. Quell'interiorità allegoricamente rappresentata da un pozzo immerso nel candore della neve, ma all'interno del quale, l'acqua e' troppo torbida per riuscire a vederne il fondo. Nella sua disarmante semplicità, The visit e' essenzialmente questo: L' eccitazione per quella settimana di libertà in compagnia dell' amore protettivo dei nonni, come l'età allegra e spensierata di due adolescenti; l'orribile scoperta della realtà sull' identità di quei "nonni/ estranei" come l'irruzione nella beatitudine -propria di quell'età- del materializzarsi delle fobie legate ad un senso di colpa. Figure sconosciute, intrusi nella primavera dell'esistenza. Il brutale lascito di un mondo spesso cinico ed egoista, quello degli adulti, che si ripercuote sempre sull' innocenza e l' inesperienza di chi e' ancora troppo fragile per possedere le armi atte a contrastarle e metabolizzarle. Ma alla fine, lungo le peripezie faticosamente vissute nella difficoltà di rielaborare un trauma, imparare a crescere implica anche questo: Trovare il coraggio di liberare i fantasmi irrequieti provenienti da uno sciagurato passato, trovando la forza di esorcizzare le proprie paure.

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    5. Pierluigi Tronchetti30 novembre 2016 01:29

      Rifrangendosi in esse e arrestandone la folle cosa, squarciando l'aria con il vittorioso e libertario grido - Touch down, touch down-. Ben tornato Mr.. Non so cosa ci riserverà il futuro. Non so se mai tornerai ad essere colui di cui un tempo sono stato "innamorato" . In fondo neppure io sono più lo stesso. Ma spero tanto che riusciremo definitivamente a "cucire", in un modo o in un altro, il nostro rapporto.

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    6. Lo Scritto Definitivo su M.Night Shyamalan

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