22.5.15

Al Cinema: recensione "Youth" (2015)


Se c'è una battaglia che ho portato avanti in questi 6 anni di blog (o meglio, diciamo posizione visto che reputo il 95% delle battaglie solo ipocrite perdite di tempo), è quella dell'onestà intellettuale.
Magari non nel senso più alto del termine, che l'onestà intellettuale è una cosa così grande che limitarla al giudizio cinematografico fa quasi ridere, ma in modo molto più banale ed empirico.
Ed è questo che mi ha sempre portato a ricercare anche nei peggio film le meglio cose, perchè è impossibile che un'opera cinematografica sia solo un insieme di errori.
Noto invece che è diffuso il metodo di voler distruggere in modo totale un film (o un regista) che non piacciono. Come se mettessimo in una tinozza qualche vernice colorata ma poi una gettata di nero facesse diventare nera tutta la miscela.
Ecco, con Sorrentino accade questo, una volta che si è deciso che non piace, che il suo film è irritante, che la sua è solo boriosa ostentazione poi queste sensazioni le si allargano a tutto, ad ogni inquadratura, ad ogni movimento di macchina, ad ogni frase. Fanno diventare tutto nero, anche quelle spruzzate di colore, quelle eccellenze che, se si avesse onestà intellettuale, non si potrebbe far finta di non vedere.
Perchè che Sorrentino sia in questo momento il miglior uomo di cinema italiano è dato quasi oggettivo.
Non il miglior narratore (tutt'altro...), non l'autore più profondo, non il più innovativo, non il più originale, non quello più importante, non quello più genuino, no, niente di tutto questo, semplicemente quello che sa utilizzare al meglio la macchina cinema.
Sorrentino è un figlio di buona donna che crea alchimie filmiche come nessuno, che come nessuno miscela fotografia, inquadrature, musiche, movimenti di macchina, colori e suggestioni. Ogni tanto mi viene da pensare che quello che provo con lui sia una sorta di Sindrome di Stendhal, e invece no, se proprio di sindromi vogliamo parlare opterei per quella di Stoccolma. Sì, perchè Sorrentino ci imprigiona, ci fa anche brutte cose, fa il padre padrone, ma più fa così più ci sentiamo affascinati da lui.

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Ecco, con Youth, film per certi versi "sbagliato" assistiamo al paradosso che, nell'errore, uno ne riconosca ancor di più la grandezza.
E' come se Maradona palleggiasse con una pallina da tennis e ad un certo punto, o anche più volte, la svirgolasse. Sì, però come l'ha colpita le altre volte è un modo in cui non la colpisce nessuno.
Sorrentino ancora una volta se ne frega bellamente della narrazione. Ma se ne La Grande Bellezza avevamo una frammentarietà assoluta, stavolta c'è un collante apparentemente più forte, un tentativo più convinto di tenere i pezzi assieme. Sì, però, alla fine, a parte un salto dalla finestra di qualcuno che ha capito che non c'erano più emozioni per cui vivere, nulla accade, tutto potrebbe indifferentemente stare prima o dopo. Siamo in un tempo fermo, in un ammasso di microscene ammassate a loro volta da frasi sentenziose, da verità universali, da frasi sulla condizione umana da dover condividere. Un gigantesco post feisbucchiano pieno di frasi indimenticabili spacciato per film.
O.k, questa è la vernice nera.
Anzi, dirò di più, le scene con Maradona sono troppe, ne sarebbero bastate un paio, i personaggi macchietta sono anch'essi troppi, che sembra quasi che Sorrentino una persona normale dentro un film non ce la possa mettere no, tutti devono essere caratterizzati fino allo sfinimento, tutti devono essere personaggi superiori alle persone che nascondono, per non parlare della solita ostentazione del grottesco, del "deforme", del quasi rivoltante, dell'umanamente viscido e repellente, con tutti quei vecchi nudi sulla piscina col pisello di fuori o le zinne cadenti, o quell'altri due che come animali scopano addosso ad un albero, o come l'alpinista che boh, serve giusto il tempo di una metafora.
E la scena con la Fonda, mah...

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Dai, ce n'è di nero, mettiamolo nella tinozza. Ma non mischiamolo per dio, lasciamoli liberi glim altri colori che ce ne sono di bellissimi.
Intanto ci sono 4 attori che dovremmo solo ringraziare di veder recitare, un Caine che mi ha preso l'anima perchè mai come qua l'ho visto così simile a mio nonno, un Keitel talmente grande che era ogni volta un caleidoscopio di cose, una Weisz bella e vera come solo le donne a 40 anni sanno essere belle e vere, un Dano che da tempo sta qui, nel mio cuore, per questo viso che è cinema allo stato puro e la sensazione di trovarmi davanti ad uno che ama e rispetta profondamente il proprio mestiere (infatti credo che il suo personaggio, quello dell'attore che cerca la mimesi, sia perfetto).
Tra tutte le frasi da Baci Perugina ce ne sono alcune di formidabili, ma non conta tanto la frase, conta chi la dice, quando e perchè.
E di quando giusti, di perchè giusti, ce ne son tanti...
Sorrentino ama le filippiche demolitrici, e se un giorno ne regalò una al Gambardella che passava una serata insieme agli amici stavolta l'affida al primissimo piano della figlia Weisz, sputata al padre Caine.
Credo che il loro rapporto sia alla fine quello più emozionante, quello con più muri e mano tese.
Ma Youth è principalmente un grandissimo omaggio alla musica, che da attrice non protagonista dei film sorrentiniani (nel senso di colonna sonora, anche stavolta magnifica) qui diventa protagonista assoluta, entra dentro il film,con la sua universalità, con il suo "potere", con la sua versatilità, ma anche con il suo lato oscuro, quello di passione quasi disumanizzante.
Ed è proprio questo conflitto passione/affetti quello che porta Caine alle riflessioni più amare.

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Sorrentino tenta anche la strada, più che del film nel film, della sceneggiatura nella sceneggiatura, argomento già affrontato in precedenza da registi più sensibili di lui (vedi Kaufman, più volte).
Ma quell'incubo filmico che vive Keitel sul prato, con tutti i suoi personaggi che lo tormentano, è qualcosa di potente, pretenzioso e quasi caricaturale sì, ma potentissimo.
La sensazione è che il film con la giovinezza che declama nel titolo poco c'entri, che sia il ricordo semmai il motore di tutto. Sorrentino prova anche a dargli un volto a quella giovinezza, ed è quello della massaggiatrice con l'apparecchio, personaggio forse più imperscrutabile dell'intero film.
Quello che conta è che in mezzo a tutte le sensazioni sbagliate io mi son perso un'altra volta, che, come ci dicevamo col mio amico Federico, quel mago di Sorrentino può farti vedere qualsiasi cosa, e per quanto possa piacerti o no tu staresti 6 ore là a vederla.
Non è forse questo il potere del Cinema?
Caine cammina in una passerella sul mare, incrocia la giovinezza, poi lei si allontana e lui affoga.
In realtà la giovinezza la rimpiangiamo un pò tutti, anche io che ho solo 37 anni.
Ma se alla mia età la si rimpiange soltanto come un momento ormai passato per sempre, un uomo di 80 anni non la rimpiange come periodo di vita, ma come vita stessa.
Tra giovani vite prostituite a cui si chiede solo una passeggiata, bellissime ragazze che entrano nude in una piscina, uomini che lievitano, mucche che creano sinfonie, calciatori obesi che camminano con un bastone e uomini che si gettano dalla finestra si arriva ad un finale che, forse, non poteva essere diverso.
Un ultimo concerto, un nuovo soprano che sostituisce la catatonia di un ricordo, un ultimo applauso.
E un'ultima inquadratura per Keitel, l'ultima di un film testamento che non sarà mai.

30 commenti:

  1. Interessanti, molto.
    Il concetto ed il pezzo.
    Sono ancora più curioso di vedere il film.

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    1. Ci saranno bottigliate devastanti, roba da finirne 6,7 casse

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  2. Sempre di grande livello. Andrebbe battuto sul muso a quelli che stroncano Sorrentino poi definiscono carine le cazzatelle delle commediole esangui e televisive. Un amico, neppure sciocco, ha trovato carino l'ultimo della Comencini. Per dire: Non mi ricordo la scena con la Lange.

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    1. See, vabbeh, quando uno scrive Lange invece che Fonda come fai a ricordarti poi... :)

      che poi buffo lapsus, Lange se non sbaglio era il cognome del nazista di This must be the place

      ecco, in due righe hai colto il punto, stronchi, anche con cattiveria spesso, opere come questa e poi vedi con piacere carne da mcello televisivo o roba di catena di montaggio cinematografico

      contenti loro...

      grazie carmine

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  3. Su La Grande Bellezza mi toccò sentire commenti da conoscenti sedicenti cinefili del tipo: "fa dormire!"
    Non capisco come chi ama il cinema possa stroncare di netto uno con le doti e la filmografia di Sorrentino: criticare ovviamente sì. Non vedo l'ora di vedere anche questo, soprattutto dopo aver letto le tue riflessioni.
    Azzeccato il paragone con Maradona.

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    1. Ahah, il paragone ha un senso, mooolto senso Lucien.
      Capirai ;)

      meno male che hai scritto ste due righe, rincuorano, fa sempre specie vedere critiche ad arte completamente in malafede

      poi ce ne sono anche tante di giuste ma insomma...

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  4. Il tuo amico Federico ha ragione, altre 6 ore a farmi colpire, commuovere e ammaliare ci sarei stata.
    Io ho visto molto meno nero di te, sarà che il cuore, grazie a quelle frasi da bacio Perugina, era già stato preso e stritolato... quanta bellezza!

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    1. Fortuna che esistono ancora ragazze così...

      (oh, io tutto quel nero ce l'ho messo per andare "incontro" agli haters, il film in mezzo agli errori è la solita meraviglia e sì, sarei stato 6 ore)

      vengo a vedere se ne hai scritto

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  5. spero di vederlo al più presto, anche se io sono una di quelle che La grande bellezza non è riuscita ad apprezzarlo fino in fondo.
    Ne riconosco il valore, ma come dici tu Sorrentino non è un gran narratore, e in quel film avrei apprezzato una narrazione meno frammentaria.
    Visivamente magnifico, ma Le conseguenze dell'amore, L'uomo in più e Il divo restano per me sopra, ma forse è solo l'effetto dell'amore a prima vista (ricordo quando un mio amico mi passò il dvd de Le conseguenze dell'amore e io andai poi a recuperarmi tutto il resto).
    Ma Michael Kaine è uno dei miei preferiti, vediamo se il buon Paolo mi farà di nuovo innamorare!

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    1. Ma lo vedi, critiche come la tua son perfette.
      Uno può anche odiara La Grande Bellezza, ma non riconoscerne la potenza dà unpl fastidio
      dentro ci sono cose che solo lui poteva farle
      al di là dei gusti personali

      eh, ti capisco, il Sorrentino "piccolo" era veramente perfetto, privo di sbavature

      questo "grande" ne presenta mille, ma il totale poi a me stordisce sempre

      no Tulli, Youth non ti piacerà

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  6. E' difficile scrivere qualcosa su questo film, ci proverò nel weekend. La cosa buffa è che, pur essendomi piaciuto, sono d'accordo con la quasi totalità di quello che hai scritto... che significa? Che forse il cinema è prima di tutto sensazione, emozione, sensibilità. E Sorrentino, innegabilmente, è il più 'emozionale' dei registi italiani.
    Banalmente, ho apprezzato 'Youth': non è affascinante e stilisticamente ineccepibile come 'La Grande Bellezza', ma è più profondo e maturo. E a differenza del precendente, qui non c'è un Servillo one-man-show, ma un cast di attori strepitosi. E non è poco.

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    1. Mannaggia Kelvin, più mi rileggo più riscriverei tutto

      per 2 motivi

      1 sembra quasi una mezza stroncatura, beh, per me il voto è intorno all'8...

      2 ho dimenticato di parlare di quasi tutte le tematiche, e dire che avevo 100 cose da scrivere nel merito

      questo è quello che succede a voler scrivere subito e pubblicare subito "liberandosi"

      te avrai tempo ;)

      aspettando la rece ti ringrazio e concordo con le 3,4 righe che hai scritto ;)

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  7. Visto ieri sera. Mi spiace non essere riuscita a vederlo in v.o., ma non si può avere tutto... Però mi è piaciuto molto. A parte la colonna sonora.

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    1. Ti rispondo dopo un giorno e dopo aver già risposto da te.
      E allora che rispondo a fare?
      Boh

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  8. Film che, causa età, dovrei rivedere, ma che comunque mi ha davvero affascinato. Nonostante non lo ritenga riuscito in toto, mi ha dato quella piacevole confusione che adoro.

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    1. Hai detto le due parole chiave sorrentiniane, "affascinato" e "confusione".

      E' la potenza del cinema, quando è a sti livelli ti piace anche se non ti piace

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  9. Ciao Caden, a me in tutta franchezza è parso un grandissimo film pieno di difetti ma anche di cose eccezionali. Di fronte a Sorrentino devi accettare il non realismo, i personaggi grotteschi che sono più macchietta e le scene "inutili".. Ma è anche pieno di cose meravigliose. È emozionante e da un sacco di spunti su cui riflettere. Alcune scene sono davvero da brivido, una si tutte il discorso dell'attore Hitler sul desiderio...Altre le ho trovate davvero imbarazzanti. Per esempio per tutto il film ho sperato che non mi facesse davvero lievitare quel cazzo di monaco tibetano, ma vabbé, glielo voglio perdonare. Così il mio giudizio nel complesso resta davvero positivo. Il finale è incredibile, con lui che rivede la moglie nella bocca della nuova cantante e poi si volge verso la platea, fa con la mano il verso dell'obiettivo e vede il suo amico, lo vede vicino perchè nella giovinezza le cose le vedi vicino e lui grazie anche al suicidio dell'amico ha rincominciato a vivere una nuova giovinezza. Stupendo. Di sicuro poi si tratta di un film un po' più ruffiano, perché tocca temi che più facilmente riescono a toccare le persone, la vecchiaia, la malattia, l'amicizia, l'amore... Ne "la grande bellezza" era più difficile trovare empatia con Jep Gambardella, ma se ci riuscivi quello che ti dava era molto più potente. Qui è un po' tutto apparecchiato per piacere a più persone, ma è comunque una splendida apparecchiatura. Il fatto che ci butta di tutto e di più per me è il suo vero punto di forza ed è quello che mi aspettavo. Felliniano anche questo fino al midollo ma va bene così. Dobbiamo solo essere orgogliosi di un regista italiano come Sorrentino che continua a sfornare film bellissimi. Poi vogliamo parlare della colonna sonora così piena di Contrasti? Una meraviglia che da sola vale il prezzo del biglietto... Così come la superpasserona che entra in piscina. 😁 Caine e keitel davvero mostruosi.

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    1. Beh Vittorio ma guarda che se non si fosse capito siamo nella stessa identica lunghezza d'onda eh ;)

      Ma nel finale anche Caine fa il verso dell'obbiettivo?? non lo fa solo Keitel, come immagine finale del film (a richiamare quel finale che non riusciva a scrivere).
      Se lo fa anche Caine è davvero particolare...

      Sono d'accordo con ogni fottutissima parola che hai scritto, nei pregi e nei difetti, nella ruffianeria e nell'empatia più ostica ma più potente per Jep.
      "Splendida apparecchiatura" credo che sia la fotografia del cinema sorrentiniano, uno che a volte non riesce ad avere materie prime buone o grandi sapori ma presenta i piatti, e la tevola, così bene che del resto quasi te ne freghi ;)
      Anche nelle tue ultime righe come non essere d'accordo=

      l'orgoglio (credo che ne ho parlato tanto sia qui ma soprattutto in un post dedicato), le musiche, gli attori e la superpassera

      insomma, un regista superiore che compensa la sua non completezza con l'eccellezza in tutte le cose che ha, poche o no

      credo che tra una ventina di giorni per staccare un pò vengo una settimana o poco meno dalle tue parti, ti faccio sapere

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    2. Forse sul finale ho preso un abbaglio ma mi sembra proprio che Caine faccia il verso dell'obiettivo. Ma non prendere per oro colato ciò che dico. Nel complesso la cosa che più apprezzo di Sorrentino è che ti bastano 2 minuti di film e capisci che è un suo film. Cosa che si può dire di pochi registi se non dei grandi autori...poi che non sia un film riuscitissimo non si discute, ma sono fiducioso che se continua così ne farà di ancora di ottimi film, anche se il rischio più grande è che finisca per ripetersi troppo...Staremo a vedere ;-)

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    3. No, spetta, il gesto dell'obbiettivo c'è, hai visto bene.
      Ma è di Keitel...
      E io l'ho inteso come avesse girato il finale del film che stava scrivendo.
      Su Sorrentino ti dirò di più.
      2,3 mesi fa al cinema partì un trailer.
      Alla prima immagine, prima, ti giuro, mi sono detto "cazzo questo è uguale a Sorrentino".
      Era il primo trailer di Youth.
      E io, ti giuro ancora, non solo non sapevo che di lì a mesi usciva un suo film ma nemmeno che ne aveva fatto uno nuovo.. (odio i rumors, non mi informo di nulla).

      Sì, un giorno potrebbe stancare anche "noi".
      Ma un minimo di magia ce la regalerà sempre.

      Allora ci si vede tra 20 giorni ;)

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  10. Ciao Caden ieri poi ho visto youth e oggi ho letto la tua rece e i commenti....mi è piaciuto moltissimo e sono d'accordo su circa l'80% di quello che dici tranne:
    "Sorrentino ancora una volta se ne frega bellamente della narrazione." secondo me la narrazione è quella della maturazione di tutti i personaggi che partono con alcune inconsapevolezze e trovano la strada per superarle confrontandosi tra loro in quella che sembra una clinica rhiab... kaine più di tutti trova la forza di rivedere la moglie e di dirigere il concerto superando l'apatia...la figlia supera la propria incertezza sul sesso affidandosi alle braccia di e lasciandosi andare su quel baratro vertiginoso che può essere appunto il sesso fatto bene non solo ma "perdona" il padre con quel pianto commuovente davanti al no all'inviato della regina...l'attore capisce cosa deve interpretare e lo dice: "l'ho capito guardando voi"...Keitel capisce davvero tutto e tutti e si ammazza ma la sua morte non mi è sembrata triste ma il gesto consapevole di uno che è a posto così e fa quello che deve fare

    "Sì, però, alla fine, a parte un salto dalla finestra di qualcuno che ha capito che non c'erano più emozioni per cui vivere, nulla accade, tutto potrebbe indifferentemente stare prima o dopo. Siamo in un tempo fermo, in un ammasso di microscene ammassate a loro volta da frasi sentenziose, da verità universali, da frasi sulla condizione umana da dover condividere. Un gigantesco post feisbucchiano pieno di frasi indimenticabili spacciato per film.
    O.k, questa è la vernice nera." no per me tutto quello che sorrentino ci fa vedere e sentire deve necessariamente avvenire con quella sequenza li per le ragioni che ho esposto prima e le verità universali o frasi sentenziose così come i proverbi se volete sono frutto di pensiero e saggezza non tutte quelle che si trovano nei cioccolatini no ma quelle che sceglie sorrentino in questo film invece si e le fa dire alla persona giusta nel momento giusto
    "tutti devono essere caratterizzati fino allo sfinimento, tutti devono essere personaggi superiori alle persone che nascondono, per non parlare della solita ostentazione del grottesco, del "deforme", del quasi rivoltante, dell'umanamente viscido e repellente, con tutti quei vecchi nudi sulla piscina col pisello di fuori o le zinne cadenti, o quell'altri due che come animali scopano addosso ad un albero," e qui io vedo la grandezza del cinema di fellini e/o Greenaway.. e al nostro sorrentino che non mi era mai piaciuto così tanto oggi do un bel 9

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    1. Mannaggia, tu mi parli di narrazione quando nel post "c'era una volta la trama" ne abbiamo parlato così tanto che mi esce il fumo dalle orecchie ;)

      (a parte gli scherzi, a tempo perso se vuoi vai a leggere i commenti)

      allora

      tutto quel bel paragrafo che hai scritto non è narrazione, ma evoluzione dei personaggi, psicologica o no. Le vicende ci sono, o.k, ma quello che interessa non sono loro (che succede? quasi niente alla fine) ma tutte le implicazioni psicologiche sui protagonisti.
      Nelle stesse tue parole tutto sa di psicologia, di pensiero, di narrativo non c'è niente.

      su tutte le frasi del film, sul suo esistenzialismo c'è poco da discutere, ce n'è in ogni scena, in ogni frase. A qualcuno può colpirne qualcuna (come a me), a qualcuno nessuna (come tutti quelli che, di solito per partito preso, hanno massacrato il film), a qualcuno tutte, come pare a te.
      Io alcune le ho trovate banalotte o "inutili" (nel senso messe tanto per) ma questa sono solo impressioni personali, capisco perfettamente le tue ;)

      certo, è proprio nel "bestiario" umano che i riferimento a Fellini sono più evidenti. Io la amo sta cosa, ma ogni tanto qualche personaggio più verosimile o sotto le righe mi piacerebbe (in realtà i 3 protagonisti lo sono tutti, ha "esagerato" solo in tutti i comprimari).

      No, per me forse non è nemmeno nel podio sorrentiniano e sicuramente dietro La grande bellezza che per me è davvero un capolavoro.
      Ma è un altro grande film di un regista grandissimo

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    2. ok ok non c'è narrazione ma tu mi hai confuso con quel "tutto potrebbe indifferentemente stare prima o dopo." che non mi sembra corretto...
      e qualcosa di Greenaway ce l'hai visto tu?

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    3. Dio bono, ma sti giorni ce l'avete con me, mi citate tutte le frasi opinabili o non chiare che scrivo ;)

      ma dovete prenderle come iperboli, non sono nè un critico nè un intellettuale, scrivo come parlerei con voi per strada

      sì, per me il montaggio in Youth è davvero non indicatico, potevano veramente mischiare cose senza cambiare il risultato e questa è la prova del 9 sul suo non essere narrativo

      no, visto nulla suo ma coincidenza vuole (anche abbastanza assurda) che proprio sti giorni pensavo di andare a vedere Eisenstein in Messico... ;)

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  11. De senectute doveva intitolarsi questo film, e non La giovinezza, che – incarnata nei folgoranti glutei di miss universo – sfila solo per un attimo (come Anita nel fontanone di Trevi) davanti agli occhi miopi di Michael Caine (92 anni suonati) e a quelli da topo di Harvey Keitel (che assomiglia un po’ a Polanski e di anni ne ha solo 76).
    Dopo Moretti (Mia madre) anche Sorrentino riflette sulla dissoluzione della vecchiaia e della memoria: il primo, che forse la sente incombente, cincischia nevrotico ed vanitoso; il secondo, che la prefigura lontana, filosofeggia desolato e fellineggia come al solito. Ma in ambedue c’è qualcosa di fasullo, di artificioso: viene da pensare che sia un vizio tutto italiano, degli autori italiani, quello di girare film per esibirsi e non per far vivere emozioni, di mandare messaggi al milieu degli intellettuali snob che si atteggiano a cinefili, di solleticare la corteccia cerebrale dei critici, di offrire argomenti ai giornalisti della pagina degli spettacoli, far litigare le giurie dei festival e fomentare le polemiche che fanno bene al botteghino.
    Sorrentino, fra i cosiddetti grandi, non è il primo a cedere a questi impulsi: troppi registi (ma anche molti artisti, scrittori, compositori,…), dopo aver dato l’anima e essersi espressi in alcune prime opere geniali (ascoltando la creatività compressa che “ditta dentro”), una volta assaggiato il meritato successo, si sono lasciati gradualmente sedurre dalle sirene della presunzione sino a farsi fagocitare dagli ingranaggi della produzione per partorire quello che vuole il mercato (“internazionale” of course), quello che i consumatori si attendono, quello che la carriera impone.
    Youth non si sottrae a questo meccanismo: per un’oretta svolazza a mezz’aria con quella dose di confusione che te lo fa sembrare alla ricerca disorientata di risposte sulla vita e sull’amore, sulla paternità e sull’arte, sulla dissoluzione dei legami e sull’inquietudine di chi sente vicina la fine. Poi arranca disorganico, delude le promesse e precipita pesantemente sotto il peso della sua esagerata artificiosità, eccessivo nei colori, sentenzioso nei dialoghi (che sono sostanzialmente un montaggio di monologhi, un’antologia dell’aforismo), triste nella sua consapevole e colpevole immodestia. Volendo parere un grande film, riesce a essere solo penosamente grosso, ingombrante, opulento, ponderoso, indigesto come un piatto con troppi ingredienti.
    Volendo essere antinarrativo, riesce a essere confuso, soprattutto per l’eccessivo numero di sequenze oniriche (che, vabbè, sono inspiegabili per loro natura, ma sono tenute ad essere significative e organiche alla sia pur articolata complessità del discorso).
    Volendo essere denso, diventa criptico per la fissazione nell’uso di messaggi subliminali (le simmetrie minimaliste degli interni, le esplosioni primaverili degli esterni, l’onnipresenza dell’acqua) e per le disseminate metafore (acuta quella della felicità, lontanissima per i vecchi, illusoriamente a portata di mano per i giovani, irraggiungibile per tutti).

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  12. Caine si salva, splendidamente inespressivo come sempre (e flemmatico come piace a noi, con le rughe come valore aggiunto). Keitel è il solito cialtrone, qui in disarmo.
    La Fonda è un mascherone imbarazzante di disincantato cinismo e di forzata trivialità, ma da sotto il cerone trasuda muffa, non traspira la malìa suggestiva delle grottesche creature felliniane.
    La sfilata dei personaggi di contorno echeggia proprio il bestiario di Fellini, esplicitamente omaggiato nella sconcertante apparizione a Keitel degli interpreti di tutti i suoi film sui verdi pascoli alpini insolitamente sgombri da musicanti mandrie in prova d’orchesta. Ma mentre Fellini ritrae archetipi organici al senso generale dei suoi film (pensate alla galleria di Amarcord), Sorrentino abbozza caricature (l’obeso Maradona, il monaco buddista che levita, l’alpinista rozzo, la massaggiatrice analista, l’équipe degli sceneggiatori creativi, l'aplombico inviato della regina, la coppia rancorosa) e le infila nella trama (trama?) in un susseguirsi di siparietti dissociati, senza farcene intuire la funzionalità, le connessioni, il significato. Ma si sa, nei Grand Hotel c’è sempre gente che viene... che va... tutto senza scopo... (come nel film di Goulding del 1932).

    Un film da spiluccare, insomma, dove ognuno, come negli aperitivi in piedi, può trovare bocconi sorprendentemente saporiti. Ma si capisce da lontano che l’infilata kitsch delle guantiere zeppe è pensata per fare bella mostra di sé, con le tartine policrome e lustre fatte di pane flaccido e lamelle di salmone sotto vuoto.

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  13. Ciao ..eccomi finalmente ...ed inizio subito dicendo che questo film mi ha riavvicinato al " mio Sorrentino " .
    Su tutto il discorso del nero buttato in una tinozza di colori sai già come la penso , e ribadisco per me un film è fatto di talmente tante cose che non si tratta solo di buttare del nero ma una dose di nero per ogni particolare sbagliato e se alla fine è più nero che altro son cazzi...
    Qui di errori ce ne sono diversi come fai notare anche tu , tante incongruenze per certi versi titpiche di
    sorrentino , solo che in certi lavori risaltano di più in altri meno , inoltre qui ci sono quei 4 attori della madonna che mi hanno proprio soddisfatta !!
    Poi invece tutto quell'ambaradan di mollezze verso bellezze ostentate con una lentezza inutile hanno rischiato di mandarmi in sbattimento più di una volta e che , secondo me , hanno fatto sembrare i dialoghi puiù banali di quello che sono .
    In questi giorni in modo inaspettato mi è capitato sotto mano la sceneggiatura e letta fuori da l contesto ha molti più pregi di quanto sembri , quindi a me è piaciuto meno il ritmo e . ripeto , tutta l'enfasi ridondante di certe scene .
    Sul titolo ti dirò che effettivamente la giovinezza c'entra come no , e sono d'accordo con te che venga sentita come vita stessa e non come periodo e questo perchè purtroppo per quanto si sappia già che il ciclo della nostra esistenza è fatto di diverse fasi che finiranno con la morte evidentemente molti arrivano ad un punto in cui tuttom il buono o il male della vita passata acquista poco senso al di fuori di quella " giovinezza " come se fosse esistita solo quella parte di vita e tutto il resto fosse già parte della morte , cioe del nulla .
    Insomma , dopo quello che per me è stato uno scivolone , qui ho ritrovato un discreto Sorrentino .
    Un saluto dalla Dolly

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    1. Per te c'è una differenza tra gli attori stranieri e quelli italiani abissale...
      I primi spesso ti fanno affossare i film, i secondi più di una volta ti hanno fatto apprezzare cose non eccezionali.
      Su questo (come tanto altro, ahaah) non siamo d'accordo ma ormai inutile discuterne ;)

      Per me Sorrentino era l'autore più lontano da te che poteva esistere, così egocentrico, esteta e patinato.

      bella la cosa della sceneggiatura! sì sì, la penso come te, Sorrentino carica talmente tanto il resto che poi anche le frasi risultano talmente Frasi che rischiano paradossalmente di rimetterci

      quello che dici te è molto triste e vero. Ancora, a 38 anni non posso e voglio fare queste considerazioni ma sono convinto che quando mi riguarderò indietro non penserò solo alla giovinezza da carta d'identità ma a quella passione, leggerezza ed entusiasmo che, spero, mi accompagnerà per tutta la vita

      lo scivolone La Grande Bellezza??

      meglio che non ne parliamo, ahahah

      ciao!

      (dove arrivavi adesso? su Joy? aiuto...)

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  14. ...guarda che sul discorso attori italiani/stranieri in linea di massima hai ragione a dire e pensare (giustamente)che la mia sia quasi una idiosincrasia , ma quando arriveremo a confrontarci con qualche titolo in più vedrai che anche con alcuni stranieri la penso uguale , il problema sta principalmente nei numeri ...ultimamente vedo meno film italiani e quindi in proporzione ....ad ogni modo è pur vero che si...non ne vedo di buoni e ne soffro ...non so dire se sono io che per qualche motivo sono rimasta al palo ... ad attori di anni fa che mi piacevano o loro che ....sta di fatto che vedo un abisso ; poi però saltano fuori delle piacevoli sorprese che mi fanno sperare in un futuro ...hai presente i due ragazzini di L'Intervallo ....dddiiooo...splendidi ...si sono mangiati tutti quei similattori del piffero ...eddaie ...lo vedi divento cattiva...altro che tranchant...ahh ..poi dimenticavo ...cosa dire di Olivia Magnani in Le Conseguenze dell'amore ....ecco ...e dov'è finita cazzo...quando ne trovo una che mi piace davvero la perdo ....tra l'altro sarà un caso che sia nipote di cotanta nonna ...vabe' che avolte non conta ...vedi il figlio di Giannini ...blè....

    Sul fatto che pensavi a Sorrentino come l'autore più lontano da me eh si avolte mi son stupita pure io ...ma ogni tanto lo sai ti riservo delle sorprese ...ricordi cosa mi dicesti a proposito del mio entusiasmo su Valhalla Rising ?! e come dici bene tu ( che trovi le parole giuste io invece farfuglio e poi dico ...cazzo ecco cosa intendevo ....)Sorrentino è al momento il miglior uomo di cinema italiano...

    ...sulla giovinezza ....son dolori ...la pesantezza con gli anni arriva per forza e non parlo solo in senso fisico che ci puù stare eccome ma di quella mentale , perchè comunque si accumulano parole , paroline , parolone ...esperienze , arriva il disincanto , la stanchezza di sentire ripetere le stesse cose o , al contrario , sentire pontificare sul nulla solo perchè nuovo, ma la passione quella no , se davvero lo vuoi quella non passa , e ancor più ci si salva con la curiosità , mai smettere di essere curiosi tra un'incazzatura e l'altra , mandando affanculo spesso e volentieri , continuare a cercare , guardare , vedere , osservare ....come dice il nostro Saramago.

    Poi arrivo su Joy....lì non ci sono italiani ma han fatto alcune cazzate ih ih ih ...

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    Risposte
    1. Anche io ricordo con piacere ed incredulità la giovane Magnani. Tra l'altro bellissima...
      L'incredulità sta in questa scomparsa.
      Ma forse si è data al teatro, che ne so.
      Eh, i due ragazzini sono eccezionali sì, ma devi anche tenere conto che l'essere giovani e poter parlare il proprio dialetto sono due grossi vantaggi.
      Facci caso, i film, sempre di più, che usano i dialetti (romano, napoletano, etc...) sembrano avere sempre attori migliori dei film "normali".

      Stasera ale 22.45 c'è E' stato il figlio, se vedi il commento in tempo e non dormi prova...

      E' vero! Valhalla Rising non ci avrei scommesso nemmeno 5 centesimi di rame.Dopo quello non c'è alcun film che a prescindere non possa piacerti. Ma una certa tendenza e certe previsioni però ormai le faccio con una certa sicurezza... ;)

      sul penultimo capoverso aggiungere qualcosa vuol dire rovinarlo

      lasciamolo così, che è tanto bello...

      ah ah, sei già arrivata su Joy, ora devo arrivare io

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