7.2.19

Recensione: "Tiempo Compartido" (Time Share) - Su Netflix - 18 -

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Un film Netflix lontanissimo da quello che la gente pensa di un "film Netflix".
Il messicano Tiempo Compartido è infatti un film raffinato, difficile, con una sceneggiatura straordinaria che non fa alcuna concessione al mainstream.
Una commedia nera che sembra mischiare Madre! e The Bothersome Man, un film surreale che piano piano all'atmosfera divertente sostituisce un forte fastidio.
Ma, soprattutto, un film dalle tante letture e di grande sensibilità.
Un film sul riuscire a restare sè stessi, sul riuscire a vivere intimamente il dolore senza vendersi a follie collettive.
Tanta roba

Meno male che ci sono lettori che me li trovano al posto mio sti film.
Perchè io so sempre più convinto e persuaso che dentro Netflix, a scavare, ci sono film interessantissimi che niente hanno a che fare con quelle che, nel 90% dei casi, sono le dinamiche dei film Netflix, ovvero film piacevoli, visivamente impeccabili, magari anche interessanti ma mai completamente "liberi" da certe logiche commerciali.
Ecco, dopo Calibre e The Maus (per me indipendenti al colosso) ecco che mi vedo questo film messicano (attenzione, la nazionalità è importante) che forse tra tutti e 18 i film Netflix che ho visto è quello meno adatto al "pubblico Netflix".
Perchè Tiempo Compartido si presenta come film divertente e grottesco ma in realtà è molto raffinato e complesso.
E se lo spettatore non ha voglia di andare oltre le righe troverà un prodotto a metà, gradevole ma che lascia una strana sensazione in bocca.
Commedia nera, commedia dell'assurdo, commedia "fastidiosa", queste sono le prime 3 definizioni che mi vengono in mente per questo film.

Una giovane coppia va in vacanza in un bellissimo resort.
Prima ancora che possano passare lì la prima notte, però, gli piomba nell'appartamento un'altra famiglia.

A niente valgono le lamentale del giovane padre, quel tipo di vacanza è un "multiproprietà" , si deve adeguare.

Ne approfitto per dire due cose sul titolo e su questo concetto.
Il Tiempo Compartido del titolo (e anche il corrispettivo inglese Time Share) sono termini che  -oltre a definire letteralmente un "tempo condiviso"- in quelle due lingue si riferiscono proprio a queste vacanze in cui ci sono delle proprietà condivise da più clienti.
Come delle seconde case in cui ci sono più padroni.
In italiano hanno tradotto multiproprietà (in modo giusto) perchè il termine generico "tempo condiviso" non avrebbe avuto l'accezione della lingua originale.

Sta di fatto che Pedro (il giovane padre) si ritrova così "invaso" da quest'altra famiglia.
Non solo, l'atmosfera generale del resort è molto strana, quasi da setta.
E mentre sua moglie e suo figlio piano piano sembrano trovarsi sempre di più a loro agio lui sembra l'unico a vivere una specie di incubo...

Grande soggetto.
In realtà, e qui sta la parte più forte di sceneggiatura, Tiempo Compartido racconta due vicende parallele. Oltre a quella di Pedro e famiglia c'è la storia di Andres, un uomo buono e solo che un tempo lavorava in quel resort. 
Poi ebbe un malore (nello splendido prologo) e finì a lavorare nei sotterranei, come addetto alle pulizie.
Sua moglie invece sta piano piano salendo di grado nell'organizzazione (ripeto, simile ad una setta).
 Il resort non è più messicano ma americano (attenzione...) e ha un progetto ambiziosissimo, offrire il "paradiso" ai propri clienti ed espandersi sempre di più.
La vicenda di Andres andrà sempre più in parallelo con quella di Pedro tanto che... (lo vedremo).

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Ci sono tantissime chiavi di lettura in questo film, non si sa nemmeno dove cominciare.
Innanzitutto è da premiare l'atmosfera che crea.

In qualche modo il regista opta per un mood sempre divertente (anche nelle musiche ad esempio) anche se la situazione del protagonista si fa sempre più grottesca e insidiosa.
A me per certi versi ha ricordato moltissimo Madre!, riferendomi a questa violazione della privacy, a questo sentirsi ospite in casa propria e a come il proprio congiunto (anche se a sessi opposti rispetto al film con Bardem) sembri invece andare sempre di più dalla parte degli "ospiti".
Pedro sembra l'unico in questo resort a non trovarsi a proprio agio (altro riferimento è The Bothersome Man), l'unico a non partecipare a questa "gioia condivisa", l'unico a scorgere qualcosa di profondamente sbagliato in quello che lo circonda.
Nel frattempo il regista ci offre delle chiavi, come il nome della nuova catena di padroni (Everfields), come quei simboli che la rappresentano, come il nuovo giovane capo americano (una specie di guru o coach life molto ambiguo, suadente, falso e arrivista).
E' interessantissimo come lo spettatore piano piano, pur trovando il personaggio di Pedro davvero antipatico (è uno snob altezzoso e arrogante) inizi sempre di più a parteggiare per lui, a capirlo e difenderlo.
Fino ad un finale davvero emozionante e bellissimo metaforicamente.
Film di regia accattivante, pieno di inquadrature notevolissime (penso alla god view nell'enorme hall dell'albergo con quegli occhi disegnati a terra, alle scene notturne della golf car, al lentissimo zoom che ci porta al primo piano di Andres, alla fantastica scena dell'acqua rossa nelle lavatrici e tante altre) che ha però nella scrittura tutta la sua forza.

Di cosa parla il film?
Eh, una parola...
Innanzitutto possiamo vedere la dimensione sociopolitica, con quel resort messicano che un tempo significava "famiglia" diventato adesso una multinazionale americana che vende emozioni di plastica, rende tutti uguali a sè stessi e fa del successo a tutti i costi il suo grido di battaglia (il paradiso viene visto come un qualcosa legato indissolubilmente al successo, al possesso, alla proprietà).
Andres sembra l'unico rimasto indietro, ai tempi che furono, ad una dimensione umana.
Lui e Gloria persero il proprio figlioletto e nessuno dei due è mai riuscito a superare il trauma.
Ma mentre lui, pur malato (lo considerano un pazzo e prende medicine) sembra ancora esser rimasto un uomo, Gloria si è invece fatta ammaliare da questa associazione che vuole sublimare il dolore attraverso un lavaggio del cervello.
La scalata aziendale che fa Gloria è la metafora di quelle persone che non riescono a superare un trauma e per questo si affidano a "cure alternative", molto spesso fraudolente, solo perchè non hanno più niente da perdere.
Eppure gli occhi di Gloria sono sempre lucidi, più lei diventa importante, più "entra" nel progetto Everfields - tanto da diventare la pupilla del guru- più in quegli occhi vediamo una donna che quel dolore ce l'ha ancora, e che dentro è quella di sempre, non plagiata, semplicemente una madre addolorata.
Nella vicenda parallela -quella di Pedro e della sua famiglia- sta avvenendo la stessa cosa visto che la moglie e il figlio sembrano trovarsi sempre di più a proprio agio in quel luogo, specialmente per colpa di Abel, l'ambiguo capofamiglia degli altri inquilini dell'appartamento.

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Abel fa parte dell'organizzazione?
E' lui che ha il ruolo di portare la famiglia di Pedro dentro al progetto Everfields?
Sembra di sì.
Quello che è certo è che Pedro è una presenza ingombrante, è qualcuno che non si è ancora riusciti a "ipnotizzare" e che sta mettendo troppi bastoni tra le ruote.
La magnifica scena del tennis è l'emblema grottesco di come Pedro sia osteggiato dal "resort", di come lo si voglia piano piano far sprofondare nella pazzia e togliere di mezzo.

