17.10.15

Al Cinema: recensione "The Lobster"



L'ennesimo grande film di Lanthimos.
Un mondo senza più amore e affetto che ha però bisogno di dimostrare il contrario.
Lo scotto da pagare, altrimenti, è il non esser più uomini.


vado a ruota libera, consiglio la lettura post visione


Ho sempre pensato che in registi non banali ma dalla forte impronta 3 film fossero sufficienti per dare
giudizi (quasi) definitivi.
Nel caso poi di Lanthimos l'impronta è così grande, roba da Yeti, che c'è ormai veramente poco altro da capire o aspettare.
Magari ne riparleremo qui a breve ma credo che ognuno di noi abbia sì i suoi registi preferiti, ma divisi per sensazioni. C'è il regista visivamente incredibile, quello del cuore e quello della testa.
Lanthimos, e l'accendiamo come risposta, è il mio regista della testa, quello che con i suoi film (ne ho visti 3 su 4) mi dà più stimoli al cervello.
Non è un caso, e Lobster lo dimostra ancora una volta di più, che Lanthimos sia il regista che mi richiama più Saramago al mondo (anche se lo scrittore portoghese sa(peva) emozionarmi moltissimo, cosa che il cineasta greco non fa o vuole fare).
I suoi film, come i romanzi del Nobel portoghese, partono da situazioni assurde, a metà tra il grottesco e l'inverosimile.

Ma, e qui si somigliano moltissimo, questi scenari non sono o vengono visti come incredibili e non hanno nemmeno bisogno di essere evidenziati, "esaltati" (come un film di genere farebbe) o spiegati. No, sono punti di partenza che gli autori danno per naturali, uno status quo che così è se vi pare. E lo spettatore/lettore è catapultato dentro queste opere accettandone l'inverosimiglianza, dimenticandosene pure dopo poche righe o frames.


Il mondo dentro una casa di Dogtooth, gli attori che interpretano i morti in Alps e ora la distopia del single fuorilegge che diventa bestia di Lobster (attenzione, avviso per gli animalisti, il film pone l'accento in questo abbrutimento uomo-animale, va accettato anche questo assunto) non sono altro che la cecità improvvisa, la penisola iberica che si stacca o gli uomini duplicati di Saramago.
Stavolta, se possibile, Lanthimos supera anche i confini dell'inverosimile entrando in quelli dell'irreale, con quelle metamorfosi ovidiane che sanno tanto di allegoria.
Ma del resto Lobster allegoria o metafora lo è in ogni frame.
Come giudicare altrimenti un film così?
Io credo che l'assunto iniziale non sia tanto quello dei single da bandire, educare e semmai trasformare, quella è solo l'applicazione di qualcosa di molto più profondo.
E in questo caso la "regola" iniziale che dobbiamo accettare è quella di un mondo in cui non esiste il vero amore e, forse ,nemmeno il vero affetto.
E accettando questo vi offro le mie strampalate interpretazioni.
















Il film ha uno schematismo pazzesco che, ma dopo forse ne parleremo, è anche uno dei suoi pochi difetti. E lo schematismo c'è anche, anzi soprattutto, in senso spaziale.
Tre luoghi, l'Albergo, il Bosco e la Città. Per una volta perdonerete l'uso della maiuscole, ci stanno.
Io credo che l'Albergo rappresenti il luogo della ricerca della propria strada, non dico di sè perchè quello di Lanthimos è un mondo dove le individualità sono annullate e tutti i personaggi, ma lo erano anche in Dogtooth e Alps, paiono automi, stupidi uomini incapaci di avere idee forti, slanci di vita o intelligenze acute.
Nell'Albergo, luogo pieno di regole (come del resto lo sono tutti e 3 i luoghi del film, a sottolineare questo ruolo di stupidi burattini umani), o accetti di diventar coppia (in quello che è del tutto e per tutto un compromesso sociale) o decidi di restare, con tutti i rischi del caso, un Solitario.
Oppure muori o diventi bestia.
E da questo luogo di mezzo, questo spartiacque che è l'Albergo, puoi andare quindi in due direzioni. O nel Bosco, simbolo dello stato naturale raccontato da Lobster, quello ossia dell'uomo visto come essere solitario, individualista e incapace di provare emozioni, oppure nella città, luogo dell'apparenza e del falso.
La città è molto simile ai social network moderni, un posto dove mostrarsi sempre felici e, soprattutto, felici in coppia.
Il mondo dell'ipocrisia, mondo nel quale però anche i ribelli del bosco ogni tanto devono andare per fingersi altro da sè.
Luoghi del dubbio, del vero e del falso quindi.
Ma nessuno è un luogo felice, nessuno un luogo autentico, sono tre piccole enclavi dove la libertà alla fine non esiste mai.


Quelli del bosco in questa lettura rappresentano anche una specie di virus, un agente contaminante che ha come obbiettivo quello di far capire agli altri uomini quanto quello che stanno vivendo sia assolutamente falso, uno stato civile ipocrita e salvachiappe (perchè esser single è fuorilegge) che nel loro stato di natura non può esistere. A tal proposito è da leggere così la scena dello yacht e quella della pistola a salve. Piccoli gesti che mineranno per sempre la stabilità della coppia (ricorda molto Forza Maggiore in questo).
Quella di Lobster è una critica fortissima contro l'uomo.
Non esistono esseri umani buoni e giusti, o fingono oppure sono esseri individualisti completamente anaffettivi.
Anche la faccenda della "cosa in comune" (a tratti un pò deboluccia invero) è la dimostrazione di quanto poco serva per fingersi anima gemella e potersi permettere una vita "normale" in un mondo che di normale non ha nulla.
Un mondo dove la violenza è all'ordine del giorno, una violenza che, come in tutti i film lanthimosiani (e greci in generale) pare come fredda, meccanica, incapace di stupire, naturale.
Come meccanico, spento e privo di qualsiasi lato positivo è, ancora una volta, il sesso.
Ma quante cose ancora tornano del regista greco, anche piccole come lo stampo teatrale dei dialoghi, come i balli grotteschi (quello nel bosco), come la sensazione che l'uomo, nei suoi film, non abbia mai niente di autentico e vitale.
La prima mezz'ora sembrava il miglior Trier, copiato nel ritmo, nella voice off e in alcune sequenze notevolissime come la prima caccia bel bosco.
In realtà, insieme allo schematismo che fa di Lobster un film a tratti prevedibile, uguale e sè stesso e, per un bel pò, privo di intuizioni, anche e soprattutto la voce fuori campo l'ho trovata del tutto sbagliata.
E' didascalica, inutile e appartenente ad un personaggio molto importante sì, ma non di quelli che avremmo mai preso come testimone o aedo.
Colonna sonora ossessiva e disturbante, regia, come solito, fredda come quello che racconta, attori tutti in parte.
E se è vero che questo è il primo film di Lanthimos fuori Grecia (ma, attenzione, sempre in Europa siamo) e quello che per la prima volta presenta grandi nomi come Farrell (ottimo), la Weisz e la Seydoux è anche vero che ancora una volta a far macchia secondo me è la fantastica Papoulia, attrice feticcio di Lanthimos.
Senza dimenticare la bellissima Labed di Attenberg ed Alps.
Ma c'è anche Reilly, o il Whishaw di Profumo o quello che ormai sta diventando uno dei miei piccoli attori preferiti, Smiley.

















Tra cammelli e pavoni che un giorno furono uomini, fratelli cani barbaramente assassinati, persone che vogliono vedere Stand By Me come ultimo desiderio umano, gesti in codice nel bosco per raccontare quello che forse è l'unico vero accenno di amore, affetto o condivisione umana (ma, come la locandina che ho messo dimostra, questo affetto è quasi impossibile da vivere, negato), riferimenti a quel capolavoro che è 1984, tra la sensazione di stare vedendo un'opera a tratti quasi monumentale ma incapace di provocarti la minima emozione -a meno che non sia il disgusto per la violenza- Lobster arriva al suo finale.
L'ultimo omaggio a quel capolavoro imprescindibile che è Dogtooth.
Ancora un quadro fermo, ancora un'attesa, ancora l'andare via un attimo prima di scoprire la verità.
E se un giorno ci fu una portabagagli chiuso dove, forse, stava dentro qualcuno che per la prima volta avrebbe scoperto la vita vera adesso è un tavolo di ristorante dove forse qualcuno tornerà.
Perchè l'unica cosa in comune per stare insieme in questo mondo è l'esser ciechi.
La sapeva anche qualcun altro questa cosa, uno di cui abbiamo già parlato tante volte, anche oggi.
Si chiamava Josè.


83 commenti:

  1. anche a me è piaciuto moltissimo...
    p.s.
    cmq secondo me il regista più che criticare l'essere umano in se critica la struttura della società così come aveva fatto anche in dogtooth...

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    1. Assolutamente.
      Però, vedi, è sì la società ma comuqnue la società è creata dagli uomini.
      Non è che sembra esserci un Capo (come il padre di Dogtooth) ma un mondo che è così perchè noi siamo così.
      Il bosco in realtà ha dentro persone "vere", fuori dalla società (anche se non fino in fondo) ma hai visto come sono? gusci vuoti, anaffettivi, cattivi.

      Ecco, quello per me è lo stato naturale del film, fuor di società e compromessi

      benvenuto!

      siccome sei nuovo volevo dirti che quando ci sono film comuni linka la tua rece senza problemi, anzi, è un piacere

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    2. ciao
      vero, infatti alla fine la società può essere consideranta come emanazione dell'uomo stesso, oltre queso ho dato anche una interpretazione diversa alla dicontomia bosco hotel, secondo me due fascismi opposti che hanno tmolto in comune essendo estremi ed entrambi ipocriti, nel complesso film completamente pessimista che non da uno spiraglio di luce, anche il protagonista che è diciamo un ribelle in tutte le "situazioni" ha anche lui una sorta di ipocrisia radicale rappresentata dalla fissazione della compatibilità che secondo me ha un alto valore simbolico... cmq grand film :-)

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    3. Assolutamente.
      Tutti i mondi sono ipocriti, dittatoriali ed estremi.
      Ma credo che quello del bosco, e scusami se lo ripeto, sia quello di stato di natura, ossia quello base di questa nuova umanità.
      Quindi in questo senso resta aberrante ma credo che naturalmente tutti gli uomini di Lobster sarebbero come quelli del bosco, solo che si salvano il culo fingendo altro.

      Sì sì, Farrel di lati oscuri ne ha tanti.
      Più che altro sono tutti personaggi "idioti", il mondo è in completa demenza.

      Linka per favore la rece, almeno la possono leggere anche altri, io arriverò appena posso

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    4. yep
      http://cinepilloleantiflop.blogspot.it/2015/10/the-lobster-recensione-film.html

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  2. Vado stasera! Ovviamente non ho voluto leggere nulla eccetto le prime righe dalle quali trapela il tuo entusiasmo. Dico solo che finora, le opinioni sentite sono tutte positive, addirittura oltre le aspettative. Il mio timore, infatti, era che l'incursione americana (o più mainstream), diciamo, avesse potuto in qualche modo soffocare quella "vena geniale" che Lanthimos ha finora dimostrato di possedere... Mi confermi quindi che ci manteniamo sui livelli precedenti?

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    1. Ciao Frank!

      Per una volta ti colgo in fallo :)

      The Lobster è un film completamente europeo eh, una multimproduzione del nostro continente.
      E ti assicuro che di regole mainstream non ne ha...
      Però a mio avviso è inferiore a Dogtooth perchè alcune sbavature o aspetti che non mi hanno convinto ce l'ha-
      Per me siamo sull'8.5 ;)

      Comunque sì, ti confermo che il film ha una coerenza pazzesca coi Lanthimos di prima, almeno per me

      ciao!

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    2. Bravo, hai ragione, effettivamente non mi ero mai informato sulla produzione e, controllando ora su wiki, è coinvolta solo l'europa... Il problema è che quando inizio a scorgere attori americani noti già mi metto in allarme :D
      Non mi aveva nemmeno sfiorato il pensiero di una replica a livelli qualitativi di Kyno, figuriamoci, quello è capolavoro proprio. Però otto e mezzo è comunque un voto più che ottimo, quindi niente.... non mi resta che attendere fibrillante stasera ;)
      Ci aggiorniamo!

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    3. Frank, ti sta mandando in tilt sto film, i pregiudizi ti stanno facendo tranelli divertentissimki.

      Farrell irlandese
      Weisz inglese
      Seydoux francese
      Whishaw inglese
      Smiley inglese
      Labed greca
      Papoulia greca

      c'è solo Reilly di americano, e in una piccola parte ;)

      sì, sai che sono buono di voti, diciamo che da qualsiasi scala prendi Lobester è uno scalino, o forse due, sotto a Dogtooth.
      Ma siamo sempre ad un'altezza che se caschi ti fai male ;)

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    4. Senza, davvero, voler fare nessuna polemica... posso dire che proprio non capisco questo assurdo pregiudizio verso gli Stati Uniti? Se Farrell fosse stato americano cosa cambiava? Il fatto che in America esiste un cinema mainstream significa che tutto ciò che esce da lì è da buttare? Dai, nemmeno in Iran si raggiungono questi livelli!

      Ovviamente questa è una battuta, ma sapete che vi dico? Mi rammarica molto il fatto che, ancora oggi, nei festival cinematografici si sconta lo stesso pregiudizio: se un film è americano automaticamente viene tagliato fuori dai premi principali. Qualche esempio? E' successo a Venezia con "The Master", è successo a Cannes con "Nebraska" e "Sicario", solo per citare i più recenti.

      Se poi mi volete dire che il cinema americano "oscura" il cinema sommerso, quello che piace a Frank e che (lodevomente!) ci fa conoscere col suo splendido blog, allora sono d'accordo. Ma questo è un altro discorso, che non c'entra nulla con la qualità dei film

      Perdonatemi questo "piccolissimo" sfogo

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    5. Sauro, io sono più con te, hai ragione.
      Ma c'è un dato di fatto, tutti, ma proprio tutti i film che ama Frank, non vengono da quel mondo lì.
      Più che pregiudizio direi che è una verità acquistata sul campo.
      Poi sì, si raggiungono certezze così forti che poi ti fanno avere dei pregiudizi o simpatici errori come questo.


      I 3 film che citi sono grandissimi film, fosse per me, anche se non so chi erano gli altri, tutti da premio.
      Che poi almeno due sono da Sundance come stile, di solito non vengono snobbati.
      Sauro, per me il film dell'anno, o uno dei 3, è un americano che più americano non se pò ;)

      ma capisco Frank, è in assoluta buonafede, per lui dalla Collina c'è poco.

      Ma sai che ti dico? tanti di noi, io per primo, di pregiudizi ne abbiam tantissimi. E se non sono sul paese d'origine sono per il genere, gli attori o i registi.

      E' impossibile essere completamente imparziali.

      Comunque ottimo commento, ce ne fossero ;)

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    6. Mi spiace aver involontariamente aizzato un fuocherello di fraintendimenti. Ma come Caden ha giustamente colto attraverso questo "divertente errore", la mia non è una questione di pregiudizi legati alle origini, e quindi verso l'attore americano in sè, ma un dato concreto constatato nel tempo, dalle innumerevoli visioni e la conoscenza di un altro cinema, che voi chiamate sommerso ma che in questo contesto, preferisco definire indipendente. Allo stesso modo, non ho pregiudizi nell'America perchè anche l'America, ovvio, ha il suo cinema indipendente (che poi, attualmente, è quello che molte volte riesce a farsi notare grazie a festivals come il Sundance, appunto) anzi, vi dirò che se volessimo guardare al passato c'è stato più cinema indipendente e sperimentale in America che non in tutta Europa. È però una questione di circuiti, di mondi, che per determinati aspetti difficilmente possono convivere, sintonizzandosi perfettamente sulla stessa veduta, ad eccezione di qualche caso (Fassbender in "Shame", Pean e Pitt in "The Tree of Life", ad esempio: titoli comunque già di per sè con una certa consistenza produttiva sotto). Perchè ammetto la mia superficialità nell'essermi affrettato a "giudicare", senza magari le dovute informazioni, sulla provenienza di quel o quell'altro attore (ma Sauro ad esempio lo sa - ne avevamo parlato da me riguardo a "Calvary" - che in un film, l'aspetto attoriale è l'ultima cosa che può interessarmi) avendo dato così l'impressione di fare, come si suol dire, "di tutta l'erba un fascio", però credo sia innegabile, come ho già scritto a Caden su Facebook, che certi nomi come quelli presenti in questo film, siano principalmente legati al cinema mainstream, provengano da quel mondo lì perchè operanti/utilizzati in quel mondo lì e che, sostanzialmente, è un capitale; un'industria che di conseguenza trova nella loro presenza e nelle loro performance (non dico sempre, ma credo in un buon 95%) il proprio profitto. Siamo onesti, su 100 persone che corrono a vedere "The Lobster", quante conoscono il cinema di Lanthimos essendone realmente interessate e quante, al contrario, lo fanno richiamate dagli attori che ci stanno dietro!...
      Cosa totalmente differente per quell'altro cinema invece, privo di un'industria, che vive di vita propria, che deve farcela con le proprie forze, con gli esili budget a sua disposizione e che per ovvie ragioni, non potendo permettersi il "nome grosso", concentra tutte le sue energie nell'ideazione, nella personalizzazione di uno stile, nell'estetica e anche, magari, in uno script originale (Another Earth, ad esempio, e qui parliamo di cinema americano). L'unico mio fragile timore per l'ultimo Lanthimos (che spero vivamente stasera svanisca del tutto), quindi, era solo in riferimento a questi fattori, tutto qui, perchè mi sembra che il caso Aronofsky (e ri-parliamo di cinema americano), per dirne una, faccia lezione di un percorso, creativamente parlando, che con "Noè" ha finito per naufragare in modo drastico.

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    7. E in conclusione, a tal proposito, se Sauro mi permette mi sento di dissentire sul discorso delle premiazioni ai festivals poichè, semplicemente, non è quello l'ambiente adatto per la promozione di certi film; per cui, se questi film non vengono premiati (o inseriti in concorso, ecc) non è indice di alcun pregiudizio, ma di una politica effettuata al contrario con senno, proprio a salvaguardia di quell'altro cinema che, fondamentalmente, dei festival ci vive, avendo difficoltà a trovare altri sbocchi. Non credi che se come scrivi: "il cinema americano oscura quello più sommerso", ulteriori premi (o ancora peggio, l'inserimento in concorso) a film di un certo calibro già accuratamente studiati per la distribuzione nelle sale, con relativi incassi quindi, possano contribuire ad alimentarne maggiormente l'invisibilità, la non conoscenza?... Direi che, a mio vedere, è un pò come se lo Stato sottraesse al semplice pensionato altri soldi dai suoi 700 euro mensili per incrementare ulteriormente il reddito dei già usufruenti dei vitalizi ;)
      Ciao!

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    8. Quasi impossibile commentare un'analisi così precisa, dettagliata, "vissuta" e competente.
      A me scoccia fare sempre la figura del buono che dà ragione a tutti ma credo fermamente che ne abbiate entrambi.
      Cambiano solo i vostri percorsi, la vostra idea di cinema e anche motivazioni personali ex cinema (come la scarsa sopportazione di Frank per l'industria milionaria).
      Ognuno di noi ha preferenze, percorsi, esperienze diverse nel suo cammino con il cinema.
      Ed è normale che poi facciamo una scrematura, formuliamo delle idee, ci buttiamo più da una parte ed evitiamo l'altra.
      Nessuno di noi è onnivoro nel cinema, possiamo dire di esserlo ma alla fine alcuni cibi ci piacciono meno degli altri e li mangiamo quasi per dovere.
      Tutto quello che dice Frank è perfetto, c'è poco da dire.
      E' normale che dovrebbe avere meno pregiudizi ma se il suo percorso gliene ha forniti è giusto così.
      Tra l'altro di oggettivo in quello che dice c'è tanto eh.

      Quindi l'unica soluzione, per me, è avere onestà intellettuale e mente pronta a ricrdersi, a stupirsi, a non dare tutto per scontato.
      E trovare grandi film sotto la merda o sotto i lingotti d'oro

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    9. Caro Frank, non devi dispiacerti di nulla ci mancherebbe! La mia, ripeto, era solo una battuta che magari non faceva ridere... capisco benissimo il tuo punto di vista e su tanti aspetti sono d'accordo con te. Semplicemente, mi era saltata all'occhio la tua frase "quando scorgo attori americani noti mi metto già in allarme" e la conseguente risposta di Giuseppe che, permettetemi, sa molto di dialogo accademico ultra-snob... però, in effetti, non ho fatto caso allo "smile" che hai messo subito dopo e quindi, probabilmente, non mi sono accorto del tono scherzoso della cosa. Va bene così.

      Mi premeva però risponderti sul discorso-festival. Che è un discorso vecchio quanto il mondo, e su cui la stampa specializzata ha scritto e continuerà a scrivere fiumi d'inchiostro. Ovvero: a cosa servono i Festival? Per certi versi la penso come te, il cinema americano (o comunque il cinema a largo budget) non ha bisogno di vetrine per farsi conoscere ed è giusto lasciare spazio a cinematografie economicamente più povere e con pochi mezzi a disposizione per mostrarsi al mondo. Non fa una piega. L'esempio, banale, lo si è avuto lo scorso anno a Venezia: la stragrande maggioranza delle "pagelle" della critica indicava "Birdman" come miglior film in competizione. Invece la giuria della Mostra gli preferisce Roy Anderson, che conquista il Leone d'oro.
      Ora, aldilà del giudizio critico sui due film, è evidente che un film come "Birdman" non ha certo bisogno del Leone d'oro per la sua promozione e diffusione (e infatti è stato un gran successo di pubblico ed ha trionfato agli oscar) mentre il "Piccione" di Anderson se non avesse vinto il premio probabilmente non sarebbe nemmeno mai uscito in sala...

      Dunque la giuria di Venezia ha fatto bene a premiare Anderson e a lasciare Inarritu a bocca asciutta? "moralmente" diciamo di sì, e nessuno si è lamentato. Però io dico, e riflettiamo un attimo, serenamente, su questa cosa: a un festival deve vincere il film più bello in assoluto oppure il film meno 'mainstream'? Io personalmente propendo per la prima ipotesi: se c'è un concorso la giuria deve premiare l'aspetto artistico e basta, fregandosene del resto. Se io considero "Birdman" il miglior film in gara (è un esempio), proprio per non falsare la gara devo far vincere "Birdman", infischiandomene se in concorso c'è un film svedese che magari non mi piace però... lo faccio vincere perchè è indipendente. Non sta nè in cielo nè in terra.

      Piuttosto, allora, aboliamo il concorso e facciamo una semplice vetrina di film. Ma in questo modo l'interesse dei media scende e quindi le opere presentate hanno meno visibilità. Insomma, è un gatto che si morde la coda e venirne fuori è davvero complicatissimo!

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    10. Per il resto risponderà Frank (se si accorge e ha tempo), io vorrei solo dire che anche se di poco preferisco il Piccione a Birdman (buffa la coincidenza degli uccelli) e che non ho capito a quale mia risposta strana ti riferisci ;)

      Io ho solpo fatto notare a Frank l'europeità del tutto e detto che Lobster non aveva nessuna logica mainstream.
      Insomma, davo indicazioni per l'uso diciamo, non di merito.
      E conoscendo Frank so che quelle informazioni in qualche modo gli interessavano ;)

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    11. Vai tranquillo Kelvin, entrambi abbiamo compreso le nostre battute, e va benissimo così ;)
      Tornando al discorso festival però, tu mi parli di stampa specializzata, pagelle, ecc. Mentre io ti parlo (compreso quanto espresso nel commento sopra) solo attraverso valutazioni ed esperienze personali acquisite nel tempo. Ti dirò che dal mio canto ho poca fiducia in certa stampa e in quello che scrivono i cosiddetti critici specializzati (credo fermamente che il più delle volte siano meno competenti e "critici" di noi semplici blogger, che fruiamo di cinema per pura passione e senza profitto economico), perchè, esempio constatato personalmente, se critico di "nome X" scrive che che "The Green Inferno" è il nuovo "Cannibal Holocaust", o che "Post Tenebras Lux" è un filmino amatoriale di famiglia, capisci che per uno come me, cresciuto a cinemabis nostrano da un lato, e profondo appassionato del cinema di Reygadas dall'altro, i dubbi sulla competenza di costui s'insinuano forti. Ma questa era una parentesi, del tutto soggettiva, per arrivare al discorso premi e categorie. Ora, per la critica generale "Birdman" era valutato come il miglior film, perfetto, e ci sta tutto. Ma non è detto che il giudizio della critica debba per forza di cose poi rispecchiare quello della Giuria. Escludendo quindi le nostre opinioni sui film in questione, presumo che se la Giuria alla fine ha deciso di premiare il film di Andersson, sarà perchè evidentemente considerava quello, come il "più bello in assoluto", valutandolo (spero) sotto tutti i suoi aspetti, artistico compreso. Poi è ovvio che, come spesso può accadere in tali ambienti, resta l'incognita che sotto possano muoversi altre motivazioni o inclinazioni preferenziali a noi sconosciute, quello non possiamo saperlo. Da parte mia, almeno, voglio credere che tali premiazioni vengano effettuate sempre in modo onesto, con la massima obiettività e competenza.
      Più che sui premi, infatti, il mio discorso sopra puntava sull'inserimento dei film in concorso. Come giustamente fai notare, sarebbe infatti assurdo abolire il concorso, hai ragione, ma credo invece si potrebbe optare per l'inserimento di certi "colossi" in altre sezioni, anche appositamente dedicate, oppure nel fuori concorso (e mi sembra che Gravity, ad esempio, fosse inserito lì, ma correggimi se sbaglio). In ogni caso, come fai notare giustamente ancora una volta, per questi ci sarà sempre la corsa agli Oscar, oltre che a una sala assicurata, il che, diciamo, non è cosa da poco :)
      Per concludere, piuttosto che "a cosa servono i Festival", sarebbe interessante invece porsi la domanda (o meglio una curiosità): perchè la gente va ai Festival?...

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    12. Caden@ la mi interessavano eccome quelle informazioni, utilissime :) Magari ne scriverò qualche riga da me, appena ricomposto alla buona i frammenti della visione, e ne discutiamo. Comunque avevi ragione, Lanthimos non si è assolutamente perso, altro grande film... tanta roba!

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    13. Bene!
      Ne ero quasi sicuro ma con te ci vado coi piedi di piombo...

      Speriamo ne scrivi presto allora.

      Ottimo i, tuo intervento qua sopra e in generale molto interessante la discussione con Sauro.

      Post tenebras lux sono "costretto" a vederlo entro due mesi, era nella Promessa ;)

      Mi spiace che lo vedrò come primo mio Reygadas ma ormai una promessa è una promessa ;)

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    14. Sì, "Gravity" era stato presentato fuori concorso, come quest'anno "Everest". "Birdman" invece era in competizione e, giustamente o no, fino alla fine era dato per possibile vincitore. Non è facile stabilire quali film mettere in concorso o meno... così come non so se sia giusto escludere a prescindere i "colossi" dalla competizione. In fin dei conti, un Festival dovrebbe rappresentare il cinema in tutte le sue forme, e in queste forme ci sono anche film a largo budget ma non spudoratamente commerciali come "Birdman". Il problema, come dici te, è che le giurie dovrebbero essere sempre obiettive ed oneste, cosa che però, putroppo, non succede quasi mai (vedi Cannes quest'anno...). E il fatto che ai festival, in tutti i festival, i film americani non vincano praticamente mai mi fa presupporre che ci sia una specie di "pregiudizio" alla rovescia, e si torna al discorso che facevo prima...

      Ma, aldilà di questo, penso che chi sceglie i film in concorso debba giocoforza guardare anche all'aspetto promozionale: un concorso poco appetibile (cioè con pochi titoli di richiamo - quelli come Birdman - insomma) significa anche scarsa attenzione dei media, e così via. Discorso molto complesso.

      Quanto all'altra tua domanda... beh, ci vorrebbe un bel post dedicato! Ti dico la mia: vado ai festival soprattutto per l'atmosfera che si respira, per condividere la passione con altra gente come te, per stare giornate intere solo a vedere film e dimenticarsi di ciò che accade "fuori dal mondo", almeno per qualche giorno. E poi, ovviamente, anche per vedere film che altrimenti (specie per me che sono impedito e analfabeta del download) non avrei altro modo di vedere. E qui, lo so, si ritorna al punto di partenza... :)

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    15. Come tutte le cose che non conosco preferiswco non intervenire.
      Non ho mai partecipato ad un festival nè ho mai visto un film perchè ne ha vinto uno.
      Nè, mi pare, ho mai scritto in recensioni notizie al riguardo.
      A me del mondo fuori film interessa praticamente niente, solo il film.
      Ma meno male che ci sono i festival, di questo me ne rendo conto

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  3. Film che voglio vedere assolutamente. E' vero che negli altri due film di Lantimos che ho recensito sono stato molto cacacazzi, ma è un Autore che comunque riesce sempre a mettermi un fortissimo senso di disagio, che è quello che cerco sempre in un'opera. La sensazione che preferisco.
    Hai esposto poi delle riflessioni che, se le riscontrerò, me lo faranno piacere a prescindere.

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    1. E allora avrai pane per i tuoi denti Jacques ;)

      Ti ringrazio per l'ultima frase e ti assicuro che troverai tantissimo di interessante...

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  4. vado fra qualche giorno, ho letto le due prime e ultime righe, so che mi piacerà.

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  5. Ho riempito un blocco di: da vedere/fare/leggere. Ma tanto entusiasmo va registrato. Da vedere!

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    1. TI risolvo tutte e 3 le funzioni.

      Leggi.
      Sai che devi fare?
      Lo devi vedere.

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  6. Come si attua un trapasso di un modo di vivere in un altro? C'è convivenza tra istituzioni radicalmente opposte, tra modi di vita alternativi. Lantimos sembra dirci di sì. O meglio sembra dirci che le istituzioni e i modi di vivere non sono mai neutri, ma appartengono alle forze (sociali) che se ne appropriano. Che cos'è l'albergo se non il luogo dell'internamento e della disciplina. Il vecchio fantasma borghese della coppia costituita e realizzata. Tutto ne è la pantomima e la stilizzazione. Lantimos ne descrive la decadenza e la corruzione alla perfezione, questo mondo è menzogna e sovrastruttura. E come in una novella di Kafka un giorno arrivano i barbari, da fuori. E come scriveva Kafka coi barbari non si ragiona, li vedi addentare e scannare le carcasse degli animali. Parlano un'altra lingua. Ma c'è forse un momento in cui una forza che deve prendere le contromisure e spodestare quella dominante sembra travestirsi e nascondersi sotto una maschera (la donna spia dentro l'albergo). Poi come fu per il cristianesimo per Roma, la nuova forza ha la capacità di espandersi come un fluido mortale che corrompe il funzionamento delle strutture precedenti (o per riprendere la tua perfetta metafora come un virus). Essa ne scardina l'apparato per farlo funzionare in modo nuovo. Che cosa descrive Lantimos? Descrive il trapasso del mondo borghese nell'epoca del capitale dispiegata. L'uomo finalmente libero da tutte le convenzioni e in cui tutte le convenzioni sono proibite perché inutili. Non c'è il lirismo e la ribellione di Thoreau nella scelta di andare a vivere nei boschi. Un altro nichilismo si nasconde nelle inumane regole di questo tipo di società, qualcosa che mette al bando ogni sovrastruttura solo per solo scopi e utilità pratiche, per la nuda vita come direbbe Agamben, una vita senza la sua forma. L'uomo macchina, sempre connesso a dispositivi. Solo, perché autosufficiente, in una società in cui l’oggettività dei criteri scientifici rende tutto misurabile e perciò acquistabile. Lantimos narra l'avvento dell’uomo moderno, nell’oggettivazione dei rapporti produttivi, che persegue, attraverso la tecnica, l’appagamento dei suoi bisogni materiali, l’aumento indefinito della capacità di realizzare scopi e la possibilità di padroneggiare la natura­­­­­, ma al prezzo della sua progressiva identificazione coi dispositivi tecnici che usa e dai quali allo stesso tempo è usato. E' l'avvento di un uomo senza forma, un uomo finalmente nudo. Un uomo ricondotto alla natura come hai scritto, ma per niente "naturale". A questo uomo l'unica ribellione che si può opporre è quella di una vita indissociabile dalla sua forma, una vita che sia anche un'alternativa forma di vita: la cecità.

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    1. Impossibile risponderti, mi servirebbe un giorno di ferie e l'attivazione di troppi neuroni al momento.
      Grande Rocco, sono commenti che vanno solo letti questi

      splendido il paragone con i barbari di Kafka

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    2. Esatto comunque, parlo di stato di natura ma sempre uno stato di natura innaturale, quello però che dobbiamo accettare come assunto di partenza da parte di Lanthimos.
      Per giudicare i suoi film prima devi accettare il mondo in cui li inserisce

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  7. La genialità disturbante di Dogtooth mi aveva quasi sconvolto, per cui sono veramente curioso. Spero di poterlo vedere presto.

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    1. genialità e disturbante sono le due parole chiave non solo di Lobster, ma si tutti i Lanthimos

      ti piacerà

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  8. Ciao Caden,
    non avendo visto il film, non posso esprimermi in merito, però non capisco il tuo inciso "avviso per gli animalisti...". Animalisti dovremmo esserlo tutti, se non altro perché siamo tutti animali. Semmai si contesta il dominio della nostra specie sulle altre, che non è affatto naturale, ma un prodotto storico-sociale. L'abbrutimento è sempre il risultato di determinati contesti sociali ed è culturale. In natura esiste la predazione, che è cosa ben diversa poiché non vi è crudeltà, ma necessità.
    Vedrò il film comunque, mi ha incuriosita. Non penso che ci saranno scene peggiori di quelle che solitamente si vedono in un macello (luogo ove avviene una violenza normalizzata e istituzionalizzata).

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    1. Senza che tu abbia visto il film è difficile parlare...

      Provo a spiegarmi.
      Nel film la punizione che i single non redenti devono subire è trasformarsi in animali.
      Tu entri in hotel e decidi che animale diventare nel caso non trovi un partner.
      Quindi la metafora, almeno credo, è che come uomo diventi così abbrutito che ti trasformano in altri animali.
      Credo che per un animalista "miltante" questo possa dar fastidio come concetto.
      A me invece non dà fastidio, rimane finzione cinematografica e sceneggiatura.
      In più, ovviamente, non essere più un uomo ma il diventare un'aragosta, con tutto il bene che posso volere agli animali, non è che mi piaccia come scenario. io amo essere la specie che sono, un essere umano e lotterei per non scambiarla con nessun'altra.
      Per un animalista come te invece secondo me questo concetto può dar fastidio e puoi vedere il passaggio nel diventare due esseri viventi diversi come non traumatico.
      In più ci sono almeno di un paio di scene crudelissime con gli animali.
      Ancora una volta essendo finzione cinematografica ed essendo perfettamente inserite in sceneggiatura (e, ovviamente, non essendo stato fatto del male realmente a nessuno) io l'ho trovate forti sì, ma non scandalose o immorali.
      Vedo film in cui massacrano e uccidono uomini continuamente, è cinema, va tutto bene se eticamente accetti il film (e io solo A Serbian film non ho accettato).

      Tutte le cose che dici le conosco bene ma credo c'entrino poco con quello che volevo dire.
      Poi magari, dopo aver visto il film se ne riparla.
      Certo non ti lascerà indifferente ;)

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  9. Uno dei film che attendevo di più, non vedo l'ora di vederlo.

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    1. Hai scritto in contemporanea a me qua sopra ;)

      cerca un cinema se puoi

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    2. Visto!
      Lo ammetto, all'inizio facevo quasi fatica a riconoscere Lanthimos. La voce fuori campo, l'insistente colonna sonora, alcune sequenze rallentate. Mi chiedevo, "Ma è davvero un film di Lanthimos?". E lo è, perché gli elementi caratteristici del regista greco ci sono; prima di tutto la trama e dialoghi surreali, qui grotteschi più che mai (in sala spesso a qualcuno è scappata una risata). E ci sono anche gli spunti di riflessione: la falsità, il dover sempre seguire delle regole (sia nell'hotel, sia nel bosco, sia nella città). Insomma, un film diverso da quello che mi aspettavo ma comunque davvero davvero bello. È piaciuto anche ai miei genitori. Adesso il prossimo passo è fargli vedere Kynodontas.

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    3. Esatto, l'inizio per regia e voice off era più un Trier (mi pare di averlo scritto ma non ricordo) che un Lanthimos.
      Non che mi sia dispiaciuto, anzi... (anche se la voice off per me è sbagliata in questo film).

      E' vero, ho taciuto sulla sottile ironia ma c'è, eccome (penso ad esempio al "balliamo sempre soli, per questo sentiamo musica elettronica").
      Ma anche le scene più cruente diventano quasi comiche nel linguaggio per il grottesco che hanno.
      "Ho ucciso tuo fratello", scena terribile, ma frase quasi comica se ci pensi.

      Spunti di riflessione credo ne abbia persino più di Dogtooth.
      Credo che i tuoi genitori debbano vederlo, oltre ad essere più bello per me la visione in famiglia lo fa diventare veramente portentoso.


      ciao!

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  10. Sono tornata a leggere dopo la visione. Mi girano le balle perché sono anni che tento inutilmente di reperire Dogtooth, quindi ho affrontato la visione nella più totale ignoranza. In ogni caso una delle visioni più bizzarre degli ultimi anni. Proverò a scriverne domani, da cialtrona quale sono. Alla morte di bob avrei voluto abbandonare la sala, e spero che David abbia trasformato quella stronza in una blatta. La Seydoux bellissima carogna, la Weisz splendida come sempre. Ma solo a me ColinquartatoFarrell ha ricordato Elio?

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    1. Sai che una ragazza alla morte di Bob se ne è andata davvero dal cinema?
      Giuro.

      Ahah, no, io più che ad Elio l'avevo trovato identico a qualcun altro, l'ho detto anche al mio compagno di visione, ma ora non ricordo...

      Oh, a proposito, quando lui porta lei nella stanza delle trasformazioni la voice off dice che l'avrebbe trasformata nella creatura in cui nessuno vuole essere trasformato poi mica c'ha un seguito quella cosa no?
      Io ho cercato di individuarlo ma non credo che esplicitamente si possa capire

      magari era na blatta

      aspetto la rece

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    2. No, in effetti non si scopre, anche la voice off dice che alle sua domanda lui rispondeva che non era cosa che la riguardasse (o qualcosa del genere), quindi anche lì, si può andare a (dis)gusto personale! :)

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  11. secondo me il film, come dice il mio critico preferito, "arranca" :)

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    1. Ismaele ultimamamente mi sta diventando più cattivello.
      Bene ;)

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  12. Mi sembra un racconto insaturo. Forse la ragion d'essere narrativa della voce della ragazza è che c'è un "dopo" in cui loro stanno insieme.
    Leggermente ginofobo, no? Sono donne le custodi del rigido ordine sociale che prescrive la vita di coppia e proscrive la solitudine (il sistema per funzionare richiede che siano entrambi ridigamente organizzati, sia nel Bosco che nell'Albergo le regole sono ferree e gli individui spersonalizzati all'interno di uniformi).
    Sicuramente geniale, tutt'altro che distopico, direi piuttosto iper-reale: un film che descrive un mondo solo un po' più esagerato di quello in cui viviamo (dove per esempio è socialmente accettato che i single paghino di più per una vacanza, viaggio etc.).
    Non mi risulta che nessun altro regista prima avesse messo a nudo un fortissimo tabù della nostra epoca: la vita di coppia è l'unica desiderabile, la solitudine non merita di essere vissuta, quindi nemmeno raccontata.
    La vita di coppia messa in scena qui (tranne per la commovente esecuzione di "Giochi proibiti" da parte di una coppia di chitarristi) è quanto di meno desiderabile si possa immaginare.
    Alla ferocia del sistema ci si sottrae solo con maggior ferocia: l'unica forma di libertà possibile si conquista diventando implacabili assassini, la Donna Senza Cuore ha guadagnato 294 giorni per altrettanti solitari uccisi.

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    1. Ma che bel (primo) commento Alba.

      Allora, ammetto che ginofobo non l'ho mai sentito ma prendo la prima parte, gino, e di conseguenza capisco, ripensando a misogino.

      Guarda, che le donne abbiano le chiavi di tutto è evidente.
      E non parlo solo dell'istitutrice e della Seydoux ma anche nel formarsi delle coppie mi sembra che siano loro a "decidere".
      La compagna di Farrell nell'albergo (la Papoulia insomma) ne è l'esempio lampante. E' lei che lo sputtanerebbe dandoci la sensazione fortissima che a parti inverse ciò non sarebbe possibile.
      Quindi da un verso abbiamo un film che mette le donne al comando, dall'altro però questo comando non è tanto un esaltarle ma, al contrario, criticarle aspramente.
      Un pò Alba mi ricorda il vecchio luogo comune (?) della donna che rispetto all'uomo crede molto più nell'amore, nella fedeltà, nella vita di coppia.
      Qui si è arrivati a livelli parossistici però.
      Io a differenza di tutte le altre rece che ho letto distopico non l'ho scritto, ma credo che in realtà lo sia eh.
      E' vero, iper reale quanto vuoi, ma la situazione proposta (hotel, caccia, diventare bestie) è distopia bella e buona, molto molto più in là di qualsiasi realtà.

      La vita di coppia qui è solo e sempre ipocrisia.
      Sempre.
      E' uno status semplicemente utilitaristico.

      Bellissima la tua considerazione finale.
      Come del resto anche tutto che hai scritto prima.

      Ah, io non ricontrollo mai, se ci sono errori di battitura o sintassi alla cazzo scusami

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  13. Grazie per il commento. Sicuramente d'ora in poi sentir dire che l'amore è cieco mi suonerà molto sinistro ; )

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    1. Ahah, è vero anche quello...

      si dice anche accecato dall'amore no?
      (che sembra la stessa cosa ma è molto diversa, cambia il soggetto)

      fermiamoci qui via, grazie a te Alba ;)

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  14. Io l'aspetto dei tre luoghi l'ho visto più in luce politica. Un sistema autoritario l'Albergo, che ti da si assistenza ma ti dice cosa devi e non devi fare, il mondo capitalista il Bosco, dove hai libertà ma fino ad un certo punto, e quello della Città potrebbe essere un miscuglio tra i due, chen dice che nè l'uno nè l'altro modello sono quelli giusti, o meglio sono giusti al 100%.

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    1. Ti rispondo subito perchè poi fino alle 7 non sono a casa.
      Ci macnherebbe Marco, anzi, quella politica è la visione più probabile, mi sembra che anche qua sia venuta fuori (o in qualche rece che ho letto).
      Io tendo sempre a lasciare la politica fuori da tutto, film o vita. e concentrarmi sull'uomo.
      Ma la tua visione ha ragion d'essere ed è buona, assolutamente

      ciao!

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  15. Dopo aver visto Dogtooth e The lobster posso forse già dire che non amo Lanthimos. Mi piace la gelidezza glaciale, quindi fragile, di Haneke o di Kaurismaki; non apprezzo invece questa gelidezza marmorea.
    Il che non vuol dire che non sia interessata a quel che L. ha da dire, anzi. Condivido la tua interpretazione del film. Ho pensato molto ai meccanismi dei social network, e mi chiedevo se fosse solo un mio volo, ma vedo che non è così.
    Mi sono resa conto che non tollero più come una volte le visioni disfattiste. A vent'anni ho amato moltissimo Bergman, per esempio, ma ora non potrei rivederlo senza provare una certa lontananza.. non so se mi spiego.
    Però sì, diciamo che potrei andare a braccetto con L. nelle mie giornate peggiori. Una buona parte dell'umanità la vedo così come lui la vede; il fatto che lui non s'accorga, o più probabilmente, non si interessi delle eccezioni, lo accetto, ma non lo accolgo.
    Una cosa che ho trovato molto interessante è la faccenda della scadenza. Non ci si concede davvero più il tempo di conoscersi, ci si appaia prematuramente secondo logiche debolissime. L'amore non è più la cosa più importante della vita, ma una specie di divinità da idolatrare. Se con o senza fede non ha alcuna importa, purché tutti si faccia parte della stessa setta. La solitudine ha perso ogni valore di arricchimento, e sembra una condizione arida di affetto e di condivisione. Eppure l'amicizia senza solitudine, senza vuoti, senza distacco, non è possibile.
    Ecco, questo aspetto qua, m'è piaciuto assai.

    Ciaoo!

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    1. PS: Ho citato l'amicizia, così all'improvviso...ma è perché mi sembra che sia la grande assente nel film.

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    2. Chiara, non solo ti capisco ma, per quanto possa sembrare paradossale, condivido quello che dici.
      Non ricordo in quale post ma parlando di Trier dissi che io l'adoro, ma allo stesso tempo lo odio. Adoro chi ci racconta il male, anche chu, come dici te, lo racconta in modo così esclusivo e totalizzante, quasi come non eistesse altro.
      Ma allo stesso tempo odio chi lo fa, perchè io invece, pur sapendo e conoscendo benissimo il nero della vita, credo che quest'ultima sia una cosa meravigliosa.
      Quindi ragiono in modo diverso, ossia non in quello della condivisione di pensiero o di vedute, ma come queste vedute e questi pensieri, totalmetne neri, vengano da loro sublimati nell'arte.
      E non ho giornate migliori o peggiori ma idee molto forti sulla vita che possono abbracciare e apprezzare vedute celestiali ed altre infernali.
      Io ho amato da morire Dogtooth senza mai preoccuparmi di pensare alla sua glacialità. Perchè la consideravo la glacialità di Lanthimos, non la mia.
      Quindi non ho problemi a vedere e amare cose lontane da me.
      Ma sono molto più vicino a quello che hai scritto di quanto pensi.
      La tua metafora dell'amore di Lobster (setta) e le frasi sull'isolamento sono, al solito, perfette.

      Credo che questi film, questi autori, debbano essere visti solo da chi può riuscire ad apprezzarli senza minimamente esserne "contaminato". Altrimenti, come dici te, son film da tener lontani.
      O non potere far nostri

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    3. Nel tempo credo di aver sviluppato un po' di distacco nella fruizione dei film, ma contemporaneamente mi sono legata sempre di più ad un concetto di appartenenza. Al cinema chiedo sempre di abbracciarmi o schiaffeggiarmi, lo amo quando ci riesce. Nonostante sia consapevole che il cinema è finzione, ricerco sempre un senso di minaccia quando vedo un film. E' una percezione di instabilità e pericolo che mi piace da morire...quando, come nel caso di Lanthimos, o di Von Trier, mi sento troppo al sicuro, troppo lontana appunto, allora non mi esalto. Ma mi interesso comunque! Insomma è quella questione del cuore, della testa, della pancia...hai capito :)

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    4. Ma certo che capisco.
      E un altro paradosso (scusami ma abuso della parola paradosso quanto della pancetta per far sughi) allora è che questi film non ti "piacciono" non perchè sono troppo pessimisti, freddi o neri, ma perchè questo pessimismo e questa freddezza non ti coinvolgono, non li senti tuoi.
      COmunque almeno lanthimos rimane regista per me di sola testa, il coinvolgimento anche da parte mia è quasi zero.
      Trier vabbeh, Trier mi scava invece ;)

      ma mi sta sui coglioni

      ecco, per capirsi

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    5. Hai capito perfettamente ;)
      L'altro ieri in biblioteca un tipo dell' Africa centrale (non mi ha voluto svelare il luogo esatto, forse perché non riuscivo a pronunciare il suo nome, figuriamoci la città) stava leggendo un libro in lingua italiana e mi ha chiesto di tradurgli in inglese il termine "paradosso". Ma non conosceva nemmeno il corrispettivo inglese, quindi mi ha chiesto di spiegargli il significato. E paradossalmente non ce l'ho fatta proprio a dirgli cos'è un paradosso. Da allora insomma penso alla parola paradosso in maniera differente. Scusa l'off-topic,
      Ciao!

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    6. Lo sai cosa avresti dovuto dirgli?

      "Ecco, vedi, per esempio è come se te c'hai il pistolino piccolo, capisci?"

      a proposito di gente salace

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    7. Ahahah c'hai ragione. A proposito di gente salace, sono pur sempre regioni limitrofe le nostre, non mi aspettavo di meno. ;)





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    8. Se ci fossi stato anche io lì con voi potevamo fare il remake del film con Francesco Nuti


      (vedere filmografia, da attore, di Nuti per comprendere)

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  16. Finalmente riuscito a recuperarlo!
    E come al solito, mi sono messo nel proverbiale 'mezzo'. Film incredibile, coraggioso e crudele come pochi, quindi andrebbe visto a prescindere... eppure per me Lanthimos è uno che ha delle idee geniali ma non riesce sempre a mantenerne il passo. La scena della finta uccisione della Seydoux poi a tratti è involontariamente ridicola...

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    1. Sul mantenere il passo hai perfettamente ragione Jacques.
      In due su tre dei suoi che ho visto è stato così.

      Secondo me Lobster è anzi quello più attazzabile.
      E di scene un pò da storcere il naso, una la tua, ne ha

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  17. È stato terribile questo film.
    Non terribile nel senso di brutto, ma terribile perchè tratta l'amore in maniera terribile. L'amore come qualcosa di freddo, distaccato, , apatico, utilitaristico,finto. Insomma, l'opposto di quello che in realtà è.
    L'amore senza amore ( non so se questa frase ha un senso).
    Ed io non sono d'accordo circa l'idea della società che "ama" in questo modo.
    L'amore è amore ( pure questa non ha molto senso), se ami lo fai nel massimo ed unico modo possibile.
    Se il film voleva denunciare una società superficiale in tema di sentimenti sbaglia di grosso. Tra tutte le cose pessime insite nell'uomo, l'amare è l'unica che non può imbruttirlo. L'amore rende piacevole anche il più spietato dei killer. E tutti amano. Non c'è niente da fare.

    Terribile anche la colonia dei single che vogliono restare single e le punizioni per chi prova ad instaurare un rapporto.

    In questo film le due cose vengono prese in maniera troppo assoluta.
    Essere in due necessariamente, come se il mondo non accettasse l'individuo come dimgolo, ma solo come coppia.
    E l'essere single come scelta di vita, da difendere ad ogni costo. Tutelare l'individualismo come bene superiore. Come se l'amore fosse conformismo.


    L'idea di diventare animale non mi dispiace. Sceglierei di essere un cane, l'animale più umanizzato in assoluto, però visto che in questo film di umano non c'è nulla, al posto loro chiederei la trasformazione in una spugna.

    Questo che ho scritto è un commento troppo sentimentale.
    Ma, "all you need is love
    love is all you need".
    Questo è il mio mantra e i Beatles avevano capito tutto.

    Ah, il film mi è piaciuto;) ed ho trovato giuste le interpretazioni prive di pathos, vuote, quasi meccaniche.

    Giusè, come faccio a vedere dogtooth? Non lo trovo da nessuna parte. Tu ce l'hai?

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    1. Questo commento è talmente romantico da essere quasi commovente...

      Ma c'è un errore di fondo, tu cerchi l'amore o cerchi un senso d'amore in un film in cui l'amore non esiste.
      L'amore della distopia di Lobster è finito, era un'era geologica prima.
      Il mondo che ci racconta Lanthimos è questo, non devi analizzarlo o ritenere che sia sbagliato, è questo.
      E' un mondo oltre.
      E non è nemmeno manicheo come dici, nel senso che non ci sono i single e le coppie ma ci sono solo i single.
      Però la legge dice che bisogna stare insieme per salvarsi.
      In realtà è una società si persone sole, incapaci di provare emozioni. O se le sono dimenticate oppure siamo talmente tanto avanti che sono nati così.
      Attenzione, mai cercare soluzioni logiche ai film di Lanthimos, i quadri che ci presenta sono freddi e definitivi, assurdi ma dati di fatto, come i libri di Saramago.
      Quindi le tue bellissime parole sono quelle di un'eterna romantica sì, ma che qua deve lasciar perdere.
      E' vero, tra lui e lei qualcosa accade, qualcosa dell'uomo che fummo forse viene fuori.
      Ma pare comunque tutto così meccanico...

      cavolo, dogtooth va visto. Vedo un pò, altrimenti abbiamo la nostra Chiara Scura che può tutto ;)

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    2. Rachele Tommaso19 febbraio 2016 14:08

      "In realtà è una società si persone sole,­ incapaci di provare emozioni"

      Ecco, questa sarebbe la più grande sciagura per il genere umano.

      Mi stai dicendo che devo guardare k film di Lanthimos senza farmi domande? Cercare risposte o altro? Insomma guardare il film e basta? Eppure in questo the lobster riflessioni se ne fanno tante.

      A proposito di Saramago, ieri girando su netflix o era tim vision? Vabbè, una delle due piattaforme, fa lo stesso! ho trovato cecità/blindness con un cast abbastanza importante, tu l'hai visto?

      È da un sacco che voglio vederlo ,ma è impossibile trovarlo (cosi come i film di Sion Sono) , vedi se riesci a recuperarlo. Ah, grazie:)

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    3. E' difficile spiegarmi...
      Sì, pochi come i film di Lanthimos ti portano a riflettere così.
      Cavolo, ho scritto un poema per Dogtooth e anche qui non ci sono andato leggero.
      Sti film ti portano a pensare tantissimo.
      Ma quello che volevo dire è che tu devi "accettare" il loro assunto di partenza, non cercare crepe (ad esempio il tuo "come fa ad esserci un mondo con questo tipo di amore?")

      una volta accettato quello che Lanthimos ha creato poi via di riflessioni e letture

      Cecità è semplicemente uno dei 5 più grandi libri che abbia mai letto

      il film fa di tutto per salvarsi. E' onesto, discreto. Probabilmente se uno non ha letto il libro e non sa nemmeno di che parla può risultare persino un grande film

      ma poi te mi vieni a chiedere se l'ho visto senza aver guardato l'archivio? perdi colpi eh ;)

      sì, ci tengo che tu veda quel film, vediamo che se pò fa

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    4. Rachele Tommaso19 febbraio 2016 14:37

      Ahhahahha
      Devo stampare la lista dei film e attaccarla al muro mi sa ;)

      Preferisco leggere il libro prima, che tra l'altro ho iniziato e lasciato a metà.

      Ok, aspetto che ti fai vivo per dogtooth.
      Ps: non farmi scendere l'hype ( che figa sta parola) per Lanthimos trovandomi il film per il 2018 :D

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    5. No, ma se l'hai interrotto c'è poco da fare, lascia perdere...

      No, non puoi attaccarla al muro che staresti ogni mese a cambiarla ;)

      fai prima via internet...

      ti volevo solo dire che io hype però non l'ho mai usato :)

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    6. Rachele Tommaso19 febbraio 2016 21:50

      I tuoi colleghi si però!!!

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    7. Ahah, colleghi mi fa ridere ;)

      sì sì, hai ragione, lo leggo spesso...

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  18. Questo film è tutto tranne una commedia (come spesso viene presentato su alcune schede dei siti di cinema), non si avvicina nemmeno ad una commedia "nera", non fa mai ridere, è piuttosto un film drammatico
    In un mondo parallelo, non si può essere single
    In tal caso si è messi in un hotel per cercare il proprio partner, senza la possibilità di masturbarsi e costretti ad essere sempre in calore. Se non si riesce a trovare il partner entro 45 giorni si viene trasformati in un animale a propria scelta. È la situazione in cui si trova Colin Farrell con il suo personaggio, che sceglie l'aragosta ("The lobster " per l'appunto).
    Questo è un film geniale. A livello tecnico è perfetto, anzi va anche oltre il concetto di perfezione. La sceneggiatura è geniale non solo per il plot di partenza ma anche nello svolgimento della storia, nei piccoli particolari che caratterizzano un mondo delirante che assomiglia tanto al nostro.
    Nelle due fazioni, accoppiati e solitari, ci ho tanto visto le ideologie estremiste politiche pronte sempre a degenerare, che esse siano fasciste o naziste.
    Una critica viene fatta anche nei confronti della violenza sugli animali, ogni volta che nel film ne muore uno, è morta una persona.
    Tutto questo con una messa in scena pazzesca e che non arriva al 10 solo per qualche difetto nei minuti prima del finale, ma lo consiglio a tutti.

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    1. E' veramente inconcepibile aver abbinato la parola commedia ad un film come questo (l'ho letto anche io).
      E ho letto recensioni che parlano di scene divertenti.
      O.k, si può ridere amaramente ma questo è semplicemente, come scrive qua sopra Rachele, un film terribile.
      Ecco, te ad esempio ti distacchi subito dal film (come dicevo qua sopra a Rachele) e scrivi "in un mondo parallelo".
      E' l'atteggiamneto giusto, distaccarsi subito.
      Io lo vedo come un mondo oltre, ma è simile come cosa

      Quandoi parli di genialità ti accorgerai che è il marchio di fabbrica di Lanthimos (Dogtooth, Alps). Per te era il primo e posso immaginare il tuo entusiasmo in questo.

      sì sì, il film è politicissimo. Io sono una capra in queste letture ma lo è di sicuro...

      io, lo avrai letto, ho trovato altri piccoli difetti che mi fanno pensare che Dogtooth resti inarrivato.
      Ma è un grande film questo, forse grandissimo

      e pieno di tematiche

      ma sempre da analizzare a freddo, senza pathos

      un film a tesi probabilmente

      per andare a facebook e al finale credo che il finale sia una beffa e un paradosso. La cosa che avranno in comune è l'esser ciechi. Non vedersi per potersi finalmente raggiungere. Una privazione che diventa aggiunta.
      Ma non lo sapremo mai

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  19. Ho letto circa il 79% dei commenti su questo film che ho visto solo adesso e che ho rimandato perchè conosco il regista e so quanto i suoi film mi fanno incazzare. Quanto mi ha fatto incazzare da 1 a 10? Beh, 1...si, non mi ha provocato nessuna rabbia che invece credevo e da un lato speravo di provare. Mi ha lasciato a bocca asciutta, quasi completamente. Io credo di non riuscire a sopportare questo regista ancora oltre.... Apprezzo moltissimo il suo linguaggio, lo trovo originale e anche troppo autoreferenziale, mi piace l'aspetto marmoreo dei suoi personaggi e la "assurdità" delle sue storie. Di questo film ho apprezzato molto la foografia e il montaggio, un paio di scene più o meno emozionanti e le meravigliose pupilline di L., con le quali ballerei volentieri. Coline e Rachel non c'è male, ma alla fine cazzo, quel bel quadro in quel bar in città, che assenza di pathos. Eppure L. dovrebbe conoscere bene questo termine, ma niente...E' accecato, non vede e non vuole farci più vedere. Ma io sopravvivo a L., che si sappia!!

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    1. Mi hai fatto preoccupare.
      Due chiamate, un sms, una decina di giorni di silenzio.
      E poi mi riscappi qua.
      Almeno al 68% sono stato preoccupato.
      Quindi sti cazzi di Lanthimos, anche perchè, lo sai, siamo proprio sui due poli opposti, te non lo sopporti, per me è uno dei più grandi moderni.
      Però la tua analisi è perfetta, anche nei difetti.
      Il problema è il solito, arriva o non arriva.
      Non parlo di emozioni, assenti in Lanthimos, ma di altro.
      La famosa testa no?

      molto carina la tua considerazione sul Pathos

      per il resto glielo dirò ;)

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  20. Ti dicevo che questo è uno di quei film che alla fine mi lascia un po così e devo rimuginare un tot sulle impressioni che mi ha lasciato ....ancora adesso a distanza di circa un mese non saprei dire esattamente per quali motivi mi è piaciuto e per quali no .
    Nel tuo preambolo dici che si tratta di un mondo senza più amore o affetto ma che ha bisogno di domostrare il contrario.... io non credo che chi manovra i fili di questi burattini senta il bisogno di dimostrare che ci sia o meno amore o affetto piuttosto è un modo come un altro per controllare più da vicino la massa , una serie di regole o codici sociali che in questo caso avranno orginie da un passato ( il nostro odierno ?! ) , quel passato che qui nel film non prende in considerazione .
    La storia inizia , procede e finisce senza che mai si faccia alcun cenno ad un prima e tutti i personaggi danno per scontato che sia sempre stato così , almeno questa è la mia impressione . Di fatto non c'è storia prima di questo e qui vado al tuo paragonare il contesto di questo film alle situazioni assurde a metà tra il grottesco e l'inverosimile di Saramago...sii...però i personaggi di Saramago sapevano bene com'era il prima , o almeno così ci racconta ( vedi ad esempio in Cecità dove l'assurdità sta in quell'improvvisa cecità ...appunto improvvisa e quindi è un altro andare per uno che fino a poco prima vedeva e un dopo in cui non vede più nulla ..tutti i suoi ricordi ed i suoi paragoni col presente si rifanno ad un ben conosciuto prima ..)mentre qui nessuno sa nulla di come potrebbe essere un prima , almeno pare ...o no ? quindi non hanno termini di parogone e l'unica alternativa è affidarsi alle direttive e ovviamente ad un certo istinto che fortunatamente ancora resiste /esiste che più che altro è istinto di sopravvivenza .
    Amore e affetto non esistono più da chissà quanto , è un concetto sconosciuto e sicuramente uno dei meriti del regista è quello di aver saputo impostare il tutto in modo tale che dopo poco l'inverosimiglianza la accettiamo senza porci più domande , è un dato di fatto , esiste punto.
    Il resto poi lo fanno gli attori , superlativi, tutti , anzi , ti dirò che se dopo un po qulache cosa di 'sto film iniziava a disturbarmi anzi..ipnotico e respingente allo stesso tempo ...ecco questo è l'effetto che mi ha fatto ...dicevo è stato per le interpretazioni dei protragonisti !!!!


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  21. ...ho dovuto spezzare il commento...troppo lungo ...figurati ...o non riesco a dire nulla o non la finisco più ahahaha
    ..insomma dov'ero ...ecco tutti gli interpreti hanno saputo rendere benissimo il loro stato d'animo , un insieme di paura , disorientamento e accettazione .
    Più di tutto però è il senso di disorientamento a lasciarmi interdetta...da quanto dicevo lo stato delle cose è tale ?....pare da tanto ..eppure ancora qualcuno non sa come comportarsi o cosa aspettarsi ..
    poi ancora ...i " ribelli " nel bosco ...mmmmhhhh...dimmi te se in un mondo così organizzato questi riescono a sfangarla ...nemmeno fossero a migliaia di chilometri ...quindi dobbiamo pensare che siano tollerati dalle autorità e se si a che scopo ?...e per quale motivo tali selvaggi che vorrebbero ribellarsi al potere costituito sentono il bisogno di tornare in città ...questo è per me incomprensibile ( per non parlare del fatto che pur vivendo come animali senza nulla in mezzo al bosco poi arrivano in citta tutti belli lavati e vestiti e con del denaro da spendere...) , mentre sul fatto che pure loro sentano il bisogno di porre delle regole e oltretutto dittatoriali come gli altri è la conferma che risulta difficile pe rutti lasciare davvero ognuno libero di fare ciò che vuole pena il " disordine l'indisciplina " , con tutte le difficoltà che ne conseguono ...morale convivere pacificamente è impossibile , questo in difinitiva ci vuol dire Lanthimos ?!

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  22. ..i due protagonisti ,Farrel e Weisz...il loro trovarsi e cercare di sfuggire all'ennesima imposizione è dettato da un'istintiva sensazione che nemmneo loro sanno capire ed interpretare proprio perchè come dicevo non sanno cosa sia amore e affetto ne tantomeno amicizia , lo dimostra il fatto che lei una volta tornata e resasi conto di essere stata accecata chiede "perchè? perchè a me e non a lui?" ....è sconvolgente !!!!
    Stesso discorso sul fatto che lui una volta fuggiti pensi di accecarsi a sua volta per assomigliare a lei ...nonostante tutto ancora ragiona come all'interno dell'albergo ,non è in grado di fare altro ? o forse si ..speriamo perchè per me non è, come dici tu ,che alla fine solo essendo tutti ciechi ci si può apprezzare , e ce lo ha dimostrato proprio Saramago con Cecità !!!
    Alla fine sono d'accordo con te sul fatto che quasto film parli solo ed sclusivamente al cervello , un freddo e dettagliato resoconto di un futuro in cui nessuno si ricorderà più cosa significhi amare ma più ancora vivere , qui si sopravvive e basta .
    Detto questo ci sono un sacco di cose che mi hanno lasciata insoddisfatta :quella scelta di trasformare chi non si accoppia in animali , se da un lato potrebbe essere un semplice messaggio aninmalista dall'altro poi 'sti animali dovrebberoessere lasciati a se stessi , di nuovo allo stato brado...diversamente non me lo so spiegare ...
    Alla fine è certamente una critica all'essere umano ..siamo tutti egoisti e cattivi ... e quindi ?!
    Sai cosa c'è ?..questo tipo di film così com'è costruito e presentato , mi fa un pò l'effetto di quelle pubblicità progresso che si vedevano tempo fa , quei messaggio che proprio per come erano impostati e per come erano distribuiti , servivano a poco perchè tra i probabili fruitori la maggiorparte era composta da chi normalmente pur con tanti difetti però non si discostava da un atteggiamento positivo e consapevole mentre chi avrebbe dovuto vedere e capire o almeno porsi qualche domanda non avrebbe ami visto tali spot .
    L'approccio di questi film è fondamentalmente antipopolare nel senso positivo del termine , e quindi destinato ad una piccola comunità.
    Non è con questo tipo di prodotti che si può sperare di affrontare il mondo dei social che come tu dici ci vuole tutti perfetti, felici e in coppia, ed è per questo che pure tu dici che non emoziona , non c'è pathos , solo un freddo rendiconto di un probabile futuro di merda .

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    1. Potrebbe essere il commento record del blog.
      Ti ringrazio di questo impegno e dedizione.
      Al solito non leggo il commento prima (cioè, ancora non l'ho letto) ma vado avanti step by step in maniera cronologica ma, giocoforza, disorganica

      1 molto interessante la faccenda del controllo. E' come se parlassimo di un 1984 quasi opposto, là il veto sui sentimenti, qui l'obbligo sociale di averne

      2 molto interessante, hai ragione. Ma morte che non uccide più ne Le intermittenze della morte è improvvisa, il Portogallo che si stacca dalla Spagna è improvviso, la cecità è improvvisa e via dicendo.
      Hai ragione, lo status quo dei romanzi di partenza di Saramago è il nostro, poi succede qualcosa.
      Ma in tutti e 3 i libri che ti ho citato quel qualcosa accade nella PRIMA pagina, addirittura in un caso nella prima riga.
      Quindi anche Saramago non ci racconta il mondo "prima" ma è vero che i suoi personaggi lo conoscono.
      A me comunque piace da morire questa cosa di The Lobster, questa sospensione nel tempo e mancato ancoraggio col prima. Porta ancora a più ipotesi e riflessioni

      3 sul fatto però di accettare quello che succede (o è già successo) secondo me siamo vicinissimi a Saramago

      4 Come al solito per te la parte attoriale è decisiva, nel bene o nel male. Per me è sempre importantissima ma non la principale. Funzionano tutti sì. E sì, c'è sia la sensazione che alcuni non accettino quello stato sociale perchè come "istinto" sentono che non è quello che vogliono sia perchè magari hanno ancora un retaggio della "nostra" vita precedente

      5 (era 5? non scorro su): ah, ma che i ribelli rappresentino un'altra "dittatura" è fuori da ogni dubbio, altro che libertà. Sì, non se ne scappa, da qualsiasi parte stai sei un suddito, l'individuo non esiste. E' una divisione manichea molto affascinante secondo me, due posizioni contrastanti ma altrettanto restrittive. Bianco o nero. E sono un bianco o nero deciso da chissachi. Se per quanto riguarda l'hotel (il mondo) veramente non possiamo saperlo, nel bosco la sensazione che questa controdittatura sia stata istituita da poco e forse proprio da lei è forte.
      Ora sul discorso per cui tornano in città c'è da pensarci molto. Non so se in rece o in questi commenti (mi pare di sì) ne abbia già parlato, quindi non aggiungo altro per la paura di contraddirmi, ahaha ;)

      6 Esatto, i comportamenti di loro due sembrano dimnostrare più la tesi di un impacciato istinto che quella di una conoscenza del mondo di prima.
      Loro "sentono" che c'è qualcos'altro, ma non sanno cosa e non sanno come viverlo. Credo sia uno dei punti di forza del film questo.

      7 ma sì, credo che gli animali vengano lasciati a sè stessi. Poi siamo in grecia eh, le metamorfosi sono proprio nella loro cultura...
      Il messaggio, semmai, è antianimalista, visto che diventare un animale è coniderato la peggiore condanna posibili ed inimmaginabile. A me è piaciuto moltissimo anche sta cosa, l'ho trovata geniale.
      I miei problemi sono strutturali, di ritmo, specie nella parte del bosco. Ma quasi tutte le scelte più assurde di lanthimos l'ho trovate ottime, interessantissime.

      8 Io capisco che intendi te con quell'accostamento. Ma qui c'è arte, c'è cultura, c'è la capacità di scrivere una cosa dannatamente fuori dagli schemi, c'è la sublimazione di un messaggio che, se vuoi come dici te, sarà banale ma è stato teasformato in qualcosa di assolutamente originale e, come stiamo dimostrando, stimolante, altro che pubblicità.

      9 Attenzione, dall'ultima frase sembra quasi che secondo te l'arte deve essere facile e pragmatica.
      No, l'arte è l'arte e se Lanthimos fa questi film non si può preoccupare di quanto questi possano attecchire sul pubblico o avere "efficacia". Pensare questo, se ci pensi, è la morte dell'arte stessa.

      ciao!

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  23. Alla fine ho dato anch'io un voto positivo , sia chiaro !

    Ho dato più risalto agli interpreti ? ... è il mio solito modo di valutare ,ma non è che siano sempre solo loro a fa pendere l'ago della mia bilancia , in alcuni film sceneggiatura, recitazione , scenografia , musiche , e quant'altro vanno di pari passo e lì ...ovviamente ...nel bene vado a finire ad un film che promuovo con il massimo dei voti , nel male lo boccio come cagata pazzesca ...mentre in casi come questo dove trovo limiti o difetti devo per forza far notare cosa a spinto la mia valutazione verso l'alto

    Lobster è certamente anche un'idea originale ed intrigante con scelte d'ambienti azzeccatissimi e certi dialoghi da tenere a mente !!

    Sull'ultima frase devo dire che temevo di essere fraintesa , già dopo averla scritta mi son detta ...qui vai sicura sicura che .....
    Allora no , intanto qui il messaggio, qualsiasi esso fosse voluto dal regista , non è assolutamente banale tutt'altro !!

    E no, non dico che l'arte debba essere facile e pragmatica.
    Il fatto è che questo tipo di film e questo autore ( per ora ho visto solo questo lavoro ma piano piano approfondirò ma è chiaro da quanto dici di che stiamo parlando e del fatto che non gli passi nemmeno per l'anticamera del cervello di attecchire sul pubblico ...e va bene così..)si prestano a riflessioni importanti utilissime e sempre attuali , senza tempo ( vedi ad esempio il parallelo con 1984,) : libertà di pensiero e d'azione difficili da gestire con conseguenti perenni disordini / dittature con gestione dall'alto , passività in cambio di zero problemi e ordine ( senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio ex Jugoslavia etnie inconciliabili tenute assieme da Tito ...ex unione sovietica idem, persone che pur desiderando la " libertà" non sanno come gestirla , anarchia ...abituati per anni a non interessarsi ad un "reddito" ad ingegnarsi più di tanto ci pensava il "padre" purchè zitti....)
    ecco " solo" per questo certi film fanno scattare in me la molla , il desiderio di renderli più " popolari" , poi si va bene l'arte , io stessa posso stare incantata su di un opera d'arte ( libro/film/pittura/statua/foto) bearmi di tutte le splendide sensazioni che sanno trasmettere fregandomene altamente di tutto il resto " solo" per il fatto che mi fanno stare bene come un bel piatto ben cucinato perchè oltre a sopravvivere bisogna vivere altrimenti fanculo....
    tu stesso hai fatto notare che ti hanno fatto pensare ai network , ecco volevo solo dire che è un peccato che molto spesso , non sempre fortunatamente, chi avrebbe le capacità di dire qualche cosa di diverso lo fa con lavori ostici ai più .
    Ma sicuramente è necessario seguire altre strade ed usare altri strumenti per riuscire ad unire l'utile al dilettevole o meglio... al condivisibile ...far coincidere testa /cuore / bellezza /comprensione .

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    1. No no, ma ovvio che non guardi solo gli interpreti per giudicare, assolutamente.
      Dico solo che molte volte la consideri una variabile importantissima, spesso in quei film "a metà" tra pregi e difetti quella a cui dai maggior peso.
      Ma figurati se non analizzi altro, lo so bene e credo che tutti i tuoi commenti lo dimostrino, ahah

      Per il resto è molto interessante quello che dici. Ma il paradosso sarebbe che magari conedendo un 20% in più di popolarità un film non sarebbe più quello che è...
      Insomma, forse un The Lobster più intellegibile nelle sue tematiche e nei suoi messaggi rischierebbe di essere completamente un altro film, probabilmente inferiore.
      Già due scene esplicite o "spiegoni" potrebbero affossarlo.
      Quindi, restando un cucina, questa ricetta perfetta di arte libera ma anche più accessibile è una ricetta da chef stellati, difficilissima.
      Io tra i due estremi sono per film così al posto di quelli "sociali" (che tanto manco si fanno più ormai).
      Ma ho cercato questo anche nella letteratura, sempre

      Poi certo, se uno mi propina Inland Empire mi cascano le braccia, quelli son film che solo l'autore può capire e per quanto possano essere affascinanti (e quello lo è, molto) fanno incazzare anche me ;)

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  24. Appena finito di guardarlo. Mi è piaciuto molto, non mi sono annoiato nemmeno per un istante (a dispetto dei tanti che me lo definivano lento). Surrealismo, ironia , freddezza e crudeltà che non sono ne fini a se stesse (come si vede in film stilisticamente ineccepibili ma vuoti e/o noiosi) ne si concentrano su un messaggio esplicito in particolare (polpettoni sociali stile Ken Loach), ma che ti lasciano spazio per pensare, fare paragoni, interpretare e alla fine metterti in dubbio. Insomma, un'opera che rispetta e anzi stimola l'introspezione di chi la guarda.

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    1. Grande anonimo, hai detto tutto, veramente

      l'hai visto dogtooth?

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  25. Appena visto. Mi spiace ma vedo solo ottime idee comunicate malissimo. Pace sulla limitata fruibilità delle iperboli che vogliono illustrare ipocrisie e paure, pur moderne ma senza riferimenti ad un momento storico preciso: ma anche cogliendole, che me ne faccio? Quel pugno allo stomaco che fa riflettere non arriva, sei li che lo aspetti nella crudezza, talvolta noia delle scene, ma non arriva, la superficie non è mai scalfita. La maniacale attenzione nell'eliminare ogni didascalia sembra l'opera di uno psichiatra un po' coglione assai più che il risultato delle riflessioni da cui nasce il lavoro di Lanthimos. Insomma, nella mia non troppo beata ignoranza, mi ha soprattutto deluso. E non spero nel prossimo.

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    1. Beh, prima del prossimo ci sarebbero i passati, specie Dogtooth ;)

      A me piace moltissimo il modo di "dire le cose" di Lanthimos. Non solo mi piace ma mi arriva, mi colpisce e, soprattutto, mi fa riflettere. Ma questo credo non dipenda nè da intelligenza nè da ignoranza, beata e non. Credo sia un fatto di sintonia, di corde simili. Ed è ovvio che il metodo Lanthimos a te non piaccia.
      Ottimo commento peraltro

      però una chance a Dogtooth, se non altro per confermare il tuo distacco, io la darei

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao