30.7.19

Recensione: "Midsommar - Il Villaggio dei Dannati"

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La clamorosa conferma, dopo Hereditary, del talento di Ari Aster.
Midsommar è cinema "mainstream" come non se ne vede mai, visivamente bellissimo ma altrettanto profondo, derivativo ma originale, basico ma complessissimo e polisemico.
Non esente da difetti (purtroppo) questo è cinema grande, cinema del disorientamento, della manipolazione, della perdita di sè o forse dell'esatto contrario, del ritrovarsi.
Un film di bianco e luce per accecare la ragione e le tenebre del dolore

presenti spoiler


Bastano 3 premesse, senza nemmeno dover per forza analizzarlo o recensirlo, per capire quanto meriti Midsommar.

Premessa numero 1.
Buio e spazi angusti.
Sono questi i due elementi che ci troviamo quasi sempre negli horror, da soli o (a volte mal)accompagnati.
Perchè il buio e gli spazi angusti sono il modo migliore per nascondere, celare, creare atmosfere di minacce invisibili, rumori e presenze serpeggianti.
Vallo a fare un horror alla luce del sole (h24 poi, come nel Nord della Svezia) e girato in infiniti spazi campestri.
Vallo a fare.
Ma attenzione, o sei Ari Aster o quasi sicuramente finisce male

Premessa numero 2.
Sapete quale dovrebbe esse una delle cartine di tornasole più importanti per capire la grandezza di un film, specie di genere?
Vedere quanto te porta a riflette.
Lo so, il popolo bue si accontenta degli horror coi buuuuuuuu(e) e basta, ma quelli che davvero amano il cinema cercano altro.
E quando un film, come accade con Midsommar, per quanto ti possa esser piaciuto o no ti lascia anche un pò così, stranito e pensieroso, allora vuol dire che molto probabilmente è ancora più grande di quello che hai percepito o stai percependo.
Insomma, anche "oggettivamente" possiamo dire che questo è e sarà uno degli horror pietre miliari di questi nostri anni.

Premessa numero 3.
Distribuisce A24.
E ho detto tutto



La clamorosa conferma, dopo Hereditary, di un regista, Ari Aster, capace di girare horror che nel mondo mainstream non esistono, tremendamente derivativi (ho appuntato 10 film durante la visione) ma originali, basici ma complessissimi, lineari ma polisemici.
E visivamente impressionanti.
Lo dico, in entrambi i suoi film qualcosa non mi è tornato, difetti ne ho trovati, ma si fa sempre più strada in me la sensazione che la colpa sia mia, che questi film andrebbero visti e rivisti tanto dentro hanno cose.

E poi caspita se si somigliano...
E infatti anche in Midosmmar, nell'incipit, ci avviciniamo ad una casa. 
Se in Hereditary c'era quel fantastico effetto con la casa delle bambole qua abbiamo ad ogni squillo di telefono uno zoom improvviso.
Da qui partono 10 minuti perfetti, più che un incipit quasi un intero primo atto vista la costruzione e l'importanza del tutto.
La mail, la telefonata non risposta ai genitori, quella al ragazzo (e qui Florence Pugh si dimostra già grande), questa tensione basata solo su volti e parole, e poi quel "Nooooooooooo" che viene urlato, e l'immagine terribile del suicidio-omicidio e poi, ciliegina sulla torta, quel pc acceso con le 4 mail non risposte.
Sono piccoli dettagli che rendono però tutta la scena più vera e struggente, costruita in maniera incredibile.
Poi in una delle prime lentissime carrellate del film si va sulla finestra, poi fuori sulla neve, il film comincia.
E conosciamo meglio Dani, la nostra protagonista.
Per tutto il film ci troveremo davanti una ragazza quasi opposta alla sensualità (gli amici di lui dicono anche esplicitamente che non le piace far sesso), con quello sguardo sempre perso e mai malizioso e quei vestiti sformati che non le delineano il fisico.
Attenzione, questa distanza dal sesso di Dani è una delle tantissime tematiche presenti in Midsommar visto che il posto dove finirà, l'Harga, è invece una comunità di cazzi e vagine, tremendamente legata al sesso.
Qui abbiamo già uno dei legami con un altro grandissimo personaggio femminile recente, quello della Temple in Magic Magic.
In realtà i due film si somigliano per tantissimi versi, nella loro polisemia sono tantissimi i significati comuni
A questo proposito faccio un flash forward.
Dani ha appena preso il fungo.
Con un'altra carrellata avanti MAGISTRALE Aster si avvicina a lei sotto l'albero senza che il personaggio parli mai. Solo gli amici chiacchierano, solo loro agiscono e lo spettatore è portato ad osservare loro.
Eppure si parte da un campo medio-lungo e si arriva sul volto di Dani, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Questo è uno dei movimenti di macchina che preferisco e il fatto che avvenga su un soggetto "non partecipante" lo rende ancora più incredibile.
Poi Dani si alza e inizia a vagare.
Beh, quel suo vagare, quei 3 minuti sono praticamente i 90 minuti di Magic Magic.
L'essere disorientati, il sentirsi diverso dagli altri, non sapere che fare o dove andare, il mix tra droghe e stato esistenziale preesistente, l'angoscia dell'esser lì e quella ancora più grande del vivere.
Altri 3 minuti impressionanti per Midsommar.


Ma siamo a mezz'ora di film e di queste chicche ne avevamo già viste tante.
E, attenzione, la tecnica di Aster non è mai pacchiana o troppo manifesta, servono occhi abituati a vedere o vogliosi di farlo per notare tutto.
Pensate al dialogo a casa degli amici.
Loro sui divani e Christian in quel vetro sporco, in un film che più di una volta, forse una decina, gioca coi riflessi (e i film che giocano coi riflessi sono quasi sempre...riflessivi e parlano di doppie nature).
E vogliamo parlare del passaggio bagno di casa-bagno dell'aereo?
Oppure, e qui si rischia l'infarto tanto è bella, dell'arrivo nell'Halsingland dei giovani?
Con quella strada che si ribalta, con quell'arrivo a testa in giù, probabilmente presagio dell'Inferno che li avrebbe accolti.
E si arriva nella comunità.
Tutto è vasto, tutto è bello, tutto è verde, tutti sono biondi e vestiti di bianco.
Fermiamoci un attimo.
Dani aveva appena perso tutta la sua famiglia, in un modo devastante poi.
Ed ecco che quel bianco, ed ecco che tutta quella luce (e il fatto che non faccia mai notte diventa una specie di metafora di non farla tornare nelle tenebre) ed ecco che quel mondo opposto al nero della tragedia appena avvenuta, sarà una delle "ipnosi" che manipoleranno Dani.
Quello lei cercava, quello le viene offerto.
Ma il film andrà tutto in questo senso, in questa sorta di simbiosi tra gli abitanti del luogo e Dani, in quel renderla "Regina di Maggio", in quel trattarla come una principessa (ci avete fatto caso che appena arrivati solo a lei il capo della comunità dice di esser contento della visita?).
Pelle sarà la chiave per questo.
E tutto questo processo culminerà in una delle scene più belle, quella del pianto collettivo, l'apice di questa condivisione del dolore.
Dani era in un periodo della vita in cui si sentiva sola e questo la comunità le darà, la sua vicinanza, il farla sentire parte di una famiglia (che non ha più) e "scimmiottarla" per rendersi simili a lei.
E sta qui una delle letture più interessanti del film.
Siamo sicuri che sia la comunità di Harga a manipolare Dani?
Oppure Midsommar parla di un qualcosa che cerca la stessa ragazza e che trova lì?
In questo senso proprio l'immagine finale, quella del volto sconvolto ma poi sorridente è ambiguissima, la comunità ha avuto quello che cercava (Dani) o viceversa, è Dani ad aver trovato quello che cercava?
Del resto è un film su una lenta elaborazione del lutto, su una lenta ricerca di un equilibrio perso, su un liberarsi da paure e demoni.
Ed è qui un altro dei significati-capolavori del film, ovvero questa costruzione ossimorica per cui la totale perdita di sè (dovuta a droghe, suggestioni, vicende e manipolazioni) potrebbe equivalere all'esatto contrario, al ritrovarsi.
Tutto il film è talmente assimilabile a una gigantesca metafora (pensate per esempio al suicidio dei due anziani, non sono altro che i genitori di lei) che, volendo, non sarebbe stato fuori dal mondo un finale dove lei si fosse risvegliata da un lungo sogno (il film).
Ovviamente Midsommar ha talmente tanta spiritualità e magia dentro che è impossibile per chi, come me, ne sa pochissimo scorgere tante cose.
Ma la continua atmosfera di oppressione, manipolazione e presagio di morte la nota chiunque, e basta e avanza.


Fermiamoci un attimo rispetto si significati, torniamo ai significanti e alla regia.
Il film è tremendamente derivativo, dentro ci troverete di tutto.
Cito a caso Rosemary's Baby (la comunità che accoglie la coppia per usarla e per l'inseminazione finale) Get Out (anche qui, una specie di setta che sceglie tra gli ospiti chi usare) Picnic ad Hanging Rock (per l'atmosfera magica e malvagia e per la location delle rupi), Sauna (anche qui per l'atmosfera, la comunità e quella tenda solitaria che richiama tanto la sauna del film), Non si uccidono così anche i cavalli? (per la maratona di danza), Antichrist (per l'accoppiamento finale, dall'alto è identico) L'infanzia di un capo (per il finale quasi identico per emotività, colonna sonora, delirio, situazione - un leader in mezzo al popolo - e terrore) e ne avrei ancora 5 o 6...
Ma i grandi film sanno far questo, pescare qua e là ma rimanere sè stessi.
Specie perchè tutto è Midsommar tranne che un film solamente bello visivamente, la sua parte sottotraccia è ancora più potente dell'eppur bellissima manifesta.
Non si contano poi i riferimenti all'altro film di Aster, Hereditary.
Il lutto famigliare, la presenza della persona deforme (qui l'Oracolo, personaggio quasi commovente), i burattini finali, la setta, i dettagli macabri e splatter...
Eppure, bisogna dirlo, non funziona tutto.
Per prima cosa Midsommar è un film altamente prevedibile.
Ma, attenzione, non si vende per qualcos'altro, anzi, il capire abbastanza presto dove si andrà a finire (bastano i graffiti e le illustrazioni, anche solo quello) a volte è molto bello nell'horror, perchè quell'attesa di qualcosa che sai accadrà restituisce molta tensione.
Il problema è che non puoi essere prevedibile e anche "lungo" perchè altrimenti quell'attesa diventa estenuante e perde maledettamente di potenza.
E Midsommar senza alcun problema poteva essere accorciato, le scene troppo tirate per le lunghe o ripetute sono più d'una.
Poi.
La questione della tesi universitaria non serve a nulla, anzi, alla fine è sfiancante, serve solo a regalarci quel ragazzo di colore dotto ed eloquente.
L'altra coppia, quella dei primi due scomparsi, è solo funzionale, lo si capisce sin dall'inizio.
Ma in generale tutte le sparizioni, gli omicidi e alcune scene riguardanti gli amici (penso alla pipì) sono molto più deboli del resto.
Anche la parte finale, quella del grande sacrificio, è troppo allungata, ampollosa e un pochino confusa, anche se porterà ad un finale di fuoco di accecante bellezza.
In questo finale diventa quasi commovente la figura del personaggio più indecifrabile del film, ovvero Christian.
Bamboccione, incapace di prendere decisioni, immaturo, eppure nei suoi difetti ho trovato davvero empatico quel suo saper resistere fino alla fine al maleficio di sesso della comunità.
Le hanno provate tutte, peli pubici nel tortino, mestruo nella bevanda (ma che bella è quell'inquadratura di 100 bicchieri gialli e il suo rossiccio?), l'oggetto sotto il letto, l'altra bevanda, il vapore finale.
Ma lui con quel suo sguardo mezzo ebete resisteva sempre, alla fine questo era un ragazzo che teneva molto a Dani (e l'incipit lo mostra).
La sua lenta distruzione va di pari passo con la lenta "costruzione" o "aggiustatura" della distrutta Dani, più uno diventa inerme più l'altra potente.
Anche qui è individuabile un altro possibile tema, lei che da dipendente di lui diventa infine quella che decide della sua sorte, il suo Dio.
Il film fino alla fine prosegue ad esser visivamente bellissimo, scene come quella del ballo, del pianto collettivo o il finale sono davvero straordinarie.
Come detto la parte "magica" e rituale tendo a lasciarla un pochino da parte, non essendo esperto dell'argomento e trovando che l'aspetto intimo ed umano del film è comunque addirittura più denso (a proposito, anche Magic Magic finiva con un rituale).
Avrei tante più cose appuntate da dire ma ho appena saputo che devo spendere 400 euri de ruote e allora me fermo qua, tanto siete solo contenti.
In definitiva un grande film del terrore, un thriller psicologico en plein air come se ne vedono pochi, un'opera sul dolore, sulla debolezza di certi momenti, su come si possono subire lavaggi del cervello e manipolazioni.
Quel sorriso di Dani finale mi resterà addosso.
Forse la ragazza ha completato il proprio ciclo, la propria terapia, ma ha perso tutto, tutto.
A quel punto, come un giorno scelse oh dae-soo, meglio rimanere nel mostro che abbiamo creato

(almeno 8)


39 commenti:

  1. al cinema sei in poltrona, e quello che vedi è una continua sorpresa, per quanto dici che si poteva intuire, la cosa bella non è quello che si racconta e si mostra, non solo, ma come lo si fa, e solo i bravissimi sanno come.
    un film e un regista che resteranno, è sicuro.

    come sempre sono stato più sintetico (https://markx7.blogspot.com/2019/07/midsommar-ari-aster.html), ma con la tua stessa ammirazione

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    1. assolutamente ismaele, ma infatti io adoro gli horror che mi portano su cose "previste", di solito sono anche più tesi

      ma se mi allungano il brodo perdo un pò di quella falsa e bellissima attesa

      comunque sul "come fare le cose" questo è un grande :)

      mi segno Glassland

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  2. Cazzo, bello bello anche x me. L'ho visto x caso, senza saperne nulla di nulla, in una giornata stortissima e con un paio di birre in più in corpo. Sono un amante dei film horror e dei film con queste atmosfere/tematiche e me lo sono mangiato. Difetti ne ho visti ma credo che ci rifletto su quando lo rivedo.

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  3. parto dal voto senza ancora aver letto.
    purtroppo per me un 6 stiracchiato.
    poi vado a leggere! ;)

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    1. nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

      (chiamami per il raduno, c'è molto da dire)

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  4. il film non l'ho visto... scusa per il clamoroso off-topic!
    Era solo per farti gli auguri: qui almeno restano, a differenza che sui social ;)
    Buon compleanno!!

    Sauro

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  5. Con questo secondo film Aster si conferma parte di questa nuova generazione di cineasti intelligenti, colti ed ambiziosi (penso a Peele ed Eggers, ma anche al Mitchell di It Follows) che usa i generi come scatole in cui inserire stratificate strutture metaforiche, "foreste di simboli" in cui mettere un po' tutto, dalla politica ai traumi personali, e che produce film che si stanno rivelando sempre più essenziali per capire il modo in cui il cinema di oggi si rapporta con le ansie del nuovo millennio. Molti resteranno delusi da questa sua seconda prova (è un film tutt'altro che inattaccabile) ma devo dire che finora la forza emotiva e terapeutica dei suoi film ha un effetto catartico enorme, almeno su di me. Il centro del film è sicuramente Dani e il suo processo emotivo, ma l'ambizione di Aster non si ferma qui, e vuole dedicare il suo film anche all'imbarazzo causato dallo scontro culturale; probabilmente la sottotrama della tesi serviva per evidenziare l'individualismo americano, rappresentato dal comportamento incredibilmente egoista di Christian (scelta del nome probabilmente non casuale) contrapposto a una comunità in cui la condivisione e la compassione sono i principi cardine. A maggior ragione Dani potrà ritrovarcisi, avendo subito per anni l'indisponibilità emotiva del ragazzo. In questo Midsommar diventa una strana fiaba grottesca, le cui ultime immagini possono essere interpretate come il lieto fine che la principessa ha meritato attraverso lunghe pene e sofferenze. Non tutto è chiaro, non tutto è a fuoco e probabilmente Aster dovrà imparare a calibrare le sue ambizioni, magari conciliando un po' meglio le sue alte aspirazioni autoriali (Bergman, Tarkovskij Kubrick e chi più ne ha più ne metta) con la sua voglia di divertirsi e divertire il pubblico, che per fortuna lo aiuta a non prendersi troppo sul serio (potremmo definire questo film un Hostel d'autore?), ma per ora per me sta giocando nella squadra giusta.

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    1. perfette le prime sette righe, aggiungerei anche il regista di Krisha e It comes at night

      ormai abbiamo bisogno di questi horror capaci di andare oltre, sia verticalmente che orizzontalmente (nel senso di temi trattati e capacità di sviscerarli)

      per me siamo persino oltre Hereditary, forse perchè pur avendo tantissimi riferimenti per me è stato un film quasi "nuovo", molto originale

      sì, la motivazione che trovi per la tesi è interessante, forse anche più di quella reale (non vorrei infatti che fosse solo strumentale, ovvero un mezzo per portare i ragazzi ad essere sempre più curiosi ed imprudenti)

      io però più penso al finale e al percorso di lei più provo pena e tenerezza per christian, ragazzo pieno di problemi e immaturo ma anche genuino secondo me

      alla fine lo portano alla scena di sesso dopo averlo ridotto ad una larva

      secondo me Aster dovrebbe, nel prossimo film, uscire un pò da simboli ed esoterismo, fare qualcosa di più immediato, anche se magari comunque complesso

      per ora in entrambi i film ho avuto la sensazione che c'erano troppe cose e simboli a me non conosicuti

      la cosa mi affascina e irrita allo stesso tempo ;)

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  6. Non ho visto Hereditary ma questo è veramente una bomba. Però su una cosa dissento da te. Christian per me era proprio uno stronzo senza un minimo di empatia. Minchia le è morta tutta la famiglia, almeno il compleanno poteva ricordarselo dai!

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    1. ma io sono sono sempre stato una persona perbenissimo e anche un ottimo fidanzato e me li scordo tutti anche io!

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  7. Anche se come prime impressioni "a caldo" sono rimasto meno entusiasta di te (l'ho visto oggi, ma magari tra qualche ora/giorno cambio idea eh!) mi trovo in linea con te sull'analisi che hai fatto in tutti i suoi aspetti.
    Solo una cosa: tra i riferimenti di Ari Aster ho visto che non hai citato "The Wicker Man". Mica non l'avrai visto, vero? Io che in realtà non mastico tanto l'horror e mi mancano molti film che hai citato, non ho potuto fare a meno di avercelo fisso in mente appena ho sentito parlare di Midsommar, è troppo evidente che sia stato uno dei principali modelli di riferimento per Aster. Nel caso sai cosa recuperare, io da buon bastian contrario rimango con Wicker Man che era riuscito a inquietarmi come non mai.

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    1. fabio, non ci crederai ma non l'ho visto ;)

      praticamente in 10 anni ogni film di setta che ho recensito me lo consigliate, ahah

      comunque ho visto che non c'è nessuno - tranne me - che non abbia citato the wicker man parlando di midsommar ;)

      so che sia bellissimo, prometto che ce la farò ;)

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  8. Purtroppo mi ha deluso moltissimo.
    L'ho trovato affascinante, diretto da paura, ma ho trovato anche che Ari Aster al secondo film già si ripeta, raccontando un po' sempre la stessa storia. Se in Hereditary si parlava però di un dolore immenso, questa volta - con al centro una storia d'amore fra ventenni complessati - non servivano due ore e venti, né tutto quel ridicolo involontario. Quando urla la Collette ci raggela. Quando urla la Pugh, purtroppo, in sala si rideva.

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    1. ovviamente non sono d'accordo ma, al solito, quando commentano persone intelligenti non si fa nessuna fatica a "capirle"

      e io capisco tutto quello che dici

      e in due cose condivido, la durata eccessiva e già il rischio di piccole-grandi ripetizioni (però dai, la declinazione è completamente diversa)

      sull'ultima riga invece dissento completamente!

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  9. Quindi, quale oggetto affiancheresti ai fiorellini, nel caso di un'ipotetica maglietta? :) Sai che non avevo collegato il rosso della bevanda proprio a quel "colorante" naturale? Vedi come sei prezioso? :)

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    1. non ti faccio spoiler di ipotetiche magliette ;)

      ma sai che ho già sentito tanti che non l'avevano notata sta cosa?

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  10. Le aspettative dopo Hereditary erano altissime (e in cuor mio mi aspettavo il capolavoro)....e la prima mezz'ora, praticamente perfetta, sembrava confermarle alla grande. Regia pregevolissima ma la seconda parte l’ho trovata veramente pesante (complice probabilmente la visione in tarda serata) e un po' "troppo vista", con evidenti richiami a Picnic ad Hanging Rock, Babadook, Suspiria (di Guadagnino), The village e Climax. Credo, comunque, che il capolavoro sia soltanto rimandato perché Aster ha talento da vendere. Voto della prima visione: 7+. Spero di riuscire a vederlo nuovamente, questa volta in una sessione “diurna”.
    Chiudo con i complimenti alla recensione e con due spunti per i disegni per le magliette:
    - la sardina (che fanno mangiare alla protagonista)
    - la fetta di torta con……

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    1. ho saputo però che sei tornato a vederlo e hai di molto rivalutato il tuo giudizio, sbaglio?

      sì, confermo per la prima parte perfetta, la seconda quella più attaccabile

      eppure è la seconda quella che secondo me ci resterà più in memoria, non so perchè

      ahah, ci penserò ;)

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  11. Lascio due link.
    Il primo è una "analisi" della simbologia presente nel film ed è molto interessante.
    https://www.ilcineocchio.it/cinema/midsommar-il-villaggio-dei-dannati-esaminiamo-la-simbologia-rune-riti-dipinti-del-folk-horror-di-ari-aster/

    Il secondo è la mia recensione.
    http://www.euroroma.net/8156/ARTEESPETTACOLO/midsommar-il-villaggio-dei-dannati.html

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    1. la prima la leggo a breve, la seconda letta e risposto sui social ;)

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  12. M'è piaciuto! A mio parere uno dei centri del film è il discorso tra Dani e il ragazzo svedese (Pelle mi sembra ?). Lui le dice che ha perso i genitori - come lei - in un incendio (probabilmente volontari suicidi dello stesso rituale che vediamo alla fine) e che ha superato il lutto grazie alla comunità. A proposito del dolore, a mio parere c'è nel film, come peculiarità della comunità, la messinscena perfetta di ciò che letteralmente è la Compassione, cum patire, cioè il patire con l'altro, il farsi carico di una parte della sofferenza altrui. Quella compassione veramente partecipata che lei non ha trovato fuori, mancanza soprattutto del ragazzo. Le scene del pianto, del dolore condiviso, sono molto potenti in tal senso. Sono la Liberazione dai demoni che (non mi ricordo il termine esatto usato nel film) infettano l'animo umano. Ultima cosa: "L'essere disorientati, il sentirsi diverso dagli altri, non sapere che fare o dove andare, il mix tra droghe e stato esistenziale preesistente, l'angoscia dell'esser lì e quella ancora più grande del vivere." ... Perfetto!

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    1. perfetto fede, non so se hai letto la recensione ma anche io credo che il punto cardine e la metafora più potente sia questa, ovvero questa comunità che sa gioire e soffrire con te, magari recitando, magari ingannandoti, ma del resto quasi tutte le persone che vengono da lutti sono ingannate così

      in più quelle due scene diventano, oltre che di condivisione, anche di sfogo, di un liberarsi e di una catarsi opposta all'implosione di lei

      grazie per la citazione!

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  13. Mi sono accorto di aver lasciato un po' le cose a metà. C'è in lei, insomma, l'idea di una via d'uscita dal proprio profondo dolore che si manifesta già dopo il primo duplice suicidio, con un parallelismo tra i morti suicidi e i genitori mostrato esplicitamente dal regista, quando una donna della comunità le presenta la loro visione della morte e quindi della vita. L'unica cosa che non mi è chiara è la scelta del ragazzo come sacrificio. Forse per quella mancanza empatica detta prima. Boh

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    1. credo che il sacrificio sia l'ultimo e dovuto passaggio

      quando entri in una comunità che finge di capirti e appoggiarti e alla fine ti porta dentro di sè poi il passaggio successivo è il doverti liberare di tutti gli affetti precedenti+

      lo fanno tutte le sette

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  14. a enrico, stefano e federico rispondo con più calma

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  15. Hereditary mi è piaciuto molto....ma questo dove minkia lo trovo...scusate il francesismo....comunque fighe le magliette...la voglio..scusate di nuovo sono un po’ mpriaco.

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    1. come dove?

      al cinema!

      bravissimo, l'ordine l'hai fatto bene, ti contatterò

      ma avevi visto su fb i prezzi?

      comunque tranquillo, non è che ormai devi comprarla, finchè non ti contatto non c'è niente di ufficiale

      agli altri rispondo oggi

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  16. Si, al cinema....ma in quale...abito nel buco del culo dell Europa.i prezzi delle maglie non le ho visti, sono uno di quelli che non ha un profilo facesbrut.ad ogni modo mi piacerebbe prenderla, non scrivo mai sul tuo blog, ma lo seguo e ti ringrazio per tutte le dritte cinefile che riesci a esprimere.

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    1. grazie salvatore!

      tanto prima dell'ordine ti contatterò via mail, ti dico tutto lì :)

      certo che se sei all'estero devo vedere per le spedizioni, ci facciamo sapere

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  17. Io prima di commentare il film vorrei sapere una cosa: non ho capito chi era il biondo / bionda con il volto tutto deformato?

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    1. lo spiegano, ma velocemente

      è l'Oracolo, una "creatura" nata dall'incesto

      è quello che fa i disegni strani che poi loro interpretano per poter poi continuare a scrivere quel libro magico ;)

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  18. a giorni lo vedrò anch'io ^_^

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  19. Salve a tutti
    Scrivo solamente per poter chiedere se percaso qualcuno ricorda la parola particolare che l'anziano della Congrega dice a Josh (ragazzo di colore) nella Sala della Biblioteca ed usata credo per denotare e caratterizzare lo studio di una lingua antica come il Futharc oppure per riferirsi forse ad aspetti antropologici e teologici
    Credo comunque che fosse qualcosa del tipo "Ento..." o "Endo..."
    Grazie !!!

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    1. ciao!

      guardo, io non ricordo nulla ma mi dicono ci sia un bellissimo articolo su queste cose di Midsommar

      ti metto il link (io devo ancora leggerlo)

      https://www.ilcineocchio.it/cinema/midsommar-il-villaggio-dei-dannati-esaminiamo-la-simbologia-rune-riti-dipinti-del-folk-horror-di-ari-aster/?fbclid=IwAR0PoEQvbil9lo_Bp8-m4zGeMKUgEj4EF3u-BISPzldzMsXhJfOj2YXIMGs

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  20. Bellissimo.
    Punto.

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao