9.2.19

Oltre l'immagine, viaggio nel significato nascosto dei film (4) - I Soprano - Di Edoardo Romanella

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Quarto appuntamento con Edoardo e la sua rubrica di approfondimento/analisi/svelamento significati di film.
Questa volta non analizza un film (e abbandona Lynch) ma una serie, probabilmente una delle 5 serie più amate e apprezzate di sempre, I Soprano

Dunque, iniziamo subito col dire che questa è una serie che ha davvero fatto la storia, nonostante sia relativamente recente. Ideata dal regista e sceneggiatore David Chase nel 1999, la trama ricalca lo stereotipo della famiglia mafiosa italo-americana: Tony Soprano (James Gandolfini) è il capo famiglia, di origine italiana (i genitori erano di Avellino), sposato con Carmela (Edie Falco), e con due figli, Meadow (Jamie-Lynn Sigler) e Anthony Soprano Junior (Robert Iler).
Il nucleo familiare è quasi tenuto all’oscuro riguardo gli affari di Tony (anche se non è del tutto esatto dire così), e vista la continua tensione dovuta al suo stile di vita e alla crisi di mezza età, il capo-famiglia inizia a essere afflitto dalla depressione. Così si reca da una psicologa (Lorraine Bracco), anch’essa di origine italiana.
Tuttavia, nonostante i suoi turbamenti psichici, continua col suo sporco lavoro, fatto di riciclaggio di denaro, spaccio e omicidi su commissione, senza contare la sua completa infedeltà alla moglie, tradita ogni volta con prostitute o amanti occasionali.
Da contorno alla vicenda possiamo ammirare altri pittoreschi personaggi: dalla madre, ai parenti, agli uomini della sua banda: Christopher Moltisanti (Michael Imperioli), Silvio Dante (Steven Van Zandt), Paulie Gualtieri (Tony Sirico), lo zio Corrado Junior Soprano (Dominic Chianese) eccetera, eccetera, eccetera, una miriade nelle ottantasei puntate che la compongono.


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Il cast è in gran parte caratterizzato da attori di origine italo-americana, per dare, diciamo, una raffigurazione ancor più attendibile nelle movenze o nell’accento linguistico di ogni personaggio.
Detto ciò, è una serie che ha fatto molto scalpore nonostante la notevole fattura, perché ricalca uno stereotipo poco piacevole riguardo gli italiani, venendo severamente criticata da uomini di Stato americani oltre che da politici del nostro bel paese. Ma che cosa vogliamo pretendere? Raffigura semplicemente e in modo fedele come agisce un’organizzazione criminale di stampo mafioso, e vogliamo forse negare che la Mafia in America ce l’abbiano portata gli italiani? No di certo, è un dato di fatto, la storia insegna.
All’inizio comunque, nonostante le numerosissime critiche favorevoli, non ero sicuro di vederla, perché di film sulla mafia ce ne sono a centinaia, da Il padrino, a Casinò, a Quei bravi ragazzi, solo per citarne alcuni (che tra l’altro vengono omaggiati dalla serie). Quindi mi chiedevo: che cosa avrà mai di diverso rispetto a questi altri lavori? Cosa avrà mai di tanto speciale?
La risposta è: TUTTO.

E’ eccezionale sotto tutti gli aspetti. In primis, è sfuggevole, la sorte di ogni personaggio viene sempre lasciata al caso: ognuno può morire in qualsiasi momento, ogni evento che lo spettatore aspetta concludersi in maniera “standard” e prevedibile può chiudersi in un altro modo, magari senza colpi di scena, o senza una tanto “invocata giustizia”, perché così è anche nella vita reale.
Gli attori poi sono stati magnifici, tutti quanti, dai personaggi principali, a quelli secondari, alle semplici comparse, e in primis colui che interpreta il protagonista, James Gandolfini, scomparso qualche anno fa a Roma per un attacco cardiaco, ma la cui straordinaria bravura resterà per sempre impressa nella storia del cinema e della Tv.

Altro aspetto positivo è il ritratto della Mafia, come una grande famiglia, o meglio, come tante famiglie associate tra loro, e nelle quali ogni individuo possiede un proprio “codice d’onore”, un codice che consiste nel non tradire mai i propri “fratelli” o affiliati, anche se questo dovesse comportare la galera. Più volte però questo codice viene meno, più volte il tizio di turno non esita a tradire per evitare di andare in prigione o essere ucciso. E’ il denaro a farla da padrone.

Oltre ai film già nominati sopra, è lampante anche l’omaggio a I Simpson.
Tony Soprano = Tony Ciccione (Fat Tony in inglese), uguale nel nome e nella corporatura, con la sola differenza che Tony Ciccione è siciliano, Tony Soprano è di origine campana, di Avellino.

Questa serie deve molto a I Simpson, come del resto ogni cosa sia apparsa sullo schermo dopo il 1990. Ma ci sarà tempo per parlarvene.

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Altra straordinaria caratteristica sono i sogni: la loro rappresentazione è eccezionale, destrutturata, onirica, come sospesi in un limbo, quanto di più fedele ai sogni reali.
Quindi, alla luce dei fatti, vi chiederete cosa c’entri questa serie con questa specifica rubrica. Beh, la questione è semplice: il finale. Quel maledetto finale che dal giorno della sua uscita ha suscitato perplessità e ipotesi da parte di tutti i fan.
Ci tengo a dire che questo articolo risale al 2012 (o 2013, non ricordo con esattezza), e è passato per altri due blog prima di arrivare qui (nello specifico La Settima Arte e Rapid Eyes Movement). Tengo anche a dire che fui criticato per la mia spiegazione, come fosse una mia personale visione che poco c’entrava con l’opera.
Poi però, credo un anno dopo circa, il regista in un’intervista ha finalmente svelato il significato di questo tanto agognato finale, e…udite udite…disse ciò che avevo già scritto, solo con parole diverse. Della serie: “Non per dire che lo avevo detto, ma…lo avevo detto”.
Comunque, se ancora dovete vedere la serie fermatevi qui nella lettura, perché da ora iniziano gli SPOILER.
Finale: la famiglia Soprano si dà appuntamento in un ristorante. Tony entra per primo, si siede e accende il juke-box al tavolo, poi entra Carmela. Anthony Jr. entra dopo pochi secondi, preceduto da un misterioso personaggio (che nei crediti è indicato come “Man in Member’s Only Jacket”). Mentre padre, madre e figlio conversano a tavola, Meadow cerca di parcheggiare l’auto: dopo aver incrociato lo sguardo con Tony, l’uomo misterioso si avvia verso la toilette. Meadow parcheggia e corre per entrare nel locale. La campanella della porta suona e Tony guarda di fronte a sé Meadow. Lo schermo bruscamente diventa nero e la musica si ferma. Dopo 10 secondi di buio e silenzio, iniziano i titoli di coda.

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Sono partite in automatico diverse teorie riguardo una spiegazione: l’uomo misterioso che entra nel bagno è un sicario ingaggiato per uccidere Tony, e gli spara in testa proprio quando nel locale entra Meadow (in questo caso, sarebbe un omaggio a Il padrino); è una teoria che si fa forte anche del fatto che lo schermo diventa nero, senza suoni né scritte, per diversi secondi. Altra teoria: in realtà è stata uccisa Meadow, e non Tony (in questo caso, sempre omaggio a Il padrino, stavolta il terzo capitolo). Altra teoria: Tony non è seduto al fast food, ma sta dormendo, e quello è un sogno, ipotesi dettata dalle canzoni che si susseguono nel juke-box e dal fatto che i sogni sono molto ricorrenti nella serie, accreditata anche dal fatto che mentre la scena va avanti, tutte le persone in secondo piano appaiono sfocate.
Tutte ipotesi suggestive, ma siamo fuori strada. In realtà non c’è bisogno di una vera e propria spiegazione per decifrare il finale, perché non siamo in presenza di un finale da decifrare, e gli elementi che fanno da chiarificatori non devono essere ricercati in uno schermo nero, o in una scena di un episodio dove Tony parla della morte (definendola come buio), o in un parcheggio che una ragazza non riesce a fare, o nei titoli delle canzoni di un juke-box (titoli ambigui che rimandano ai sogni), ma nell’essenza stessa che ha caratterizzato questa serie fin dall’inizio: l’imprevedibilità del caso.
E’ questo che fa sprofondare Tony nella depressione, è questo che caratterizza tutti gli eventi, è questo che differisce questa serie da ogni altra serie prodotta finora, è questo che rappresenta il finale: l’Universo indifferente a tutto, costituito solo e unicamente da materia in movimento, non soggetto alle leggi del Bene e del Male. Si può morire ora, tra dieci anni, tra cento anni, tra un milione di anni, non importa, è questo il senso, è esattamente la stessa cosa: si vive, e prima o poi, si muore. Non ha alcuna importanza se Tony dopo l’ultima immagine sia stato ucciso, o sia vivo, è un evento come un altro, morirà comunque, ed è inutile cercare di ipotizzare cosa sia accaduto dopo quell’ultima immagine, per la stessa sfuggevolezza che è presente in tutta la serie. Si vive e si muore, spettatori passivi in balia del Caos, senza un creatore che intervenga per decidere le loro sorti.

















2 commenti:

  1. Grazie Edoardo,
    Anche solo per aver dedicato questo post ai Soprano. Io non riesco a seguire volentieri le serie forse per evitarmi dipendenze. Ma i Soprano, grazie al regalo di amici, son riusciti ad abbattere la mia barriera, pianpiano episodio dopo episodio. Niente era prevedibile e loro perfetti. Ora attendo il ritorno del figlio di Gandolfini con la prequel... chissa'?
    Non avrei mai fatto associazioni tra i Soprano ed i Simpson, non avevo collegato i nomi.
    il finale e' stata per me la conferma della qualita' della serie e delle ragioni che mi avevano condotta a seguire la storia fino alla fine, che poi appunto non e' una fine.
    Francesca Basile
    Grazie anche a Giu'

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