29.5.15

Il vero Racconto dei Racconti, ossia l'analisi, con differenze e analogie, delle tre novelle de Lo Cunto de lo cunti da cui il film ha preso spunto: (1) La Polece (La pulce)

E' innegabile che Il Racconto dei Racconti garroniano abbia sollevato una certa curiosità sul testo originale, Lo Cunto de li Cunti, la raccolta di fiabe in dialetto napoletano di Giovan Battista Basile, scritta nella prima metà del '600.
Per semplificare molto ci troviamo davanti ad un'opera similissima al Decamerone, con la differenza che le giornate di racconto non sono 10 ma 5. 
Per il resto stessa cosa, na cornice e tante novelle raccontate, 50, ossia 10 per giornata.
Ovviamente, e chi ha visto il film se ne sarà accorto, come tematiche ci sono molte differenze con le novelle del Boccaccio che, al confronto di queste di Basile, sono quasi una lettura per regazzini.
Ieri ci chiedevamo con i miei amici se Garrone fosse intervenuto molto nel testo o avesse preso le novelle rispettandole al massimo. Mi è venuta voglia così di ricercarle. Quei fenomeni di Wikipedia danno come titoli delle 3 novelle scelte da Garrone quelli di "La Regina", "La Pulce" e "Le due Sorelle".
Ora, non è vero per un cazzo. La Pulce o.k (La Polece), ma gli altri due non erano assolutamente presenti nel sommario de Lo Cunto de li Cunti. E se una l'ho trovata abbastanza facilmente grazie ad un titolo abbastanza indicativo (La Vecchia Scortecata) per l'altro ho dovuto faticare parecchio, leggendomi TUTTI gli incipit dei 50 racconti (prima di ogni novella il novellatore fa una specie di presentazione della stessa). L'ho letti tutti ma non l'ho trovata. Me li sono riletti e finalmente eccola, è La Cerva Fatata (l'avreste detto?).
Curioso come le novelle siano tutte e 3 nella Prima giornata (quindi nelle prime 10). Con una battuta potrei dire che Garrone non ha avuto voglia di leggerselo tutto, ma lasciamo perdere.
Il mio intento è quello di fare una divertente e forse un pelo interessante analisi delle novelle confrontandole al film. Spero che ne risulti quantomeno un post curioso.
Intanto faccio la prima, poi se ce la faccio (e magari interessa) provo anche le altre.


LA POLECE (la pulce)


"No re, ch’aveva poco pensiero, cresce no polece granne quanto no crastato. Lo quale fatto scortecare, offere la figlia pe premmio a chi conosce la pella. N’uorco la sente a l’adore e se piglia la prencepessa; ma da sette figli de na vecchia, con autetante prove, è liberata."

La breve presentazione è, come vedete, in piena armonia con la trasposizione garroniana. Forse l'unica piccola differenza è in quei "sette figli de na vecchia" sostituiti da Garrone con i circensi, personaggi trasversali ai tre episodi poi (il gruppo con Ceccherini e la Rohrwacher per intendersi)

ma partiamo con la novella vera e propria
 
"Essenno na vota lo Rrè d' Automonte mozzecato da no polece , pigliatolo co na bella destrezza , lo vedde cossì bello , e cchiantuto , che le parze coscienzia de sentenziarelo 'ncoppa lo talamo de ll' ogna , e perzò missolo dinto na carrafa, e nnotrennolo ogne ghiuorno co lo sango de lo proprio vraccio , fu de ccosì bona crescenza, che 'ncapo de sette mise bisognanno cagnarele luoco , deventaje cchiù gruosso de no crastato : la quale cosa vedenno lo Rè , lo fece scortecare , e cconciata la pelle , jettaje no banno, che chi avesse canosciuto de che anemale fosse io cuojero, l' averria dato la figlia pe mmoglière"


Non si fa menzione al canto iniziale della figlia quindi. Tutto avviene in tempi brevissimi, solo 7 righe (tra l'altro, se non si fosse capito, le prime 7 righe della novella) che prendono più di metà metà della trasposizione filmica.
"sentenziarelo 'ncoppa lo talamo dell'ogna" significa che il Re, vedendo la pulce così bella non la uccise (sentenziarelo) direttamente nel suo dito . Nutrendola poi con il suo sangue (quindi nessun accenno alle bistecche) divenne grossa come un castrato.
Alla sesta riga la pulce è già morta e "scortecata", e chi ne avesse riconosciuto la pelle (cuojero, ovvio richiamo alle cuoia) avrebbe avuto la mano della principessa.

 "All' utemo jonze a sta Natomia n' Uorco, lo quale era la cchiù strasformata cosa de lo munno , che 'nvederelo schitto faceva venire lo tremmolese , lo filatorio , la vermenara , e so jajo a lo cchiù arresecato giovane de sto munno. Ora chisso appena arrivato , e moschianno , e annasanno la pella , couze subeto da miezo a mmiezo , decenno : chisso cuojero è dell'arcenfanfaro de li pulece."

L'Orco, un essere così brutto che solo a vederlo avrebbe fatto venire anche al giovane più audace (arresecato) il tremito, la cacarella, i vermi e la pelle d'oca (tremmolese, filatorio, vermenara, so jajo) annusa la pelle e indovina che sia di pulce. Addirittura si va oltre al film, l'Orco nell'indovinare va ancora più nello specifico (arcefanfaro). Fino ad ora, c'è identità assoluta con Garrone comunque.
Arrivano poi le prime differenze. La principessa viene descritta come bellissima (nel film non lo è) e non è presente alla prova della pelle, anzi, viene fatta chiamare dal Re che le annuncia quello che è successo. Ottima la scelta di Garrone di farla invece presenziare, perchè i siparietti col padre alla vista degli "spasimanti" sono ottimi.
Parte poi una lunghissima "invettiva" della figlia contro il padre, con offese pure forti e con un linguaggio molto sboccato, altro che la principessina all'amor cortese garroniana.

 "o che meglio m' avesse strafocata mammama , che la connola fosse stato lietto martoro , la zizza de la notriccia vescica de tuosseco , le ffasce chiappe , e lo fiscariello , che m' attaccaro 'ncanna , fosse stato mazara ? pocca doveva correre sta mala sciagura a vedereme sto male juorno a ccanto , a vedereme accarezzata da mano d' Arpia , abbracciata da doje stenche d' Urzo , vasata da doje zanne de puorco"

insomma, è incazzata nera, anche senza traduzione lo si capisce.
Il Re le risponde per le rime, e ne nasce un dibattito da borgata romana.
Addirittura ad un certo punto il padre chiama la figlia così:

"vide fieto de lo culo mio , ca vo fare dell' ommo, e mmettere legge a lo Patre"

un figlia chiamata "fiato del mi culo" non è bellissima come cosa.
Insomma, il padre ha la meglio e la figlia deve sottostare al suo volere. Questa accesissima discussione prende una parte molto importante della novella, molto più spazio, anche mettendoli insieme, di tutti gli eventi che l'avevano preceduta. Nel film la cosa viene molto edulcorata e ambientata nel tetto, con lei che vuole uccidersi.

L'Orco la prende e la porta a casa sua, non una grotta sul precipizio ma una dimora nel bosco.

"A lo luoco nigro comm' a ccemmenera appilata, spaventuso comme facce de 'nfierno , nc' era la casa dell' Uorco tutta tapezzata , e apparata 'ntuorno d' ossa d' uommene , che s' aveva cannariato ."

Ecco, nella casa dell'Orco si parla di "ossa d'uommene", non di animali. E questo dà più valore a quel termine, Orco, che nella fiaba non ha sfumature, mentre nel film può tranquillamente esser preso solo per un grosso uomo molto brutto e animalesco.
Paradossalmente però l'Orco letterario parla molto di più e dialoga con la principessa, non emette solo grugniti:

"mò non te puoje lammentare mogliere mia , ca non te coverno ; eccote bona monizione de companateco , piglia , e sguazza , e vuoglieme bene, ca pò cadere lo Cielo , ch'io non te faccio mancare lo mazzeco."

Insomma, dopo averle portato "qaarte d'accise" (quarti di "uccisi", che poche righe dopo capiremo che sono sempre umani) le dice che per lei ci sarà sempre da mangiare (lo mazzeco), che lui non le farà mai mancare niente.
Anche se con modalità leggermente differenti diciamo che nella sostanza siamo assolutamente in sintonia col film.
Poi mentre l'Orco è a caccia (a lo vosco) la principessa vede qualcuno.

"Cossì ditto , ammarciaje pe dinto a lo vosco , ed essa restata a ttrivoliare a la fenestra , passaje pe desgrazia da chella casa na Veccbiarella"

Ecco, qui forse sta la prima grossa differenza, quella che già nella presentazione avevamo previsto. La Principessa vede una vecchiarella, non la giovane circense (Rohrwacher).
La vecchia promette di aiutarla, le manderà i suoi 7 figli

"Ora 'ntienne : io aggio fette figlie mascole , che bide , sette cierre , sette giagante ; Mase , Nardo , Cola , Micco , Petrullo , Ascaddeo , e Cceccone , li quale hanno cchiù vertute de la Rosa marina"

Inizia poi a magnificare le doti  di ognuno, manco fossero i fantastici 7. Senza esagerazioni eh, i ragazzi hanno poteri sovrumani, altro che circo.


"Mase ogne vota , che mette l' aurecchia 'nterra, sente , e ausoleja tutto chello , che se fa pe trenta miglia da rasso . Nardo ogne bota, che sputa, fa no gran maro de sapone . Cola sempre , che ghietta no ferruccio fa no campo de rasole ammolate. Micco tutte le bote , che tira no spruoccolo , fa no vosco 'ntricato . Petrullo fempre che ghietta 'nterra na stizza d' acqua fa no sciummo terribele . Ascaddeo ogne bota , che tira na vreccia fa nascere na torra fortissema ; e Cceccone ceca cossì deritto co na valestra , che tira no miglio da rasso a n' uocchio de na gallina."


La mattina (L'Aucielle gridaro) dopo...

"Ma subeto, che 1' Aucielle gridaro , viva lo Sole, eccote venire la Vecchia co li sette figlie, e ppuostose Porziella nmiezo s' abbejaro a la vota de la Cetate"

Due righe due, arrivano i fratelli, la prendono e la portano via verso la Città. Niente strapiombo quindi, niente fune, niente caduta dell'Orco. Tutto quello che abbiamo visto, bellissimo, è stato quindi messo da Garrone. C'è sempre più la sensazione che tutti gli interventi del regista, ne abbiamo visti almeno 3, siano stati enormemente migliorativi. C'è da dire però che nella novella, senza caduta del vuoto dell'Orco, non si pone il problema, in verità abbastanza fastidioso nel film, di come possa essere ancora vivo dopo.
Da adesso sarà tutto completamente diverso.
L'Orco inizia ad inseguire gli 8 e loro, uno per volta, con i loro superpoteri provano a fermarlo. Ma l'Orco supera tutti gli ostacoli che i 7 fratelli gli frappongono (percorso saponato, creazione di boschi, di fiumi, un campo di rasoi, torri inespugnabili etc...). Anche Garrone usa le "abilità" del gruppetto per fermare l'Orco, ma si limita ad una fune e al fuoco, giochi da circensi. Sarebbe stato impossibile ricreare il mondo della novella, una serie di prove talmente irreali ed esagerate da dover esser prese più come metaforiche che altro. Dico la verità, anche stavolta sto con Garrone, vedermi apparire boschi, fiumi, torri e altro l'avrei trovato davvero esagerata come cosa.
Poi...

"Cossì decenno , eccote ll' Uorco appoja la scala , e ccommenza ad arrampinarese , ma Ceccone pigliatolo de mira , e ccacciatole na lanterna, lo fece cadere luongo luongo comm'a ppiro 'nterra , e sciuto da la torre co lo cortellaccio stisso che pportava , le tagliaje lo cuollo , comme se fosse de caso-recotta"

Insomma, è uno dei fratelli, l'ultimo (anche se in realtà gli altri non sono morti, hanno solo fallito i loro tentativi)  a far cadere l'Orco pesantemente dalla scala  ("comm'a ppiro 'nterra") scendere e tagliargli la gola.
Ancora una volta, credo la quinta, il cambiamento di Garrone è perfetto, sarà lei e non "loro" ad uccidere l'Orco, in una delle sequenze più belle del film. Con questa scelta poi si dà anche più "emozione" alla vicenda, con quel barlume di amore che si intravede e poi subito reciso da quel gesto. Nella novella c'è molta meno umanità nelle figura dell'Orco e nel rapporto dei due.

I 7 fratelli e la principessa tornano al castello (molto più bello il ritorno di lei, insanguinata, con la testa de L'Orco). 


"fra poche juorne le trovaje no bello marito , facenno ricche li sette figlie"


lei piglia marito, loro diventano ricchi

e vissero tutti felici e contenti 

(credo fermamente che le altre due non le farò, mai avrei pensato a sta fatica...)

4 commenti:

  1. beh si può dire che Garrone ha cannibalizzato la storia, ne ha fatto una fiaba noir. Molto meglio così comunque, rendendo i personaggi crudelmente imperfetti, e la felicità un'utopia così sfuggente, ha avvicinato di molto la fantasia alla realtà.

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    1. Sì, è vero, ma secondo me Rocco non l'ha cannibalizzato, anzi, è stato molrto fedele. Perà la storia dei 7 fratelli era ingestibile e da là in poi ha preferito semplificarsi le cose. Per il resto esatto, ha reso tutto molto più umano (anzi, a ben guardare non c'è niente di veramente irreale se non il ritorno dell'Orco)

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  2. "cannibalizzato" nel senso che l'ha fatta sua con violenza. Si è imposto sul testo scritto, passaggio più che giusto secondo me, oltre che legittimo.

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    1. Sì sì, trovo che ogni intervento (lei alla gara della pelle, il suo non esser volgare col padre, lo strapiombo, l'aver resto molto più verosimile l'inseguimento, lei che lo uccide, il ritorno da sola col trofeo) siano tutte grandi intuizioni. Domani voglio leggere le altre, difficilmente riporterò qui la cosa ma mi piace molto vedere dove interviene un regista e dove no. In ogni caso peccato non sapere il napoletano, sembrano davvero molto "vive" linguisticamente le novelle, colorate e potenti.

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