30.9.19

Recensione: "Burning" - Perle d'Oriente - 5 -


Il fatto di avere aspettative altissime - credevo di trovarmi davanti uno dei migliori film del'anno - mi ha un pochino bloccato.
Specie perchè nel primo tempo Burning mi sembrava una storia troppo semplice e banale, di quelle che abbiamo visto anche troppe volte.
Eppure qualche piccolo elemento faceva presagire a quello che sarà nel secondo tempo, secondo tempo in cui Burning diventa una specie di thriller-noir etereo e misterioso, tutto basato sul vero e il falso, sull'immaginazione e il reale.
E anche la regia in questo secondo tempo salirà a livelli altissimi, regalandoci 3-4 sequenze da pelle d'oca.
Ma di cosa parla questo film tratto dall'immenso Murakami?
Io, al solito, ho provato a dire la mia

Me l'avevano un pò descritto come uno dei film dell'anno e, forse per questo, non nascondo un pizzico di delusione.
Ma, attenzione, il pizzico di delusione è nel "totale" perchè nel secondo tempo, quando questa strana e anche banalotta storia d'amore acerbo diventa altro, ossia un thriller magnifico, etereo, che gioca col vero e il falso, il reale e l'immaginato, ecco, questa seconda parte l'ho davvero adorata.
E fa diventare Burning uno di quei film che puoi stare ore con gli amici a parlarne, a provare a interpretarlo. 
Come al solito butterò qualche impressione mia e solo mia, convinto come non mai che alcune cose sono solo mie seghe mentali :)


Un ragazzo cammina per strada a Seul. Entra in un megastore, poi esce e conosce una ragazza-immagine che sta là fuori per una specie di Ruota della Fortuna.
Si conoscono, lui le regala l'orologio rosa che ha vinto alla stessa ruota (e, attenzione, pare quasi che lei abbia scelto lui per farlo vincere), poi escono una sera insieme, lei gli dice del suo progetto di andare in Africa e se, nel frattempo, lui può occuparsi del suo gatto, vanno a casa sua, fanno l'amore, lei parte.
Tutto è molto naturale, immediato, semplice, come naturali, immediati e semplici paion questi due personaggi, due ragazzi dall'incredibile candore (anche se lei nasconde una parte nera e, forse, depressa) che sanno ancora sbalordirsi delle piccole cose.
Nella casa di lei, che poi è solo una stanza, non arriva la luce, se non di riflesso 10 secondi al giorno, quando questa "colpisce" la Torre di Seul e poi, appunto, finisce nella stanza di lei.
Questo accade proprio mentre i due fanno l'amore, pare una coincidenza ma sarà solo una delle piccole stranezze e magie di un film basato tutto sui minimi dettagli.
Bellissimo, a proposito, quel suo masturbarsi guardando la Torre di Seul, come a ricordare quell'attimo magico in cui la luce, metaforicamente e non, entrò nella sua vita mentre faceva sesso con lei.
E' uno dei primi accenni in cui si fa forte il tema del Ricordo, decisivo in Burning.
Lei in Africa conosce un altro ragazzo e, quando i due tornano, si forma così un trio di amici/amanti.

Mentre il nostro Jong-Su è di modestissime origini e vive in una povera casa-fattoria dove accudisce un unico animale - una vitella - Ben - il ragazzo che Hae-mi ha conosciuto in Africa - è ricchissimo, sta nei quartieri bene di Seul e non si capisce che lavoro faccia.
Ne nasce quindi un trio eterogeneo e molto emblematico, simbolo di una condizione sociale ed etica molto variegata con al centro questa ragazza sfuggente e misteriosa che diventerà punto di incontro tra le due condizioni rappresentate dai ragazzi.
Ovviamente l'interpretazione sociale del film la lascio, come sempre, a chi ha più competenze di me, preferisco andare su altro.
Devo ammettere che nel primo tempo ho fatto un pò fatica, tutto mi sembrava troppo "semplice" e banale, tanto che più di una volta si è manifestato lo spettro di Hill of Freedom, film orientale visto mesi fa che ho davvero maldigerito.
Questo racconto del quotidiano iniziava a stancarmi anche se intravedevo qualche elemento che poi, per fortuna, porterà alla vera anima del film, manifesta nel secondo tempo.


Del resto la chiave ci viene fornita subito all'inizio dalla stessa Hae-mi quando questa mima il mangiare un mandarino. Questo Burning diventerà, un film sul vero e falso, sulla forza dell'immaginazione, sul credere che una cosa che non esiste sia in verità reale.
Ma di queste piccole strane cose ce ne sono tante, come le chiamate a vuoto che riceve Jong-su, come quello strano viaggio in Africa di Hae-mi, come, soprattutto, la vicenda di quel gatto che non esiste eppure esiste, nessuno lo vede eppure fa pupù e mangia dalle ciotole.
Ma, attenzione, scopriamo che Jong-su vuole fare lo scrittore...
A questo proposito va ricordato che il film è liberamente tratto da un racconto del favoloso Murakami (autore che adoro e di cui ho recensito qui un suo libro magnifico), scrittore che spessissimo gioca col sogno e la realtà, con la surrealtà, con l'immaginazione.
Sono tantissimi gli elementi che, in Burning, ho ritrovato de "L'Uccello che girava le viti del mondo", su tutti l'animale "scomparso" e la presenza del pozzo, vero e proprio "luogo" per Murakami dove, al buio, poter conoscere sè stessi.
Un autore che ognuno di voi dovrebbe leggere.
Ma torniamo al film.
Nel secondo tempo, oltre al cambiamento di registro con questo passaggio dal dolce racconto del nulla al noir "etereo" e misterioso, c'è anche un cambiamento di regia e fotografia, visto che tutte le scene più belle e liriche le ritroveremo qua dentro.
Le corse di Jong-su nella campagna, l'incendio della serra vissuto dal (?) di lui bambino, l'inseguito (in auto e non) a Ben, la sequenza finale - da brividi - di neve, fuoco e sangue e, su tutte, l'ipnotica scena della danza di lei in controluce, nuda, a casa di Jong-su.
Sono quasi tutte scene che portano il film in una dimensione-altra, sempre che lo spettatore riesca a "connetterle" con l'atmosfera magica e misteriosa del film (cioè, volendo si può anche vedere tutto il film come "reale" eh, fate voi).
Raramente tra un tempo e l'altro ho visto un innalzamento così netto di scrittura, regia e fotografia.
Eppure Burning, inutile dirlo, è un film di interpretazioni e suggestioni.
Quella che potrebbe essere la scena chiave, a mio parere, è proprio il flash back di quel bambino che vede una serra bruciare. Quel bambino molto probabilmente è Jong-su (lo vediamo risvegliarsi dopo il flash back) e pare allora troppo evidente e non casuale che quel ricordo di serre bruciate da bambino abbia a che fare con questa nuova storia di serre bruciate da Ben.
Ecco quindi che nel mio cervello tutto Burning diventa una completa immaginazione di Jong-su, un ragazzo solo e semplice che, probabilmente, "perse" (fisicamente o non) la famiglia in quell'incendio (forse causato da lui).
E dirò di più, credo che il film sia addirittura il reificarsi dello stesso romanzo che vediamo più volte Jong-su scrivere.
Un'operazione quindi simile al Neruda di Larrain, un film in cui quello che vive il protagonista è un incontro e un interagire sia con i propri personaggi che con il proprio Io.
Del resto sono tantissimi gli indizi per farci pensare che tutto sia immaginato.
Quel gatto invisibile, la scena del mimo, le chiamate a vuoto (forse della madre persa da tempo. Poi quando si vedranno tutto sarà surreale), quella luce riflessa in casa di Hae-mi, il fatto che la stessa Hae-mi (ma anche Jong-su) si addormentino sempre, la figura di Ben che probabilmente rappresenta quello che il giovane Jong-Su vorrebbe essere (e non nascondo che più volte il film mi è sembrato Enemy), la storia sull'essere affamati di Vita, il pozzo che è esistito e non esistito, il bruciare serre da parte di Ben (che ci portano sia alla scena del passato di Jong-su che a quel suo bruciare i vestiti di mamma una volta che lei andò via), la scomparsa nel nulla di Hae-mi, quel correre disperato di Jong-su (come se la mente andasse a ricercare qualcosa che non trova), il suo continuo riferimento al romanzo che sta scrivendo (non può essere casuale).


A me sembra proprio che tutto sia un mix tra ricordo, speranze, immaginazione e traumi del nostro giovane.
E quella ragazza "conquistata" che poi viene persa a causa di Ben, del doppio che Jong-su ha creato. E quel poi quindi suo ucciderlo (anche qui andiamo a L'uomo duplicato di Saramago, ma non solo), metafora potente se ce n'è una.
E intanto il fuoco distruttore si fa sempre più presente, nel flash back, nella mostra d'arte, nel finale, il fuoco che tutto cancella.
Noi ci siamo affezionati a questo ragazzo d'oro, dal viso straordinario.
Forse un ragazzo troppo solo, tremendamente solo, distrutto da mancanze e privazioni.
Forse la stessa Hae-mi è una parte di lui, una specie di hikikomori che ha una voglia e sete di vita pazzesca.
E anche Ben, personaggio che ci viene venduto quasi come antagonista, alla fine è positivo, semplice come Jong-su, soltanto molto più sicuro di sè. E quel suo occhiolino alla festa a Jong-su è secondo me magnifico, quasi un dirsi "tranquillo, siamo uguali, stai sereno".
Chissà se quel finale apparentemente tremendo è, in qualche modo, positivo.
Se in questa lettura metaforica non sia altro che una specie di purificazione (non a caso resterà completamente nudo) e affermazione di sè, distruggendo tutti i demoni del passato e tutto quello che non si diventerà mai.
Una catarsi di fuoco.



19 commenti:

  1. Mi trovo molto nell'ultima parte della recensione, ma anche l'aspetto politico e sociale l'ho trovato molto importante. Non trovo un caso che la casa del protagonista sia vicina alla Corea del Nord, così come quel continuo parlare in TV della disoccupazione giovanile. Un paese ricco, dove la classe media è quasi utopica, e proprio per questo alienante e causa di nevrosi/spaesamenti.
    E il ritrovare/ritrovarsi in tutto questo.

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    1. ma io infatti aspettavo commenti come il tuo per colmare la lacuna :)

      faccio apposta per farvi scrivere!

      sì, benissimo, hai perfettamente ragione, la "causa" sociale ai problemi di Jong-su è profondissima

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  2. ma il babbo non sta in galera?

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    1. sì, per quello ho messo "perse" la famiglia tra parentesi

      anche qui ho diverse sensazioni, come che fu lui bimbo ad appiccare il fuoco e in qualche modo la colpa è riversata sul padre

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  3. Non ho visto il film, commento da lettore assiduo di Murakami. Questa cosa del "pozzo" ti assicuro che non è una sega mentale, tanto che persino nel suo ultimo lunghissimo romanzo, l'Assassinio del Commendatore, tutto gira intorno ad un antico sepolcro interrato, spesso paragonato ad un "pozzo" mai usato. Ah, e ovviamente una ragazzina scompare. Quindi sì, è fissato ;) io lo adoro, ma lo devo leggere con moderazione, non divorarlo, è talmente grande e particolare che può darti la nausea. Senza contare che ha questa visione satirica (e aggiungerei, di uno snobismo un pó discutibile) del cinema che da appassionato digerisco con fatica, ma lo perdono, in fondo è anche con Norvegian Wood e altre sue meravigliose stranezze che mi sono formato
    Enrico

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    1. no no, ma che il pozzo non sia una sega mentale lo sapevo, per seghe mentali mi riferivo all'interpretazione che ho avuto del film :)

      ma insomma, sta cosa è assurda, prima su fb mi dicevano che il pozzo c'è anche in 19Q4, o almeno ricordo così...

      siamo già a 4 richiami al pozzo

      su l'uccello che girava le viti del mondo poi non ne parliamo, prende un terzo si libro

      sparizioni e pozzi insomma, sempre ;)

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  4. Visto oogi: spettacolo pomeridiano, quasi deserto, avvolta dal "buio in sala". Detto questo, provo per la prima volta, a buttare giù qualche pensiero personale anche se ho ancora da pensarci su, e tanto,del resto con Murakami di mezzo... Penso al gatto che non dovrebbe esistere e che invece Jong-su chiama a sé, col suo nome, nel garage; ai cosmetici nel bagno a casa di Ben - per un momento ho pensato che Ben e Haemi fossero un'unica persona, il lato femminile e maschile dell'io riflesso da Jong-su; le corse affannate e inconcludenti, quasi fosse in un girone dantesco, condannato a correre alla ricerca di ciò che non c'è. Onestamente tanta roba per me, ho bisogno di tempo. Ma su tutto so che ci sono immagini e sensazioni che rimarranno a lungo impresse, forse più della storia in se: lei che danza a seno nudo contro il sole che tramonta, bella, giovane, sballata - incanto!,la luce del sole che si riflette sulla torre e colpisce la stanzetta, la pantomima del mandarino, il finale fatto di neve, sangue e lui, che ad uno a uno si sveste dei panni per rimanere nudo, solo, se stesso. Emozioni

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    1. beh, per essere pensieri buttati là direi che sono notevoli ;)

      abbiamo scritto cose molto simili, vedi la possibilità che i due amici di Jong-su fossero due parti di sè, quelle corse che sono ricerca metaorica di qualcosa e, ovviamente, la scena a seno nudo che tutti, veramente tutti (anche su fb) stiamo esaltando come più bella del film e davvero straordinaria

      e poi citi anche te il riflesso della torre e il finale di neve e sangue (stesse parole mie)

      ma, bravissimo/a, ho dimenticato la sua nudità nel finale che, per come l'ho interpetato io, è perfetta

      infatti - e grazie - me sa che lo aggiungo, ahah

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  5. Ahahah È vero, ho usato le tue stesse parole! Suggestione? 😊
    P.S. sono l'angela martino di FB. Volevo aprire un blog, ma non l'ho mai fatto e perciò c"ho questo profilo.

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    1. aprire un blog nel 2019 è come aprire una videoteca, ahah

      se lo fai sapendo che quasi nessuno entrerà da quella porta bene, altrimenti è un suicidio e fonte solo di delusioni

      io ormai vado avanti, in 10 anni ho creato il mio piccolo spazio, ma mai consiglierei a nessuno di aprire un blog adesso, a meno che non lo fa per sè, per l'amore della scrittura e basta :)

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  6. No no e chi ci pensa più! un vecchio progetto mai portato avanti. Mi sono resa conto che un blog è una cosa "viva" e richiede quindi tempo, impegno, dedizione, se vuoi farlo bene. Non è per me, sono un'incostante e poi sono ben consapevevole dei miei limiti culturali... 'gna faccio!
    Così il tempo che risparmio lo investo a vedere i bei blog delle persone serie e preparate 🤓
    Ogni riferimento a persone o blog realmente esistenti è puramente casuale 😉

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    1. sono tremddamente incostante anche io (ormai ci sono anche settimane senza post) ma il lavoro grande semmai c'è stato prima, ormai qualche scalcinato affezionato che mi legge e aspetta i miei tempi ce l'ho ;)

      onorato e grazie mille ;)

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  7. (Parte 1) Eccomi, come promesso, che arrivo nei commenti ahaha

    In ogni caso, interessantissima la tua interpretazione. Incredibile come anch’io condivida la tua stessa chiave di lettura ma la “trasli” in maniera differente. Mi spiego meglio: secondo me Jongsu immagina davvero tutti quei dettagli che riempiono il film, ma li immagina nel suo tentativo di decifrare quel mondo (e quei personaggi) che in realtà esistono per davvero. La realtà è quella, le persone sono quelle: esistono per davvero, ma, essendo impossibile decifrarle e comprenderle razionalmente, solo l’immaginazione, irrazionale ma personale, può provare a dare loro un senso.
    Come se Jongsu rispondesse al mistero del mondo solo attraverso la sua vita e la sua personale esperienza. Come se, cioè, decifrasse la realtà (e le persone ne fanno parte) non per come sono realmente, ma in base al suo filtro soggettivo. Anche per questo credo che la prima parte sia stilisticamente più classica, quasi come un racconto oggettivo della quotidianità, mentre la seconda diventi incredibilmente visionaria ed onirica. Nella prima parte vediamo ciò che esiste, nella sua oggettività, con tutte quelle stranezze che rimangono senza una risposta. Nella seconda parte, invece, osserviamo il modo (soggettivo questa volta) di Jongsu di provare a trovare risposte a quegli stessi misteri.

    Per questo ci ho trovato anche l’estrema esaltazione dell’uomo, dell’individuo, che, in tutta la sua complessità, vive e percepisce ciò che lo circonda in base al suo io soggettivo.
    E partiamo dal fatto che Jongsu voglia fare lo scrittore.
    “Di che cosa stai scrivendo?” Gli chiedono.
    “Non so ancora” risponde. “Il mondo per me è un mistero”. Come se, appunto, l’unico modo per trovare una storia da raccontare fosse quello di provare a decostruire quel mistero. Ma pensiamoci: la letteratura, come ogni arte, è soggettività autoriale, è espressione della propria visione del mondo. Ed ecco allora che Jongsu, per diventare scrittore, dovrà trovare il suo modo personale di interpretare la realtà. E quelle famose stranezze della prima parte dovranno, cioè, essere filtrate secondo la sua immaginazione (ecco lo stile che si fa etereo ed onirico). Solo a quel punto potrà scrivere.

    Per dirlo alla maniera di Ben: l’unico modo di capire il mondo è sentirlo dentro di sé. “Percepirne il basso, dentro le ossa”. Non si può formulare giudizi, dice. “È come la pioggia. Quando piove. Il fiume si alza, esonda e la gente viene spazzata via. La pioggia giudica? Non c’è nulla di giusto o sbagliato. Solo la moralità della natura”. Ed è in questo senso che è l’uomo a dare senso a quegli eventi. A vederli come buoni o cattivi. A trovare una concatenazione, un rapporto di causa-effetto tra ciò che è stato e ciò che sarà.

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    1. (Parte 2) Essere uomini ed essere vivi significa questo: non ricevere passivamente il mondo, ma cercare di integrarsi con esso, personalizzandolo attraverso la propria soggettività e visione.
      Ecco allora che arriviamo a comprendere anche la metamorfosi di Jongsu. Da personaggio passivo del primo tempo, che riceve il mondo senza entrare veramente a farne parte (ecco lo stile più oggettivo e classico, coerente con l’attitudine del protagonista di questa prima parte), a personaggio attivo del secondo tempo, investigatore del mondo, che qui vi partecipa in prima persona (ecco dunque lo stile più “soggettivo”, onirico ed etereo). E nel finale arriva addirittura ad alterarlo quel mondo, nella massima forma: annullando la vita di un altro essere umano.
      Così da un Jongsu instabile nella postura nella prima parte, che ha difficoltà a stare in piedi o a camminare, si passa ad un Jongsu che corre in lungo ed in largo senza tregua. Di nuovo: da passivo si fa attivo. Da oggettiva ricezione del mondo, ad attiva (e soggettiva) interpretazione del suo mistero.

      E così tutti i diversi personaggi dovranno cercare il loro ritmo soggettivo (come il film stesso): farlo proprio, tanto da entrare in tutt’uno con esso. Quello di Haemi, un ritmo musicale, per ballare, per tendere verso il “great hunger”, la fame del significato della vita. Quello di Ben, intimo, come un basso che risuona nel petto, nel momento in cui brucia le serre. In questo senso ho anche interpretato il sogno di Jongsu che si immagina bambino davanti ad una serra incendiata: cerca di fare proprio ed interiorizzare il ritmo di un altro (Ben in questo caso), cerca di trovare la risposta al mistero del mondo attraverso gli occhi di un altro io soggettivo.
      E penso, per questo, non sia un caso che Jongsu non bruci mai una serra, o meglio: quando ci prova, subito si preoccupa e fa di tutto per spegnere le fiamme. Perché Jongsu non è quello, non è quel ritmo, dovrà trovare il suo, personale e soggettivo, che gli permetta di passare da uno stato passivo ad uno attivo.

      Così quei misteri e quelle stranezze rimangono sospese in un limbo tra realtà ed immaginazione, ma in fondo è così che vediamo la realtà che ci circonda (e il cinema stesso): ognuno secondo la propria visione e la propria vita.
      E allora per scoprire il mistero del mondo, l’unica via è scoprire prima di tutto se stessi, denudarsi (ecco il finale) e trovare la propria essenza. Ascoltare quel mondo, come se la voce della propria immaginazione leggesse le parole scritte dalla natura. Sentirlo, anche se non lo si vede. Filtrarlo secondo il proprio io. E allargare gli orizzonti. Andando oltre.
      Così come si può immaginare (e non vedere) una Corea del Nord oltre quegli altoparlanti che fanno propaganda. E immaginare. E non vedere.

      Direi che, con queste premesse, il film si inserisce senza dubbio nella tua grande lista dei film polisemici.

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    2. ed eccoci dopo 20 giorni ;)

      sì sì, quello che dici ha molto senso, anche più della mia intepretazione ovviamente

      diciamo che è uan via di mezzo, un modo suo artistico e letterario di interpretare e decifrare la vita

      oppure può essere anche un modo per difendersi da essa visto che di solito chi non vede la vita per così com'è ne ha paura

      e il passaggio dalla prima alla seconda parte in questo è perfetto. Certo, rispetto alla mia lettura (che pare molto simile) all'apparenza c0è una grande differenza, ovvero quella che così quei due personaggi non sono alter-ego del protagonista, solo persone reali che lui interiorizza a modo suo

      ma del resto capita anche in letteratura di scrivere personaggi reali diversi da sè in cui metti dentro cose tue, sono il modo in cui te li vedi nella vita

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    3. il problema è che nel diventare attivo, passare da osservatore del mondo a studioso del mondo (per decodificarlo) si può anche alterare quel mondo, paradossalmente perdere la dimensione oggettiva per alzarla a soggettiva può portarti dalla verità alla menzogna

      quasi sempre la verità delle cose è nella loro nudità e semplicitià, meno le pensiamo, meno si riflettiamo più le vedremo per quello che sono, nel bene e nel male

      buffo che l'immagine del bambino che io ho trovato emblamatica per dire che tutto quello che vediamo è Jongsu traslato in altri te lìhai letta al contrario, sono gli altri traslati in Jongsu ;)

      in tutto quello che dici poi c'è anche un'altra cosa interessante e che rende il film metafilm, ovvero che la stessa cosa che fa Jongsu con la vita e con gli altri la facciamo noi con il film stesso e Jongsu, lo leggiamo a modo nostro

      chissà se anche in questo caso, invece, vedere tutto solo per quello che è non sia la lettura giusta ;)

      al solito, comolimenti

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    4. Beh non sapremo mai (o meglio: forse non lo voglio sapere ahah) se ci sia una lettura giusta oppure no. Ed è la cosa che amo di più di questi film polisemici, pieni di simboli ed interpretazioni. Perché alimentano ancora di più lo spirito di condivisione, di necessità di ragionarci a fine visione (dopo essersi lasciati trasportare in sala).
      Per quello probabilmente la mia mente ha cercato questa interpretazione: era un tentativo di esaltare il metacinema all'ennesima potenza ;)

      Comunque davvero divertente sta cosa delle nostre interpretazioni: così tanto simili e allo stesso tempo diverse!

      Grandissimo come sempre :)

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  8. Sono appena uscito dalla sala e devo ancora metabolizzare bene il film.
    Che ho sicuramente gradito molto anche se non sono sicuro di averlo compreso bene, ma leggendo la (bellissima, come sempre) recensione di Giuseppe in cui mi ritrovo abbastanza e altri splendidi commenti (che mi pare quasi riduttivo chiamare così, complimenti a Riccardo per i suoi due lunghi commenti che sono praticamente un'altra recensione a sè stante) ci ritrovo spiegate ancora meglio di quel che stavo cercando di focalizzare io dalle sensazioni che il film ti lascia dentro.
    Nulla sapevo della trama, a parte aver visto il trailer al cinema prima della proiezione di Lady Vendetta qualche settimana fa (trailer che ora voglio rivedere perché mi pare sembrasse tutto un altro film rispetto a questo...), e nulla avevo letto in merito, anche se sapevo era tratto da un racconto di Haruki Murakami (che so essere un grandissimo, anche se di lui ho letto solo "L'arte di correre" che non è neppure un romanzo poi...).
    Insomma il film è stato una sorpresa in tutti i sensi, positiva per quel che mi riguarda e sicuramente stimolante e sfaccettata, un film senz'altro da (ri)vedere e di cui si potrebbe stare a parlare a lungo vista la tanta carne al fuoco (concedetemelo 😄) che ha.

    Ah Giuse', le tue seghe mentali ci stanno benissimo viste anche le molte che si fa Jong Soo. 😆😆😆

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    1. per 15 giorni non t'ho risposto e ti ridspondo ora che sei a casa mia, assurdo

      i commenti si riccardo sono sempre recensioni a parte ;)

      credo anche io che sia un film da rivedere, proprio avendo sottomano tutte le letture che abbiamo fatto

      eh, anche le sue sono poi seghe pressochè solo mentali poi ;)

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao