15.2.14

Recensione: "Chained"

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Strana la vita...
Ricordo di aver visto il primo film della figlia di Lynch, Jennifer, lo stranissimo Boxing Helena, una pellicola che colpì molto la mia mente da 16enne e di cui, mi dispiace, non saprei dire e ricordare altro se non che c'era la meravigliosa Audrey dello straordinario Twin Peaks, insomma, un'attrice che si sono passata tra padre e figlia.
Strana la vita perchè esattamente 20 anni dopo, e 20 anni non sono pochi, mi vedo quasi per caso il secondo film della figlia d'arte (anche se in mezzoo ne ha messi altri due, forse uno pure buono), questo Chained, una sorta di ibrido tra drammatico, thriller e drammatico, anche se paradossalmente il genere più appropriato è il racconto di formazione.
Sorpresa.
Insomma, niente di straordinario ma siamo comunque davanti a un film complesso, anche un filino coraggioso, moderatamente intelligente e parzialmente lynchiano, ca va sans dire.
Forse punta anche in alto, forse troppo.

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Quello che sorprende è che pur non essendo originalissimo mischia più topoi del genere tra di loro, quello del serial killer, quello del rapito tenuto nascosto per anni (comportamento di solito vero e proprio opposto rispetto al modus operandi dei serial killer), quello dell'educazione e di un coatto coming in age, quello della pazzia e altro ancora. In realtà il film non è affatto un pastrocchio, anzi, funziona abbastanza.
La Lynch ci sa fare, descrive gli interni in modo mirabile, ha senso del racconto senza strafare, sa centellinare i momenti psicologicamente più importanti.
Forse il rischio più grande se lo prende con il clichè (anche se più che clichè è uno studio più che confermato) degli abusi infantili avuti dal serial killer nell'infanzia (killer interpretato da Vincent D'Onofrio, chi si rivede, il Palla di Lardo di quel filmetto che risponde al nome di Full Metal Jacket...).
Anche se la Lynch usa questi ricordi non tanto per giustificare le gesta dell'assassino ma più che altro per trasferirle nel processo educativo che lo stesso farà con il bambino (poi ragazzo) rapito da piccolo e cresciuto con lui.
Bravi gli attori, molto riuscita, sia cinematograficamente che psicologicamente la scena più bella, quella della scoperta del corpo femminile da parte del giovane.
Ed è interessante come da una prevedibile Sindrome di Stoccolma si passi poi alla ribellione.

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Ma è forse proprio nel finale che la Lynch esagera.
Il colpo di scena giunge veramente inaspettato come pochi ma oltre alll'effetto sorpresa non sembra regalare niente al film, anzi, forse se ne poteva fare a meno.
E misteriosa è l'ultima sequenza e i rumori sottofondo che si sentono sui titoli di coda.

spoiler---------

E' quasi impossibile che il giovane ricalchi le orme del "padre" killer.
Non è possibile per plot perchè la ragazza gioco forza farà scoprire il luogo delle mattanze e non solo verrà fuori tutto quello che è successo in quella casa, ma anche il ragazzo non credo possa scomparire.
Non è possibile psicologicamente perchè il ragazzo ha dimostrato in più di una scena (quella con lei, l'omicidio di lui e la sequenza con il padre) che sa benissimo dove sta bene e dove il male.
Semplicemente il ragazzo non ha dove andare e anche se in un modo abietto e coatto, riconosce solo quella come casa propria.

Buon film.

( voto 7 )

15 commenti:

  1. A me parve più che altro una delusione.
    Senza dubbio non all'altezza dei lavori del padre.

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    1. James, come dicono dalle mie parti graziearcazzo che non è all'altezza del padre :)

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  2. Boxing Helena era una porcata senza precedenti...questo mi è garbato molto di più, la penso più o meno come te...

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    1. Direi che la pensiamo ALL'INCIRCA allo stesso modo...

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  3. mai visto boxing helena, e questo chainde oddio si è guardabile, ma si poteva fare di più secondo me, il migliore dell Lynch per me è l'interessante Survelliance

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    1. Sì sì, si poteva fare di più ma forse la forza del film è proprio nel non aver esagerato.
      Di Surveillance ho letto bene.

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  4. Ciao Giuseppe la pensiamo uguale su questo film...senti un po' cosa avevo scritto sul finale:
    SPOILEROSO:
    "forse, ha semplicemente scelto una città, una strada sulla mappa, un luogo dove andare a costruirsi una vita e scordarsi il male. Io propendo per questa interpretazione; se ne va via, si lascia tutto alle spalle. O almeno glie lo auguro".

    E condivido il fatto che il colpo di scena finale è eccessivo e se ne poteva fare a meno, l'avevo paragonato ad un calcio su una stampella :-)

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    1. quello che invece non sapevo era che l'attore che fa il killer è Palla di Lardo...

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    2. Perfetto Marco.
      No, ma sul fatto che lui non diventi un killer c'è una sicurezza massima

      1 poteva diventarci ma non ci è mai diventato
      2 ha salvato la ragazza
      3 uccide lui
      4 va dal padre a chiedergli perchè
      5 tutti gli omicidi verranno scoperti e lui seguito
      6 tutto il film ce lo tratteggia come ragazzo più lontano dal male che si può

      Intanto torna là, non ha altri posti dove andare.
      Poi si vedrà.

      Un calcio sulla stampella perchè?
      Perchè il film non ti piaceva e quella cosa lo ha definitivamente fatto cadere?

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    3. no no, assolutamente, il film mi è piaciuto eccome! Solo che secondo me la situazione nella seconda parte del film era diventata un po' inverosimile. Mi riferisco soprattutto al fatto che il killer voglia a tutti i costi educare il ragazzo all'omicidio e il fatto poi che vadano insieme a cercare una vittima. Il fatto che il killer insista in questa sua missione educativa, seppur il ragazzo abbia manifestato un istante prima la sua volontà di tradire questa fiducia (la scritta HELP sull'auto ad esempio).
      Però fino al colpo di scena mi sembrava comunque un film molto bello, anche se un po' traballante sotto quei punti di vista. Il colpo di scena mi è sembrato uno sgambetto alla "stampella" alla quale mi stavo appoggiando per non dar troppo retta alle situazioni un po' inverosimili.
      Nel senso che col finale diventa ancor più inverosimile...mi riferisco al padre che si rifà tranquillamente una famiglia, senza alcun senso di colpa, sapendo di aver mandato a morire moglie e figlio (peraltro bambino) nelle mani del fratello killer.
      Non so, è vero che da una pare acquista più senso il fatto che il killer non abbia ucciso il bambino (perchè in fondo era il suo nipotino) dall'altra parte la figura del padre è eccessivamente lugubre...mmm...mi ha lasciato un amaro in bocca terribile. Comunque al netto di questo per me era comunque da 7 e mezzo

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    4. Analisi perfetta Marco, ora ho capito.
      No, la cosa del padre non ha senso, non è ben costruita.
      Magari serviva qualche elemento di più nel prologo o nei flash back.
      Il fatto dell'educazione è un pò forzata ma nel quadro complessivo non l'ho trovata tanto assurda.
      L'ultimo capoverso lo appoggio tutto

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  5. Concordo, buon film, soprattutto considerando quel che sta figlia d'arte era riuscita a sbagliare prima.

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    1. In effetti Boxing Helena credo sia un disastro, del secondo ne ha parlato malissimo Jacques, il terzo però dice sia buono.
      E questo quarto è un film molto genuino e onesto, che fa di tutto per non stare nel genere.

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  6. Non mi era dispiaciuto del tutto, Vincent d'Onofrio perfetto, ha sempre quest'aria da paziente psicotico (anche in Criminal Intent) , anche se avevo trovato il "colpo di scena" finale abbastanza gratuito...

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    1. Esatto Poison, siamo un pò tutti sulla stessa lunghezza d'onda riguardo il colpo di scena.
      E gratuito forse è l'aggettivo giusto.
      Perchè alla fine, pur essendo un grosso colpo di scena, mica cambia minimamente il film, il film rimane quello, non è per niente sconvolto.
      Le stesse vicende, le stesse dinamiche, le stesse tematiche.
      Per questo, pur se sorprendente, l'ho trovata un'aggiunta inutile, ecco, gratuita.

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