26.4.18

Recensione: "The Yellow Sea"

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Questo film fa parte de La Promessa 2018 ( 4 su 15 )

Finalmente completata quella che io considero una trilogia, quella dei 3 thriller di Na Hong-Jin.
E, che dire, un altro grandissimo film, forse, però, non grande come gli altri due.
La storia di un uomo sino-coreano, uno considerato clandestino ovunque vada.
Gun-nam torna in Korea per uccidere un uomo, è pieno di debiti.
Ma torna anche per cercare la sua amata.
Si ritroverà invece in una spirale di violenza e morte dalla quale è impossibile uscire

Prendiamo le prime due sequenze, bastano e avanzano per capire tante cose.
Sto parlando delle scena iniziale del Mahjong e di quella in cui due i scagnozzi vanno in camera del nostro protagonista.
Cristo, contate i cambi di inquadratura se ci riuscite.
Avevo già tessuto le lodi di Na Hong-Jin recensendo altri suoi due film, il bellissimo The Chaser e il capolavoro The Wailing (arrivato mesi fa da noi come Goksung).
Ecco, mettendo dentro The Yellow Sea posso dire senza alcun dubbio che considero questo terzetto di film come la più grande trilogia di thriller realizzata da un unico regista negli anni 2000.
Avevo esaltato Na per tanti aspetti, specie per quel suo saper creare dei thriller atipici, uguali quasi a nessuno. Non so, però, quanto avessi parlato della sua regia.
 Torniamo quindi alle prime due sequenze di The Yellow Sea. 
Vedete, io sono uno che ama anche il cinema da camera fissa e nessun montaggio (pensate ai quadretti di Andersson). In più, lo sapete, farei santi tutti i piani-sequenza.
Insomma, tutto sono tranne un amante delle tante inquadrature e del montaggio imperante.
Ma quando vedo due sequenze così, quando vedo un montaggio così, capisco che dietro c'è un maestro. E uno maniacale, uno che guarda ogni dettaglio. Il 90% dei registi avrebbero risolto le due scene con 7,8 inquadrature, qualche campo e controcampo nel tavolo da gioco e un campo medio in camera di lui. E invece qui il delirio, ogni secondo c'è un'angolazione diversa, il montaggio è sontuoso, non c'è uno scavallamento di campo, c'è una regia tremendamente "a rischio" ma talmente perfetta che quasi nemmeno ci accorgiamo di quanto sia stata costruita la scena. Ragazzi, ma vi rendete conto che lavoro ci può esser dietro a un montaggio del genere? quante cavolo di angolazioni, quanta attenzione a donar fluidità, quanta attenzione nel gioco degli sguardi?
E sarà poi così per tutto il film, una cosa impressionante.

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Lo dico da subito, The Yellow Sea è forse il minore di questa pazzesca trilogia di Na. Lo è per due motivi. Il primo è la grandezza degli altri due titoli, roba da top ten dei thriller di questo secolo. Il secondo motivo è a causa di un secondo tempo che sostituisce alla straordinaria atmosfera noir del primo un eccesso di spettacolarità, spettacolarità che lo avvicina, piuttosto, al cinema americano. Ma non è tanto il problema della spettacolarità - che ci sono 3,4 sequenze da restarci secchi per perfezione- ma il fatto che questa porti a un'inverosimiglianza che, mannaggia, non ce voleva.

Il film comincia con una voice-off che parla di un cane rabbioso. E di come questo cane avesse portato la rabbia nel villaggio. Un discorso che forse dimentichi subito ma, arrivati a fine film, è impossibile non farlo tornare in testa. Perchè questo è The Yellow Sea, il racconto di un mondo rabbioso di uomini rabbiosi, un mondo dove l'unico modo per conseguire le cose è la violenza. Una violenza inaudita, un mors tua vita mea pazzesco. Na in questo eccede (i nostri occhi ringraziano, la nostra testa meno) tanto da rendere il film una specie di tarantinata d'oriente in alcuni punti. Le morti si susseguono e lo spettatore non può far altro che vederle come un body count, nient'altro. Probabilmente ci sarà un'unica morte della quale faremo in tempo ad empatizzare.

Gu-nam, il nostro protagonista, è un tassista.
E' uno Joseonjock.
Cazzo col dì? direte voi.
Praticamente c'è una piccola porzione di terra tra la Cina, la Russia e la Korea (ovviamente con il mare di mezzo, quello del titolo) che è una prefettura autonoma. Gli abitanti sono cittadini cinesi ma, in gran parte, sono di origine coreana. Insomma, degli ibridi che dai cinesi sono considerati stranieri e dai coreani schiavi e pezzenti. Non è un caso che gli Joseonjock che vogliono tornare in Korea (del Sud ovviamente) vanno -dice- a fare le prostitute se son donne, i mendicanti se son uomini. 
Ne approfitto per dire che ho visto una versione -ahimè- doppiata in cui è stato commesso un errore madornale. Gli Joseonjock vengono chiamati "sino-cinesi" che è come dire "italo-italiani". Incredibile. Ovviamente sono "sino-coreani".
Sta di fatto che la moglie del nostro protagonista è andata in Korea, che lui è piano di debiti (per colpa del visto della moglie e del gioco d'azzardo) e che per recuperare accetta di andare a fare il killer proprio in Korea.
Sono quindi due le missioni per il nostro, uccidere un uomo e ritrovare la sua amata.
Sì, ma poi il film si dipanerà in mille altre cose, in un intreccio pazzesco e, forse, anche un pochino esagerato.
The Yellow Sea è un film anche profondamente politico (ma del resto anche The Wailing lo era, tantissimo, con quel Giapponese a rappresentare lo straniero). La figura di questi uomini, gli Joseonjock, uomini con due nazionalità ma non amati da nessuna delle due è davvero potente. Basterebbe vedere il viaggio in nave, in una stiva dove si muore e si viene gettati in mare che ricorda tantissimo gli sbarchi dei clandestini africani. E questo sono questo popolo, degli eterni clandestini. Lo spettatore europeo un pò fatica, li vede come gli altri, ma in quelle latitudini è così marcata la differenza che a Gun-nam viene consigliato di mettere un cappellino, per non essere riconosciuto come un non puro coreano.

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Siccome ho accennato alla stiva diciamo subito che a livello di scenografie questo film è grandioso. Case laide, palazzi fatiscenti, stanze di motel sgarruppate, porti, seminterrati dove scorre sangue, un degrado impressionante ovunque.
L'uso delle location di Na è sontuoso.
Nel primo tempo abbiamo un noir praticamente perfetto, quasi alla Hitchcock. Gun-nam che spia il palazzo, che immagina l'omicidio, che studia i dettagli, tutto perfetto. Tra l'altro iniziamo a notare tantissimi punti in comune col capolavoro di sempre (forse) del cinema coreano, OldBoy.
L'attico, l'uomo d'affari come villain, la vendetta, l'uomo che cade sull'automobile, addirittura la celebre posa col martello che qui viene sostituita da un osso d'animale, il celeberrimo piano sequenza di Oh dae-soo che uccide tutti più volte citato, le torture. E, forse, quella scatola nel finale che, come nel film di Park, sarebbe stato un regalo per la figlia.
Arriviamo alla scena dell'uccisione del professore e, che dire, roba di cinema altissimo.
E' da qui che The Yellow Sea inizia a prendere tante altre strade, altre ramificazioni.
E diventa una specie de il buono, il brutto e il cattivo, un film con 3 protagonisti che, per diversi motivi, vogliono la morte dell'altro.
E' molto interessante come i tre siano esempi completamente diversi di uomini di morte.
Uno è il classico boss d'alta società, quello che non si sporca mai le mani ma fa uccidere uomini come fossero mosche. L'altro, l'assurdo Myun è invece il killer macellaio, quello che viene da un ambiente molto degradato (combattimenti di cani) e si mette in proprio a massacrare chiunque. Entrambi, benchè così diversi, sono a capo di bande di killer super organizzate. 
Il terzo, Gun-nam, è un uomo solo che si è trovato costretto ad essere macchina di morte prima per necessità (i soldi), poi per sopravvivenza.
L'intreccio non è facilissimo ma con un pò di attenzione non avrete problemi.
Comunque sia comincia la seconda parte di The Yellow Sea, nettamente più spettacolare ma anche più debole.
Innanzitutto è incredibile come ancora una volta la polizia coreana venga ridotta a barzelletta. La scena della fuga dal palazzo di Gun-nam è quasi fantozziana. E di sicuro fantozziana è quella sul bus. Io capisco che Na (e non solo lui, anche Bong l'ha fatto più di una volta) voglia denunciare l'incompetenza della sua polizia ma secondo me, ancora una volta, si è esagerato. E quella fuga sarà solo una di tantissime scene, ahimè, inverosimili.
Più che altro, però, l'esagerazione che fa completamente a cazzotti con la verosimiglianza riguarderà tutte le scene del macellaio Myun, un uomo che ogni volta, da solo, anche solo con un osso, farà fuori decine di killer. Accade almeno 3 volte e, davvero, se godiamo come ricci per violenza e sangue al tempo stesso un pò di delusione nel vedere un film che si tarantinizza così c'è.

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Da qui in poi avremo un film che sarà un continuo fuggire, con ogni mezzo. Ci sono scene d'azione pazzesche ma, ancora una volta, non credibili, come quella con le due automobili. Sono almeno 25 i momenti da incidente mortale ma niente, tutto o.k. Poi, però, il nostro protagonista sarà tamponato a 15 all'ora in un garage e sviene.
Ma la maestria di Na nel girare queste scene è sempre straordinaria, vedete ad esempio la sequenza col camion.
Come dicevo all'inizio il montaggio è da panico, perfetto.
Lo spettatore inizia a confondersi, in questo film di traditori non è facile tenere il filo. Accadono altri fatti poco spiegabili (come ha fatto Gun-nam in tutta Seul a trovare loro due?) e, secondo me, una delle architravi principali del film, la storia tra lui e sua moglie scomparsa, viene un pò lasciata troppo sullo sfondo e conclusa in maniera affrettata.
In ogni caso si arriva alla fine senza un attimo di tregua, anche se è forte la sensazione di un secondo tempo più spettacolare ma meno bello.
Nel finale, sempre se ho capito, avremo un ultimo colpo di scena, capiremo che tutti questi massacri, tutto questo sangue, tutto questo dolore, non solo era figlio di piccoli fatti personali ma anche che quelle che noi consideravamo vittime erano in realtà la mente di tutto.
Gun-nam riesce a imbarcarsi. 
Con sè ha un scatola, chissà che contiene.
Il Mar Giallo lo separa da casa, da sua figlia e da sua madre.
Chissà se tornerà da loro.
Un corpo affonda, una scatola, galleggiando, se ne va via

7.5/8





8 commenti:

  1. Ciao

    Mi fa piacere che alla fine tu l'abbia visto.

    Come già scrissi in precedenza io percepisco in questo film una profonda tristezza, un pò come in Mr. Vendetta.
    Essa permea ogni decisione presa dal protagonista.
    Si tratta di uno Zugzwang.....ogni mossa che può fare è comunque sbagliata e porterà alla sua lenta ma inesorabile disfatta.

    E' vero poi che il film sia il meno valido della trilogia ma come hai già più volte affermato difficile far meglio di The Chaser e The Wailing.
    Credo che abbia anche un messaggio diverso.
    Ogni concerto ha tre movimenti e di solito quello centrale risulta essere il meno elettrizzante, ma ciò non vuol dire meno carico di contenuti.

    Poi se vogliamo parlare di scene inverosimili anche capolavori come Oldboy o the Man from Nowhere ne sono pieni, e questo nulla toglie alla loro grandezza.

    Mi piace il cinema di Na e se gli altri erano due 9 questo per me è comunque un 8 pieno.

    Mandi Mandi

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    1. Il paragone ci sta ma, almeno personalmente, Mr Vendetta creava molta più empatia, per me era veramente un puro e struggente drammatico quello

      molto pertinente la cosa dello Zugwang (che ovviamente richiama Mr Nobody) ma quando ho scritto spirale da cui non si esce più questo intendevo

      ti dirò di più, a livello di contenuti forse questo è il Na che ne ha di più, potenziali o no

      e sì, di scene inverosimili ne hanno anche capolavori più grandi. Io ad esempio sono l'unico che trovò la scena più famosa di OldBoy, quella additata sempre come sequenza da Olimpo, il piano sequenza con le botte, come momento peggiore del film ;)

      sui voti non siamo distanti, io sto un pelo più basso in tutti e 3 i casi (con The Chaser invece un punto in meno) ma siamo lì ;)

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    2. The chaser l'ho preferito a Yellow sea, quando lo vidi ne rimasi profondamente colpito.. difatti ricordo che due anni fa andai apposta al torino film fest perché davano in anteprima The Wailing (poi diventato Goksun in italia) e tuttora credo sia uno dei migliori film che abbia mai visto!

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    3. la cosa sicura è che sembriamo essere tutti d'accordo in

      1 the wailing
      2 the chaser
      3 the yellow sea

      ma solo perchè il primo è un capolavoro e il secondo uno dei top del genere recenti

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    4. Capolavoro è una parola che uso poco ma qui è il caso di usarlo proprio per The Wailing..e tieni conto io non sono nemmeno un amante dei film orientali, anche se ammetto che ci sono delle vere chicche.. sei ti piacciono film originali e con personaggi ottimi e forte sceneggiatura ti consiglio (pero lo trovi solo sub ita perché in Italia non sono distribuiti) Exam, Would you rather e soprattutto Spring (quest'ultimo si trova in italiano.. per iniziare magari ne possiamo parlare

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    5. io invece adoro il cinema orientale

      Exam visto e anche recensito qui nel blog

      Spring visto ma non recensito

      Would you rather non visto ma sentito nominare ;)

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    6. Allora appena posso cerco la recensione di exam.. e di Spring che ne pensi? Io adoro il lavoro che i due registi stanno facendo fin dal loro inizio e ora il loro nuovo film sta girando moltissimo tra europa e usa nei festival anche importanti come il sundance

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    7. No, aspetta, ho detto una cazzata...

      Spring lo conosco benissimo, una sera volevo anche vederlo ma poi saltò

      Mi sono confuso con Honeymoon, con cui ha più di una cosa in comune

      tra l'altro Honeymoon l'ho anche recensito, quindi non so proprio che cazzo ho scritto qua sopra ;)

      lo vedrò, ce l'ho lì da due anni e il fatto che sia stato girato in Puglia mi ha sempre incuriosito

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