Nel frattempo va avanti anche la vicenda di Andres.
La moglie lo lascia, lui è sempre più solo e triste.
Nella stupenda scena della lavatrice "di sangue" sopracitata, capisce definitivamente di come la moglie sia ormai del tutto nella causa Everfields (ma che perla di sceneggiatura, la camicetta rossa della moglie che va ad imbrattare tutto quel bianco e ci fa capire che lei è passata ad una camicetta diversa, di rango più elevato).
Ad un certo punto quando anche Pedro vede vicino a sè un fenicottero (come li vede pure Andres) mi è venuta una pazza idea, ovvero che Pedro e Andres fossero la stessa personeae che le vicende di Pedro in questo presente non siano altro che proiezioni del passato di Andres, quando ancora il loro nucleo famigliare era felice ma lui stava piano piano perdendo tutto.
Poi il film andrà in un'altra direzione ma comunque questa possibile identificazione Andres-Pedro è un'ipotesi da non scartare definitivamente.
Di sicuro i due personaggi hanno percorsi simili e sarà proprio Andres a dare a Pedro le chiavi per capire che sì, che quello che sta vivendo è sbagliato, che la Everfields è una specie di setta che sceglie delle famiglie tipo per inglobarle a sè.
Tematiche su tematiche.
Evidente anche quella delle vacanze spersonalizzanti, in cui tutti sembrano burattini felici.

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Le inquietanti scene sui titoli di coda mostrano queste felicità deformate e deformanti, questo finto benessere costruito a tavolino, questa follia collettiva che sono i resort.
Non c'è individualità, non c'è niente, solo un'associazione più grande di te che ti convince di regalarti il paradiso mentre sta solo pensando ai suoi interessi.
Ma questo è anche un film sul dolore, su come alcune persone invece di affrontarlo intimamente, invece che raccogliersi in famiglia o in sè stessi, si affidano a sedicenti guaritori o a follie collettive che gli impasticcano il cervello.
Negli ultimi 20 minuti, molto emozionanti, Pedro smaschererà tutto questo, davanti agli occhi inebetiti degli altri.
E sua moglie capirà, riuscirà a uscire dalla trance un attimo prima che ne sarebbe stata inghiottita per sempre.
E così la famiglia di Pedro riuscirà a tornar tale, a non farsi travolgere da quella specie di capitalismo delle emozioni, da quei sogni di plastica e mattoni.
Che meraviglia la scena in piscina, questa specie di ritrovata simbiosi, di contatto umano.
La famiglia scappa, è salva.
Ma in un'ultima geniale pennellata di scrittura vediamo un televisore che parla di Everfields.
Poco prima ci avevano detto che si erano formate già 150 multiproprietà.
Adesso, malgrado lo sputtanamento pubblico che Pedro ha dato a tutti, malgrado loro siano andati via, la tv ci parla di 200 multiproprietà.
Anche se tu riesci a rimanere te stesso, anche se tu riesci a rimanere uomo, anche se tu trovi la forza di saper vivere la tua vita e la tua individualità il resto del mondo continuerà a diventare sempre di più un luogo comune di marionette manovrate da qualche Dio ricco e potente.
Tiempo Compartido nasce come commedia nera e divertente ma finisce come un disperato urlo a mantenere la nostra umanità, a credere nei veri affetti, a stringerci tutti insieme in un abbraccio con chi ami veramente.
Oppure puoi avere la sfortuna di Andres di non avere più nessuno vicino.
Ma, anche in quel caso, meglio solo e pazzo che vostro




4 commenti:

  1. Ciao come stai?
    Secondo me la metafora di questo film sta nelle immagini che accompagnano i titoli di coda.
    La distorsione della realtà , finta felicità, finte relazioni .
    Film carino che lascia almeno al sottoscritto tante domande.
    La prima è quella di scegliere il posto giusto dove trascorrere le vacanze quest’estate😀
    ;)

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    Risposte
    1. sì sì, concordo, le immagini sui titoli finali sono come la firma finale della metafora, l'ho anche scritto in qualche modo

      "Le inquietanti scene sui titoli di coda mostrano queste felicità deformate e deformanti, questo finto benessere costruito a tavolino, questa follia collettiva che sono i resort.
      Non c'è individualità, non c'è niente, solo un'associazione più grande di te che ti convince di regalarti il paradiso mentre sta solo pensando ai suoi interessi."

      ah, a me vacanze del genere non mi avranno mai ;)

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  2. Ho letto prima la tua recensione.
    Chissà perché ero convinto che Pedro fosse il nome del loro figlioletto ( Topolino)?
    Concordo con quello che hai scritto... tu le chiami sette le organizzazioni come quella di quel resort.
    Aziende che fanno corsi motivazionali ...o per plagiare(?)
    Mi ricorda molto un servizio di tanti anni fa che hanno fatto le Iene inTv sui venditori porta a porta o rappresentanti in senso più lato.
    La camicetta rossa che “contamina “ quelle bianche , il sangue..non avevo fatto quest’ associazione.
    Molto belle le scene subacquee dentro la piscina.
    È là telecamera che si avvicina a “quadri “ sul primo piano di Andreas che discute con l’impiegato quello che gli chiede come sta .
    Sembra quasi che oltre a noi spettatori ci sia qualcun’altro che guarda la scena.
    Non ho capito quale sia il problema della moglie di Pedro ad essere sincero.
    Perché l’ha portata al resort?
    Non può avere figli bho? Dare un eventuale compagnia a Topolino?
    Quel discorso che ha fatto sui figli unici con l’altra coinquilina faceva acqua da tutte le parti.
    L’hanno definito su altri siti in horror ma a me non sembra.
    Per certi aspetti l’hanno paragonato aShining ..forse ha pisciato fuori dal vaso con questa affermazione.
    A me sembra un film con il lieto fine per certi versi.
    Anche se la tua considerazione finale su meglio matto che plagiato la condivido a pieno.
    La speranza è che nonostante aumenti il numero di questi resort aumentino anche tipi come Pedro che sanno riconoscere l’inganno.

    Poi su film tipicamente Netflix o meno.
    Roma come lo consideri?
    O Sotto il Burka?
    Dici che una piattaforma come quella non metta sotto i riflettori i film autoriali?
    Mha ...forse hai ragione
    Ciao


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    1. eccomi

      mmm, ma io chiamo setta quella che vediamo nel film eh?

      non in generale. Però quella del film viene presentata come tale dai. C'è un guru, ci sono i simboli, ci sono le divise, ci sono persone che prendono quelle più deboli per plagiarle

      insomma, penso male di tutti i coaching life e cose simili però ho parlato di setta solo riguardo il film, non in generale ;)

      la scena della camicetta è stupenda per due motivi. Uno quello che hai ricordato te e l'altro che senza dirci nulla ci fa capire che lei è andata "oltre", ha lasciato il lavoro di sguattera per prendere una divisa nuova

      esatto, cinematograficamente la scena della piscina e la zoomata su di lui in quelle stanze sono forse le top ;)

      no, la moglie era stata in clinica per problemi psicologici, o almeno così ricordo io. Lui gli parla due volte di una clinica e poi mi sembra sul dossier si legge. Insomma, era una debole, una non a posto con la testa, una plagiabile

      ho letto anche io una recensione (anche buona) che lo paragona a Shining. Ho capito in che senso (nucleo famigliare che si sfalda in un hotel per cause esterne e inquietanti) ma sì, la penso come te, io non ce li vedo tutti sti puntin in comune

      sì sì, c'è un lieto fine intimo, quello della famiglia, che però è unito a una "brutta fine", quella che si vede nella tv, ovvero sentire che quel resort ha sempre più adepti malgrado tutto

      sì, si spera anche che lo sfogo che ha avuto il ragazzo abbia aperto la coscienza di altri

      di solito succede così anche nella realtà, c'è qualcuno che fa aprire gli occhi e poi di conseguena lo fanno molti altri

      ma è anche vero, e il finale ce lo dice, che per 100 che magari si svegliano e fuggono ci saranno 1000 che entrano

      sì sì, Netflix sta sempre di più mettendo roba notevole

      non che i cosidetti "film netflix" non lo siano, ma sono sempre poco liberi, coraggiosi

      io più che film d'autore mi riferisco ad una massima libertà espressiva. E anche al poter essere irrimediabilmente "neri"

      prova The Maus

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due cose

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3 ciao