11.11.17

Recensione: "The Square" 2017

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Il vincitore dell'ultimo Cannes - dell'Ostlund regista del formidabile Forza Maggiore- è, per quanto mi riguarda, un film che è sempre lì per partire ma alla fine non parte mai.
Divertente, grottesco, colto, anche un pizzico disturbante nel finale.
Ma si fatica a vederne l'architettura, a capirne il senso, a giustificarne alcune scene e lunghezza.
Film sull'arte contemporanea? sul caos? sulla fiducia?
Magari voi lo capite meglio di me

Non ho un gran rapporto coi festival.
Anzi, no, non ho un gran rapporto con i premi e gli albi d'oro dei festival, ecco, che i festival invece ben vengano.
Gli Oscar (che poi un festival non sono, mi riferisco ai premi), ad esempio, hanno valenza per me prossima allo zero.
E anche con i premiati di Venezia non è che io abbia sto gran feeling.
Però ci sono alcuni albi d'oro in cui invece mi ritrovo tanto.
Uno è quello dell'Oscar al miglior film straniero (davvero grandissimi titoli), un altro quello del festival cult di Stitges.
E un altro Cannes.
Ecco, quando sento "ha vinto Cannes" il mio poco curioso sopracciglio un pochino si alza, lo ammetto.
E così mi vado a vedere al cinema l'ultimo vincitore della Palma d'Oro ma, soprattutto, il nuovo film di Ostlund, regista del formidabile Forza Maggiore.
E niente, una parziale delusione.

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In realtà c'ho ritrovato molto del suo bellissimo film precedente.
Per prima cosa l'intento principale del film, ovvero quello di essere un'opera "a tesi", che vuole dimostrare qualcosa. Quasi un'operazione scientifica, antropologica e matematica insieme.

Il problema è che la tesi che The Square vuole dimostrare, a differenza che in Forza Maggiore, è molto difficile da individuare e da capire. E in un film, come ho detto, quasi scientifico secondo me la mancata chiarezza è un problema.
Il secondo punto in comune è molto più narrativo, si riferisce all'espediente che viene usato.
Anche stavolta da una piccola cosa, da un piccolo fatto, scaturiranno a cascata (anzi, riferendomi al penultimo film, direi a valanga...) tante piccole grandi conseguenze.
In Forza Maggiore fu quel fuggire da solo del padre alla paura della slavina, in The Square lo scenografico scippo di portafoglio e cellulare subito dal protagonista.
In un film quella piccola crepa diventò voragine che mise in crisi, profonda crisi, un'intera famiglia, qua la crepa-voragine sembra più riguardare un'unica persona.
Christian (molto strano e particolare che si faccia sempre chiamare solo per nome) è il curatore di un grandissimo Museo di Arte Moderna e Contemporanea a Stoccolma.
E' un uomo cortese, buono, affascinante, abbastanza umile e per niente altezzoso.
Ed anche questo è un problema per me in The Square, il trovarsi davanti ad un film che racconta di dubbi morali ed etici, di cambiamenti, di altruismo e fiducia mettendo però per protagonista un uomo che, per quanto mi riguarda, trovavo già positivo in partenza, cosicchè, l'effetto "change" uno nemmeno lo avverte.
Ma di cosa parla The Square?
Eh, un problema...
Perchè c'è quasi la sensazione di trovarsi davanti ad un film che è come uno Shuttle in eterna partenza, sei lì che aspetti vada su e non lo fa mai. E questo accade anche con il suo significato, tante volte sei lì per afferrarlo e poi invece, niente, si passa ad altro.
Lo stesso "the square", l'opera d'arte che dà al titolo al film, alla fine sembra quasi più un pretesto visto che, incredibilmente, non verrà mai "usata" (uno si aspetta che il film racconti di quello che farà la gente dentro quel quadrato, e invece nisba).
A quel punto propendo più per vedere quell'opera come metafora dell'intero film, un film in effetti che racconta moltissimo della fiducia umana.

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Accadono tante piccole cose che raccontano di questo come ad esempio il cellulare e il portafoglio restituiti al proprietario, come la scena in cui Christian lascia tutte le sue buste al mendicante, come il preservativo dato alla giornalista e altre ancora. 
Anche lo scandalo suscitato dal tremendo video su you tube porterà -lo si vede sul giornale- alla ecumenica unione in protesta di rabbini, preti e imam.
E' come se quel quadrato in qualche modo sia riuscito a raggiungere quel mutuo aiutarsi che si proponeva.
E' quindi questo che racconta il film? un mondo dove la fiducia nel prossimo e il mutuo soccorso non sono utopia?
Può darsi.
Il problema è che mette dentro tante altre cose, troppe.
E confuse.
Chi si aspettava un film sull'arte contemporanea troverà 2,3 scene deliziose sì, ma alla fine pochissimo di interessante (paradossalmente l'unica scena dove di prende di petto il problema è la prima).
Siamo sempre sul tono del grottesco e dell'insolito, con punte eccessivamente "oltre" (il gorilla) e altre davvero riuscite.
Voglio dire, la conferenza stampa continuamente interrotta dall'uomo con la Tourette, il dialogo tra lui e lei con dietro quella scultura di sedie rotte e il relativo rumore, son grandi scene. E, forse, danno anche un'altra chiave di lettura al film, quella del "caos", quella dell'impossibilità che tutto fili liscio, quella dell'imprevisto.
Sì, o.k, però lo spettatore, tra una risata e un pensiero, fa troppa fatica a capire quello che sta vedendo, perdendoci così di ritmo, faticando non poco.
Probabilmente un film troppo colto o troppo cerebrale, non so.

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Nel finale secondo me troviamo le due scene migliori.
La prima, formidabile, è quella del performer che irrompe nella cena di gala. Una scena che parte comica e grottesca e poi, in un gran crescendo, diventa addirittura inquietante e portatrice di molto disagio.
La seconda è il bambino sulle scale che pretende le scuse di Christian.
Come si è arrivati fino a lì?
Attraverso piccoli passaggi. Ma è indubbio che questa scena quasi finale sia la riprova di come quella del furto, per Ostlund, sia l'origine di tutto (ad esempio anche il video di you tube non supervisionato dipende dal fatto che Christian doveva andare al fast food a prendere la lettera).
Questa vicenda del bambino, non so perchè, ma mi ha riportato al Niente da nascondere di Haneke. Saranno le differenze di classe, sarà quella sensazione di disagio, sarà la lettera o il fatto di come la vicenda cresca e cresca e cresca.
A quel punto ho pensato pure alla tragedia, lo ammetto.
Stupenda la scena dei rifiuti, con questo senso di colpa di Christian arrivato al suo culmine (e qui mi rifaccio a quanto dicevo all'inizio, Christian è personaggio troppo positivo per vivere questa odissea e questo cambiamento).
In definitiva un'opera che è tanti stili insieme e tanto interessante.
Ma quasi snervante dalla sua lunghezza e dal non farti mai capire quale sia, in realtà, il vero punto di interesse

7





26 commenti:

  1. The Square è la metafora di una nazione tipo la Svezia (ma forse più in generale di tutta l'Unione Europea) dove ci si ripara dietro un politicamente corretto soffocante e la polvere viene messa sotto al tappeto (difatti le strade nel film sono piene di disperati, ecc.), e Christian è un rappresentante archetipico di questa società, non buono o cattivo ma uno che tenta di conformarsi al pensiero della classe sociale dominante; poi basta che accada una minuzia e il castello crolla. Però attenzione, dice Ostlund, non è tutto bianco o tutto nero: certamente è odioso irridere un mendicante ma è forse possibile farsi singolarmente carico di tutti coloro che hanno problemi? Mandare lettere minatorie è sicuramente sbagliato, ma l'insistenza persecutoria del bimbetto non è altrettanto sproporzionata e anomala, indice di ben più grandi tensioni sociali latenti? La libertà di espressione è sacra ma allora non va previsto nessun limite? E se va previsto quale deve essere? Chi usa chi in una notte di sesso occasionale? Ogni cosa può diventare arte basta che sia inserita in un museo oppure tanti artisti contemporanei sono solo palloni gonfiati e meritano contumelie (la straordinaria scena di Tourette)? L'ipocrisia ci rende mummie ben vestite, ma siamo sicuri che tornare allo stato di natura sarebbe tanto meglio (il party con l'uomo bestia)? E via discorrendo...Insomma Ostlund a mio parere pensa che l'unica strada per cementare un'unione, che sia matrimoniale come in Forza Maggiore o sociale come in The Square, sia il compromesso che deve portare alla necessaria composizione fra varie istanze, ma reale e raggiunto dopo conflitti e riflessioni sincere, non fondato sulla menzogna verso noi stessi e gli altri e su una prevaricazione strisciante del forte sul debole come spesso accade; però non fa semplicemente film a tesi ma espone sempre una tesi e la sua antitesi e poi lascia il giudizio allo spettatore; e condisce il tutto, va detto, con una regia chirurgica e davvero ispirata. Per me gran film.

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    1. grandissimo commento Anonimo

      non so quanto tuo o quanto riportante parole di Ostlund

      ma poco cambia, interessantissimo e illuminante

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  2. Grazie, in realtà ho letto qualche recensione in giro ma nessuna intervista di Ostlund, diciamo che il senso del film mi è sembrato pressapoco questo ma sicuramente ci sono anche molte altre chiavi di lettura.

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    1. ah, o.k ;)

      perchè c'erano due passaggi in cui sembrava riportassi parole del regista

      ancora complimenti

      rimango con le mie perplessità (ma il film mi è piaciuto) ma è comunque arricchente avere interpretazioni in più. Non diverse, proprio in più ;)

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  3. Per una volta sono più che d'accordo con te: un film fatto al 90% di fuffa, che riprende l'assunto del (bel) film precedente appesantendolo con siparietti incomprensibili e dalla durata eccessiva, interminabile... la conferma che a Cannes quest'anno il parco macchine era davvero scarsino...

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    1. ahah, no dai, non del tutto d'accordo, te ce vai molto più pesante...

      però sì, la sensazione è simile
      non so che altri film c'erano, certo la Palma d'oro mi pare veramente eccessiva...

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  4. Mi leggo la tua rece e praticamente ritrovo le mie stesse parole, al contrario. Tipo che per te il film è matematico, per me no. Per te è "a tesi", per me proprio l'opposto. Pure te citi Haneke. Ovviamente per me vale sempre la regola che non leggo mai nulla prima di aver scritto la rece...

    Vero, il film sembra menare il can per l'aia, non approda mai a nulla, sembra non sappia esattamente quello che vuole dire. Però a differenza di te penso che lo faccia di proposito, che non ci sia nessuna tesi di fondo, o meglio ce ne sono tante tutte abbozzate
    con lo scopo di far discutere, creare sensazione. La vaghezza come strategia.

    (qualche spoilerino)

    Anch'io ho pensato ad Haneke, soprattutto per gli avvenimenti fuori campo, secondo me ben più importanti del furto. Ce ne sono due fondamentali: Christian che con il suo collega investe qualcosa o qualcuno e poi occulta il tutto, e Christian che butta giù dalle scale chi sappiamo. Per me sono il fulcro del film, e ci fanno vedere Christian in una luce ben diversa, perché non sappiamo di quali delitti possa essersi macchiato. Infatti a me Christian sembra tutt'altro che un personaggio interamente positivo: è egoista, maschilista, vanitoso, pronto a leccare il culo ai finanziatori ma poi non si abbassa a ordinare un panino senza cipolla per una poveraccia, prono alle decisioni dei suoi superiori... pian piano però comincia a fare i conti con la sua coscienza sporca, prendersi qualche responsabilità, provare a rintracciare chi ha ferito. Troppo tardi per riparare, certo, ma il cambiamento per me c'è, eccome.

    Ti aspetto al tff

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    1. "penso che lo faccia di proposito, che non ci sia nessuna tesi di fondo"

      se lo fa di proposito proprio lì potrebbe nascondersi la tesi ;)

      molto interessante come lo accosti ad Haneke

      però, Ivan, il primo caso secondo me non è misterioso. Cioè, si vedono benissimo le scintille, la macchina ha urtato o un muretto, o un motorino fermo, non so. Tu dici davvero che forse hanno ucciso qualcuno? mi pare impossibile

      tr l'altro Christian, semmai, manco se n'è accorto, cioè, che pensi di aver messo sotto qualcuno e sia andato avanti per me non è proprio da lui

      sì, ma il panino lo ordina ;)
      vedi, tutte le caratteristiche che di lui hai descritto son vere, ma molto molto sfumate. Cioè, se doveva venir descritto come personaggio negativo allora Ostlund ha toppato. Se invece era un personaggio grigio che il film ha portato verso il bianco, o.k

      ma, insomma, a me sembra un buono. Anche il furto, inizio film, lo prende "bene" e quasi in maniera divertita fa la cosa delle minacce. Anzi, si sente pure in colpa. E siamo a inizio film. Ma di scene dove si mostra un Christian così ce ne sono tante. E anche il fatto che si faccia chiamare da tutti per nome lo è per me

      ma è bello avere idee diverse

      dai, ci provo, entro 2 giorni decido, sto cercando compagnia

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  5. Come ho già scritto, Christain secondo me è un “grigio” nel senso che ha una facciata rispettabile e bonaria, però sotto sotto è uno “stronzetto” snob ed elitario (ma anche viceversa, perchè a volte le due cose si invertono...); le scelte che compie di fronte alle varie situazioni diventano lo specchio di questa scissione: voler scappare ma contemporanemente rimanere, comprare il panino ma contemporaneamente far pesare un dettaglio alla barbona ecc.; è su questo continuo paradosso che si regge il film...Nonostante abbia dei ripensamenti e qualche rimorso, alla fine Christian rimane sostanzialmente quello che era (non dimentichiamo che spinge dalle scale un bambino...); cioè secondo me per Ostlund la nostra società resta ferma nelle sue contraddizioni, non le vuole seriamente affrontare...e difatti è sintomatica dell'eredità che stiamo lasciando l'inquadratura finale fissa sul volto corrucciato dei figli...

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    1. Sei l'anonimo sopra no?

      mettilo un nome in calce, anche finto, per non confondersi ;)

      che dirti, perfetto, credo che questo qua sia il commento che accendo definitivamente, quello dove ritrovo contemporaneamente sia idee mie che tue e di Ivan

      sei davvero bravo

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  6. Non so, trovo molto sospetto che Östlund non ci faccia vedere l'esterno dell'auto, e poi il collega ha dipinta la morte in faccia come avesse preso sotto un cristiano. Idem il bimbo giù dalle scale, anche lì non è dato vedere se si è ferito, fratturato qualcosa, boh... eppure quella di Christian è un'azione abominevole, dai.

    Va bene lo stesso anche se non siamo d'accordo, anzi meglio, che ultimamente eravamo troppo allineati

    Anonimo, sono abbastanza d'accordo con te, ma per me è più un passaggio da nero (ok ok, facciamo marron va bene?) a grigio. Ci dici il nome o è prematuro?

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    1. In realtà quella scena si può legger bene.
      Solo 5 minuti prima Christian aveva detto al ragazzo che questa cosa qui non la perdonava, che doveva essere sicuro di fidarsi di lui, che alla prossima doveva licenziarlo.
      Tempo che ripartono e questo gli sgarra tutta la macchina da 100.000 euro

      se già prima era a pezzi ora non ce la fa a reggere la cosa

      sul bambino completamente d'accordo. Ma la cosa assurda è quando lo sente continuamente chiamare aiuto ma non scende mai, esce solo a guardare 2,3 volte come a dire "vedete? sono uscito e sento se qualcuno ha bisogno di me"

      ma dai no, se Christian è nero il 90% dei personaggi cinematografici è una notte senza fine

      forse un pò ipocrita ma spassoso, divertente, anche un filo umile, un buono

      poi sì, tanti difetti, voi l'avete notati meglio de me ma, insomma, nero...

      cioè, se lui è nero ti rendi conto quando Ostlund poteva caratterizzarlo peggio? in infiniti modi e infinite gradazioni

      anonimo, vai a leggere anche la recensione di Ivan, su L'uovo del curato

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  7. Sul grigio sono d'accordo nel senso che i suoi difetti sono striscianti, a prima vista sembrano delle qualità, ma d'altra parte l'ipocrisia quello è. Mi torna in mente adesso la scena in cui recupera il portafoglio e torna dalla mendicante per fargli un'elemosina plateale, sfilando le banconote una a una per esser certo di ricevere le giuste lodi. Per me è vomitevole. O quando ha il suo attimo di eroismo in piazza ma finita l'emergenza, invece di accertarsi che la signora stia bene, riscuote i complimenti per la sua virile impresa. Poi certo non è il villain di Wolf Creek.

    Sull'auto hai ragione, è sicuramente la spiegazione più logica. Il problema per me è che non fa ridere. Cioè, in una scena del genere, oltretutto in un film che è soprattutto commedia, avrebbe dovuto far ridere, e invece niente, sembra sia cascato il mondo. E poi non mi spiego la scena in cui si accoccola per fare le foto alla carrozzeria e non vuole farsi beccare dalla signora col cagnolino... ma evidentemente mi sfuggono molte cose.

    Sul bambino hai ragione, il comportamento di Christian è molto strano, non fa la fatica (o non ha il coraggio?) di uscire in strada ad accertarsi che stia bene però trova l'energia per mandare all'aria la spazzatura di tutto il condominio. A meno che quel lamento non fosse una sua allucinazione, il suo senso di colpa...

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    1. no, ma credo che alla fine allora non siamo lontani

      ma più ti leggo più la cosa del film "a tesi" la vedo anche da te. Un film che vuole dimostrare questa ipocrisia lo è. E lo fa in modo schemtatico, con scene dimostrative, con passaggi "matematici.
      Ma vabbeh ;)

      la scena di lui rannicchiato sull'auto è assurda, quasi irritante, non me la so spiegare

      e quella finale boh, credo che è come dica io, prima si affaccia solo per far sentire a tutti che lui aveva risposto agli aiuti, poi il senso di colpa prevale e fa quella cosa

      certo che è strano però

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  8. Grazie! Ho letto la recensione di Ivan e mi ci ritrovo a grandi linee; dissento però sul fatto che l'indeterminatezza sia un limite del film, quasi una “furbata” del regista; proprio lì sta invece la sua forza secondo me! Comunque l'ho rivisto e aggiungo alcune impressioni:
    1) È un film molto più di pancia e meno “matematico” di quanto si creda, almeno io l'ho vissuto così; è, in ultima analisi, un film politico perchè ci pone di fronte alle menzogne di una certa logica neoliberista nella quale dietro ai bei discorsi sui diritti civili ecc. si cela una spietata legge della giungla nella quale tutti (chi più, chi meno) abbiamo perso l'innocenza...Pensiamo solo a come inizia: Christian parla di competizione e di soldi (i due baluardi della nostra società) mentre in una piazza viene rimosso un monumento equestre per far posto al “quadrato”: eccoci, simbolicamente, alla “fine della Storia”.
    2) Tutta la sequenza delle lettere mi è sembrata un sottile gioco di potere che Christian attua nei confronti del suo sottoposto (di colore...): prima ridono e scherzano davanti a un bicchiere di vino, finge di trattarlo da amicone, da suo pari; poi però la cosa assume una piega più sfumata con quel discorso sulla fiducia e non si capisce se lo stia prendendo in giro o mettendo alla prova (e difatti il ragazzo ne è turbato ed è lui poi a causare lo strano incidente). Le foto di nascosto alla carrozzeria potrebbero servire per chiedere qualche risarcimento danni, chissà, magari Christian pensa di ribaltare a suo favore anche quella circostanza...
    3) Gli emarginati sono un po' il filo conduttore del film (paradossalmente lo diventa mano a mano anche Christian, che comunque è danese quindi anche lui “straniero”...); a provocare scandalo è il video di una finta mendicante (con le tre religioni monoteiste in prima fila...), non quelli reali che si vedono a ogni angolo, e questo in un paese che dovrebbe essere spiccatamente progressista...Conta solo l'immagine che si dà: difatti il giornalista, nella conferenza stampa, dice che avrebbero dovuto scegliere una bimba con i tratti somatici del sud Europa, sia mai che poi qualcuno pensi che in Svezia esistono i poveri...Vale anche per gli immigrati, che alla fine della fiera vengono ghettizzati in casermoni nei quartieri periferici...Sono proprio i concetti di “accoglienza” e di “inclusione”, allora, a suonare meramente propagandistici, perchè gestire le cose in questo modo porta, inevitabilmente, a tensioni sociali laceranti...

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    1. Ormai mattia te per me sei l'esperto de The Square ;)

      0 la penso come te, l'indeterminatezza è voluta e, come dicevo a Ivan, questo caos potrebbe proprio essere una delle dimostrazioni cui vuole arrivare il film

      1 molto interessante la tua nota sul prologo. Sì sì, che sia un film profondamente politico (forse più sociale) è indubbio. Io resto però con la mia idea di film cerebrale e matematico

      2 non sono d'accordo. Ma ormai il vostro accanimento su Christian vi porta a vedere tutto contro di lui, ahah. Ma più di così che poteva fare? scherza e tratta il suo sottoposto come un pari, va con lui al palazzo, con una protesta veramente minima accetta di entrare lui. E, ricordiamolo, veramente il ragazzo di colore aveva lui in primis proposto la cosa e assicurato che le avrebbe messe lui. Che poteva fare di più Christian? si è abbassato a fare la cosa al posto suo, l'ha trattato anche troppo bene. No no, anzi, se c'è una scena che racconta di un Christian buono e umile per me è questa. Se lui si è comportato male il suo sottoposto come si è comportato?

      3 i mendicanti sono il fulcro di tutto... Tra l'altro anche il bambino finale è uno straniero e, si vede da lontano, un bambino molto povero. Ma è difficile affrontare questo argomento nel film, succedono talmente tante cose e così diverse riguardo i mendicanti che non mi sono fatto un'idea

      ma appoggio la tua

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    2. Non so, io quella parte l'ho percepita molto più ambigua di quanto sembri a prima vista: quando il ragazzo ha l'idea delle lettere Christian alla fine si convince perchè la cosa solletica la sua parte “cialtrona”; però in fondo è giusto che le vada a imbucare lui, è una sua faccenda privata e non dimentichiamo che comunque tecnicamente sta commettendo un reato...Per me non ha diritto di coinvolgere un'altra persona, ed è sgradevole soprattutto che lo faccia con un suo sottoposto, sul quale ha inevitabilmente un vantaggio psicologico, facendogli anche la morale sulla fiducia ben riposta...A me sembra che lì Christian, come in altre parti del film, dimostri di essere uno che tende a non volersi prendere responsabilità, ma poi questo comportamento gli si ritorce spesso contro (difatti il casino scaturito dalla lettera lo fa gestire dai ragazzi del museo, sino a che il bambino non gli si presenta sotto casa...). Però credimi, da parte mia non c'è nessun accanimento nei confronti del personaggio, anzi l'ho trovato molto umano e tra l'altro magnificamente interpretato da Claes Bang, una rivelazione.

      Mattia

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    3. buffo come tutta sta sequenza riguardante la lettere l'abbiamo percepita in modo così opposto ;)

      ma il tuo discorso fila che è una meraviglia, ci mancherebbe

      ah sì sì, assassino che io non l'abbia menzionato, una delle migliori interpretazioni dell'anno per me

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  9. 4) C'è un cortocircuito evidente tra arte e marketing simboleggiato dal video: una provocazione confezionata tenendo conto di ricerche di mercato smaschera però realmente l'ipocrisia strisciante contemporanea.
    5) L'altro cortocircuito è quello del rapporto tra i sessi simboleggiato dalla storia con la giornalista americana: sono gli uomini a far pesare il proprio status sociale oppure sotto sotto anche le donne sono attratte dal potere? Un quesito quantomai attuale...
    6) Ho notato che attraverso i bambini il regista ha voluto fare anche un discorso sulla genitorialità: Christian per tre quarti di film sembra il classico single incallito/piacione poi invece improvvisamente scopriamo che ha due figlie verso le quali dimostra un atteggiamento abbastanza negligente (non ricorda che dovevano andare da lui...), che loro ricambiano con una certa freddezza; il suo collaboratore anziano col codino porta sempre al lavoro un neonato in una culla (sarà un figlio, un nipote? Chissà...) che poi a un certo punto finisce abbandonata in un angolo della stanza...; il bambino figlio di immigrati che perseguita Christian sembra avere troppa autonomia per la sua età (gira di notte, rintraccia abitazioni ecc...); insomma sotto traccia si avverte come le famiglie disfunzionali siano preponderanti in questo tipo di società.
    7) Ostlund riesce a metterci a nudo ribaltando in un attimo le nostre percezioni; pensiamo al ricevimento: da spettatori sotto sotto speriamo che l'uomo/bestia prenda a sediate sul muso qualcuno di quei notabili imbalsamati; quando però diventa davvero violento la cosa ci disturba, come se improvvisamente ci toccasse personalmente...E lo stesso si può dire del bambino, che ha le sue ragioni ma è oggettivamente odioso e inquietante, sembra un uomo già incattivito dalla vita nel corpo di un dodicenne; perciò, a un certo punto, quasi solidarizziamo con Christian, anche noi gli molleremmo volentieri due ceffoni...Ma quando lui lo spinge giù dalle scale e poi non lo soccorre rimaniamo choccati e ci vergogniamo, perchè realizziamo che la perdita del controllo, anche e soprattutto nei confronti del più debole, è un'opzione troppo frequente e ormai sdoganata oggigiorno...E poi c'è il videomessaggio di scuse, che in realtà è un saggio di retorica a buon mercato, dove il privilegiato riconosce che il mondo è ingiusto però, guarda caso, lui non ci può fare nulla! Il lamento è chiaramente nella testa di Christian; quando lui scende per cercare il biglietto nella spazzatura il bambino non c'è più, segno che è andato via con le sue gambe; se lo va a cercare lo fa secondo me più che altro per riabilitarsi agli occhi delle figlie che sono diventate testimoni dirette del suo fallimento.
    8) C'è un omaggio non so quanto voluto alla Grande Bellezza nella sequenze del ballo frenetico seguita da quella in cui un personaggio dice di avere le chiavi del palazzo Reale e invita gli altri ad andarlo a visitare.
    Mattia

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    Risposte
    1. 4 assolutamente

      5 più che le donne attratte dal potere c'è anche un altro paradosso quasi, ovvero quelle di donne che sanno manipolare il potere o comunque essere più forti di esso. Alla fine lei ha il preservativo, la vince lei quella scena

      6 perfetto

      7 e qui ancora più perfetto, impossibile dire meglio tutte le cose che hai detto

      8 ahahah, notate tutte e due anche io! pensa che durante la festa iniziale ho detto al mio amico "ora ci sarà Servillo di spalle che si gira..."
      E poi anche la scena del palazzo reale lo stesso, gli ho dato una gomitata e detto "anche qui la grande bellezza"

      ma del resto per certi versi sono due film assolutamente sovrapponibili...

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  10. Che bella discussione e che bel film !!
    Aggiungo un particolare : il ragazzo che lavora x Christian appare scioccato e nervoso prima , dopo e durante il piccolo incidente con l'automobile anche perché qualche minuto prima aveva avuto un alterco con alcuni giovincelli che volevano lui accendesse il motore della macchina ...in quel momento secondo me si è vergognato e non poco del fatto di essere un super fifone !! Ciao

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    Risposte
    1. grazie mille ;)

      sì sì, vero, ma credo che all'80% quella reazione sia dovuta al fatto che ha la macchina del capo, il capo è con lui e poco prima gli ha appena detto che alcuni suoi comportamenti non gli sono piaciuti

      insomma, già una cosa del genere ti fa star male, a queste condizioni io mi sarei sparato ;)

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  11. l'ho visto qualche giorno fa e sto ancora cercando di capire come giudicarlo : cazzata pazzesca o buona idea espressa male , parecchio male !!!!
    a parte tutto ( scene eccssive e fuori luogo , senza senso , caos .... non certamente come rappresentazione del mondo ma proprio nella gestione del lavoro ....., personaggi non delineati , a parte Cristian, e altro ancora ...minuti che passano per accumulo di scene come fossero pagati un tanto a minuto ...più tempo più valore ... ci sarebbe da fare un elenco ... lasciamo stare ...) su cui pure tu giustamente ti soffermi , quello che più di tutto mi disturba è questa moda di voler a tutti i costi affrontare temi importanti e delicati in modo approssimativo che banalizza tutto il discorso,
    ulitmamente capita troppo spesso e sono stanca di vedere certi lavori.
    Lo spot che dovrebbe promuovere l'allestimento " artistico" ed il film seguono la stessa strada : della eccessiva ed inutile banalità messa in mostra a prescindere ; solo per stupire ,giocando a chi lo fa più strano.
    Di una cosa sono proprio certa : sono stanca di certo cinema ; io cerco di impegnarmi a cambiare prospettiva ma , niente;
    ripeto , qui va bene tutto , come negli spot .
    poi per qualche giorno un pò di rumore , un pò di doverosa incazzatura generale e poi tutto come prima intruppati in un marasma di banalità e pressapochismo .
    Temo davvero che sceglierò la prima opzione ... ci penso ancora un pò mentre leggo altri commenti

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    1. capisco il tuo sfogo Dolly

      e anche io, come avrei visto, sono rimasto spiazzato allo stesso modo

      eppure quando qualcuno mi dice che era tutto "voluto", che proprio i difetti del film (in questa lettura apparenti) simboleggiano quello che il film vuole rappresentare, ecco, io un pò ci credo

      insomma, non sono per niente sicuro di aver ragione nei difetti che ho esposto (e anche te), dovrei rivederlo forse

      poi mi pare strano che un regista che ha scritto e fatto Forza Maggiore diventi un pressappochista

      non lo so, ha vinto premi su premi, un motivo ci sarà

      o forse abbiamo ragione noi

      BOH

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  12. rieccomi
    allora il fatto che mi abbia fatto arrabbiare e che ne discuta animatamente sta a significare che il film aveva delle qualità non da poco , diversamente avrei semplicemente battezzato cazzata pazzesca e finita li
    qui ci sono 2/3 scene molto buone e 2 personaggi straordinari !!!! ecco perchè sono così critica ; mi ha rovinato tutto il resto
    poi sai.... premi e quant'altro.... boh appunto ... per quel che mi riguarda mi son sentita molto partecipe con ildisturbato di Tourette ;) se non fosse chiaro uno dei 2 di cui sopra in una delle 3 scene ....l'altro ...ovviamnete l'Uomo Scimmia !!!!!! Emblematici .
    poi io non conoscevo il regista e quindi non so come sia Forza Maggiore che ora recupererò ma non è detto .... potrebbe piacermi o meno ma questo per me resta sbagliato.
    poi arrivo sui film esperienza :)

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    1. Credo che siamo perfettamente d'accordo sulle due scene mgilori ;)

      anzi, forse siamo d'accordo un pò su tutto

      No, lo sai che me ne frego dei premi ma il fatto che ne abbia vinti così tanti era una spia per capire che tra cazzata pazzesca e semplicemente film interessante ma imperfetto era molto più probabile la seconda

      e io ne sono convinto anche perchè, come dicevo, il regista mi pare davvero notevole come scrittura

      Di Forza Maggiore non so proprio come possa finire con te ;)

      ti aspetto là ;)

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