10.11.17

Recensione: "Closet Monster"

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L'ennesimo coming of age sulla disperata ricerca di capire il proprio orientamento sessuale.
Ma Closet Monster è anche qualcosa in più.
Un film dolce, trattenuto, che racconta di un tremendo ricordo che non se ne va più via, che ha dentro criceti parlanti che assomigliano tanto alla propria anima, che sprigiona amore e odio a ogni inquadratura.
Forse, però, non è altro che un film che racconta della necessità di togliersi una spranga di ferro da dentro sè stessi

"Dammi un sogno papà"
E allora il padre gonfia un palloncino mentre racconta il sogno che vuole dargli.
Poi il palloncino lo appoggia sulla fronte del figlio e, pffffff, lentamente lo fa sgonfiare.
Quel sogno, un sogno di vampiri e cimiteri, entra dentro la testa del bambino.
Notevole, davvero notevole l'incipit di questo Closet Monster, l'ennesimo film a metà tra il coming of age e la scoperta del proprio orientamento sessuale.
Ne abbiamo visti tanti, tantissimi.
Eppure qua, a tratti, c'è qualcosa di diverso, di originale.
Come quel criceto parlante (Buffy lo chiama lui, è femmina dice lui, ma in realtà non è vero) che rappresenta per Oscar, il nostro protagonista, una specie di coscienza interiore, una specie di amico che sa leggergli dentro, un corrispettivo, per certi versi, del dito luccicante del Danny di Shining.
In realtà Buffy il futuro non lo prevede, si limita a scandagliare l'animo di Oscar, a percepirne i disagi, a scorgerne gli innamoramenti, a decretarne i problemi.
Oscar da piccolo, ancora bambino, è stato testimone di una violenza sessuale inaudita, roba da far star male anche lo spettatore.

"Perchè gli hanno fatto quello papà?"
"Beh, era gay" gli risponde lui

Gay, come quella parola che tre bambine gli avevano pronunciato davanti quella mattina quando lui si era guardato le unghie a mano aperta, e non mettendola ad artiglio come farebbero i veri uomini.
In un solo giorno la vita di Oscar cambia per sempre.

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Sì, perchè, ed è qui un'altra variante molto interessante, è come se Oscar da quel giorno, quel giorno in cui vide quella violenza, al tempo stesso si senta "destinato" ad esser gay ma, anche, impossibilitato dal diventarlo, dal viverlo veramente.

Come se fosse entrato in una prigione mentale. 
Sente le farfalle sullo stomaco quando vede per la prima volta il suo collega di lavoro, decide di masturbarsi quando annusa la maglietta che gli aveva prestato ma le immagini della violenza vista da piccolo tornano fortissime. E non solo in quell'occasione.
E' come se Oscar porti dentro di sè una specie di peccato originale, qualsiasi cosa lo avvicini al mondo omosessuale gli ricorda quello che vide e, di conseguenza, gli fa vivere malissimo la cosa, come fosse proibita.
Non è un caso che, quando farà sesso per la prima volta, in maniera brutale ed estemporanea, inizi a sentire qualcosa di dolorosissimo dentro il suo corpo.
Qualcosa che solo nel finale viene fuori , in una sequenza talmente bella ed emozionante da esser difficile da raccontare (quei ricordi col padre mentre sta per sferrare i colpi sono da brividi).
La spranga di ferro.

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Closet Monster è un film dolce, dolcissimo, con personaggi complessissimi e tratteggiati in maniera perfetta.
Come, ad esempio, i due genitori di Oscar.
Lui, il padre (grande attore) avrebbe anche tutte le stimmate del grande padre ma, purtroppo, la sua possessività e la sua scarsissima apertura mentale fungeranno da agente distruttivo per Oscar.
La madre è personaggio ancora più ambiguo, non si capisce mai se vittima o colpevole, se amante del figlio ma incapace di farsi valere oppure se inadatta a quel ruolo (il discorso sul cordone ombelicale e quel "non è mai stato facile" fa pensare).
Veramente due personaggi notevoli, sfaccettati, quasi impossibili da giudicare nel complesso.
Oscar li ama entrambi, Oscar li odia entrambi.
Del resto è lo stesso bambino che si aggrappò alla madre per non farla andare via e poi le sputò in faccia.
Odio e amore, classico.
Oscar ama il cinema, ama gli effetti speciali, ama crearsi un mondo fantastico per sfuggire a una difficoltà del vivere fortissima.
L'arte come salvezza e come tentativo disperato di andarsene via di là.
Closet Monster è un film girato benissimo, molto legato alle sensazioni, con una grande colonna sonora e una coppia di attori, Oscar e il padre, davvero notevoli.
Semmai risulta più debole quando inizia ad uniformarsi, quando inizia a raccontare dinamiche un pò troppo battute. Il tutto ci porta a una parte centrale a mio parere molto più debole.
Eppure c'è tanto amore in questo film, c'è la capacità di raccontare con grazia turbamenti e dolori, c'è una leggera venatura fantastica che al tempo stesso alleggerisce e rende tutto ancora più struggente.
Fino ad un finale molto bello ma anche strano, ambiguo.
Quella spranga finalmente tolta, quel grido di rabbia e dolore, quell'andare da lei, ci fanno pensare quasi a una liberazione dall'omosessualità.
Argomento molto delicato.
Ma, forse, era solo una liberazione dai propri demoni, dalle proprie paure, dai propri ricordi.
E un ricominciare da capo, con il mare come compagno.

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C'è una scena formidabile però.
Il bambino Oscar prova ad arrampicarsi sulla casetta di legno.
La corda si spezza, Oscar cade a terra.
Ma l'Oscar che cade a terra è l'Oscar adolescente.
Perchè sì, perchè a volte il passaggio dall'infanzia all'adolescenza avviene così.
Cadendo

7 / 7.5


8 commenti:

  1. Utente misterioso10 novembre 2017 23:22

    Illuminante. Son rimasto davvero colpito da quanto hai scritto, fa pensare, e tu sembri davvero essere padrone dell'argomento.
    Dovresti scriverne un libro. scrivere... libro... (scrivere un libro)... libro......

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    1. va a capì chi sei...

      comunque "padrone dell'argomento" una fava, ho avuto un'infanzia e un'adolescenza ottima e sono ancora clamorosamente e completamente eterosessuale ;)

      a parte gli scherzi, grazie

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    2. Ghgh, beh, a dire il vero non era riferito alla recensione (molto bella, e che chiusa!), ma solo stupidità e ricordo di wrong cops ;)

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    3. Ah, cavolo, me l'hai scritto in italiano e allora non c'ero arrivato...

      Anche perchè sta cosa di scrivere un libro è un tormentone che mi fanno tutti

      in inglese t'avrei sgamato subito ;)

      me la rivedo almeno una decina di volte al mese, ahah

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  2. Penso che Xavier Dolan stia gia' facendo scuola alla grande in Canada, infatti questo bel film mi ha ricordato tantissimo " Les amours imaginaires" che lui fece nel 2010.Le tematiche,l'uso delle canzoni,anche certe inquadrature,non possono non rimandare al giovane talento canadese.
    Addirittura l'attore che fa Wilder, quello di cui si innamora il protagonista, è il fratello di Niels Schneider che nel film di Dolan praticamente faceva la stessa parte.
    Qui pero'ad un certo punto il film diventa drammatico, il protagonista, nella fase piu' delicata della sua vita, l'adolescenza, si ritrova solo tra un padre immaturo, possessivo e chiuso e una madre che si è dimenticata di lui per tanto tempo.
    Cosi' escono tutte le paure, le insicurezze, in un animo in fondo dolce e fragile, ma molto solo. Da qui SPOILER !
    Quel criceto che se ne va nella sua barchetta,nel mare aperto, è chiaramente l'adolescenza finita, la scogliera, il mare mosso, il cielo scuro, forse la vita....e lo sguardo del protagonista nell'ultima scena, quando la testa appoggia sul cuscino...beh, a me ha lasciato una gran malinconia...grazie per la segnalazione!

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    1. ciao paolo

      sì sì, queste tue considerazioni (e anche la curiosità sul fratello dell'altro attore) le ho lette in un paio di rece che ho visto questi giorni

      e che dire, è così

      Dolan ha già una filmografia e uno stile che si può permettere di creare una scuola, altrochè ;)

      sì, bellissima lettura la tua. E oltre all'adolescenza finita direi anche la necessità di iniziare a vedere le cose per quello che sono, affrontare la vita

      così leggo quel dire del criceto di esser stato 4 criceti

      una necessaria presa di coscienza ;)

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due cose

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3 ciao