17.5.15

Al Cinema: recensione "Forza Maggiore"


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presenti spoilerucci

Si comincia con una foto dove, sotto comando, ci sono braccia che cingono corpi e caschi reclinati sugli altri.
La forzata e rassicurante cristallizzazione di un'unità.
Si finisce in una strada di montagna, divisi un gruppetti, con teste e cuori che in 5 giorni sono finiti sotto una valanga di cose, uscendone mutati per sempre.
In mezzo a questo prima e a questo dopo c'è una valanga vera, che senza travolgere nessuno riesce a travolgere ancora di più.
In mezzo c'è un film scritto in maniera così perfetta che drammatizza meglio di un drammatico, sdrammatizza meglio di una commedia, ha scene di tensione superiori a qualsiasi horror e lati surreali migliori di un buon grottesco (ad esempio la surreale scena del pianto di lui, quasi una sequenza a colori del Piccione anderssoniano).
La valanga è simbolo di tutto. La valanga è qualcosa che per definizione travolge e non si ferma. O si ferma quando lo decide lei, non noi.
Ma molto spesso le valanghe hanno bisogno di montagne dalle quali cadere. E quella che ha colpito la famiglia di Thomas probabilmente quel versante di  montagna per farlo ce l'aveva. Perchè molte volte ti accorgi di una crepa quando in realtà si è già formata prima una voragine. La voragine non la vedi, o magari fai anche finta di non vederla ma poi arriva una crepa troppo evidente per non essere vista, anche se piccola, e più analizzi quella crepa più inizi a vedere la voragine.


La famiglia di Thomas quella crepa evidente l'ha vista in un pavido ma (quasi) comprensibile accenno di sopravvivenza di lui che fugge, da solo, davanti alla valanga che arriva sempre più giù (grande scena quel ristorante e quello sfondo minaccioso), mentre loro invece si abbracciano ed urlano.

Lo schermo diventa bianco, (e lo farà più volte), poi piano piano torna il sereno, non è successo nulla. non si sono nemmeno mossi i piatti del pranzo.
I piatti no, ma qualcosa dentro Ebba, la madre, sì. E parecchio.
Parte un film quasi a tesi, dimostrativo, scientifico, in cui alle emozioni tout court si preferisce anteporre i labirintici ed imperscrutabili movimenti della psiche, tutti quei pensieri, tutti quei dubbi, tutti quei processi che molto spesso sono dannazione dell'uomo.
Lei si sente tradita, sembra non riconoscerlo più, lui nega, un pò per salvare la faccia e un pò in buonafede, una di quelle rimozioni inconsce e salvifiche ma che poi, di solito, mostrano sempre la corda.
Quei 4 corpi blu stesi placidamente sul letto adesso sono 4 persone che vivono di tensioni, sospetti e


delusioni, con una simbiosi che è rimasta là, al ristorante prima della valanga, come una portata principale nemmeno assaggiata.

Ormai sono così ammalati che quella coppia di amici, senza volerlo, si prenderà il virus per via aerea, soltanto sentendoli parlare.
Non succede quasi nulla in Forza Maggiore, i fatti contano e non contano, il tempo e gli avvenimenti sono soltanto interiori ormai.
Si pensa, si riflette, a tratti si ride pure, molte volte si vive una tensione quasi impressionante, in un film che riesce a farti provare tutto questo proprio perchè non si decide mai ad essere una cosa soltanto, una pellicola dove può succedere di tutto, e te sei lì, indeciso se aspettarti una risata o un'immane tragedia.
Scene come quelle del fuori pista su neve fresca (probabile metafora del desiderio inconscio dei due uomini di portare la loro testa fuori dal flusso delle cose), l'urlo, la scomparsa di lei in quel pre-finale bianco e nebbioso come un sogno, le manovre dell'autobus viste dal di dentro, sono sequenze dalla tensione pazzesca, quasi tutte raccontate per sottrazione, con silenzi e gesti circoscritti. Senti la tragedia appena dietro le tue spalle, sempre.
Che poi la scelta della montagna non è casuale, questa cosa enorme che quasi sempre se ne sta in silenzio, questo luogo ideale, ahimè. per riflettere e farsi male, che voglio vedere se gli stessi processi potevano avvenire in una strada affollata di Honk Kong.
Non mancano le scene che fanno storcere un pò il naso eh, come quella palesemente finta, lo credevo un videogame, di loro che fanno volare fuori quel drone, come il dialogo didascalico, scontato e mille volte già sentito, tra lei, madre e moglie amorosa, e la donna libertina, come la sequenza del delirio discotecaro, potentissima sì. ma inserita un pò alla cazzo. O quel quasi inutile inserto delle due turiste e del cambio di persona.
Il film trae la sua forza maggiore (sigh) nelle parole, in quelle dette e in quelle che non si riescono a dire, perse in dei silenzi assordanti.
Il racconto di lei mezza ubriaca è favoloso, un freddo, scientifico e perfetto resoconto di quello che è successo (a proposito, io la scena della valanga non l'avrei fatta vedere, ma vivere solo attraverso i racconti).

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E in quel flusso di ricordi e coscienza lei dice una parola magica, che magari può sembrare ininfluente all'ascolto ma che diventa quasi cardine di tutto per me.

Iphone.
Sì perchè è vero che l'istinto di sopravvivenza c'è, che l'uomo in certe circostanze dimentica  (può dimenticare) tutto, anche gli
affetti, che nessuno, finchè non vive queste cose, può giudicare.
Ma "ha preso l'Iphone e se ne è andato" è una frase di un nanosecondo che invece nasconde un dettaglio inquietante, ossia un barlume di coscienza nell'incoscienza, un brevissimo gesto di salvaguardia di qualcos'altro rispetto a sè. L'Iphone, non i figli.
Credo che quello che abbia veramente distrutto lei sia quella mano che prende quel tablet.
Funivie perse nella nebbia, fantastiche e lentissime riprese di loro che sciano, interminabili tapis roulant che trasportano persone, un residence da favola che pare sempre deserto, il film è pieno di tempi e luoghi morti e lenti, perfetti per sedimentare coscienze e processi intellettivi.
E quando pensavi di aver visto tutto arriva però un finale magistrale, che in un film così relativo, di verità e percezioni diverse, trova così la sua perfetta conclusione.
C'è un nuovo pericolo, un nuovo panico.
E stavolta a fuggire non è Thomas.
Due persone camminano in mezzo alle altre ma dentro chissà cosa provano.
Magari questa nuova piccola crepa è veramente l'inizio della fine.
Oppure no, oppure è il contrario, queste due crepe adesso potranno riconoscersi, e unendosi tra loro formare terraferma sopra la voragine.

( voto 8 )

30 commenti:

  1. Debbo ancora vederlo ma intAnto ho recuperato "exam" e mi è piaciuto assai

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    1. Beh, vengo subito a vedere se l'hai recensito :)

      meno male...

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    2. Nei prossimi giorni arriva la rece

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    3. Figurati che mi sono accorto adesso che non eri in blogroll...
      Eppure sono anni che siamo "attivi" entrambi.
      Che ne so, sono davvero una frana con queste cose.
      Ma adesso posso controllare bene ;)

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  2. E' tra le prossime visioni.
    Speriamo si riveli effettivamente così potente, ma senza essere troppo radical. ;)

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    1. No, se consideriamo radical chic questo allora chiudiamo bottega...

      No no, questo è freddo, scientifico, accademico in quello che vuole raccontare

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  3. Devo dire che è stata una sorpresa positiva, catartica per certi aspetti e mi rendo conto che per tante motivazioni personali non potevo che arrivarci ieri sera a vederlo. Tra le tante immagini e un finale così problematico, mi ha colpito un interrogativo che si sviluppa e rimane inevaso, ma allo stesso tempo ineludibile, per tutta la durata del film. ovvero si può conoscere mai davvero fino in fondo l'altro da sé. Fosse anche la persona con cui condividiamo le migliori passioni e i sentimenti di gioia, esso/a rimane nel profondo inconoscibile e questo tanto più nella misura in cui la coppia tende verso una soffocante unità. La reductio ad unum è la morte dell'amore perché elimina la tensione tra gli individui, Nietzsche diceva che l'amore per uno solo si esercita a spese di tutti gli altri; ma è il gesto inaspettato che apre una spalancatura. L'atto vile di tradimento si trasforma in un atto coraggioso per la ricerca di una nuova via di una nuova possibilità di vita. La delusione di Ebbe, coincide con una rivendicazione del suo punto di vista, della sua "verità" di ciò che i suoi occhi hanno visto e di ciò che la sua bocca vuole dire. Chi è l'altro da sé se non una proiezione delle proprie speranze e dei propri sogni, e quando lo si scopre è sempre difficile renderne ragione.

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    1. Ne parlavamo ieri, ricordo bene.
      Sì, il diventare unìunità paradossalmente è come se nascondesse le ombre o i lati che potremmo vedere se le due persone fossero staccate.
      Tutto quello che dici dopo è molto vero e, con uno sforzo, comprensibile (sforzo derivante non dalle parole ma dal ragionare in modo non convenzionale).
      Io credo che la verità stia nel mezzo, nell'essere staccati, individuali ma, se c'è amore, cercare piccole unità transitorie, più o meno ricorrenti, solo con la persona amata.
      Il tradimento è anche coraggio sì, ma non può nascondersi e giustificarsi in questo.
      Ebba ha visto e percepito quella cosa a modo suo (ma chi non percepisce le cose a suo modo?) ma soltanto il finale, forse, potrà dargli una visione completa delle cose.
      L'amore, i sentimenti, sono cose grandi sulle quali possiamo fare mille discussioni Rocco, trovare molti punti di appiglio, aggrapparsi a teorie, farne esperienza, trovare nelle citazioni e nelle parole degli altri cose in cui non avevamo pensato, quello che vuoi, ma poi sta di fatto che tutto resterà sempre comunque informe, instabile, ballerino, non prevedibile.
      Non c'è nessun libro, nessuna coscienza e nessuna esperienza che potrà mai dominare fino in fondo i sentimenti

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    2. Condivido, il più grande campo di sperimentazione della vita. Tieniti libero domani sera per revolution Zanj

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    3. A meno che non moro ce dovrei esse

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  4. non succede nulla, ma inquieta lo stesso, ma non succede nulla, succederà?

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  5. (sì ok ma qualcuno vuole andare a vedere garrone e dirmi com'è?!?)

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    1. Se mi dai 3,4 giorni ci provo io.

      ma perchè, le gambine non ti funzionano sennò?

      vacci lo stesso!

      :)

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    2. forse finesettimana prossimo, se ci sarà ancora. ma nel frattempo...

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    3. Per almeno un mese vai tranquilla...

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  6. visto al Torino Film Festival (nella stagione giusta per tutta quella neve) e, non sapendone praticamente nulla, mi aveva piacevolmente colpito.
    La famiglia del Mulino Bianco quando il mulino cade a pezzi.

    http://viaggiandomeno.blogspot.it/2015/01/force-majeure-turist.html

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    1. Ecco, vedi, non lo sapevo che era del TFF.
      Il bello è che il Mulino cade a pezzi per una crepa, scusa se mi cito, piccolissima...

      vengo a leggere

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  7. Effettivamente, leggendo la tua recensione mi sono chiesta come sarebbe stato il film se fosse partito "in medias res", con lei che raccontava la storia e lo spettatore a cercare di capire cosa fosse successo.
    Sarebbe stato ancora più interessante ma comunque mi è piaciuto anche così!

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    1. Oh, brava Erika!

      Ci tenevo a quel punto, grazie di averlo colto.
      No, io non avrei fatto iniziare il film dopo il fatto, ma non l'avrei fatto vedere nitidamente. Avrei fatto arrivare la foschia di neve prima dell'eventuale fuga. Oppure avrei fatto vedere la scena in modo confuso da un telefonino.
      Sia che spettacolo poi sentire i racconti ed avere il dubbio su quale fosse la verità?
      Mamma mia, sarebbe stato magnifico.

      Non trovo la tua rece, aspetto

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    2. Sai che avete entrambi ragione da vendere ora che mi ci fate pensare. In effetti questo avrebbe accentuato a dismisura l'importanza della percezione del fatto più che del fatto in sé. "Esse est Percepi", non c'è alcuna realtà oggettiva fuori di noi, e forse meno che mai in campo amoroso.

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    3. Sai Rocco, mi sembrava che sta cosa te l'avessi detta anche durante il film ma forse non ti ricordi.

      Comunque te hai dato anche spessore culturale alla cosa, meglio.

      ma dai Rocco, sarebbe stato veramente fantastica come cosa, un'occasione sprecata. Quasi un altro film dentro il film...

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    4. qualcuno mi darebbe un parere/ interpretazione sul fatto che la tipa mora rimane in pullman alla fine?

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    5. Ne abbiamo parlato anche con il mio amico all'uscita del cinema. In effeti è forzatella. Ma credo che la spiegazione bisogna ricercarla in maniera abbastanza banale. Lei rappresentava l'esser fuori dai binari, la ribellione alla status quo, la libertina, quella che non si conformava agli altri.
      E, in questo senso forse, lei rimane là ;)

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    6. sono stra-d'accordo e aggiungo che quella dimostra più coraggio di tutti.. grande Cotard! e non mollo più il tuo blog
      grazie della risposta
      a presto! C.

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    7. Sì, credo che quello voleva dire il regista, anche se forse in maniera un pò troppo forzata o semplicistica.
      Ma chi affronta la vita come lei, in modo naturale e anticonvenzionale, non ha poi paura di un autobus malguidato ;)

      tutti mi ringraziano delle risposte e io davvero non capisco, ritengo sempre che semmai debba ringraziare io dei vostri commenti

      a presto misterioso(a) C.

      ;)

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  8. c'è un modo di comunicare con te o scrivere qui sopra rimanendo anonimo ma senza ogni volta dimostrare di non essere un computer?

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    1. In realtà questo blog non ha il verifica parole, l'ho tolto sin dal primo giorno.
      Ma ho scoperto da poco che è stato rimesso per gli anonimi e i nick senza account. E da un lato sono contento, te non sai quanti messaggi pericolosi di spam arrivavano, ora nessuno più.
      Allora, io consiglio sempre di fare l'account perchè alla fine anonimo resti.
      Paradossalmente puoi mettere anche come nick "anonimo", ahah

      nessuno andrà a vedere il tuo profilo e conunque, anche nel caso ci andasse, tu puoi tranquillamente non metter nulla

      ma se, chi mi conosce a parte, nessuno sa niente di me che son qua da 6 anni e ho scritto 80000 commenti figurati che rischio hai te

      purtroppo, come ti dicevo, quel captcha senza account è ineliminabile

      altrimenti c'è la mail

      taesu18k@yahoo.iy

      o facebook

      giuseppe armellini (bardem come foto)

      ;)

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  9. Appena recuperato... sono perfettamente d'accordo con la tua bellissima recensione Caden, pensa che sono d'accordo non solo sui pregi ma perfino su quelli che tu descrivi i difetti. E un'opera che fa riflettere, che disorienta e a post visione pone tanti, tantissimi interrogativi su noi stessi e su chi ci è accanto, e credo che quando un'opera ci fà fare questo ha sicuramente portato a termine il suo scopo :)

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    1. Assolutamente.
      E' proprio un film a tesi, che vuole dimostrare qualcosa

      in maniera quasi fredda e razionale ma non meno intensa ed importante per lo spettatore poi

      e' un film che ogni coppia dopvrebbe vedere

      perchè potrebbe anche fare in tempo a non far aprire crepe. O non farle diventare voragini poi

      come sempre, grazie

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