3.2.19

Recensione: "La Favorita"

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Lanthimos esce dalla sua comfort zone, quella dei film perturbanti e dai soggetti saramaghiani, assurdi, paradossali e con uno status quo inspiegabile.
Esce da quello che sa fare per dimostrare che sa fare anche altro.
E sì, lo sa fare, eccome se lo sa fare.
I miei Lanthimos preferiti restano altri ma La Favorita è grande cinema, impeccabile.
Sembra una storia di grande respiro ma, alla fine, questa è la storia di una Regina triste e del suo mal di vivere

presenti spoiler

Prima scena di tiro a volo.
Lady Sarah dice ad Abigail:

"Farò di te un'assassina"

Seconda scena di tiro a volo.
Lady Sarah spara ad Abigail con la pistola a salve.

Terza scena di tiro a volo.
Abigail spara all'uccello e il sangue schizza sul volto di Lady Sarah

Tre scene di tiro a volo, tre riferimenti alla morte, in climax ascendente persino.
Ecco, da malato di sceneggiature ero sicuro che sti tre contrappunti (bellissimi) messi dentro a La Favorita fossero un sicuro presagio di morte.
Ma 100% eh.
Una frase, una simulazione, un segno.
E invece no, e invece non ci sarà nessuna morte, almeno non fisica.
Certo, queste cose che avevo notato e appuntato hanno comunque valore simbolico eh, che alla fine (tra le altre cose) anche di questo racconta il film, di questo gioco al massacro tra le due dame, di questo "mors tua vita mea" per accaparrarsi il favore della regina triste.
Però, ecco, io quei contrappunti di morte in climax li avrei portati a estreme conseguenze.

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Anche perchè è un Lanthimos, ricodiamoci.
Già.
Il mio regista favourite di questi anni (insieme a Trier e Villeneuve credo) esce dalla sua comfort zone, esce dal suo perturbante, esce dalle sue trame saramaghiane, trame e soggetti di paradossi e status quo inspiegabili, e si cimenta nel film storico, in costume, lineare, verosimile, NORMALE.
E chi l'avrebbe mai detto?

Siccome molti non amano leggere recensioni lunghe lo dico da subito, La Favorita è grande cinema, impeccabile, inattaccabile.
Eppure c'è poco da fare, la mia tazza di thè è un'altra, e per quanto oggettivamente grande questo Lanthimos non mi resterà nella memoria e nel cuore quanto i suoi film disturbati e disturbanti, Dogtooth e Cervo su tutti, ca va sans dire.
Io detesto il cinema in costume, i palazzi reali, gli intrighi di corte, le storie di regine e reginette, non ci posso far niente.
Non sono nemmeno appassionato di Storia, figuriamoci.
Solo grandissimi registi come Lanthimos (o Kubrick, per dire) possono farmi avvicinare al "genere".
Ma inutile parlare ancora di questa mia idiosincrasia, ne ho scritto più volte.
Per fortuna La Favorita - e ci speravo- è un film tutto basato sulla psicologia e sui rapporti umani, un film molto intimo anche se si veste da epocale.
Siamo non so quando durante non so quale guerra tra Francia e Regno Unito (oh, io conosco poco di storia e non sono un blog di informazioni, lo sapete, quelle ve le danno altri).
La Regina Anna è a capo di tutto.
Ma non sta bene, ha la gotta, ha un'anima fragile come un uccellino, è malata di cibo, è lesbica e si fa soggiogare facilmente dalle persone che ha intorno.
Eppure alla fine tutte le decisioni spettano a lei. C'è un Parlamento, vero, ma senza il placet della Regina nisba.
Ed è questo uno dei primi aspetti interessanti del film, ovvero il constatare come il destino di un intero paese alla fine sia figlio di decisioni personali prese anche con nonchalance, pigrizia e capricci vari.
Sembra quasi che a seconda dell'umore della Regina e dell'ascendente più o meno forte in quel momento delle persone che le stavano intorno, la guerra con la Francia poteva essere continuata, sospesa, rinvigorita o altro.
Bello vedere come da questa dimensione privata dipendesse una cosa così grande come una guerra.
Nemmeno privata poi, privatissima direi, quasi un cambiare decisioni in base a chi si porta nel proprio letto.
Come diceva ieri il mio amico Federico questo è un qualcosa che avevamo già visto nell'immenso L'Infanzia di un Capo.
Il privato da cui dipendono eventi planetari.
Nel caso de La Favorita poi tutto è ancora più marcato perchè quel privato riguarda una donna debole, influenzabile, triste, sola.
Il personaggio della Regina è immenso, per me il film è tutto "lei" (come dimostra il finale).
Ma ci torneremo.

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Perchè ci sono altri due personaggi molto interessanti, quelli che si contendono il ruolo di favorita, Sarah e Abigail.
Una storia di arrivismo e opportunismo d'antan (ma d'altronde l'arrivismo c'è sempre stato nella storia dell'uomo, sin dal suo primo bisogno, sin dalla sua prima voglia di possedere quello che non ha).
Mentre il personaggio di Sarah è monolitico (delle tre direi l'unico) quello di Abigail è più complesso.
La scalata al potere era nella sua mente sin dal principio?
E' sempre stata subdola e ipocrita?
Oppure il susseguirsi degli eventi l'hanno portata ad "annusare" il potere, a capire che poteva raggiungere l'irraggiungibile?
All'inizio io credevo abbastanza nel suo candore, poi ho sempre più pensato che no, Abigail è arrivata lì avendo un solo obiettivo.
E per quello machiavellicamente ha usato ogni mezzo, anche quello dell'umiltà e delle umiliazioni subite.
Sta di fatto che quel suo andare a cavallo a cercar la cura per la gotta della regina (in una delle tante superbe scene in montaggio parallelo del film) pare quasi autentica, di cuore.
Sarà la chiave che aprirà il cuore di Anna.
Sarah se ne accorge subito, la sfida è lanciata.
Ed essere in una posizione notevolmente superiore a quella di Abigail non le servirà a molto.

Però verso il finale il film ha una piccola scena, anzi, una piccola frase, che ho trovato interessantissima.
Sarah (mi sembra) ha saputo che se ne deve andare via e prova allora a parlare con la Regina da dietro la porta.
Ad un certo punto le dice che lei che l'ha sempre amata perchè il vero amore è quello dove non si mente, è quello dove si ha il coraggio di dire alla Regina che sembra un tasso perchè ha quella matita negli occhi.
E in effetti, a pensarci, il personaggio di Sarah -negativissimo- ci sembra molto più "vero" di quello di Abigail, molto meno subdolo.
Certo, è sempre una donna che venderebbe sua madre per il regno, ma fa meno occhini dolci, dice sempre quello che pensa, ha coraggio.
Abigail è invece la classica Cenerentola che invece che fuggire dal castello perdendo la scarpetta ormai in quel ballo ci vuole stare, anche a costo di fare patti col Diavolo.
Alla fine sarà lei ad avere la meglio, lei più giovane, carne più fresca, più ipocrita.
Ma avrà davvero la meglio?
Lo vedremo nel finale.

Sta di fatto che abbiamo un film che è puro grande cinema, con dei costumi straordinari (io non li sopporto ma impossibile negarlo), le location che te lo dico a fa, l'uso delle luci superbo, specie con quelle notti e quei fuochi.
Anche se io ho amato le scene di luce forse anche di più.
E i movimenti di macchina mio dio.
Ogni sequenza ce n'è uno diverso, sempre morbidissimi, sempre di classe.
Panoramiche, piccole carrellate (penso a quella a seguire del carro o quella a precedere nella scena della passeggiata notturna di Abigail e di lui), grandangoli, primi piani (specie della Colman) che ti rimangono dentro.
E animali, animali ovunque.
Il tasso sopracitato, i conigli della Regina, i cavalli, la gara tra le anatre (scena insieme a quella del lancio delle arance quasi grottesca, sorrentiniana).
E per mangiare cosa c'è?
Prima il Cervo, dopo le Aragoste.
Che non sono altro se non i due film precedenti di Lanthimos.
Ah, che meraviglia.
Il cibo, il cibo è importantissimo, in questo film in cui una Regina vorace e ormai non più tanto verace mangerebbe tutto, anche le donne che porta a letto (ad un certo punto infatti Abigail glielo dice: "non sono cibo!".
Ma anche a questa voluttà secondo me c'è una spiegazione.

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E la spiegazione è quello che secondo me è l'aspetto più grande del film, ovvero il "male" di Anna.
Ad un certo punto ho pensato che questo film così sfarzoso ed epocale fosse nient'altro che un film sulla depressione.
La depressione di chi ha perso 17 figli.
La depressione di chi non ha più voglia di andare avanti e se ne sta lì in quel letto, in quella sedia a rotelle, senza che la vita e il vitalismo che etimologicamente dovrebbe contenere, possano più sfiorarla.
C'è una piccola scena.
La Regina sente della bella musica nel cortile.
Si affaccia e urla di smettere di suonare.
Perchè il depresso odia le manifestazioni di vita.
E anche le altre persone sono figure sbiadite, ombre che ti passano davanti, figure indecifrabili che disturbano la tua apatia.
E sì, tu hai bisogno di qualcuno per non morire, e quel cibo, quel sesso, quelle donne che ti stanno vicino sono una tua ipocrita salvezza.
Ma la tua testa è altrove.
Ma rischio di finire la recensione così, devo prima fare un accenno alla grandezza delle attrici, la Colman su tutte perchè regala a questo personaggio grottesco e ingombrante una fragilità e un'umanità ugualmente ingombranti.
E poi c'è un film che parte da un fango (quello della carrozza da cui cade Abigail) e arriva a un altro fango, quello rivitalizzante di una vasca, uno degli ultimi capitoli della lotta a due per i favori di Anna, un film dove la Stone si rotola nel bosco con un uomo e io penso a Rolling Stone, un film che non mi ha dato mai la stessa densità degli altri Lanthimos, mi ha interessato senza mai inquietarmi, un film di giorno e notte, della Weisz sfregiata che è ancora più bella, di una lettera che non si riesce a scrivere perchè per 4,5 volte si prova ad essere sè stesse ma quello non è il momento di essere sè stesse, la Regina va riconquistata con l'adulazione, e poi i balli a corte, Abigail che ormai comanda e si sballa.
Sì, ma il mio "La Favorita" è Anna.
Anna che alla fine è ormai paralizzata da un lato, forse simbolo che una delle due donne della sua vita non c'è più.
Anna che dopo aver interrotto la musica perchè dissonante con la sua depressione abbraccia forte forte un bambino perchè i bambini sono gli unici esseri umani che in certi casi non ci infastidiscono.
Forse perchè non ci giudicano.
Anna che aspetta quella lettera ma quella lettera qualcuno non gliela farà mai arrivare.
E Anna che alla fine, in un finale meraviglioso, sta lì a farsi accarezzare la gamba per l'ennesima volta.
Sotto di lei la sua nuova favorita.
Lontana, invece, quella che un tempo lo fu e che lei rimpiange ancora.
Ma nella sua testa c'è altro.
Ci sono 17 conigli.
Ci sono 17 figli perduti.
Nella sua testa ci sono solo quelli.
Ci sono sempre stati solo quelli.
Tutto il resto è finzione di vita, è un dover in qualche modo stare al mondo, è rappresentazione, è teatro.
Noi vediamo una Regina che finge di vivere, che prova a farlo, tra parlamenti, favorite, cibo, rossetti, rappresentanza, gonne larghe e corone.
Ma è solo un involucro ormai vuoto.
Anzi, un involucro con 17 conigli dentro.
E non ci sarà nessun prestigiatore che in mezzo ad un pubblico pagante e sbalordito riuscirà a tirarli fuori di là.

8

53 commenti:

  1. perfetto, su tutta la linea.
    siano in linea con il giudizio

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  2. Recensione bellissima Giuseppe (m’è spuntata la lacrima).

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  3. Ma sai che il finale io l ho letto in maniera diversa?
    (Stasera ti scrivo come) ��
    Questa suspanse è più per me, così me ne ricordo

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    1. aspetto con la stessa suspence

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    2. Allora eravamo rimasti al finale. Beh, per me in quel finale c è tutta la "rinascita" della regina. Fino al momento prima abbiamo visto una donna, con le sue fragilità, i suoi stati d'animo altalenanti, le sue debolezze. Adesso finalmente lei si appropria di un ruolo che è sempre stato suo, ma che aveva in un certo senso accantonato. E lo fa anche con l'atteggiamento tipico di chi è al potere: una regina tiranna, despota, incattivita.

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    3. no rachele, non credo

      o meglio, a metà

      sicuramente in quell'utlima scena lei si riappropria del suo potere (le chiede di massaggiarle i piedi) ma è comunque una donna finita, a pezzi sia fisicamente che psicologicamente

      però sì, il comportamento della Stone la fa tornare Regina e fa tornare la ragazza nei ranghi

      perdono tutte e 3, senza appelli

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  4. Non imparerò mai a scrivere "suspance" correttamente.

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  5. Fermi tutti! si scrive suspense. Adesso sto meglio.

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  6. Condivido in toto la recensione. Onore a Lanthimos per due motivi: primo, per essere rimasto coerente con la sua filosofia di cinema pur essendo passato a produzioni mainstream. Secondo, per aver capito (so che non sei d'accordo ;) ) di essersi "incartato" con il "Cervo Sacro" e, dopo i fischi di Cannes, di aver abbandonato la deriva morbosa e ricattatoria per rinnovarsi in un cinema più "normale", più raffinato, ma non meno disturbante (il fatto di aver accettato un lavoro su commissione, su una sceneggiatura scritta da altri, lo vedo come l'intenzione di volersi concentrare esclusivamente sulla regia e sulle atmosfere del film, davvero raffinatissime).

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    1. Ahah, no, non sono per niente d'accordo ma è una prospettiva interessante ;)

      io credo che Lanthimos tornerà di certo al suo vero io, non vedo l'ora

      secondo me questo film disturbante non lo è per niente ma forse perchp frequento troppo quel mondo, ahah

      non sei il primi che invece l'ha trovato così

      ovviamente risposta implicita anche alla tua seconda parte, io preferisco le "sue" sceneggiature, tutte quelle precedenti a La Favorita

      dico sue perchè sempre in due le hanno scritte

      ciao Sauro!

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    2. Avevamo parlato a Perugia di come facessi fatica ad accettare la premessa della "dannazione" del Cervo. Per me non si era "incartato" del tutto (il film era comunque mooolto buono) ma il dubbio della ricerca eccessiva del disturbante mi era venuto. Questo l'ho trovato davvero grandissimo cinema, Lanthimos mette in luce in maniera incredibile le attrici e dimostra di essere Autore anche con sceneggiature non sue e/o di Filippou e cmq apparentemente fuori dal suo habitat. Inutile sottolineare la grandezza delle attrici (ho avuto la fortuna di vederlo in sala in originale), ma in più la libertà dalla scrittura gli ha permesso più focus sula regia, sui costumi, location, più "espressionismo" nelle scene. Ad esempio quelle sorrentiniane cui facevi riferimento. Parliamo poi della sceneggiatura, incredibilmente scritta da apparenti semiprincipianti (una al primo credito e l'altro autore finora praticamente solo di serie TV "minori")? Come piuttosto in voga ultimamente cast tutto al femminile, ma senza alcuna accondiscendenza/concessione a un positivismo forzato. 3 personaggi del resto reali, opportunisti/egoisti il giusto se pensiamo al vissuto. Sarah genuinamente legata e affezionata alla regina ma sempre con al testa al suo potere, Abigail arrivista ma con gli insegnamenti di una vita che l'ha portata da nobildonna di nascita a schiava adolescente (persa a carte) e una regina depressa/addolorata da una vita agiata ma di certo infelice.
      Sarà venuto lunghissimo il commento ma per il possibile film dell'anno ci sta!

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    3. sì, vero, questa sua vacanza dal puro disturbante è una grandissima cosa

      cioè, fosse per me restavo sempre nel suo mondo (ma per gusti) ma oggettivamente trovo questa operazione grandiosa, sia per avvicinarlo a tante più persone, sia per il coraggio, la poliedricità e anche la volontà, forse, di diventare un regista a 360 gradi

      dici che negli altri film gli aspetti più cinematografici erano meno curati?
      non so, può darsi. E' anche vero che un film con un "vestito" come questo tende ad esaltarli di più. Insomma, in Alps e Dogtooth, ad esempio, non è che poteva eccedere su tutto ;)

      molto interessante l'informazione sugli sceneggiatori, non sapevo,,,

      e mi ritrovo quasi del tutto anche nei profili che fai delle 3. Anche se, Regina a parte, delle altre due ancora non sono sicuro di ravvedere parti "umane"

      direi che la Regina è il personaggio più grande, Abigail il più complesso, Sarah quello con meno sfumature ma forse più vero

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    4. Non tanto meno curati ma qui ho percepito più libertà nella messa in scena e voglia di sperimentare.
      Sì poi anch'io spero torni nel disturbante ma questa storia "diversa" l'ho apprezzata tantissimo.

      A me tutte e tre hanno coinvolto emotivamente...comunque se dici vera secondo me dici umana (nella sua sincerità c'è affetto, nell'inizio del rapporto con Abigail c'è anche generosità) e anche complessa alla fine è molto umana (parte letteralmente e figurativamente nel fango, quello che non vediamo del prima ce lo racconta, in ogni scena si guadagna un pezzetto di libertà. Certo con metodi rivedibili ma c'è uno spirito di sopravvivenza umano. Lei stessa a volte sembra un pochino stupita del coraggio/faccia tosta che ha in alcune situazioni. La ricerca dell'espediente, sviluppata per sopravvivere, spinta alle estreme conseguenze). La regina non ne parliamo, un lavoro incredibile che fa apparire la persona più importante di Inghilterra alla stregua di una persona "normale", con tutte le sue sofferenze, vergogne, bisogno di affetto, paure e fragilità.

      Verissimo comunque il discorso che fai su come gli eventi pubblici e di enorme impatto come la guerra vengano influenzati decisamente da minuscole, a confronto, questioni private.

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    5. Sì sì, io, come detto, credo che l'operazione sia stata super vincente e persino giusta

      almeno i detrattori fanno anche più fatica :)

      no no, hai pefettamente ragione eh

      cioè, tu hai inteso umane nell'accezione più complessa, ovvero esseri viventi con pregi, difetti, vizi e virtù

      sì sì

      la mia era invece un'accezione più riguardante un giudizio

      la Regina incredibile, e secondo me tanto ha influito anche l'interpretazione della Colman. Con l'attrice sbagliata il personaggio perdeva veramente molto...

      sì, che poi è la verità. Ad esempio in tutti i regimi dittatoriali o comunque con capi influenti io credo che il loro vissuto e la loro psiche sia più importante di mille altre cose più grandi. Il potere a volte non è un apparato ma una cosa molto più intima e piccola

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  7. Davide Montecchi3 febbraio 2019 18:13

    Bellissima recensione Giuseppe.

    Anche per me questo è un ottimo film, ma "il Cervo" resta un'altra cosa.

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    1. grazie davide!

      beh, a te manco lo chiederei, i precedenti lanthimos sono copletamente montecchiani, ha quasi preso lui da te, ahaha

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  8. Quando ho letto " c'è poco da fare, la mia tazza di thè è un'altra, e per quanto oggettivamente grande questo Lanthimos non mi resterà nella memoria e nel cuore quanto i suoi film disturbati e disturbanti, Dogtooth"(copio solo questo perché il mio preferito) ho tirato un sospiro di sollievo perché mi sento sempre strana quando, a tanta roba come i film in costume, preferisco i disturbanti. "Non sono l'unica, yeah!" mi dico.
    Mi è piaciuto La favorita, certo, ma più per la confezione l'impeccabilità registica, di recitazione, fotografia, per i capogiri, ma non mi rimarrà dentro.
    Epperò mi ha ricordato quel gigante di Greenaway e i suoi film in costume, su tutti "I misteri del giardino di Compton House", ma anche di lui il mio preferito è un altro, disturbantissimo anche quello "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante". Non c'entra nulla con La favorita quest'ultimo, ma era giusto per chiederti: com'è che non ti ho mai sentito parlare di Greenaway? Non ti piace?
    Tornando a La favorita: super l'attrice Colman e il suo personaggio, bella e sempre brava la Stone, che sì, forse nei panni di Abigail è più subdola di Sarah, ma credo pari nell'amore per Anna: puro opportunismo!

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    1. no no, siamo in tantissimi a pensarla in quelal maniera, anzi, "qua dentro" quasi tutti, vedi il risultato del sondaggio...

      no, mi resterà poco di questo film, forse più di tutti i primi piani della Colman

      ma nessuna "sensazione"

      tanto già lo sai che sono una capra ma ci credi se ti dico che non ho visto mai un Greenaway?

      appunto perchè tendenziamente i suoi soggetti mi sono sempre sembrati lontani da me

      sì sì, puro opportunismo

      però in un paio di scene qualche dubbio su un vero affetto viene :)

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  9. Firmo qui sotto, Elsa. Ogni tanto 'sto pc non mi lascia anonima.

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  10. Ah, ho visto Piercing con la Wasikowska e, in una piccola parte Laia Costa. Bizzarro e puro amore per il thriller anni '70 con tante citazioni alle nostre italianissime colonne sonore.
    Infine, che ridere quando riconosco dalle prime righe le tue recensioni, da cui attinge il sopracitato, di gusto sopraffino, blog.;)
    elsa

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    1. pensa che piercing (sempre se sia quello) era al festival di torino dove sono andato

      anzi, ti dirò di più, se è quello era nella notte horror cominciata alle 9 di sera e finita all'alba

      e io solo quello non ho visto, era l'ultimo, non ce l'ho fatta...

      (ora comunque controllo se diciamo lo stesso film dato che ricordo la trama di quello di torino)

      riguardo alla tua ultma frase credo che non l'ho capita Elsa

      a quale blog ti riferisci?

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    2. Sì Sì è quel Piercing. se ti capita...
      Scusa, il blog è film per evolvere che attinge a piene mai dalle tue recensioni.
      Greenaway è particolarissimo, ma Il cuoco, il ladro.... è forte in tanti sensi.
      elsa

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    3. ah, ecco, perchè avevo letto sopracitato ma non trovavo sta citazione sopra ;)

      sì sì, anam (il gestore) è un amico

      vediamo, magari ci capito prima o poi in Greenaway :)

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    4. Giusè, Greenaway lo devi assolutamente recuperare, "Il cuoco" è bellissimo, ma anche "Il ventre dell'architetto" conoscendo i tuoi gusti, potrebbe piacerti tanto.


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    5. E questo commeto sopra non è mio! quindi i due a raccomandarti Greenaway!
      Elsa

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    6. ahah, ma pensa te ;)

      un assedio

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  11. Non il mio Lanthimos favorito - un minuto di silenzio per la battutaccia - però fantastico anche su questo terreno, al punto che francamente capisco poco le critiche che ha ricevuto da qualche mio conoscente. Nel film ci sono precisione, cognizione e direzione a proposito di come costruire la storia e soprattutto i personaggi così coinvolgenti in modi diversi, non ti lascia mai annoiare o credere di non sapere dove sta andando. Lanthimos rimane coerente con il suo modo di vivere il cinema e ritengo sia una grande qualità.

    Un'altra cosa: guardandolo si ride di gusto. Non stiamo parlando di ironia quattrosoldiana ma ben costruita e secondo me raffinata, con dialoghi e situazioni.

    Mi ha ricordato un po' Arrival per come usa il contesto (film in costume) per parlare di altro (l'essere umano) e quindi non può non avere tutta la mia simpatia.

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    1. eheh, anche io ho usato la battutaccia del favourite ;)

      ma davvero lo criticano? ahah, difficile capire come e dove. Cioè, paradossalmente capisco più le critiche ai suoi capolavori passati che a La Favorita

      assolutamente, ironia di gran classe. Ma tutto è di gran classe

      e assolutamente d'accordo anche sul tuo finale

      ma di esempi di film con vestiti di genere usati per parlare invece solo e soltanto di noi PER FORTUNA ce ne sono tantissimi ;)

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    2. Prima che io lo vedessi due coetanei mi avevano che "non succede nulla" ed è "pallosissimo", sarebbe interessante capire i parametri con cui lo giudicano perché azzardo a dire che perfino Michael Bay non sarebbe d'accordo con loro.

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    3. "non succede nulla" però è bellissimo :)

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  12. Il Barry Lyndon d'oggigiorno, ovvero il film in costume con la trama poco canonica e zozza, sporca nei suoi personaggi e nelle sottotrame di corte.
    Non ci sono personaggi positivi, solo personaggi con degli obiettivi e che pensano ai propri affari.
    Stupende le 3 attrici, tutte meritevoli di premi.
    La regia è qualcosa di meraviglioso, inquadrature che potrebbero essere dei quadri esposti ad un museo adornati dai costumi più belli degli ultimi 5 anni almeno.
    Lanthimos supera ancora la prova cinema mainstream, senza Colin Farrell, senza il suo sceneggiatore storico a spalleggiarlo.
    Questo perché ci tiene a tenere fede al suo cinema, malato e di denuncia, e per quanto potesse fare un film classicissimo, Yorgos distrugge tutti gli stilemi del genere.
    Il finale è pazzesco

    SPOILER
    Tutte e tre le donne sono ora bloccate nel loro personale inferno.

    Abigail, che è sfuggita a un matrimonio orribile e una vita di sottomissione sessuale è adesso schiava di un altro padrone. La sua vita nel lusso dipende dal favore della regina e rimane così intrappolata nella sottomissione; ancora rinchiusa nel suo labirinto di servitù sessuale.
    Sarah si è presa cura della regina e del paese sopra ogni altra cosa, viene esiliata da entrambi. Sarah era disposta a sacrificare addirittura il marito in guerra se fosse stato quello il prezzo necessario, ha amato letteralmente la sua sovrana per la maggior parte della vita, e ora è estromessa da ogni cosa. Il suo inferno sta nella sua assenza da quelle stanze reali.
    Per quanto riguarda infine Anna, la sua salute sta rapidamente degenerando ed è più o meno indifesa senza le istruzioni di Sarah da seguire. Anna resta davvero senza nessuno che la ami, se accorge nell'ultima scena, solamente i suoi conigli (controfigure dei figli persi).

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    1. sì, dopo il Cervo (che per me era Kubrick puro) siamo rimasti dalle parti del Maestro ;)

      io però la Regina non la vedo come personaggio negativo. Magari non positivo ma non le posso imputare niente, se non una eccessiva debolezza che la rende manipolabile

      regia pazzesca, sui costumi non ho competenze anche se è facile vedere quanto son belli ;)

      finale pazzesco, di sicuro la parte del film che mai scorderò

      Abigail: bravissimo, Abigail ha raggiunto il suo obiettivo ma non la sua libertà. Tuttto quello che ha dipende solo dalla Regina, gli può essere tolto in un amen. E nel finale quando la Regina intuisce il non amore della ragazza (oltre ad altre cose tipo lo sballo di corte) la fa subito tornare la ragazza dei massaggi

      Molto interessante la tua visione di Sarah, quasi "positiva" rispetto a tanti altri, compreso me, che ne hanno parlato

      però, come dici, ne viene fuori una mente machiavellica, il fine giustifica sempre i mezzi

      su Anna perfetto Marco, è tutto esattamente come dici, personaggio di una tragedia infinita

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  13. "[...] E invece no, e invece non ci sarà nessuna morte, almeno non fisica [...]". C'è un motivo per cui non c'è stata la morte che ti aspettavi. La sceneggiatura non è originale, è tratta da una storia vera e nella realtà le cose sono andate esattamente così. Bellissima recensione come sempre.

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    Risposte
    1. eh, hai ragionissima

      ma

      1 non sapevo se il film raccontasse di una regina morta magari in circostanze particolari

      2 credevo che ALMENO uno dei due altri personaggi non fosse realmente esistito. E a maggior ragione mi aspettavo una morte a quel punto ;)

      grazie mille mauri...

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  14. rispondo agli altri commenti più lunghi stasera o domattina

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  15. E' talmente bella questa recensione che vorrei ospitarla sul mio blog, col tuo permesso, soprattutto in virtù del fatto che La Favorita è il mio primo Lanthimos. :)

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  16. Hai la rara capacità di rendere con le tue recensioni i film più belli

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    1. <3

      però buffo che me lo dici in un film dove più d'uno mi ha invece detto che sono stato troppo tiepido, ahah

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    2. È che ce l'avevo dentro da un po', e anche se son stronzo e non commento mai te lo dovevo dire. Certe immagini tipo il prestigiatore che non riesce a tirare fuori i conigli ti restano dentro

      Come dire, l'ultima frase della rece di Interstellar ce l'ho salvata nel cuore

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  17. Hii Caden
    Sono uscita da poco dalla v.o. con sottotitoli, non volevo perdere nessuna sfumatura della recitazione.
    Davvero fantastiche, dagli occhi della Colman ogni sfumatura espressiva, alla teatralita' della Stone ed il carisma di Rachel Weisz.
    L'amico greco sara' uscito, come dici tu dalla sua "comfort zone, dal perturbante", ma si muove con grande agio tra regine, dame e parrucconi.
    Ha ben assimilato la lezione, da Barry Lyndon ai giardini di Compton House", tutto e' infatti rappresentato con grande cura, dai costumi bicolore (bianco/nero e qualche concessione ai grigi)alle luminose scene di esterno ai notturni con candele.
    Poi ha messo gli elementi disturbanti, le riprese da telecamere di sorveglianza ed un paio di stacchi sonori con l'eco meccanico prodotto da impianti, ha cosi creato quel giusto distacco, quella rottura tra il passato rappresentato e noi spettatori.

    Mi ha colpito la scena, alla fine, piu' del tentato avvelenamento della rivale che mi ha sorpreso, quando Abigail inizia a schiacciare con il piede il coniglio e poi molla la pressione. Un atto vile, una simbolica presa di potere, pensa di aver raggiunto la sicurezza del rango ma e' solo un potere illusorio, il vero potere e' della "fragile" regina...
    Ci devo pensare ancora un po', tanti spunti sto' film, lo devo lasciare decantare come certi buoni vini.
    Francesca Basile

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    1. per quanto poco mi interessi contentissimo per l'Oscar alla Colman, meravigliosa

      sì, esatto, pur uscendo dalla comfort zone la cosa più bella di questo Lanthimos è la cura e il "rispetto" con cui ha affrontato un genere così diverso dai suoi. Insomma, non un film alimentare per far soldi negli Usa, non un'opera per sfruttare cast e budget ma un film curato su ogni minimo dettaglio, segno di grande amore per il cinema del nostro

      "Poi ha messo gli elementi disturbanti, le riprese da telecamere di sorveglianza ed un paio di stacchi sonori con l'eco meccanico prodotto da impianti, ha cosi creato quel giusto distacco, quella rottura tra il passato rappresentato e noi spettatori."

      madonna, mi stai diventando troppo competente!!

      esattamente, il finale è la sconfitta di Abigail
      raccontata in un modo simbolico sontuoso

      è questo quello che amo più di tutto nel cinema, quando una scena senza dire esplicitamente niente riesce non solo a dir tutto ma anche più cose

      e in quelle scene finali c'è l'"arretramento" di Abigail, la "ripresa del potere" della regina ma, al tempo stesso, la consapevolezza che è un potere che non serve a niente, nella sua testa ci sono solo quei conigli...

      l'hai già fatto decantare al meglio ;)

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    2. Competente e' una parola grossa, sei tropo generoso.
      E' vero pero' che amo i dettagli, a volte a rischio di perdere la visione d'insieme, ma nel dettaglio ritrovo la vera cura e passione del regista. Nel insieme ricerco invece la coerenza del "linguaggio", dello stile.
      Francesca Basile

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    3. la penso come te, i dettagli fanno la differenza a volte, più del quadro d'insieme

      specie se inseriti in dei film in cui tali dettagli vanno ricercati e hanno assolutamente senso ;)

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  18. C'è un'ibrida - e per questo affascinante - terra di mezzo (The Lobster) che separa due mondi: quello di Yorgos e quello di Lanthimos.
    Nel finale de La Favorita l'incantesimo si spezza e Lanthimos ritrova le sembianze di Yorgos.
    Tutto il resto del film, seppur così ben realizzato, sembra così superfluo alla luce di quelle brevi, ma dense battute finali con cui il regista lacera con violenza mente e cuore dello spettatore. Così come era stato con il finale di Alps; così come era stato con la scena del ballo in Dogtooth.
    L'intero film è ricco del talento di Lanthimos, ma solo il finale è puro Yorgos.

    Lee.

    Buona Pasqua a tutti��

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    1. molto bello come commento

      il finale de la favorita è grandioso

      pensa che ho cominciato una rubrica solo di analisi di una singola scena e stavo quasi pensando di far quella

      e sì, il finale è la parte del film più complessa e quindi più lanthimosiana

      capace di emozionare cerebralmente ma anche non cerebralmente

      capace di avere dentro cose indefinibili

      e con tanto dolore

      perchè ricordiamo che i suoi film greci alla fine di dolore trattano in qualche modo

      auguri anche a te :)

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