19.3.13

Al cinema: recensione "Il Figlio dell'altra"

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I figli sono quelli che si crescono o quelli che si sono messi al mondo?
"Tu sei il mio terzo figlio" dice Orith a Joseph, il ragazzo che per lunghi 18 anni ha cresciuto credendo fosse sangue del suo sangue. Ma il sangue, in realtà, era di un'altra donna, Leila, perdipiù una palestinese, figuriamoci. E intanto Leila ha cresciuto per lunghi 18 anni Yacine credendo che fosse suo figlio, sangue del suo sangue. Ma il sangue in realtà era di Orith, perdipiù un'ebrea, figuriamoci. Ma quando ci sono di mezzo due donne, due madri, il mondo è sempre in buone mani perchè il loro amore può sorreggerlo da solo, nemmeno fosse Atlante.
In questo splendido La Figlia dell'altra (altra perla del cinema francese di cui non riuscirò mai a smettere di tessere le lodi) i concetti di madre, padre e fratelli si mixano in un maniera perfetta a quelli di Madre, Padre e Fratelli, la patria, il proprio Dio, il proprio popolo. Le basi di partenza erano quelle di una santabarbara pronta ad esplodere ma la regista (una donna, of course) riesce nel miracolo di non approfittarsi del contesto, di non cercare la tragedia o il drammone e raccontare invece tematiche anche importanti in un'atmosfera pacata, maledettamente verosimile, un'atmosfera di sentimenti instabili, di personaggi che devono scegliere, capire e aiutarsi l'uno all'altro. L'umanità, intesa come genere umano, che viene fuori dal film è orgoglio di sè stessa, tutti riescono alla fine ad ascoltare il proprio cuore e la propria testa e a capire che alla fine quello che nella vita conta di più sono gli uomini, non dove, come o con quali precetti sono cresciuti.

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E non è un caso che l'attenzione maggiore, dopo la prima parte introduttiva incentrata sui genitori, sia poi spostata tutta nei figli. Il concetto di Fratello, vera e propria istituzione del popolo arabo (come l'africano) viene affrontato in tutti i versanti possibili. Ci sono Yacine e Joseph, i due ragazzi scambiati appena nati, nessuna parentela effettiva tra i due ma un senso di riconoscimento totale nel vivere la medesima condizione di figli scopertisi non naturali. E' davvero incredibile come quasi mai tra i due si instauri un processo, tra l'altro molto condivisibile, di odio o invidia per l'altro, l'altro che è in realtà il figlio naturale di quella madre che si è amata per 18 anni. La loro amicizia, quella di un palestinese che ha vissuto da ebreo (tra l'altro con un senso di appartenenza mostruoso) e quella di un ebreo che ha vissuto da palestinese (ma che L'Europa, Parigi, ha smussato nel suo lato più politico del termine) è qualcosa che, buonismo o no, fa bene al cuore. Ci sono poi Yacine e Bilal che sono cresciuti insieme e si amavano finchè Bilal non scopre la discendenza ebraica del primo. Tutto il loro legame, tutta la loro storia, tutto l'amore immenso che provavano l'uno per l'altro, tutti i loro sogni svaniscono perchè Bilal,accecato dall'odio decennale della Questione Mediorientale, dimentica in un amen (e non uso una parola ebraica a caso) la vita passata insieme al fratello. Ma, se pur in maniera un pò frettolosa, anche lui capirà e quella stretta di mano con Alon, l'ufficiale ebreo padre di Joseph (o di Yacine...) oltre che rappresentare la sequenza più tesa del film vale più di tante parole. Ci sono poi Bilal e Joseph che sarebbero fratelli di sangue ma che in realtà sono cresciuti entrambi con l'odio verso il popolo nemico. Questo, malgrado nel film sembri il contrario, è forse il rapporto più delicato, quello più denso di significati. Un canto assieme a tavola risolverà (forse) tutto. C'è poi, e nel film sono 30 semplici secondi, il rapporto fraterno più particolare, quello tra Joseph e il piccolo fratellino di Bilal e Yacine (ma in realtà suo) morto bambino, Yoseph che parla vicino quella foto, quella foto che ritrae un bambino praticamente identico a lui ha una forza spaventosa, è come se quel fratellino musulmano morto sia poi tornato nella sua terra nel corpo di un altro. Magistrale.

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Il cast è sublime, la Devos vale sempre il prezzo del biglietto ma non spicca in mezzo agli altri, l'armonia del film si vede anche nelle prove recitative. Malgrado una sceneggiatura che nel finale si perde moltissimo (l'ultimo quarto d'ora è davvero troppo frettoloso, con almeno una scena sbagliata, l'accoltellamento, e risolve troppo facilmente alcuni conflitti) oltre ai superbi dialoghi splendide alcune sequenze come il padre che piange sotto l'auto, le due madri che restano sole davanti al dottore e si guardano o gli sguardi sulla porta quando la famiglia palestinese va a trovare l'altra. Le due madri tentano di guardare tutti ma i loro occhi cercano lo sguardo del figlio naturale a loro "tolto" alla nascita.
E in quella casa, vuoi per caso o per precisa scelta, si formano 4 coppie in cui ogni componente è identico all'altro. In quelle 4 coppie, a mio parere, c'è tutta la "storia" del genere umano. I due padri si parlano con l'odio e la politica, le due madri con il cuore, i due ragazzi con l'intelligenza e il tentativo di riconoscersi, le due bambine con il gioco e una bambola trovata per terra.

( voto 8 )

5 commenti:

  1. A me è piaciuto, nonostante tutto.

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    1. Nonostante tutto cosa? :) se ne hai scritto posta Poison.

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    2. ops. nonostante sia un po' superficiale e fin troppo ottimista!

      http://viaggiandomeno.blogspot.it/2013/03/il-figlio-dellaltra.html

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  2. a volte si ha bisogno di film ottimisti:)

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    1. Mamma mia...
      Specie in tematiche come queste...

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao