23.2.17

Recensione: "La mia vita da zucchina"

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Per chi scrive questo è un capolavoro dell'animazione moderna.
Un film -dolcissimo ma non melenso, forte ma non necessariamente un j'accuse- su quel sacro, delicatissimo e meraviglioso mondo che è l'infanzia.
Quell'infanzia privata delle due figure cardine, i genitori.
Zucchina, gli altri 6 amici bambini e i loro 14 occhi dove, in nemmeno un'ora di tempo, potete perdervi e riflettere.
Girato poi nella tecnica che è atto d'amore per eccellenza, la stop motion.

C'è chi l'ha visti prima uccidere e poi suicidarsi davanti ai propri occhi.
Chi li aveva criminali.
Chi clandestini poi tornati nella loro patria.
Chi tossici, drogati e incapaci di tenerli con sè.
Chi ne subiva abusi.
O chi, come zucchina, ne aveva solo uno rimasto, alcoolizzato, e senza volerlo ne ha causato la morte.
Fatto sta che i bambini che stanno dentro quella casa comune non hanno più un papà e una mamma.
Se perchè erano inadatti, perchè sono morti o perchè sono in galera non importa, sono bambini senza più genitori.
Icare si fa chiamare Zucchina perchè è così che lo chiamava sua madre, quella madre di cui l'unico ricordo rimasto è una lattina di birra vuota.
Suo padre andò via, adesso è disegnato in un aquilone che Zucchina fa vibrare spesso nel vento.
Un aquilone e una lattina vuota, babbo e mamma.
Ma adesso la nuova famiglia di Zucchina sono questi bambini che hanno avuto il suo stesso destino.

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Capolavoro dell'animazione moderna La mia vita da zucchina è una riflessione straordinaria su quel meraviglioso, delicatissimo e sacro mondo che è l'infanzia.
Quell'infanzia che viene a mancare poi delle figure più importanti, quelle del padre e della madre.
Hanno 9 anni questi bambini, terribilmente pochi per non avere più genitori e terribilmente troppi per non averne il ricordo così vivo.
Girato con la fantastica tecnica della stop motion, a soli 30 secondi al giorno (lo ripeterò all'infinito, non c'è una sola arte e competenza nel mondo del cinema di cui io non abbia più stima e meraviglia) questo è un cartone di struggente sensibilità ma che ha il merito di non piangersi mai addosso, di non accondiscendere a nessuno, di non raccontare drammi terribili come avrebbe potuto fare ma, al tempo stesso, di non far scadere tutto in una smielosa storia a lieto fine.
I bambini del film sono bambini che possono vivere felici, che possono trovare mille affetti vicino a sè, che possono sperare in un futuro.
Bambini che possono TUTTO. Ma, al tempo stesso, quella malinconia, quel buco, quella mancanza non li abbandonerà mai.
E così piange alla fine la splendida Camille, piange per una possibile felicità inaspettata che si mischia ad un'infelicità radicata che, probabilmente, mai l'abbandonerà.
Piange da quegli occhioni che sono il simbolo se ce n'è uno di questa perla che tutto sugli occhi dei suoi personaggi si basa.
E' così importante quello che questi occhi raccontano che il corpo quasi non conta, è minuscolo, in questi personaggi dove il viso rappresenta un mondo intero.
Ma del resto ad un certo punto lo dicono esplicitamente "Lo si capisce dai suoi occhi".
C'è una scena importantissima.
Tutti i bambini sono in gita in montagna.
Ad un certo punto un altro bambino cade, la madre lo soccorre e lo abbraccia.
Loro guardano questa scena apparentemente così abitudinaria e banale.
Questa scena che ognuno di noi dà per scontata.
E invece no, loro quello o non l'hanno mai vissuto o non lo vivranno più.
E questo vedono.
Con questi occhi.

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Ma che bello che poi, per una volta, un film non sia solo di denuncia, non racconti solo di nefandezze o di adulti inumani, non giochi a fare il j'accuse su genitori non in grado di esser tali o strutture inadatte ad ospitare bambini di questo tipo.
Anzi, c'è il "coraggio" di raccontare di adulti notevoli.
Il poliziotto Raymond che inizia così tanto ad affezionarsi a Zucchina da considerarlo quel figlio ormai andato via.
La direttrice della casa comune che dietro la sua fisionomia e i suoi occhiali da arpia nasconde l'intelligenza che deve avere chi di bambini si occupa.
La ragazza che aiuta i bambini, così dolce.
E quel professore così entusiasta.
Sarebbe stato facile, specie in un soggetto come questo, far vedere il mondo degli adulti come mostruoso, specie se contrapposto a quello dei bambini.
E invece, vivaddio, che si mostrino questi uomini e queste donne che sanno provare e dare affetto, che sanno fare il proprio lavoro, che sanno essere umani.
Certo, non mancano adulti negativi come ad esempio la madre di Zucchina (che probabilmente si è ridotta in quel modo una volta rimasta sola) e specialmente la zia di Camille, lei sì schifosamente ripugnante.
Ma il "nostro" mondo ne esce bene o, quantomeno, ne esce "completo".

Si ride nel cartone, specie per i buffi modi in cui i bambini raccontano del sesso, con quel pisellino che scoppia e li fa preoccupare.
O come quando Ahmed fa continuamente gavettoni al poliziotto.
C'è divertimento, dolcezza, profondità.

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E c'è il personaggio di Simon, il bullo, che a me ha ricordato in un modo pazzesco un altro personaggio indimenticabile di un altro film "per ragazzi" indimenticabile, il Chris Chambers di Stand By Me.
Stessa sbruffonaggine, stessi modi da capetto. 
Ma anche stessa sensibilità, dovuta ad un passato troppo difficile per un bambino.
Ma quello che più li accomuna è un'intelligenza "pratica", una lucidità, quella che fa dire a Simon "Vai Zucchina, vai, perchè quello che ti sta capitando è un miracolo e dà speranza anche a noi".
Sembra il Chris che disse a Gordie di "andare avanti, di abbandonarli, perchè lui era diverso, era speciale, intelligente, avrebbe potuto fare grandi cose e diventare qualcuno".
E se ripensiamo che quel Chris lo interpretava River Phoenix, se ripensiamo alla fine che farà, allora il cerchio tra i due film è completo.
E' un film di profondo amore che viene esponenzialmente esaltato da questa tecnica che è amore per il proprio lavoro allo stato puro, che è anacronismo, che è fregarsene dei tempi.
Scusate ma io per la stop motion mi sciolgo...

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Zucchina.
La ribelle Camille.
Il rissoso Simon.
La speranzosa Beatrice che urla "mamma!" ad ogni macchina che arriva
Lo scherzoso Ahmed che non sopporta i poliziotti.
Il mentalmente devastato e dolce Jujube.
E Alice, simbolo su tutti dell'infanzia negata per sempre.
Con quella forchetta che sbatte nel piatto, rumore struggente se ce n'è uno.
Non sono solo 7 bambini.
Sono 14 occhi.
Provate a guardarci dentro, vi farà bene.
E riflettiamo su quei "nemmeno" del bellissimo finale.
Nemmeno, nemmeno, nemmeno.
Non c'è alcun motivo per non amare i propri figli se si è veri genitori.
Quel che sarà del loro futuro non si sa, intanto due hanno trovato una nuova casa che li fa piangere di felicità. 
Per il resto qualcosa accadrà.
Non sappiamo cosa.
Da qualche parte, come ci racconta il brano (meraviglioso) dei titoli di coda, le vent nous portera.
Ma del resto il vero nome di Zucchina è Icare, qualcuno che di vento e volo ne sapeva qualcosa.
Le vent nous portera.
Come fossimo un aquilone.



8.5

16 commenti:

  1. Anche oggi ti leggo e non ti leggo, che le aspettative sono altissime e l'attesa pure, che si prolunga da mesi visto che nei cinema della zona non si è proprio visto, e sarà l'unico film mancante degli Oscar.
    Per fortuna, organizzare cineforum significa poterlo mettere in programma: non vedo l'ora sia aprile, così potrò anche leggerti ;)

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  2. anche a me è piaciuto davvero tanto. lavoro in un cinema, proprio in Svizzera, e mi dispiace che siano stati pochi gli spettatori a dargli fiducia.

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    1. Andrè, ieri ero da solo in sala :(

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    2. A essere onesti il titolo non aiuta per nulla. A meno che uno non ne abbia sentito parlare da altri, fa passare la voglia pure di prendere iniziativa per informarsi sul fatto che non sia vietato ai maggiori di 6 anni :)

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    3. purtroppo è assolutamente così

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  3. Che meraviglia. Spero di vederlo presto ma è quel genere di cose che mi fa innamorare all'istante e per sempre.

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  4. Anch'io spero di vederlo presto perché è una tecnica che m'intriga la stop motion ;)

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    1. E' una tecnica magnifica, a me mi commuove solo pensare il lavoro e l'amore che c'è dietro per realizzarla

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  5. CerTo che citare i Noir dèsir sapendo o forse non lo sai che il cantante del gruppo ha amazzato la moglie durante un violento litigio nel 2004(?) su un film che parla della delicatezza dei bimbi...e almeno un po' curioso!
    Comunque viva la stop motion .
    E viva anche questo film , giuro che quando esce in dvd lo ordino...
    Max

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    1. Ma coraggioso io o il film Max?
      Perchè io ho messo il pezzo in quanto è sigla di chiusura del film ;)

      quindi sono stati loro ad essere coraggiosi

      e c'ho pensato anche io mentre, commosso, ascoltavo il pezzo alla fine

      conosco perfettamente la vicenda Cantat, anche solo perchè lei era figlia di Trintignant...
      Infatti quando è partito sono rimasto davvero sorpreso

      vero che è una cover, cantata da una donna, ma la scelta è davvero coraggiosa e non mi stupirei se in Francia avesse creato un pò di polemiche

      sì, ordina ;)

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    2. Una cover non lo sapevo!
      Il film intendevo....anche se probabilmente come spesso mi capita mi son espresso male.
      È già disponibile in DVD...cercherò...mi sa che debbo cercarmi anche Sauna ...non riesco ad aprire il file di Rachele.
      Ciao...non dirmi di cercarmelo in streaming..

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    3. Trovata, c'è questa nel film ;)

      https://www.youtube.com/watch?v=AyUp1rnv7rY

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  6. ieri ero in città coi boccia e volevo portarci il grande, ma lo davano solo al beltrade a un orario impossibile per noi. mannaja.

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    1. mannaggia davvero...

      è un film che sotto i 12 anni è quasi obbligatorio vedere insieme ad un adulto per me

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due cose

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3 ciao