16.6.13

Al Cinema: recensione: "E' stato il figlio"

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Ci sono sequenze così belle, necessarie, forti e perfette che a volte bastano da sole a salvare un film.
Non è questo il caso, "E' stato il figlio" del grande Ciprì è un ottimo film già di per sè.
Ma la magnifica scena post omicidio, con quella nonna fino a quel momento silente che si lancia in quel devastante e terribile monologo è una sequenza da antologia che dà senso a tutto il film (e al titolo finalmente) e si incastra così perfettamente con tutto ciò che la precede (e con la cornice) da alzarsi in piedi per la sua riuscita.
Non c'è più nessuna legge, quel morto a terra è solo un fatto ormai assodato, non ci sono più legami di parentela, non c'è più amore, non c'è più dolore, c'è soltanto una fredda, sebbene fatta a caldo, e spietata analisi di quello che bisogna fare. Quel figlio così buono, umile, rispettoso, per un piccolo errore avrà segnata tutta la sua vita, mentre quell'altro, ragazzo ribelle e violento, vedrà salvata la propria in nome del dio denaro, della sopravvivenza di tutti.

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Non c'è niente da discutere,quella nonna è il concentrato umano di una tradizione, di una terra, di un istinto di sopravvivenza, ogni sua sillaba è legge radicata nel passato e nel futuro.
Che bello sto piccolo film, così sempre e perfettamente in bilico tra il grottesco/comico e il drammatico, così abile nel raccontare attraverso piccoli passaggi la storia di una famiglia siciliana che reifica il lutto per la terribile morte della figlioletta in una Mercedes nera fiammante, che dimentica il dolore primordiale della perdita più terribile nel sogno, tutto paesano, di avere l'auto dei desideri e del riscatto.
Solo la povera realtà del paese può raccontare storie così. Ho sempre pensato che nel mondo esistano due categorie di persone, quelli che hanno vissuto in paese e quelli in città. Ai secondi accadono più cose, la loro vita è piena di avvenimenti, anche di aneddoti forse, ma le storie, le vere storie, quelle che si raccontano col passo lungo, stanco e affascinante del racconto sono quasi esclusiva dei primi.
Qui c'è la storia di una famiglia operaia che ha perso per mafia la piccola figlia, aspetta il risarcimento danni dello Stato, intanto si indebita con negozianti e usurai e poi quando quei soldi finalmente arrivano, con quelli che rimangono insomma una volta pagati i debiti, comprano soltanto una macchina nuova, simbolo di riscatto sociale, nuovo status e stupido vezzo che, ahimè, colpisce anche realtà umili e virtuose come queste.

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Si ride con le scene sulla spiaggia così verdoniane, si piange per quell'omicidio così efferato della bambina e quell'urlo di Servillo che prova a raggiungere la telecamera che va sempre più su. si rimane tra il divertito e lo sconfortato a seguire tutte le trafile giudiziarie e le storie di usura, si sorride amaramente con la spettacolare scena della benedizione del prete, si ha paura quando il padre scopre cosa ha fatto il figlio alla macchina e poi si rimane di sasso, basiti, storditi, ma al tempo stesso affascinati e in contemplazione per la sopracitata scena della nonna. Altro che tragicommedia, l'anima del film è nera come la pece.
E Ciprì ci regala i volti che lo hanno reso famoso, quelli di Cinico tv, st'umanità grottesca, laida, quasi deforme, divertentissima e tremendamente tragica.
E Servillo è il nostro Messi(a) che regala magie ogni volta che ha una telecamera davanti.
Ma qui, inutile dirlo, c'è una meravigliosa bambina (che bello il suo orgoglio a non girarsi alla spiaggia quando la macchina va via, che bello) orrendamente uccisa e un altro ragazzo con la vita devastata senza aver fatto nulla.
E' stato il figlio diranno.
Che i sensi di colpa li accompagnino sempre.
Almeno questo.

( voto 8 )



12 commenti:

  1. Gran bel film davvero, ricordo che la sequenza finale colpì molto anche me.
    Uno dei migliori titoli italiani delle ultime stagioni.

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    1. James, a forza di dire uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, lo vogliamo dire che di film italiani buoni ce ne sono molto di più di quelli che vogliono far credere? :)

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  2. io ce l'ho lì pronto da vedere con aspettative sempre più alte....

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  3. una gran bella recensione per un gran bel film. bravo dae!

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  4. Visto da poco.
    Mi ha davvero sorpreso in positivo. Ero memore di questa tua recensione, e quindi sapevo che doveva essere valido, ma non immaginavo così tanto.
    Per me ci sta addirittura un dieci!

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    1. grande!

      provo ( se riesco in mezzo alle millemila cose che devo fare) a venire a leggerti presto

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  5. Certamente un buon film
    L'avevo visto tempo fa ma non avevo letto la tua rece così quando ho visto la tua segnalazione su fb mi son detta ...bene bene dai che aumentano i film da condividere con te :)
    Anche a me è piaciuto e devo dire che con tutto quel fare grottesco fino all'inversosimile è di una cattiveria da far tremare i polsi...quando alla fine la nonna se ne esce con quella decisione così secca secca ti giuro m'ha spiazzata !!
    La tristezza di quella scelta assurda di comprare un auto di lusso in quel contesto è strabiliante e drammatica proprio perchè vero ....incredibile ma vero ....che nonostante la miseria patita non si ragioni altro che sull'apparire ...da urlo ....di rabbia !
    Non c'è condivisione di sentimenti !
    A proposito degli interpreti , qui splendidi, mi riallaccio al discorso che facevi parlando dei ragazzini de L'Intervallo , e sul fatto che sicuramente aiuta recitare nel proprio dialetto. vero...ma in quell'occasione , così come in questa, è poi anche tutto il resto ad essere ben espresso , cioè le movenze del corpo ( cosa per me molto molto importante !) e ovviamente i testi scritti come si deve .
    Infine altro particolare che poi riprenderò sulla rece di Non Essere Cattivo, nonostante questi tre film siano in dialetto e quindi dal punto di vista della comprensione per chi non è " madrelingua " abbastanza difficoltosa , con Non Essere Cattivo ho avuto i miei bravi problemi mentre con L'intervallo e con questo no .
    Questo per un modo di parlare di per sè smozzicato , farfugliato come dico io ,scambiato spesso per sussurri ma di fatto è un mangiarsi le parole , tipico di molti attori giovani . Pensa che in certi casi mi è stato detto che forse sto iniziando a perdere qualche " frequenza" ah ah ah ...ma chissà perchè le perdo solo con alcuni e con altri no , anche se sussurrano capisco tutto ih ih ih ...mah...
    vabe' bando alle ciance , questo è il genere di lavoro che vorrei vedere sempre più spesso !
    Un saluto dalla Dolly

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    1. L'altro ieri in tv l'ho ribeccato anche io.
      O meglio, ho cercato in tutti i modi di rivedere almeno il finale.
      E, confermo, è strepitoso.
      Spiazzante, improvviso, cattivo, cinico, quasi inumano verso quel povero ragazzo.
      L'idea della macchina di lusso con i soldi del risarcimento di mafia (per un delitto poi così emotivamente distruttivo verso una bambina) è geniale e terribile insieme.

      Ah beh, i testi sono basilari...
      Anzi, a volte possono reggere una sceneggiatura da soli.
      Tornando al finale, quei 10 minuti di nonna sono tutto testo, potevano anche evitare di fare riprese e farceli sentire a schermo nero.

      Ahah, io invece mi son trovato benissimo col film di Caligari mentre avrei avuto difficoltà grandissime con gli altri due dialetti.
      Ma io il romanesco lo conosco.
      Strano che per una romagnola siano più agevoli però dialetti così lontani.
      Ah, t'ho risposto senza aver letto le righe dopo, ahaha!
      Tu parli di modo di parlare, non di dialetto, o.k-
      Ma in quel film, in quel mondo il parlare farfugliato è obbligatorio, son tossici. E non è un luogo comune eh, parlano così

      ciao!

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    2. ..ah be' ..sul fatto che son tossici è vero ...non è che possano poi esprimersi in modo pulito pulito ....lucidi mai ....
      Su Luca Marinelli comunque ti dirò che lo vidi anche in Tutti I Santi giorni dove non era certamente tossico ma quel modo un pò strascicato ce l'ha ..tra l'altro quel film non mi fece impazzire .. nè il film nè gli interpreti...qua invece è mitico !
      ..il fatto di avere una certa dimestichezza con il napoletano e pure col siciliano sta nel fatto che ho visto diversi film e letto libri in dialetto , quindi succede che se una parola magari non è proprio comprensibile però avendola sentita più volte ci arrivo , la sento....
      col romanesco in teoria dovrebbe comunque essere più semplice ormai il 90% dei film italiani virano nel romanesco...che palle ...anche certuni che poi si sente bene che fingono di fare i coatti e allora sai come ragisce la Dolly eh ?!

      Ciao ..poi appeno ho tempo vado comunque sulla rece di Non Essere cattivo..

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    3. Luca Marinelli lo rivedrò presto in questo strano film che è uscito adesso, Lo chiamavano Jeeg Robot.
      Tra l'altro era il ragazzo insanguinato ne La Grande Bellezza ;)

      Ahah, immagino la Dolly alle prese coi finti dialetti forzati sì...

      No no, anche io per lo stesso motivo tuo, ovvero molta frequentazione e anche una discreta passione per i dialetti, capisco abbastanza anche del napoletano e del sicialiano.
      Semmai faccio più fatica con quelli del Nord...

      ci sei già arrivata, come sempre arriverò anche io ;)

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