13.5.20

Recensione: "Favolacce"


Dopo La terra dell'Abbastanza i gemelli D'Innocenzo riescono a fare ancora meglio.
E lo fanno con un progetto molto diverso dall'opera prima (anche se parimenti dolorosa), coraggiosissimo.
Favolacce prende tutto il meglio degli ultimi 20 anni di cinematografia europea, grecia ed Haneke in primis.
Ne viene fuori un film cupo, senza speranza, con una tensione latente a tratti insostenibile.
Un film di famiglie romane, di padri sbagliati e figli incapaci di essere felici.
Un'opera che ha bisogno di più visioni per essere compresa fino in fondo.
Dolorosissima.

presenti spoiler, grandi dopo foto bimbo nell'acqua 


Siamo a Roma, Spinaceto.
La prima istantanea vede 3 famiglie a tavola.
Ci sono i genitori e i 4 bambini.
Nessuno di loro accenna un sorriso.
Una sta sempre zitta, un'altra viene raccontata dal padre come fosse un'handicappata di cui prendersi cura, gli altri due esibiti come trofei.
I voti in pagella sono tutti 10.
Eppure la bimba, mentre li legge, deglutisce più volte, fa fatica.

La seconda istantanea è una bimba che ha preso i pidocchi.
Viene fatta sedere su una sedia, le vengono tagliati i capelli, quei capelli che per le ragazze, specialmente se sono bimbe di 12 anni, significano tutto.
Lo sguardo della bimba è fermo, nessuna sofferenza, nessuna reazione.
Anche in questa seconda istantanea qualcuno deglutisce prima di parlare.E' il padre a farlo, dicendole "sei bellissima".

La terza istantanea è un bimbo che guida una automobile in un prato, a soli 12 anni.
E il padre orgoglioso che gli urla "Sei come me! Sììì! Sei come me!".
Figli che devono essere uguali ai padri.
E ci spostiamo un attimo più avanti, con gli stessi soggetti di questa terza istantanea.
Padre e figlio camminano verso gli ospiti che stanno arrivando.
La camminata è la stessa, identica.
Sei come me.

La quarta è un ragazzino che dice ad una neomadre poco più che adolescente:

"Sei sicura di volere fare un figlio?"

La quinta, forse una delle più nascoste ma anche più significative, è quel padre che toglie dalla mano del figlio il regalo gommoso che gli avevano appena regalato.

"Ma che è sta schifezza, butta via"

A quel bimbo per la prima volta era stato regalato qualcosa, ed era successo nel loro mondo, in quello dei bimbi. Ma un secondo dopo torna nel mondo dei grandi, di quelli che dei segreti e delle magie dei piccoli se ne infischiano, nemmeno le guardano.

"Ma che è sta schifezza"

Sono solo 5 tra le decine di scene che potremmo prendere da questo gioiello italiano, senza dubbio uno dei pezzi più belli usciti fuori dalla nostra cinematografia in tempi recenti.
Cinque scene prese a caso ma che dentro hanno tutto quello che ci basta.
Eppure serve una seconda visione per cogliere tutto (io ne ho fatte due consecutive), una seconda visione per capire tante scene che, durante la prima, ci passavano davanti sì comunque significative ma in qualche modo nascoste.
Del resto la voce narrante ce lo aveva detto, quello che aveva trovato era uno scritto potente ma anche reticente, in cui quello che non viene detto sembra ancora più forte e doloroso di quello che è scritto nella carta.
Ecco, nel film avviene la stessa cosa, quella reticenza sono le sensazioni che dobbiamo avvertire sotto le immagini, quelle che solo una seconda visione, una volta visto come finisce il film, ci possono regalare e leggere.

Favolacce è un film coraggiosissimo, un raro esempio di cinema italiano maledetto, cupo, privo di speranza, fastidioso.
Ha dentro tutto il più grande cinema europeo degli ultimi 20 anni, quel cinema di silenzi, tragedie trattenute, ambienti malsani, famiglie senza amore, tensioni.
Favolacce è la vera risposta italiana al cinema greco degli ultimi 15 anni, impossibile non scorgervi, tra gli altri, Dogtooth, Miss Violence, Luton.
Ma è anche un film completamente hanekiano tanto che, ad esempio, Il Settimo Continente è richiamato a gran forza.
E fortissimo anche il richiamo a Il Nastro Bianco, bambini non amati, ribelli, che prendono le distanze dal mondo degli adulti e sono pronti a vendicarsi.
Non c'è gioia in Favolacce, non ci sono scappatoie, la coltre nera che tutto copre (splendida la locandina) è inestirpabile.
Quello che più fa paura è che quello che noi capiamo solo verso la fine del film i bambini lo hanno sempre saputo.
Sin dalla prima inquadratura quelli erano bimbi lucidi, consapevoli di tutto, pronti alla fine.
E' proprio questo incredibile distacco tra i bambini e adulti a fare impressione.
I primi sono intelligenti (anzi, forse troppo intelligenti, tanto che quei 10 a scuola sono come un preannunciare capacità nascoste), sensibili, maturi, lucidi.
I secondi, i genitori, sono narcisisti patologici, immaturi, cattivi, egoisti, incapaci di rendersi conto dei danni permanenti che stanno procurando ai proprio figli.
Nel migliore dei casi, vedi le madri, sono esseri succubi dei padri. Forse in loro c'era ancora una sorta di amore ma il loro ruolo è defilato e di impossibile contrasto all'autorità paterna.
In una scena emblematica, quella del rischio strozzamento a cena, la madre accuserà il figlio di aver fatto piangere il padre, ribaltando la situazione.
Tra l'altro il padre aveva pianto per finta, per schernire. 
Scena perfetta per dimostrare come quella madre sia "sotto ipnosi".
E da quella ipnosi si sveglierà nel modo più tragico, con delle urla che ancora mi tormentano.



I gesti dei padri sono sempre nervosi, ed in questo gli attori sono formidabili. Sono un fascio di nervi, sono ipocriti corpi che cercano di stare composti e invece dentro ribollono, sempre.
In realtà un padre che ama il figlio sembra esserci, quello di Geremia, un bimbo che già dal nome, assurdo ed orribile, era destinato a star da solo.
Questo è un padre diverso dagli altri, immaturo, di scarsissima intelligenza, che ha come unico problema quello di trasformare l'amore per suo figlio (presente) nell'amore verso sè stesso.
Te paresse poco... 

Se iniziamo a vedere i due film dei fratelli D'Innocenzo è impossibile non notare questa  loro visione incredibilmente negativa dei padri.
Ovviamente non ci azzardiamo a tirar fuori nessuna conclusione, ma i due fratelli ci hanno raccontato solo padri terribili. A volte non cattivi (non lo era nemmeno Max Tortora nel primo film) ma sempre sbagliati, sempre immaturi, sempre inadeguati al proprio ruolo.

Visto che mi sono ritrovato a parlare dei due film come "coppia" notiamo anche come i D'Innocenzo facciano morire "tutti" i buoni, tutti gli innocenti, tutti i protagonisti principali.
Per questo dico che i loro film sono "oggetti alieni" quasi sconosciuti da noi, ma figli della cinematografia europea decadente di questi ultimi 20 anni.
Spero con tutto il cuore che prossimamente i due fratelli possano aggiungere luce nei loro film, speranza, vita. E' vero che ci sono registi che hanno fatto un'intera carriera senza mai mostrare una luce (Trier ed Haneke, ad esempio) ma i D'Innocenzo sono giovani e, per il poco che ho conosciuto uno dei due, si sente un entusiasmo, una voglia di vivere, un vitalismo poetico che prima o poi dovrà per forza portare a togliere tutto quel nero.

Se possibile il difetto di Favolacce è proprio questo, l'incredibile tristezza, l'assoluta incapacità di una via di fuga.
Ma i fratelli si "salvano" raccontando il film come una favola che, come da prassi, può risultare esagerata rispetto alla realtà.
La voce fuori campo lo dice, si scusa anche, ed è come se gli stessi due registi si scusassero con noi per averci messo davanti un quadro così cupo e terribile.
E allora avviene quello che, guarda caso, avvenne in Funny Games, la voice over ci dice "dai, ricominciamo da zero", come se volesse rimandare indietro il nastro e cancellare tutto l'orrore che avevamo visto.
Ma niente, i due uomini sul divano sentiranno la stessa notizia che la famiglia di Germano sentì nella prima scena del film.
Insomma, in una sorta di paradosso temporale (il film finisce con il suo inizio) capiamo che no, anche uscendo dalle favole brutte, anche provando a raccontare altro, la realtà è sempre quella.
Anzi, stavolta ci vengono mostrate anche le immagini di quella tragedia famigliare.
E in quelle immagini c'era una coppia che avevamo conosciuto, forse gli unici "buoni" che sembravano essere scampati al massacro.
No, non c'è via d'uscita, anzi, è tutto peggio di prima.

Il film non ha difetti e, se li ha, sono quelli di non poter essere compreso immediatamente.
In realtà ci sono dei problemi di dizione in alcuni momenti che rendono difficile la fruizione.
Peccato che ciò ad esempio accada in una scena, quella sul bus, che ci rivela un fatto molto importante, quello della bomba.



Di film di insopprimibili dolori, di vite tristi e senza obiettivi, di prigioni famigliari e voglia di farla finita per incapacità non tanto di non avere un futuro ma per completa disconoscenza del bello della vita, ne abbiamo visti tanti.
Molto spesso, però, riguardavano adolescenti (un titolo recente su tutti, Bridgend).
 E anche in questo Favolacce dimostra il suo coraggio, nel portare quella soglia addirittura ai 12 anni, come se alcune consapevolezze puoi raggiungerle anche molto prima. Non è un caso che i suoi bambini siano molto intelligenti perchè solo una spiccata intelligenza e sensibilità può portarti a quell'età al desiderio di morire.
Questa mia frase è scomoda e pare un ossimoro, ma tant'è.

E se la prima idea era quella dell'esplosione, con la costruzione delle bombe poi scoperte, i bimbi pensano poi quasi al contrario, ovvero ad una implosione, al morire dal di dentro, soltanto loro, lasciando che il mondo prosegua.
Ed entrambe le idee, sia quella distruttiva che il suicidio, sono arrivate a loro dallo stesso professore (attore superbo per me) che, è evidente, è "uno di loro" - intelligente e tremendamente solo - che ha avuto la (s)fortuna di diventare adulto.
Ed è una chicca di sceneggiatura che il metodo del suicidio venga dato dal professore durante la sua ultima lezione (lo capiamo perchè è vestito uguale alla scena del licenziamento).
Se ne andrà via ma, andandosene via, darà suggerimenti sull'andarsene via per sempre.
E i bambini, quasi come un The Invitation, sceglieranno di farlo tutti insieme (molto bella la scena di quel padre - che non avevamo visto quasi mai - che bussa alla figlia ma non ha il coraggio di entrare dopo aver sentito le urla nelle altre case).

Gli attori sono tutti eccellenti, ancora una volta i D'Innocenzo si dimostrano perfetti nello sceglierli e dirigerli (molto particolare che almeno 4 attori abbiano lo stesso taglio di occhi, occhi molto distanti tra loro, un pò come vedemmo in Corpo e Anima, anche se lì c'era l'identificazione con le mucche).

La regia è molto diversa da quella secca e nascosta de La Terra dell'Abbastanza. Stavolta i fratelli, a ricordare che sempre in una favola potremmo essere, girano sequenze luminose, altre liriche (i bimbi che si fanno i gavettoni), giocano con le inquadrature (stupenda la scena del barbecue in campo lungo. Ma chi li spia dalla finestra?), sfruttano l'elemento acqua di continuo (gli appena citati gavettoni, il mare, il lago, la piscina), insomma ci regalano "anche" un film bellissimo da vedere.
Ma tutto questo brio è soltanto in alcuni significanti, mai nei personaggi.

Inutile dire che la scena che ci resterà più impressa è quella del suicidio.
Più che scena unica è un arcipelago di scene perfette.
I due bimbi che, di notte, vanno in cucina.
Quel loro guardarsi.
Lei, la bimba che per tutto il film, pur essendo la più piccola, ci è sembrata sempre la più lucida e matura, la più consapevole (ci dirà che quell'anno tornare a scuola non le dava più ansia, questo perchè aveva già deciso di non vivere più) comincia ad avere gli occhi lucidi.
E poi il capolavoro di Germano che scende e noi che guardiamo solo il suo agire, senza controcampo.
Quel suo vigliacco tornare a letto e mettersi giù è agghiacciante, un uomo che si è sempre dimostrato un despota e ora non ha il coraggio nemmeno di urlare o reagire alla morte dei figli, tanto merda si starà sentendo in quel momento.
Forse quel viso nel letto è il viso di una persona nuova, che solo ora si rende conto di tutto.
Ma il prezzo pagato è ormai troppo alto.
E poi quella madre fuori campo, le urla.
Come detto sopra solo in quel momento è tornata la madre che, forse, avrebbe potuto sempre essere senza quel marito.
Ma è troppo tardi anche per lei.

Sono morti tutti questi bimbi troppo cresciuti, bimbi che per colpa di genitori sbagliati già conoscevano il sesso (tenerissima la scena di loro al lago, inquietante quella del preservativo pronto per l'incontro al morbillo), bimbi che non hanno mai sentito amore, che non sono mai riusciti veramente a sentirsi felici, bimbi costretti ad interpretare ruoli, prendere bei voti, somigliare ai padri, senza poter mai vivere il segreto e la magia della loro età.

Un film terribile che vorremmo fosse solo una favola ma che non lo è.
Un film dove l'unico momento di felicità e spensieratezza è quello di una coppia che sta parlando di una canzone e poi quella canzone, incredibilmente, parte proprio in quel momento, nel locale dove sono.

Un film dove la felicità può essere solo una coincidenza


56 commenti:

  1. Complimenti per la recensione Giuseppe, davvero completa e perfetta nel rendere in parole l'atmosfera del film...mi sono ritrovato d'accordo su tutto, compresa purtroppo la difficoltà nel capire alcuni dialoghi...è forse l'unico difetto di un film tanto cupo quanto coraggioso

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    1. Completamente d’accordo :)
      nella fantastica recensione , si legge anche con grande evidenza , una sorta di “imbarazzo” nel non voler criticare esageratamente due giovani registi italiani , forse determinata dal fatto che , in maniera molto trasparente e corretta , scrivesti sul blog che gli stessi giovani registi ti contattarono per scrivere una recensione ; e questo ti fa onore sicuramente ; leggendo altresì i commenti e recensioni su cb01 ahime’ , si evince però che il film ha troppi difetti e come spesso accade , ha un’altra pasta (una sorta di arroganza del regista che indovinato il 1° film , le Terre dell’abbastanza, e che tenta quindi di fare il passo più lungo della propria gamba con il 2° ) ; e come spesso accade peraltro , basta vedere i loghi nel poster del film , per capire l’enorme budget che gli è stato dato a disposizione per la seconda opera : come dire , col primo avevano pochi soldi e si sono arrangiato bene dando l’anima per farsi conoscere , col secondo si sono sentiti “già arrivati”, e il risultato deludente si è visto tutto . Complimenti comunque al blog per le sue recensioni appassionate a difesa del cinema indipendente :-)

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    2. ti ringrazio

      ma posso essere "arrogante" ?

      ti giuro che il fatto di essere diventato amico di uno dei due registi non solo non ha "pompato" il mio giudizio ma semmai mi ha un pò fatto controllare proprio per la paura "se esagero pensano che il motivo è quello"

      guarda, ho una prova

      ero diventato amico di Zampaglione dopo Shadow

      lui mi aveva addirittura concesso la prima intervista italiana di annuncio del secondo film, Tulpa (pensa che ancora non c'era nemmeno il titolo, è tutto nel blog comunque)

      e malgrado fossi suo "amico" e malgrado addirittura quel film fosse quasi "mio" (insomma, ero orgoglioso di averlo fatto conoscere per primo) non mi piacque, non ne potei parlar bene

      e in più era Zampaglione, insomma, uno famoso

      il tuo commento non solo è condivisibile ma, fossi stato al tuo posto, penserei le stesse cose

      quindi sì, magari si percepisce un certo "affetto" nella mia recensione ma, davvero, oggettivamente non so in quali difetti avrei potuto più calcare la mano ;)

      tra l'altro damiano mi scrisse per vedere il film, nemmeno scriverne e questo mese in cui ci scriviamo è talmente schivo, umile e nascosto che veramente mi dà la sensazione che i complimenti lo mettono in difficoltà

      sui commenti di Cb01 mi faccio solo una risata

      anzi, questi sono più intelligenti di altri ;)
      grazie amico, chiunque tu sia

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    3. o magari eri sempre Cesk eh, non si capisce

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    4. No tranquillo , la tua buona fede si è percepita ! Per “arroganza” era riferito alla modalità di tanti cantanti/registi/artisti nell’affrontare una 2a opera in cui ti riempiono di soldi e budget dopo che hai azzeccato la 1a , gettando Anima e sangue per realizzarla :)
      non giudico l’atteggiamento sicuramente umile e schivo del regista nell’approcciarsi a te (anche qui permettimi : non sarai Marzullo su Rai1 che ha milioni di spettatori ... ma neanche il salumiere sotto casa ... sei sempre molto “influente” agli occhi dei registi ... e questo loro lo sanno quando si rapportano a te “potenziale fautore del successo della loro opera” :)

      Ps però non ci puoi lasciare così con l’aneddoto di Zampaglione !!! Come ando’ a finire ?... si offese ?... come reagi’ ? :)

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    5. no, ma il mio "arrogante" non era riferito ai commenti di Cb01 eh, era proprio una cosa mia
      nel senso che stavo per scrivere una cosa a mia difesa (ma in cui credo) e mi scocciava magari per passare per uno che si vanta di qualcosa

      guarda, Damiano è un angelo, su telegram sta lì, parla di cinema con tutti, richiede film, ringrazia ogni due secondi, se provi a parlare delle sue cose si dilegua, ti giuro quella mail era solo "umana", apprezzava i miei "occhi" ed era contento se vedevo quel film

      sembra incredibile ma è così, in questo mese l'ho capito, non parla mai delle sue cose e sembra l'ultimo degli ultimi, ringrazia gli altri utenti anche solo se gli rispondono a un commento

      ahah, andò MALISSIMO, io non ebbi più la forza di scrivergli e lui, giustamente, non aveva forse motivo per scrivere a me, ahah

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    6. Ma noooo daiiii povero Zampaglione, sei stato crudeleee ahahah :-)
      Si tulpa in effetti non era bello , ma l’esordio fu sicuramente sorprendente , partendo Dall’idea che un cantante che si “trasforma” un creatore di film , a mio avviso va sempre premiato (Ligabue a parte , che come tutti sanno ha fatto solo finta di fare la regia mettendo solo la firma)

      Però giuro sono rimasto shockato dalla tua storia con Zampaglione , perché il 99,99% gli avrebbe fatto una recensione che neanche emilio fede + le Iene + Rete4 + Striscia con Berlusconi ������

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    7. Shadow per me stupendo (anche perchè se non fosse stato così Zampaglione non mi avrebbe mai scritto, ahah)

      ma sai, il giorno di Tulpa è stato forse il più brutto in vita mia (uno dei primi 5 sicuro). E il giorno dopo quando scrivevo è già un miracolo che ho parlato del film, credo che manco mi ricordassi di Zampaglione
      sto estremizzando ma, davvero, già sarei stato onesto di mio, poi dopo quella notte non me ne fregava un cazzo di niente

      mi dispiace che dopo che mi si è rotto il cel 3-4 anni fa ho perso il numero, non ho più avuto il coraggio di ricercarlo ;)

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  2. Ciao,
    il film mi è risultato un po "slegato" anche per il fatto che in due o tre scene propio non si capisce cosa dicono. Grazie alla tua recensione e ai vostri commenti su facebook ho capito, quindi penso che lo rivedrò. Rimane un difetto grave pero anche se tecnico. L'atmosfera cosi senza speranza e cupa a me è piaciuta, è una scelta stilistica. Diversi momenti molto ben riusciti e personaggi complessi , faro una seconda visione per averne un'opinone piu d'insieme. Ciao, buonagiornata.
    Stefano Rimini

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    1. Sai che non capire quello che dicono in 2,3 scene è strano ma può essere addirittura "decisivo"?

      ieri in più spazi ho "spiegato" scene a tante persone e si sono accorte che avendo perso quel dettaglio o quella battuta non avevano capito alcune cose basilari del film

      sì, c'è poco da fare, un difetto oggettivo quello

      ottime le due righe, aspetto la tua seconda visione!

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  3. Apprezzo molto le tue recensioni e di solito mi trovano concorde, ma su questo film abbiamo giudizi completamente divergenti. Personalmente mi ha oltremodo infastidito, é un film eccessivo nella sua cupezza senza speranza, racconta in maniera ossessiva, un mondo che francamente non mi è mai capitato di vedere. Tutti gli individui sono rozzi.....insensibili.....sconci....falsi.....nessun sorriso...nessuna empatia.... perché tanta volgarità gratuita? Ho amato il nastro bianco.....ma ben altre erano le dinamiche storiche,morali e religiose che si muovevano dietro il film. I dialoghi terribili ed incomprensibili..... soprattutto in quelli che dovrebbero essere i momenti rivelatori della tragedia che si sta consumando.Ho trovato urticante ed anche un po' forzata persino l’interptetazione di elio Germano....figurati....e anche i bambini nella loro passiva rassegnazione...distanti. ..così come lo sono i loro occhi...non mi hanno coinvolto emotivamente neanche nella ora ultima esagerata e assurda scelta Mi auguro che il loro prossimo film sia meno lugubre e ci regali un barlume di speranza.

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    1. mannaggia però, faccio sempre fatica a rispondere a commenti articolati senza che chi scrive mette mezzo nome, anche falso che sia

      peccato...

      ma vado lo stesso

      ti capisco perfettamente. Devi capire che io adoro questo cinema del malessere, anzi, è di gran lunga il mio preferito. Nella vita cerco l'opposto, l'ironia, il divertimento, la sdrammatizzazione. Ma nel cinema più sto male, più ho sensazioni negative, più tutto è cupo più il film diventa mio. Sono gusti.

      Io non credo proprio che gli individui, che descrivi benissimo, siano esagerati, anzi, credo proprio che siano verosimili come pochi. Ti dirò di più, si sa che in almeno un milione di famiglie ci sono abusi, i D'Innocenzo non solo non ce ne hanno mostrato mezzo, ma nemmeno suggerito. Sono "solo" padri sbagliati, come ce ne sono milioni, altro che esagerati...
      Mi sorprende che tu li trovi così esagerati ma buon per te, evidentemente segui poco giornali o tv (non sono ironico eh, veramente ogni giorno sono omicidi e abusi, qui abbiamo "solo" cattiva educazione)

      i dialoghi, ahimè, sono perfetti (naturalissimi) ma sì, alcuni si capiscono veramente male, per fortuna potevo mandare indietro, al cinema sarebbe stato un disastro

      sulle ultime considerazioni non posso invece controbattere perchè sono sensazioni personali sacre e comprensibili ;)

      sì, come ho scritto in recensione, i D'Innocenzo devono mettere un giorno anche la speranza, anche perchè conoscendo Damiano noto uno che la vita la ama davvero

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  4. Scusa pensavo che si leggesse il mio nome ...sono Patrizia , più volte abbiamo comunicato su facebook discutendo di film geniali come la casa di jack del grande maestro....... E tanti altri....credimi leggo molto e mi sento abbastanza informata. La cosa che mi ha dato fastidio è vedere in un microcosmo tanto.....troppo squallore. Non sono così sprovveduta dal non sapere dei soprusi e delle violenze subite in ambito famigliare......fidati.....ma l'esagerazione non sempre paga.....grazie comunque per i tuoi commenti che leggo sempre con il massimo piacere

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    1. Ah, ciao!

      sì, ti chiedo scusa se dovessi aver mal interpretato la mia risposta

      è che spesso ci sono tante "anime belle" (lo dico con affetto, zero ironia) che davanti certe cose inorridiscono e le credono impossibile

      ecco, Favolacce come contesto non estremizza nulla, anzi, c'è molto molto di peggio

      poi certo, le conseguenze sì, quelle sono portate ad estremi mai visti, ma è un film, un racconto "morale", una favola, per quello

      grazie!

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  5. Bellissima recensione, complimenti. Alla seconda visione quella difficoltà dei dialoghi è svanita completamente, e credo abbiano fatto bene. Poi mi sono piaciuti molto i dettagli, soprattutto quelli sul cibo. Un film molto diverso nella filmografia italiana. Ben vengano film così.
    Ps. Complimenti per il blog��

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    1. doppio grazie ;)

      hai ragione, il cibo è una specie di fil rouge del film

      bravissimo/a per la seconda visione ;)

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  6. Alla fine tanto tuonò che piovve. Le sensazioni erano ottime a partire dal trailer e dalla locandina, il premio a Berlino poi di solito è una garanzia però si sa che con certi film a volte diventa una questione di percezioni, quasi di predisposizione a vedere o non vedere.

    L'ho guardato subito lunedì - con mio padre, tra l’altro - e c'è voluto tempo per lasciarlo lì a svilupparsi dentro di me, purtroppo non ho fatto la seconda visione che avrei voluto per una questione di tempo pertanto mi è utilissima la tua meravigliosa recensione.

    Per citare Calvin Candie: con La terra dell’abbastanza avevano la mia curiosità, con Favolacce hanno la mia attenzione. Battute a parte, il primo mi è piaciuto moltissimo, un racconto terribile e profondo ma strutturalmente più “semplice”, immediato, se vogliamo; qui si alza molto l’asticella e si affronta con coraggio materiale pericoloso. C’è una cura nel film che ti fa venire voglia di abbracciare tutti per la gioia di aver partecipato alla visione e non torno sulle tante scene o la qualità in generale di cui hai parlato tu, a me rimane quella sensazione di essere dentro qualcosa di sbagliato, sapere che è sbagliato, vedere il bello di alcuni personaggi e soffrire perché quel bello viene schiacciato, privato di libertà, sacrificato. A parte la scena del suicidio finale che è un capolavoro di idee, emozioni, recitazione e tecnica, voglio solo dire che la mia scena è quella del taglio di capelli: “sei bellissima” strozzato in gola, finto, ipocrita. Dire qualcosa perché pensi che vada detto ma in fondo non ci stai capendo nulla, di quello e di tanto altro.

    Aggiungo due cose. Come tanti ho avuto anch'io il problema dell'incomprensione di alcuni dialoghi però ho fatto una riflessione, magari sbagliata, che mi porta a pensare che in fondo in quelle scene non sia così importante capire cosa si dicono (tranne quella sul bus, in effetti, ma il concetto arriva) perché è sufficiente capire come lo dicono. Mi spiego e spero di non peccare di memoria: durante la festa i due padri quasi identici (scelta interessantissima) commentano a bassa voce e in modo stretto una donna presente; ho compreso letteralmente solo alcune parole eppure era evidente che stessero dicendo cattiverie e insulti, lo si desume dal tono della voce, dagli sguardi e in generale dal linguaggio del corpo. Tanto mi basta per aggiungere tratti caratteriali a quei personaggi e mi va bene che non si capisca proprio perché quel loro bofonchiare dimesso li qualifica all'interno della storia.

    L’altra cosa riguarda la speranza. Anche qui non vorrei ricordare male o aver avuto un’impressione sbagliata perché alla fine ero abbastanza scosso: se invece ci fosse una flebile speranza? Il padre di Geremia non è necessariamente migliore degli altri, eppure lo porta via, malamente e con i suoi metodi, ma forse aveva capito che era l’ambiente stesso a contribuire alla desolazione. La fine è come l’inizio, ripartire da zero non è servito ma forse Geremia potrà farlo, altrove.

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    1. 1 sai che sull'onda del premio vinto sono andato a vedere l'Albo d'oro del premio alla miglior sceneggiatura di Berlino e praicamente ci sono tutti film mezzi sconosciuti?

      evidentemente quel premio è "reale" se premia questi film

      2 sì sì, ti consiglio la seconda visione non tanto per sciogliere dubbi o capire più cose (anche quello) ma per rivedere tutte le scene con una luce diversa

      3 Sì sì, a prescindere dai gusti (sono due film bellissimi) Favolacce alza l'asticella da morire, è qualcosa di unico dopo un esordio su un terreno in italia battutissimo

      4 vero, c'è questa sensazione, non so da che deriva, che sembrano una grande famiglia sto film, un gruppo unico, credo sia merito dei fratelli. Quel sei bellissima deglutendo l'ho segnalato anche io, dettaglio stupendo (come l'altro deglutire ai voti sulla pagella).

      5 sai che sulla scena delle oscenità sessiste ho pensato la stessa cosa? non ne sentivo alcune eppure non sentendole la scena mi sembrava tipo migliore, ahah, un pò perchè sembrava di spiarli un pò perchè paiono quasi animali

      6 assolutamente, forse lì ho sbagliato io, la speranza c'è ed è come la descrivi. Non c'è speranza in alcuni contesti ma se sei fuori sì. Non a caso la coppia in campagna è sbagliava ma "vera", reale, non costruita, genuina. La speranza è quella, restare sè stessi, non diventare manichini e schiavi di un contesto che ti vuole perfetti, sia nei padri dei lavori da vantarsi e dei pratini rasati sia nei figli che devono eccellere

      stupendo commento

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  7. Nutrivo grandi speranze e avevo tanto timore. Per lo stesso motivo: "La terra dell'abbastanza" è bellissimo. Quindi mi sono avvicinato a questa opera seconda con la consapevolezza di trovarmi di fronte a un prodotto di due registi di assoluto talento, e allo stesso tempo con la consapevolezza del fatto che, parafrasando Caparezza, il secondo film è sempre il più difficile nella carriera di un regista. Un esempio lampante è Von Donnersmark: ha realizzato quella meraviglia assoluta, opera prima, che è "Le vite degli altri" poi "The Tourist". Insomma, l'opera seconda, soprattutto se la prima è stata ottima, rappresenta una sfida immane. Vabbè, sto preambolo è durato pure troppo, volevo solo dire qual era il mio stato d'animo nell'approccio a questo film.

    "Favolacce" è stato magnifico. L'opera seconda ha "superato" la prima. E ne sono davvero contento. Già il titolo mi piaceva tanto, il ché può sembrare una cazzata o una fissa tutta mia, ma ho sempre ritenuto fondamentale il titolo, il nome, che designa il prodotto. E' meno facile di quello che può sembrare. "Favolacce" è un titolo perfetto. Come perfetto è il film nel suo complesso.
    Amo questo genere di narrazione, e amo questi temi: l'assenza, lo smalto sul nulla, la sottrazione, lo sfaldarsi della vita, la dispersione. Ci sono istanti e istantanee che spiazzano e stordiscono. Ne hai richiamate molte, di queste scene, altre sono state citate nei commenti. Tutte impeccabili, significative, cariche di senso, studiate nel dettaglio. Come la telecamera che indugia qualche secondo sul piede della neomamma distesa sulla sdraio (quasi un correlativo oggettivo di quello "smalto sul nulla" di cui dicevo prima, alla Gottfried Benn); o quel taglio nella piscina, quell'acqua che scorre via indifferente e travolge tutto (come la vita di questi adulti: senza possibilità di riemergere); e tante altre.

    La disperazione - intesa come assenza di speranza, come estinzione della fiducia - ancora una volta, e per certi versi (poetici) in maniera ancora più marcata, serpeggia ovunque. Sì, il riferimento al cinema greco lo trovo adeguato ed efficace. Quella tv che ripete quella notizia di morte è un po' come quella porta che si chiude nel finale di "Miss Violence"; o come quella porta che si chiude in "Loveless", incapace di resistere al flusso di quell'acqua accoltellata da un padre senza cuore (un Elio Germano spettacolare, come tutto il cast, del resto).
    I rimandi, poi, sono tantissimi (forse qualcuno ha senso solo per me): non solo cinematografici - per esempio, il Solondz di "Palindromi" (quella scena in riva al lago, la bambina distesa) - ma anche letterari: ho rivissuto alcune sensazioni che provai leggendo "Il ragazzo morto e le comete" di Goffredo Parise, non so perché.
    Insomma, c'è davvero tantissimo da dire, ma soprattutto, e questo mi entusiasma, c'è tantissimo da amare, perché "Favolacce" è un film splendido. Un'opera seconda, la più difficile da realizzare, che è riuscita alla grande. Una fiaba senza via d'uscita, perché una volta entrati nel bosco ci sono solo buio e asfissia. Che bello.

    (La tua recensione è splendida).

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    1. anche te uso i numerini, perchè leggo poche righe per volta e rispondo ;)

      1 praticamente un incipit come quello di Marco sopra di te, solo più allungato (tanto tuonò che piovve).
      Dice che il regista tedesco si è rifatto con il suo ultimo film, dovremmo vederlo ;)

      2 sul titolo non so se ricordi Damiano su Telegram ma ci raccontò come ne provarono tipo 4, poi non so come si scelse questo ;)

      3 devo riflettere sulle tue analogie con Miss Violence e Loveless (attenzione, sulle analogie che fai, non sui film in sè che somigliano tantissimo a Favolacce per alcune cose).
      Il bambino di Loveless è pura disperazione, somiglia a questi ma per alcuni versi direi che è l'opposto, vuole la vita, vuole l'amore e forse l'ha cercata altrove (glielo auguro).
      Il finale di Miss Violence è secco come favolacce ma può anche nascondere un capitolo chiuso per sempre

      4 Solondz lo hanno nominato in tantissimi, avete ragione, io non c'avevo proprio pensato. Beh, bene allora per la prossima rece di Palindromi...

      5 bellissime riflessioni finali...

      e grazie!

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  8. C'è qualcosa di disperato e angosciante, ma contemporaneamente di bellissimo, in questo film. Qualcosa di difficile da descrivere a parole. Io non c'ho neanche provato a farlo. Tu invece direi che ci sei riuscito .;)

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    1. grazie Marco...

      è uno di quei film difficilissimi da parlarne ma poi, quando inizi, non finisci più volendo

      a me dispiace conoscere uno dei due registi perchè ogni frase che dico può essere ritenuta condizionata

      perchè, se posso, direi che è il miglior film italiano visto negli ultimi 3 anni

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  9. come al solito sui commenti lunghi arrivo poi ;)

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  10. Damiano D'Innocenzo16 maggio 2020 18:53

    Ragazzi... Tutti questi pensieri mi fanno felicissimo. Non sono buono a fingere sentimenti, qui dentro si respira il cinema e quindi spesso vi cerco rifugio. Leggo tutto e provo a studiare cosa ha funzionato e cosa meno. Un abbraccione

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    1. la prossima volta fate funzionare meno cose che almeno vi rompiamo più i coglioni

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  11. Visto ieri sera, innanzitutto penso che dopo il bellissimo "la terra dell'abbastanza" era difficile fare un altro film altrettanto bello. Io penso che i fratelli D'Innocenzo ci siano riusciti in pieno, addirittura qui il soggetto era piu' difficile da mettere giu'.
    Mentre il primo era un film d'azione praticamente, sei travolto dalle immagini e dai dialoghi dei protagonisti, un viaggio a cento all'ora verso un baratro, qui in "favolacce" genitori cattivi maestri ci spiegano come si fa a distruggere la vita dei loro figli. Terribilmente tutto vero purtroppo.
    Non ho molto da aggiungere alla tua bella recensione Giuseppe, dico solo che per caso ho visto "favolacce" dopo " il settimo continente" e " the florida project" . Le similitudini con " il settimo continente " sono chiare, l'autodistruzione della famiglia borghese per primo...il papa' di Geremia mi ha fatto venire in mente la mamma di Moonee invece, la bambina di florida project, due personaggi sbagliati, genitori pessimi, disperati e senza futuro, ma che un tentativo di provarci almeno ad amare i propri figli lo facevano, a differenza di quelli delle villette bianche di favolacce. E' meglio essere poveri e limitati, ma sinceri, che ricchi, volgari e indiffrenti.

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    1. ciao Paolo!

      vero, i film hanno due ritmi diversi, uno ti travolge specialmente con quello (l'angoscia è data specie dal plot, dalle cose che accadono) un altro invece con l'atmosfera, con la densità

      grandissimo con la similitudine del papà di Geremia e la mamma di Moonee, cazzo, mi dispiace non averci pensato. Qui ho parlato troppo poco di questo padre che meriterebbe un capitolo a parte. Quando parlai invece di quella madre le dissi tante, tanto che qualche donna se la prese pure...

      commento scritto col cuore, molto bello

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  12. Non avevo apprezzato appieno la regia d'esordio dei F.lli Innocenzo, a dir il vero non sto gradendo appieno questo nuovo neorealismo italiano, ma questa volta i "nostri" hanno provato a volare più alto, forti delle esperienze ed eccellenti risultati dei cugini ellenici. Favolacce è un brutta storia di contemporaneità, solo un filo addolcita dalla favola. Ha gli ingredienti per apparire finta, ma è resa così bene da risultare tremendamente credibile. L'uso dei bambini e il finale
    (doppio), senza speranza, cita e omaggia Haneke ("Settimo Continente", ma anche "Il Nastro Bianco", o nel riavvolgimento del racconto, anche "Funny Games"), ma l'opera è assolutamente personale. In mezzo a tanta miseria, all'assoluto nichilismo, sale fortissima, senza sconti, la denuncia verso una generazione incapace di educare, di prendersi responsabilità. I padri che usano i figli come medaglie o come specchio senza alcun vero interesse per quello che sono o fanno; e le madri assenti o distratte, pronte a prendere le difese dei mariti ("hai fatto piangere tuo padre"). Tutti insieme a farsi i complimenti ("sei il papà migliore, no tu sei la mamma migliore", frasi mai proferite dai bambini, sempre e solo tra loro in una sorta di comune assoluzione). I figli subiscono passivamente, sempre (anche nel taglio dei capelli, quei capelli così importanti in una ragazzina di quell'età) e alla prima domanda, subiscono pure la reazione violenta. Ecco proprio questo legame assente, questa incapacità di comunicazione rende l'esterno troppo potente, capace di insinuare azioni e pensieri "definitivi". Se manca l'educazione (anche sessuale), se manca il rispetto, se manca il dialogo, incapaci di riconoscere il mondo dei figli ("cos'è questa schifezza?") che conseguenze possiamo aspettarci? i F.lli Innocenzo ci "regalano" (grazie, alla prossima ci penso io) un finale così potente e cupo da staccarsi completamente da quello che solitamente è il cinema italiano. Pochi gesti, poche parole, a volte solo uno sguardo e tutto accade. Tremenda la presa di coscienza, anzi la rinuncia di coscienza da parte del papà interpretato da Germano (tra l'altro questa scena mi ha ricordato tantissimo una simile sequenza, altrettanto terribile, in "Hereditary"), a sottolineare la codardia del soggetto (forte e leale solo di facciata, ma meschino e povero nei fatti) che rappresenta un po' tutti questi genitori. Filmaccio? eh no, proprio il contrario. Un film che spero possa ottenere tutti i riconoscimenti che merita; forse il cinema italiano si può rinnovare partendo da qui.

    VOTO ****+

    EDIT: ho aspettato molto per scrivere questo commento. Volevo capire a freddo cosa mi rimaneva della visione e ... ed eccomi qui ad omaggiare un gran film.
    P.s. alla fine ho letto il tuo commento prima di scrivere il mio e forse qualcosa mi è rimasto nella tastiera, ma ho avuto davvero sensazioni molto vicine alle tue (forse avendo figli della stessa età abbiamo percepito le medesime debolezze e cattiverie)

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    1. aggiungo ancora ...
      dimenticavo che il film è pure BELLO :-)
      ha i tempi giusti, ha una bella fotografia, c'è spazio a sequenze di più ampio respiro dove i registi dimostrano di non accontentarsi di aver in mano una buona sceneggiatura e le interpretazioni soddisfano.
      Film fatto e finito. Bello (ma l'ho già detto)

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    2. stefano, ti giusto me stava a piglià un colpo

      perchè più leggevo più percepivo le tue parole (come sempre) ma in 4-5 passaggi eri IDENTICO a me, parola per parola, quindi ti giuro stav facendo la battuta se avevi scritto prima o dopo fi leggermi

      quando alla fine hai scritto l'onestissimo post scriptum per cui avevi già letto me e qualche parolina forse "ti è rimasta sulla tastiera" ho tirato un sospiro di sollievo, ahah, c'erano almeno 4 passaggi identici (i 3 film di Haneke compreso il nastro riavvolto, la citazione de "hai fatto piangere tuo padre", la stessa frase riguardo i capelli, le stesse parole riguardo la codardia di Germano, il non riconoscere il mondo dei figli - cosa è questa schifezza - e altro)

      assolutamente, da padri ci sono alcune scene e sensazioni che sono giocoforza quasi identiche


      inutile dire che sono d'accordo con tutto, ahah

      anche per te, vedendo il voto, sarà quindi tra i film dell'anno, molto bene ;)

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    3. e, come ho consigliato a tutti, ti consiglio la seconda visione, vedrai le sensazioni di sapere già tutto in ogni scena che vedi, è particolarissima

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    4. beh ... molte cose le ho pensate davvero in modo autonomo e mi ha fatto molto piacere leggerle nella tua recensione. L'averlo visto con mia moglie, ha maggiormente accentuato il "focus" sui genitori; per quello ho scritto che (forse) aver figli di quell'età ci ha portato a tali considerazioni comuni.

      il taglio di capelli, ha subito sensibilizzato mia moglie e entrambi quando il papà di Geremia ha scagliato per terra (cos'è questa schifezza) il piccolo regalo della ragazzina, ci siamo rimasti male.
      Su Germano che torna a letto, ho subito pensato a "Hereditary", ma con Aster il ragazzo non è codardo è solo disperato, qui (ricollegandoci al gesto del taglio nella piscina) ci siamo detti "che infame, lascia che la moglie scopra la tragedia".
      Credo che questa volta, si sia stati in sintonia più di altre volte, perchè abbiamo riconosciuti i limiti e le debololezze dei genitori (essendo noi, in modo diverso, interessati direttamente)

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    5. a tua moglie è piaciuto?

      sono molto contento che anche voi avete percepito come importante quella miniscena della sorpresa gommosa gettata per terra. Non lo sa manco per cattiveria quel padre, è che proprio "non capisce", a differenza degli altri padri che invece sono proprio persone terribili

      per capirsi se Geremia avesse detto a quel padre "papà, è un regalo, per me è importante" sono sicuro che lui avrebbe capito, anzi, si sarebbe anche scusato

      ma è quasi un bambino lui

      cavolo, vero, era quello il richiamo ad Hereditary, non ci ripensavo!

      assolutamente, credo anche io ;)

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  13. Claudio Vassallo21 maggio 2020 09:43

    Recensione davvero splendida.
    È stato già detto tutto da te, quindi non avrei molto da aggiungere e, in tutti i casi, non sono così bravo da trascrivere in parole, quelle che sono le mie emozioni/sensazioni.
    Il figlio di Elio Germano fa due domande, una che hai citato alla ragazza incinta e l'altra al padre dopo il cinema, ossia se lui e sua madre andassero d'accordo ; ebbene queste due scene, ma in realtà è quello che poi tutto il film ci racconta, è di come i genitori debbano avere una responsabilità nel mettere al mondo e crescere un figlio (il mio collegamento è andato su Cafarnao).

    Non so se questo film lo posso definire come un film "che mi è piaciuto", nel senso più stretto del termine: mi ha lacerato, mi ha angosciato, mi ha dato quel senso di oppressione e di compassione verso queste figure legate al fondo del pozzo.... è uno di quei film in cui una via d'uscita non esiste, lo metto sullo stesso piano di Dogman e Requiem for a Dream (anche, ma in maniera diversa, a "Non essere cattivo" per il ruolo di Marinelli), film che avrei difficoltà a rivedere per quella sensazione di malessere che mi ha portato.

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    1. Bravissimo Claudio!

      incredibie che io non abbia citato quella scena e, mi pare!, nemmeno i lettori nei loro bellissimi commenti

      sai che forse perchè ancora non l'ho afferrata? ho tante interpretazioni ma ci voglio riflettere su

      pare veramente arbitraria, eppure emblematica

      bravissimo, all fine ci sono film dove il "piaciuto" conta poco, conta invece se sono riusciti nel loro intento, smuovere qualcosa

      cinema del malessere, esatto

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  14. Mi sono venuti i brividi leggendo, perché ho rivissuto tutti i momenti del film. Davvero un film che ti stupisce per quanto riesca a raccontare, seppur con toni "grotteschi" una realtà agghiacciante e fin troppo veritiera.

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  15. In rete su Rolling Stone si trova l'articolo di Alberto Piccinini dal titolo "Fratellacci d'Italia", tra le tante cose lette questo mi è parso ricco di significato e interessante. Inoltre c'è un bellissimo commento di Damiano....

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    1. ovviamente son di parte ma spero che più persone possibili degli addetti ai lavori ne parli bene

      son di parte perchè l'ho adorato eh, non per Damiano

      eh, sì, Damiano scrive veramente bene, ho la fortuna di leggerlo spesso privatamente

      molto bene :)

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  16. Marco Macchini25 maggio 2020 17:46

    Finalmente sono riuscito a vederlo. Premetto subito che anch'io, come tutti, ho avuto parecchi problemi sul versante audio. Non dirò altro, un po' perché se ne è già parlato, un po' perché sono sinceramente arrabbiato con i distributori.
    Sono contentissimo di vedere come il primo aggettivo che hai usato per descrivere Favolacce sia stato coraggioso. Ho pensato lo stesso, ancor prima della fine del film, e nella mia mente il fatto che si tratti di un film italiano non ha avuto la minima incidenza. Ho letto troppe critiche dove l'italianità dell'opera veniva sfruttata per discorsi che poco avevano a che fare col film e con il cinema in generale. Ed è un peccato perché trovo sia un film assolutamente da vedere. Che poi piaccia o meno è un altro paio di maniche. Per dire, a me è piaciuto anche se non arrivo a certi livelli di entusiasmo, ma lì credo sia una mera questione di gusti e sensazioni. È stata una visione oltremodo piacevole e in diverse situazioni estremamente stimolante. Quello che adoro dei D'Innocenzo è il modo che hanno di delineare i personaggi. Ero impazzito per Tortora nella Terra dell'abbastanza, qui invece ho trovato stupendo il personaggio della ragazza incinta. Quell'accentuarne i difetti per far uscire quelli che sono i lati positivi mi fa sempre impazzire.
    Scena che più mi ha colpito: il pestaggio del figlio da parte di Germano mentre la figlia piange in macchina.
    Ultima cosa: secondo me è passata un po' sotto traccia la colonna sonora. Posso anche capire il perché, visto che le scene più importanti e impattanti sono basate sul silenzio. Però in quel paio di scene dove è presente, ho trovato l'accompagnamento sonoro perfetto. Utilissimo a definire ed aumentare quella sensazione di angoscia che a mio avviso è indispensabile per godersi appieno il finale. Grazie per la bellissima recensione (grazie soprattutto per avermi fatto capire che cazzo diceva il bambino sul pullmino) e per avermi convinto per la prima volta a cedere all'acquisto di uno streaming. Ne è valsa assolutamente la pena.
    Un abbraccio.

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    1. grande Marco

      infatti io vorrei evitare ogni volta sti discorsi su "è italiano e quindi..." però alla fine uno è quasi costretto

      adesso ad esmepio ne vedrò 3 che ho scelto, tutti italiani, sperando che la gente capisca (uno visto da 3 giorni ma non trovo mai il tempo di scriverne, bellissimo)

      sai che dopo che ho scritto la recensione quale è stato il mio più grande rimpianto? aver parlato pochissimo dei personaggi e in special modo proprio di lei, forse il più complesso, il più sfaccettato

      hai fatto bene a citare quella scena, io compevolemente non l'ho fatto

      Marco, io non parlo MAI della colonna sonora, è incredibile come quando scrivo non mi entri mai nella tastiera quando è uno degli aspetti più importanti di certi film

      adorata io

      orgoglioso per averti "convinto" a vederlo in modo legale!

      l'ho pagato anche io malgrado lo potessi avere, ahah

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  17. La scena di Geremia con il finto fucile mi ha ricordato molto Gummo

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    1. Purtroppo l'ho sempre voluto vedere ma mai visto amico

      e, ti dico, sei almeno il decimo che me lo dice riguardo Favolacce

      anzi, mi dicono che proprio tutto il film in qualche modo può ricordarlo

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  18. Carissimo, concordo con la tua recensione in larga parte, come sempre mi riservo qualche appunto soprattutto per quanto riguarda alcune scene che ritengo fini a se stesse (taglio della piscina, inquadrature stile commedia scollacciata anni 70 su tutte) più qualche slow motion dilatata nella prima parte del film. Il resto è molto interessante, un film atipico nel panorama italiano, pervaso da un nichilismo che ricorda i già citati registi. Il dolore, il dramma fuori campo sono impressionanti e colpiscono nel profondo, più che l'esplicita rappresentazione. La speranza non esiste, il destino segnato, l'unica via d'uscita la fine. Un film da vedere e rivedere.
    Lucs Rufi

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    1. Intanto il refuso Lucs Rufi è stupendo, fossi in te lo adotterei come nome d'arte...

      sai, la scena del taglio della piscina gli ho dato così tante letture (almeno 4) che alla fine per non saper nè leggere nè scrivere (specie la seconda) ho lasciato perdere del tutto, ahah

      le inquadrature che dici forse ho capito, secondo me hanno senso perchè sono con lo sguardo del bambino che "scopre" quelle cose. Ma ti capisco

      contentissimo che ti sia piaciuto così, non era affatto scontato!

      sì, rivedilo perchè la seconda visione, alla luce di quello che sai, è davvero molto "diversa"

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  19. Fatto, effettivamente ho trovato meravigliosa l'ultima lezione, dove il prof quasi invita a non procedere in una vita in cui disgraziatamente sarebbero potuti diventare genitori e la lucidità dei ragazzi nel comprendere la deriva che avrebbero potuto prendere. Il taglio della piscina resta un piccolo mistero, sul resto concordo ma mi pareva superfluo e inutilmente riempitivo. Ora guardo Mountain e ti farò sapere
    Sempre Lucs

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    1. Ahah, mitico che hai ufficializzato il nickname ;)

      alla prima visione non avevo fatto 1 + 1 che quella lezione che vediamo fosse proprio l'ultima lezione, solo alla seconda (vedendo il vestiario) l'ho capito. Che fosse la sua ultima rende quella scena potentissima (tra l'altro se hai notato ci sono pochissimi bambini in classe, chissà se significa qualcosa)

      vengo a leggere the mountain sperando ti sia piaciuto ;)

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  20. Salve! È la prima volta che lascio un commento, spero di farlo in modo corretto. Ho visto il film ieri sera in un cinema all'aperto e purtroppo mi sono persa il significato essenziale di alcune frasi ma, come ho potuto notare qui, è stato un problema generale. A parte ciò, avevo bisogno di un riscontro e la tua recensione ( mi prendo la libertà di dare del 'tu' per comodità) è stata illuminante ma volevo chiederti,se hai ritrovato i miei stessi dubbi o collegamenti. Io non sono un'esperta di cinema, diciamo che mi piace curiosare. Alcune volte, durante la visione di questa pellicola, soprattutto per quanto riguarda il sonoro e il modo in cui venivano presentati i dettagli e distolta l'attenzione dello spettatore dalla vicenda principale, la mia mente è volata ad oriente e ad al Giappone della fine degli anni '60 e i inizio '70. In più volevo sapere se solo il mio cervello malandato ha pensato che l'unico fatto reale fosse quello finale presentato, in conclusione in modo edulcorato e richiamato all'inizio. Come se il problema di tutto fosse l'informazione che viene propinata. Tutto viaggia attraverso delle informazioni e il loro uso. Spero di non aver detto baggianate, davvero. Un caloroso saluto.
    G

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    1. tutt'altro che baggianate ;)

      è una opinione molto particolare ed interessante quella tua sul finale

      io la penso in maniera diversa ma alla fine le due idee in qualche modo coincidono

      La voce narrante ci racconta una storia che non sappiamo quanto reale. Poi si scusa di quanto sia stata dura e terribile. E allora dice "ricominciamo da capo", sperando di raccontarci adesso una storia migliore, meno drammatica

      ma la nuova storia comincia esattamente come era cominciata l'altra, con lo stesso fatto

      ergo, posso raccontarvi quante favole voglio ma non nascondiamocelo, la realtà è questa, non c'è modo di raccontarla diversamente

      insomma, se ci pensi non sono due letture così diverse

      non ho capito il riferimento al giappone, intendi il giappone come nazione o come cinema degli anni 60-70?

      grazie del primo commento ;)

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  21. Il cinema del Giappone degli anni 60/70. Scusami se sono stata poco chiara. Effettivamente coincidono, il punto è sempre lo stesso. Avendo visto il film una volta sola è all'aperto, probabile che non abbia colto tutte le sfumature. Mi fa piacere, però, se anche la mia lettura non è così fallace. Grazie per la risposta
    G

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    1. purtroppo non ho visto NIENTE di quel cinema....

      ho iniziato a seguire il cinema orientale negli anni 90 ma mai recuperato niente di prima

      sì sì, assolutamente. Io invece ho due visioni consecutive ;)

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  22. Il film lo devo ancora somatizzare ma una cosa te la chiedo, visto il tuo rapporto con i registi: il pianto di Germano nella scena dello strozzamento con la carne, era davvero finta, di scherno?!
    E quanti lo hanno pensato visto che nessuno la cita?!

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    1. dici che devo chiederglielo?

      Damiano è molto contenuto nel parlare del film e delle scene, non so se per timidezza o per "proteggerle" o perchè gli piace che ognuno dia sue letture

      magari quella cosa l'ho pensata solo io ma, anche se non fosse di scherno, era comunque una risata isterica "non vera", non empatica, tanto che 3 secondi dopo lui è già completamente diverso

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    2. Infatti anche io la penso più come testimone di bipolarismo latente..

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    3. sì, può essere

      ma io ho una lettura di quel personaggio più spietata di un bipolare latente ;)

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao