14.4.19

Recensione: "Cafarnao - Caos e Miracoli"

Risultati immagini per cafarnao poster

Se non fosse per Trier avremmo un altro possibile candidato a miglior film dell'anno.
Cafarnao è un film di adulti e bambini, genitori e figli, in una Beirut povera, poverissima, dove le ragazzine vanno in sposa a 11 anni, dove altri ragazzini devono sopravvivere per strada, dove un'intera città, ma forse un intero paese, ma forse un intero mondo, sembra indifferente a tutto.
Emozionante ma mai esagerato, secco ma sempre con un filo di speranza dentro, Cafarnao è la storia di Zain, un bambino eccezionale che non cerca l'aiuto di nessuno ma tutti aiuta.
E del suo grido d'accusa.
A noi.

presenti spoiler

Straordinario.
Vado a vedere quasi per caso questo film e mi ritrovo davanti uno dei possibili candidati a miglior film dell'anno, sempre se Trier non esistesse ovviamente (ma esiste, eccome se esiste).
Il pregio più grande di questo potentissimo film libanese credo risieda in una cosa che non capita così spesso - o almeno non in maniera così bilanciata e perfetta - ovvero nello scrivere un'opera allo stesso tempo tremendamente radicata nel territorio di cui racconta ma anche capace di essere straordinariamente universale.
Cafarnao racconta di una terra, il Libano (e Beirut specialmente), inutile negarlo.
Ma il grido d'accusa che genera, il grido d'accusa del suo magnifico protagonista, Zain, potrebbe riecheggiare ovunque, anche nel nostro stesso paese.

"Per avermi messo al mondo"

risponde Zain alla domanda sul perchè citi in giudizio i suoi genitori.

Una frase forte, troppo forte, quasi ingrata, pensa lo spettatore.
Ma siamo solo nel prologo, avremo un intero film, un intero e unico flash back, per capire la forza, la pertinenza e il dolore che ci sono dietro la frase del bambino.
Parte con delle splendide inquadrature aeree Cafarnao, quasi tutte in god view (e io adoro la verticalità in queste situazioni), a mostrarci una città vecchia e sgarruppata.
Poi andiamo in strada, bambini che corrono tra polvere e cemento, chè se non vedessimo quei visi così diversi da noi, la prenderemmo per una Scampia qualsiasi, bimbi di strada che giocano con finti fucili, abbandonati.
Poi entriamo dentro casa e il livello di degrado e povertà, se possibile, sale ancora. Famiglie con troppi figli (ricordatevi della cosa), bambini vestiti alla bell'e meglio, tanta sporcizia, le fogne che si aprono nel bagno, pasti che non bastano per tutti, camerate uniche in cui i figli sentono far sesso i genitori, un inferno.
E anche qui sarebbe un grande errore pensare che quelle immagini siano immagini solo di un Terzo Mondo. 
No, non lo sono, ne troveremmo migliaia anche da noi.

Zain, il nostro 12enne protagonista, ha un rapporto speciale con la sorella più grande, quasi sua coetanea. 
Lui è praticamente l'uomo di casa, sia come carisma che come coraggio che come forza che nell'atto pratico, con quella spesa di chili e chili che riporta sempre a casa, con quei contenitori d'acqua che pesano anche più di lui, con quei soldi che prova a racimolare qua e là vendendo succhi.
Zain è talmente grande e maturo che a 12 anni sa tutto della vita, anche che quel sangue che ha perso per la prima volta la sorella significa l'inizio della fine, significa che da da quel momento in poi lei può finire in sposa a qualche orco o a qualcuno che si voglia approfittare di quelle inumani leggi di laggiù, dove una bimba di 11 anni, l'età di mia figlia - e cristo se sto film mi ha fatto soffrire -può finire in sposa a chiunque.
In una scena terribile e bellissima (la prima di tante) prova in tutti i modi a farla andare via. Lotta come un leone insieme a lei, lei che grida "non farmi andare!" ma gli adulti sono più grandi e forti.
Lei se ne va, non la vedrà mai più.

Zain non può più restare in quella casa dove già non è mai stato amato, dove già è stato sempre sfruttato, dove già non ha mai conosciuto l'affetto e ora, adesso, non c'è più nemmeno lei, l'amata sorella.
Zain se ne va, senza praticamente un soldo, con un solo vestito - quella felpa blu che diventerà iconica da quante volte la vedremo (e che porterà all'unico vero errore del film, ovvero il fatto che sia sempre pulitissima) - senza una meta.
Comincia così il vero film, quello del racconto di un bambino, della sua forza e del suo tentativo di sopravvivenza.

Risultati immagini per cafarnao film

E' difficile individuare in un film così una possibile tematica principale.
Troppe ce ne sono, troppe suggestioni, troppe denunce, troppe prospettive di visione.
Un film sulla famiglia, su padri e figli.

Un film denuncia dell'incredibile indifferenza di un Paese.
Un film che può essere visto come atto d'accusa di un bambino contro il mondo degli adulti, quegli adulti che mettono al mondo bambini senza non solo avere le condizioni per farli crescere ma senza nemmeno avere l'amore, quell'amore a volte salvifico e bastevole, che ci dovrebbe essere in ogni rapporto del genere.
Ma il film racconta anche del terribile fenomeno delle spose bambine, dei rifugiati, dei clandestini, di persone "che non esistono", delle prigioni macelli dove viene annullata ogni convenzione etica e morale, con bambini, adulti, donne e uomini ammassati l'uno all'altro.
E racconta ancora del traffico di esseri umani, che per tutto il film è stato là, appena percettibile, e poi viene fuori come un pugno nel bellissimo finale.
Ma racconta anche di cose belle, bellissime, magnifiche, come quell'incredibile rapporto fratello-sorella, come quell'ancor più incredibile rapporto tra Zain e il piccolissimo Yonas, vera magia di un film che, a suo modo, magico lo è davvero.
E poi c'è lei, la splendida madre etiope, a bilanciare un film che ci aveva mostrato dei genitori-mostri.
In realtà ci tengo a dire una cosa riguardo questo e so che può apparire forte.
I genitori di Zain sono sì irresponsabili, disastrosi, cattivi, ma vederli solo come mostri (come ho scritto io stesso) sarebbe un grosso errore. La situazione che vivono è veramente così devastante e invivibile che, se non li giustifica di certo a fare molte delle cose che fanno di certo, non deve però farli assurgere a soli carnefici. No, quelle due persone vivono un inferno pari a quello dei loro figli e sicuramente hanno anche tanti meriti nell'esser riusciti a tenere in qualche modo tutto insieme.
Insomma, facile giudicare dai nostri divani e dalle nostre case pulite, vivere in quel degrado è altra cosa.
Non li sto giustificando - terribili restano - ma il contesto non può essere dimenticato.
Ad un certo punto lo spettatore sarebbe portato a "capire" anche Aspro, probabilmente il personaggio più negativo del film.
Vedi un bastardo, un approfittatore, un uomo di merda. Eppure pensi che magari, in quella merda che è, in qualche modo qualcuno lo aiuti veramente (dietro pagamento).
Il finale invece ci sbatterà in faccia una realtà completamente diversa, altro che Svezia e fuga dal Libano.
No, lui è un vero mostro.

Cafarnao è un film che la sua forza principale in una sceneggiatura praticamente perfetta, sia per come riesce a raccontare la storia (davvero bella l'idea del flash back "totale") sia per come costruisce i suoi personaggi sia, soprattutto, per come mette dentro tutte le cose che ho scritto sopra senza urlarne troppo forte nemmeno una e creando un amalgama davvero unico.
Poi ha dentro attori fantastici con lui, il bimbo, che ha una faccia che grida cinema.
Incredibile come a 12 anni in quel viso forza e debolezza, arroganza e dolore, possano mischiarsi insieme.
Il suo volto potrebbe essere il volto di questo 2019 cinematografico.

Risultati immagini per cafarnao film

Siamo anche lontani dal cinema "fermo" di quelle latitudini visto che la regia è viva, vivissima, con quelle riprese dall'alto, le sequenze camera a mano di strada, i magnifici primi piani, le riprese di interni caoticissimi.
Alla regia c'è una donna, Nadine Labaki, e non è un caso come questo film racconti molto più di madri rispetto ai padri.
Ma in questo senso lo spettatore avrà un'ulteriore emozione quando scoprirà nei titoli di coda che la Labaki interpreta l'avvocatessa.
Trovo bellissima questa identificazione scelta dalla regista.
Così come l'avvocatessa di prende cura della storia di Zain e fa in modo che il mondo la conosca, allo stesso modo la regista Labaki prende la stessa storia e la fa conoscere al mondo attraverso il suo film.
Due ruoli speculari, quelli di tramite, di persona che sente di avere una missione da fare, quella di portare alla luce cose che troppe poche persone conoscono.

Ho letto per sbaglio in giro che questo è un lacrima movie, un film da festival furbetto.
Non ho nemmeno voglia di commentare.
A me pare tutt'altro, pare non portare mai lo spettatore alla lacrima facile, pare essere bilanciatissimo tra la parte emozionale e quella secca, pare persino essere coraggioso, specialmente in quel mostrare quei due bimbi andare per strada in quella maniera, un 12enne che porta in giro un 2enne e ad un certo punto lo lega pure.
Tutto quello che vediamo è sì finzione cinematografica ma quei due bimbi quelle cose le stanno facendo veramente.
(chissà il Moige...)

Più di una volta Cafarnao mi è sembrato una specie di Florida Project libanese che sostituisce il pastellato quartiere vicino a Disneyworld con le polverose e povere strade di Beirut.
Ma ha tante cose in comune, specie questo racconto di bimbi di strada, questo lor dover crescere troppo in fretta a causa di genitori o assenti o terribili, queste incredibili amicizie che si creano, questo degrado urbanistico ed umano.
E poi ad un certo punto arriva anche un piccolo Disneyword in Cafarnao, con quel Luna Park dove finisce Zain.
E ci arriva seguendo un personaggio che non ha senso, che sembra uscito da un altro film, un magnifico e vecchio Uomo Scarafaggio, personaggio unico e bellissimo che per una mezzoretta riuscirà a strapparci qualche sorriso in questa storia che di sorrisi non ne abbozza nemmeno.
Davvero divertente anche la scena in cui Zain "spoglia" la scultura femminile di una delle attrazioni del parco giochi, a ricordarci come questo bambino fortissimo, ribelle e tanto maturo alla fine sia anche un semplice bambino come gli altri, un bambino che se non dovesse pensare a sopravvivere probabilmente giocherebbe da mattina a sera.

Tutta la parte centrale, forse troppo lunga, è incentrata sul rapporto tra Zain e Yonas, questa specie di assurda famiglia composta da due bambini.
E la Labaki ci racconta un paese che non sa vedere o non vuole guardare, completamente indifferente (e qui sì, quello che vediamo riguardo i due bimbi in un paese più "civilizzato" come il nostro non accadrebbe), un paese dove nessuno interviene in una situazione che va contro ogni legge umana, etica e sociale.

Risultati immagini per cafarnao film jonas

Commovente come Zain si prenda cura di Yonas, a testimonianza di come questo bimbo ormai agli adulti non creda nemmeno più e di come provi allora a farsi paladino e difensore di tutte le infanzie negate del mondo (la sorella, Yonas).
Quella casa di lamiera ti rimane addosso e la sequenza del ghiaccio e zucchero, l'unico cibo ormai rimasto, è un pugno.
Il film inizia a metter dentro altre cose, come il tema dei rifugiati, come il commercio di esseri umani, come le droghe.
Poi Zain non ce la fa più, dovrà dare un ultimo bacio e Jonas e lasciarlo ad un destino diverso (che Zain pensa migliore).
L'ultima parte è senza dubbio la più emozionante e quella dove tutti i semi messi dalla Labaki nella sceneggiatura danno i propri frutti.
Prima il ritorno a casa e la scoperta di quella terribile notizia sulla sorella (per me - e i motivi ve li ho detti sopra - scena più devastante del film).
Poi il carcere, poi la madre che va a trovare Zain in carcere e gli dice della nuova gravidanza ("mi fai piangere il cuore" le risponde lui, straziante).
E poi la telefonata dalla prigione, quella telefonata che porterà a galla cose terribili che la società forse faceva finta di ignorare.
E poi il momento finale del processo, forse la scena dove viene più fuori l'anima del film, ovvero l'accusa che fa Zain alla propria madre, quell'accusa che quel bimbo fa praticamente a tutti noi adulti, esseri capaci di mettere al mondo altri esseri senza che poi ci interessi amarli o dargli una vita dignitosa.
La macchina da presa va sull'avvocatessa, sulla Labaki, e i suoi occhi lucidi sono forse quegli occhi che l'hanno portata a voler realizzare questo film.

Zain, finalmente, sorride.
E' la foto della carta d'identità, della libertà, del sentirsi finalmente "esistente", del sentirsi finalmente vivo.
Forse l'unica vera immagine di serenità in un film in cui anche quando ce ne erano altre erano solo apparenti, un far finta di star bene in un'esistenza in cui non c'è un solo elemento per farlo.
Eppure, seppur di pochi secondi, c'era già stata prima un'immagine di serenità.
Di libertà.
Di calma.
Di speranza.
Ed era un mare visto dall'alto, in cima ad una ruota panoramica.
Poi, però, la carrozza scende giù, in questo mondo visto dal basso, un mondo cattivo, sporco, di sopravvivenza.
Zain ha staccato la testa, ha pensato per un momento che la vita possa essere leggera.
 Ma giusto il tempo di un giro di ruota.

8.5/9

8 commenti:

  1. Il film è decisamente bello e "potente", ma con un pizzico di retorica di troppo (spesso inevitabile quando si parla di bambini). Inoltre mi sono mancati quei tocchi di leggerezza e di umorismo surreale dei precedenti film della regista libanese, "Caramel" e soprattutto il magnifico "E ora dove andiamo?".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma sai che sto leggendo ovunque che il film è retoricissimo?

      io non l'ho percepito così ma probabilmente sbaglio io

      secondo me quello che dici lo ritroviamo nel vecchio super eroe, sia nella scena sul bus sia in quella per l'affidamento

      sì, magari troppo poco ma se si fosse esagerato in leggerezza il film rischiava di crollare

      forse eh

      Elimina
  2. Che belle parole, Giusè! Bellissima recensione, davvero!
    Uscito dal cinema ero convinto che tutti potessero concordare sull'estremo valore del film e invece ho scoperto a post visione quanto sia stato odiato e criticato. Un po' per la durezza, un po' per la retorica. E mi sono un po' risollevato nel leggere la tua recensione... Mi sento sentito un po' meno solo diciamo ahah

    Condivido a pieno tutto quanto hai scritto. Anch'io ci ho ritrovato un invito, un richiamo, un inno al mondo per capire ed interiorizzare la storia di Zayn (una storia collettiva in realtà). Ed è proprio Zayn il primo ad urlare al mondo, in una città avvolta dal Caos, dove nulla si distingue con chiarezza e dove tutto invece si perde e si confonde. Ma Zayn riesce a sottrarsi da tutto ciò e fa sentire la sua voce, facendola prevalere sul rumore, sulla frenesia, sulla confusione che tutto invade.
    Zayn urla e il suo urlo è esemplificativo di tante urla mai uscite dalla bocca.

    Il suo urlo è una storia, intrisa di una verità dura che spesso è meglio celare. Per questo nessuno sostiene Zayn nella sua lotta, nessuno lo ascolta, tutti sembrano diventati tremendamente sordi. Solo un'avvocata nel film vuole portare a galla la sua storia e penso non sia un caso che quell'avvocata sia interpretato dalla regista stessa. Allo stesso modo credo non sia un caso neppure il fatto che gli unici due personaggi i cui nomi riflettono quelli reali siano proprio dello stesso Zayn (interpretato appunto da Zain al-Rafeea) e quello dell'avvocata Nadine (interpretato appunto dalla regista Nadine Labaki).
    Un bambino, così vero, spontaneo e ingenuo, che dice le cose senza girarci attorno, simbolo del contenuto di quel messaggio che bisogna urlare e un'avvocata, più formale, istruita, capace di amplificare quel contenuto, simbolo per questo della forma di quell'urlo.
    Un messaggio così importante e forte da lanciare al mondo che quel contenuto e quella forma non possono essere separati.
    Neppure quando si vince un Premio della Giuria a Cannes. E bisogna salire sul palco. E bisogna fare un discorso.
    E bisogna andare insieme: Zayn e Nadine.
    Davanti a tantissime persone, in quel "cafarnao" che è diventato non solo il Libano, ma tutto il mondo.
    E noi siamo pronti ad ascoltarli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. la cosa bella del grido di zayn è che non è un grido piagnone, da vittima

      anzi, pare un grido maturo, istituzionale, generazionale

      lui non vuole aiuti o pietà, lui vuole condannare un mondo che non ama i propri figli e li fa vivere una vita di stenti

      non sembra avere speranze, nemmeno ne vuole, lui si rimbocca le maniche, fa la sua vita e intanto vuole che gli adulti vengano puniti

      nessuno lo ascolta proprio perchè zayn, alla fine, non cerca nemmeno aiuto, lui vuole solo giustizia

      ed è difficile che una società in quel mondo avalli il suo dediderio di giustizia, anche perchè tutti sono colpevoli

      vero, mi ero accorto anche io che i loro erano gli unici due nomi veri, mi sono scordato di citare, e analizzare, quello di zayn

      bellissime le tue parole finali

      Elimina
  3. Sperando non sia vietato dal regolamento (ma non mi pare) posto qui la mia opinione.
    Altro che retorica e poca credibilità.
    Nadine Labaki ha fatto ricerche per tre anni ed il protagonista è un esule siriano cresciuto nei campi profughi del Libano che solo grazie al film si è potuto trasferire in Norvegia dove, finalmente, è andato a scuola.
    La colpa di questo film è di essere un bel film.
    E questo, evidentemente, non gli viene perdonato.
    http://www.euroroma.net/7794/ARTEESPETTACOLO/cafarnao-caos-e-miracoli.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma figurati, puoi condividere anche mille recensioni

      anzi, puoi condividere o scrivere qualsiasi cosa, io non vieto nè controllo nulla, figurati recensioni sui film di cui parlo...

      vallo a dire alla gente che dice che ha sfruttato bambini

      non ho parole guarda

      rece salvata, spero di riuscire a leggere

      Elimina
  4. Film meraviglioso che vuole scuoterci, chiamarci a raccolta così come era successo con la foto del bimbo trovato morto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia (anche lui profugo, anche lui siriano)....la pellicola vuole dare voce a milioni e milioni di bambini che vivono in quelle condizioni nelle zone depresse del pianeta e che non possono dire niente, sono spaesati, smarriti, annichiliti. Dobbiamo fare un monumento alla Labaki che si è fatta un mazzo tanto per tre anni ....tre anni! per preparare questo film (dopo la visione mi sono guardato una decina di sue interviste), vivendo lì sul campo per cercare di rappresentare nel modo più realistico possibile (quasi documentaristico) il dramma quotidiano di questi piccoli esseri venuti a modo come conigli (per citare un altro grande), bistrattati, picchiati, stuprati a 11 anni!. Le sequenze (solo per citarne alcune) di Zain e Yonas lasciati a se stessi che vagano per le strade della città nella totale indifferenza degli adulti sono momenti di grandissimo cinema proprio per la potenza del messaggio che riescono a trasmettere....Questo film è di un'importanza ENORME e va amato, coccolato, fatto conoscere il più possibile!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. o come il bimbo ritrovato con la pagella di scuola nei nostri mari...

      a me è piaciuto proprio il fatto che la labaki non abbia preso una storia retorica e piagnona ma, anzi, abbia creato un personaggio con due palle così, che non ha bisogno di nessuno e che sembra già disilluso

      quello che mi dici della preparazione del film non lo sapevo ma lo percepivo

      chi pensa che la regista abbia sfruttato i bambini o abbia esagerato chissà quale situazione per me si droga :)

      cioè, allora secondo questi critici un film che racconta quello che racconta cafarnao non si può fare, a prescindere

      perchè se lo fai, e se lo vuoi fare bene, devi farlo così, facendo vedere le cose nude e crude

      sequenze incredibili di un film straordinario

      Elimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao