28.6.18

Recensione: "Thelma"

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Thelma è un grande film non tanto per quello che mostra ma per quello che rappresenta.
Cinema-metafora, cinema polisemantico, cinema che attraverso pochissimi significanti ci regala un mondo di significati.
Con una giovane attrice straordinaria questo è un film sulla potenza delle emozioni e dei sentimenti, sulla paura-desiderio di cambiare, sulla necessità di liberazione, sulla disperata voglia di esser sè stessi

Evidentemente quel cognome dev'esser garanzia di qualità.
Che poi io qualcosa di Lars ce l'ho visto dentro al mio primo film del Trier meno famoso, Joachim.
Ci sono stati dei momenti, più d'uno, in cui mi sembrava di star dentro ad un Antichrist meno nero, meno cupo, mano malvagio ma probabilmente, andando in profondità, ancora più simbolico.
Oddio no, meglio chiarirsi subito.
Non c'è alcun film che possa batter in simbologia Antichrist. 
Quel "più" malandrino che ho scritto (e che ormai preferisco perorare piuttosto che cancellare) sta a significare che forse, in Thelma, le possibili letture da dare al film sono anche più varie del film del Von Trier.
Perchè è proprio questo l'aspetto che mi ha fatto adorare Thelma, il suo essere tremendamente polisemantico, il suo offrirci più chiavi di lettura e, miracolo, tutte possibili e non "forzate".
Ricordo che un discorso del genere lo feci per uno dei miei film preferiti di questi anni, Magic Magic, film che, tra l'altro, in alcuni aspetti richiama Thelma in maniera pazzesca.
Però, ecco, secondo me ci troviamo davanti ad uno di quei film che se ti accontenti soltanto di vederlo può piacere o meno, se provi ad andare oltre, invece, può esser grandissimo.

Thelma è una ragazza adolescente timorata di Dio.
In realtà, e qui ci avviciniamo già alla polisemia di cui sopra, Thelma è timorata di molte più cose. praticamente di tutto.
Nel prologo la vediamo bambinella, sui 6 anni, andare a caccia col padre.
Boschi innevati, ghiaccio e un cerbiatto a cui sparare (solo negli ultimi 4,5 anni ricordo almeno quattro film con prologhi o scene madri riguardanti la caccia in boschi innevati).
Il padre dice alla figlia di star zitta, poi prende la mira per sparare.
Mentre la bambina è assorta il padre sposta la canna verso di lei.
Grande prologo, uno di quelli che oltre ad esser benissimo girati ci offrono già, in pochi secondi, degli imput al cervello.
Perchè voleva uccidere la propria figlia?
Bene, da quel momento il cervello non smetterà più di elaborare, per tutta la durata del film.

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Seconda sequenza è una strepitosa god view che parte dal cielo e arriva, pianissimo, fino ad una ragazza che sta camminando in quell'immensa piazza.
O.k Joachim, due sequenze e sono già tuo.
In realtà, poi, Thelma sarà tutto tranne che un mero esercizio di stile. 
Anzi, credo che sia così alta la profondità di scrittura che alla fine della regia te ne dimentichi pure, o così è successo a me.
Thelma è a scuola. Un nugolo di uccelli neri vola vicino alla finestra, qualcuno ci si schianta contro.
Thelma ha un tremendo attacco epilettico. Alla luce di tutto quello che vedremo dopo questa scena prenderà significato perchè probabilmente solo il fatto che Anja le si sia messa seduta vicino ha regalato a Thelma un'emozione che non è riuscita a controllare.
Se a questo film (ed è una delle soluzioni possibili) dessimo una lettura sentimentale ci troveremmo davanti ad un vero e proprio colpo di fulmine, un colpo di fulmine mascherato da uccelli neri che si schiantano sulla finestra e da una ragazza che ha un attacco epilettico.
Il film va avanti e la giovane ragazza ha attacchi sempre più forti.
Non capisce a cosa siano dovuti, non riesce ad indivuarne la genesi, è impaurita da sè stessa. E non ricorda assolutamente, non ancora, un tremendo fatto successo quando era piccolina, un fatto che Trier ci svela piano piano, magistralmente. In realtà non possiamo parlare di colpo di scena, lo spettatore vedendo quella madre su una sedia a rotelle e un membro in meno in famiglia sa già cosa è successo. Tutto sta a vedere "come" è successo.
Proprio il rapporto con la famiglia è il fulcro del film e, probabilmente, la parte più ambigua e difficile da "capire" e giudicare.
Prima di addentrarci in tutte le possibili letture parliamo d'altro.
Thelma è interpretata in maniera sublime dalla giovane Eili Harboe, talmente brava e intensa da essere un tutt'uno col personaggio.
Tutte le sue paure, tutte le sue speranze, tutti i suoi blocchi sono restituiti dalla giovane attrice anche solo attraverso il volto, un volto che Trier ci offre in primissimo piano decine e decine di volte come a dirci che tutto è là dentro, tutto è in quella testa, in quel cervello e in quello sguardo.
Come accade sempre nel cinema nordico eccellenti anche tutti gli altri attori.
Il film ci regala 3,4 sequenze splendide, di cui probabilmente parleremo cercando di addentrarci nel significato.
Semmai il difetto di Thelma è in una sproporzione tra primo e secondo tempo con un eccessiva componente paranormale nel secondo. Intendiamoci, volendo potremmo leggere il film tutto in chiave metaforica, comprese quelle 3,4 scene evidentemente paranormali. Ma avrei preferito che la sottile linea che separa il significante dal significato e l'evento manifesto dalla metafora fosse, appunto, più sottile e che ci fosse ancor maggiore ambiguità.
E, fosse per me, avrei del tutto eliminato la figura della nonna.
Ma di cosa parla il film?
La prima lettura, quella più spirituale, potrebbe essere quella del timore di Dio. Anzi, allargando più il campo potremmo parlare di timore del Padre e dell'Autorità.
Thelma è stata cresciuta con dottrine cattoliche ferree, un pò come le ragazzine di Stop the pounding heart (e, caspita, "ferma quel cuore pulsante" sarebbe stato titolo perfetto qua).
Ogni sua singola azione, dal bere, al fumare, al conoscere ragazzi è condizionata dalla sua educazione.
In questo senso davvero ottime le telefonate con la famiglia. Ci raccontano un "controllo" da parte dei genitori al limite del sopportabile, un volerla tenere costantemente sott'occhio, in una campana di vetro di privazioni. In realtà, poi, a tutto questo potremmo dare una lettura diversa, ovvero quella di controllare la figlia per evitare o che le accada qualcosa di brutto o che faccia qualcosa di brutto agli altri.
La figura di questi due genitori via via che il film andrà avanti passerà dall'essere assolutamente negativa all'acquisire sfumature diverse, tanto che, ad un certo punto, alcune loro azioni ci paiono pure comprensibili.
In ogni caso in questa lettura del film il fatto che lei "uccida" il padre e che quell'uccello gli esca dalla bocca è perfetto. Thelma si è finalmente liberata dell'Autorità, paterna e spirituale, e può finalmente essere sè stessa.
In questo senso non parlerei nemmeno di interpretazione, semplicemente questo accade, in maniera quasi lampante.
E' prima, semmai, che possiamo sbizzarrirci.
Perchè tutto quello che vediamo può esser letto in mille modi diversi.
Thelma può essere un film sulla scoperta dei sentimenti e delle emozioni.
Un film sulla perdita della verginità (in tanti ambiti, non solo sessuale).
Un film sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta.
Un film sulla paura di star bene.
Ma a me piace molto una lettura che da sola comprende alcune di queste qua sopra, ovvero un film sulla paura dei cambiamenti.

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La cosa bella è che in quasi tutte queste letture potremmo sostituire la parola "paura" con "desiderio". Nel senso che molte volte quello che accade a Thelma non è tanto simbolo di un blocco, ma della voglia tremenda di superarlo quel blocco, una voglia però paralizzata, insuperabile, come quella piscina dalla quale non riesce ad uscire, se non nel finale, una volta ucciso il padre.
E' come se i suoi attacchi epilettici non siano dovuti qualcosa di negativo ma, al contrario, a qualcosa di bellissimo che lei ha paura di andare a conoscere.
La lettura sentimentale è molto forte. A mio modo di vedere c'è una scena che vale un film, quella in cui Thelma guarda l'incavo dell'orecchio di Anja. Fissare l'incavo di un orecchio dell'altra persona è amore puro, non serve metter dentro altro. E c'è quel ti amo che Anja le dice all'improvviso, e ci sono gli sguardi tra le due, e c'è Thelma che guarda la loro foto insieme con gli occhi lucidi, e c'è la fantastica scena dell'esperimento in cui Thelma non riesce a pensar ad altro se non ad Anja.
Il fatto, però - e questa cosa gliela dice anche il padre- è che non siamo sicuri dell'amore di Anja verso di lei, non sappiamo se è naturale o frutto dei poteri di Thelma.
Al tempo stesso questo fatto potrebbe svilire da morire questo sentimento come potenziarlo, quasi a dire che quando si ama in modo così grande si scatena una forza che va al di là delle umane comprensioni. 
Del resto che l'amore possa essere un superpotere è dato di fatto.
In realtà Anja potrebbe anche rappresentare per Thelma la sua parte più libera, quella che può permettersi di andare contro i dogmi del Padre.
Anja potrebbe essere il proibito, la scoperta del sesso, le prime bevute, le prime droghe. In realtà la figura di quella bella ragazza non ci è mai presentata come immagine del vizio, anzi, ci appare come una ragazza veramente notevole, capace di voler bene, amare e rispettare Thelma.
Ma per la stessa Thelma anche un solo bicchiere di vino, anche solo uno spinello (nemmeno vero), anche solo un piccolo sfiorarsi sono qualcosa di nuovo.
E dirompente.
In questo senso magnifica la scena del teatro, forse la più intensa ed incredibile dell'intero film, una scena dove un semplice esser sfiorata diventa una specie di terremoto, un qualcosa di gigantesco che Thelma non riesce a controllare.
Raramente ho visto rappresentata in maniera così forte e travolgente questa emozione.

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Il fatto è che per tutta la sua vita la ragazza ha represso qualsiasi gesto, qualsiasi pensiero. Ed ecco così che anche delle minime cose hanno un effetto tellurico su di lei.
Subito dopo, però, c'è sempre il senso di colpa, il ritorno in famiglia (metaforico e non), il terrore di superare quel guado, l'esser sè stessa, guado che Thelma supererà solo nel finale dove l'accettare di avere quei poteri altro non è che, appunto, l'accettare chi si è e cosa si vuole.
Lo sguardo nel finale è quello di una ragazza diversa, finalmente libera, una ragazza che ha deciso di vivere la vita che desidera.
Parlavo prima di paura del cambiamento, perchè credo sia questa la lettura che può quasi racchiudere tutte le altre, dalla liberazione di Dio alla perdita di verginità, dal diventare adulta all'abbandonarsi ai sentimenti e ai desideri.
Quando Thelma fa scomparire il suo fratellino non è tanto per odio ma perchè quel fratellino ha rappresentato per lei un cambiamento che non riesce a gestire. E di lì in poi sarà sempre così. Ogni cosa che può cambiare lo status quo o il solo mondo che conosce (il vino, la sigaretta, il sesso, l'amore, l'università, il sentirsi accettata - ah, sono soprattutto qui i rimandi a Magic Magic-), ogni nuova cosa che capita o può capitarle Thelma la vive con un'angoscia incredibile, un'angoscia che, come dicevamo sopra, molte volte deriva proprio dal grandissimo desiderio di volerla vivere quella cosa.
E' la paura di star bene o, in alcuni casi, quella di avere una forma mentis per cui quelle cose non le devono appartenere.
Trier mette dentro simboli abbastanza evidenti, come il serpente tentatore.
Ma io più che questa visione spirituale ci vedo dentro una molto più umana, molto meno legata ad ambiente e dogmi e più dentro di lei.
Anche tutte le scene paranormali (la ragazza che scompare, il padre che brucia, la madre che si alza in piedi) possono avere letture solo metaforiche ma, forse, anche restando nel campo del paranormale, il significato rimane lo stesso, ovvero la straordinaria potenza che può generare la forza di volontà, il desiderio, il bisogno di essere sè stessi.
In questo senso credo che Thelma sia uno splendido film sulla potenza delle emozioni e dei sentimenti, sulla fragilità, sull'effetto dirompente che possono avere anche le piccole cose.

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Un film di dettagli, di mani che si sfiorano, di incavi di orecchie, di sguardi complici.
Un film che racconta in maniera straordinaria di come nella nostra vita siano sopattutto le emozioni, vissute o represse, a smuoverci un mondo dentro, non le cose grandi che ci accadono.
E degli uccelli che si schiantano su una finestra, delle luci che si spengono senza motivo o un intero teatro che trema altro non sono che l'immagine di una ragazza che sta per innamorarsi, che vuole innamorarsi, che vuole vivere, che vuole esser felice

8





11 commenti:

  1. Monsieur Oscar29 giugno 2018 09:12

    Ottima analisi! La condivido in pieno per tutto... il vero valore del film si misura sul valore delle esperienze che fa Thelma, della carica emotiva che scopre e vive. E a riconferma di questo secondo me è interessante integrare anche la religione e ciò che studia Thelma, ovvero biologia. Per quanto diverse nel loro approccio, sia la scienza, intesa come biologia e come medicina (il padre è medico in effetti) che la religione vogliono dare risposta a tutto, spiegare il mondo, in maniere diverse certo, ma comunque spiegarlo. È interessante a tal proposito la discussione tra Thelma e i genitori a tavola quando si parla dell’origine della vita e il padre le chiede cosa c’era prima. Il volere dare risposta a tutto spesso riduce il valore delle cose. E forse è di nuovo anche questo un significato importante: quelle esperienze che Thelma fa non devono essere spiegate, la scienza non può, la religione nemmeno, sono in questo senso soprannaturali (ecco il senso forse del soprannaturale). Sono emozioni ed esperienze che vanno vissute, non spiegate. Sono emozioni forti, totalizzanti, a cui Thelma non riesce a dare una spiegazione e di questo si tormenta. Avere tutto sotto controllo e poi subito dopo essere travolti da un vortice di emozioni inaspettato. Alla fine è un po’ appunto come l’amore tra loro, fatto spesso di sguardi, di sorrisi, di contatti fisici, perché non servono spiegazioni. Bellissimo il dettaglio dell’orecchio che hai fatto notare e di nuovo però torno sul concetto che ho più volte ribadito: quel dettaglio non ha bisogno di spiegazioni da parte di Thelma. È l’emozione ciò che conta. Un’emozione spontanea, vera, viscerale. E viscerale è questo film, perché non passa dal cervello, ma deve essere vissuto senza troppe spiegazioni. Grande Caden, come al solito! Le tue recensioni mi aprono sempre la mente :relaxed:️

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    1. ah, caspita, hai colto un particolare importantissimo che mi era sfuggito

      è vero, la sua scelta di far biologia, di seguire la scienza (poi biologia...) in contrasto con la sua educazione

      ed è vero, quella discussione a pranzo l'avevo rimossa ma è davvero importante.

      "E forse è di nuovo anche questo un significato importante: quelle esperienze che Thelma fa non devono essere spiegate, la scienza non può, la religione nemmeno, sono in questo senso soprannaturali (ecco il senso forse del soprannaturale). Sono emozioni ed esperienze che vanno vissute, non spiegate. Sono emozioni forti, totalizzanti, a cui Thelma non riesce a dare una spiegazione e di questo si tormenta"

      sì, perfetto. Possiamo anche dire che in questo caso la religione è castrazione, la scienza capire le cose. E non è un caso che lei voglia fare tutti quegli esami, voglia capire che malattia ha, si rivolga a tutti medici.

      E invece tutto quello che le accade, come dici, sono pure sensazioni, emozioni, che non devono nè essere castrate dalla religione nè spiegate dalla scienza

      e sì, qui si cela una volta di più il concetto di soprannaturalità delle cose, dei sentimenti


      e alla fine lei si libera sia sall'autorità paterna e religiosa sia dalla sua (altra) forma mentis scientifica

      vivo quello che voglio vivere, senza reprimerlo nè spiegarlo

      grazie del commento, hai tirato fuori un altro aspetto assolutamente decisivo

      e in questo ora mi fai pensare a discrete analogie con I Origins, anche se apparentemente parlano di cose diverse

      grazie a te, figurati ;)

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  2. Film davvero inaspettato, delicato ma potente, come la fase della vita di cui tratta. Che sia arrivato in Italia è davvero un mezzo miracolo!

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    1. e ne stanno accadendo sempre di più di questi miracoli Erica ;)

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  3. Boh, se fosse il cambiamento in generale la causa di tutto, al momento dell'allontanamento dalla famiglia per andare all'Università in un'altra città avrebbe dovuto distruggere il mondo.
    Sono il contatto umano e soprattutto le emozioni a rendere i suoi poteri pericolosi. E non credo c'entri nemmeno la ribellione al potere e alla religione, io ho visto il film con la sensazione che Thelma fosse stata cresciuta così proprio per limitare le sue esperienze e tentare di ridurre (se non addirittura eliminare gli eventuali danni a se stessa e agli altri). I genitori potevano anche bestemmiare 10 ore al giorno, se avessero avuto una figlia normale se ne sarebbero sbattuti della chiesa secondo me, non mi hanno dato la sensazione di essere così credenti, ma le hanno dato questi insegnamenti proprio per proteggerla, io non li ho mai visti come figure negative. Se poi tutto il film lo si guarda in chiave metaforica tutto può prendere un altro significato certo, ma se crediamo ai poteri di Thelma il comportamento dei genitori è comprensibile e giusto, telefonate incluse.

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    1. La parentesi si chiudeva prima. Scrive col cellulare su sta mini finestra è un'agonia

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    2. No, credo che la cosa del cambiamento (intenso come nuove esperienze) sia proprio la base.
      Infatti lei aveva anche problemi di integrazione e questi già le causavano crisi (per mezz'ora il film è Magic magic).

      ma il film ci racconta proprio che sono i cambiamenti più intimi e più legati ai rapporti quelli più devastanti.
      Insomma, un sorriso dell'altra ragazza ha un effetto più grande di un cambio città, come dici. Ma sempre una novità che mette in difficoltà Thelma è

      praticamente hai ribaltato il film, la tua ipotesi non l'avevo nemmeno presa in considerazione

      l'educazione cattolica non come causa dei suoi problemi ma come tentativo di soluzione addirittura
      ci può stare

      ma alla fine anche se da posizioni di partenza opposte si arriva allo stesso punto, Thelma non vive a causa di quell'educazione, che sia stata convinta o no, in buonafede o malafede poco cambia (cioè tanto nell'analisi del film ma non nei risultati)

      ma infatti più si va avanti più il comportamento dei genitori si capisce

      in ogni caso credo siano loro la causa di tutto e loro ad aver commesso errori

      come ne commettono tutti i genitori

      sarebbe da rivedere una seconda volta per capirli meglio

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  4. Cazzo volevo vederlo assolutamente perché trovo i film "nordici" davvero interessanti ma l'hanno tenuto in programmazione da me solo una settimana e non sono riuscito ad andare!

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    1. eh, anche qui solo una settimana ma ce l'ho fatta ;)

      lo recupererai in altro modo, per forza

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  5. "Uno splendido film sulla potenza delle emozioni e dei sentimenti, sulla fragilità, sull'effetto dirompente che possono avere anche le piccole cose". È tutto qui, tant'è che il prologo ci scatena subito emozioni di sdegno o curiosità (a seconda delle nostre inclinazioni al cinema, forse) e quella scena non se ne va più dalla testa.

    Bellissima la chiave di lettura sulla paura dei cambiamenti, davvero. Non è forse così anche per noi? Chi più, chi meno, non avvertiamo fisicamente un momento importante? Il corpo, prima della mente, ce lo fa sapere.

    Estasianti la scena dell'orecchio, di una bellezza immutabile, e la morte del padre, il cui fuoco parte dalle mani (proprio lui che mise le mani di Thelma sulla candela per farle sentire come si brucia all'Inferno) e si estingue solo affogando dentro l'acqua purificatrice (quasi battesimale).

    Personalmente ho visto molti richiami a Carrie (e non ho potuto non pensare a La Vita di Adele) ma lo stile nordico angoscia molto di più con la sua fotografia gelida e gli ambienti perfetti come la biblioteca ed il teatro; i colori freddi sono ovunque ma se la memoria non mi inganna Thelma mette invece il rossetto rosso proprio a teatro, la sera di quell'evento così represso, eppure così voluto, eppure così impossibile da sostenere.

    Il magnifico epilogo a me non lascia dubbi e credo sia un'auto legittimazione di ciò che Thelma è: prima tanto spaventata da certi cambiamenti, quanto mai decisa ora sul far accadere ciò che desidera.

    (Aver visto Il Sacrificio del Cervo Sacro e poi Thelma a distanza di pochi giorni è un'esperienza indimenticabile che rende necessario rivederli con calma e distanti l'uno dall'altro, almeno per me.)

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    1. sì, è un grandissimo prologo che ci "emoziona" e ci mette subito domande in testa, perfetto

      assolutamente, la paura dei cambiamenti è in "quasi" tutti noi. Io ce l'ho avuta tantissime volte, adesso invece mi sento molto più sicuro in questo. E sì, il corpo ci dice sempre qualcosa in anticipo, dalle farfalle sullo stomaco se ti innamori alle gambe che cedono per la paura. Credo arrivi prima alla testa, poi subito al corpo e poi torna alla testa perchè analizziamo cos'è ;)

      guarda, rileggendo i miei appunti ero "incazzato" di due cose che non avevo messo. Il fuoco del padre riferito al racconto di lei (c'ho proprio l'appunto "muore bruciato come le bruciava le mani") e il riferimento a Carrie (che ho messo quasi a inizio film)

      hai coperto perfettamente te quello che avevo dimenticato di scrivere ;)

      sì, quello è il rossetto della passione, probabilmente della passione che lei voleva e che "sentiva" stare arrivando ma che poi, quando arriva, arriva in maniera talmente dirompente da dover fuggir via

      no no, finale senza dubbi, è una ragazza libera(ta), che accetta quello che è e quello che prova

      ma credo che la scena chiave sia la morte del padre e poi lei sulla riva che sputa quell'uccello

      è quella liberazione a regalare finalmente Thelma a Thelma

      esperienza indimenticabile (anche per me sono gli ultimi due) per due film che poi hanno anche punti in comune..

      e più di uno

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