20.5.20

Recensione: "Tales from the loop" - Le Serie Tv de Il Buio in Sala - 19 -


Tales from the loop è una bella serie che parte da un soggetto affascinantissimo.
Siamo negli anni 80, in Ohio. Una comunità rurale che però convive con strutture fantascientifiche e robot. Questo perchè nel sottosuolo c'è il Loop, un grandissimo laboratorio di ricerca dove l'uomo tenta di portare le proprie conoscenze scientifiche a livelli mai visti prima.
Una serie bella da vedere (ispirata a dei "quadri "stupendi), a tratti emozionante, molto interessante nei primi episodi (quelli più "morali") ma che ha problemi di scrittura, è troppo slegata, piena di errori imperdonabili e, secondo me, tratta temi troppo ambiziosi in un modo un pò confuso e reticente.
Da vedere, ma un pizzico di delusione c'è.

presenti molti spoiler

Dopo un anno praticamente esatto torno a vedere una serie, ovviamente sempre corta, le uniche che riesco a finire.
Se l'anno scorso la "prescelta" fu Chernobyl, serie meravigliosa (misi 10) quest'anno non è andata bene allo stesso modo.
Intendiamoci, era impossibile raggiungere i livelli di quel capolavoro ma, non lo nascondo, un pochino di delusione l'ho provata lo stesso.

Ho scelto "Tales from the loop" perchè ero rimasto affascinato da alcune immagini, immagini che poi nella maggior parte dei casi non appartenevano realmente alla serie ma erano le meravigliose opere realizzate dallo svedese Stalenhag, opere a cui la serie si è ispirata.
Sapete che questo non è un blog informativo quindi non dirò niente al riguardo ma, davvero, andate a vedere che ne vale la pena.

Stalenhag ambientò le opere nella sua Svezia, la serie le ha traslate in Ohio.
Per il resto è stato mantenuto perfettamente il "concept", ovvero abbinare un ambiente rurale con elementi robotici e fantascientifici.
Il fatto poi che tutto venga ambientato nel passato rende "Tales of the loop" una ucronia, ovvero un raccontare fatti non accaduti in un'epoca già passata.


La serie in questo è notevole, questa unione tra mondo contadino, di campagna, con  elementi fantascientifici o di robotica è splendido.
Tra l'altro il paradosso è che tutti questi elementi non vengono percepiti come futuristici ma, al contrario, appaiono vecchi, obsoleti, arrugginiti e abbandonati, quasi appartenenti ad un'epoca passata invece che coeva o futura.
Questo perchè in quella zona dell'Ohio più di 20 anni prima venne costruito il Loop, una specie di laboratorio sotterraneo dove vengono compiuti esperimenti scientifici completamente rivoluzionari.
(impossibile non ripensare alla botola e la Dharma di Lost)
Il Loop, nell'epoca del film, c'è ancora (sembra identica a quello che era la Perugina per Perugia negli anni 50-80, praticamente una fabbrica in cui lavora tutta la cittadina) ma tante delle sue creazioni appaiono come obsolete.
Quindi troveremo robot, strane strutture, strani oggetti sparsi nei boschi e nel paesaggio, oggetti appartenenti al passato del Loop.
A cosa esattamente serva questo Loop non ci viene spiegato ma di sicuro è qualcosa di rivoluzionario, con studi, ad esempio, sullo Spazio-Tempo e costruzioni di macchinari capaci di generare eventi "impossibili".
Su questi macchinari impossibili, specie nei primi 4 episodi, si baserà la trama della serie, una serie al tempo stesso costruita con eventi continuativi ma anche abbastanza antologica, con episodi slegati uno dall'altro (ma comunque tutti ambientati nel medesimo luogo).

Il problema di questa serie, prima di andarne ad analizzare pregi e tematiche è più d'uno.
Per prima cosa questa "slegatura" appare veramente troppo...slegata. Ci sono puntate con dei personaggi che poi spariscono completamente, altri che ritornano dopo che per episodi non ci veniva detto nulla.
Ma la non coerenza, purtroppo, sta anche in altre parti della sceneggiatura.
Ad esempio nelle prime 5 puntate c'è una nascosta ma molto affascinante linea comune, ovvero quella di ritrovarci davanti a piccole "opere morali" che insegnano che non dobbiamo mai andare oltre le leggi naturali dell'uomo.

Vediamoli.
Nel primo episodio andare "oltre" significherà scomparire e perdere per sempre gli affetti.
E significherà anche vivere una esperienza "sovrumana", quella di conoscere il sè stesso bambino.
E' davvero molto bello però che Loretta, la madre (una imbruttita Rebecca Hall), riuscirà a diventare migliore proprio quando la sè stessa bambina le racconterà che il suo amichetto (che poi in realtà è suo figlio) le ha detto di non avere una grande madre.
Ecco così che quell'incontro fantascientifico diventa invece un incontro con sè stessi, una presa di coscienza. Loretta sembra migliorare per un intervento esterno e invece no, è l'andare a fondo di sè stessa che la porta ad una nuova coscienza.

Nel secondo episodio il voler andare oltre l'umano porta invece ad uno scambio di corpi.
Scambio di corpi che avrà degli effetti tragici (anche abbastanza commoventi) e irreversibili.
Anche qua possono venire fuori concetti interessanti come il nostro essere disposti a vivere le vite d'altri.
Tra l'altro forse è l'unico episodio con un piccolo colpo di scena nel finale (davvero emozionante).



Nel terzo episodio invece il voler uscire dall' "umano" e lo sfruttare la tecnologia farà vivere ai protagonisti dei momenti bellissimi e solo "per loro" ma, alla fine, si sarà rivelato un'altra volta qualcosa di orribile e non naturale.
Il personaggio di lei è insopportabile, quello di lui fa veramente tenerezza.
Geniale la trovata, però, che lei abbia bloccato il tempo proprio mentre la madre era a letto con l'amante.

In ogni caso il bellissimo concetto di "fermare l'attimo" porterà ad una iniziale euforia fino a quando non si capirà che, però, vivere cose bellissime in un mondo non più esistente è comunque qualcosa di innaturale, "sbagliato", non reale

In questi primi 3 episodi tra l'altro l'identità di scrittura sta anche in un secondo fattore, ovvero che questi tre modi di andare dove l'uomo non dovrebbe andare (un pò alla Frankenstein) sono tutti identificabili con 1 oggetto.
Il pezzo di Eclisse.
La palla di ferro nel bosco.
Il "telecomando" del tempo nel terzo.
Mi stavo già gasando perchè avevo già percepito questa "mission" della serie, ovvero raccontare attraverso 8 oggetti come l'uso di una tecnologia troppo avanzata possa portare sempre, alla lunga, a danni irreparabili o a "prezzi da pagare".
Non sarà così, anzi, accadrà soltanto in questi primi 3 episodi.

In realtà anche il quarto e il quinto mantengono lo stesso insegnamento ma senza l'uso della fantascienza.
Nel quarto quello che si vorrebbe fare è andare contro la morte, poter riportare in vita chi amiamo.
Ma resta solo un'idea (e  l'elemento fantascientifico, la Sfera dell'Eco, è solo emozionale e suggestivo, non ha lo stesso ruolo drammaturgico degli oggetti nei primi 3 episodi).
Un episodio carico di simboli di morte (la lucciola, la volpe, il daino, lo scheletro, il vaso rotto) ma che alla fine secondo me non emoziona come dovrebbe.
Nel quinto invece ci viene insegnato che non dobbiamo avere l'ossessione del controllo, non dobbiamo comprare chissà quali macchinari per sentirci sicuri ma che l'unica cosa che conta, l'unico modo davvero reale per proteggere chi amiamo è dar loro serenità, farli stare bene, mostrarci forti e amorevoli.
Attenzione, questo episodio è uno dei più "fermi" e banali ma al tempo stesso è, per me, quello meglio scritto, quello in cui tutti gli elementi si incastrano alla perfezione.
Ad esempio la parola "Controllo", il titolo dell'episodio e metafora di tutto, è anche da riferirsi al controllo remoto, ovvero la possibilità di muovere il robot (come i nostri "controller" insomma).
In questo caso nessun elemento fantascientifico anche se il robot che viene usato è comunque davvero notevole.
E, tra l'altro, avremo qua anche la ricostruzione dell'immagine poster della serie, molto bella.


In questi 5 primi episodi compaiono già, però, una marea di "errori" davvero imperdonabili.
Ad esempio è INCREDIBILE che la famiglia di Jakob non si accorga che loro figlio non sia...lui. 
Ogni giorno che passiamo con i nostri figli vengono fuori abitudini, ricordi, esperienze che ci legano. Quel ragazzo non ha vissuto nulla del passato del vero Jakob ma in mesi e mesi nessuno se ne accorge. C'è soltanto la scena che non sa disegnare, veramente troppo poco. Sarebbe bastato anche il classico trucco de "ho sbattuto la testa e dimenticato tutto" ma nemmeno quello. Imperdonabile.
(Se un'altra persona entrasse nel corpo di mia figlia, ovviamente mantenendo la stessa voce, mi accorgerei dopo 20 minuti tante sono le cose che ci legano)

Ma non mancano altri errori veramente inspiegabili, come la madre nell'episodio "Controllo" che esce di notte perchè sente rumori, trova il marito fuori con il robot chiedendogli costa stia facendo e non si è accorta che nel letto mancava SUA FIGLIA (che da giorni dormiva in mezzo a loro). Per 5 minuti nemmeno la nomina, non urla il suo nome per poi trovarla, sbalordita, dentro al granaio.

Poi arriviamo al sesto episodio che è un autentico DISASTRO.
Vi giuro avrei voluto mandare avanti veloce.
Il fatto che parli di ne(g)ri e gay (mancano solo gli handicappati) in questo nostro nuovo mondo in cui non si può più scherzare sugli altri e sui "diversi" (ma quali diversi!!) mi blocca un pò.
Però dai, una battuta è scontata, il nero omosessuale protagonista dell'episodio è un Birder, uno che va a caccia di uccelli.
E già qui...
E poi incontrerà un altro Birder bianco, anche lui a caccia di uccelli.
Direi più fortunato questo secondo insomma.

Ovviamente i problemi dell'episodio sono altrove.
Innanzitutto stravolge il concept dei primi 5 episodi perchè stavolta l'uso della tecnologia troppo avanzata porterà, il finale ce lo suggerisce, a un miglioramento della vita di chi ha fatto quell'uso.
Ma poi è un episodio estenuante, in cui niente accade, anche abbastanza fastidioso in questo lento avvicinarsi al sesso tra il ragazzo di colore numero 1 e il fidanzato del sè stesso numero 2.
Una specie di Another Earth che però non decolla mai, prevedibile, noiosissimo.
La lettera poi che viene scritta è la mazzata finale a una scrittura dell'episodio terribile in cui l'unica vera e propria grande trovata è quel trattore che genera il mondo parallelo.
Tra l'altro anche qui incredibile l'errore per cui i protagonisti si arrampicano sugli specchi per 10 minuti per capire quello che è successo, da dove viene uno e da dove l'altro e non si chiedono mai la cosa più OVVIA e che avrebbe risolto tutte le ricostruzioni, ovvero in quale anno vive uno e in quale l'altro.
Però c'è un aspetto interessante, ovvero quello del perdono del nero 2 al nero 1.
E' molto bello perchè quell'apparentemente assurdo perdono (è andato col suo ragazzo) in realtà altro non è che capire sè stessi. Alla fine entrambi sono la stessa persona, non perdonare vuol dire non capirsi.


Il settimo episodio funziona.
Purtroppo il fil rouge dell'operetta morale nascosta l'avevamo già perso al quinto, adesso andiamo un pochino a casaccio.
Bella storia, bello l'uscire finalmente dalla campagna per andare nell'isola, bello il flash back che ci porterà a capire quello che ci chiedevamo dall'inizio (il braccio del papà, papà IDENTICO a Federer), bello, anche se inconcepibile, il suo ritorno sull'isola.
Un episodio un pò alla Edward mani di forbice che nel finale, quando vedremo quel robot triste e dimenticato, ci emozionerà pure, in una serie dove tutte le più grandi emozioni l'ho vissute quando c'erano i robot antropomorfi.
Sorvolo sullo "scherzo" fatto dai due adolescenti al terzo, qui non siamo sul tono dello scherzo, ma del criminale.
Ed è davvero incomprensibile la figura del down iniziale (due scene). A cosa serviva? Non mi dite che era un'immagine di handicap per legarsi al braccio perso dopo perchè veramente le braccia in quel caso cadono a me.

E si arriva così all'episodio finale, forse il più ambizioso. 
Finalmente quel Jakob robot torna fuori, è praticamente dal secondo episodio che non se ne parlava.
E', c'è poco da fare, quello è il personaggio più emozionante e bello della serie.
La sua morte ci colpirà molto.
In questo, tra l'altro, Tales from the loop, è una serie abbastanza coraggiosa. Al bimbo muoiono fratello, nonno, nonna, padre, tutti, davvero tosta la cosa.
L'episodio è affascinante, ci sono bei simbolismi (il ruscello da attraversare, la macchina fotografica che "svela") e viene fuori una cosa forse prevedibile ma che io non avevo capito nè pensato (fino all'episodio 7), ovvero che alcuni degli umani che abbiamo visto possano essere dei robot.
E' un episodio che secondo me è una evidente preparazione a una seconda stagione.

Il problema è che tutti i pezzi che mancano (e ne mancano tanti, volendo questo è un soggetto da 5 stagioni almeno) sembrano mancare non perchè la serie è scritta così bene da volersi mostrare piano piano (insomma, in Dark alla fine della prima stagione avevo l'impressione che quello che non avevo ancora saputo era perchè la scrittura fosse straordinaria e dovevo vedere la seconda stagione) ma perchè, al contrario, vengono messe dentro tante cose un pò confuse, solo suggestive, da fumo negli occhi ma molto slegate.
Ci sono ellissi semantiche che affascinano ed altre che paiono solo dovute a scritture non troppo accurate.
Questo secondo caso è quello della serie

In definitiva ho visto una serie con un soggetto bellissimo, con uno sfondo davvero notevole, con delle inquadrature (specie i campi lunghi) che paiono quadri come quelli di Stalenhag, una bella colonna sonora (anche se troppo ripetuta), con piccole lezioni morali mai troppo urlate ma da estrapolare, con una lentezza molto coraggiosa che a me, tranne in un paio di episodi, è piaciuta moltissimo, con il saper portare elementi astratti come "vivere per sempre un attimo", "mettersi nei panni degli altri", "conoscere sè stessi " in un piano non solo fisico, ma anche legato alla fantascienza (io quella cosa degli oggetti nei primi 3 episodi che portavano a questo la stavo adorando).
Ma anche una serie troppo altalenante, piena di errori o cose incomprensibili, troppo concentrata a mettere dentro in soli 8 episodi una marea di cose e concetti, completamente slegata nei personaggi, nel livello e nelle "anime" dei diversi episodi.

Forse una seconda stagione "migliorerà" anche la prima ma ci sono difetti che niente potrà togliergli.
Insomma, bella, ma che peccato.

9 commenti:

  1. Cavolo, mi dispiace ti sia giocato come 'serie dell' anno' Tales of the Loop, maledetto chi te l'ha consigliata ahah
    No comunque, scherzi a parte, condivido la recensione e anzi, secondo me dietro non c'è nemmeno chissà quale ambizioso progetto. Avevo letto, prima di guardarla, che gli episodi sarebbero stati in qualche modo legati tra di loro. Mi aspettavo una costruzione molto più complessa, invece è tutto fin troppo lineare. Ok, i personaggi sono gli stessi, ma come faccio ad empatizzare per un personaggio che nell'episodio precedente ho visto sì e no 15 secondi? La ragazza dell'episodio del tempo che si è ferma è odiosa dall'inizio alla fine, il padre di Jacob è sempre stato un personaggio di contorno, la madre che sembrava avere un enorme importanza si perde tra gli episodi. Poi vabbè, l'unico personaggio davvero buono, Jakob, è quello che subisce la sorte peggiore. L'episodio peggiore di tutti comunque per me è quello dell'isola. I primi 20 minuti,per il contesto grottesco e le azioni senza senso dei personaggi, sembrano uno di quei episodi di piccoli brividi che mandavano in televisione nei primi anni 2000

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    1. Ho comunque apprezzato la fotografia e il contrasto tra i robot (che sono il punto forte della serie) e l'ambientazione

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  2. Stagione 1 **+ (2020)
    Gli ingredienti per incontrare il mio gusto vi erano tutti, fantascienza e paradossi, con una strizzatina d'occhio a "Ai confini delle realtà". Dai commenti letti sul web c'era da aspettarsi anche un pizzico di originalità, in una confezione curata anche negli aspetti tecnici. J.Foster nel progetto, anche come regista dell'ultimo episodio. Invece, la visione è stata tra le più deludente. L'ho trovata scontata, stucchevole e lunghissima. Puntate di 50 minuti che apparentemente durano 1h e mezza, devastate da una colonna sonora che mi ha causato l'orchite cronica, il tutto per raccontare storielle che nella loro semplicità potrebbero essere risolte in 20 minuti. Forse ne ho visti o letti troppi, ma se la nuova fantascienza è questa, addio. La morte dell'originalità. In teoria ogni episodio è a se stante e auto conclusivo, ma nei fatti, tutti i fatti raccontati sono tra loro collegati e c'è una trama orizzontale che permette di apprezzare qualche singolo episodio più degli altri, ma davvero poco mantenere alto l'interesse. Come tipo di regia e ritmo mi ha ricordato "L'Uomo dell'Alto Castello", in tal senso direi che le produzioni Amazon hanno, con me, dei limiti. Delusione profonda.

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  3. Ecco... ero curioso di vederla e ora mi vengono i dubbi. Comunque ho letto poco per evitare gli spoiler, per cui, chissà, magari attacco a guardarla😀

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  4. A me non è dispiaciuta, anche se devo dire che le osservazioni che hai fatto sono da condividere. Per il resto credo sia un buon prodotto, con i suoi difetti, ma che con una seconda stagione all'altezza potrebbe completarsi bene. Concordo pienamente, poi, sul sesto episodio...

    Ho notato con piacere, comunque, che ti è piaciuto Another Earth... a mio parere uno dei film più interessanti degli ultimi anni (anche di anni, mi pare, ne sono passati già un po'), e forse passato un po' troppo in sordina...

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  5. Non ho voluto leggere, ma solo perché visto il soggetto mi interesserebbe vederla ;)

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  6. Ho letto fino al quinto episodio perché per ora è lì che mi sono fermata. Devo dire che come atmosfere e come temi mi sta piacendo molto, ma parte con un primo episodio in sordina che non entusiasma (se ho continuato è solo perché mi è stato assicurato che dopo ci sarebbe stato un crescendo), per poi andare col secondo, terzo e quarto che secondo me ognuno a suo modo sono tutti molto belli e molto emozionanti (il mio preferito dei cinque che ho visto, però ora, rimane il quarto). Il quinto, invece, è arrivato ad annoiarmi in maniera tale che ho stoppato la visione della serie da un bel po' e non riesco a trovare la voglia di andare avanti. Ma comunque per dovere di completezza, sicuramente finirò di vederlo.
    Chernobyl è un capolavoro, proprio su un altro pianeta. Ma tutto sommato Tales from the loop (anche per le musiche bellissime e il cast davvero in parte), non si può assolutamente dire una brutta serie.

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  7. azz... tra i tanti punti deboli, per me, c'è proprio la colonna sonora. Ripetitiva e deleteria, capace di rendere stucchevole anche la scena più drammatica (anche se non c'è nemmeno la scena).

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao